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2 Dicembre in piazza Castello….tra Albero, Presepe, lavoro e lavoratori

20141202_181355La partita si sta giocando “di schiena”, nella stessa piazza, ma, allo stesso momento, su piazze contrapposte. Il pallone potrebbe essere lo stesso, una lettera, a sinistra, dalla parte della Regione ( a volte l’uso dei termini…), con la speranza che non sia “la lettera” di Capodanno e dall’altra, l'”abbassamento”del numero 2, la casella del Presepe, che accorcia la strada e la distanza, dalla e della letterina verso il Santo Natale20141202_175658. Bimbi e famiglie riunite intorno alla tavola e magia delle magie…letterina sotto il piatto.In piazza, ora,  Spalle contro. A destra si e’appena levato un applauso. La casellina, complice un vigile del fuoco, e’ andata giu’. Un aiutino, di tanto in tanto…ci siamo capiti, no? La partita, da queste parti, e’ terminata. La gente lentamente lascia il catino.A sinistra, il gruppo si fa piu numeroso, ma la partita deve ancora cominciare. Speriamo si formalizzino le proposte per il lavoro e tornare al lavoro.20141202_175538Insomma, che sia un buon Natale, anche senza letterina ma con la continuita’del lavoro. Uno dei lavoratori piu anziani, si vede che ha scritto addosso anni di fabbrica, prende il microfono e dice: ” ma lo sapete che siamo licenziati tutti, vero? Sembra che siamo qui per una passeggiata…” Speriamo escano solo buone notizie, per tutti.

20141202_174626Lavoro, questo “benedetto” lavoro. Questa “questione sociale”….

ps. Dal 2015 entra in vigore quella parte di  legge Fornero,  e  l’Aspi che fa passare (per coloro che hanno 50 anni di eta’) il periodo di mobilita’ da tre anni a due anni creando cosi gravi danni e “obbligando” i lavoratori stessi ad “uscire”pur di non perdere quell’anno.

Ora, sciopero generale

Ricevo e pubblico da Simone Ciabattoni, partecipante allo sciopero del 28 gennaio 2011

SCIOPERO, SCIOPERO GENERALE!! QUESTO E’ LO SLOGAN CHE HA CHIUSO LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DALLA FIOM A TORINO. URLATO DAI RAGAZZI DEL COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO ( SPEZZONE SOCIALE), QUANDO STAVA FACENDO IL SUO INTERVENTO ENRICO PANINI COMPONENTE DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA CGIL. HA TRASCINATO TUTTA LA FOLLA , A SCANDIRLO, A TORINO COME A BOLOGNA IL GIORNO PRIMA, MA ANCHE A MILANO E POMIGLIANO, IN TUTTA ITALIA SI INCALZA CON FORZA LA CGIL A PROCLAMARLO. UN GRANDE COLPO D’OCCHIO A TORINO; MIGLIAIA E MIGLIAIA DI BANDIERE ROSSE SVENTOLANO LUNGO VIA CERNAIA DA DOVE E’ PARTITO IL CORTEO; SE ALLE 11.30 LA TESTA E’ GIUNTA IN PIAZZA CASTELLO DOVE HANNO ALLESTITO IL PALCO, LA CODA SI ACCINGEVA A PARTIRE. OLTRE ALLA FIOM ANCHE I COBAS, CUB, USB ( TRA I SINDACATI), STUDENTI POPOLO VIOLA E NO TAV, FEDERAZIONE DELLA SINISTRA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’, SINISTRA CRITICA, PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (TRA I PARTITI). TANTI I GIOVANI DELLA FDS CONTRO IL ” MODELLO MARCHIONNE IN FABBRICA E IN UNIVERSITA’, RICCA LA COMPONENTE DEI GC DIETRO LO STRISCIONE ” LA PEGGIO GIOVENTU'” IN RIFERIMENTO ALL’ARTICOLO SU IL TEMPO, ANCHE LA FGCI CON IL COORDINATORE NAZIONALE FLAVIO ARZARELLO. GLOBALMENTE LO SCIOPERO E’ RIUSCITO, L’ADESIONE,SPIEGANO I METALMECCANICI DELLA CGIL, E’ STATA SUPERIORE AL 70%. POLITICAMENTE RIMANE UN GRANDE VUOTO PERCHE’ IL MAGGIOR PARTITO D’OPPOSIZIONE NON INTENDE APPOGGIARE QUESTE ISTANZE; DICENDOLO ALLA VELTRONI …. MA ANCHE, SI TIENE IL PIEDE IN DUE SCARPE; SOLIDARIETA’ AGLI OPERAI MA ANCHE AGLI IMPRENDITORI. NOI COMUNISTI NON CI STIAMO, SIAMO DALLA PARTE DI CHI GUADAGNA A MALA PENA 1000 EURO AL MESE. C’E’ UNA GRANDE VOLONTA’ DI UNITA’ DELLA SINISTRA E, COME HA DETTO IL SEGRETARIO PAOLO FERRERO ” E’ CRIMINALE MANTENERE LE DIVISIONI QUANDO C’E’ UN PUNTO DI VISTA UNITARIO”. A MIO PARERE NON CI DEVE SPAVENTARE L’ESCLUSIONE DEL PD TORINESE AD UNA ALLEANZA ELETTORALE CON I DEMOCRATICI NELLE AMMINISTRATIVE, SIA PERCHE’ NON SOLO I SOLI A DECIDERE MA TUTTA LA COALIZIONE, SIA PERCHE’ IN QUESTI GIORNI A MIRAFIORI E IERI A POMIGLIANO, ABBIAMO CREATO INSIEME AGLI OPERAI QUELLE MOBILITAZIONI UTILI A TRASFORMARE LE LOTTE IN ELEMENTI COSTITUTIVI PROGRAMMATICI. SAREMO CREDIBILI SOLTANTO SE CONTINUIAMO A GRIDARE CON FORZA LA NOSTRA CONTRARIETA’ ALLA SVENDITA DEI DIRITTI, ALL’AFFOSSAMENTO DELLA COSTITUZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORIE , METTENDO AL PRIMO POSTO IL TEMA DEL LAVORO , COME PRIORITA’ DA AFFRONTARE. SE QUESTA ESCLUSIONE DELLA FDS SI CONCRETIZZERA’ REALMENTE, IL PD POTRA’ ESSERE LA CAUSA DELLA VITTORIA DEL CENTRO DESTRA A TORINO CHE IN 70 ANNI DI STORIA, E’ SEMPRE STATO ALL’OPPOSIZIONE! Simone Ciabattone, studente universitario, agraria

Uniti contro la crisi

La settimana era cominciata bene. Torino sotto la neve. Un “aperilibro”, presso una nota libreria del centro storico alla presenza di numerosi scrittori torinesi, alle prese con una iniziativa carina, “Due con”, la presentazione di tre libri. Un’atmosfera di famiglia. Durante la settimana il clima, viceversa, è divenuto “piu’ caldo”.

Resistere alla Gelmini, opporsi alla “Riforma”. Questo il tema dominante del dibattito pubblico tenutosi a Torino presso la Sala Pasquale Cavaliere.

Un’iniziativa voluta fortemente dal partito della Rifondazione comunista, Federazione della Sinistra, aperto a tutti. Fra i partecipanti, Valentina Barrera, (coordinamento nazionale precari Università); Alessandro Ferretti (Univresità di Torino, Rete 29 Aprile); Rino Lamonaca (rsu cgil Politecnico di Torino); Nicola Malanga (Studenti Indipendenti) e Massimo Zucchetti (Politecnico di Torino). Introduzione di Luigi Saragnese, dibattito coordinato da Alberto Burgio (Università di Bologna, Direzione Prc). Presenti una cinquantina di persone, studenti, professori, pensionati. Presente Armando Petrini, segretario regionale Piemonte di Rifondazione comunista.

Fra i temi dominanti le politiche “distruttive” del governo, la presenza di questo movimento, non nuovo, ma che si ripresenta sulla scena a distanza di due anni, capace di proporre un cambiamento. Un movimento la cui caratteristica è l’orizzontalità. Nota caratterizzante : il grande spontaneismo e la presa di coscienza di questo movimento “monumento”. Un movimento che “non è una banale rivolta luddista, ma una aggregazione di cervelli senza precedenti”. Un movimento che vede diversi partecipanti, nnl mondo della scuola, dell’università. Un mondo quest’ultimo che è “uno specchio ingrandito di quello che succede nella società. Una società precaria, che coinvolge tutti. Una condizione esistenziale, nata, come ci ricorda Marco Revelli da “una presunta modernizzazione che è un piano inclinato verso la fragilità e l’arretratezza”. Questo movimento fortunatamente ha preso coscienza, sociale e politica, e, pur essendo “privo di sponde politiche” (per una logica perversa del voto utile di veltroniana memoria) e “deficitario su quella (sponda) sindacale (un’ora soltanto di sciopero, modulata ogni dieci-quindici giorni è stato davvero poco, nonostante la pezza dell’intera giornata, con la proclamazione dello sciopero cgil) ha saputo, utilizzare nuove forme di protesta, rendendosi visibile agli occhi dei piu’. Occorre unificare le lotte dei ricercatori, universitari, studenti, lavoratori della scuola con le lotte dei metalmeccanici. Questi ultimi sono costantemente sotto ricatto: stanno per subire uno scippo, quello del contratto nazionale. Unificare le lotte, come avveniva negli anni ’70. Perchè non si è deciso uno sciopero “unitario”, stabilito il giorno della manifestazione studentesca? Forse ci sarebbero state “meno carezze di manganelli sui manifestanti”. Per questo, bisogna stare uniti. “Uniti contro la crisi, il 14”, e sempre, per non lasciare soli, in mezzo ad una strada questi studenti. Tantomeno in mezzo ad una autostrada. Uniti con gli studenti, affinchè non subiscano aumenti di tasse universitarie, come avviene in Inghilterra. Quanto attuale è Cosimo, personaggio di Italo Calvino nel Barone Rampante! Dall’albero alla gru, al ponte, al monumento e al suo movimento. In Italia, per chiudere, lo stanziamento per l’Università è pari ad un misero 0,5% contro una media Ocse dell”1,5%.

Chagrin d’amour? No, chagrin d’école.

Nel dibattito, si è fatta anche della storia, personale, dove ognuno ci ha messo del proprio. Una Università che presenta falle a partire da Ruberti. Un dibattito che ha acceso ulteriormente le coscienze. Da domani occorre “infiammarle”: “dont’ get kettled, non farti intrappolare. Move, muoviti.

Se uno non si ribella, si scompare”.

Una festa dei lavoratori a caro prezzo.

Un acquazzone, trasformatosi nel tardo pomeriggio in un temporale, si è portato via uno strano week-end torinese. E con esso, tante polemiche. L’amarezza, questa, no. E’ rimasta. In tanti. Una due giorni torinese  con grandi avvenimenti, il corteo storico del primo maggio e la visita del Papa. Il primo, il corteo, tradizionalmente incanalato lungo un percorso ben determinato,  quest’anno ha subito modifiche, per la visita del  Papa a Torino. Non entro nel merito, ma penso che in una società in cui si muovono milioni di euro in maniera istantanea, si poteva tenere i due eventi, facendoli coesistere, ovvero, piazza San Carlo ai lavoratori, disoccupati, pensionati, studenti, sindacati, partiti, ecc., il primo maggio, e la stessa piazza al Papa  e al popolo dei fedeli il giorno succcessio. Quando vi è la volontà…Ricordo una partita di calcio, a Torino. Una copiosa nevicata, anni fa, non fermo’ lo spettacolo. Lo stadio Comunale di Torino, venne spazzato  e ripulito anche da volontari per tutta una notte. La Juventus giocò nonostante tutto la sua partita. Purtroppo, la pioggia quotidiana non spazzerà via l’amarezza di aver visto, nella giornata di ieri negozi aperti, anche se su base volontaria, per l’arrivo di numerosi fedeli nella nostra città (questa è la giustificazione). Una città che a detta di molti si avvia ad accogliere sempre piu’ turisti, e che dovrebbe “essere aperta”,; a me personalmente ha dato l’idea di una città “delocalizzata” con la presenza  di lavoratori divisi in squadre: chi gioca in serie A e chi gioca in serie B. Diritti compressi. Con una nuova “guerrra” tra poveri “alle porte”. Era proprio necessario tenere aperti i negozi in una giornata di festa, quale quella del primo maggio?

Video di Luigi Saragnese

Alle elezioni regionali la Federazione della Sinistra si presenta con un proprio simbolo e un proprio programma. Sanità e Diritto all’istruzione per tutti, innanzitutto.
Vota Saragnese!

Il video è presente anche nel suo gruppo facebook:
Saragnese: un candidato alle regionali piemontesi per l’interesse pubblico

Guglielmo Epifani: “La giornata del 12 marzo la prima di una lunga tappa”

di Fabio Sebastiani

”Non è che l’inizio”. Lo slogan del maggio francese da oggi entra ufficialmente, anche se un po’ in sordina, nella storia del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici del Bel Paese. ”Non è che l’inizio”, detto dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, potrebbe voler dire tante cose. Speriamo valga quella “interpretazione autentica” che indica nella giornata del 12 marzo la prima di una serie di tappe di lotta e di mobilitazione a sostegno di una piattaforma sindacale contro la crisi economica e per respingere l’attacco all’articolo 18. L’arrivo dell’avviso comune sul “Collegato Lavoro” sugella, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la fine di ogni dialogo unitario con Cisl e Uil, che ormai praticano un modello di sindacato basato sugli iscritti e sui servizi. Un modello nettamente diverso che più che mettere in discussione il sindacato più grande d’Italia e la sua etichetta, mette in discussione il ruolo dei lavoratori.

Sulla strategia unitaria, l’attuale segreteria guidata da Epifani ha basato la sua iniziativa politica. Ora si tratta di trarne le dovute conseguenze. E il sedicesimo congresso sarà sicuramente la sede giusta. I contenuti non mancano, come è noto. Dalla democrazia alla contrattazione, passando per il welfare e i migranti: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il punto non è “cosa”, ma “come”. Per questo è molto importante che questo periodo di mobilitazione non sia solo un ”pro-forma” in attesa che l’ennesimo scandalo sul giro di estcort o il solito de-cretino spazzino via quel che rimane del centrodestra. Stavolta le mobilitazioni, vista anche l’alta partecipazione alla discussione e al voto nei congressi di base, soprattutto al Sud, devono sapere trasformare la quantità in qualità. Se non ora quando? Per poter dare un senso a questa fase storica di vera e propria svolta sociale non basta una Cgil “solo sulla carta”. Serve una Cgil viva, nodo ineliminabile di un paese che non trova più risorse per uscire da una crisi che da economica si sta trasformando in culturale, sociale, storica, morale.

I congressi di base hanno dimostrato che questa vitalità c’è. E’ il momento di usarla. Milioni di pensionati pronti a far valere i loro diritti. Decine di migliaia di giovani, figli soprattutto della “primavera pugliese”, che vogliono davvero chiudere con un passato fatto di precarietà e di sfruttamento. E dire che il Sud ne avrebbe tanto bisogno di una Cgil giovane e piena di idee.

La lotta è di lunga durata. E il tatticismo non solo non è utile ma rischia di bruciare le risorse che si hanno a disposizione.

a cura della cooperativa editoriale LIBERAROMA

Ivrea, la solidarietà Gusta

Martedì 16 febbraio 2010. Oggi, ultima battaglia con le arance, ad Ivrea. Casse e casse piene d’arance pronte, ben posizionate, striscioni, aree delimitate, residui di allegria, pronta a riprendere vita nel pomeriggio, sono i residui delle due giornate appena trascorse. Sull’asfalto i resti della battaglia, all’ospedale di Ivrea più feriti dello scorso anno con un costo per la collettività evitabile, per un carnevale. Un plauso va alla grande solidarietà e sensibilità dei cittadini piemontesi nei confronti dei lavoratori. L’iniziativa di domenica, a Torino, con la vendita delle arance, a favore dei lavoratori Eutelia-Agile ha avuto successo. Ad Ivrea, gli aranceri hanno dedicato molta attenzione agli stessi lavoratori. Speriamo si tengano accesi i riflettori su questa ed altre vertenze. E che molte altre vengano illuminate. Presto. Anche nel mondo della scuola; ieri a Torino hanno manifestato i lavoratori delle cooperative: quasi trecento, a Torino e provincia, rischiano il posto di lavoro causa tagli. Su La Stampa di oggi, infatti, si poteva leggere che alcune scuole sono senza soldi per pagare i supplenti. Coperte, sempre coperte… corte. Ma perché toglierle sempre ai “poveracci”? Cominciamo dall’alto della piramide.