Archivi tag: Maria Ausiliatrice

31 gennaio

Poche ore e metteremo “in tasca” anche il mese di gennaio, così lungo, intenso, anche se breve, almeno sulla carta, al rientro dalle vacanze natalizie. Scrutini, consigli, consegna pagelle.  Di neve, neanche a parlarne.  Le temperature annunciano una strana primavera, ma che fretta c’era non è dato saperne. Di Sanremo, al momento, oltre ai ricordi, qualche polemica su di un cantante. Perche si sa, Sanremo è  sempre Sanremo. Per le temperature, invece, febbraio annuncia  marzo, un pochino come il doppio salto del pedone sulla scacchiera. Un tempo avremmo avuto la neve oggi  invece “piovono” mimose. Gennaio chiude come da tradizione con la festa di san Giovanni Bosco, padre e maestro dei giovani. Grande gioia e serenita nei cuori, nei luoghi Salesiani, in particolar modo a  Valdocco, Torino, dove tutto ha avuto origine. “Chi  dice che i giovani non vanno più in Chiesa?” Afferma il Rettor Maggiore, Angel Fernandez Artime, successore di don Bosco, osservando la Basilica del Santo  sociale, piena di giovani, ragazze e ragazze.

8-12-2019

20191207_154558Fermate dei bus vuote, per aumentare, dicono, la velocita commerciale dei mezzi pubblici. “Che ne faranno, ora, della fermata come struttura, palina, pensilina, cabina telefonica, cestino, mappa stradale e “griglia” e qualche scritta col pennarello indelebile, tipo, “noi e l’amo-re delle nostre vite”? Già,  questa la domanda che insiste nella testa, ad immaginare le migliaia di storie che si potrebbero narrare e che hanno preso vita  qui sotto, in tutte le stagioni della vita di torinesi e non? Che avranno detto gli occhi attenti, dolci, curiosi, di Superga e la stella della mole tra una “spiata” e l’altra a quanti attendevano qui sotto che succedesse qualcosa? Servirà e serviva davvero, a qualche cosa, questa, queste soppressioni delle fermate? O forse servirebbe altro? Intanto, oramai luci, alberi e presepi sono già presenti e fanno la loro parte, nella nostra vita quotidiana, e ci faranno compagnia almeno fino al 6 di gennaio.  Oggi, anche nelle case private, e non solo lungo le strade, tra le varie circoscrizioni torinesi, come da tradizione, alberi e presepi verranno montati. Il panettone ed il pandoro ai piedi ed i primi bigliettini ad incorniciare il tutto.  Manca solo la neve. 20191208_110538A Valdocco si ricorda la nascita dell’oratorio, l’incontro, di don Bosco e Garelli, gli incontri, passati e futuri, e nel presente, è visitabile la mostra sui Presepi.  Bellissimo il primo: un don Bosco con Mamma Margherita ed una culla con un bimbo, nella ricostruzione della casa del Colle.

Buon Natale

Natale 2018. Basilica stracolma. Presepe a sinistra, in quel che è  l’altare di San Giuseppe, nuova ubicazione rispetto al tradizionale posto; a destra, quello di don bosco, padre e maestro dei giovani. Il coro posto sopra la navata sinistra della Basilica di Maria Ausiliatrice attacca “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo…” e nel medesimo istante, da uno dei TANTISSIMI banchi di legno, lucidi, profumati di un simil Sidol, (panche ove stazioni,  in religioso silenzio, partecipando ad una “delle  sante messe del Santo Natale ) “parte il nastro dei ricordi, di uno dei tanti Natale della mia infanzia, relegato in un angolo della memoria, depositati per chissà  quanti anni nella memoria locale e lungo le strade di Roma, tra la stazione di Trastevere e la Magliana, dopo una lunghissima  notte insonne, in piedi, ovviamente, “incapsulati” in uno dei treni notturni, “espressi” verso la dorsale tirrenica; correva l’anno…al mattino, viso stropicciato, occhi semi chiusi, stanchezza nelle gambe, ci attendeva  una lunga corsa in bus, di quelli rossi, “biglietto a bordo”, una corsa 100 lire, una salita mitigata dalla mano “possente” di mio padre che conteneva la mia e le parole di quella canzone che lentamente mi faceva ripetere, insistendo nel ripetere, parola dopo parola,   e in affanno,  per insegnarmela, tutta.  Pare leggere un fumetto di Topolino,”puff-puff-pant-pan”,salita.  Canto, ricordo, past-present: “Tu scendi dalle stelle…”per lunghi istanti ho avuto la sensazione di averlo vicino, come guida di quel ieri e di oggi , pronto nello stendere e stirare i suoi, di ricordi, depositati in quella Roma che forse non era piu la sua, di pasoliniana memoria: dito che fende l’aria, come a disegnare e stendere una mappa geografica: “Li il ministero dell’istruzione, dall’altra parte Porta Portese, il Ferrobedo’ (?, ma,ricordo bene?), ecc.ecc. Come che sia, la messa chiude e apre memoria, ed estende i miei migliori auguri di buon Natale a tutti voi.

Epifania, tutte le feste si porta via

“L’Epifania, tutte le feste si porta via”, così esordiva mio nonno, al mattino presto del 6 gennaio,  senza dimenticarsi  di noi nipoti,nel  porgerci una calza, corredata al suo interno da qualche mandarino, frutta secca, caramelle, quelle classiche monete al cioccolato, sigarette, rigorosamente di cioccolata e…lire, che ora come ora, non saprei ricordare e quantificare. E insieme alla calza, si ergeva a storico della domenica, inanellando “conditi” racconti privati all’interno della storia pubblica, spaziando da “tessere per lavorare”, orgogliosanente da lui, mai richieste, e anni nella resistenza, sua e dei suoi fratelli. E anni, suoi, di come era la Befana….Ricordo ancora il suo viso, invecchiato precocemente come potevano esserlo quelli di tutte le persone che hanno conosciuto la guerra, gli stenti e le sofferenze imposte dalla ricostruzione di un Paese che usciva da molto, con le “ossa rotte”. Poi era la volta del “manifestarsi” in cucina  di mio padre: “con la festa dell’Epifania, da domani, chi a scuola e chi al lavoro”, forse. “Ma se la fortuna dovesse mai  bussare da queste parti…” nell’atto di mimare che probabilmente non ci sarebbe piu’ andato,  sventolava come una bandiera  i biglietti della Lotteria Italia, abbinati a qualche programma televisivo. Come se la fortuna davvero avesse avuto il compito di bussare da quelle parti. Ma questo, era enunciato con solennita’ più forte  solo dopo il classico dolce, la focaccia del dopo pranzo che aveva oramai  sfrattato e dichiarato chiuse le maratone di pandoro e panettoni. In fondo, a ricordare bene, era proprio l’estrazione finale, la lotteria italia, l’atto conclusivo delle vacanze natalizie, piu’ che della focaccia e la sua fava. A sera, poi, tutti davanti la tv, a sentire il nome di citta’, e serie e numero dei biglietti estratti. A ricordare ancora bene, c’era poi sempre qualcuno che aveva parenti residenti in altre grandi e piccole  citta’, e/o piu’ spesso paesini, che richiedeva un paio di biglietti come regalo natalizio. E nello “scendere” per lo stivale, con il treno, là dove questo sostava un pochino, giu’ di corsa, fiondandosi, con il rischio di perderlo, lasciando famiglia e  bagagli, a fare incetta di biglietti nel giornalaio -edicola “stazione”. A sera poi, nel caldo della cucina, dopo che  qualche foglio, era stato sfrattato dal quaderno, lapis (come amava chiamate le matite il nonno)gomma a corredp e tutti in religioso silenzio. E ovviamente, le trascrizioni dei numeri e serie  e l’immagine di citta’ e potenziali vincitori. In ultimo, tornando al racconto mattutino, l’apparizione piu’ dolce, del 6 gennaio, era quella di mia madre, che ne ricordava, redarguendoci,  il senso religioso, della manifestazione di Gesu’ al mondo.  “Oggi Gesu’ appare ai Re Magi. Ricordate. I re che seguono la stella per rendere omaggio al Re dell’umanita’ fattosi povero”. E difatti, nel Presepe della Basilica di Maria Ausiliatrice, facevano la loro comparsa i Re Magi, amorevolmente posizionati dal sacrista Torre in una stanza della Basilica composta  da giochi di specchi. Quindi, a seguire, messa, oratorio e il “cate” (figura del catechista appartenente al mondo salesiano) che bombardava noi ragazzini, appena usciti da messa, sulla predica del prete,  sul senso della festa, dell’Epifania, il suo significato mentre  tutti noi scalpitavamo per una partita a pallone o calciobalilla. Poi fu il tempo delle “ragazze”fidanzatine, biondine o morette, guarda caso,   “animatrici”, che chiudevano il ciclo delle feste dell’oratorio, vestite, o mascherate, rigorosamente da Befane e che quindi ti  inchiodavano tutto il giorno a diventare spettatore di quello spettacolo senza nemmanco riconoscere la tua  lei. Ovviamente,  per la focaccia e la fava, la dea bendata, aveva deciso diversamente.Poi…e poi…a piazza Navona così come in quelle torinesi le Befane si fanno largo tra ingorghi stradali e code kilometriche direzione saldi e outlet. La gente pare impazzita. Qualcuno ha in mano foglietti di carta, con i prezzi dell’altro giorno, ante saldi e quelli di oggi, “saldati”. Manco fossimo nel 2002, anno dell’entrata in circolazione dell’euro, cartellini esposti, 4: lira prima, lira dopo, euro prima, euro poi. Commercialisti e ragionieri si aggirano per lo “Stivale”.

L’Epifania tutte le feste, con i soldi, si porta via…

“Gelicidio”

Gelicidio. Chi era costui? Sembra sentir risuonare la voce della professoressa M. intenta nella lettura dei Promessi Sposi. E noi,  in classe,  muti. Guai a distrarci. Correva l’anno che non si dice. Ma poi,  “chi era”,   meglio,  il gelicidio,   cosa è? Acqua ghiacciata con conseguenti cadute e ricadute in giro  per l’Italia e di conseguenza pronto soccorso intasati.  Alcuni anni fa,  di ritorno dalla provincia di Cuneo, in treno,  leggevo sulla Stampa,  in prima pagina,  il ritorno della galaverna. Era il 2008? Probabile. Strani “fenomeni”. Ora di ritorno esiste il freddo e il gelo. E di ritorno c’è  stato anche quello sui banchi di scuola e sulla cattedra,  anzi,  dietro,  e numeri alla mano e tabelloni a segnare il confine geografico tra trimestre e pentamestre.  Solo pochi giorni fa era la tombola. Fortuna che non e’ il “giudizio finale”. E in una Torino gelata non ci si è  fatta mancare una uscita didattica presso la “Piccola casa della divina Provvidenza” (Cottolengo) e Valdocco.  Cura e educazione,  oratorio,  istruzione.  Con attenzione al prossimo. Con sottofondo “La cura” di Battiato. La Mole, oltre Porta Palazzo,  immersi tra una grandissima umanita’. metto le cuffie e risento la cura… brrrr che bella,  e brrrr che freddo…

Buon Natale

torino-25-dic-2015-foto-borrelli-romanoAnche l’ ultima casella del presepe posto in piazza Castello,  a Torino, è  “saltata”: torino-pzza-castello-25-12-16foto-borrelli-romano25 caselle aperte dal giorno in cui la Presidente della Camera Boldrini il primo dicembre inauguro’ l’accensione dell’albero. Buon Natale. Santa Messa a  mezzanotte in numerose Basiliche e Chiese torinesi come da tradizione.  Al termine della santa messa di mezzanotte,  per le strade adiacenti quelle, sembrava ancora giorno.  E cosi dalle parti di torino-25-12-2016-m-ausiliatrice-borrelli-romano-fMaria Ausiliatrice dove all’oratorio don Bosco c’e’ stato tempo anche per una fetta di panettone e un brindisi fra amici e “vecchie glorie”. torino-25-12-2016foto-borrelli-romano20161225_110329 Ovviamente dopo messa. Campane a festa,  “è  nato,  è  nato”.  In giornata poi,  in ogni casa si dava luogo a tornei interminabili di mascelle e alta cucina e giochi di gruppo rispolverati esattamente un anno dopo insieme a regole fai da te. Maratone di ogni tipo,  quindi e lunghe passeggiate,  nel pomeriggio a smaltire qualche etto di troppo e uno “struscio” a favore di una sfilata di capi d’abbigliamento nuovi di zecca.20161225_18360320161225_183845 Alla stazione gli ultimi ritardatari inoltravano la loro letterina a Babbo Natale e molti altri,  deposti i libri scartati  durante la notte,  (appena iniziati e lasciati a favore di altro), si dedicavano alla dolce lettura dei desideri piemontesi con un occhio a qualche vetrina “scandalosamente”aperta per le feste. C’era una volta “ricordati di santificare le feste”…

25-12-2016-foto-borrelli-romanoTanti auguri,  Buon Natale.

Tra e dentro le Torri. Preposizioni.

Torino 4 g G..foto Borrelli Romano.jpgL’Italia è  un Paese di santi, poeti,  navigatori e. . . campanili. E quale miglior modo per far apprezzare la Storia,  in tutti i modi,  l’arte e quella sacra,  gli affreschi,  i dipinti e molto altro ancora se non salendo su alcuni campanili della nostra citta’ divertendosi a contemplare il panorama? Ovviamente in uscita… “didattica”. Scuola,  metro ed una manciata di fermate all’interno della pancia della metro,  tra battute,  risate e 4 chiacchiere. “Oggi niente scuola” avrebbe detto ed ha scritto Bajani. Era il 2009? All’epoca lo potevo solo leggete e sognare questo mondo complicato e bello che si chiama scuola.  Fermata dopo fermata arriva la nostra. Ci si raccoglie e si sale su,  tra le luci, in mezzo al mondo cittadino. E cosi,  come scritto,  una “puntata” con “parola mia”sullo stile “Liberty”, appena usciti dalla metro,  con edificio-villa Fenoglio,  e poi,  oltre via Cibrario,  sbucando in via San Donato, un’altra “parola mia” sulla 20161026_094429“matita” del Faa’ di Bruno,  il campanile-orologio del grande matematico, e poi via verso circoscrizione 7, una sui campi di gioco,  alternando scuola e lavoro a Valdocco,  ripasso sul Cottolengo,  il volontsriato e le leggi che lo regolano,  poi l’obelisco e “leggi Siccardi”, una con occhi puntati sugli affreschi del 1300 della 20161023_184500Chiesa San Domenico a Torino insieme al bellissimo Guercino e uno infine al duomo-torino-26-10-2016-foto-borrelli-romanoDuomo salendo sulla Torretorino-26-10-2016-foto-borrelli-romano. E cosi,  provare a raccontare un pezzo dell’800 cittadino declinandolo in tutte le sue sfaccettature e’ stato davvero semplice e divertente. Chi afferma che storia e’ noiosa? A Valdocco poi,  l’apoteosi: vedere un pallone e’ sempre emozionante per tutti,  raccontare gli amori nati intorno a quello poi… Storie da colpi di testa e marcature strette,  talvolta in partite che iniziano nel giro di novanta minuti per terminare anni dopo. Gli affreschi,  poi,  altro capitolo di storia,  un modo per presentarne altri, di altra regione sempre nel cuore,  l’Umbria,   con Giotto e  Cimabue;  infine recuperare due gradini, gia’  conosciuti per recuperare fiato ed energie in seguitoad una lunga camminata,  addentando qualche merendina prima di salire duecento gradini per provare a toccare “il cielo con un dito”. Infine,  per meglio raccontare il tutto e relegarlo nella storia,  un salto al museo della Stampa. Questo pero’,  con altra classe. la-stampatorino-28-10-206-foto-borrelli-romanoDue salti e una “navigata” a due passi dalla scuola.

A Valdocco (prima, Piccola casa della Provvidenza e Camminare Insieme)

26 4 2016 Valdocco Torino.foto Borrelli Romano 3gTorino 26 aprile 2016. Questa mattina il freddo era davvero avvolgente. E pungente. Uno starnuto un altro e ancora uno. Frugo nelle tasche alla ricerca della “cellulosa” incrociando fra le dita fazzoletti nuovi, usati, stropicciati, nuovi e usati, extra oserei dire, in una girandola di carte di varia natura che affondano in questa che l’appendice della tela.Dei miei pantaloni.  A cavallo, dei pantaloni e tra pollini e raffreddore. Essere uno o l’altro, questo e’ il problema. “La carta!!!Gia’: “la carta!! L’elenco dei ragazzi! Oggi c’e’ l’uscita didattica presso il Cottolengo e quasi me ne stavo scordando!”No, non e’ vero na il programma prevede la visita presso  la Piccola Casa della Divina Provvidenza, la storia, il ruolo del volontariato, le persone, la storia, loro.  Ho bisogno dell’elenco e non lo trovo. Faccio fatica ma lo recupero. Uno, due, tre, 20 ricerche. Trovato. Ok. Trovato. Calma. Ci vuole molta calma. Potro’ fare l’appello prima di partire da scuola. Casa, metro, istituto, firma, appello, partenza. Quattro passi fino al ponte. I treni sotto di noi sfrecciano e altri ciondolano. Noi invece dobbiamo velocizzare il passo. Fermata. Saliamo. Nove fermate e nuove e vecchie raccomandazioni. Torino e’ bella vista dai finestrini. Porta Nuova, Duomo, Porta Palazzo. L’800 e il ‘900. La piccola casa della Divina Provvidenza: entriamo e viviamo un’esperienza autentica. Conosciamo Angela e Vito e ci regalano molto. Due ore intense. Gioia, Amicizia, fratellanza. Un altro mondo e’ davvero possibile. Usciamo, senza perderci, nei tunnel e nel racconto. Poi l’ambulatorio “Camminare Insieme” sulla stessa via e la spiegazione sull’accesso ai servizi sanitari. Chi fa cosa e chi non ha e chi non puo’ e chi vorrebbe. Infine Valdocco, Don Bosco, i Salesiani,  le scuole professionali, le competenze, il canale Istruzione, identica dignita’, la legge del 1978, il Cnos,  il laboratorio di panetteria e pasticceria e poi verso la fine della mattina il campo del primo oratorio. La mia tesi, passato, presente, futuro. Un pallone e tutti a giocare come ai vecchi tempi. Un plauso alla classe che si e’ ben comportata in ogni frangente. Una terza G: “il piu’ grande spettacolo dopo il big-bang siete voi”. Per me e’ motivo di orgoglio, tornare qua. L’anno scorso prendeva corpo la tesi oggi sono qui, con i ragazzi.I veri protagonisti di una storia che dura da duecento anni.Torino Valdocco 26 4 2016. Foto Borrelli Romano.3G. Per la seconda volta. Il campo, le partite miste, il cappellino anche per me nel mio ieri come per loro oggi …Un tempo occhi a mandorla, biondine e bandane, oggi il “tavolo” e il campo e’ per loro. E si sa, sotto il cappello ci sta sempre una storia. E allora su il cappello, e raccontiamole! Sogni…sogni che viaggiano e si realizzano. Allora, Terza G due parole  al termine di questa giornata le vorrei spendere, anzi,  raccontare: “tanto di cappello”.(Foto autorizzate)

Uscita didattica. Tra le scuole di Valdocco

Valdocco To 29 1 2016.borrelli romano e 4 g GiulioAvevo intenzione di mostrare ai ragazz* di 4 G il telefono nero a disco di zia Mariuccia, la macchina da scrivere della nipote di zia Mariuccia (un tempo “la mia lei”) e il pannello delle cose “rottamate” in mostra alla fermata della metro torinese di Torino Porta Nuova256 1 2016 foto Borrelli Romano.Porta Nuova. Luogo di transito come tutte le stazioni e luogo dei “non luoghi” e  ancora rappresentazione quotidiana di un presepe capovolto. Una moltitudine di personaggi al lavoro, o diretti, disoccupati, studenti, operai…Personaggi in un continuo via vai. No, scherzo. Nulla di tutto cio’. E noi? Un passo indietro. La scuola si apre (ed e’ aperta a tutti, vedi costituzione) e noi, classe 4 G, usciamo. La classe? Sono tutti bell*, avvolti nei loro cappotti, giubbotti, sciarpe e si, anche in un velo islamico. Visi rosei e rossi, schiaffeggiati a tratti da colpi di vento mentre  altri “vendemmiati” da un sole di fine gennaio. Visi dolci e aggrazziati incorniciati dalla felicita’ che tutti noi abbiamo conosciuto e  conosciamo quando la gioia e serenita’ di cuore ci rapisce. Occhi neri, castani, azzurri, brillantati. Capelli neri, biondi al vento. Sono belli e leggeri come un soffio di vita. Ci lasciamo il cancello alle spalle e via,  e, “bomba o non bomba noi arriveremo a…”(vedi Venditti). E’ una uscita didattica,  non “fuga per la vittoria” ci tengo a puntualizzare. Non camminiamo, non corriamo ma danziamo semplicemente. Nella nostra “Schengen” scolastica di libera circolazione, tra un’ora e l’altra, non e’ mancata, con la classe,  una visita nella storia e nel presente -“futuro” delle scuole professionali (e non solo) salesiane. “La formazione al lavoro nell’esperienza di don Bosco e dei salesiani”.  Sembra il titolo di una tesi.  Difatti e’ la mia. Storia passata e presente con la 4 G. Il Cnos-Fap, il ginnasio, l’oratorio di don Bosco Valdocco, il primo della serie. Devo dire che camminare insieme ai ragazzi del mio Istituto sul campo di Valdocco in erba sintetica e mescolarsi per pochi istanti ad altri ragazz* delle scuole professionali e’ stato davvero emozionante. E poi i cortili, dove ci si mischia ancora, ci si contamina e ci si conosce. Occorre partire dai punti che ci uniscono e non quelli che ci differenziano. E a scuola si unisce, si cuce, si parte e riparte insieme. Le conoscenze, le abilita’ e le competenze. “Cosa sai fare?” “Nulla, rispose il ragazzo in  cortile nella Torino ottocentesca proprio su questo suolo. Bhe’  tranne che…fischiare”.  Giovanni, il prete dei giovani, rispose semplicemente:” ok. Arruolato”. Una….”competenza” di quei tempi. Ottocenteschi. A parte gli scherzi, esperienza positiva, la visita odierna. Da ripetere. Nulla da dire. Una foto nel cortile di Valdocco, tutti insieme. L’odore delle officine nei ricordi che hanno forgisto tantissima gente, l’olio, il grasso, il sudore, gli anni’70, molto della Torino che e’ stata ed e’ in queste dale ora di ricreazione. Una panchinaTorino 29 1 2016 foto Borrelli Romano per sederci (nei pressi) un salto “dolce” alla Sida, due mele (gentilmente offerte da Veronica)29 1 2016 foto Borrelli Romano.Torino e.. il rientro. A casa. Emmm…a scuola. E il coro della classe quando questa la possiede:”Prof.prof. quando ci riporta?” La visita e’ piaciuta. Torni a scuola/casa soddisfatto con loro. Ps. E pensare che solo alcuni mesi fa, questi modelli di scuola li studiavo alla luce delle innovazioni e modifiche legislative…Oggi invece…provo a narrarli.

L’Epifania…tutte le feste si porta via

Ravenna, 20 luglio 2014. Sant'Apollinare Nuovo. I re Magi. Foto, Romano BorrelliL’Epifania …quasi tutte le Luci…d’Artista si porta via. Le feste volgono al termine e domani si rientra a scuola. Ma  oggi abbiamo ancora tempo per una passeggiata e rileggere le poesie di queste “benedette luci d’artista” prima che si spengano. “Ehi ma ti ricordi dieci anni fa? Torino 2006… Le Olimpiadi…il rosso cinabro, la passione da vivere che…lives here….o lived here. Tu che dici? Le luci le spensero a marzo!” Cosi raccontavano alcuni oggi, nei loro dialoghi post panettoni e cibarie varie che hanno messo alla prova fegato e stomaco. Ma i racconti piu’ interessanti erano in voga in alcune palestre. Bastava, con una scusa qualsiasi, prezzo, costo, orari, per una ipotetica iscrizione, avvicinarsi al bancone  ed entrare in una di quelle, (ieri, ma anche oggi), per sentire certi discorsi (cibo, calorie e…)su questi 15 giorni appena trascorsi. Volete appagare la vostra curiosita’? Bhe’ facciamo un’altra volta, ok?Torino via Garibaldi 6 1 2015 foto Borrelli Romano

Facciamo solo un passo indietro e “rileggiamo” le parole di Francesco nella giornata di oggi: “L’esperienza dei Magi ci insegna a non vivacchiare ma a cercare il senso delle cose assecondando il cuore”. Occorre mettersi in viaggio. A domanda cosa hai letto, richiesta da lettori blog, rispondo: bhe’, ho preparato…il vecchio programma! Certamente fossi liberissimo parlerei dei Mosaici di Ravenna (vedere foto dei Magi), del significato del termine “compagni” (condividere il pane) ritrovato nel libro di Enzo Bianchi,  ancora “Spezzare il pane”, poi, “Mangiare da crisiani” di Massimo Montanari, “Vino e pane” di Ignazio Silone e quel periodo storico, di pane, di vino e del “Cantico dei cantici”, “la persona e il sacro” di Simone Weil…e pagine e pagine esplorate se solo…Ma questo sara’ domani. Oggi c’era ancora un giorno di festa; facile intercettare “cacciatori” di saldi e befane Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romanoper le strade torinesi a distribuire dolci vari.  Belle erano belle, coi loro fazzoletti sul capo e menti allungati. Diciamoci la vetita’: certe ragazze con la “sbessola” non sono male! E poi poverine, a solcare i cieli sulla scopa non e’ che abbiano respirato il meglio del meglio. Questione di naso. Ma certe befane il naso sanno sempre dove ficcarlo. Torino 6 1 2016.foto Borrelli Romano.pza.San CarloCode nei negozi aperti e molti a socializzare con tutti ingannando cosi il tempo di attesa. Il Toro e la Juve in testa a tutto e nella testa di molti.I discorsi:  “Le giovani vite spezzate delle partorienti (e figli) Giovanna, Marta e Angela mentre doveva essere cronaca e futuro, speranza e gioia. Si puo’ nel 2016 morire di parto?” E ancora il “guano di Roma”, il Giubileo, il referendum abrogativo o confermativo e “dove batte il quorum”,  l’intervento del Presidente della Repubblica: “piu’alla Pertini o alla Napolitano?” Da caminetto, lo giuravano e vicino a questo ci va sempre la pipa.  Ancora: il prossimo ponte. Beati certi professori che non devono aspettare Pasqua per la prossima fermata: Carnevale fara’ la sua parte. Ultima annotazione. Dopo tante polemiche di inizio periodo natalizio (meglio, Avvento)chiudo con la foto di un Presepe (Basilica Maria Ausiliatrice, Torino).20160106_191538