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La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

Tempo di maturità

Questa mattina nel tragitto casa-scuola,  manciate di ragazze e ragazzi con i  dizionari in mano:  facile da raccontarsi, immaginare,   e incontrarli.  Chiacchiere in liberta’ su ipotetiche tracce,  ricordando Caproni. E allora,  alle 8 di mattina,  tutti pronti per il tema di maturità. L’individuazione di una sedia,  quella giusta,  per un totale di   4  “sedute”  e poi,  via,  licenziati dopo un “contratto” di 5 anni. Anche sulla metro capitava di incontrare più dizionari oggi che giornaletti “metro” tra le mani dei passeggeri in un anno intero di tragitto. Segno del tempo che cambia e difatti,  la maturita’ arriva sempre col caldo a vendemmiare visi e uva. I temi erano fattibili e piacevoli,  soprattutto due,  l’articolo di giornale,  sul libro “I giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani,  ambientato a Ferrara,  e l’articolo tre della Costituzione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Ancora un tema sulle masse e sulla solitudine.

Archiviata la prima e deposto il dizionario sulla scrivania, il pensiero corre a domani. Alla seconda prova.

Ma “quale lavoro? ” e “1956”

torino-21-11-2016-foto-borrelli-romanoDalla fermata Lingotto alla scuola di amministrazione aziendale il passo e’ breve.  In via Ventimiglia si accumulano foglie secche e ricordi vecchi,  fuori e dentro la Saa,  scuola di amministrazione aziendale. 20161121_121820Era da un po’ di tempo che non assavo da queste parti,  la metro non c’ra ancora ma M. e M. c’erano.  E c’era pure la neve! E forse pure “Gliz”.  Altri tempi.  Il tema dovrebbe essere il lavoro e l’Europa. A due passi da qui,  il “tempio”,  il Lingotto a 5 piani dove lavoro’ mia madre all’assemblaggio del “fiorino”. L’elica,  la pista,  la cassa,  la ristrutturazione,  il lavoro che migra, il lavoro che manca,  il chiosco dove mio padre comprava le  “super brioches” dopo aver accompagnato mia madre per il primo turno. Profumo di dolce e fatiche. Lingitto,  la “bolla”,  lavoro.  E qui da noi? Dopo Agorà di sabato,  il lavoro.  Saa. C’era una volta una lei,  anche qui,  al corso di economia. Incontri e lezioni. Di vita,  d’amore. Competenze,  conoscenze,  alternanza lavoro. Ci sarebbe da scrivere e forse innescare una dialettica ma… Quel che serve e’ cercare di restituire qualcosa ai maturandi della mia scuola.  Il lavoro,  gli operai… Un’oretta di convegno tra politici,  parlamentari,  funzionari e studenti. Esco,  no pienamente soddisfatto tra studenti e studentesse chini su libri,  appunti,  evidenziatori tra le dita. torino-polo-900-foto-borrelli-romano Nel pomeriggio,  una lezione sul ‘1956 torino-21-11-2016-foto-romano-borrellipresso il polo del ‘900: relatore,  professor Giovanni Carpinelli.  E qui è  tutta un’altra. . . storia.

Agorà 2016

torino-19-11-2016-agora-foto-borrelli-romanoFa un certo effetto Torino avvolta nella nebbia. Al mattino presto. La stazione sonnecchia a bocca aperta e lentamente ingoia e sputa personaggi lenti sprovvisti di orologio,  tanto il tempo è loro e si vede che hanno solo voglia di perdersi. E io pure,  infilandomi in un treno qualsiasi. Reggio Emilia. Vorrei andare da quelle parti. Mi piacerebbe. O piu’ giu’ ancora. Cosi,  tanto per “annusare” ancora una volta il mare. La metro è  a due passi e la città  pure. Il grattacielo strizza l’occhio e l’Agora’ attende.  Avvicinatomi alla porta a vetri si apre. Uns breve rampa di scala,  l’accredito e ci sono. La sala o aula magna o auditorium. Dalle 9. 00 alle 13. 00 si parlerà  di lavoro,  formazione,  welfare,  famiglia,  opportunità e relazioni istituzionali. Silenzio entrano il Vescovo,  la Sindaca e il Presidente della Regione. Silenzio: 4 esperienze  personali,  di riscatto personale e voglia di “restituzione” alla citta’. Si snocciolano  storie di vita e si preparano domande da porre per un futuro diverso. Da predisporre.

Tra e dentro le Torri. Preposizioni.

Torino 4 g G..foto Borrelli Romano.jpgL’Italia è  un Paese di santi, poeti,  navigatori e. . . campanili. E quale miglior modo per far apprezzare la Storia,  in tutti i modi,  l’arte e quella sacra,  gli affreschi,  i dipinti e molto altro ancora se non salendo su alcuni campanili della nostra citta’ divertendosi a contemplare il panorama? Ovviamente in uscita… “didattica”. Scuola,  metro ed una manciata di fermate all’interno della pancia della metro,  tra battute,  risate e 4 chiacchiere. “Oggi niente scuola” avrebbe detto ed ha scritto Bajani. Era il 2009? All’epoca lo potevo solo leggete e sognare questo mondo complicato e bello che si chiama scuola.  Fermata dopo fermata arriva la nostra. Ci si raccoglie e si sale su,  tra le luci, in mezzo al mondo cittadino. E cosi,  come scritto,  una “puntata” con “parola mia”sullo stile “Liberty”, appena usciti dalla metro,  con edificio-villa Fenoglio,  e poi,  oltre via Cibrario,  sbucando in via San Donato, un’altra “parola mia” sulla 20161026_094429“matita” del Faa’ di Bruno,  il campanile-orologio del grande matematico, e poi via verso circoscrizione 7, una sui campi di gioco,  alternando scuola e lavoro a Valdocco,  ripasso sul Cottolengo,  il volontsriato e le leggi che lo regolano,  poi l’obelisco e “leggi Siccardi”, una con occhi puntati sugli affreschi del 1300 della 20161023_184500Chiesa San Domenico a Torino insieme al bellissimo Guercino e uno infine al duomo-torino-26-10-2016-foto-borrelli-romanoDuomo salendo sulla Torretorino-26-10-2016-foto-borrelli-romano. E cosi,  provare a raccontare un pezzo dell’800 cittadino declinandolo in tutte le sue sfaccettature e’ stato davvero semplice e divertente. Chi afferma che storia e’ noiosa? A Valdocco poi,  l’apoteosi: vedere un pallone e’ sempre emozionante per tutti,  raccontare gli amori nati intorno a quello poi… Storie da colpi di testa e marcature strette,  talvolta in partite che iniziano nel giro di novanta minuti per terminare anni dopo. Gli affreschi,  poi,  altro capitolo di storia,  un modo per presentarne altri, di altra regione sempre nel cuore,  l’Umbria,   con Giotto e  Cimabue;  infine recuperare due gradini, gia’  conosciuti per recuperare fiato ed energie in seguitoad una lunga camminata,  addentando qualche merendina prima di salire duecento gradini per provare a toccare “il cielo con un dito”. Infine,  per meglio raccontare il tutto e relegarlo nella storia,  un salto al museo della Stampa. Questo pero’,  con altra classe. la-stampatorino-28-10-206-foto-borrelli-romanoDue salti e una “navigata” a due passi dalla scuola.

XXIX Salone del Libro

Torino 14 5 2016 foto Romano Borrelli. Salone librTorino. Verso il Salone del libro 2016. Da Porta Palazzo al Salone il passo e’ breve. Un pezzo di strada  col tram 4  fino a Porta Nuova ed il restante con la metro fino al Lingotto. Se fosse un romanzo l’incipit sarebbe “Il viaggio tra le pagine di un libro ad un metro dal Lingotto”…una ragazza staziona nei pressi della porta della metro. Legge Voltaire, “en francais”. Un minuto a fermata. Alla fermata  “Spezia”la metro  staziona  per un po’ e gli occhi  della ragazza hanno  piu’ tempo per leggere e io per osservarla nel suo atto di leggere…come andra’ a finire? 14 5 2016 foto Romano Borrelli Torino salone libroLa metro riparte. Un minuto e siamo a Lingotto. La metro si ferma e una moltitudine di gente si da il cambio tra chi scende e chi sale.  La scala mobile, i gradini, un grappolo di manifestanti, lo spiazzo, la coda per i metal detector che ricordano tanto l’Expo e l’accredito. Foto Borrelli Romano.salone del libro.14 5 2016Si entra. Code al bar, piccoli gruppi a terra, seduti, accovacciati tra libri e cibarie di ogni tipo. Alcune mamme allattano i piccoli mentre leggono. Cresceranno bene, nutriti con la cultura. Dopo nutrire il pianeta, logico ora…Dal palco di qualche conferenza programmata si danno il cambio centinaia di personaggi che fuoriescono dalle pagine dei libri e dalle penne di scrittori per popolare questo festival della carta stampata. E’ bello pensare che siano li, quei personaggi, tra noi, che ci accompagnano mano nella mano in giro per i padiglioni A, B, C e via dicendo. Personaggi talvolta cosi simili a noi che ci seguono anche sulla strada del ritorno. Ma quanti saranno? E ognuno di loro quanti doppi avra’? Cammino pensando  cio’ andando avanti per addizione e mai per sottrazione. Tanti, tantissimi personaggi che mi fanno compagnia sotto le volte di questo tempio oggi del libro una volta del lavoro. Forse mi passa vicino Saviano, circondato da un gruppo di guardie del corpo, presumo. Sono letteralmente spostato: un fiume di gente mi viene incontro.  Sento un tuono. Mi affaccio. Pioggia e diluvio. Rientro. Voglio godermi la bellezza di questa carta. La fantasia al potere.  E allora meglio perdersi. A, B, C….quante equazioni in questi padiglioni. Tutte da risolvere.

Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.

 

 

La ragazza della metro: incontrarsi tra le righe

20151130_150326Non so se sia la Giovanna Mezzogiorno  ma molto le rassomiglia. “La ragazza seduta di fronte”. In metro. Stessi  suoi occhi e identici capelli. Sguardo intenso, dolce e rassicurante allo stesso tempo. Due treccine lunghissime, insieme alla massa dei capelli le scendono fin sulle spalle, con qualche filo colorato che fanno da ornamento. Capelli castani, un pochino mossi. Occhi azzurro-verdi. Lineamenti ben fatti. Viseo roseo e naso alla francese. Niente tucco e nesdun inganno. Ha due anelli, uno al police e uno al mignolo, in mani differenti. Cappotto grigio spigato, aperto, sopra un maglioncino colorato. Metropolitana.” La ragazza di fronte”, come un film. Come quel film, dove regina era una finestra.  Di  Roma.  Qui Torino. Pancia, ventre, sottosuolo. Uno di fronte all’altro, seduti.  Io con “Il grande Gatsby”, lei  con “Il tropico del Capricorno”. Sette fermate. Ad ogni annuncio della voce metallica della metro alziamo contemporaneamente gli occhi dal libro per dirigerli sulle cartine della metro, speculari, sopra noi. Poi, gli occhi ridiscendono per fissarsi,  prima occhi negli occhi poi sui titoli. Sono certo che ciascuno di noi stesse leggendo dell’altro dall’altro/a. Alla sesta fermata, dopo l’annuncio della voce metallica, stesso gioco-movimento degli occhi: occhi, libro, richiuso, riposto nella borsetta. Le sue  mani si fregano e accennano un applauso senza sonoro. Penso che scendera’ alla mia fermata. Io, occhi, libro, richiudo, tasca. Pochi secondi e la clessidra segnera’ il tempo. “Potremmo parlare dei libri sulle scale mobili”,  penso, “prima di essere restituiti alla citta’, ai suoi colori a dire il vero, oggi poco primaverili”. Liberarli, almeno, “share books and love”.  Ah questa “benedetta “fede del desiderio”. E invece no. La metro si ferma, staziona, ma, lei, la Giovanna Mezzogiorno, e’ ancora li, seduta, al suo posto, seduta.  Un fischio, due, tre, io di qua’, lei restera’ di la’. La metro chiude le porte ma sulla banchina ci sono solo io. Ruoto il busto. Lentamente  mi giro. Lei, la Giovanna della metro torinese e’ ancora racchiusa  li dentro, nella metro torinese, fatta per magri. Ancora pochi secondi e il “missile” sotterraneo  torinese  proiettera’  quella visione oltre. Ha ripreso il suo Tropico del cancro. Io il mio “Grande Gatsby”. Quando si dice: “Incontrarsi tra le righe”Foto Borrelli Romano, Torino, circolo lettori. Pochi secondi, la metro riprende la sua marcia verso Bernini e chissa’ dove.  Chissa’…. Resto a guardarela e osservare i suoi lineamenti e movimenti: ha alzato gli occhi, la cartina della metro, la sedia vuota, quella che per 7 volte era stata mia, il suo libro, i suoi occhi e….di qua, i miei e il mio libro. Recupero la scala mobile e via. Un incontro cosi, difficile possa ripetersi: “Il grande Gatsby e il Tropico del capricorno”  specchiati  a pochi centimetri, in una metro, l’unica, torinese.

2 marzo

27 2 2016 Torino via Roma.Borrelli Romano foto20160302_091925Ci siamo lasciati l’inverno alle spalle, chiudendolo fuori senza esserci mai entrato. Ci siamo lasciati febbraio e i suoi 29 e i festeggiamenti per i 10 anni dalle OlimpiadiTorino 27 2 2016 Borrelli Romano foto. Cinquemila reduci volontari che hanno sfidato la pioggia torinese  lasciandosi addosso ricordi, giacche e spillette. Chi si ricorda i “bollini” per ogni giornata di “servizio” di volontariato sul proprio libricino, utili per meritarsi il famoso orologio  Olimpiadi Torino 2006? E quanto e’ bella la nostra citta’ con le sue “matite” rosse e passione che vive.  Sull’asfalto bagnato a lucido di via Roma, le “matite” (cosi paiono a me) sono pronte per fare un bel trucco. Se dieci anni sembrano lontani non lo sono invece i cinque universitari da alcuni mesi terminati.

Alcune fermate di metro alle spalle. Direzione Istituto Professionale, luogo di lavoro. Sulla metro leggo la tesi del mio amico e compagno di banco Alessandro,  dei nostri cinque anni trascorsi a suon di rinunce. Anni intensi di lavoro e studio: quando si dice alternanza lavoro-scuola. E si che noi una l’avevamo gia’, di laurea. Anni che ci siamo lasciati alle spalle. Una bella pagina di amicizia. Me lo scrive  e mi ringrazia nella sua tesi. “Grazie a te, Alessandro”, penso io mentre sfoglio. Tra pochi giorni tocchera’ anche a te. Ce l’abbiamo fatta, caro amico. Nonostante le difficolta’ col passare dei giorni penso che i ragazzi siano li, da un pezzo, ad aspettare le nostre lezioni. Da quando ho lasciato quel banco finalmente la passione per i libri, da me preferiti, e’ quotidiana. Talvolta onestamente capita…quel che capita e leggo di tutto un po’, ma, almeno, svincolati da esami. A parte quelli che quotidianamente mi impartiscono gli studenti.  A proposito: ho appena terminato un libro, un amore di libro. E che libro, di Francesca Paci: “Un amore ad Auschwitz”, sono certo che ti piacerebbe leggerlo. Edek e Mala, una storia vera. Una storia di coraggio, amore, dedizione al prossimo, condivisione, la’ dive era stato negato anche il nome e impresso un numero, la’ dove la dignita’ …Una storia di tutto, anche d’amore, la’ dove di questo sentimento si faceva fatica a parlarne, scrivere, discutete. Appena discuti la tesi,  e incassi il titolo te lo passo, caro Alessandro. Come abbiamo sempre fatto durante quelle brevi pause di quelle lunghe lezioni.

E a proposito di tesi, consegnata, discussa anni fa, leggo con piacere che Petrini, con slow food e Terra Madre lasciano il Lingotto per trasferirsi al Valentino.

Sulla metro, davanti a me una ragazza. Tra tanti aspetti mi colpisce un particolare. Carina e’ carina, rossa, castana, capelli lunghi, occhi scuri, mani curate, ma…e’ il 2 al suo dito che mi colpisce20160302_113508. E io questo lo voglio scrivere, prima di lasciarlo alle spalle.

Neve, Gliz, Aster: 10 anni dopo. E la scuola, oggi

Torino 26 2 2016.foto Borrelli RomanoNeve,  Gliz e Aster, ripescati, ripuliti e rimessi a nuovo fanno ritorno in piazza Castello. 20160226_175132Dieci anni dopo. Fervono i preparativi per celebrare la ricorrenza delle Olimpiadi invernali torinesi.  Bracere a lato. Tute da volontari e volontari attempati in giro per la citta’Torino 26 2 2016. Foto Romano Borrelli. Zaino adagiato sulle spalle.  Arancio, giallo e rosso cinabro.  Scarponcini a cinque cerchi e felpe con “marsupio” e pass con foto incorporata.  L’Olimpico che “sbuffa” col suo bracere. “Torino, passion lives here. Si prepara la notte Bianca”. Dei musei. La citta’ si prepara a rivivere e ricordare quell’evento e quegli eventi che un po’ l’hanno cambiata.

 

Lavori in corso. Torinesi attenti osservatori sul confine tra due circoscrizioni: la 7 e la 4. Tutti fermi. Torino 26 2 2016 foto Borrelli RomanoCitta’ in movimento. E cosi noi. Altra zona di Torino, altra circoscrizione. La scuola. La classe. Movimento. Metro Torinese. Con classe. Una, due fermate di metro.20160226_142613 Sotto la pancia, sopra la pancia, sotto il tabellone arrivi/partenze. Atrio Porta Nuova.  Un pianoforte suona per noi. Accenniamo passi di danza, cosi, per scherzare, prima del lavoro da svolgere. Bicchieri di plastica e sorrisi “lungo i viaggi” ci sfiorano. Qualcuno sorride a qualcuna e qualcuna sorride a qualcuno. Signore e signori va ora in onda ” il gioco degli sguardi”. In stazione si respira aria di viaggio, anche solo con la fantasia. Ora pero’ tocca “lavorare”. A cavallo tra lettere, psicologia e religioni. Indossiamo la veste da attenti osservatori. Ci esercitiamo sulla descrizione fisica dei personaggi. Nessun dettaglio deve essere tralasciato. Persone che divengono personaggi. In arrivo. In partenza. In attesa. Abbracci, che mancavano. Piu’ a lui che lei e viceversa. Maschi, barbe, baffi, capelli lunghi, raccolti, lettori di ogni tipo. Donne. Eleganti, mani tra i capelli, tra doppie punte, su chignon, sciolti, biondi, rossi, castani.  Berretti da mozzo, donne capitane coraggiose e da sempre in viaggio. Concentro l’attenzione su chi legge cosa. Mi piace vedere quanto amore sprigionano le loro mani tra le pieghe…di un libro. Andare sullo scaffare, una volta allontanatesi e rileggere due righe di quel libro appena posato. Entrare cosi nella loro fantasia. Tra puntini di sospensione, come quelli sul viso appena “ricoperti”. Trucchi si e no, lettrici,  forti oppure no.  Perche’ ognuno di noi al mattino e’ un po’ se stesso e unnpo’ di quello che vorrebbe essere. Ci ritroviamo venti minuti dopo, sotto il tabellone . Esattamente da dove era stato dato il “mandato” del lavoro.  Obiettivi e scopi. Poi, sovrapponiamo i nostri lavori. Torniamo nelle viscere della nostra citta’ dive un altro pezzo di mondo, viaggia abitualmente da dieci anni. In metro. In uno dei suoi vagoni, con alcuni studenti,  impattiamo “nel personaggio”, quello giusto, ideale per un racconto, dopo averlo cercato e immagginato tra sale d’attesa, atrio e binari eccolo esattamente davanti a noi. Come fosse in attesa.  E’ seduto. Gambe divaricate. Camicia leggera color salmone. Pantaloni di tela scuri e due paia di scarpe diverse una dall’altra: una da ginnastica, l’altra elegante. I calzini, diversi anch’essi. Indossa un cappotto scuro. Sulla manica sinistra manca il bottone. La sua bocca e’ simile a quella di un bambino: aperta e sdentata. Al suo interno notiamo (perche’ lui ce ne offre lo spettacolo), una gomma americana trasformata in una pallina da ping-pong:  si muove velocemente ora a destra ora a sinistra , gonfiandone le “reti” o paretidella sua bocca. Di tanto in tanto parte uno schiocco. Ha capelli grigri con un lieve riportino. Occhi scuri e qualche “scritta” sul suo viso che segnano gli anni,  ormai per lui,  passati. E’ un intreccio di strade e chissa’ quanto avrebbe da raccontare se solo riuscissimo a porgli donande e se solo V.smettesse di ridere. E far ridere. E’ contagiosa e mi contamina. L’uomo dalla gomma americana e’ un personaggio. Velocemente arruviamo a destinazione. La nostra fermata e’ li, come sempre.  Si aprono le porte. Scale mobili. Saliamo. L’asfalto, l’edicola, i rumori delle auto, inghiottiti nel giro di pochissimonda altri rumori. Abbiamo viaggiato per un po’. Anche solo con la fantasia. Ora cominceremo a scrivere. E descrivere. Abbiamo lavorato e ci siamo tanto divertiti. Il tutto mentre V. se la ride ancora tanto. E noi con lei.