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Costituzione, Lavoro e buon 2018

Torino 31 12 2017 Romano Borrell fotoE così, lentamente, ci si avvia ad archiviare il 2017. Per le strade del centro, nel pomeriggio, passeggiate, chiome lucide, cappottini e vestitini, rivestono e ornano  strade “pettinate” da torinesi e turisti, nella camminata pre “aperitivo” del cenone. Al fondo di via Garibaldi si apre piazza Castello, col suo albero “elettrico” ed il presepe.Sullo sfondo svetta maestosa la Mole Antonelliana “vestita” a festa, illuminata ed illuminante. Oltrepasso le bancarelle e un paio di “cantanti” al ritmo della musica “Regia”.  Entro nel cortile della Cavallerizza, e lo spettacolo e’ affascinante, oggi come ieri. Mi dirigo sotto la Mole Antonelliana, un paio di foto  e faccio ritorno. Rasento gli uffici Rai e riconosco il cancello, dove Diego un giorno lascio’ in una notte bianca la sua rosa per la sua Marilisa.  E mentre penso a tutto cio’, a Dostoevskij e agli innamorati, alle pagine della Stampa e la storia e le cronache su quella benedetta rosa senza saperne l’epilogo, mi passa vicino il Presidente della Regione Chiamparino.  Penso di augurargli un buon anno ma sabaudamente non dico nulla, taccio, e osservo l’Universita’ e tutti gli esami sostenuti, la Laurea e i trionfi. Da qualche balcone “piove” nonostante il divieto  qualche “petardo”, ma si sa che…In alcune citta’, Torino compresa, piazze blindate e cin cin a casa. Unica “guerra” ammessa, tra Panettone e Pandoro e intanto, nell’attesa, tv e Fantozzi, un classico da sempre. Prima del solito trenino e dell’ormai inflazionato “pepepepepe’….”alla chiusura del 3-2-1….

Alla tv, il  Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha da poco concluso il suo discorso agli italiani, a reti unificate. Nel discorso, i punti fondamentali, sono il riferimento alla Costituzione, carta fondamentale, bussola di una comunita’,  fondata sul lavoro. Proprio 70 anni fa, come in questi giorni, i Padri Costituenti avevano terminato il  loro lavoro, donandoci questa bellissima carta fondamentale,   dalla sovranita’ appartenente al popolo che la esercita nei modi e nelle forme stabilite dalla legge. Il decreto, appena firmato, relativo allo scioglimento delle Camere, e di conseguenza, le elezioni il 4 marzo, rappresentano l’ appuntamento per esercitarla, la sovranita’. Il lavoro: che ve ne sia uno almeno in ogni famiglia. Il ricordo a chi non puo’ o/e non riesce a festeggiare, per poter garantire i servizi essenziali. Devo dire che mi è molto piaciuto il discorso del Presidente. In alcuni frangenti mi ha ricordato quelli bellissimi, di Sandro Pertini.

Per quanto mi riguarda, ho concluso questi momenti di vacanza terminando alcuni libri (per la verità letti a suo tempo): “Cristo si è fermato a Eboli” ( Carlo Levi); “Fontamara” (Ignazio Silone); “Il giardino dei Finzi Contini” (Giorgio Bassani). Di questi libri, parlero’, scrivero’, dato che saranno proposte per le loro tesine.

Che dire? Un augurio di un 2018 migliore con tanta serenità e gioia nel cuore.

Primo Dicembre 2015

Foto Borrelli RomanoTorino, piazza Castello, ore 17.30-18.00. Tutto pronto come sempre, meglio, come da un po’ di anni, almeno per il presepe. I vigili del fuoco gireranno l’interruttore e abbasseranno la prima casella del Presepe e poi “coro” di flash e selfie. Per quanto riguarda l’albero, bhe’ devo dire che mi piaceva di piu’ quello dell’anno scorso. E’ un po’  come l’albero di Natale di Porta Nuova sempre piu’ magro. Poverino. Un po’ come la storia della  metro, fatta per magri. E noi torinesi, di magri abbiamo davvero un occhio: senza offesa, da Primo Cittadino. L’occhio o il fisico? (Comunque mi ha fatto gli auguri per il mio sogno avverato e per il primato!). Un po’ come quando ci sentivamo dire da piccoli: “e vuoi piu’ bene a papa’ o mamma?” Ecco, ora: “e ti piace di piu’ la metro di Milano o quella di Torino? E ancora, :”L’albero della stazione Centrale di Milano o Porta Nuova?” E ancora: “E tra l’albero di piazza Castello e quello del Duomo?” Non voglio essere critico con la mia citta’ ma perche’ dobbiamo  sempre fare le cose in riduzione un po’ come quel caro vecchio e attuale “sistema” matematico matematico sempre cosi in voga fra gli studenti.  “Quale sistema usi?” Rduzione, rispondevamo sempre. Al massimo una “sostituzione”. Dobbiamo sempre ridurre. L’anno scorso ho appeso sull’albero di Natale un sogno in  grande, riuscito poi. Era in grande e per un sogno grande ci voleva un albero grande. (Due anni fa la storia e la pagina de La Stampa, di Diego e Marilisa cosi piaciuta ai ragazzi: “Dhe'”). Quest’anno portero’ a turno le classi. E le mie, si sa, sono, manco a farlo apposta, in ….riduzione. Chissa’ che anche i loro sogni….non possano trasformarsi in…grandi, da grandi. Ora prendo la mia storia sotto braccio e le faccio  fare un giro nella sua piazza tanto amata. Anche questa per me e’ una grande storia. “Ma che vuoi fare??” Mi domandano davanti ad un caffe’, scrutandomi per quel mio sogno pronto ancora una volta da appendere lassu’,.sull’albero nel momento in cui lo montetanno”. ” Insegnare”, rispondo. “Ma non lo fai gia’? Non hai realizzato il sogno dell’anno scorso?” Rispondo:”Si, ma vorrei farlo…in grande. Non in…riduzione”. E fortunatamente non sono una “pantera grigia” nell’Italia record di professori anziani.

Chiudo gli occhi e penso: “un anno e’ trascorso”, avviandomi verso casa con la mia storia sotto braccio. I miei passi ritmano i ricordi.”In un momento” (ricordando Dino Campana, e non solo) e la piazza si svuota.

Buon primo dicembre.Foto romano borrelli

L’estate nel “cuore” d’autunno

Torino. Estate nel cuore d’autunno. Torino 13 11 2015 foto Borrelli RomanoBraccia che si aprono e accolgono. Torino, piazza Statuto, 13 11 2015.Romano BorrelliCome i portici della nostra citta’ che abbracciano e avviluppano. Non si riesce a comprendere in quale stagione siamo immersi. Fa caldo. Il sole scalda le case e le ossa, nell’estate di San Martino. Qualcuno ha scritto e molti ne parlano dell’effetto “biscotto” , smog che sovrasta la nostra citta’ vista collina. Effetto collaterale. E non solo. Non fa freddo, almeno come dovrebbe. Ho voglia di mare, vorrei fare un bagno, a mare, in Salento. Ho sete. Parecchio. Di molte cose, talune inespresse. Forse ho la febbre ed il tepore e’ ancora piu’ intenso. Al Valentino, il parco degli innamorati di Torino al cui interno si custodiscono segreti oltre che una bellissima riproduzione medioevale, scoiattoli corrono e si avvicinano all’uomo alla ricerca di cibo mentre i cani rincorrono i primi in un circolo vizioso. Foglie mosse dal vento, appena accennato, e una musica intorno del tutto dolce, composta e suonata dal frusciare degli alberi.  Alberi che provano ad indossare abiti dai nuovi colori. Voci e nomi di donne si ricorrono nel tempo: “Stefania, Marta, Laura”, urla impazzite di mamme vigili. Ne accarezzo ricordi e parole. Voglia di gelato, di maniche corte, coperte ma scoperti sui prati del Valentino, a ripassare o preparare una lezione: una storia realmente accaduta, a Torino, una lettera, quella di Diego a Marilisa, una lettera- libro, di Kafka, e lettere di Freud. Il percorso di studio e’ bello, interessante. Cominciamo da una lettera, contestualizzandola, poi, si vedra’. Per ora, godiamoci la bellezza di questa citta’ con uno sfondo poco…autunnale.

Ballando sotto la Mole

Torino 31 dicembre 2014, tabellone di Porta Susa, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Porta Susa. In attesa. Foto, Romano BorrelliTorino via Roma al passo della musica, foto, Romano BorrelliL’anno sta per terminare, quasi, là dove era iniziato. In una stazione. Come ricorderete, una ragazza, simbolo di molte, molti, partiva, per l’Argentina, in cerca di qualcosa. Lavoro, riposo, studio… Chissà quanti di noi vorrebbero andare. Viaggiare, anche in solitarietà. Purchè sia.  Fa freddo, qui a Torino. La temperatura è rigida. Un paio di treni provenienti dal Sud sono in ritardo. Uno, proveniente da Reggio Calabria “scarica” gente stanca ed esausta, con la schiena a forma di sedile. Pronti pero’ ad abbracciare parenti ed amici con la giusta forza da non farsi rovinare le ultime ore dell’anno e una buona bicchierata per l’augurio di un buon principioTorino 31 dicembre 2014, Porta Susa, foto, Romano Borrelli. Aspettando il Treno in ritardo. Un altro treno, da un po’ di tempo, non parte più e non lo menziona neanche quella carta gialla, sotto “vetro” tipo Pozzo orario, né tantomeno  vedere, cosicché il biglietto è rimasto al cancello ormai da un pezzo.   Come la rosa e come quanti si aspettavano il ritorno di Diego sulla scena del film, vero-vero,  andato in scena giusto un anno fa sulle colonne di una ringhiera di via Verdi e su quelle de La Stampa: “Un amore e la rosa”.Torino 31 dicembre 2014, Serming, foto, Romano BorrelliDi qui a poco ci sarà il “digiuno” del Capodanno, “non consumato” da tantissimi, al Serming e poi, la marcia. A seguire, la Messa.  Già, cosa succedeva questo pomeriggio, al Serming, quel grande contenitore di attività sempre in moto e ancor più nella giornata di oggi? Attività. Numerose. Ragazze e ragazzi sempre al lavoro. Intenti a preparare cartelli,Torino 31 dicembre 2014, Serming, preparazione cartelli, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Serming. Preparazione cartelli. Foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, preparazione cartelli. Foto, Borrelli Romano per questa sera, per la marcia, fino al Duomo, dove ci sarà la Santa Messa,  mentre, nello stesso tempo,  nelle case private, ristoranti o altro, le “camminate” saranno altre, dettate dalla musica delle posate, dal palato, delle mascelle. Sempre in movimento. Bandiere e candele accompagneranno la marcia lungo le strade di Borgo Dora, attraversando Porta Palazzo, le Porte Palatine,Torino 31 dicembre 2014, Porte Palatine, foto, Borrelli Romano (bellissime, restituite, dopo i lunghi lavori, ai torinesi) via XX Settembre fino al Duomo. Torino 31 dicembre 2014, Serming, bandiere, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Serming, candele, foto, Romano BorrelliAll’interno del Serming, in ogni ambiente, gruppi al lavoro. Al servizio. Del prossimo. Osservo, dialogo, saluto. Esco. La mongolfiera sul piazzale, ferma, in attesa. Il freddo è pungente. L’area dei mercatini ormai è sgombra. Di tanto in tanto qualche petardo lanciato dai balconi accompagna il cammino di molti e lungo la strada che da qui, dal Serming, dalla scuola Holden, ci  conduce al mercato, di Porta PalazzoTorino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, foto, Romano Borrelli (2), il più grande mercato d’Europa all’aperto. Torino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, foto, Romano BorrelliVivace e trasversale. Colorato. Una babele di lingue. Un’infilata di gazebo, di tende, e sorrisi che si allargano, quelli dei più piccoli. Bimbi intenti a giocare, con niente. Mi offrono una fetta di panettone. Ringrazio. E’ bello vederli giocare e divertirsi.Torino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, auguri bambini. Foto, Romano Borrelli Mi fanno pensare al bambino di amici, Gioele, che ama giocare, come tutti i bambini, con mamma e papà. Un mondo nel mondo. Scarpe, abbigliamento, di ogni tipo, per ogni genere. E ancora frutta e verdura. Al coperto, carne, formaggi, pronti per essere venduti: dalle vetrine degli stand alle vetrine della tavola di casa e dei ristoranti. Il mercato è vivo. La gente, nonostante si stia facendo sera è dinamica. Veloce. Arriva, compra, sparisce. Fiato e fumo da ciascuno. Mi avvio verso il centro. Dove lentamente, anche se in anticipo, la gente pensa già a ballare. Sotto la Mole. Di qui a poco, Paolo Belli intratterrà la piazza fino al brindisi di fine-inizio anno. “Meno, meno, meno…”sarà il mantra, in questa come in tutte le piazze d’Italia. “Nessuno dei torinesi lo lascerà più solo”, questa sera. Torino 31 dicembre 2014, Piazza San Carlo. Ballando sotto...la Mole. Foto, Romano Borrelli Qualcuno ricorda la sua bella canzone di anni addietro? In molti, tra via Roma e la piazza e la galleria e in ogni luogo possibile di questo coloratissimo centro Torino 31 dicembre 2014, centro di Torino, foto, Romano Borrelli provano il “lindy hop”, sulla scia degli anni ’30.  Altri si muovono e ascoltano al tempo della musica, da violino. Da via RomaTorino 31 dicembre 2014, via Roma. Foto, Romano BorrelliQualcuno asserisce che da qui, piazza San Carlo,Torino 31 dicembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Romano Borrelli è un film d’amore. E non si paga neanche il biglietto. Si accomoda e si gode lo spettacolo.Torino 31 dicembre 2014, via Roma e il film Piazza San Carlo, foto, Borrelli RomanoE allora apprestiamoci ad iniziare nel migliore dei modi questo 2015.  Un anno faticoso ma ricco di soddisfazioni, un anno dove il si deve si è imposto sul “fa piacere”, un anno  lungo un’attesa, ma anche il coronamento di un’impresa, anche con poca intesa e qualche rottura. Un anno ricco di luci, che resteranno accese, ancora e ancora.Un anno di  un amico e della sua famiglia che mi conferiscono  il loro augurio “con la convinzione che il vento prima o poi cambierà direzione e le nostre vele si gonfieranno”. Un amico, Massimo ( il libraio), mi ricorda quanto segue: “Com’è povero un cielo senza sole, un uomo senza sogni… Il pane non basta: ci vuole un sogno per farlo più buono. Ti dà più forza del vino sincero un sogno che ha fretta che da te solo aspetta di diventare vero”. (Gianni Rodari). I sogni…i sogni aiutano a costruire un mondo diverso…è il sogno che spinge a viaggiare, ad andare oltre, aspettare, costruire. Sognare.

Intanto, “meno”, “meno”, “meno” e’ gia’ cominciato, non solo in piazza, e fra poco il saluto all’ anno che verra’. Fra  qualche ora sapremo anche a chi appartiene il primo vagito, se sara’ maschio o femmina,  e se, se, se…

Intanto, il Presidente della Repubblica, nell’augurarci un buon 2015 annuncia anche le possibili dimissioni. Anzi…normate dalla Costituzione.

Ps. Per chi ha voglia di renderlo ancora più dolce, questo fine d’anno ( e inizio), in piazza, bhè, da queste parti ci saranno i gofri di Massimo.

Torino 28 dicembre 2014. Diego e Marilisa, un anno dopo

Torino 28 dicembre 2014, Borrelli Romano28 dic 2014, Torino, foto Borrelli RomanoFin dalle prime luci dell’alba, coda perfettamente ordinata per una visita al Museo del Cinema Torino 28 dicembre 2014, in fila ai piedi della Mole Antonelliana, foto, Romano Borrellie una visita mozzafiato da un terrazzo dove esattamente un anno fa venne girato uno dei film piu’ chiacchierati della storia giornalistica locale: un bacio e un amore “lasciati”al cancello. Insieme ad una rosa e al profumo di un amore lasciatoci in eredita’ per molti giorni. Chissa’. Fa freddo nella nostra citta’. Avvolti nei nostri giubbotti ammiriamo e osserviamo. La caccia e’ aperta. Diego verra’ ancora una volta ad omaggiare il suo amore come aveva promesso ricordando in piu di uno, una delle migliori pagine della letteratura del grande Dosto? Le notti bianche…..proprio con questo parallelo la cronista termino’ quell’articolo in una delle ultime cronache cittadine del 2013. Articolo che conobbe un’appendice sulle pagine dello stesso quotidiano torinese e che seppe innescare ampi dibattiti nelle aule scolastiche, condotti magistralmente da attente riflessioni ed analisi da validi insegnanti di lettere.Torino, via Verdi, dicembre 2013, lettrice de La Stampa, foto, Romano Borrelli Un fatto che chiese un’attenta lettura “di classe” e scritto davero con sensibilita’ e classe giuste abbastnaza. Amore di giorno e amore di notte. Sempre in tempo per scriverne e farne. Quante ne avra’ passate ancora, di notti bianche, o in bianco,  lungo il corso di quest’anno e quante ancora  o anche no ne avra’ passate il nostro Diego, sofferente per quell’ amore dimenticato troppo velocemente?La caccia e l’attesa sono aperte….Occhio quindi, attento e vigile, al passo, dell’amore. Quando passa.

Ps. Un signore, sdraiato sull’erba, meglio,  sulla rugiada, giornale in mano, con poca voglia di farsi fotografare, come mi conoscesse da un anno, mi chiede di avvicinarlo, per una “parolina”, mi bisbiglia, alla Dosto. 20141228_103325“Perche’ aspettarsi Diego in una riproposizione rituale del gesto, una lettera, una rosa, un parlare con se stesso, all’ombra della Mole?”Torino 28 dicembre 2014, la Mole Antonelliana dai Giardini Reali, foto, Romano Borrelli Gurarda oltre. “La vede quella biondina, stretta nel suo giubbotto, nel suo golfino che fa tanto  La vede quell’ altra, dai capelli scuri?” Probabilmente sono loro, oggi….ieri non era tempo…guardi oltre, Diego probabilmente non dira’ piu’, pubblicamente, più di quanto e’ stato ampiamente detto e scritto, magari, inconsapevolmente….Magari suo malgrado. L’amore e’ proprio vero, e’ un  grandissimo mistero.

Ps. Le luci del giorno cedono il posto ai colori piu scuri della sera, una mezza falce in cielo, e’ lentamente cullata, oltre il blu, la sera cede il passo alla notte…sul cancello non vi e’ nessuna traccia di scritto e nessuno e nessuna rosa si e’ palesato ed e’ stata lasciata…forse aveva ragione quella persona sdraiata sul manto di rugiada, ma bisognava crederci fino in fondo. A distanza di un anno si puo’ dire…”quei fabbricatori” di storie “tirati per il naso” (direbbe Dosto) …rimasti al cancello.Torino, dicembre 2013, La Stampa su via Verdi, foto, Romano Borrelli

ps. Eppure in lontananza i gruppi sostavano proprio in quello spicchio di terra, davanti al cancello, sotto una scritta “Via Verdi”.Torino 28 dicembre 2014, foto, Borrelli Romano La curiosita’, sembrava di molti e per molti, ma probabilmente o meglio, certamente, solo e soltanto suggestione. Certamente di quel che si parlava o si ascoltava riguardava Carlo Alberto, Antonelli, costruttore assai noto per i suoi “mutamenti” in corso d’ opera, dell”800, di don Bosco, della costruzione in muratura piu’ alta fino al 1953 ( chissa’ se si e’ parlato anche di Legge truffa, mha’), tempietto, ebrei, terrazzo, angelo, stella, balconcini, 58 secondi, ascensore, pancia, di quando lei venne la prima volta e lui le regalo’ un tramonto, nella tazza, ovviamente… 28 dic 2014, foto Borrelli RomanoOggi, li davanti, in attesa, molti avevano La Stampa ripiegata tra le mani, ma non era la pagina di una storia d’amore, declinata in mille sfaccettature e piegata o “ripiegata” alla meglio e riposta nel cassetto piu’ lontano  nascosto della memoria. Oggi era il giorno dell’ascensore, della Mole, del contratto e dell’ascensorista. Quella notizia fa parte del passato ma non quei valori che ci parlano ogni giorno. Cosa e’ rimasto un anno dopo? Bhe’, prima o poi, un giro in ascensore e una passeggiata sul terrazzo della Mole, lo rifaro’.

Ps. Il Pam, ai piedi della Mole, era aperto. Tre gli scaffali, di tanto in tanto si aggirava qualcuno, per comprare un panettone, una bottiglia di vino o spumante e festeggiare, magari all’ ombra della Mole, o, chissa’, sul terrazzo della Mole. Che magnifica idea, pero’.

Dalla poesia il racconto: “Mus D’oro”

micio di Natale!A volte con gli aereoplanini ci si giocava e tuttora si gioca ancora. Come quando si era bambini. Con occhi da bambini. Un foglio di carta, una matita, un messaggio e oplà, lo si tirava, in direzione di qualcun* a cui avremmo voluto dire qualcosa. Recapitare  un messaggio.

L’altra sera, occhi verso il cielo,  braccia allungate e lotta senza quartiere nella fame già contemplata di cultura e di poesia al  solo (solo???) fine di  prendermi il messaggio per poi provare a rilanciarlo. Giuro non ho mai visto tanti Gigi Buffon in una piazza sola. Tutti a mani nude, senza guanti. Poi, ovviamente, c’erano anche i più saggi che si richiamavano a Dino Zoff. E’ stata dura, ma un tozzo di pane, lo si rimedia sempre. Una volta che il mio aereoplanino si era depositato  tra le mani ho cercato di sbirciare lestamente verso il fondo della pagina e della poesia, dove era riprodotta la firma dell’autore o dell’autrice. Memorizzato nome e cognome ho provato a fare un giro tra la rete e tra le varie pubblicazioni dell’autrice.  (quando si hanno lettere in mano…a proposito, lentamente si avvicina la data del primo incontro tra Diego e Marilisa, il tormentone di fine anno su La Stampa torinese. O meglio, tormentone  di inizio anno. Ricordate? E da quella lettera poi, centinaia di lettere). E così, con fiuto giornalistico, ho scoperto che l’autrice della poesia, Angela Donna, scrive, che ha un bel gattone di 7 anni, (nella foto), che risponde al nome di Musino D’Oro, detto Mus e che insieme al bel Mus e dal bel Mus è fuoriuscito un bel racconto. Anzi, un bellissimo racconto. Racconto che condivido nonostante sia stato pubblicato nel 2013 nel libretto dell’Associazione Protezione Micio Onlus pro gatti nel 2013… Dopo l’amico Juri e il suo gatto ecco un altro micio, anzi, Mus d’oro.

(il tutto proprio mentre le notizie di questi giorni riportano il desiderio di qualcuno di voler inserire in Costituzione la difesa degli animali).

un angora turco

“I turchi credono che vi siano alcuni gatti con particolari poteri, i gatti del desiderio. Tali gatti, narra un racconto tradizionale del loro Paese, hanno il potere di far avverare i desideri che gli vengono sussurrati all’orecchio dalle persone che essi più amano…”

Per lei la leggenda si era già avverata nel momento stesso in cui era comparso. Quel micio tutto bianco. Bianco come  se l’era sognato. Immaginato. Desiderato.

Sì. Voglio un gatto bianco!

Non sapeva bene perché. Ma quella era stata l’idea che si era formata nella sua mente. Con gli occhi del cuore. Una figurazione immediata. Come un grido. Al rientro nella sua casa vuota. Tutto immobile e polveroso. Senza vita. Da quando lui se n’era andato. Via. Per sempre. Lasciandola priva di un senso. Sola.

Da una profonda sorgente di vita. Un rivo sottile sottile rimasto laggiù senza che nemmeno lei lo sapesse. Come una scaturigine d’acqua chiara: Voglio qualcosa di vivo intorno a me! Sì. Voglio un gatto bianco! Sì. Voglio vivere!

Il giorno dopo è salita in montagna. Nel piccolo paese che sotto le logge ombrose odora di noci e di pietra umida. E dove le sue radici affondano profonde. Dove l’infanzia era libertà. E dove la libertà è infanzia.

… No. Non può essere vero! Lì sotto il portico davanti a lei c’è un micio. Bianco. (Immaginatela dentro la leggenda turca: si stropiccerebbe gli occhi per vedere se sogna o se è sveglia. Ma questa non è una fiaba! direte voi).

In paese non ci sono mai stati. Non i gatti – che le borgate di montagna ne sono piene – di nati nei fienili e tenuti saggiamente nascosti dalle madri fino allo svezzamento. Ma bianchi mai. Non si è visto neanche una volta un essere bianco prima d’ora. Lo può giurare e lo giura.

Insieme alla sera fresca e profumata di erba –  il gattino tutto pelo scende a valle con lei dentro una minuscola scatola di cartone. Non aveva padroni. Nessuno ha saputo indicarle da dove fosse sbucato e di chi mai fosse.

Da quel giorno lontano tant’anni – da quando è diventato il “suo” gatto o forse lei è stata eletta la “sua” padrona – il bianco Mus continua a donare colori alla vita quotidiana con una presenza gioiosa come una capriola. Tra loro è un essere insieme semplice e autentico. Che si espande anche agli altri umani intorno.

Mus è un piccolo angora turco. Dagli occhi blu. Che appartiene a quella razza mediorientale e pregiata l’ha scoperto solo dopo. Facendo ricerche. Ed è anche così che ha scoperto la favola bella. Senza indugio ha deciso di crederle. (Ma allora questa è una fiaba! direte voi). Il suo Mus è un gatto dei desideri. Con gli straordinari poteri del finissimo orecchio fatato ha percepito il suo grido trasformato in sussurro man mano che il vento lo trasportava sin laggiù in Turchia … Così è apparso da lei con Amore.

E di certo – per arrivare al momento giusto –  Mus gatto d’angora turco avrà usato un tappeto volante. 

angela donna

“Lettera 28”

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Il Bicerin di Torino. Davanti alla Basilica della Consolata
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Piazza Castello. Torino. Una sera d’inverno

Non so se sia la vicinanza della Holden e dell’aria che emana e che sei indotto a respirare a trasformare ogni pensiero in una narrazione o se davvero ogni cosa possa essere come una lampada, grattarla, e oplà…storie, personaggi e persone.  In una carta d’alluminio, conservo il cibo serale. Una semplice patata. Un tubero. Allo scartare, profumo di mare. E più la scarti, come le caramelle, più ti accorgi di quanto sono dolci. E più le scarti, più rimbalzano storie.  A guardarla, questa piazza… Seduto su questa panchina la osservo, la piazza, con cura, con attenzione. Ripenso a quelle mani intrecciate, che insieme attraversano la piazza e il corso della vita.  La Mole, a due passi, occhieggia. La stella, in cima, indica la traiettoria. E’ bussola per il cammino. Ai suoi piedi, lettere smarrite e ritrovate, e personaggi “evaporati” e dissolti nelle nebbie. Lettere di Natale, e Natale di letterine, dissolte anche queste, “ricercate” da qualcuno. E lettera 28, di prossima pubblicazione.  Ogni cubetto di porfido posto sotto i miei piedi pare un tasto, una lettera. A, S, D, F… Una enorme macchina da scrivere. Torino 18 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliDi quelle nere. Bellissime. Lo zio Vito ne possedeva una, sulla  sua scrivania. Un po’ come La Stampa per un torinese, una L 28 è per un eporediese. Lui, così ligio al suo dovere, chissà quante pagelle avrà compilato con quella bellissima L 28. Una lettera 28, di Ivrea. E Ivrea significava Olivetti.  La spolverava e ammirava ogni giorno. Quasi come fosse una bella ragazza. E una bella, lo è per davvero. La professoressa T. pone un foglio, bianco, sopra la tastiera, affinché gli studenti non vedano dove sono posizionati i tasti. Ci si avvia, così, lentamente, a scrivere, una pagina di storia. Forse un libro, in capo al biennio di corso.   A, s, d, f, moltiplicato tre righe. Michela e Paola, sono le più brave. A ruota, seguono Riccardo e Danilo. Io, faccio come posso. A pigiarli, tutti quei tasti, sull’ immenso foglio, che si chiama piazza Castello, l'”inchiostro immaginario” comincia lentamente a colare, colorare e  riempirla, la piazza,  di contenuti, persone, storie, città, anni. Lentamente, lo svolgimento, del tema, prende “corpo”. Una pergamena, con qualche “bruciatura“, ma ricca di contenuti. Un bel tema. Lentamente, la srotolo e la leggo. Una storia, nella storia. Che continua a fare storia.

 

“Il Bicerin era pronto davanti a me, sul bancone di quel caffè storico, della città più affascinante che io abbia mai visitato. Certo erano diversi fattori a produrre quell’eco, quel richiamo, arrivato fino al mare. La promessa di una vita più solleticante. Un senso di ordine, l’assenza di frenesia, una certa eleganza. Il romanticismo. E l’accoglienza della casa di lui, di lui indaffarato a preparare un piatto di pasta di rara bontà. Sapori del Sud, genuini. E la cura. Delle sue mani guantate avvolgenti le mie, nude, per impedire al freddo di penetrare nel cuore di quell’intreccio. Della sua voce, la sera, che leggeva i passi di un libro a ripercorrere gli stessi posti di qualche ora prima. Forse voleva fissare nei miei ricordi quelle immagini, ma non sapeva che le stesse immagini non solo si erano fissate ma si erano fatte emozione, sogno, speranza, tanto da concedere alla mia mente stanca un repentino abbandono al sonno. Come una bambina avevo bisogno di essere rassicurata per dormire. Ma ancora non sapevo di quella ninnananna, davanti a quel bicerin. Faceva venire l’acquolina in bocca, un triplo strato di cioccolata, caffè e fiordilatte, perchè, si sa, la vista e il gusto vanno a braccetto. E vanno a braccetto anche con le emozioni, i sentimenti, i ricordi, piacevoli o dolorosi. Il cibo è soprattutto cibo dell’anima. Sarà per questo che quel ghiacciolo era così succoso a Superga. Incomparabilmente più squisito di qualsiasi altro ghiacciolo al limone. E sarà per questo che a volte, pur volendo ed essendo sul punto di gustare qualcosa, ci tratteniamo dal farlo. Perchè vivere, nutrirsi, amare, decidere, crescere potrebbero evocare fantasmi. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci racconti una favola. O una storia vera, magari piccola piccola ma pregna di grande valore. Lui ha continuato a raccontarmele le favole, da lontano, con un blog. Un appuntamento quotidiano con numerose e variegate storie che solo i suoi occhi potevano cogliere e anticipare. Proseguì quel giorno la passeggiata, mano nella mano, fiumi di parole che non ci eravamo forse detti, ma anche momenti di silenzioso ascolto, delle cose nuove che la città sembrava promettere a entrambi.”

La lettera di una sconosciuta è stata riposta nella biblioteca di famiglia. Questa, è la lettera di Marina. Scritta da una formidabile …L 28.

Incontri a Torino

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Davvero una Torino un po’ insolita e particolarmente bella, romantica e…”musicata”. In centro, in via Barbaroux, due Babbo Natale e due Befane, “risvegliatisi” dopo un buon brindisi, e abbondante,  a loro dire, provano a sondare come si è risvegliata la città dopo il Natale. Ovviamente loro immaginano sia il 26 dicembre. E mi sa che sono in buona compagnia. Entrambi i Babbo Natale, a dire il vero, un po’ asciutti. Di epa. Il sonno prolungato, dopo la sana e robusta bevuta, ne ha assottigliato le rispettive pance. Per le befane, nulla da dire. Simpatiche. Anzi, a loro il letargo ha concesso l’effetto “ringiovanimento”.  A parte tutto, complimenti, perché nella realtà sono uno studente di archeologia, uno di psicologia e due di architettura. Hanno la forza di sorridere e scherzare anche in periodi di crisi come questo. La nostra città ne ha davvero bisogno. Dopo la scuola, fortunatamente ci si imbatte in chi ha voglia di sorridere di gusto, anche quando il calendario ci dice che Natale è passato da qualche mese, il giornale La Stampa “ci riproviamo” è stato tolto dalla sommità dell’albero di Natale della stazione Porta Nuova e le letterine dei viaggiatori sono sotto la lente d’ingrandimento di due ricercatori, a Roma. Insieme a tanti buoni propositi. Pensare a tutti quei viaggiatori e quei viaggi…In fondo, un viaggio è “educazione sentimentale”.  E buon per loro quelle lettere sono state recapitate in tempo utile. E ancora, il nostro gruppo, non sa  che di Diego e Marilisa si sono perse le tracce e gli scritti. Che la rosa si è appassita con tutti i sui petali e ora riposa in qualche buon libro e così anche, probabilmente per un cuore,  quello di Diego, forse un pochino straziato, in attesa di un qualcosa di inatteso. Che continua a non arrivare. Ma non era “ben tornata”?  Ma si sa, i gesti di generosità si contano davvero sulle dita di una mano. Solo a scuola, in classe, se ne continua a parlare, di Diego e Marilisa,  sotto forma di “saggio breve” grazie alla pazienza e alla saggezza di un’insegnante di italiano.  Una storia di classe che ha fatto classe. Una storia riletta in classe e riproposta con classe a sottolinearne la grandezza del cuore e l’immortalità dell’anima. Un ritorno a Platone in mezzo a questo “campione” di “classe” (ancora!) torinese racchiuso in una cifra di circa 40 mila studenti torinese tra i 14 e i 18 anni. Sapere che ancora una classe ne parla, di amore e sentimenti, non puo’ che far del bene. Alla classe. Per i Babbo Natale e le Befane, in ogni caso, un grazie alla loro simpatia. Nel corso della via, il loro sorriso ed il loro entusiasmo ha coinvolto molti passanti.  In via Roma, il cantante già menzionato in questo blog, oggi era in “coppia” con un bravissimo “strumentista”. Difficilissimo comporre musica con due secchi di plastica. Difficile dare il tempo. Bravissimi anche loro. Per loro, un folto pubblico. Poi, un salto in libreria…dove piovono sempre consigli.

Se i babbo Natale e le Befane avessero voglia di scriverci nel qual caso si riconoscessero….

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Tornata. Nel pomeriggio

DSC00166Finalmente,  a Torino, la neve annunciata, è arrivata. Nel primo pomeriggio, verso le 15, puntuale come un treno, è arrivata. Anzi, “tornata”. E puntuale mi sono precipitato, sul far della sera, sotto quel balcone. All’ultimo piano, persiane aperte, messaggio “in bottiglia” per qualcuna, sul muro ingiallito: tornata. Nel centro di Torino.   

Immaginando, chissà, qualcuno che, materializzandosi,  provasse una serenata. Perché, tornata. Perché “sfrecciata” sotto le luci, i riflettori,  il “palco” della ribalta  della nostra città. Tornata. Ad offrire pubblicamente quel ritrovo, dopo un incontro mancato, un distacco, un allontanamento, o molto più semplicemente, una breve pausa di riflessione.  Penso. Immagino. Tornata a “ricucire” un cuore, offerto, e s-offerto, donato, su basi di carta, ben presto accartocciata. Pensieri giustapposti, spazzati via, troppo presto, da un vento autunnale, poesia inconsistente, e musica stonata di qualche violino, incapaci di serenate. L’arrivo e la partenza di un treno, arrivato e ripartito troppo presto. Il vuoto di un tavolino dove fino a pochi minuti prima…e la solitudine, che da qualche fiocco diviene valanga, dolorosa, pesante e pressante, inimmaginabile; e fuori dalla stazione, chissà, un non mai detto, una “mole” di pensieri; sarà la neve, sarà la giornata, sarà chissà che il pensiero di quella scritta, sotto una finestra torinese,  va a frugare tra le righe di un passo di  Dostoevskij, la mite: “mi diressi immediatamente verso di lei e le sedetti accanto…Parliamo…sai…dì una cosa qualsiasi…e così vuoi ancora amore? amore?“. Severa meraviglia… Tornata, perché…Il pensiero,  riavvolto è andato alla storia di Diego e  Marilisa. Ho pensato fosse lei, tornata, per Diego. La speranza di vederla alla finestra, e sotto la via, in attesa,  Diego. La speranza che fosse Marilisa, con un unico bagaglio: la consapevolezza e la voglia più concreta di amare. Di raccontare. Di esporre il suo punto di vista, sulla “tesi” offerta. E invece…silenzio. Incomprensione.  E tanto rumore nel fare filosofia, di vita, con poesie, d’amore. Comprensione. Ancora.  Le luci della città, della via, illuminano quei fiocchi danzanti, che lentamente si appiccicano addosso.  Un’infinità di punti, di sospensione. Come tante virgole. “Punti” di vista  sul panorama della vita diversi, diverse, dai punti e virgola, spesso insignificanti.  Fiocchi.  Che imbiancano, come polvere di zucchero sul pandoro. Punti. Che lasciano interrotto un discorso, per poi riprenderlo.  Alla prossima “tornata”, perché, nella vita, spesso, i tornanti ti sorprendono, uno dietro l’altro, e ti avvolgono. Fiocchi che scendono, come gocce di latte, zucchero a velo. Un abbraccio, un’accoglienza. Il sentirsi protetto. Da qui sotto, una sensazione stupenda. Un bicerin e quel gusto di cioccolata che ti rimane dentro. Una cioccolata amara, molto densa. Che ti coglie al centro del Cuore di Torino. Come certe storie vissute. Imbevute di vita. Con tanto romanticismo di  città. Son sicuro che passata la nottata, anzi, la nevicata, Marilisa aprirà quella finestra.DSC00170

“I sogni di Natale…”

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Torino, domenica mattina, 19 gennaio. Quotidiano caffè, per iniziare la giornata. Una giornata uggiosa, a dire il vero. Pioggerellina. Insistente. Ci vorrebbe il mare. Intanto, ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente. Musica per le nostre orecchie.

Sulle pagine di cronaca cittadina, l’orologio torna indietro, a quando nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova c’era l’albero, di Natale. Dalle dimensioni ridotte, quest’anno. Anche l’albero ha risentito della crisi. Al solo vederlo, riscoprirlo, un’onda marina ha cominciato a lievitare nel cuore e farlo battere. Un sussulto. Quanti biglietti. Quante emozioni. Richieste. Inevitabile non pensare a quella pagina de La Stampa con l’articolo “Ci riproviamo” della vigilia di Natale. Un salto, nella pancia di Porta Nuova, nel tumulto della vigilia, a zigzagare tra valigie, trolley e ogni altra appendice umana.  La pagina de La Stampa a cercare un posticino tra quelle centinaia di biglietti. Biglietti che hanno il gusto e il sapore del mare appiccicati lì sopra. Biglietti che hanno il gusto ferroso del treno, regionale, intercity e a volte, qualche offerta ha permesso anche un gusto diverso, più confortevole. Pero’, peccato quella pagina sia durata poco. Il tempo di riportare  questo sulla cronaca  di Torino su La Stampa del 27 dicembre.  Poi, una mano, chissà perché, l’ha tirata via. Peccato. Non sarà oggetto di ricerca. Già, perché una ricerca ci sarà, su quei bigliettini d’auguri. Ha fatto piacere leggere su La Stampa di questa mattina che “I sogni di Natale non finiscono nel cassonetto”, articolo relativo ai biglietti esposti sull’albero di Natale nell’atrio della stazione di Porta Nuova a Torino. Dopo l’articolo, ho pensato, una ricerca più approfondita e curata si impone. Almeno, un augurio. Per alcuni giorni, si trovava lì, come una letterina inviata a Specchio dei Tempi, un annuncio implicito, di far dire qualcosa di Diego e Marilisa, la storia d’amore rimasta al cancello, riportata con amorevole cura dal giornale per un paio di giorni. Con l’augurio che la dottoressa Claudia Veglia di Grandi Stazioni, che si occupa di leggere e “smistare” tutta quella “Mole” di documenti torinesi,(che molto hanno da chiedere, non a sé stessi),  voglia e sappia dare una mano al caso di Diego e Marilisa, magari, individuandoli, facendoli incontrare e perché no, offrire loro con  Trenitalia,  un bel viaggio, magari a Venezia per carnevale. Con un biglietto….

Ha fatto inoltre piacere il fatto  che al mio auspicio del sei di gennaio  lanciato da questo blog di  far svolgere, da quelle letterine, tesine dai ragazzi delle quinte, stiano per diventare un’ occasione per un lavoro ancora più ampio, da parte di un antropologo e un artista, a Roma. 

Un appello alla dottoressa Claudia Veglia e chi lavorerà sulle letterine: date una mano a Diego affinché possa incontrare nuovamente Marilisa. Un grazie a chi ha segnalato la storia su La Stampa riportando opinioni, commenti e gettando luce sul tema dell’amore. E allora, care Grandi Stazioni, “Ci provate a cercarli?”

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