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Dopo Portici di carta

Sotto i portici del centro di Torino, quelli che da piazza Castello si snodano verso Porta Nuova attraversando piazza San Carlo, per intenderci, il profumo della carta da libro è ancora forte e così come avviene per le conchiglie che in un certo qual modo conservano il rumore del mare, qui sotto, si conserva ancora  il rumore delle pagine sfogliate nel week-end da migliaia di mani, da potenziali lettori e compratori. Sicuramente curiosi. Portici di carta, la più grande libreria mondiale all’aperto ha “chiuso da poco i battenti” mai aprirli dato che il tutto, oramai da anni, si svolge all’aperto. Portici come piazza, luogo di incontro tra librai, editori, lettori, come “rilancio” della pratica del leggere in un Paese dove la percentuale dei lettori si assesta su livelli davvero bassi. Portici di carta, nella città del salone del libro, dove la bellezza cittadina si coniuga all’amore per la lettura. E  quest’anno l’edizione  si e` svolta pensando ad un personaggio particolare, con le trecce, lentiggini, i calzettoni, una  scimmietta sulle spalle, le mani e  la sua forza: Pippi Calzelunghe.  Fu proprio il libro fumetto di Pippi che segnò l’avvio personale alla lettura.  Ed è con questo pensiero che percorro i 2 km intervallati dalle colonne del centro. Potevo avere una macchinina, un pallone e senza saper leggere e scrivere scelsi il libro di Pippi Calzelunghe.

Ernesto

Il tempo trascorre così velocemente,  o meglio,  gli impegni sono così incalzanti che mi e’ mancata parte di quel tempo per descriverne e rendicontare  quanto meno i più salienti. Al Salone del libro,  per esempio, c’era l’ incontro con Laura Morante…  Un’occasione,  il Salone,  per fare incetta di libri.  Ora,  per esempio,  sono impegnato nella lettura di Moravia,  “Ernesto”.  Arrivato qui dopo aver presentato ai ragazzi qualche testo di Pasolini… (Un libro di Pasolini,  vergato da dedica regalatomi nel 2006,  per l’impegno a difesa della Costituzione… )che giri,  che si compiono,  per raccontare il ‘900, il secolo dei giovani… coi suoi grandi cambiamenti.  Accennare “Teorema”,  “Petrolio”,  i fatti di Valle Giulia,  la contestazione, poliziotti e manifestanti,  lettera alla madre e arrivare a Moravia, con il suo “Ernesto”,  ragazzo triestino all’epoca del racconto, (fine ‘800,  inizi 1900,  quando Trieste era sotto l’Impero Austro-Ungarico) non ancora sedicenne che… “conosce” se stesso… Un’occhiata a Saba e  il suo “Zeno” per poi tornare a il secolo dello Statuto dei Lavoratori, il 20 maggio del 1970.

Santa Caterina

“Tempo di libri” non è  terminato.  Certo,  quello “sdoppiato” l’anno scorso,  sfilandosi da Torino,  con strascichi di polemiche,  si,  che è  terminato. E forse in “riduzione”. Aspettando ora,  Torino.  “A ciascuno il suo”,  (che poi e’ un libro!)di libro,  di tempo,  nel tempo,  di luogo,  dove leggerlo,  e con chi. Tempo di mare,  di “teli racconto” e sabbia e matite per sottolineare e scrivere storie e muovere personaggi. Oggi ricorre la festa di Santa Caterina da Siena e cosi, ricordando di avere tomi su tema, riprendo a sfogliare alcune pagine di uno di quelli,  dedicato alla Santa ma lasciato a meta’.  Il libro,  come scritto, in un precedente articolo del blog,  mi piace ed è  utile per la scuola,  per i ragazzi. Ne riporto alcuni passi intrecciando fatti salienti di storia e nozioni di psicologia. E poi mi ricorda un posto dove vorrei tornare. Presto. Siena. Quella piazza a “conchiglia”… Da gustare lentamente. Forse perche’ effettivamente come sostiene l’amico di un altro amico che poi e’ uno che scrive “un libro e’ come la lasagna cge e’ compista da tanti strati”. E poi c’è  l’altro libro (e quindi,  tanti altri strati e una lasagna ! ) “Rinascimento privato” (Maria Bellonci,  Oscar Mondadori) che appena  iniziato lo avevo deposto da qualche parte,  abbandonandolo in giro,  per la casa. Poverino,  senza colpe! Forse era in attesa,  ma la dove si attende c” anche la speranza! ). Correva il termine (come ultimi spiccioli) dell’estate… Una foto,  di mare,  telo,  la coperta-ina di un libro,  individuato,  ricercato,  ordinato. Dalle prime pagine capi’ che mi sarebbe riuscito difficile leggerlo, possibile  colpa di un nome fra i tanti che si intrecciavano lungo le pagine  fra le corti di Mantova,  Ferrara,  Urbino. Da poco,  l’ ho ripreso  tra le mani e, lesto e  spedito,  pagina dopo pagina, finalmente ho  comincio a sentirlo mio. È  veramente bello,  storie sul finire del 1400 e iniziò 1500. Tempi interessanti,  da vivere.  I Borgia,  Giulio II (… “gigantesca presenza fisica… “…. “torreggiava sulla politica d’Italia e d’Europa incalzando duramente il nemico del momento facendo fronte a tutti”…. pag. 165), i figli Lucrezia e  Cesare, e poi Francesco,  Isabella,  Federico, Eleonora. La bellezza,  (e le bellezze) i capelli d’oro,  trecce,  amori,  vissuti,  preparati. Passioni. Ragazzi che Storia!  Pagina dopo pagina rientro fantasticando in quel di Urbino,  Mantova,  Ferrara… e corro col pensiero a chi me lo ha suggerito. Bello! E pazienza per un nome,  tutto il resto fila…Ecco,  un altro posto dove assolutamente vorrei ritornare… Urbino.  E ripensare a “quel mostro della natura che lascia il sigillo del suo pennello divino”,  pag. 159). E mangiare un buon piatto. Magari lasagna?

L’autunno freddo

torino-portici-carta-2016-foto-borrelli-romanoChe strana sensazione “spogliarsi” dell’estate addosso per vestirsi di un maglioncino dai colori autunnali. E’ iniziato l’autunno freddo.  I viali,  divenuti tappeti di foglie gialle si apprestano ad essere  oggetto di ricordi. “Ci saranno ancora ragazzi delle medie scesi per le strade intenti alla raccolta di foglie,  castagne e ricci cittadini? “Per educazione artistica,  si intende. Ammesso esista ancora come disciplina”. I cartocci di caldarroste cominciano a farsi e vendersi. E vedo quel “vapore” e fumo  mischiato a nebbia. Carta di giornale,  cartoccio,  10-15 “gastagne” urla l’omino con la carbonella. Sono “raccolto” e veicolato su di un territorio che cambia spesso colori e infrastrutture ma da sempre è in fondo lo stesso. Ha fatto scuola e la fa ancora. E io la mia. A Porta Nuova continuano ad arrivare treni,  dal Sud: vapore e carbone sono stati soppiantati da Frecce rosse a riposo ma il rosso si è  sbiadito da lunga pezza;  il Lingotto è  un centro commerciale orfano del salone del libro e Palazzo del Lavoro del suo. Che “Nervi”!  Lavoro.  Su via Nizza non transita più il tram,  l’uno,  ma un moderno e “magro” trenino corre sotto la pancia di quello che era “Nizza poste”,  quando si scriveva ancora su carta e non su pc.  L’orarista,  “i brigadieri”,  le sezioni,  ma che fine hanno fatto? Un operaio,   seduto sul marciapiede della via,  tra vetrine ed un capolinea di bus è   in pausa pranzo: reclama ad alta voce il suo  baracchino oggi in mano a bambini per la pausa del loro panino. Un altro operaio reclama il suo lavoro: il Palazzo ne porta il solo nome,  “del lavoro”;   il Lingotto, invece,  nato già  vecchio pensiono’ prima l’operaio e poi il lavoro. Di ottobre si contano i giorni e la storia e le divisioni: di qua gli operai,  di la’ i quadri.  Da li la sconfitta. Di tutti. Alberto Camerini cantava “se il mondo non lo capisci piu'”. Portici di carta si attrezza e offre “migliaia e migliaia” di lame  per abbattere il ghiaccio interiore di ciascuno,  di uno,  nessuno o centomila. E noi uno per “ri-costruire”. Un libro per una blibioteca belle zone terremotate. Il Circolo festeggia il suo compleanno ed io vado in cerca del mio.  Libro. Signore e signori,  buonasera.

A Perugia

Perugia.29 7 2016.Romano Borrelli fotoPer molto tempo ho abbinato il nome di questa bellissima città umbra,  PerugiaPerugia 29 7 2016Perugia 29 7 2016 foto Borrelli Romano,  alle caramelle. Poi,  crescendo,  ai baci,  commistione baci-baci,  quelli di cioccolata scambiati dopo i” baci-baci” e subito aver staccato labbra e scartato la prelibatezza a leggerne le cartine, quei micro temi di 4 parole che cullano il buonissimo cioccolatino.  Senza disperderlo perche’ poi doveva essere attaccato sul diario di scuola! Poi lo legai alla cioccolata più  consistente,  in tutte le sue forme e alla manifestazione successiva organizzata dal comune in suo e loro onore,  quando Torino,  verso la fine degli anni 90  cominciò  ad “organizzarla” per… Perugia!! Un po’ come preparo’ radio e tv per Roma e la moda per Firenze. E il libro per Milano. Ancora cominciai ad abbinare il nome della città  ad uno spareggio calcistico  Torino-Perugia,  poi all’Università,  belle ragazze belle donne… nel 2016 ai giovani (Perugia capitale italiana giovani 2016)Perugia.29 7 2016.Borrelli Romano, fotoe oggi alle scale20160729_15365920160729_153636!!! Quante ne avro’ fatte?Boh! Fortunatamente esiste un metro’ leggero che è  una cosa spaziale ed evita così di andare in affanno.  Un figata! L’ho provato il mini metro’ o “capsule” senza pilota e così le centinaia di gradini. Data la vicinanza ad Assisi una toccata e fuga,  e Giotto stavolta non è  scappato dalle pareti.  Avrò  modo per scriverne.  Non ora pero’ che le gambe sono chissà  dove!  Perugia di sera è  uno spettacolo. E a proposito di spettacolo  non mi faccio scappare una bella orchestra

e bellissimi panorami

 

. Una bella suonata e… buonanotte!  Perugia….by  nightPerugia.29 7 2016.foto Romano BorrelliPerugia 29 7 2016 foto Romano BorrelliPerugia.29 7 2016.Borrelli Romano foto

Firenze

Firenze 29 7 2016. Foto Borrelli RomanoEra da un po’  che mancavo da Firenze. 12 anni? Troppi. Molti. Forse a ripensarci bene 10. La data e’ potrebbe essere quasi giusta. Cosa mi portava qui? I concerti dei Nomadi,  la politica, il festeggiamento della tesi,  un cambio treno per Pisa o la Garfagnana o verso Roma. Forse. E così stamattina freccia direzione “Fire”!  come usa dire qualcuno. 20160729_082912Nel tragitto del treno Torino Firenze,  tre ore di viaggio,  non mi son fatto mancare le mazzette dei giornali,  come d’abitudine,  sia che parta,  sia no,  e un buon libro. E facciamo pure due. La cronaca induce un’attenta riflessione sullo sdoppiamento della fiera o salone del libro. Le viaggiatrici,  altra riflessione. Riflessioni sul viaggio del Salone del libro che resta a Torino e più  “leggero”,  forse,  sdoppiato in “LeggeRho” ma divenendo cosi altra cosa. In ogni caso,  la trentesima  edizione del salone del libro si terrà  a Torino. Come e in che forme vedremo. Ma non vorrei parlare di questo ma di un altro argomento: cosa metteranno mai le donne in quei valigioni con rotelle che si incastrano tra un sedile e l’altro causando un ingorgo lungo il corridoio dei treni. A quel punto scattano le occhiate al biglietto e poi quelle fra maschi che cominciano a chiedersi di chi sarà  la volta.  Succede che  poi,  velocemente inquadrano un uomo che a sua vola inquadra la donna e senza sapere bene da chi parta la richiesta l’uomo si trova tra le braccia… il valigione mentre da sotto il coro femminile diviene più  forte:”più  su,  ecco,  a destra,  a sinistra” e naturalmente avendo spostato di qualche millimetro altro borsone ovali gia,  partono veloci i cori di allineamento”. Poi,  mentre chi è  seduto recupera respiro prova a chiedere con fiducia e speranza a chi e’ ancora in atto di trasloco:”scusi,  dove scende? “Ecco,  sarei molto interessato a saperlo,  così, per un racconto futuro. Scarpe? Trucchi? Magliettine di ogni tipo? Bho!

Ps. Il Duomo è  davverostupendo. A pensarci bene i dieci anni di assenza forse valgono doppio. Forse.

“Ti leggo nel pensiero”

Torino 15 5 2016. P.Palazzo.Romano Borrelli fotoInvischiato tra “i contadini” e i loro ortaggi, frutta, uova appena “raccolte” dal pollaio di Bandito, elisir di lunga vita e pillole per arrivare a cento e oltre,  e intrappolate le mie orecchie tra i “venghino,  venghino, madamine, abbiamo le primizie” dimentico di accorciare  la strada e incrociare le meno gridate e le meno “strusciate”. “Avrei potuto tagliare all’ interno del reparto coperto, tra formaggi, insaccati e fettine, lasciandomi alle spalle  il Duomo, per incrociare la fontana e il passaggio pedonale…e invece…”… Ma si sa che  i pensieri…E invece talvolta non si sceglie. Sono gli altri a scegliere per noi. La confusione che ti viene incontro, il caos che fa al caso mio, tu. “Solo tu” cantavano i Matia Bazar. Nella tasca un paio di biglietti, uno del treno, l’altro, il titolo di una canzone. Torino salone libro foto Borrelli Romano.14 5 2016Tutto quello che apparentemente puo’sembrare distante in realta’ non lo e’ mai. Il caos, cosi mi hai portato a credere, e ora dell’ordine mi importa poco. E cosi non lo sono i due biglietti, ripiegati nel fondo della tasca. Il treno, il caso, e cio’ che unisce, due persone, le chiacchiere, cosa fai, cosa ti piace, cosa leggi e visiti e che lavoro svolgi e poi, ” buonasera signorina, ma lo sa che lei e’ molto carina?Anzi, e’ carina da morire…Ma questo poi, era Baglioni.  E poi la stazione, cio’ che divide.  Prima un sorriso lungo una vita e poi il sale di una lacrima. E qui,  cio’ che unisce sono centinaia di migliaia di parole, sparse al vento, cosi, dettate dal caso, da una postura, da una mimica facciale, come queste centinaia di persone che si incontrano, cosi, per caso, con visi di ogni colore. E pensieri, voltati e rivoltati come questi oggetti, abiti, scarpe, dall’altra parte dei contadini, dove gli occhi a mandorla sono le bandiere puntate: “signole, signole, complate. Legalo, legalo”.  Mani che toccano, mani che si sfiorano, mani che si toccano, scrivono e comunicano. Mani che  sfiorano, che leggono e interpretano. E …”ti leggo nel pensiero”. Eccolo il post che avrei dovuto appiccicare su una pila di libri. Ma di Pila, “ora” non mi resta che questa, una porta. Per quanto bella e antica, come “l’ora”. Anzi, Porta. “Ti leggo nel pensiero” e ogni pensiero di quella, di lei,  la porta a me. Avrei voluto che me la portassi, tra le mie mani, e me la cantassi, addosso, affinche’ ne sentissi da te, il suono e le parole. “Venghino signole venghino, complate abbiamo anche i legali”.  Bella Porta Palazzo, bella la 7. “Bella prof” come dicono gli studenti quando mi incrociano porgendo le mani. Bella che? E tu che mi leggi, dopo che ho scritto, canta ancora, “ti plego”:  “Ti leggo nel pensiero”.

Ora un… SalTo

15 5 2016 Porta Palazzo.foto Romano BorrelliUn SalTo sotto questo benedetto orologio che compie la bellezza di 100 anni.  In testa “la corona” con il simbolo della citta’ e un pochino piu’ su, una data: 1916. Appunto. Intorno un mosaico o un abbraccio di lettere che e’ poi semplicemente un invito al lettore (e non solo)ad amare le differenze.   Torino.Porta Palazzo.foto Romano Borrelli15 5 2016Un SalTo per vedere se il Sud Italia si trova ancora qui, come un tempo, a due passi dalla Torino-Ceres, sotto la tettoia dei contadiniTorino P.Palazzo.15 5 2016.foto Romano Borrelli, quando piove, o sulla piazza quando le giornate volgono al bello. E questa mattina il tempo era davvero bello e clemente, diversamente da ieri, quando il cielo ha distribuito come caramelle chicchi di grandine di un certo spessore.  Nel sottosuolo delle parole di gruppetti sparsi a manciate resistono i dialetti ma di espressione di quali terre, e’ un dato non pervenuto o meglio non compreso dal sottoscritto. Provo a chiedere a mio padre di cosa secondo lui parleranno ma mi risponde utilizzando il passato: quando le 127 o le 128, la lastroferratura, la verniciatura e l’unita’ sotto il braccio e….”No, no ieri. A me interessa oggi”. Niente da fare. Vabbe’ facciamo due passi in questo “girello” aperto. A due passi da qui una targa ricorda Francesco CirioTorino Porta Palazzo foto Borrelli Romano15 5 2016, capace nel suo tempo di imprimere una spinta propulsiva ai commerci. Dove c’era il capolinea del tram ora si affacciano negozi e sotto le tettoie dei contadini solo il ricordo di quel che c’era ieri e la fantasia di quel che ci sara’ domani. Ah, dimenticavo: una App mi ricorda che devo fare un SalTo al Salone del libro. La borsa e’ vuota ma pronta. All’uscita sara’ piena e quel contenuto mi impegnera’ per giorni in un lento e continuo travaso di personaggi e di vite. Bhe’ che cosa e’ in fondo la lettura di un libro se non la possibilita’ di vivere infinite altre vite? Forse a guardare bene anche la lettura di questo posto…

XXIX Salone del Libro

Torino 14 5 2016 foto Romano Borrelli. Salone librTorino. Verso il Salone del libro 2016. Da Porta Palazzo al Salone il passo e’ breve. Un pezzo di strada  col tram 4  fino a Porta Nuova ed il restante con la metro fino al Lingotto. Se fosse un romanzo l’incipit sarebbe “Il viaggio tra le pagine di un libro ad un metro dal Lingotto”…una ragazza staziona nei pressi della porta della metro. Legge Voltaire, “en francais”. Un minuto a fermata. Alla fermata  “Spezia”la metro  staziona  per un po’ e gli occhi  della ragazza hanno  piu’ tempo per leggere e io per osservarla nel suo atto di leggere…come andra’ a finire? 14 5 2016 foto Romano Borrelli Torino salone libroLa metro riparte. Un minuto e siamo a Lingotto. La metro si ferma e una moltitudine di gente si da il cambio tra chi scende e chi sale.  La scala mobile, i gradini, un grappolo di manifestanti, lo spiazzo, la coda per i metal detector che ricordano tanto l’Expo e l’accredito. Foto Borrelli Romano.salone del libro.14 5 2016Si entra. Code al bar, piccoli gruppi a terra, seduti, accovacciati tra libri e cibarie di ogni tipo. Alcune mamme allattano i piccoli mentre leggono. Cresceranno bene, nutriti con la cultura. Dopo nutrire il pianeta, logico ora…Dal palco di qualche conferenza programmata si danno il cambio centinaia di personaggi che fuoriescono dalle pagine dei libri e dalle penne di scrittori per popolare questo festival della carta stampata. E’ bello pensare che siano li, quei personaggi, tra noi, che ci accompagnano mano nella mano in giro per i padiglioni A, B, C e via dicendo. Personaggi talvolta cosi simili a noi che ci seguono anche sulla strada del ritorno. Ma quanti saranno? E ognuno di loro quanti doppi avra’? Cammino pensando  cio’ andando avanti per addizione e mai per sottrazione. Tanti, tantissimi personaggi che mi fanno compagnia sotto le volte di questo tempio oggi del libro una volta del lavoro. Forse mi passa vicino Saviano, circondato da un gruppo di guardie del corpo, presumo. Sono letteralmente spostato: un fiume di gente mi viene incontro.  Sento un tuono. Mi affaccio. Pioggia e diluvio. Rientro. Voglio godermi la bellezza di questa carta. La fantasia al potere.  E allora meglio perdersi. A, B, C….quante equazioni in questi padiglioni. Tutte da risolvere.

All’uscita dal cine.”Visioni”…differenti

Foto Borrelli Romano.Torino pzza StatutoAlle ore 13 la fermata del bus e’ affollata da ragazzi e ragazze appena usciti dalla sala cinematografica, un’ora insolita, a dire il vero, per la visione di un film. Senza pensilina, tutti ammassati quasi uno sull’altro. In questo fazzoletto di terra separato da due binari di tram, l’unica certezza sono le pizze appena sfornate dalle numerose pizzerie al taglio,  comprate al volo dai numerosi studenti universitari appena usciti dalle aule.  Chiazze di olio e sughi vari lasciatei su mazzi di fotocopie sotto braccio. Ah, quanti e buoni profumi! E a noi invece solo i profumi con gli sguardi “verso” il corso per “volgere” verso Palazzo Campana e casa Gramsci. Strani incroci anni ’70 e studenti 2016. La folla impedisce la visuale. “Mattia vedi tu se arriva che sei il piu’alto”. Ma il suo ciondolare avanti e indietro in pochissimi centimetri quadrati fa capire che non ha assolutamente voglia di allungare il collo per dire se il 18 arriva o meno. Siamo avvolti in una nuvola di fumo e vedere l’arrivo del 18 e’ cosi impresa ancora piu’ difficile. Una ragazza sui 25 o 30…o “29” racchiusa nel suo cappottino grigio doppiopetto bottoni neri, capelli neri e viso rosa, un naso ben fatto con occhi scuri mi sorride e mi viene incontro nella rispista che avrebbe dovuto dare Mattia: “sta arrivando il bus”. Si ferma e tutto resta per alcuni secondi immobile, forse per salire o forse per valutare se salire su questo o sul prosdimo. Saliamo e siamo una tempesta che si perde. Piccoli ‘atomi’ alla ricerca di un posto qualsiasi. Saliamo dalle porte centrali e convergiamo verso il “girello centrale”. I ragazzi sono ormai dispersi come previsto per il “dopo cinema”: sciolte le righe ognuno per se e Dio con tutti. Noi, io e la brunetta, sciogliamo una qualche intesa e cominciamo a parlare, del film, delle solite cose: ti e’piaciuto, si, no, i soggetti, l’ambiente, ma mai nello specifico di quello. E’ straniera ma parla bene l’italiano. Parliamo, parliamo, parliamo…la fermata si avvicina…condividiamo molti giudizi su quanto visto. Su una cosa non ero d’accordo. A me faceva piangere, a lei no. Poi un’altra: a lei piacevano le musiche a me no. Ancora: per me era d’attualita’ per lei storico. Carina era carina ma piu’ passavano le fermate e piu’ mi non ci capivo poi molto, a dire il vero.  Prendo coraggio e chiedo:”scusa ma tu non eri al M?”, le chiedo. “Si, mi risponde. Al primo”. In quel preciso istante ho capito che eravamo si nel medesimo cinema ma in sale diverse”. “Visioni” differenti. Gia’ ma “Visioni” non e’….solo da cine ma ancge da “libro”. Intanto Mattia mi strattona: “Professore siamo arrivati, siamo arrivati”. E io, angoli della bocca all’ingiu’ nell’atto di una smorfia da pianto seguo Mattia  il quale  all’inizio di questa stupida storia non vedeva l’arrivo del bus lasciando cosi spazio a quella brunetta carina mentre ora vede e benissimo la fermata d’arrivo, chiudendo irreparabilmente le porte tra me e la brunetta. Quel che non riusciva a vedere all’inizio lo vede chiaramente ora. Al termine. Signore e signori, the end. Il film e’ terminato. “Visioni”. Da libro. Dopo il cine.