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“Gelicidio”

Gelicidio. Chi era costui? Sembra sentir risuonare la voce della professoressa M. intenta nella lettura dei Promessi Sposi. E noi,  in classe,  muti. Guai a distrarci. Correva l’anno che non si dice. Ma poi,  “chi era”,   meglio,  il gelicidio,   cosa è? Acqua ghiacciata con conseguenti cadute e ricadute in giro  per l’Italia e di conseguenza pronto soccorso intasati.  Alcuni anni fa,  di ritorno dalla provincia di Cuneo, in treno,  leggevo sulla Stampa,  in prima pagina,  il ritorno della galaverna. Era il 2008? Probabile. Strani “fenomeni”. Ora di ritorno esiste il freddo e il gelo. E di ritorno c’è  stato anche quello sui banchi di scuola e sulla cattedra,  anzi,  dietro,  e numeri alla mano e tabelloni a segnare il confine geografico tra trimestre e pentamestre.  Solo pochi giorni fa era la tombola. Fortuna che non e’ il “giudizio finale”. E in una Torino gelata non ci si è  fatta mancare una uscita didattica presso la “Piccola casa della divina Provvidenza” (Cottolengo) e Valdocco.  Cura e educazione,  oratorio,  istruzione.  Con attenzione al prossimo. Con sottofondo “La cura” di Battiato. La Mole, oltre Porta Palazzo,  immersi tra una grandissima umanita’. metto le cuffie e risento la cura… brrrr che bella,  e brrrr che freddo…

Uscita didattica. Continua

torino-8-11-2016-centro-gobetti-borrelli-romanoOre 9:40: uscita didattica programmata per una 5. La metro,  Porta Susa (meglio,  piazza XVIIIdicembre,  e la lapide di chi ha perso la vita per noi), Centro Gobettitorino-centro-gobetti-foto-borrelli-romano,  Microstoria all’interno della Storia presso il Santuario  della Basilica della Consolata (con la struttura del Guarino Guarini) gli ex-voto, in fila all’interno e lateralmente all’interno della Basilica stessa,  disegni che ci restituiscono personaggi salvati o miracolati nel secolo scorso da un avvenimento tragico,  un incidente,  sul lavoro o lavoro domestico salvati dalle bombe,  da una granata durante la seconda guerra mondiale. A Tori no o nelle zone limitrofe.  E poi l'”Istoreto”, come piace ancora ricordare a me,  l’ archivio e rifugio. . . per terminare a sera,  con l’apertura straordinaria, la vinsita e partecipazione alla premiazione  pressotorino-8-nov-2016-foto-borrelli-romano il Polo Reale,  la pinacoteca,  dove sono ancora in visita,  tra opere d’arte bellissime.  Per quanto riguarda la prima parte,  bhe,  una grande emozione per esser riuscito a condurre la classe  insieme all’insegnante di storia ed italiano negli stessi locali dove ho studiato,  svolto ricerca,  ricerche,  mi sono formato sotto la conduzione del dottor Luciano Boccalatte,  letto documenti d’archivio,  catalogato,  conservato. I tavoli,  i pc,  gliarchivi,  le cartelle,  le ricerche effettuate, la Torino vista da una finestra in particolare e quel clima fresco teso a conservare documenti e storia. Grandissima emozione nel sentir narrare il ruolo delle donne tra il settembre del 1943 ed il 25 aprile 1945.  La Resistenza. Penso subito alla bicicletta dell'”Agnese va a morire”… E poi la visita presso il rifugio e quel sonoro che ci rimanda la drammaticita’ dell’evento guerra,  sempre presente,  lontano da noi,  e latente,  sotto altre forme.  Che fare? Come fare? Affinche’ certi eventi non si ripropongano? Lavorare,  da subito,  con le nuove generazioni,  con i piu’ piccoli,  su concetti e pratiche: l’inclusione.  E definire cosa e’ l’esclusione. Il ruolo fondamentale della nostra Costituzione e quella Dei diritti dell’uomo.  Al centro Gobetti, ma ora e’ tutto “Polo del ‘900”  la narrazione del Direttore sul ruolo politico letterario di Piero Gobetti e della storia d’amore,  intensa,  struggente tra Piero e Ada.  Una storia all’interno della Storia che divora,  consuma,  lacera. Torino,  Parigi,  Pere Lachaise. A sera,  ora,   resto affascinato da tanto e da  un Guercino,  in particolar modo. Apertura straordinaria e un invito personale. torino-8-11-2016-foto-borrelli-romanoLa premiazione “Vista da qui” 20161108_184323 20161108_183547con centinaia di scatti esibiti su pannelli e i vincitori  chiamati sul palco a descrivere il contesto e l’emozione proprio del momento  in cui quello scatto in particolare ha preso fRoma e  ne ha ricevuto questa sera la “menzione” da giurati e giuria popolare. Il tutto dopo il lancio dell’iniziativa “vista da qui”  andato in onda “all’interno della pancia” della Mole Antonelliana lo scorso mese di aprile. Senza scordare poi,  terminata la premiazione,  un’abbuffata di tele fino alle 23.  Felicità  immensa.. .20161108_192756 torino-8-11-2016-foto-borrelli-romano

#Vista da qui

12 4 2016 foto Borrelli Romano.Torino Mole A.Rispondo alla “call” e mi reco alle 19.30 ai piedi della Mole. Nome, cognome, pass, qualche saluto, una cartellina, verde speranza, il pass al collo e mi dirigo verso l’ascensore. E’ presto, vista da qui, ma e’ proprio “qui” o “lassu'” che voglio arrivare per provare a narrare “l’effetto che fa”.  Non per farmi girare la testa, lassu’. Ma per “farla girare” a qualcuno* almeno per un giorno. Diventando”filantropo” per un giorno. Un concorso: 10 mila euro in palio. A chi…decido io. S.Paolo: una lettera, un invito, una compagnia, una comunita’. …”Anche sapessi tutte le lingue del mondo…”La carita’”, diceva San Paolo. Laura me ne propose la lettura prima di tutti. Una scoperta. Lei, la lettera, la carita’, la compagnia e S.Paolo. Salgo sul terrazzo panoramico torinese, della Mole. Un tempo  c’erano i “telefoni”, almeno cosi mi diceva mio nonno, quando “canzonandomi” mi portava quassu’, per farmi telefonare a nonna. E invece quello che sembrava un telefono era semplicemente  un disco registrato:”da quassu’ potete ammirare Torino in tutta la sua bellezza…” e io…”nonna nonna…”. Oggi  che son piu’ grande, il nonno non c’e’ piu’ da tempo, nonna neppure, Laura la ricordo e S.Paolo, ogni tanto lo leggo. In “compagnia” o a scuola. Ora,  ci sono un bel po’  di ragazze laureate, quassu’, e un Po ai miei/nostri piedi, quaggiu’. Molta storia, davanti, quando uno pensa sia il futuro. Ai piedi, Palazzo Nuovo e a sinistra, con il Campus, le “vele”.  Diritto. Nella pancia dell’ascensore, tra film e locandine, storia, o una bella storia racchiusa tra le pagine di un capitolo personale. Poi, il resto.  Un paio di laureate fotografano. Scambiamo due parole e due foto. E gli auguri. 12 4 2016 Torino Mole AntonellianaVista da qui, Torino e’ una bella e giovane donna che il tempo rende ancora piu’ graziosa, forte, delicata e gentile come solo certi vini sanno essere.Torino 12 4 2016 mole a.foto Romano BorrelliVista da qui, la nebbia e’ solo uno sbiadito ricordo che non ha nessuna ragione d’essere.Torino 12 4 2016 foto Romano BorrelliVista da qui e’ uno slancio, un’apertura con le radici ben piantate.Torino 12 4 2016 foto Borrelli RomanoVista da qui e’ un faro, una stella, che ne illumina il cammino.Vista da qui illumina da sempre e forse per sempre. Torino 12 4 2016 Mole A. Foto Borrelli RomanoLa mano ferma, sulla corona, fresca  di laurea, di podio. Ha l’innovazione nel dna. Ha sbaragliato altre donne  ma oggi e’ lei che festeggia. E’ lei la festeggiata. Scattiamo in molti  qualche foto, alla Torino e alla storia, vista da qui.  Siamo blogger, scrittiri, gente comune, turisti. Pass verdi “vista da qui” ciondolano al collo al minimo colpo di vento.  Siamo una “compagnia”(S.Paolo) e  in molti casi sconosciuti gli uni agli altri. Faccio, facciamo,  il giro della balconata e sulla citta’. L’Universita’, le vele, la collina, i musei, la storia. E’ ora di …rientrare. Prendo l’ascensore. Ridiscendo. Vengo inghiottito nella pancia della Mole: coriandoli di manifesti e poltrine rosse, il passatoche si mischia al presente. Due parole.Il progetto. L’obiettivo: visto da qui.20160412_194824 Un aperitivo. Libri, storie, blog. Non so se siano queste mani di donne che svolazzano e fendono l’aria mentre parlano raccontando di storie lontane e vicine (e mentre ti parlano di libri ti invitano ad entrare tra le pieghe) o se sia questo bicchiere che  mi fa oscillare tra quelle20160412_194834. In ogni caso, come che sia, da lassu’ o da quaggiu’ e’ solo tutta una storia da raccontare. Ps. Ho il Grande Gatsby nella giacca.20160412_195716

All’uscita dal cine.”Visioni”…differenti

Foto Borrelli Romano.Torino pzza StatutoAlle ore 13 la fermata del bus e’ affollata da ragazzi e ragazze appena usciti dalla sala cinematografica, un’ora insolita, a dire il vero, per la visione di un film. Senza pensilina, tutti ammassati quasi uno sull’altro. In questo fazzoletto di terra separato da due binari di tram, l’unica certezza sono le pizze appena sfornate dalle numerose pizzerie al taglio,  comprate al volo dai numerosi studenti universitari appena usciti dalle aule.  Chiazze di olio e sughi vari lasciatei su mazzi di fotocopie sotto braccio. Ah, quanti e buoni profumi! E a noi invece solo i profumi con gli sguardi “verso” il corso per “volgere” verso Palazzo Campana e casa Gramsci. Strani incroci anni ’70 e studenti 2016. La folla impedisce la visuale. “Mattia vedi tu se arriva che sei il piu’alto”. Ma il suo ciondolare avanti e indietro in pochissimi centimetri quadrati fa capire che non ha assolutamente voglia di allungare il collo per dire se il 18 arriva o meno. Siamo avvolti in una nuvola di fumo e vedere l’arrivo del 18 e’ cosi impresa ancora piu’ difficile. Una ragazza sui 25 o 30…o “29” racchiusa nel suo cappottino grigio doppiopetto bottoni neri, capelli neri e viso rosa, un naso ben fatto con occhi scuri mi sorride e mi viene incontro nella rispista che avrebbe dovuto dare Mattia: “sta arrivando il bus”. Si ferma e tutto resta per alcuni secondi immobile, forse per salire o forse per valutare se salire su questo o sul prosdimo. Saliamo e siamo una tempesta che si perde. Piccoli ‘atomi’ alla ricerca di un posto qualsiasi. Saliamo dalle porte centrali e convergiamo verso il “girello centrale”. I ragazzi sono ormai dispersi come previsto per il “dopo cinema”: sciolte le righe ognuno per se e Dio con tutti. Noi, io e la brunetta, sciogliamo una qualche intesa e cominciamo a parlare, del film, delle solite cose: ti e’piaciuto, si, no, i soggetti, l’ambiente, ma mai nello specifico di quello. E’ straniera ma parla bene l’italiano. Parliamo, parliamo, parliamo…la fermata si avvicina…condividiamo molti giudizi su quanto visto. Su una cosa non ero d’accordo. A me faceva piangere, a lei no. Poi un’altra: a lei piacevano le musiche a me no. Ancora: per me era d’attualita’ per lei storico. Carina era carina ma piu’ passavano le fermate e piu’ mi non ci capivo poi molto, a dire il vero.  Prendo coraggio e chiedo:”scusa ma tu non eri al M?”, le chiedo. “Si, mi risponde. Al primo”. In quel preciso istante ho capito che eravamo si nel medesimo cinema ma in sale diverse”. “Visioni” differenti. Gia’ ma “Visioni” non e’….solo da cine ma ancge da “libro”. Intanto Mattia mi strattona: “Professore siamo arrivati, siamo arrivati”. E io, angoli della bocca all’ingiu’ nell’atto di una smorfia da pianto seguo Mattia  il quale  all’inizio di questa stupida storia non vedeva l’arrivo del bus lasciando cosi spazio a quella brunetta carina mentre ora vede e benissimo la fermata d’arrivo, chiudendo irreparabilmente le porte tra me e la brunetta. Quel che non riusciva a vedere all’inizio lo vede chiaramente ora. Al termine. Signore e signori, the end. Il film e’ terminato. “Visioni”. Da libro. Dopo il cine.

Domenica. “Spezzare il pane”

Torino 20 12 2015.Bianchi.foto Borrelli RomanoAvevo deciso di fare un salto al Circolo dei Lettori, a Torino, in via Bogino, dove era in programma la presentazionee del libro di Enzo Bianchi “”Spezzare il pane”, Edizione Einaudi, pag.100, 17 euro. Non e’ il primo di Enzo Bianchi che leggo.Mi piace molto il suo modo di scrivere. Il libro lo avevo gia’ comperato alcuni giorni fa, insieme a molti altri. Nei giorni scorsi infatti avevo fatto incetta di libri in numerose librerie, per averne di scorta, con  il timore di restare senza. E poi si sa: le librerie sono negozi di abbigliamento interiore. Qui si provano capi per il nostro “corpo e anima”, qui si pensa alle anime altrui e a come scovare storie preziose per le anime alle quali ci rivolgeremo. Felice inoltre che su “La Stampa” di ieri tra i consigli di Michela Murgio vi fosse Gilead, il capolavoro di Marilynne Robinson della Einaudi. Un libro che ho letto, riletto, studiato, sottolineato, arato, regalato. La storia di un anziano pastore dell’Iowa che sapendosi anziano e malato scrive un testamento al figlio giovanissimo.una forma di diario.La storia di tre generazioni di pastori.Quante emozioni. Un pastore in pace che dona pace attraverso il suo diario. Una domenica mattina di cultura e di lettura rovinata pero’ dalla  mano di qualche incivile che ha deturpato il monumento a don Bosco sulla piazza Maria Ausiliatrice e il muretto di recinzione della Basilica stessa. Foto Borrelli Romano.Torino d.Bosco.20 12 2015Torino mon don Bosco 20 12 2015 Borrelli Romano“Grida” insensate con vernice rossa.Torino Maria Ausiliatrice foto Borrelli Romano. Ma la giornata aveva ancora qualcosa da riservare: una telefonata anonima aveva annunciato che all’interno della Mole Antonelliana simbolo della citta’ e Museo Nazionale del Cinema, era deposta una bomba. Zona evacuata e transennata con una dose di paura iniettata a moti, torinesi e turisti.

Per restare al tema del libro, e presentazione annunciata ieri sulla carta stampata, Torino 20 12 2015 Bianchi.foto Borrelli Romano si descrivono piccole parti per introdurre al tutto. Tanti piccoli cerchi concentrici che conducono a qualcosa di piu’ ampio. Pensiamo al volto di una persona che rimanda all’essere, al centroche rimanda ad una citta’ e infine al focolare domestico per rimandare alla famiglia. E quando si dice famiglia si pensa anche alla tavola, al cibo, alla donna, alla sua cura nel prepararlo e all’uomo. Una storia nella storia. Gesti, pieni, vuoti, che si allargano, prendono e riprendono senso. Preparare il cibo come atto d’amore elementare. Preparazione del cibo e dimensione del tempo. Tempo di festa e di vigilia. L’atmosfera della preparazione e delle norme che l’accompagnavano.L’attesa di un incontro e della preparazione delle cose da dirsi, dire, raccontare. La dimensione fondamentale del narrare facendo posto all’altro, accogliendolo. Preparazione del cibo: esercizio di umanizzazione. I ricordi di Enzo Bianchi vanno al suo pellegrinare per mercati.  Almeno una volta la settimana. Li snocciola i suoi ricordi. Si sofferma a quelli di Vicenza e Padova, questo in piazza delle Erbe, cosi ordinato, con i suoi alimenti, sempre ben disposti.  Il riferimento ad Artusi: “chi mangia e non sa cosa e’ uno sciocco”.  Il riferimento ai temi di discussione, quando si e’ a tavola: cibo, sesso, morte. Le nobili vicende umane  che fanno e scrivono storia. Il far da mangiare che include la scelta e il rispetto. Bisogna stare al ciclo delle stagioni e godere di quello e quanto la terra ci dona. Senza esigere prodotti lontani. La preparazione, la disponibilita’ di chi prepara e accoglie. Si dilata il tempo. Il convivio. La centralita’ della donna e il suo ruolo. E quello dell’uomo, incapace spesso di dire grazie o solo abbozzare un sorriso a chi prepara e serve.  Centralita’ della donna come lo e’ oggi, nelle Scritture. E ancora il bisogno del cibo contrapposto alla gratuita’ del vino. E la democrazia della tavola e a tavola. E infine l’umanizzazione a tavola. Ieri e oggi. La presenza di tv e cellulari che barbarie.  Penso ai ragazzi, a scuola….alle loro “appendici” tascabili. Povero me. Poveri loro. Poveri noi.

Da Torino…Genova

Torino 19 luglio 2015. foto Borrelli Romano. Dai CappucciniMi piace. Molto. Salire e risalire o scarpinare fin qui sopra. I Cappuccini. Meglio di un caffè, troppo caro, rispetto ad altri luoghi o città. Così dicono. Battutaccia a parte, da quassù Torino è ben visibile e riconoscibile in ogni suo luogo, piazza, monumento, nonostante i lavori “Torino non sta mai ferma“,  nonostante il calore, il risveglio di certi colori e ricordi e nonostante certa musica resti ancora nell’aria, nonostante il tempo:  ne vale davvero la pena impregnarsi di sudore e avere Torino tra le proprie mani. Il Valentino, i Murazzi, la Mole, fino in cima alla sua stella appena sotto la stella, dentro la sua pancia, dal 2000 come in un museo, l’ascensore, il terrazzo panoramico e la stella sopra, il museo del cinema,  le sue poltrone rosse, la Gran Madre, il tram storico, con l’idea che il tempo sia sospeso, come una storia d’amore, sospesa, e ancora Superga, il terzo Botellon  nella nostra città, l’ultimo appena concluso per festeggiare il termine della sessione estiva, degli appelli universitari, l’avvio verso il mare, le vacanze, la libertà: tutti e tutto avvolti in questo luglio afoso.

Da quassù si rilegge volentieri la storia, anche la propria, con Palazzo Nuovo sullo sfondo, il quarto piano, le aule di storia, le discussioni e le tesi. E si ricorda Genova per noi. Genova 2001. Genova e il G8.  Genova e i no-global. Un altro mondo era possibile.  Un altro mondo è possibile. Correva il 19 luglio 2001 quando il tutto aveva inizio. Si poteva scrivere …Poi…il termine. Degli studi, il prof. Carpinelli, una tesi, la sua discussione. Genova. Per noi. Per sempre. Poi, col tempo, un blog…Torino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano

Pasquetta a Torino (2015)

Torino capitale dello sport 2015 Torino, 14 febbraio 2015. Foto, Romano Borrelli(tante vie cittadine lo rammentano).  Pasquetta 2015 a Torino. Quali luoghi migliori dove passare la giornata se non al LingottoTorino 6 4 2015 Lingotto.Foto Romano Borrelli (un ritorno, dopo Capodanno, quando dopo un caffe’ dal profumo di Salento, bar pasticceria Elba, provai a raggiungere questa passerella) e al Parco DoraTorino Parco Dora 6 4 2015.foto, Borrelli Romano? Il primo per i ricordi olimpici e delle ” notti bianche” (quelle letterarie, migliori. Russe, ancora meglio. “Dosto” dice!). Una corsa in metro (letteralmente) dal centro all’ex-industria delle campagnole e della Lancia. Ora, altro centro. Commerciale, servito dalla metro, Lingotto. Ma il “metro” per raggiungere lo scalo ferroviario, Lingotto, ancora non c’è. Come Laura, cantava il secondo di  Sanremo. “Il piu’ grande spettacolo dopo il big bang…” . Scale mobili,  appena fuori dalla metro qualcuno in attesa di appuntamento, il piazzale, le bandiere, la palazzina delle fiere, un’altra scala mobile e orecchie che odono non il frastuono  delle presse dei tempi andati  ma dei giochi, dei trenini, e di qualche attività sempre  “open”. Poi,  la passerella che dal centro commerciale “proietta” verso gli ex-mercati generali (Moi) con un futuro da universitari e la stazione Lingotto. Sotto questa “ruota” di bicicletta olimpica qualche treno sbuffa e altri si riposano e si “ricaricano” russando come avessero l’asma (Eurostar in attesa). In lontananza riconosco dietro la grata di questo balconcino olimpico il grigio della Mole Antonelliana, sulla collina, superba, Superga e più’ vicino a noi,  la famosa “bolla” nota per qualche G europeo di qualcosa. Già, questo è un luogo ideale per le bolle da…fotografare. Per quelle da raccontare, un posto vale l’altro. Dalla bolla alle…bolle di sapone.  L’atrio di Porta Nuova  visibile sullo sfondo, oltre i binari,  vicino la “torre rossa” della piazza su via Roma (immaginando al gioco dell’affaccio tra una colonna e l’altra scendendo sulla strada, libera dalle auto). Giochiamo, invece, da qui su, un po’ a “indovina dove si trova” un qualche pezzo della città come si fa quando sei in gita, per esempio a Roma, dal Gianicolo o dal Pincio, carta o mappa alla mano, “ante app” da scaricare. Mio padre indica la bolla e la pista. Ricorda le cronache dei torinesi e dei centomila in coda per un saluto all’Avvocato in una notte gelida di gennaio. Ovviamente mio padre passa in rassegna i turni degli anni andati e della vita consumata a “fabbricare” inanellando nomi, soprannomi di operai addetti alle presse, ai cruscotti, alle porte, alle ruote….scambiando nomi, tradito di tanto in tanto dalla memoria. “Franco, Pacifico, Luigi, Nereo, Pinna…No, forse Pinna era agli stampi, ma a Mirafiori“. Lo lascio parlare, raccontare. Mi infilza “squadre di calcio”, ogni anno coi rispettivi “ricambi”.  Mio padre.  Una vita al lavoro di fabbrica. Un’immagine che stenta ad andare in pensione.Da qui, dalla passerella, raggiungo la stazione del Lingotto. Piazzale saturo di auto per chi ha scelto per l’outdoor il treno in un viaggio combinato gomma-rotaia verso il mare o le valli. Il mare, Genova e Savona sono vicine (cosa avranno fatto registrare i treni della Riviera quest’anno?) cosi le montagne. Biglietteria Lingotto. “Quanto costa il biglietto fino a Porta Susa?” 1 euro e cinquanta” mi risponde. “Due, per favore”. Pago e raggiungiamo con mio padre il binario 3. E’ in arrivo il treno smf o giù di li da Pinerolo e diretto a Torino. Tempo quasi zero e siamo nella pancia di Torino. Immagino “il corpo della città” sopra di noi. E corpi di uomini e donne. Che visitano, osservano, camminano, amano. Incrocio lo sguardo del bigliettaio e allungo i biglietti. Una manciata di minuti e siamo a destinazione. Porta Susa. Il treno prosegue, noi, scale mobili raggiunte, conquistiamo l’uscita. Alcuni treni arrivano dal mare e rilasciano profumo di salsedine. Da quanto tempo non ne sento più il profumo del mare e dell’attesa? Bhò’, chi lo sa. Poi, Porta Susa in treno e da qui, a piedi, Parco Dora, rivisto piacevolmente dopo un lungo inverno. Rivisto recentemente in tv, con il, film “Pulce non c’e’“.  Corsa, basket, calcio, e ogni tipo di gioco di squadra e di  coppie in ogni fazzoletto libero e liberato dalla natura. Rispuntano fiori, plaid e coperte a fiori (ma anche di fiori, che andava bene ugualmente). Un pallone lentamente si dirige verso i miei piedi. Lo raccolgo e lo porgo a mio padre. Il nastro della memoria si riavvolge velocemente. “Papà, tira un calcio al pallone e fallo volare in cielo”.

Per restare in tema di sport e capitale europea dello sport, di qui a poco i mondiali di calcio balilla. Quegli omini rossi e blu attaccati alle stecche che fanno rollare una pallina bianca da una parte all’altra dove quel suono evoca ricordi da bar e da oratorio. Un mondo dello sport che non conosce confini, a partire dall’ accessibilita’ a tutti. Ps. Bellissime le ragazze impegnate in questo gioco.

Verso sera, con cura e pulizia si restutuiva lentamente il parco alla città .Non prima di una birra. Ps.  Un pensiero all’Aquila e ai suoi cittadini, a sei anni dal terremotoTorino 6 4 2014.Parco Dora.Foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora.6 4 2015, foto Borrelli Romano20150406_19150520150406_191521Torino.Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.Foto Borrelli RomanoTorino.6 4 2015.Lingotto.Foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.da Lingotto.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto.6 4 2015.foto Borrelli Romano

Per cena, poesie aeree

Torino 27 gennaio 2015. Trattoria Primavera, via Perugia 19, foto, Borrelli Romano

Torino, 27 gennaio 2015.  Trattoria Primavera. Via Perugia 19, Torino. Foto, Romano BorrelliDopo la Mole Antonelliana e Palazzo Reale, decidiamo, insieme a Luca e Leonardo che l’esperienza debba prendere piede e aereo, come una volta, a cena.  E prendere, anzi, riprendere quota. Mi è sempre piaciuta l’idea di un tempo, dove, al rientro dal lavoro, all’ora di cena,  ciascun membro della famiglia, a turno, leggeva una poesia. Scelta. Forse quando non c’era la televisione, e nemmanco i cellulari.

Oggi ripetiamo l’iniziativa In trattoria. Provando inoltre  a lasciare  in omaggio a ciascun cliente una poesia, a in compagnia delle oliere Torino 27 gennaio 2015, Trattoria Primavera, foto Borrelli Romanoe del  libro dei… menu. Così, depositata, sui tavoli. Presto a far compagnia. Pronta per essere aperta e letta. Come un fiore. Per questa volta ci siamo limitati a donare la medesima poesia su tutti i tavoli disposti nel locale. Poesie aeree per cena. Il gioco serio consiste nel vedere l’espressione di quanti avrebbero trovato questo gradito ospite. Una poesia. E che poesia. “Double-face”. Mi interessava vedere la reazione di quanti, per una sera, avrebbero avuto una compagna…di troppo. Per una volta non era la rosa o il solito fiore. Ma un fior di poesia.  Il risultato è stato aver visto tanta  sorpresa ai tavoli. E quanta soddisfazione. In molti assorti nella lettura di un cartaceo, come non accadeva da tempo. Ormai siamo soliti  cenare fuori, in compagnia, ma fuori da quel contesto, conviviale, sempre più immersi a consultare… il nostro cellulare. Questa volta la poesia aerea pare abbia funzionato. Lo scopo in realtà non era solo questo. Le poesie erano in sardo e quindi per l’occasione abbiamo scelto una trattoria sarda, a Torino. Trattoria Primavera, via Perugia 19. Torino 27 gennaio 2015. Trattoria Primavera. Foto Romano BorrelliTorino 27 gennaio 2015, Trattoria Primavera, via Perugia 19. Foto, Borrelli RomanoDimenticavo. Una poesia aerea in .. sardo con traduzione. Per non mangiare sempre…la solita zuppa.  Il resto? Lo sapreste presto. Per ora, accontentatevi dell’iniziativa.

Un grazie alla trattoria che si è prestata all’iniziativa e alla diffusione delle poesie.

Befana a Milano per…l’ Ultima Cena

Milano 6 gennaio 2015, il Duomo. Foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, Duomo. Foto, Romano BorrelliMa chi l’ ha detto che la Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte? Voi non ci crederete ma io l’ ho vista, dalle parti di Porta Susa, anzi, dentro Porta Susa, alle macchinette. Probabilmente avrà terminato le scorte per i più piccini, da racchiudere nella calza, insieme a cioccolatini, caramelle ed ogni altra prelibatezza,  ed essendo chiusi i negozi non si e’ certo fatta mancare una buona idea, quella cioè di fare “rifornimento” in stazione,  certo, non prima di essersi data una aggiustatina, specchiandosi, insieme alla luna, davanti al grattacielo della RaiTorino 5 gennaio 2015, grattacielo Rai, foto, Romano Borrelli, posato proprio ai piedi della stazione  d’acciaio e vetro e  questa,  porta, non solo Susa, ma  d’accesso, e non solo metropolitana per Expo 2015. Milano. Calze e calzette, in quasi tutte le case italiane. Cosa accolgano nel loro interno, non è dato saperlo, ma, avendo fatto ieri un giro per mercati, pare che i mandarini fossero i prodotti più venduti e più richiesti. Un ritorno alle origini, ai racconti dei nonni. Ho deciso di affacciarmi, ma prima nel mondo reale. Per quanti non ancora verticalizzati lo spettacolo e’ davvero bello. E non sto parlando di befana e dolciumi, di calze e di mezze calzette. No, della luna, capace di illuminare una catena montuosaTorino 6 gennaio 2015, dal treno. Foto, Romano Borrelli, un collare, una catena d’argento, posta  ai piedi di una citta’. Una bella e giovane ragazza, con un piccolo neo, quello della cultura, il suo polo d’attrazione e che vezzeggia dando un po’ di confidenza a quanti sanno conquistarla, fino in fondo. Ma solo in  pochi, ne hanno a dire il vero il privilegio, in molti, invece, incapaci di ascoltarla e coglierla. A questi ultimi  non rimarrà ‘ che un piccolissimo souvenir da ammirare di tanto in tanto e ripassarlo così  come si usa  fare per una poesia particolare. Di tanto in tanto la si ricorda. Una bella ragazza, ora bruna, avvolta nelle sue nebbie pensierose ora rossa, talvolta un po’ sbiadita ma  che per nulla intimidita riflette e fa riflettere. Dall’altra parte del finestrino, Superga, tra due grattacieli, porte di accesso verso la Barriera, di Milano. Il resto corre velocemente. La luna si nasconde, solo un attimo, per illuminare quella e quelli. Corre corre corre  sorvola, vola a 300 all’ora e fa volare, foglie e sfoglia, spettina al suo passare, alberi e campi  che sembrano pagine scritte dal lavoro incessante, quotidiano dell’uomo.

 23 minuti  di metropolitana d’Italia e sei a Fiera, Rho, dopo aver ammirato un’alta bellezza dell’Antonelli, fuori dal finestrino, sulla destra. Novara.  Un attimo e sei a Milano Garibaldi prima, CentraleMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. foto, Romano Borrelli poi, in mezzo, un paio di fermate della metropolitana. Milano 6 gennaio 2015, metropolitana  linea verde. Foto, Romano BorrelliDa una all’altra, è la musica che ti conduce la città che ti concede. Un pianobar, direi, per intrattenere viaggiatori.Milano Centrale, 6 gennaio 2015. PIanoforte. Foto, Borrelli Romano

Voi non ci crederete ma voglio correre il rischio di perdere il treno. Penso che davanti ad un pianoforteMilano 6 gennaio 2015, stazione Centrale. Foto, Romano Borrelli (2) e della bella musica non vi sia orologio che tenga. In Centrale, un pianoforte, lasciato lì per chi ne abbia voglia di suonarlo e di deliziare quanti partono, quanti arrivano e quanti transitano da lì, per un biglietto da lasciare in cauzione all’alberone. Milano Centrale. Albero di Natale. 6 gennaio 2015. Foto, Romano BorrelliGià, anche Milano ha il suo alberone. E che alberone. E ovviamente anche io ho lasciato il mio segno. Nel tempo della mia attesa, permanenza, ho la fortuna di ascoltarne un paio, che si danno il cambio. Allietano molti. Alcuni ballano, girano intorno a sé stessi, lasciando bagagli a qualche amico, come sorvegliati speciali.Milano, stazione Centrale. 6 gennaio 2015.  Foto, Romano Borrelli Alcuni sono clochard  e chi suona, in questo momento, lo fa per loro, e allora si capisce che in quelle valige custodite con attenzione, ci si trova un mondo, una casa mobile, tutto. Passato, presente, futuro. Chi suona regala loro, anzi, a tutti, momenti di spensieratezza. Chi passa, biglietto in mano, si accomoda. Batte le mani, ringrazia (il primo artista è Dario Saoner).  E’ una bella idea, una bella iniziativa. Tra alcune cose che mi hanno mosso a passare da una Porta all’altra e oltrepassare la porta, questa è una di quelle. Già menzionato nel blog avevo davvero voglia di ascoltarla da vicino questa idea, che, probabilmente, si prolungherà per tutta la durata dell’Expo 2015. Ovviamente un pensiero è andato a Pino Daniele, il grande musicista spentosi a soli 59 anni. Di tanto in tanto, i musicisti si danno il cambio. E’ piacevole, anche per chi, come me, non ne sa molto, di musica.

Ora, dopo aver ammirato l’albero, scritto la “brava”e “bella” letterina, ascoltato la buona musica, scambiato qualche parola con i profughi e i volontari, della stazione Centrale,  non resta che mettermi in marcia “aspettando” le code museali, non prima di aver dato un colpo d’occhio, veloce alla galleria ed il suo albero. 20150106_102319Milano 6 genn 2015, foto Romano BorrelliMilano 6 genn 2015; foto Romano BorrelliL’interno del duomo ed altro ancora.Milano, 6 gennaio 2015, stazione centrale. Pianoforte. Foto, Romano BorrelliMILANO 6.1.2015 foto Romano Borrelli20150106_083120Torino 6-01-2015 foto Borrelli RomanoTorino 6 gen 2015, foto Borrelli Romano20150106_083243Milano, 6.01.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6 gennaio 2015, foto Romano Borrelli.Milano, 6.1.2015, foto Borrelli RomanoMilano 6.1.2015. Foto Romano Borrelli

Per terminare, prima di tornare a casa, un salto a Sant’Ambrogio.Milano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto Romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio. foto, romano BorrelliMilano 6 gennaio 2015, Sant'Ambrogio, foto, Romano BorrelliMilano 6.1.2015, foto Borrelli Romano.Prima della partenza un pochino di coda, meglio, attesa…Milano e’ bella anche con uno sguardo dal finetrino di un tram. Una realta’  in movimento anche quando e’ il tram a muoverci. Mi, 6.1.2015 foto Romano BorrelliHo pensato spesso ai libri della Perosino, ai suoi viaggi, tra le due citta’ e all’interno di esse.Milano 5.1.2015, foto romano borrelliQuando il rientro si avvicina riconosco i gradini, tra la metro e la stazione. Quei gradini fatti tutti insieme, a tre alla volta, pur di non perdere l’ultimo treno utile per Torino, quello delle 0.25. Erano “certe notti” che puntualmente quel treno lo perdevi e spesso volevi andasse cosi, pur di godere fino alla fine uno spettacolo grandiso e una grande “alba chiara”. Sul cielo di Milano.

Torino 28 dicembre 2014. Diego e Marilisa, un anno dopo

Torino 28 dicembre 2014, Borrelli Romano28 dic 2014, Torino, foto Borrelli RomanoFin dalle prime luci dell’alba, coda perfettamente ordinata per una visita al Museo del Cinema Torino 28 dicembre 2014, in fila ai piedi della Mole Antonelliana, foto, Romano Borrellie una visita mozzafiato da un terrazzo dove esattamente un anno fa venne girato uno dei film piu’ chiacchierati della storia giornalistica locale: un bacio e un amore “lasciati”al cancello. Insieme ad una rosa e al profumo di un amore lasciatoci in eredita’ per molti giorni. Chissa’. Fa freddo nella nostra citta’. Avvolti nei nostri giubbotti ammiriamo e osserviamo. La caccia e’ aperta. Diego verra’ ancora una volta ad omaggiare il suo amore come aveva promesso ricordando in piu di uno, una delle migliori pagine della letteratura del grande Dosto? Le notti bianche…..proprio con questo parallelo la cronista termino’ quell’articolo in una delle ultime cronache cittadine del 2013. Articolo che conobbe un’appendice sulle pagine dello stesso quotidiano torinese e che seppe innescare ampi dibattiti nelle aule scolastiche, condotti magistralmente da attente riflessioni ed analisi da validi insegnanti di lettere.Torino, via Verdi, dicembre 2013, lettrice de La Stampa, foto, Romano Borrelli Un fatto che chiese un’attenta lettura “di classe” e scritto davero con sensibilita’ e classe giuste abbastnaza. Amore di giorno e amore di notte. Sempre in tempo per scriverne e farne. Quante ne avra’ passate ancora, di notti bianche, o in bianco,  lungo il corso di quest’anno e quante ancora  o anche no ne avra’ passate il nostro Diego, sofferente per quell’ amore dimenticato troppo velocemente?La caccia e l’attesa sono aperte….Occhio quindi, attento e vigile, al passo, dell’amore. Quando passa.

Ps. Un signore, sdraiato sull’erba, meglio,  sulla rugiada, giornale in mano, con poca voglia di farsi fotografare, come mi conoscesse da un anno, mi chiede di avvicinarlo, per una “parolina”, mi bisbiglia, alla Dosto. 20141228_103325“Perche’ aspettarsi Diego in una riproposizione rituale del gesto, una lettera, una rosa, un parlare con se stesso, all’ombra della Mole?”Torino 28 dicembre 2014, la Mole Antonelliana dai Giardini Reali, foto, Romano Borrelli Gurarda oltre. “La vede quella biondina, stretta nel suo giubbotto, nel suo golfino che fa tanto  La vede quell’ altra, dai capelli scuri?” Probabilmente sono loro, oggi….ieri non era tempo…guardi oltre, Diego probabilmente non dira’ piu’, pubblicamente, più di quanto e’ stato ampiamente detto e scritto, magari, inconsapevolmente….Magari suo malgrado. L’amore e’ proprio vero, e’ un  grandissimo mistero.

Ps. Le luci del giorno cedono il posto ai colori piu scuri della sera, una mezza falce in cielo, e’ lentamente cullata, oltre il blu, la sera cede il passo alla notte…sul cancello non vi e’ nessuna traccia di scritto e nessuno e nessuna rosa si e’ palesato ed e’ stata lasciata…forse aveva ragione quella persona sdraiata sul manto di rugiada, ma bisognava crederci fino in fondo. A distanza di un anno si puo’ dire…”quei fabbricatori” di storie “tirati per il naso” (direbbe Dosto) …rimasti al cancello.Torino, dicembre 2013, La Stampa su via Verdi, foto, Romano Borrelli

ps. Eppure in lontananza i gruppi sostavano proprio in quello spicchio di terra, davanti al cancello, sotto una scritta “Via Verdi”.Torino 28 dicembre 2014, foto, Borrelli Romano La curiosita’, sembrava di molti e per molti, ma probabilmente o meglio, certamente, solo e soltanto suggestione. Certamente di quel che si parlava o si ascoltava riguardava Carlo Alberto, Antonelli, costruttore assai noto per i suoi “mutamenti” in corso d’ opera, dell”800, di don Bosco, della costruzione in muratura piu’ alta fino al 1953 ( chissa’ se si e’ parlato anche di Legge truffa, mha’), tempietto, ebrei, terrazzo, angelo, stella, balconcini, 58 secondi, ascensore, pancia, di quando lei venne la prima volta e lui le regalo’ un tramonto, nella tazza, ovviamente… 28 dic 2014, foto Borrelli RomanoOggi, li davanti, in attesa, molti avevano La Stampa ripiegata tra le mani, ma non era la pagina di una storia d’amore, declinata in mille sfaccettature e piegata o “ripiegata” alla meglio e riposta nel cassetto piu’ lontano  nascosto della memoria. Oggi era il giorno dell’ascensore, della Mole, del contratto e dell’ascensorista. Quella notizia fa parte del passato ma non quei valori che ci parlano ogni giorno. Cosa e’ rimasto un anno dopo? Bhe’, prima o poi, un giro in ascensore e una passeggiata sul terrazzo della Mole, lo rifaro’.

Ps. Il Pam, ai piedi della Mole, era aperto. Tre gli scaffali, di tanto in tanto si aggirava qualcuno, per comprare un panettone, una bottiglia di vino o spumante e festeggiare, magari all’ ombra della Mole, o, chissa’, sul terrazzo della Mole. Che magnifica idea, pero’.