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Da Lecce, ciao

A Porto Cesareo la mattina del 2 giugno e’ un anticipo di ferragosto. Spiagge affollate,  bar presi d’assalto alla ricerca del classico pasticciotto.  Il bar e’ uno dei soliti,  ovviamente,  dai bei teamonti. Il caffe’ e’ il Quarta,  forte,  scuro,  spesso,  troppo “espresso” perche’ talmente buono che termina velicemente. Non fa nulla: corro ai ripari: ordino, “per me,  caffe’ doppio”. Butto l’occhio sullo specchio d’acqua antistante la spiaggetta,  quella che da sempre accoglie residenti e non,  quella sponsorizzata dalle cartoline,  con gli alberi a fare da ombrelloni.  Gare sull’acqua e bagnanti attenti osservatori complici  nello scambiarsi opinioni politiche: ad agosto subiremo il volantinaggio dei candidati? Mattarella sciogliera’ o no le Camere? Questione di fiducia. Io intanto mi godo questi giorni salentini… Enrico indossa una delle sue canottiere colorate,  acvompagna con le sue braccia la “bricicletta” e il cappellino “d’ordinanza” e’ al suo solito posto: “subba la capu,  pi lu sule”. E’ abbronzato,  perche’ da queste parti il sole non “tramonta mai”. A parte la nevicata “della Befana” a Porto Cesareo e zone limitrofe che ora rammentano in tantissimi e che tutti devono sapere. Da Lecce,  in serata,  un augurio davanti questo bellissimo anfiteatro romano. Buon 2 giugno a tutt*. E la Repubblica. E se potete,  venite in Salento.

Lec c’è : “arrivederci sule meu”

20160823_103932“Buongiorno sule meu. Puru ca è  picca… ce face… ” A Lec c’è  qualcosa nell’aria che sa di festa nei giorni di Lecce 23 8.2016 foto Romano BorrelliSant’ Oronzo,  Giusto  Fortunato. Oronzo,  martire,  vescovo scelto da San Paolo. Profumi di cose antiche riportate alla memoria nel volger di poco. Basta poco. Respirare lungamente. Allungo le braccia e roteo le mani e poi il dito,  sulla guancia,  a mo’ di indicare “quanto e’ buono”.  Tempo. 24-25-26 agosto. Luci,  luminarie e posti per “baracche” utili per sbirciare il naso e comprare. Aspettando la taranta.  Il 27 a Melpignano. Un po’ di traffico, in citta’,   obblighi,  svolte,  divieti,  la stazione,  il centro.” A Lec c’è ” ancora  un’ora e più di tempo prima che agosto fischi la fine e settembre trasformi questa strana felicità . E ci vado. Lecce; 23 8 2016 foto Borrelli RomanoLecce; 23 8 2016.foto Romano Borrelli23 8 2016 Lecce.Foto Romano BorrelliSacco in spalla e qualche briciola di tutto: tra le tasche e lo zaino. Forse,  taralli,  rustici,  biscotti. Di tutto un po’. E allora vediamola questa bella città  un po’ barocca così affollata di turisti. Ogni anno più  dell’anno prima. Per il treno… “c’è  tiempo”. “Pe mie,  puru”. Foto Borrelli Romano.Le 23 8 2016La lupa ha bisogno di un trucco: qualche tessera al mosaico,  effettivamente,  andrebbe rifatta. Ricorda il Toro di piazza San Carlo. Tutti sopra.  Speriamo lo rimettano a posto presto o quanto prima. Il tempo ha partorito il suo tempo e la creatura  e’ un treno per il nord. E’ ora di andare veloci in stazione: Torino,  Milano,  Roma. Si risale. L’annuncio e’ in corso. Un rosario di stazioni di citta’ srotola uno stivale intero. Salgo. 20160823_113725A presto,  “sule meu. Ne itimu quantu prima”. Mi manchera’ molto ma tutto quel che ho avuto e’ tantissiml. Certo il pasticviotto,  certamente il caffe’,  il Quotidiano e il non poter piu seguire il resoconto di Gianni’,  ma soprattutto il mare,   gli ulivi,  le viti,  i fichi e fichi d’india. I colori. Da piazza Sant’ Oronzo,  un abbraccio. Lecce 23 agosto 2016 foto Romano Borrelli

Un abbraccio da…

Torre Lapillo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoIl tempo rimasto è  davvero poco e decidere cosa farne è  impresa ardua. Non mi aiutano i ricordi sulle rette e i vincoli di bilancio:”burro o cannoni”?  Al diavolo le curve e l’economia. Qui si parla di emozioni e sentimenti. Le giornate si accorciano e il tempo stringe. Bastasse solo la macchina da cucire per agire sul tempo… sarei a cavallo. Cavallo,  vita,  cerniera,  cucire… ma qui ed ora non e’ affar da macchina da cucire. E allora quel poco che resta,  di questa estate 2016, cerco di  marcarlo a fuoco nella memoria colori,  odori,  profumi,  persone,  visi,  voci. Dopo aver preso contatto con me stesso,  e quindi appena sveglio,  decido che il modo migliore per marcare tutto quello nella mente è  salire in macchina e percorrere un po’ di km della Costa e salire in qualche punto più in alto,   osservando Torre Lapillo,  Torre Chianca,  Porto Cesareo e oltre. Verso S. Isidoro,  Porto Sevaggio e provare ad immaginare Gallipoli. Allontanarmi per poi avvicinarmi. Invidio un po’ il viaggio raccontato e scritto da Roberto Gianni’ sul Quotidiano di Lecce. È  interessante e lo seguo sfogliando il quotidiano,  fin dal suo arrivo a Taranto. E’ una bella storia d’avventura,  un diario,  un resoconto. Mi faccio un the,  prima di nettermi in macchina. La bustina lentamente cede il suo colore al liquido bollente fino a diventare uniforme. Ecco,  cosi dovro’ fare,  assorbire lentamente tutto il circostante e farne il pieno per le giornate vuote di colori e bianche di nebbia.  Dopo averlo sorbito mi metto in macchina e vado,  direzione Taranto,  fino  a Torre Lapillo e oltre,  ai confini del borgo. Torre Lapillo (Le) foto Romano Borrelli 22 8 2016Raggiungo  Torre (Lapillo), e mi accorgo che   molto è  cambiato negli anni e ora pullulano ristoranti e alberghi. Ricordavo soltanto  il B. O.  e il Gabbiano. Dal B. O.  bar la musica si spandeva e per noi ragazzi era un porto. A quel tempo erano situati dalle parti della fontana,  vicino le giostre,  dove ci si dava appuntamento e ci si incontrava,  dopo le 21,  per “fare le vasche”. Dopo il mare del mattino e del pomeriggio. E poi A. M.  era piacevole,  elegante e… interessante oltre che prosperosa  e molto graziosa e piacevole era camminare e parlare di quell’autore che dava il nome alla via, Tolstoy,  adiacente alla sua: Gentile. Avevamo 15 anni? Probabilmente,  si. Parcheggio l’auto ai bordi dell Torre,  con i suoi tre archetti e molti scalini.   Torre Lapillo, Le 22 8 2016 foto Romano BorrelliAll’ombra della Torre  “accumulano” fresco  tre anziani. Due si son portati la sedia da casa,  come fossero fazzoletti di carta (gia’,  perché  non mettere delle panchine? una fontana? ) mentre uno è  in bici. Canottiere e camice e gocce di sudore che incorniciano il viso. Dalla parte opposta arriva a piedi un amico,  sigaretta tra le labbra e braccio e avambraccio occupato da una sedia pieghevole,  e andamento lento. Le sedie qui sono utili e in paese, lo sono doppiamente: indicano un passo carraio ed un divieto di sosta. Guai a spostarle. I tre  parlano di calcio. Mi chiedono di Milan Torino “ehi tie… “e in due battute me la raccontano loro,  vedendo che ne sapevo poco, pur avendo i giornali sotto manoe  pur tifando Torino. Non lo avessi mai detto. Uno mi dice provenire da Pinerolo. Ovvio “ehi… iou egnu te… “.  Probabilmente avra’ visto recentemente un film di Toto’. O Fantozzi. O conosce il Galup.  E’ di Veglie e mi domando come faccia a conoscere Pinerolo. E cosi ridiamo insieme,  e parecchio. Mi congedo,  da loro. Recupero gli scalini e vado su. 20160822_084129Salgo e arrivo in cima. Osservo come un marinaio. Mano a visiera. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto, Romano BorrelliMi giro,  rigiro  viso e corpo e trattengo il tempo. Il mio. O forse vorrei. Taranto verso Occidente e Gallipoli a Sud. La taranta sta per mordere. Mordera’ il 27 agosto. Torre Lapillo, Le; 22 8 2016 foto Romano BorrelliTrattengo fiato e tempo. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto Romano BorrelliIl mare ha gli occhi lucidi. Forse ha capito che tra poco il sole non fara’ più l’amore. O forse si. Scendo gli scalini.  Mi rimetto in macchina e vado oltre Torre Chianca,  a Porto Cesareo. Qui c’è Porto Cesareo, Le 22 8 2016, foto Borrelli Romano la villa e passa la banda. E’ festa,  e’ stata la festa di Santa Cesarea con processione in mare. E ora dicevo,  musica,   maestro e ” musicisti”.  Camice bianche e pantaloni neri. Penso a Moretti: lui avrebbe canticchiato il motivo,  come fece nella “stanza del figlio”,  girando le scene in Ancona. Porto Cesareo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoSuonano. Il ficarolo è  sempre li che tenta di vendere “fiche e ficatigna senza spine” Il furgoncino si puo’ trovare  dalle parti del bar   “Bei tramonti” dove i turisti senza fine fanno la fila per  consumare la loro colazione. Mi ci metto anche io in fila. Esagero Tre pezzi differenti. Mi accomodo e comincio dal pasticciotto. Molto buono. Termino  con questo. Il resto,  a casa. Individuo,  seduto,  il dottore di un tempo,  il “ricamatore” delle ginocchia dei bambini. Bravissimo chirurgo,  juventino sfegatato. Ha gli occhi piccoli. Parliamo e intercetta ricordi e tra una estate e l’altra mi inserisce nel discorso Boniek,  Platini,  Vignola,  Tacconi,  Mauro Baggio e Del Piero. E ridiamo! “Su dintatu nonnu” mi dice con orgoglio. “Fijama stae subbra”per dirmi che come molti si e’ traferita al nord. “Ma siamo tutti felici”. Ci salutiamo e “butto un occhio” alle barche in arrivo e ai pescatori. Da queste parti,   quasi in ogni paese pare sia passato San Pietro… foto, Borrelli Romano Molto movimento. Parecchio. Giro. Le magliette “salentu,  lu sule,  lu mare,  lu jentu”. Si. Per alcuni. Il ricordo. Porto Cesareo,(Le) 22 8 2016 foto Borrelli RomanoLe cartoline. Ah,  si. Qualcuno mi ha chiesto una cartolina. E allora,  Porto Cesareo, 22 8 2016 foto Romano Borrelli“un abbraccio da Porto Cesareo”.

Buona domenica

Lido Belvedere, Le foto Borrelli Romano 21 8 2016Buona domenica. Iniziata a leggere giornali. Il Quotidiano di Lecce,  Il Messaggero,  che vanno sempre in coppia e la Stampa. Peccato (per questa) che lo spazio dedicato ai fatti di cronaca cittadina  sia davvero risicato come un capo messo a lavare, male,  in lavatrice. Ma che è? Teletrasmessa da moltissime ore prima? Teletrasmessa… gia’,  ricordo  questa dicitura stampata in prima pagina quando la prendeva il nonno,  insieme alla Gazzetta del Mezzogiorno. Forse,  in quel periodo,  il Quotidiano non “usciva” ancora. Domenica   21 agosto 2016,  scrivevo. Di mare o riposo che sia. Di treccia,  bionda,  scura,  medioevale, moderna o  contemporanea che sia. E’ il ritorno. Di molto. Che poi,  ritorno o rientro pari sono. Nonostante in milioni siano ancora in vacanza. 21 8 2016 foto Borrelli RomanoIl quotidiano afferma che a settembre arriveranno da queste parti gli stranieri. Bene. Che la musica continui e tramonti infuocati per tantissimi ancora. Intanto oggi è  domenica 21 agosto e mancano ancora giorni e ore,  a settembre e al primo suono della campanella, e quindi prima ancora,  al mio ritorno,  quindi godiamoci sole,  sabbia,  mare,  “lu mare,  lu sule,  lu jentu”.  Sole e sabbia: dal tramonto o alba che sia. Che poi un tramonto non è forse  un nuovo giorno,  e una nuova alba?  In fondo l’estate allunga le sue luci,  al resto poi,  ci pensiamo noi. E poi,  quest’anno tutti,  ma proprio tutti  sono “tormentati” e “vorrebbero comandare”. Bhe’,  ora,  mi permetto: qualche fico di produzione propria,  (a casa sua ognuno è  ficarolo a modo suo) e il “quotidiano” pasticciotto,  che induce in tentazione. E cosi sia. E’ andato. Anzi,  sono andati. Zuccheri a go-go. E pazienza. Nell’anno del Giubileo della Misericordia. Qualche ” strappo” alla regola,  capita,  no?

Mentre consumo anche le briciole,  la bellezza della giornata mi consente di individuare punti e riconoscere posti compresi lungo le torri,  Colimena,  Lapillo,  Chianca,  Cesareo. Azzurro blu del mare,  verde delle canne e bianco delle prime case. Prima di che? Prima che gli anni ’80 e il turismo di massa inghiottissero anno dopo anno terreno e territorio. Porto Cesareo,  per sentito dire (ma si vede) è  un agglomerato di 5 mila persone  (forse 4 vigili) e in questi due mesi ne accoglie tra Cento mila e centocinquanta mila. Voi provate a immaginare  il traffico tra il sabato e la domenica.

ps. Come ultima domenica ho deciso di non recarmi sulla solita spiaggia per non farmi venire male allo stomaco e vedere ancora una volta ombrelloni piazzati a “quintali”ore prima e sprovvisti della presenza dei “proprietari” (ricordo che è  in opera il sequestro degli oggetti da parte delle autorità  competenti in caso  di accertamento. E’ la maleducazione che va sradicata. Eppure da queste parti c’erano solo pochi pugni di cade e a vigilare il tutto file di pomodori pronti per le friselle. E la conserva poi.

ps2. Ho trovato anche un accesso alla spiaggia sbarrato… incredibile ma vero.

Ps. Auguro per i 60 della Laura Morante e per la finale olimpica di pallavolo. Ogni tanto si sogna “d’oro”. Anche senza camomilla.

Lettura a Porto Cesareo

Porto Cesareo, Le.14 8 2016 foto Borrelli RomanoSul lungo mare di Porto Cesareo “allungo” la mia vita sfogliando giornali,  riviste e libri,  ormai da un po’.  Di tempo e giorni (Il Quotidiano,  Il Messaggero,  La Stampa,  Internazionale e Chiara Frugoni.  “Uhhh davvero?” mi dico.   Si. Davvero” mi rispondo. A dire il vero,  per  diletto,  piuttosto che col pensiero dell’allungo vita. Tra le tante cose,  l’interesse al dibattito referendario,  la Costituzione (chissa’ dovro’ leggerla un po’ a scuola), le Olimpiadi ed il suo “medagliere e la storia scritta da Roberto Costantini sul Messaggero. Una tal Anna Bianchi,  romana trentenne,  disillusa dagli uomini,  incontra Marco Rubini,  sposato con Giulia autrice sotto pseudonimo di romanzi d’amore e sesso che hanno come protagonista una ragazza di nome Anna. I racconti “quotidiani”,  ben “fatti”,  interessano. Chissa’ se riusciro’ a saperne qualcosina prima di andar via dal SalentoPorto Cesareo.Le.Foto Romano Borrelli.14 8 2016. Mi piace dove è  ambientata la storia, a Roma,  cosi da immaginare  facilmente la stazione Termini e i suoi varchi di accesso, via Marsala,  Giolitti,  i tram che sferragliano e i bus che svuotano e riempiono la pancia,  il bus 70 diretto verso il Vaticano, le coppie in attesa che arrivi e piazza della Repubblica, la sua fontana,  le banche,  i portici così sabaudo,   le Terme e Santa Maria degli Angeli,  con i lavori stupendi di Michelangelo da lasciare nasi all’insù  e bocche aperte. Mi muovo a mio agio e così farei per il movimento fisico e psicologico dei miei eventuali. Chissa’. Affondo le mani nelle tasche,  alla ricerca di chissa’ quali ricordi e quali scritti. Una penna,  un pezzo di carta,  una mail,  un cerotto. Una ferita da racconto che stenta a rimarginarsi.

Jep Gambardella che passeggia per piazza Navona e dice; “Ho capito una cosa. Che non posso piu’ perdere tempo a fare le cose  che non mi va di fare”. Ora pero’,  via,  e facendo cenno con la mano. e scacciando mosche e pensieri. Mi allineo ai molti,  occhi ancora assonnati,  ovali ben inquadrati,  occhi neri,  azzurri,  capelli biondi,  neri,  castani,  trecce,  treccine, tutti felici e contenti nel pregustare l’oggetto del desiderio. E allora sapete che c’e’? buon pasticciotto a tutti.

Dopo il pasticciotto,  insomma,  un saltino dal ficarolo non me lo leva nessuno. Un po’ per due sane risate e un po’ per osservare da vicino l’effetto che fa una “ficatigna” senza spine.  Ho dieci minuti ancora per il parkimetro e tanta voglia di ridere e gustare… 14 8 2016 foto Borrelli Romano.Porto Cesareo, Le

San Lorenzo: 10. 8. 2016

Porto Cesareo,Le.10 8 2016 foto Romano BorrelliSan Lorenzo. Aspettando le stelle e la loro conta. Leggendo. Che è   provato,  statisticamente,  che chi legge ha una vita piu’ lunga. Non importa cosa. Certo non il biglietto del tram o dello scontrino della spesa. Libri e giornali e riviste intendeva la ricerca e così ribadisco e chiarisco. Mi fa piacere  pensare che da sempre faccio incetta di giornali del luogo in cui mi trovo . Ho cosi “scoperto” che questa azione quotidiana tanto semplice quanto utile  mi allunga la vita la loro lettura  e me la sono allungata e guadagnata. Come accadeva “per una telefonata”: vi ricordate la pubblicità della Telecom,  mentre tutto era pronto per una esecuzione arrivava una telefonata interminabile? Ma qualcuno ricorda anche le telefonate urbane e interrurbane?  Ma pensiamo all’oggi,  10 agosto,  festa di san Lorenzo. Chi era. Fu uno dei sette diaconi di Roma,  martirizzato nel 258 durante le persecuzioni volute dall’Imperatore Valeriano nel 257.  d. C. La Chiesa cattolica lo venera come santo.  Allora,  questa sera,  occhi su, sedia a sdraio,  insetticida o autan per eventuali zanzare, acqua o bibita,  popcorn,  rustico,  calzone e… “santa” pazienza. A Gallipoli si possono contare le stelle al castello. Io preferisco in piazza,  quella di Santa Maria Di Leuca,  sotto il faro che produce luce e aiuta la riflessione. Ottimi sono anche i giardini ed i cortili. Anche la piazza del paese,  con le nuove sedie installate da poco tempo. Bellissime le promesse e gli auspici nel momento in cui si avvistato. “Conservo ancora da qualche parte dei documenti,  lettere e testamenti…  “… appunti vari di dedideri espressi. Ovviamente,  desueti. Da queste parti i cortili sono davvero  tanti e cosi le masserie. Saranno multisala all’aperto,  aspettando San Lorenzo. Un film romantico chesi ripete da anni. In spiaggia non mancheranno scambi di piatti tipici,  falò  e bagni di mezzanotte,  aspettando l’alba. Facendo incetta di odori,  suoni, gusti,  colori,  azzurro,  giallo,  verde. Intanto questi colori li intercetto ora,  a Porto Cesareo, Le.10 8 1016 foto Borrelli RomanoPorto Cesareo,  metà  mattinata. L’azzurro come il cielo e il mare,  il verde come molti tratti di mare che sconfinano verso l’isolotto 20160810_083928e il giallo sole. Proprio come questo. Porto Cesareo, Le.10 8 2016 foto Borrelli Romano Il ficarolo ha aggiunto un nuovo prodotto alla sua “bancarella”ambulante: “la ficatigna senza spine”. Presumibilmente sara’ ancora più… dolce. E’bellissimo divenuto un personaggio,  questo  ficarolo che ci concede molte occasioni per ritrovare il buon umore e la sana  risata. Ficarolo mai volgare.

frisella leccese.10 8 2016 foto Romano BorrelliPs. Qui,  ottimo pasticciotto,  ma davvero “ecstra” e “rubo” l’idea al ficarolo,  a 1. 20.

Alle 20. 00 sulla spiaggia stazionavano in tantissimi,  sprovvisti dell’idea di far ritorno a casa. Anzi,  la casa,  stanotte e’ una tenda,  per la visione della caduta delle stelle.  Ed esprimere un desiderio. In prima fila.  Intanto,  nel frattempo,  chi comincia a scambiare i piatti e chi condisce la “frisedda”,  piatto semplice e tradizionale. Frisella,  bagnata appena,  per ammorbidirla,  pomodoro,  olio,  sale e origano La cena è  servirà. Aspettando le stelle. Sarà  una gara,  a chi ne a vista di più. E se nel corso dei mesi tutto dovesse essere positivo sarà  proprio merito di questa notte. E di una stella avvistata.

Buona visione.

8 agosto 2016

Bacino Grande, Le.8 8 2016 foto Borrelli RomanoLungo la statale che congiunge L. con L. il grande macchinario che produce energia a buon mercato sfruttando il vento dei due mari,  l’Adriatico e lo Jonio,  allunga in continuazione le sue tre lunghe braccia e mani. Sembra chiedere aiuto,  o pare in  lotta da sempre contro qualcosa. Braccia forti,  potenti,  muscolose,  d’acciaio. La sua presenza si segnala da una decina di km dal mare in questa via che rasenta la francigena,  che non si ferma a Brindisi,  ma continua. Piu’ in giu’. Una luce intermittente,  rossa, è posta alla sommità  del suo corpo d’acciaio;  una massa d’acciaio che si protende verso il cielo per una quindicina di metri e che  lo fa somigliare ad un Polifemo bonario dei tempi moderni. Produce energia. Chissà  per chi. E’ un ventilatore per “cristiane e cristiani”e non solo. Allargano le loro braccia ulivi e vitigni di qualunque specie quasi a ringraziarlo  di quel fresco ricevuto gratis e il continuo roteare silenzioso delle sue braccia ha l’effetto aggiuntivo di tenere lontane mosche e zanzare.  Poche auto verso il mare,  oggi:  le condizioni atmosferiche non sono delle migliori mentre il mare si che lo è,  eccome. Colori cristallini, come non mai. Esauriti i dieci km di questo nastro d’asfalto che congiunge L. a Porto Cesareo  deposito la macchina in garage e mi addentro per un po’ verso l’interno,  affondando i piedi in una terra resa appena morbida dalle recenti piogge. Solo qualche passo tra mare e collina per una panoramica veloce.  Bacino Grande, Le.8 8 2016 fito Borrelli RomanoUna casa d’altri tempi compare agli occhi solo in queste occasioni: andare a zonzo a casaccio.  E’ bassa e piccolissima rifugio negli anni per chissà  quanti e quanto. “Cade la terra” scriverebbe una “abbandonologa” e bravissima scrittrice,  Carmen Pellegrino. Mi avvicino e sento risuonare le voci di qualche madre intenta a richiamare una decina di figli che da queste parti hanno nomi usuali e che si ripropongono con il passare del tempo: Uccio, Pippi, Ciccillo, Mino, Mimino, Nino,  Ernesto,  Enrico,   Giuanni,  Nino,  Mela,  Maria,  Marina,  Nina, Tina, Lea,  Alba,  ‘Ntunietta… divenuti col passare del tempo,  “nunna,  nunno,  Tata… “Provo ad entrare. È  minuscola e mi domando davvero come abbiano fatto a starci qui dentro e giocare,  dormire,  mangiare e magari farci l’amore. Intanto sento profumo di parmigiana,  pasta al forno,  pitta, purpette e pittule… Sara’ che è  ora di pranzo…e le cose che si sentono sono molte.

ps: Un ricordo ai caduti di Marcinelle,  l’8 agosto del 1956. Quando in questa terra rossa si coltivavano pomodori e si raccoglievano olive e uva buone per l’olio e il vino. Quando la si lavorava e parecchio. Poi cominciarono a mancare i pomodori e si comincio’ a costruire fino quasi a ridosso del mare e il lavoro continuava a mancare. Esattamente come allora. Forti di una Costituzione dove “l’Italia è  una Repubblica democratica fondata sul lavoro” ma quel lavoro fu possibile solo in seguito ad un accordo col Belgio: tot carbone per tot lavoratori,  sradicati dalla loro terra. Tot carbone ma non “tot diritti”. Poi successe la tragedia di Marcinelle…

Lecce, stazione di Lecce

Porto Cesareo Le.23 7 2016.foto Borrelli RomanoC’era la pioggia nel pineto,  questa mattina. E la terra sprigionava i suoi profumi e cominciava a dare i suoi primi frutti mentre il mare conduceva i suoi  fino a me con leggerezza e a bordo di un venticello

25 7 16 foto Borrelli Romano

. La luna nei giorni scorsi,  con le sue gambe divaricate ha partorito notti bellissime e mentre la musica o “lu rusciu te lu mare” le ha rese ancora piu’ belle e goderecce.  Paesaggio “pascoliano”,  molto intimo,  e’ stato il primo pensiero. Pascoli cominciai a studiarlo con occhi attenti quando cominciò  “il tempo delle conchiglie”.  A dirla cosi sembrerebbe un film sugli amori adolescenziali.  Forse solo sull’amore. Che bisogno c’è  di declinarlo?  Salutati velocemente amici e vicini (che mi dicono: “ce sta faci,  sta parti? Allora si cujone”) creando cosi un’ennesima occasione di risata e Porto Cesareo con le sue casette basse poste  tra terra e mare mi dirigo velocemente verso Lecce dove è  in attesa il treno per Torino. Un  disegno lungo le strade di Porto Cesareo mi ha rammentato il significato di  un vero viaggio e per il tempo (gli occhi,  Proust,  anche questo e’ a corredo del tempo delle conchiglie) che ho disponibile voglio gustarmi un po’ di queste bellezze salentine. 20160726_094929Certo non mi faccio mancare il solito giro in centro,  Lecce 26 7 2016 ,foto Borrelli Romano20160726_095449Lecce.26 7 2016.foto Borrelli Romanoal Duomo,  davanti all’anfiteatro,Lecce 26 7 2016 foto Borrelli Romano ” con occhi da poeta” gustando ancora una volta,  alla faccia della dieta,  un pasticciotto. Un giro e il tempo stringe: Lecce staz.26 7 2016 foto Borrelli Romanole 11 si avvicinano e alla stazione dovrò  pur arrivare. In città  frotte di turisti carte geografica tra le mani. Un cartello in città  ci da il suo benvenuto. Nessun problema: il treno è  li ma è  solo una piccolissima parentesi.

25 luglio

25 7 2016 Bacino Grande, Le.Borrelli Romano foto25 luglio,  una data che nelle spiegazioni,  a scuola,  è  fondamentale,  così come l’8 settembre. E anche durante l’ultima maturita’ le due date sono state sviscerate dai candidati,  su richiesta del commissario.   Ma oggi e’ 25 luglio 2016. Come sempre Caronte si è  affacciato e ha caratterizzato la giornata rendendola ulteriormente pesante e faticosa. In spiaggia,  chi passeggia e chi sonnecchia e il caldo la fa da padrone. Asciugamani colorati sottolineano ed esaltano ulteriormente la bellezza dell’estate. Tutti in forma e prove costume ampiamente superate. Poi,  se qualcuno no,  “chissene… ” direbbero i miei studenti.  Le conchiglie sulla sabbia e deposte sulla riva inanellano numerose perle,  e certo  anche quelle sotto l’ombrellone cappello in testa non si fanno mancare.  E’ bellissima questa luce che si insinua in ogni dove25 7 2016 Bacino Grande, Le.foto Borrelli Romano.  Sulla spiaggia,  verso l’ora del tramonto,  son riuscito a trovare qualche lettrice,  al riparo dal sole sotto gli ombrelloni,  immersa nella lettura e pagine di qualche bellissimo libroBacino Grande, Le.25 7 2016 foto Borrelli Romano. Oltre che di crema solare. Il mare o le sue onde che si accavallano e ricamano trame bellissime con il filo dell’acqua e della schiuma rimandano ai miei piedi qualche conchiglia proveniente da chissà  dove,  chissà  quali terre. Ne colgo una e la avvicino all’orecchio rimembrando un gioco passato. Dal suo interno si propaga una musica,  “Tu come stai” mentre il mare fa la sua parte. “Gioco con i punti cardinale e immagino la Grecia,  la Calabria,  l’Africa,  il mar Adriatico,  poco più su. E chissà  che la conchiglia non giunga proprio da li. “Qual e’ il più  bello tra lo Jonio e l’Adriatico dal tuo/mio punto di vista?” provo a domandarmi.  Un po’  come chiedere per quale squadra tifi o la classica domanda posta ai  bambini: “vuoi più  bene a mamma o papa’? ”  A me piace tantissimo questo mare  ma Santa Mara di Leuca dove confluiscono i mari creando quegli effetti ottici così particolari non scherza cosi come non scherzano i colori di Otranto. E se dovessi pensare ad un posto dove stare sempre forse direi…. nel faro!!! Come classe,  come scuola,  come cattedra. E forse anche la conchiglia ci starebbe bene,  nella macchina della luce. Qui che e’ Salento dove mare e terra si confondono,  tra ulivi,  viti e muri a secco e masserie.  Bacino Grande 25 7 2016 foto Borrelli RomanoTorno sulla conchiglia che innesca una trama di ricordi e diviene per me una penna per inanellare racconti. Un po’ come aprire una  cassapanca,  coi suoi ricordi…”Cup o tea” direbbero gli inglesi.

“Enrico C.”

18 7 2016, Porto Cesareo, Le.foto,Borrelli RomanoLe verande delle case estive fanno come possono,   il loro onesto lavoro: ovattano quanti sono al loro interno  dai rumori della strada, sia causati da turisti con ombrelloni e corredo vario al seguito  (disposti tra mani,  braccia e collo,  vedi salvagenti) che si dirigono verso la spiaggia,  sia dal “cicaleggio” continuo che insieme scandiscono il tempo e l’andamento lento. Dalle fessure delle finestre si intravede,  oltre il fico, i suoi rami,  le sue foglie,    Enrico C.   che dall’alto dei suoi 80,  nasconde,  come sempre,  il viso e il suo capo calvo,  dal solito cappellino giallo,  omaggio di chissa’ quale commerciante nei lunghi e vuoti mesi che precedono la “bella estate”.  E’ scuro in volto, coloro che è  il risultato di una perenne abbronzatura forzata,  per una continua esposizione al sole,  e qualche ruga  ne solca la fronte. Il sole lo vendemmia continuamente. Un tempo faceva il contadino e da anni,  pur non avendo nulla da coltivare,  si reca sulla sua terra (o ex terra) a guardarla come si fa con un amore eterno. Il manubrio della sua bicicletta conserva da sempre una bustina di nylon,  a sinistra,  per la spesa,  e,  a destra,  in altra bustina,  nell’ordine,  si trovano,  “il mastice,  la pezza,  e la carta vetrata” in caso di foratura. Enrico sara’ un pezzo di antiquariato e non solo da queste parti,  almeno ritengo,  in fatto di “gommista per  biciclette”. Secchio d’acqua,  camera d’aria immersa e occhi attenti pevlscrutare da dove escono le bolle E individuare così il foro.    Poi,  una grattata con la carta vetrata  alla  camera d’aria,  la pezza e “il mastice”. E “riparo l’imbroglio”,  dice.  E quante ne avra’ riparate ai ragazzi del circostante in anni di onorata carriera? Sulla sua bici ha piazzato anche una bandierina dell’Italia a perenne ricordo di chissa’ quale mondiale di calcio o europeo20160718_113455. Enrico e’ tozzo,  ma lo e’ sempre stato, e anche qualche anno fa lo era; indossa una canottiera stile mare colorata,  i calzoncini da ciclista e scarpe da ginnastica. Immancabili gli occhiali. Da sole a goccia.  Nel pomeriggio,  verso le 15,  cascasse il mondo,  e’ uso dare una scampanellata per indicare la sua partenza verso Porto Cesareo e svegliando cosi quanti sono in “zona siesta” : e’ sua abitudine ripetere la scampanellata anche al suo ritorno,  quando il manubrio è  ricolmo di spesa e l’andatura poco equilibrata.  Un panino,  fette di prosciutto,  una scatoletta,  tv sorrisi e canzoni,  una gassosa e l’acqua Uliveto. Immancabile una pesca,  perche’ fatta a fette in un bicchiere di vino e’ il massimo. Per lui. Bisognera’ pur concedere un aiutino allo stomaco dopo una mangiata simile alla sua veneranda eta’ e… dopo tutte quelle fatiche nel pedalare occorre una dieta sana ed equilibrata!  Scampanella almeno un km prima del suo arrivo.  I bambini,  quei pochi rimasti che hanno sentito le vicende di Enrico raccontate da nonni e genitori,  gli corrono incontro festosi gridando: “Enrico,  Enrico”. Biascica qualche parola dalla sua 28 anche se i tempi di percorrenza  tra Porto Cesareo e Torre Lapillo si sono enormemente dilatati negli ultimi anni.  La forza del tempo. Canta,  perché  una volta lo faceva,  nelle lunghe notti afose, o sotto gli ulivi,  i fichi,  tra uva in via di maturazione e angurie sparse sulla terra rossa,  pronte per la raccolta. Era Caruso “dove il mare luccica”. E’ ancora Enrico,  come Berlinguer,  quando da queste parti il circolo era politica. Caruso. E spira forte il vento. Enrico,  dopo la sua cena,  fa due passi,  a piedi. Qualcuno gli chiede di cantare o suonare,  perche’ un tempo,  quando non c’era nulla e poche anime  intorno,  suonava. O faceva finta. Per tidere e scherzare e passare il tempo. Ma alla gente,  piaceva e piace  così. Quando lo si incontra,  nella passeggiata notturna,  durante certe estati calde che non ti fanno dormire e ti obbligano a scappare dalla camera,    in molti,  incontrandolo,   gli chiedono ancora di cantare una canzone….lui l’accenna,  monosillabe,  e accenna un inizio di accordo,  senza chitarra,  ma tutti d’accordo: forza Enrico,  canta”. E lui:”Mi manchi sai,  mi manchi sai..    naaaa… “e canta e suona mimando una finta chitarra. Poi,  inizia a raccontare di quando a Belvedere c’erano solo lui e pochi altri e dal Boncore proveniva il rumore dei camion.  Poi,  la cementificazione,  e storpia una canzone di Celentano… “la’ dove c’era il mare ora c’e’… “19 7 2016 Porto Cesareo, Le.foto Borrelli Romano.Porto Cesareo, Le.18 7 2016 foto Borrelli Romano