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Verso Sud. Un anno dopo.

20191115_195603.jpgMi è sempre piaciuto viaggiare, in ogni tempo, in ogni dove. Col treno però, con più gusto. Di notte poi, ancora meglio, come ai tempi del treno notturno Torino-Napoli per fare colazione sotto la Torre di Pisa. Tempi di libretti universitari e tesi. Poi Roma e prima e poi Adriatica. Certi viaggi sono diversi da altri: alcuni  più lunghi di altri, altri ancora corti ma intensi, di quelli che lasciano il segno. Per sempre. La diretrice Adriatica è  quella che mi piace di più, da sempre, perche il mare di inverno ha qualcosa di particolare. Cosi cantava anche qualcuno. Maestoso, gonfio, impetuoso, con la cornice di case  vuote, sepolte dai ricordi di una estate aspettata col batticuore e benpresto andata. Tutto sembra un sogno mentre il treno sfreccia sui binari lucidi e le luci delle stazioni ne richiamano i posti di città, cuori pulsanti. Le luci di Rimini, e l’eco della gioventu che ancora risuona sui suoi cieli, la Rotonda sul mare ela spiaggia di velluto, la raffineria nei pressi di Falconara, Ancona, il suo Duomo, Pescara, Foggia e giu giu fino al tacco. Una volta giunto a capolinea del viaggio, Lecce, un saluto ed un fiore alle radici, poi, un salto veloce a Torre Lapillo, Porto Cesareo e verificare di persona i lasciti del maltempo dei giorni scorsi. Questo viaggio ha un gusto ed un sapore particolare, un anno dopo…il tempo passa certe ferite si rimarginano ma restano. Come restano per sempre i bei ricordi. Ciao pa.

Santi

Giornata dedicata ai Santi, e nella nostra città, Torino,  in particolar modo a quelli sociali. Sulla loro tradizione (don Bosco) in tutti gli oratori, si cuociono castagne e così, a Valdocco emana ancora , oggi  il profumo delle caldarroste, di ieri e di oggi, niente a che vedere con quelle che si vendono in alcuni punti della nostra città. Care, poche, in cartoccio, da passeggio, che hanno sostituito il gelato, archiviata la stagione estiva con relativa appendice. Qui c’è  qualcosa in più, la  storia, le storie, il cortile, l’attrezzo per cuocere, la carbonella, la scelta del cortile, perché in tutti gli oratori salesiani, i cortili sono sempre piu di uno.  E non resta che la scelta, a seconda del tempo. E poi, la figura indimenticabile, quella di Zagato, salesiano, col viso apparentemente burbero ma buono, maniche corte e castagne a go go. Da molti anni non c’è  più ma tutti lo ricordano con affetto, soprattutto i suoi modi di chiamare  chiunque si trovasse a passare oltre la scritta, “Primo Oratorio Salesiano”, “trumbun”, “badola”, “napuli” distribuiti in quantità industriali a ragazzini un pochino discoli e pronti a distoglierlo dalla sua “impresa sociale”. Dopo l’oratorio, da grandi, poi, tutti noi abbiamo avuto una zia, Mariuccia, nostra o della ragazza o fidanzata, o adottata,  o altro, che davanti ad una stufa in ghisa, tra un mistero del Rosario e l’altro, un che ore sono? e racconti di vita passati, senza tv, internet, smartphone, si sbucciavano castagne bruciandoci polpastrelli, ripetendo il classico rito. Altri tempi.

30 ottobre 2019

20191030_171926Ottobre lentamente volge al termine e là  dove oggi si apre una grande autostrada cittadina, in corso Principe Oddone, ieri c’era il trincerone, il treno (oggi scorre sotto il ventre del corso) e  a pochi passi staziinava  la palina con le fermate dei bus 49, 46, 52) rispettivamente verso Settimo, Mappano Leini e Torino zona corso Grosseto. Il tutto illuminato  dalle luci della storica farmacia “Dell’Ausiliatrice”. C’era il walkman al posto dello smartphone che allietava il ciondolare dei lunghi viaggi, dal centro alla periferia, su quei bus ( che se ti fosse capitata la fortuna di trovare posto sui sedili, sei, tre e tre che obbligavano a guardare i passeggeri, dal vago sentore di un viaggio sulla lavatrice) passando dal Reba, mitico posto salesiano, grande piazza dove convergevano via Cigna, corso Vercelli e Corso Grosseto con un albergo vicino che aveva qualcosa nel nome, vago, di vacanza. Omen nomen? E  una volta scampata via Nino Oxilia e il confluire lento dentro corso Giulio, si apriva la porta poi verso Milano coi suoi due grattacieli visibili da via Ivrea. Oltre, la Falchera coi suoi campi da gioco. Divisa in   nuova e vecchia, raggiungibile  da un bus soltanto, il 50. Come le lire. Campi da gioco illuminati a giorno e sopra i due cavalcavia un odore ancora presente al ricordo. Estate e inverno. Altri tempi. C’era del romanticismo a passare sotto il ponte di ferro, dove tutto questo viaggio aveva inizio, in corso Principe Oddone, quando sopra le teste, il rumore del treno assordava tutto, inghiottiva molto, perdeva alcuni, delle voci, e non si capiva nulla, tanto che da piccoli, ci si perdeva nelle mani, rassicuranti,  di mamma o papà,  da grandi in quelle femminili, di un’amica, o di una storia importante, e a quel rumore il tempo si fermava, tempo di un bacio, dolce, un  pochino bagnato da labbra e acqua proveniente dal ponte maestoso, in ferro.E  quando pioveva e gocciolava addosso ai passanti, in quella striscioline di via, sotto il ponte, non c’era posto per tre o quattro. Ti fermava e lasciavo passare. C’era del romanticismo sotto il ponte, con le luci della ferramenta che giungevano, fioche, impercettibili, nei pressi. Da  piccolo, la filastrocca di papà,  in attesa, “passa il lupo sotto il ponte….”, da adolescente, l’amore. C’era del romanticismo, li sotto e poi nei pressi della  palina, a due passi piu due da Valdocco, quando nell’attesa del bus non ci si ricordava il gusto del bacio di prima e tutto ricominciava. “Poi, quando arrivi a casa, chiama. Sono le 19, a che  ora arrivi?” “E, deve spaccare tutta Torino, la lavatrice. È poi, se trovo la cabina del telefono occupata?” C’era una volta, ma esiste  anche l’oggi  e ora è  tempo di caffè.

Senza parole

La pioggia, oggi, è  davvero incessante, e ogni goccia che cade allarga le pozzanghere e dilata ricordi. Era il ’94, era  il 2000, eravamo a Borgo Dora, e ai giardini Cavour, erano 20 o 30 i centimetri caduti di pioggia  e i Murazzi chissà come stavano e come erano messi. I ponti chiusi, e per Sassi e per via Cigna e per corso Principe Oddone  mentre e le fabbriche annunciavano e ponevano le marstranze in libertà.  Alle macchinette del caffè, tra una pausa e l’altra, un paio di giorni dopo, si discuteva se la messa in liberta sarebbe stata pagata come cassa integrazione dallo Stato o dalla regione. È  la forza dei ricordi. Non ho avuto tempo e modo, e forse voglia, di abbozzare qualcosa, ieri, come ogni 23 di ottobre, “Mi ritorna in mente”, puntuale, come un orologio svizzero, un episodio di vita scolastica. Protagonisti, un bimbo ed una gomma, di quelle blu e rosse, buone non per cancellare ma per creare perugi sul goglio, gomme rigide, che ha rallegrato l’infanzia di quanti non conoscevano ancora  i bianchetti, che per molti oggi non sono altro che  un bel bicchiere pomeridiano e per gli studenti invece, un tratto bianco a copertura dell’errore fatidico. Bene, o forse no, quella gomma si rompe, proprio a metà, e, alzandosi in piedi, prendo le mosse alla ricerca di una colla pastosa, forse vinavil, che, forza dei ricordi dilatati, ricordo quella boccia bianca enorme, come un contenitore di ammorbidente posto sopra la lavatrice. E forse, pure quelle, dilatate dalla forza dei ricordi, come l’urlo, stile Tarzan della maestra, colpevole io, di essermi alzato.  Terrorizzato e impietrito, rimasi senza colla, senza gomma, senza parole. Vasco Rossi, l’avrebbe cantata anni dopo.

Lungo il 3

L’atmosfera, a Torino, città dei tre fiumi,  magica, un tempo della Fiat e di tante altre cose, non è  delle migliori, e il clima, neppure. Eppure è  ancora il tempo in cui, uscendo fra la vie ed i mercati cittadini,  riescono a “scontrarsi” le “t-shirt” contro cappottini, cosi come avviene, in spazi ristretti tra le bancarelle dei mercati della 7, (circoscrizione), uva e fichi d’india contro castagne.  Profumi a confronti, tra quel che è  stato e quel che sarà. Dal fondo delle tasche, recupero nebbia, che avvolge personaggi sfumati, come ritagli di pagine di libri, romanzate, perché si sa, chi non legge, non avra vissuto abbastanza e chi legge ne avra vissute mille, di vite, e cosi, capita in quel che era il Borgo del fumo, ora Vanchiglia o Vanchiglietta. Il gazometro mi crea ancora una volta la vaga  illusione di un ciondolare perenne nella grande bellezza di Roma, nel tempo vuoto, mio, da riempire, al suono melodico di Baglioni, Claudio, e dei  suoi racconti trasformati in dolci canzoni e canzoni dolci, distribuite in pasto all’amore. Un tram, arancione, della serie 28, mi riporta qui, lontano dalla capitale, ad osservare quel carrozzone di ferro che carica e scarica la sua umanità, ogni 250 metri circa, per kilometri e kilometri,da corso Tortona fino alle Vallette, zona periferica conosciuta per quel che è  venuto dopo le Nuove. È  quella che avrebbe dovuto essere la metropolitana leggera, inaugurata nell’ottobre del 1987 e generata con la famosa “griglia” del maggio 1982. Dove saranno andati a finire i famosi “trenini” con le tanto strombazzate 8 porte?  Cosi li chiamava mio nonno: “ciao, vado a fare un giro col trenino” e avrei voluto tanto andare con lui mentre ero con la testa china sui mastrini e al suo dire non dicevo e rispondevo  nulla continuando a non capire ancora  nulla di partita doppia, di dare e di avere. A ripensarci, e l’ho fatto proprio tanto, potevo andarci con lui, perché tanto, al suo ritorno, i conti, proprio non mi tornavano mai, e ora, che da  una vita, il nonno non c’è  piu, quei maledetti conti continuano a non tornare, perché in fondo, forse, per non farli tornare, avrei potuto benissimo andarci, ed essere cosi in attivo, almeno in affetto. Del trincerone che “spacca” in due Torino se ne parla ad ogni tornata elettorale con le macchie colorate del giorno dopo: prima rosse, poi rosa, poi gialle, poi verdi, poi chissà. Sono i colori del consenso. Del carico umano e delle periferie, poca cosa, invece, col passare dei giorni. Poi l’Universita, che sembra una nave, o un’astronave, e ogni volta che ci passo, ha il viso di un’estate caldissima, finita troppo tardi e in malo modo, colpa di un albero e di un black out di fine settembre. A pensarci bene, senza quell’albero svizzero, quell’ estate sarebbe ancora continuata fino ad oggi, forse insieme ad un viso di donna. Di quell’ estate però ci restano i condizionatori e le avvisaglie e i figli di un mondo diverso che era possibile. Oggi li trovo in classe, di tanto in tanto parlano di Greta ma non vogliono il voto perche la maggior parte sisente ancora piccola. Altri rispondono:’ma lo abbismo chiesto?” E in sottofondo, altri, senza criterio, vorrebbero sottrarlo, il voto, ai saggi. Ma non è  la sola cosa che alcuni grandi , ma non della terra, e nemmeno di un condominio, vorrebbero sottrarre. Questione di coscienza.

Portici di carta

20191004_185047Portici di carta, la libreria più lunga d’Italia, senza porte e finestre, perché posta lungo i portici di via Roma, circuito di 2 km, a Torino, e manifestazione annuale “ottobrina”, si è  appena coclusa.  Anche  quest’anno, ho garantito la mia presenza e portato a casa un bel libro. Certo, ne avrei presi di piu ma…per ora, va bene così. Mi spiace sia stato tolto il dizionario gigante da via Garibaldi: un totem, una cabina, per far rivivere, o “rianimare” parole che rischiano l’estinzione. E speriamo di no. È  stata, la sua presenza, un punto di riferimento e aggregazione, forse un gioco e catalizzatore di interessi. È  stato molto interessante vedere varie generazioni darsi appuntamento li sotto e “sfogliare” parole. In attesa, i più anziani ricordavano il loro primo giorno di scuola, i primi di ottobre, e San Francesco, festa sentita a partecipata, e le “cedole” distribuite da una figura mitica,  il segretario della scuola. Con quei fogli di carta, appena usciti da scuola, ci si imbatteva dal primo giornalaio per ritirare gratuitamente i libri di testo. Altri tempi….

Ciao ciao Salento

20190823_114648.jpgCome tutte le cose, che possiedono un inizio ed una fine si è  giunti cosi al termine delle vacanze salentine 2019, che saranno ricordate al ritmo del mambo  salentino. Tre settimane sfilate via, velocemente, con tempi pigri, oziosi, legati al gran caldo, soffocante a tratti, mitigato per altri, dalla brezza marina: classiche domande, mattutine, come dirsi buongiorno al primo incontro, erano, sono, saranno:” oggi è  scirocco o tramontana?” Cosi, per capire se il bagno a mare si farà  o meno, cosi, come per altro da fare, di legislatura o di transizione. Alcuni frutti sono in ritardo, come i fichi, e chissa` come mai. Enrico, suo fratello e tutti gli stanziali sono al loro solito posto, un cappellino nuovo, il cestello della bicicleta da cambiare  e le maglie da comprare. Come sempre pienone e grandissima confusione, sulle strade, sulle spiagge e ovunque, con la speranza che almeno i frutti di questo decennale trend da turismo sfrenato possano essere impiegati al meglio, producendo più servizi e migliorie di lungo respiro per i residenti, fruibili per i restanti mesi oltre quelli estivi. Lunghissime letture di quotidiani, alle prese nel presentarci e raccontarci crisi politiche ed ipotetiche soluzioni, “con maggioranze chiare, solide, durature” dai ccolori poco chiaro. Delegazioni, sala della vetrata del Quirinale, prassi, costituzione, confronti storici. Oggi è  Santa Rosa, nome inflazionato, qui, in Salento, e rose senza spine  si affacciano tra bancarelle di venditori.

20190822_184444Il mare è  una “tavola-favola blu”, e vale, anche se, negli ultimi giorni non era proprio come al solito. Pazienza. Ci rifaremo.

Ciao ciao Salento, ciao Lecce.

Il Freccia rossa è  pronto sul primo binario. Partirà  alle 12.06 e arriverà  a Torino Porta Susa alle 21.30.

16 agosto

Quante cose si ricordano il 16 di agosto! Il compleanno di don Bosco, 1815, il padre dei Salesiani e della gioventù abbandonata,  relegata ai margini della società, nella Torino di metà  ‘800; don Bosco, santo sociale, ideatore di un progetto educativo, il sistema preventivo, continuato dai Salesiani nel corso degli anni e valido ancora oggi. Educazione, lavoro, oratorio, religione, per  loro. Per i ragazzi, in particolar modo i bisognosi di cure. “Un sogno che viaggia”, e dura! Oratorio come casa e accoglienza. Sintetizzare tutto in due righe è  davvero ingeneroso tanto che anche una tesi specialistica sulla “La formazione al lavoro nell’esperienza di don Bosco e dei Salesiani””  del 2015 risulta  una piccola  finestra sul  mondo salesiano e di don Bosco,  ma ricordarlo oggi è  un dovere. E rileggere la sua lettera da Roma, anche! Sempre il 16, di agosto, fioccano le ricorrenze di San Rocco, e da queste parti, in Salento, sono tantissimi i paesi che lo ricordano e lo celebrano in moltissimi modi.   Sagre, “ville”, luminarie, gente che si ritrova dopo anni  costretti a “perdersi” per mancanza di lavoro, da queste parti e  in paesi di quello che è  il capo leccese.

Il 16 agosto del 1924, inoltre, a Riano in provincia di Roma viene ritrovato il corpo di Giacomo Matteotti.

Apparentemente è  una giornata sotto tono, con vento che a tratti diventa   perfino fastidioso, con i primi turisti che lasciano il posto ad altri prospettandosi una forma di staffetta e  di rientro verso le grandi città.  Passato ferragosto….ci avviamo verso il contro esodo.

“Annuncio ritardi”

20190722_094948.jpg“Attenzione. Circolazione fortemente rallentata nei pressi di Firenze”…Non un annuncio ritardo, ma tanti! In arrivo e diretti a…”…Per molti viaggiatori, la giornata, non è  cominciata nel migliore dei modi. Che sia per le vacanze che sia per lavoro i ritardi sulla linea alta velocità sono consistenti  così viaggiatori dislocati a Torino, Milano, Firenze e lungo la dorsale dell’alta velocità  sono “sequestrati” per atti attribuiti ad ignoti nei pressi del nodo di Firenze. Quali saranno questi atti che necessitano l’intervento delle autorità, forze di polizia,  ancora non è   chiaro a molti, qui sotto, nella Torino Porta Susa A.V. Molti passeggeri si stanno recando presso gli uffici al fine di ottenere il bonus, altri invece al fine di ottenere informazioni varie. È  possibile salire sul primo treno che percorre lo stesso tratto ma prestando molta  attenzione. Non tutti i treni fermano per esempio a Reggio Alta Velocità o  Bologna o Firenze. Si potrebbe incappare in un treno non stop e ritrovarsi a Roma che comunque non sarebbe male, ad avere tempo e soldi e pazienza. Ma poi, “quelli prima”, partiranno? Al momento non si sa ancora…e non sono piu aggiornati i ritardi.

Il primo treno, direzione sud, con 165 minuti di ritardo, è  passato.

Lo prendo.

A Firenze, si tocca terra verso le 14, tra il caos di molti: chi arriva, chi parte, chi attende, chi cerca informazioni in una babele di lingue. Cerco il tabellone orari e la mia meta ma oggi tutto è  solo confusione. Cerco quei punti mobili “last minut” e  pazienti e gentili le addette subiscono un assalto di tanti in cerca di informazioni. Sembriamo tanti bimbi delle scuole  materne dove ognuno vuole il suo grembiulino prima di altri. Mi metto in coda, chiedo, mi rispondono garbatamente dandomi risposte certe e numeri del treno. Mi reco verso il binario indicato, inghiottito dalla fiumana di gente che si dirige in direzione opposta alla mia. Lentamente giungo verso il treno. Salgo. Partira` alle 14.30 ma non mi infastidisce la cosa. Lasciando da parte ritardi e cambi, il viaggio  ha sempre il suo  fascino. A Firenze il treno per Spoleto non c’è,  e gli addetti trenitalia riferiscono che un treno per Perugia sarà disponibile utilizzando lo stesso “materiale” proveniente da Arezzo. E difatti, dopo il suo arrivo e aver scaricato un pacco di gente, il treno si muove a ritroso, verso Arezzo. Qui cambierà numero e si dirigerà verso Perugia Spoleto. Dal finestrino l’occasione di vedere o rivedere posti a me cari: Cortona, Passignano sul Trasimeno, che luccica come fosse mare…

19 luglio

Le sere sono di quelle di fine primavera, quando il  profumo di fiori e frutti diviene particolarmente intenso dove la città  dirada, sfumando, lasciando il posto alla periferia, odori che  invadono il circostante insinuandosi nelle narici. Dal capolinea del tram, Superga si affaccia sulla collina ed è  bellissima, e non si capisce se, oltre i finestrini, è  lei ad illuminare la città o se sia questa ad esaltare il circostante. O forse entrambe mentre la Mole guarda  il tutto con un pizzico di invidia. A due passi e qualche fermata da qui, oltre l’ex l’Italgas e il Campus Universitario uno slargo si apre sulla destra, oltre il fiume, e su quello, “Le panche” presidiate da frotte di studenti che caratterizzano il tutto. Alcuni con le infradito ai piedi e altri bottiglie in mano e tantissimi parlano e ricordano e aprono l’immaginario; discutono su Montalbano, Camilleri e dei suoi libri, di De Crescenzo e della ua filosofia e di Paolo Borsellino e la lotta alla mafia. Potrebbe sembrare di essere al mare, con la spensieratezza e l’impagno, degli esami alle spalle e di nuovi da venire.

L’estate è  lunga e sognare si sa,  costa proprio niente.