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Ferragosto 2017

Ferragosto: festa dell’estate. Tutto esaurito,  in questa zona della Puglia che si chiama Salento,  “lu sule,  lu mare,  lu jentu”. E lu jentu e’ davvero l’unico padrone in questi ultimi giorni.  Dei rari posti dove era possibile rifornirsi dei quotidiani ne e’ rimasto solo piu’ uno: occorre quindi percorrere  e velocemente,  un km, corteggiare il bacino,  entrare in spiaggia,  raggiungere il parcheggio dove l’uomo col carretto grida giornali.  E sperare che ci siano,  ovviamente. La spiaggia e’ pulita,  ben tenuta,  quella a pagamento,  ovviamente,  anche se noto un signore, che non so se stipendiato o volontario,  raccogliere le poche cartacce o bicchieri in plastica abbandonati da chissa’ chi,  chissà  quando.  Appena mi affaccio sulla spiaggia,  dopo aver scavalcato una delle ultime dunette che resistono,  l’amara sorpresa e’ scoprire che al mattino sono gia’ presenti,  come sempre,  ombrelloni abusivi “segna posto”,  lasciati dalla notte precedente. Probabilmente da chi ha costruito a ridosso delle dune. Che c’erano! E questi ombrelloni e maleducati  non mancano mai,  come i soliti “furbetti” da spiaggia. Resistono giocatori di racchettoni che dispiegano tutta la loro forza nel rilanciare la pallina scambiando quei residui di spiaggia in campi da tennis. E resistono i giocatori di pallone scambiando fazzoletti di sabbia in Stadi Olimpici. Dubito qualcuno abbia avuto coraggio,  voglia e forza di fare il bagno a mezzanotte,  come d’abitudine accade. Il vento dei giorni precedenti ha contribuito ad abbassare  le temperature e penso almeno 10 gradi. Lucifero e’ stato spazzato via con un forte  colpo di tosse dal Maestrale.  Come sempre  il traffico anche quest’anno “imbottiglia” parecchio,  residenti, turisti e provenienti dai “mille” paesini limitrofi. È  una zona questa,  tra le torri,  Lapillo,  Chianca,  Cesarei, che fa fatica ad assorbire così tanta gente e le strade sono davvero lunghi nastri d’asfalto trasformati in colonne di lamiera d’auto. Ai loro interni bimbi festosi,  esaltanti,  palette alla mano. Adulti invece. ..  Il tutto per un posto in spiaggia o scogliera. Sold out. Borsa frigo,  infradito e compagnia!  E’  ferragosto bellezza! Tanti auguri.

Maestrale

Il caldo torrido aveva ed ha le ore contate. “Toc-toc”,  il maestrale è  arrivato. Sulla spiaggia ombrelloni piantati,  chiusi,  punti esclamativi al brontolio marino!!! Le onde hanno schiuma “alla bocca”. Battono la spiaggia e ne fanno di essa un sol boccone.  Pochi i coraggiosi in acqua. La bandiera rossa è  un deterrente, anche ai piu’ coraggiosi o fanatici. Molti i resti della scorsa notte,  sulla spiaggia, quella dedicata a san Lorenzo,  (il diacono,  martirizzato),  e al conteggio di quelle stelle viste cadere. O sviste. “Cielo. Manca”. Notte di lacrime e preghiere. Che poi,  onestamente,  quando certe stelle cadono,  non è proprio  un bel vedere.  Delle stelle. Le stelle-stelle, si: “le stelle stanno in cielo e i sogni non lo so, so solo che son pochi quelli che si avverano” (Vasco Rossi,  che tra l’altro,  è  da queste parti,  in vacanza). Per i piu’ sfortunati,  ancora qualche serata da trascorrere in prima  visione,  al mare o in centro,  nel patio. Sulla spiaggia il seggiolone del bagnino è  sguarnito. E’ in tutto simile a quello di un arbitro di pallavolo. Ma senza campo e senza giocatori. Insomma,  “non prende”.  Sulla sabbia un divisorio fra lo stabilimento azzurro e quella privata. Sette bastoni tenuti insieme da una fune spessa, divenuti cappelliere e appendi abiti di fortuna, e un salvagente rosso alle estremita’. Allargo lo sguardo: c’è  qualcosa di romantico anche in tutto cio’,  su questa spiaggia molto vellutata,  come “laura” spiaggia, direbbero quaggiù.  Accarezzo il seggiolone come se accarezzassi dolci ricordi,  che quando entrano,  non escono piu’. Riaffiorano. Il popolo dei “selfie” canta: ” mi manchi,  mi manchi,  in carne ed ossa… “. Il mare “vomita” a più  riprese cose che l’uomo ha fatto ingoiare a forza,  nel tempo. Le onde si rincorrono,  velocemente. Resta comunque un bel mare,  dai colori espressivi,  anche quando teasporta sabbia. Non e’ il mare e non e’ la costa narrata nel libro che mi accompagna qui ed ora,  su questa sabbia: “La strada”. Su altre onde il trasporto di una musica: “L’estate sta finendo… ” Il maestrale e’ arrivato.

La strada, la sabbia, la borsa frigo

7 agosto 2017. La strada, le borse frigo.  Potrebbe essere un tema: “elogio della borsa frigo. Storia economica e sociale di un Paese che muta”. Bisognerebbe “guardarvi” dentro per “intrecciare” tanta storia. E probabilmente,  capirne qualcosa di piu’,  di certi “panieri”,  con prodotti che entrano e altri che escono. Un po’ come chi arriva e chi va su quella “lingua” dorata che un tempi era davvero selvaggia, posta davanti ai miei occhi,  mentre io, al fresco,  mi sento molto simile all’uomo in ammollo. Senza vestiti, che si lavano da soli,   ovviamente. Il sole,  “sorto” (come sempre diciamo) da poco,  fa pensare ad Est. E’ sbucato dietro Villa Belvedere e ora pare  avvicinarsi e “attaccare” in un’altra giornata che si annuncua molto luciferina.   E’ un cielo grigio,  che sa di cenere;  sembra uno di quei cieli che  da qui a poco ne manderà  giu’ tanta,  di pioggia,  mentre in realta’, che è  sempre differente,  e’ solo e soltanto colore che annuncia afa. Crema. Spray. Friziona. Spalma. Cocco,  avocado. Capelli. Radice,  cuoio capelluto. Friziona,  spalma. Grida,  spruzzi,  pale, palloni,  palline,  palle. Girano. Tutte insieme. Da dentro l’acqua, del mare, uno specchio limpido,  azzurro,  blu,  verde, una tavolozza per artisti,  tra una bracciata e l’altra,  la spiaggia color oro pare una stazione ferroviaria senza atrio,  dove tutti sono alla ricerca di un loro “scomparto”,  un fazzolettino di sabbia,  libero da “concessioni” o “stabilimenti”. Uomini,  donne,  ragazzi,  braccia tese che reggono borse frigo: piccole,  grandi,   rigide, di plastica,  all’ultimo grido. “Sicuramente acqua,  frutta,  verdura… “. Braccia tese. Il braccio della borsa frigo e’ perfettamente bilanciato dal peso delle ciabatte,  chiuse a conchiglia,  tenute nell’altro. Braccio. Poco piu’ in là,  oltre il vialetto che congiunge le due spiaggette interrotte  dalla “casa ai margini dell’acqua”, (verrebbe da infierire e dire “sull’acqua”) i ragazzi si sono attrezzati per il gioco dei tuffi. Una fila di sacchi impedisce all’acqua del mare di lambire l’abitazione quasi arroccata sulle ex dune e attaccata oramai da anni dalla forza del mare. Perché  si sa,  la natura,  prima o poi,  si riprende tutto ciò che l’uomo ha strappato con forza. E qui,  di forza,  a guardare certe case,  l’uomo di forza,  ne ha usata parecchia. I provetti tuffatori,  invece,  raccontiamoci.   Molti dei sacchi, a difesa della villa, sono diventati un trampolino di lancio. Alcuni padri accompagnano i figlioletti,  almeno quelli più piccoli,  divenuti tutti Magnini e Pellegrini. Come per un colloquio di lavoro. Tuffi,  acqua che si apre,  cerchi, schizzi. Verticalità. Inseguendo la verticalità. L’estate è  breve. Una parentesi,  uno spruzzo di felicità.

Ogni giorno che passa,  il trampolino diviene sempre più alto. Sulla ex-spiaggia.  Sulla strada. Del mare. Località di vacanza,  il mare,    pare la scelta-meta privilegiata dal 56 per cento di italiani che pare passeranno 11 giorni-notti di ferie. Ma la strada è  anche quella di un libro,  ripreso. Una storia,  di padre e figlio. Non sappiamo dalle prime pagine cosa sia successo e perche padre e figlio siano in cammino,   forse non è  neanche importante porsi la questione… pare ci sia stata una fine,  un attacco,  una guerra,  un cataclisma,  un giorno dopo,  fatto piu’ di “castighi che delitti”.  E questo è  evidente fin  dalle prime pagine della storia. Forse una tragedia,  chi lo sa…padre e figlio  sono alla ricerca del mare… ma anche presumibilmente di altro.

5 Agosto 2017

I mass-media ci informano “quotidianamente” che siamo uno dei Paesi piu’  caldi,  o forse il piu’ caldo escluse le zone desertiche. Reale,  percepita,  confronti fra questo caldo e quello del 2003,  come  se,  parlando dello stesso argomento si affievolissero le pene di questo “inferno” chiamato Lucifero.  Questi i discorsi da “ombrellati” e sotto l’ombrellone. Fin dalle prime luci dell’alba,  a Porto Cesareo,  dove è  obbligo rifornirmi di Stampa (peccato per la sola pagine tra di cronaca torinese),  Messaggero e Quotidiano, notizie condite  dal gusto di caffè  e pasticciotto, per la cronaca di vita quotidiana,  il ficarolo si è   piazzato,  come da anni a questa parte gli capita,   nel medesimo luogo dove lo avevamo intercettato in qualche post fa: parcheggiato a due passi dal gran “ricamatore” medico chirurgo del paese,  conosciutissimo, da tutti i bambini proprietari di una bici e che tutti a quel loro tempo si facevano chiamare Fignon,  Moser o Il Pirata,  almeno fino a quando non interveniva lui,  il dottore,  ad incidere su qualche loro gamba e chiudere la faccenda con qualche punto di sutura. Un dottore,  apprezzatissimo e riverito  a suon di levate di cappelli,  proprio ora che si avvia verso i 90. Sul furgone del Ficarolo,  posto tra dottore e “Bei tramonti”,  solo il colore del pennarello si è  sbiadito un po’ così che, qualche parolina un tempo  dolce e succosa presenta oggi il segno dei tempi e il sogno infranto di altri. Tempo che passa,   anche per il ficarolo, senza più il suo richiamo per la “fica”, tempo passato evidenziato da qualche ricamo sulla pelle,  al pari delle sue “fiche” sulla buccia. Tutti scrivono e anche le Scritture sulla frutta hanno avuto sempre  qualcosa da dirci.  Il cielo ha un colore indefinito: sembra di essere in attesa, un lieto evento, ma certamente non partorirà   pioggia. È  l’effetto calore-afa. Tutto qui. Per la pioggia,  qui,  non è  ancora tempo. Ma per i ricordi,  si. Eccolo. Fresco di “pezzo di carta”,  passeggiando dalle parti di Roma Termini,  esattamente a Santa Maria Maggiore, partecipai,  anni fa,  alla funzione celebrativa della Madonna della neve. Oggi,  5 agosto,  infatti,  si ricorda “il miracolo della Madonna della neve”. Da una delle tante botole poste sul soffitto della Basilica  vidi scendere tantissimi petali, o fiocchi, “neve”. Fu uno spettacolo davvero molto bello e coinvolgente.  Lo rivedrei  volentieri. E anche la neve, rivederla,  non mi dispiacerebbe.

 

4 Agosto 2017

Porto Cesareo (Le), 4 8 2017.Romano Borrelli fotoLa Torre e’ al suo solito posto e così “l’Arcuri”,  un pochino sfiorita nella sua bellezza,  col passare delle stagioni: il “trucco”  passatole sul viso presumibilmente da qualche gelosa di troppo è  evidente da un po’ di tempo a questa parte. Lo specchio d’acqua,  questo mare che luccica ad est e “bolle”,  riflette barche,  scoglio e “Lo Scoglio” e mentre qualcuna,  riposando li nei pressi,  osserva lo sciabordio e misura le distanze ,  tra Torre Chianca e  Torre Lapillo; Enrico C.,  riconoscibilissimo dal suo cappellino dai colori vivaci e dalla sua canottiera blu,  agita le mani e le braccia,  immerso fino alle ginocchia,  nel mare gia caldissimo da quando l’alba si è  distesa e allungata su questa parte di cielo.  Cerca le “corse”,  specie di granchi conosciute solo da lui,  o probabilmente si illude di trovarle,  un espediente per fermare il tempo in cui quell’ attività  era redditizia e i clienti facevano a gara per accapparrarsele. Un modo come un altro per nascondere i suoi 85. Accenno un saluto,  un piccolo cenno con la mano,  ma resto dubbioso che mi abbia effettivamente riconosciuto. Fin dall’alba dei suoi 80,  l’occhio “semi chiuso” o “semi-aperto”,  il che è  lo stesso,  lo rende assai simile al bel don Giulio di Ferrara. Anche li,  una Torre. Lascio ricadere mano e braccia lungo il corpo e prendendo fiato faccio partire un : “Enricooooo”. Rialza il suo pesante corpo da ciclista consumato, porta la sua mano a tetto o a visiera tra occhi e fronte cercando di capire qualcosa in piu, di quel mio grudo,  già  consumato…  ma… Mi giro,  mi infilo nel corso del paese,  alla ricerca dei quotidiani,  di un caffè  forte e di un pasticciotto,  prima che “Lucifero” cominci la sua “cattiva” opera. Solo i ragazzi non si accorgono di lui: loro,  felici,  tra un tuffo e l’altro, riempiono il tempo: non è  piu’ alla ragazza di Veglie,  che dedicano i tuffi,  ma a nomi propri dolcissimi.   Non conoscono stagioni o mezze stagioni, il caldo o il freddo. Perché è  la felicità dei loro anni che  vuole così. E così  sia.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

Da Lecce, ciao

A Porto Cesareo la mattina del 2 giugno e’ un anticipo di ferragosto. Spiagge affollate,  bar presi d’assalto alla ricerca del classico pasticciotto.  Il bar e’ uno dei soliti,  ovviamente,  dai bei teamonti. Il caffe’ e’ il Quarta,  forte,  scuro,  spesso,  troppo “espresso” perche’ talmente buono che termina velicemente. Non fa nulla: corro ai ripari: ordino, “per me,  caffe’ doppio”. Butto l’occhio sullo specchio d’acqua antistante la spiaggetta,  quella che da sempre accoglie residenti e non,  quella sponsorizzata dalle cartoline,  con gli alberi a fare da ombrelloni.  Gare sull’acqua e bagnanti attenti osservatori complici  nello scambiarsi opinioni politiche: ad agosto subiremo il volantinaggio dei candidati? Mattarella sciogliera’ o no le Camere? Questione di fiducia. Io intanto mi godo questi giorni salentini… Enrico indossa una delle sue canottiere colorate,  acvompagna con le sue braccia la “bricicletta” e il cappellino “d’ordinanza” e’ al suo solito posto: “subba la capu,  pi lu sule”. E’ abbronzato,  perche’ da queste parti il sole non “tramonta mai”. A parte la nevicata “della Befana” a Porto Cesareo e zone limitrofe che ora rammentano in tantissimi e che tutti devono sapere. Da Lecce,  in serata,  un augurio davanti questo bellissimo anfiteatro romano. Buon 2 giugno a tutt*. E la Repubblica. E se potete,  venite in Salento.

Lec c’è : “arrivederci sule meu”

20160823_103932“Buongiorno sule meu. Puru ca è  picca… ce face… ” A Lec c’è  qualcosa nell’aria che sa di festa nei giorni di Lecce 23 8.2016 foto Romano BorrelliSant’ Oronzo,  Giusto  Fortunato. Oronzo,  martire,  vescovo scelto da San Paolo. Profumi di cose antiche riportate alla memoria nel volger di poco. Basta poco. Respirare lungamente. Allungo le braccia e roteo le mani e poi il dito,  sulla guancia,  a mo’ di indicare “quanto e’ buono”.  Tempo. 24-25-26 agosto. Luci,  luminarie e posti per “baracche” utili per sbirciare il naso e comprare. Aspettando la taranta.  Il 27 a Melpignano. Un po’ di traffico, in citta’,   obblighi,  svolte,  divieti,  la stazione,  il centro.” A Lec c’è ” ancora  un’ora e più di tempo prima che agosto fischi la fine e settembre trasformi questa strana felicità . E ci vado. Lecce; 23 8 2016 foto Borrelli RomanoLecce; 23 8 2016.foto Romano Borrelli23 8 2016 Lecce.Foto Romano BorrelliSacco in spalla e qualche briciola di tutto: tra le tasche e lo zaino. Forse,  taralli,  rustici,  biscotti. Di tutto un po’. E allora vediamola questa bella città  un po’ barocca così affollata di turisti. Ogni anno più  dell’anno prima. Per il treno… “c’è  tiempo”. “Pe mie,  puru”. Foto Borrelli Romano.Le 23 8 2016La lupa ha bisogno di un trucco: qualche tessera al mosaico,  effettivamente,  andrebbe rifatta. Ricorda il Toro di piazza San Carlo. Tutti sopra.  Speriamo lo rimettano a posto presto o quanto prima. Il tempo ha partorito il suo tempo e la creatura  e’ un treno per il nord. E’ ora di andare veloci in stazione: Torino,  Milano,  Roma. Si risale. L’annuncio e’ in corso. Un rosario di stazioni di citta’ srotola uno stivale intero. Salgo. 20160823_113725A presto,  “sule meu. Ne itimu quantu prima”. Mi manchera’ molto ma tutto quel che ho avuto e’ tantissiml. Certo il pasticviotto,  certamente il caffe’,  il Quotidiano e il non poter piu seguire il resoconto di Gianni’,  ma soprattutto il mare,   gli ulivi,  le viti,  i fichi e fichi d’india. I colori. Da piazza Sant’ Oronzo,  un abbraccio. Lecce 23 agosto 2016 foto Romano Borrelli

Un abbraccio da…

Torre Lapillo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoIl tempo rimasto è  davvero poco e decidere cosa farne è  impresa ardua. Non mi aiutano i ricordi sulle rette e i vincoli di bilancio:”burro o cannoni”?  Al diavolo le curve e l’economia. Qui si parla di emozioni e sentimenti. Le giornate si accorciano e il tempo stringe. Bastasse solo la macchina da cucire per agire sul tempo… sarei a cavallo. Cavallo,  vita,  cerniera,  cucire… ma qui ed ora non e’ affar da macchina da cucire. E allora quel poco che resta,  di questa estate 2016, cerco di  marcarlo a fuoco nella memoria colori,  odori,  profumi,  persone,  visi,  voci. Dopo aver preso contatto con me stesso,  e quindi appena sveglio,  decido che il modo migliore per marcare tutto quello nella mente è  salire in macchina e percorrere un po’ di km della Costa e salire in qualche punto più in alto,   osservando Torre Lapillo,  Torre Chianca,  Porto Cesareo e oltre. Verso S. Isidoro,  Porto Sevaggio e provare ad immaginare Gallipoli. Allontanarmi per poi avvicinarmi. Invidio un po’ il viaggio raccontato e scritto da Roberto Gianni’ sul Quotidiano di Lecce. È  interessante e lo seguo sfogliando il quotidiano,  fin dal suo arrivo a Taranto. E’ una bella storia d’avventura,  un diario,  un resoconto. Mi faccio un the,  prima di nettermi in macchina. La bustina lentamente cede il suo colore al liquido bollente fino a diventare uniforme. Ecco,  cosi dovro’ fare,  assorbire lentamente tutto il circostante e farne il pieno per le giornate vuote di colori e bianche di nebbia.  Dopo averlo sorbito mi metto in macchina e vado,  direzione Taranto,  fino  a Torre Lapillo e oltre,  ai confini del borgo. Torre Lapillo (Le) foto Romano Borrelli 22 8 2016Raggiungo  Torre (Lapillo), e mi accorgo che   molto è  cambiato negli anni e ora pullulano ristoranti e alberghi. Ricordavo soltanto  il B. O.  e il Gabbiano. Dal B. O.  bar la musica si spandeva e per noi ragazzi era un porto. A quel tempo erano situati dalle parti della fontana,  vicino le giostre,  dove ci si dava appuntamento e ci si incontrava,  dopo le 21,  per “fare le vasche”. Dopo il mare del mattino e del pomeriggio. E poi A. M.  era piacevole,  elegante e… interessante oltre che prosperosa  e molto graziosa e piacevole era camminare e parlare di quell’autore che dava il nome alla via, Tolstoy,  adiacente alla sua: Gentile. Avevamo 15 anni? Probabilmente,  si. Parcheggio l’auto ai bordi dell Torre,  con i suoi tre archetti e molti scalini.   Torre Lapillo, Le 22 8 2016 foto Romano BorrelliAll’ombra della Torre  “accumulano” fresco  tre anziani. Due si son portati la sedia da casa,  come fossero fazzoletti di carta (gia’,  perché  non mettere delle panchine? una fontana? ) mentre uno è  in bici. Canottiere e camice e gocce di sudore che incorniciano il viso. Dalla parte opposta arriva a piedi un amico,  sigaretta tra le labbra e braccio e avambraccio occupato da una sedia pieghevole,  e andamento lento. Le sedie qui sono utili e in paese, lo sono doppiamente: indicano un passo carraio ed un divieto di sosta. Guai a spostarle. I tre  parlano di calcio. Mi chiedono di Milan Torino “ehi tie… “e in due battute me la raccontano loro,  vedendo che ne sapevo poco, pur avendo i giornali sotto manoe  pur tifando Torino. Non lo avessi mai detto. Uno mi dice provenire da Pinerolo. Ovvio “ehi… iou egnu te… “.  Probabilmente avra’ visto recentemente un film di Toto’. O Fantozzi. O conosce il Galup.  E’ di Veglie e mi domando come faccia a conoscere Pinerolo. E cosi ridiamo insieme,  e parecchio. Mi congedo,  da loro. Recupero gli scalini e vado su. 20160822_084129Salgo e arrivo in cima. Osservo come un marinaio. Mano a visiera. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto, Romano BorrelliMi giro,  rigiro  viso e corpo e trattengo il tempo. Il mio. O forse vorrei. Taranto verso Occidente e Gallipoli a Sud. La taranta sta per mordere. Mordera’ il 27 agosto. Torre Lapillo, Le; 22 8 2016 foto Romano BorrelliTrattengo fiato e tempo. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto Romano BorrelliIl mare ha gli occhi lucidi. Forse ha capito che tra poco il sole non fara’ più l’amore. O forse si. Scendo gli scalini.  Mi rimetto in macchina e vado oltre Torre Chianca,  a Porto Cesareo. Qui c’è Porto Cesareo, Le 22 8 2016, foto Borrelli Romano la villa e passa la banda. E’ festa,  e’ stata la festa di Santa Cesarea con processione in mare. E ora dicevo,  musica,   maestro e ” musicisti”.  Camice bianche e pantaloni neri. Penso a Moretti: lui avrebbe canticchiato il motivo,  come fece nella “stanza del figlio”,  girando le scene in Ancona. Porto Cesareo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoSuonano. Il ficarolo è  sempre li che tenta di vendere “fiche e ficatigna senza spine” Il furgoncino si puo’ trovare  dalle parti del bar   “Bei tramonti” dove i turisti senza fine fanno la fila per  consumare la loro colazione. Mi ci metto anche io in fila. Esagero Tre pezzi differenti. Mi accomodo e comincio dal pasticciotto. Molto buono. Termino  con questo. Il resto,  a casa. Individuo,  seduto,  il dottore di un tempo,  il “ricamatore” delle ginocchia dei bambini. Bravissimo chirurgo,  juventino sfegatato. Ha gli occhi piccoli. Parliamo e intercetta ricordi e tra una estate e l’altra mi inserisce nel discorso Boniek,  Platini,  Vignola,  Tacconi,  Mauro Baggio e Del Piero. E ridiamo! “Su dintatu nonnu” mi dice con orgoglio. “Fijama stae subbra”per dirmi che come molti si e’ traferita al nord. “Ma siamo tutti felici”. Ci salutiamo e “butto un occhio” alle barche in arrivo e ai pescatori. Da queste parti,   quasi in ogni paese pare sia passato San Pietro… foto, Borrelli Romano Molto movimento. Parecchio. Giro. Le magliette “salentu,  lu sule,  lu mare,  lu jentu”. Si. Per alcuni. Il ricordo. Porto Cesareo,(Le) 22 8 2016 foto Borrelli RomanoLe cartoline. Ah,  si. Qualcuno mi ha chiesto una cartolina. E allora,  Porto Cesareo, 22 8 2016 foto Romano Borrelli“un abbraccio da Porto Cesareo”.

Buona domenica

Lido Belvedere, Le foto Borrelli Romano 21 8 2016Buona domenica. Iniziata a leggere giornali. Il Quotidiano di Lecce,  Il Messaggero,  che vanno sempre in coppia e la Stampa. Peccato (per questa) che lo spazio dedicato ai fatti di cronaca cittadina  sia davvero risicato come un capo messo a lavare, male,  in lavatrice. Ma che è? Teletrasmessa da moltissime ore prima? Teletrasmessa… gia’,  ricordo  questa dicitura stampata in prima pagina quando la prendeva il nonno,  insieme alla Gazzetta del Mezzogiorno. Forse,  in quel periodo,  il Quotidiano non “usciva” ancora. Domenica   21 agosto 2016,  scrivevo. Di mare o riposo che sia. Di treccia,  bionda,  scura,  medioevale, moderna o  contemporanea che sia. E’ il ritorno. Di molto. Che poi,  ritorno o rientro pari sono. Nonostante in milioni siano ancora in vacanza. 21 8 2016 foto Borrelli RomanoIl quotidiano afferma che a settembre arriveranno da queste parti gli stranieri. Bene. Che la musica continui e tramonti infuocati per tantissimi ancora. Intanto oggi è  domenica 21 agosto e mancano ancora giorni e ore,  a settembre e al primo suono della campanella, e quindi prima ancora,  al mio ritorno,  quindi godiamoci sole,  sabbia,  mare,  “lu mare,  lu sule,  lu jentu”.  Sole e sabbia: dal tramonto o alba che sia. Che poi un tramonto non è forse  un nuovo giorno,  e una nuova alba?  In fondo l’estate allunga le sue luci,  al resto poi,  ci pensiamo noi. E poi,  quest’anno tutti,  ma proprio tutti  sono “tormentati” e “vorrebbero comandare”. Bhe’,  ora,  mi permetto: qualche fico di produzione propria,  (a casa sua ognuno è  ficarolo a modo suo) e il “quotidiano” pasticciotto,  che induce in tentazione. E cosi sia. E’ andato. Anzi,  sono andati. Zuccheri a go-go. E pazienza. Nell’anno del Giubileo della Misericordia. Qualche ” strappo” alla regola,  capita,  no?

Mentre consumo anche le briciole,  la bellezza della giornata mi consente di individuare punti e riconoscere posti compresi lungo le torri,  Colimena,  Lapillo,  Chianca,  Cesareo. Azzurro blu del mare,  verde delle canne e bianco delle prime case. Prima di che? Prima che gli anni ’80 e il turismo di massa inghiottissero anno dopo anno terreno e territorio. Porto Cesareo,  per sentito dire (ma si vede) è  un agglomerato di 5 mila persone  (forse 4 vigili) e in questi due mesi ne accoglie tra Cento mila e centocinquanta mila. Voi provate a immaginare  il traffico tra il sabato e la domenica.

ps. Come ultima domenica ho deciso di non recarmi sulla solita spiaggia per non farmi venire male allo stomaco e vedere ancora una volta ombrelloni piazzati a “quintali”ore prima e sprovvisti della presenza dei “proprietari” (ricordo che è  in opera il sequestro degli oggetti da parte delle autorità  competenti in caso  di accertamento. E’ la maleducazione che va sradicata. Eppure da queste parti c’erano solo pochi pugni di cade e a vigilare il tutto file di pomodori pronti per le friselle. E la conserva poi.

ps2. Ho trovato anche un accesso alla spiaggia sbarrato… incredibile ma vero.

Ps. Auguro per i 60 della Laura Morante e per la finale olimpica di pallavolo. Ogni tanto si sogna “d’oro”. Anche senza camomilla.