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Ferragosto 2017

Ferragosto: festa dell’estate. Tutto esaurito,  in questa zona della Puglia che si chiama Salento,  “lu sule,  lu mare,  lu jentu”. E lu jentu e’ davvero l’unico padrone in questi ultimi giorni.  Dei rari posti dove era possibile rifornirsi dei quotidiani ne e’ rimasto solo piu’ uno: occorre quindi percorrere  e velocemente,  un km, corteggiare il bacino,  entrare in spiaggia,  raggiungere il parcheggio dove l’uomo col carretto grida giornali.  E sperare che ci siano,  ovviamente. La spiaggia e’ pulita,  ben tenuta,  quella a pagamento,  ovviamente,  anche se noto un signore, che non so se stipendiato o volontario,  raccogliere le poche cartacce o bicchieri in plastica abbandonati da chissa’ chi,  chissà  quando.  Appena mi affaccio sulla spiaggia,  dopo aver scavalcato una delle ultime dunette che resistono,  l’amara sorpresa e’ scoprire che al mattino sono gia’ presenti,  come sempre,  ombrelloni abusivi “segna posto”,  lasciati dalla notte precedente. Probabilmente da chi ha costruito a ridosso delle dune. Che c’erano! E questi ombrelloni e maleducati  non mancano mai,  come i soliti “furbetti” da spiaggia. Resistono giocatori di racchettoni che dispiegano tutta la loro forza nel rilanciare la pallina scambiando quei residui di spiaggia in campi da tennis. E resistono i giocatori di pallone scambiando fazzoletti di sabbia in Stadi Olimpici. Dubito qualcuno abbia avuto coraggio,  voglia e forza di fare il bagno a mezzanotte,  come d’abitudine accade. Il vento dei giorni precedenti ha contribuito ad abbassare  le temperature e penso almeno 10 gradi. Lucifero e’ stato spazzato via con un forte  colpo di tosse dal Maestrale.  Come sempre  il traffico anche quest’anno “imbottiglia” parecchio,  residenti, turisti e provenienti dai “mille” paesini limitrofi. È  una zona questa,  tra le torri,  Lapillo,  Chianca,  Cesarei, che fa fatica ad assorbire così tanta gente e le strade sono davvero lunghi nastri d’asfalto trasformati in colonne di lamiera d’auto. Ai loro interni bimbi festosi,  esaltanti,  palette alla mano. Adulti invece. ..  Il tutto per un posto in spiaggia o scogliera. Sold out. Borsa frigo,  infradito e compagnia!  E’  ferragosto bellezza! Tanti auguri.

12 Agosto 2017

Sciabordio dell’acqua sospinta dal vento che picchia la sabbia. Giorni che si inseguono uno dopo l’altro, dilatati, senza tempo e confine, innumerati e innumerevoli, senza sveglia,  compiti e lezioni; vento che schiaffeggia, capelli, magliette e compagnia  bella;   bava marina rilasciata sugli scogli dal mare in piccole bacinella,  onde che si stirano e si allargano in un continuo movimento mentre stropicciano castelli,  scritte,  cuori e merletti di sabbia. “Ho scritto t’amo sulla sabbia e il vento o il tempo… a poco a poco… ” Marosi che restano, morosi che vanno, il maestrale saluta e cosi abbasso il cappello; l’odore di pioggia,  umidita’ e sughero  si avvicinano e si fanno sentire,  Lucifero si allontana… dileguandomi lascio le impronte e lentanente apro l’ombrello.

Ho terminato l’ennesimo libro. Cosa resta? Che i protagonisti sono privi di nome,  ma “La strada”,  è  un bel libro. Da consigliare a scuola. Per i risvolti psicologici,  per il rapporto padre-figlio,  per essere un viaggio,  un cammino,  una ricerca,  riflessione,  un testo di formazione. “Portare il fuoco”,  o l’amore e’ uns bellissima espressione: portarlo dove,  a chi? La strada,  e sulla strada,  a San Pancrazio Salentino,  due personaggi,  di paglia,  annunciano, imminente,  “La sagra dei sapori”.  Un inno all’amore. Per una terra,  il buon cibo,  i saperi,  i sapori.

Maestrale

Il caldo torrido aveva ed ha le ore contate. “Toc-toc”,  il maestrale è  arrivato. Sulla spiaggia ombrelloni piantati,  chiusi,  punti esclamativi al brontolio marino!!! Le onde hanno schiuma “alla bocca”. Battono la spiaggia e ne fanno di essa un sol boccone.  Pochi i coraggiosi in acqua. La bandiera rossa è  un deterrente, anche ai piu’ coraggiosi o fanatici. Molti i resti della scorsa notte,  sulla spiaggia, quella dedicata a san Lorenzo,  (il diacono,  martirizzato),  e al conteggio di quelle stelle viste cadere. O sviste. “Cielo. Manca”. Notte di lacrime e preghiere. Che poi,  onestamente,  quando certe stelle cadono,  non è proprio  un bel vedere.  Delle stelle. Le stelle-stelle, si: “le stelle stanno in cielo e i sogni non lo so, so solo che son pochi quelli che si avverano” (Vasco Rossi,  che tra l’altro,  è  da queste parti,  in vacanza). Per i piu’ sfortunati,  ancora qualche serata da trascorrere in prima  visione,  al mare o in centro,  nel patio. Sulla spiaggia il seggiolone del bagnino è  sguarnito. E’ in tutto simile a quello di un arbitro di pallavolo. Ma senza campo e senza giocatori. Insomma,  “non prende”.  Sulla sabbia un divisorio fra lo stabilimento azzurro e quella privata. Sette bastoni tenuti insieme da una fune spessa, divenuti cappelliere e appendi abiti di fortuna, e un salvagente rosso alle estremita’. Allargo lo sguardo: c’è  qualcosa di romantico anche in tutto cio’,  su questa spiaggia molto vellutata,  come “laura” spiaggia, direbbero quaggiù.  Accarezzo il seggiolone come se accarezzassi dolci ricordi,  che quando entrano,  non escono piu’. Riaffiorano. Il popolo dei “selfie” canta: ” mi manchi,  mi manchi,  in carne ed ossa… “. Il mare “vomita” a più  riprese cose che l’uomo ha fatto ingoiare a forza,  nel tempo. Le onde si rincorrono,  velocemente. Resta comunque un bel mare,  dai colori espressivi,  anche quando teasporta sabbia. Non e’ il mare e non e’ la costa narrata nel libro che mi accompagna qui ed ora,  su questa sabbia: “La strada”. Su altre onde il trasporto di una musica: “L’estate sta finendo… ” Il maestrale e’ arrivato.

9 Agosto 2017

L’alba non e’ per nulla timida e il mondo non e’ bianco,  nero,  grigio,  freddo. E’ tutto colorato e accalorato. Il giorno e’ lunghissimo,  corta e’ la notte. Troppo caldo,  afa,  sudore. Luce e colori dispiegati per km e spiegati a moltitudini che prendono d’assalto il Salento,  “lu mare,  lu sule,  lu jentu”. Luce e caldo mai avari! La strada. La grande pineta che dava riparo a schiere di turisti e residenti si è  via via scorticata. È  spelacchiata e sulla terra,  rossa,  dura,  compatta, restano i segni di quelli che un tempo erano tronchi. Un tempo,  quando c’erano gli  alberi  e i bimbi giocavano a pallone,  quando questo finiva li sotto,  recuperarlo era una caccia al tesoro.  Oggi che i pini e gli alberi maestosi di quella pineta non ci sono piu,  i bimbi non giocano piu a pallone per mancanza di ombra e gli adilti corrono a fare scorta di condizionatori e ventilatori. E poi capita che la “corrente” salti. Nulla da ‘laudare’ all’operato dell’uomo.  Il contadino col “panaro” pieno,  di fichi,  maturati prima del tempo fa capolino in mezzo. La strada. Scruta il cielo. Per abitudine,  da tantissime primavere. Ma nulla da vedere. Solo azzurro. E neanche  il passaggio di una nuvola,  a pagarlo,  o pregato,  questo “Benedetto cielo” che ha “vomitato” tutta la neve possibile a gennaio e ora non ne vuole sapere di due lacrimucce d’acqua che farebbero tanta vita,  vite, ulivi. Contadino.   Bicicletta,  coppola,  in  piedi da chissa’ quante ore,  un pezzo di storia,  la sua,  che merita, meriterebbe,   questa, si,  essere ascoltata,  all’ombra di un fico. Forse i suoi o forse di conoscenti,  amci che non hanno voglia e tempo di raccogliere,  in “questo tempo”,  complici gli uomini, che non mutano,  consumi,  abitudini,  pensando di poterlo fare,  sempre,  uso eccessivo,  indiscriminato di risorse,  limitate.  Cosi come il consumo,  del suolo. Verdi,  quei fichi,  come l’acqua del mare. Cielo azzurro,  teso,  come il mare. Blu,  cristallino come il suo occhio che racconta di quando qui “c’erano le baracche” per i villeggianti. Sole che spacca,  ma che lui,  il contadino,  proprio non sente addosso . Un pezzo di pane,  colorato: rosso,  nero,  olive,  nere,  che lasciano il segno sulla sua pelle rigata dal passare degli anni,  dando schiena e viso a questo “sole” benedetto. Caldo che spacca.  Anche le pietre. Come contrastano questi colori,  come il grigio ed il nero del libro,  in via di lettura,  verso il termine,  a dire il vero,  “La strada”. Padre e figlio,  senza nomi,  in fuga dai “cattivi”,  verso la costa,  il mare. Che contrasto,  tutta questa bellezza, appena volgo lo sguardo dalla parte opposta,  verso case,  probabilmente di troppo,  che  forse non avrebbero dovuto esserci dato il male che fanno alla natura. Che tristezza quando vedo sbarre che limitano l’accesso al mare ed un cancelletto attaccato alla sbarra. Le conto,  dovrebbero essere tre che impediscono probabilmente,  in qualche modo l’accesso. Ripenso al tema di maturita’:   progresso materiale e morale. Mi piacerebbe avere tempo,  forse essere giornalista e come si diceva un tempo,  ” inchiestare”… su tante cose…e poter capire qualcosa in piu’. Laudato  si… una bella enciclica. Chissà  se un giorno…

La strada, la sabbia, la borsa frigo

7 agosto 2017. La strada, le borse frigo.  Potrebbe essere un tema: “elogio della borsa frigo. Storia economica e sociale di un Paese che muta”. Bisognerebbe “guardarvi” dentro per “intrecciare” tanta storia. E probabilmente,  capirne qualcosa di piu’,  di certi “panieri”,  con prodotti che entrano e altri che escono. Un po’ come chi arriva e chi va su quella “lingua” dorata che un tempi era davvero selvaggia, posta davanti ai miei occhi,  mentre io, al fresco,  mi sento molto simile all’uomo in ammollo. Senza vestiti, che si lavano da soli,   ovviamente. Il sole,  “sorto” (come sempre diciamo) da poco,  fa pensare ad Est. E’ sbucato dietro Villa Belvedere e ora pare  avvicinarsi e “attaccare” in un’altra giornata che si annuncua molto luciferina.   E’ un cielo grigio,  che sa di cenere;  sembra uno di quei cieli che  da qui a poco ne manderà  giu’ tanta,  di pioggia,  mentre in realta’, che è  sempre differente,  e’ solo e soltanto colore che annuncia afa. Crema. Spray. Friziona. Spalma. Cocco,  avocado. Capelli. Radice,  cuoio capelluto. Friziona,  spalma. Grida,  spruzzi,  pale, palloni,  palline,  palle. Girano. Tutte insieme. Da dentro l’acqua, del mare, uno specchio limpido,  azzurro,  blu,  verde, una tavolozza per artisti,  tra una bracciata e l’altra,  la spiaggia color oro pare una stazione ferroviaria senza atrio,  dove tutti sono alla ricerca di un loro “scomparto”,  un fazzolettino di sabbia,  libero da “concessioni” o “stabilimenti”. Uomini,  donne,  ragazzi,  braccia tese che reggono borse frigo: piccole,  grandi,   rigide, di plastica,  all’ultimo grido. “Sicuramente acqua,  frutta,  verdura… “. Braccia tese. Il braccio della borsa frigo e’ perfettamente bilanciato dal peso delle ciabatte,  chiuse a conchiglia,  tenute nell’altro. Braccio. Poco piu’ in là,  oltre il vialetto che congiunge le due spiaggette interrotte  dalla “casa ai margini dell’acqua”, (verrebbe da infierire e dire “sull’acqua”) i ragazzi si sono attrezzati per il gioco dei tuffi. Una fila di sacchi impedisce all’acqua del mare di lambire l’abitazione quasi arroccata sulle ex dune e attaccata oramai da anni dalla forza del mare. Perché  si sa,  la natura,  prima o poi,  si riprende tutto ciò che l’uomo ha strappato con forza. E qui,  di forza,  a guardare certe case,  l’uomo di forza,  ne ha usata parecchia. I provetti tuffatori,  invece,  raccontiamoci.   Molti dei sacchi, a difesa della villa, sono diventati un trampolino di lancio. Alcuni padri accompagnano i figlioletti,  almeno quelli più piccoli,  divenuti tutti Magnini e Pellegrini. Come per un colloquio di lavoro. Tuffi,  acqua che si apre,  cerchi, schizzi. Verticalità. Inseguendo la verticalità. L’estate è  breve. Una parentesi,  uno spruzzo di felicità.

Ogni giorno che passa,  il trampolino diviene sempre più alto. Sulla ex-spiaggia.  Sulla strada. Del mare. Località di vacanza,  il mare,    pare la scelta-meta privilegiata dal 56 per cento di italiani che pare passeranno 11 giorni-notti di ferie. Ma la strada è  anche quella di un libro,  ripreso. Una storia,  di padre e figlio. Non sappiamo dalle prime pagine cosa sia successo e perche padre e figlio siano in cammino,   forse non è  neanche importante porsi la questione… pare ci sia stata una fine,  un attacco,  una guerra,  un cataclisma,  un giorno dopo,  fatto piu’ di “castighi che delitti”.  E questo è  evidente fin  dalle prime pagine della storia. Forse una tragedia,  chi lo sa…padre e figlio  sono alla ricerca del mare… ma anche presumibilmente di altro.

5 Agosto 2017

I mass-media ci informano “quotidianamente” che siamo uno dei Paesi piu’  caldi,  o forse il piu’ caldo escluse le zone desertiche. Reale,  percepita,  confronti fra questo caldo e quello del 2003,  come  se,  parlando dello stesso argomento si affievolissero le pene di questo “inferno” chiamato Lucifero.  Questi i discorsi da “ombrellati” e sotto l’ombrellone. Fin dalle prime luci dell’alba,  a Porto Cesareo,  dove è  obbligo rifornirmi di Stampa (peccato per la sola pagine tra di cronaca torinese),  Messaggero e Quotidiano, notizie condite  dal gusto di caffè  e pasticciotto, per la cronaca di vita quotidiana,  il ficarolo si è   piazzato,  come da anni a questa parte gli capita,   nel medesimo luogo dove lo avevamo intercettato in qualche post fa: parcheggiato a due passi dal gran “ricamatore” medico chirurgo del paese,  conosciutissimo, da tutti i bambini proprietari di una bici e che tutti a quel loro tempo si facevano chiamare Fignon,  Moser o Il Pirata,  almeno fino a quando non interveniva lui,  il dottore,  ad incidere su qualche loro gamba e chiudere la faccenda con qualche punto di sutura. Un dottore,  apprezzatissimo e riverito  a suon di levate di cappelli,  proprio ora che si avvia verso i 90. Sul furgone del Ficarolo,  posto tra dottore e “Bei tramonti”,  solo il colore del pennarello si è  sbiadito un po’ così che, qualche parolina un tempo  dolce e succosa presenta oggi il segno dei tempi e il sogno infranto di altri. Tempo che passa,   anche per il ficarolo, senza più il suo richiamo per la “fica”, tempo passato evidenziato da qualche ricamo sulla pelle,  al pari delle sue “fiche” sulla buccia. Tutti scrivono e anche le Scritture sulla frutta hanno avuto sempre  qualcosa da dirci.  Il cielo ha un colore indefinito: sembra di essere in attesa, un lieto evento, ma certamente non partorirà   pioggia. È  l’effetto calore-afa. Tutto qui. Per la pioggia,  qui,  non è  ancora tempo. Ma per i ricordi,  si. Eccolo. Fresco di “pezzo di carta”,  passeggiando dalle parti di Roma Termini,  esattamente a Santa Maria Maggiore, partecipai,  anni fa,  alla funzione celebrativa della Madonna della neve. Oggi,  5 agosto,  infatti,  si ricorda “il miracolo della Madonna della neve”. Da una delle tante botole poste sul soffitto della Basilica  vidi scendere tantissimi petali, o fiocchi, “neve”. Fu uno spettacolo davvero molto bello e coinvolgente.  Lo rivedrei  volentieri. E anche la neve, rivederla,  non mi dispiacerebbe.

 

4 Agosto 2017

Porto Cesareo (Le), 4 8 2017.Romano Borrelli fotoLa Torre e’ al suo solito posto e così “l’Arcuri”,  un pochino sfiorita nella sua bellezza,  col passare delle stagioni: il “trucco”  passatole sul viso presumibilmente da qualche gelosa di troppo è  evidente da un po’ di tempo a questa parte. Lo specchio d’acqua,  questo mare che luccica ad est e “bolle”,  riflette barche,  scoglio e “Lo Scoglio” e mentre qualcuna,  riposando li nei pressi,  osserva lo sciabordio e misura le distanze ,  tra Torre Chianca e  Torre Lapillo; Enrico C.,  riconoscibilissimo dal suo cappellino dai colori vivaci e dalla sua canottiera blu,  agita le mani e le braccia,  immerso fino alle ginocchia,  nel mare gia caldissimo da quando l’alba si è  distesa e allungata su questa parte di cielo.  Cerca le “corse”,  specie di granchi conosciute solo da lui,  o probabilmente si illude di trovarle,  un espediente per fermare il tempo in cui quell’ attività  era redditizia e i clienti facevano a gara per accapparrarsele. Un modo come un altro per nascondere i suoi 85. Accenno un saluto,  un piccolo cenno con la mano,  ma resto dubbioso che mi abbia effettivamente riconosciuto. Fin dall’alba dei suoi 80,  l’occhio “semi chiuso” o “semi-aperto”,  il che è  lo stesso,  lo rende assai simile al bel don Giulio di Ferrara. Anche li,  una Torre. Lascio ricadere mano e braccia lungo il corpo e prendendo fiato faccio partire un : “Enricooooo”. Rialza il suo pesante corpo da ciclista consumato, porta la sua mano a tetto o a visiera tra occhi e fronte cercando di capire qualcosa in piu, di quel mio grudo,  già  consumato…  ma… Mi giro,  mi infilo nel corso del paese,  alla ricerca dei quotidiani,  di un caffè  forte e di un pasticciotto,  prima che “Lucifero” cominci la sua “cattiva” opera. Solo i ragazzi non si accorgono di lui: loro,  felici,  tra un tuffo e l’altro, riempiono il tempo: non è  piu’ alla ragazza di Veglie,  che dedicano i tuffi,  ma a nomi propri dolcissimi.   Non conoscono stagioni o mezze stagioni, il caldo o il freddo. Perché è  la felicità dei loro anni che  vuole così. E così  sia.

1 Agosto 2017

Luglio è  terminato. Agosto” si incammina”. Per qualcuno il termine di luglio  è  “apice della malinconia estiva”. Per me,  giro di pagina del calendario e chiusura del libro; Lucrezia Borgia è  stata una bellissima compagnia e interessantissima compagna di viaggio: treno,  mare,  città,  paesi. Riccioli biondi, trecce,  occhi azzurri-verde-mare tutto immaginato,  riga dopo riga. Lucrezia… Con lei, come accaduto  prima per “Isabella d’Este” (Bellonci) e “Lucrezia e Isabella,  due cognate”, (e altri comprati da Paravia a Torino) ho “ripassato” un po’ Roma tra vie e corsi e viali alberati e conosciuta la “grande bellezza” sotto altri aspetti,  insieme a città  e cittadine ad essa/e connessa/e. La sua lettura mi lascia e ga lasciato ricco di storia e letteratura unite ad  una curiosita’ per alcuni soggetti femminili:  Barbara Torelli,  Veronica Gambaro e Lucia di Narni…Angela Borgia,  Giulia Farnese,  la Brognina,  solo alcune tra  le tante proposte nella lettura.  La curiosità  è  enorme… vedro’ di trovare risposte adeguate. Un altro testo mi attende,  “I Borgia”. Ora è  tempo di “sfogliare” questo nuovo mese,  sotto la cappa della quinta ondata di calore dedicata a “lucifero”,  sotto ad  un fico ed una pagina di nuovi libri da sfogliare.

Fiammetta

Fiammetta? Chi era costei? Provo a pensarla come una bellissima biondina dagli occhi azzurri con due trecce all’altezza delle spalle,  pantaloncini color sabbia,  canotta bianca e un paio di Superga,  che presta il viso carino e un po’ smorfioso ad una qualche pubblicità di oggi. Insomma,  una bella ragazza discesa dal cielo. Ma non e’ una ragazza di oggi: è anzi una donna…  rinascimentale!  Ci arrivo, davanti all’abitazione,  indicatami da un  cartello verde: è  una bella casetta del XV secolo dotata di un bel portico con tre archi frontali,  due laterali,  uno per parte,  un terrazzino con porte ad archi al primo piano,  un balcone con porta al secondo. Mi ci imbatto,  ma non per caso! Conoscevo la storia di questa Fiammetta Micheli,  una donna amata dal Valentino figlio del Papa Borgia. La palazzina e’ molto bella,  pare disabitata ed è  situata come scrivevo proprio in piazza “Fiammetta”. Si trova a due passi da piazza delle 5 Lune e a 5 passi da piazza Navona,  vicino la Basilica di S. Agostino,  dove pare,  pare, che Fiammetta Micheli,  gentildonna di Firenze avesse avuto li,  una cappella.  La storia di questa donna,  molto dettagliata,  occupa quasi una pagina del bellissimo libro su Lucrezia scritto dalla Bellonci. Vediamone alcune righe…. “… Fiammetta Micheli di Firenze detta ” del Duca Valentino” che lascio’ il suo nome ad una piazza nel quartiere del Rinascimento a Roma. Fiammetta apparteneva alla classe delle cortigiane ed ebbe,  tra le sue compagne,  un destino fortunato perché  (ce ne informa Pietro Aretino nei suoi “aggressivi” Dialoghi) riuscì  a farsi un posto onorevole nel mondo così da pervenire ad una vecchiaia e ad una morte da signora ricca e stimata,  e da possedere perfino una cappella nella Chiesa di Sant’Agostino.. ” pag. 186 Lucrezia Borgia, Maria Bellonci,  Oscar Mondadori).  La storia di Fiammetta,  cortigiana fiorentina, “che per il Valentino era salita alla fortuna e alla ricchezza e che stava diventando a poco a poco una donna pia”. Pag. 450 Lucrezia Borgia,  Maria Bellonci,  Oscar Mondadori). E,  come si capisce,  non ci sono  arrivato per caso,  nella suddetta piazzetta,  ma dopo aver visitato nuovamente la Basilica di S. Agostino.  Nella  suddetta Chiesa è  possibile ammirare un affresco di Raffaello (che rappresenta un profeta) e un bellissimo dipinto del Caravaggio,  la Madonna di Loreto,  situato all’entrata a sinistra. Due “vecchini” inginocchiati, mani giunte, davanti alla Madonna col bambinello in braccio.  I piedi sembrano dell’anziana coppia paiono reali,  di due contadini anziani che hanno da poco lavorato;  piedi di contadini fuoriusciti dalla terra, rossa,  che e’ talmente “reale” che  pare di toccarla. Ovviamente Fiammetta in Chiesa non c’è  e per scorgere una sua presenza occorre immaginarsela andando presso l’ abitazione dove misero in piazza,  insieme al Valentino,  il loro presunto amore:” che lo amasse,  come cortigiana,  è  inutile domandarselo: poteva e non poteva essere”,  ma agiata e buona riuscita della sua esistenza questo è  certo ricavabile da un testamento del 1512 ci scrive la Bellonci nella stessa pagina.

27 luglio… Roma e’….

Roma è … Marco Aurelio e’ al centro della piazza. E dell’attenzione. Acqua si,  acqua no?  Ma questa e’ altra cosa,  ceramente,  indiscutibilmente piu piu’ importante. Dietro e sul  Marco Aurelio, che fa  tanto 50 centesimi,  ma tantissimo Michelangelo, due statue,  la cornucopia in mano. Frutti che vuol dire abbondanza. Davanti a me, “sparsi”all’aria, una marea di profumi,  riconoscibilissimi e allo stesso tempo ignoti,  che si mischiano,  che li inali  insieme a quest’aria romana, e li trattieni, nelle narici, e poi te li ritovi,  “cuciti” addosso,  come una bellissima storia,  da scrivere e raccontare. Odori mischiati “frutti” di tantissine  creme solari,  doposole,  protettive,  di tutti i gradi, provenienti da ogni lato dei cinque continenti. Uno dei motivi per cui sostengo che stare-andare a Roma e’ un po’ come fare il giro del mondo stando fermi. Li respiri,  quei profumi, che come acqua miracolosa,  fuoriescono da boccette di ogni formato,  passate,  a lavoro ultimato,  di mano in mano,  lentamente,  per una messa in comune di “frutti”,  ma non della cornucopia: al cocco,  alla mandorla,  pesca,  fragola;  prodotti provenienti da ogni nazione. Creme,  fluidi di tubetti strizzati che lasciano fuoriuscire e  scorrere unguento sulle mani e da queste, “asfaltato” lungo l’ autostrada della pelle: da mano a  capo a piedi. Lentamente,  delicatamente,  mentre sei in coda,  per aspettare il tuo turno ed il tuo biglietto per il Pinturicchio,  per l’ennesima volta. “Ma ‘sta,  Giulia Farnese,  ma quanto era bella?  Già,  quanto era bella… un paio d’ore a rimirare il Pinturicchio nei musei capitolini, stordito da quelle creme ficcatesi nelle narici. Tempo,  per Pinturicchio, per poi passare ad ammirare Caravaggio,  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice,  Lotto… Per fortuna che è la vista che deve fare il suo lavoro,  altrimenti l’olfatto,  abbastanza “mutilato” da quelle pozioni, son certo non farebbe il suo lavoro. E’ inoltre  piacevole osservare gente  all’interno del polo museale che,  matita alla mano,  fa prendere vita forma e copia dalla grafite a figli A 4. Dopo due ore mi ricordo che il Pinturicchio e’ visitabile anche a due passi da qui,  in cima a quell’altra scala,  quella della dell’AraCoeli. Già,  le storie di San Bernardino… del 1486,  ben prima quindi dell’ascesa al papato di Alessandro VI (1492, anno della scoperta dell’America) vado,  giù, dalla scala del Campidoglio,  di Marco Aurelio,  per intenderci e  poi su,  risalgo,  verso la Basilica. Insieme ad una laureanda di archeologia “sezioniamo” l’opera,  con l’aiuto di testi e tablet,  in ogni sua parte. Su molto non abbiamo tratto conclusioni,  degli affreschi,  in stile giottesco, in altra parte della Badilica, per esempio,  presumibilmente,  ma non importa. Non preferiamo piu’ parola.  Salutandoci,  cosi,  “annusando” quel “sembrerebbe giottesco”.