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30 dicembre 2016

torino-30-12-2016-foto-romano-borrelliTorino 30 dicembre 2016.

Archiviato il cenone della Vigilia di Natale,  Il pranzo di Natale,  la cena, colazione a base di pandoro e panettone a Santo Stefano,  pranzo,  cena e ponte di cibarie e compagnia bella fino al 30,  cominciano  ora i preparativi per il 31 e l’uno. Insomma una bella e “faticosa” oltre che   buona maratona culnaria. In piazza San Carlo,  salotto cittadino,  tutto o quasi è  pronto per la nascita del 2017. Sulle poche panchine stazionano anziani,  vigili e attenti agli ultimi movimenti della piazza e del palco. Cordoni,  barriere,  metal…. fa freddo,  tira aria di neve,  e non mancano i grandi annusatori davanti le gastronomie,  come ai vecchi tempi,  quando da queste parti,  quelle,  pullulavano. Poi,  il rientro.  La lettura del meteo, la ricerca della poltrona,  la lampada accesa,  il segna libro  e il termine,  finalmente di Carlo Levi,  Cristo si è  fermato a Eboli. Finalmente perche’ per un libro così bello,  un capolavoro,  di tempo ne ho impiegato. Matita,  sottolineatura,  passi ricopiati. Un tempo “fisarmonica”  passato iniziando più libri.  Ecvo il perche’ del tempo dilatato impiegato nella sua lettura. Un capolavoro,  che mi ha condotto tra “Gagliano”,  “Grassano”, la bellezza della  pittura,  dell’arte, paesaggi,  della medicina,  dell’ umanità,  parecchia in un periodo triste e nero della Storia d’Italia. La Lucania, vera,  bella, e  Matera,  vera,  senza distorsione di nome, sullo sfondo. I sentimenti,  le donne,  i monacicchi. Lo rileggero’volentieti. In compenso,  Fontamara di Ignazio Simone,  scorre velocemente,  complici le vacanze,  il riposo e tempo,  libero,  dal lavoro. Ma anche no. In sottofondo,  la  musica di Rino Gaetano,  sei ottavi… la lettura continua… questa si che è  una bella maratona senza fine.

Portici di carta 2016

torino-portici-di-carta-9-10-2016-borrelli-romanoLa prima cosa che si fa uscendo di casa è…. “brrrrrr” per poi esclamare: “ma che freddo che  fa”. In effetti fa “freschino”,  qui,  a Torino,   ma “sotto i portici” ci si scalda camminando “lentamente”:  due km dei 12 disponibili nella nostra città sabauda da “attenzionare”,  osservare,  leggere,  annusare.  Un occhiata là ,  una sbirciatina li,  una “toccatina” (meglio “sfogliatina” per non incappare in altre interpretazioni) a quella copertina e se ce la si fa lo si compera.  Il tutto sotto la lente di un attento e severo Umberto Eco a cui i “portici”sono in questa edizione dedicati. Cosa direbbe e risponderebbe all’urlo lanciato ieri sulla carta e sui social ” troppi compiti ai ragazzi? ” In mezzo,  via Roma,  interdetta al traffico pedonale persone silenziose immerse “nel verde” e ai loro lati, libri,  libri,  libri. Oggi la mia scelta “solidale” è  ricaduta  su di un volume piccino,  di don Milani,  come promesso ieri da queste pagine. Direzione “un libro per ricostruire”,  una blibioteca verso le zone terremotate. Il Che e don Milani sono personaggi che hanno fatto storia.  Due icone oggetto di studio nel corso universitario del ’68 (Il Che,  morto ad ottobre del ’67 e don Milani nel giugno dello stesso anno. Ovviamente dipanati prima e dopo quell’anno. Prendo,  pago e mi dirigo verso piazza San Carlo dove una “boccia” trasparente raccoglie tantissimi libri (ieri sera erano più di trecento,  così si diceva). Nei pressi della boccia- contenitore flash in attesa,  (come fosse una finale di coppa) forse per la chiusura della manifestazione di oggi e quella del giornale di stanotte,  con la “penna” della cronaca cittadina in attesa anch’essa di mettere nero su bianco l’evento Portici di carta 2016: numeri,  editori,  compratori,  artefice. Ci vuole l’occhio clinico e fiuto. Certe grazie non puoi non notarle: un po’ come una bella donna gravida.   Prendo la strada del ritorno e in mezzo al traffico pedonale qualcuno  urla al mondo intero le sue necessità :”scusa sai dove è  un pisciaturo? “

Buon 1 Maggio 2016

Torino 1 5 2016 foto Borrelli RomanoBuon primo maggio, anche se bagnato. Sotto la pioggia, bloccati, corteo monco, diviso. Qualcuno ha deciso che un pezzo non passa. Siamo fermi. Alcuni distanti da me hanno subito anche “carezze” e attenzioni da non poco. Che dire? Non so proprio…Aspettavo questa giornata dall’anno scorso.Siamo qui. Chi canta “Bella Ciao” e chi “Resistenza”. Mancano le parole per poter scrivere qualcosa. Dopo esser stati fermi per un po’ di tempo (incalcolabile) finalmente un varco si apre e via Roma torna libera. Liberta’ di “camminare” e poterstare nel corteo ripristinata. Avevo voglia di rivedere vecchi compagn* e amic* di lavoro ma parevo impossibilitato a cio’. Anche recuperare via Po o indietreggiare verso piazza Vittorio pareva impossibile. Incontro Juri e Luigi Saragnese e amic* di vecchia data. Scambiamo opinioni. Poi ci perdiamo. Davanti un accenno di “alleggerimento”. Ora tutto riprende come avrebbe dovuto essereTorino. Corteo.1 5 2016 foto Borrelli Romano.20160501_114013. Passano i primi poi i secondi….verso le 12 si raggiunge piazza San Carlo.

 

25 Aprile 2016

25 4 2016 foto Borrelli RomanoAscolto e riascolto la voce di Sandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica. Una, due, tre volte, prima di uscire e lasciarmi la porta di casa alle spalle. Giro consueto come ogni 25 aprile presso ogni angolo del centro dove una lapide e un fiore ricordano chi ha sacrificato la propria vita per la liberta’. Ultmato il giro una breve sosta a casa Gramsci. Su una panchina alcuni militanti attendono mezzogiorno dove e’ previsto l’intervento in suo ricordo e un mazzo di fiori a perenne ricordo. “Odio gli indifferenti”. Questo mi sovviene ogni qual volta penso Gramsci. Nel pomeriggio un po’ di jazz con note “pugliesi”. In piazza Castello un mare di gente ondeggiava20160425_181309. Esattamente come il “Nostrum”. La “girandola”…un motivo regalato agli spettatori  da bravissimi musicisti…e gia’ in piazza Castello si sentono gli sciabordii del mare, i profumi del Salento, i colori che sconfinano tra cielo e mare. In via Garibaldi “sold out” in andata e ritorno20160425_181716. Non mi intendo molto di jazz ma riesco a focalizzare il momento esatto in cui mi sono detto che avrei potuto dilettarmi nell’ascolto. L’influsso del mare, la spiaggia,  un cd, libri ovunque nell’abitacolo di un’auto e un infinito amore, anzi, un amore senza fine. Non era autunno, quando la pioggia bagna gli alberi e li denuda anche,  ma primavera quando le ombre si allungano, il gomito luccica e una rotonda si prepara al gran ballo. E un dolce venticello primaverile portava con se nuovi annunci e speranze. Poi, ho cominciato, di tanto in tanto, ad ascoltare jazz, ora un pezzo ora un altro. E a parlarne anche come un intenditore di lunga pezza. E cosi, di tanto in tanto affondo sulla mia poltrona, dopo un buon bagno al profumo di tabacco e talco e mi lascio cullare da quelle note. In serata poi, verso piazza Albarello, punto di incontro per la consueta  fiaccolata del 25 aprile.  Alcuni raccolgono firme per un Referendum altri parlano di quello appena fatto e molti di quello che verra’.Ad ottobre. Insomna una bella giornata. E che Liberazione.

Neve “marzolina”

Torino 16 marzo2016.Borrelli RomanoStrano tempo, tempo strano, strani tempi…”Neve marzolina dura dalla sera alla mattina”.Proverbi.Torino, 16 marzo 2016. La notte annunciava vento e nel suo ventre portava tante promesse. Gennaio e’ l’inizio del tempo, la primavera della vita. La notte allo specchio si sfilava i collant e si sbottonava la camicetta. Sembrava giunto il tempo giusto per essere bella e farsi talle. Il desiderio di un bacio mai tanto aspettato. “Bum, bum, bum”,  sbam”. Rumori di finestre, nylon che si alzano e si abbassano: il vento bussava alle porte. La notte cominciava a tremare e piangere. Questioni di stato. Edi tempo. O temperature. Al mattino non aveva piu’lacrime. Troppe versate, come il latte. La neve scendeva copiosamente, fuori tempo. “Ti prego, resta ancora un po’”, imploravano in molti, camere da fare e obiettivi da prendere. Nevica da alcune ore, su Torino. Al mercato di Porta Palazzo smontano le tende, faticosamente. Torino 16 3 2016 foto Borrelli RomanoTorino 16 marzo 2016 foto Borrelli RomanoIn centro turisti fotografano ogni cosa di questo strano tempo. Per quanto mi riguarda, nella notte avevo cominciato a contare i giorni, passati e che mancavano. Questa neve mi ha proiettato indietro nel tempo, quando si era in cucina, nel periodo invernale, coi giochi di societa’, davanti, con il Monopoli e una carta frutto dei dadi tirati male e della sorte che bacia sempre al momento giusto, intimava: “torna indietro, senza passare dal via, e sta fermo due giri. E paga!”16 3 2016 Torino.foto Borrelli Romano

“Just the woman I am”

Week-end coloratissimo, ieri, lungo le strade e le piazze torinesi. Una marea umana, tinta di rosa, prevalentemente donna. Ma non necessariamente, come testimoniano alcuni scatti. Almeno “otto” in attesa dell’8 marzo.  Ideatori della terza edizione “Just the woman I am”, il Cus Torino, il Politecnico, l’Univerdita’.  Un abbraccio tra donne e  ricerca, meglio, una corsa con “una donna per amico”. In piazza San Carlo almeno 60 mila pronti ad osservare la partenza di 11 mila pettorine o forse piu’ pronte a muoversi lungo le strade cittadine.  Addirittura chiuse le iscrizioni per overbooking. Una piazza dove nella storia si sono dati appuntamento sindacalisti, politici, lavoratori e…”Se non ora quando”. Migliaia di palloncini sulla nostra citta’ e occhi puntati verso il cielo. Per una buona e pronta ricerca bisognera’ pur muoversi.  Uno spettacolo unico.Tutto rosa, nel blu. Al suono e al canto di “una donna per amico” alle 16.30 il via sotto l’arco gonfiabile. Un via decretato dal sindaco Fassino.Torono, 6 3 2016 foto Romano BorrelliFoto Borrelli Romano, Torino 6 3 201620160306_163703Torino, 6 32016 foto Borrelli RomanoFoto, Borrelli Romano...TorinoFoto Romano Borrelli.Torino 6 3 201620160306_16351220160306_162758Torino 6 3 2016 foto Borrelli RomanoTorino 6 3 2016; foto Borrelli RomanoTorino 6 3 2016, foto Borrelli Romano

Neve, Gliz, Aster: 10 anni dopo. E la scuola, oggi

Torino 26 2 2016.foto Borrelli RomanoNeve,  Gliz e Aster, ripescati, ripuliti e rimessi a nuovo fanno ritorno in piazza Castello. 20160226_175132Dieci anni dopo. Fervono i preparativi per celebrare la ricorrenza delle Olimpiadi invernali torinesi.  Bracere a lato. Tute da volontari e volontari attempati in giro per la citta’Torino 26 2 2016. Foto Romano Borrelli. Zaino adagiato sulle spalle.  Arancio, giallo e rosso cinabro.  Scarponcini a cinque cerchi e felpe con “marsupio” e pass con foto incorporata.  L’Olimpico che “sbuffa” col suo bracere. “Torino, passion lives here. Si prepara la notte Bianca”. Dei musei. La citta’ si prepara a rivivere e ricordare quell’evento e quegli eventi che un po’ l’hanno cambiata.

 

Lavori in corso. Torinesi attenti osservatori sul confine tra due circoscrizioni: la 7 e la 4. Tutti fermi. Torino 26 2 2016 foto Borrelli RomanoCitta’ in movimento. E cosi noi. Altra zona di Torino, altra circoscrizione. La scuola. La classe. Movimento. Metro Torinese. Con classe. Una, due fermate di metro.20160226_142613 Sotto la pancia, sopra la pancia, sotto il tabellone arrivi/partenze. Atrio Porta Nuova.  Un pianoforte suona per noi. Accenniamo passi di danza, cosi, per scherzare, prima del lavoro da svolgere. Bicchieri di plastica e sorrisi “lungo i viaggi” ci sfiorano. Qualcuno sorride a qualcuna e qualcuna sorride a qualcuno. Signore e signori va ora in onda ” il gioco degli sguardi”. In stazione si respira aria di viaggio, anche solo con la fantasia. Ora pero’ tocca “lavorare”. A cavallo tra lettere, psicologia e religioni. Indossiamo la veste da attenti osservatori. Ci esercitiamo sulla descrizione fisica dei personaggi. Nessun dettaglio deve essere tralasciato. Persone che divengono personaggi. In arrivo. In partenza. In attesa. Abbracci, che mancavano. Piu’ a lui che lei e viceversa. Maschi, barbe, baffi, capelli lunghi, raccolti, lettori di ogni tipo. Donne. Eleganti, mani tra i capelli, tra doppie punte, su chignon, sciolti, biondi, rossi, castani.  Berretti da mozzo, donne capitane coraggiose e da sempre in viaggio. Concentro l’attenzione su chi legge cosa. Mi piace vedere quanto amore sprigionano le loro mani tra le pieghe…di un libro. Andare sullo scaffare, una volta allontanatesi e rileggere due righe di quel libro appena posato. Entrare cosi nella loro fantasia. Tra puntini di sospensione, come quelli sul viso appena “ricoperti”. Trucchi si e no, lettrici,  forti oppure no.  Perche’ ognuno di noi al mattino e’ un po’ se stesso e unnpo’ di quello che vorrebbe essere. Ci ritroviamo venti minuti dopo, sotto il tabellone . Esattamente da dove era stato dato il “mandato” del lavoro.  Obiettivi e scopi. Poi, sovrapponiamo i nostri lavori. Torniamo nelle viscere della nostra citta’ dive un altro pezzo di mondo, viaggia abitualmente da dieci anni. In metro. In uno dei suoi vagoni, con alcuni studenti,  impattiamo “nel personaggio”, quello giusto, ideale per un racconto, dopo averlo cercato e immagginato tra sale d’attesa, atrio e binari eccolo esattamente davanti a noi. Come fosse in attesa.  E’ seduto. Gambe divaricate. Camicia leggera color salmone. Pantaloni di tela scuri e due paia di scarpe diverse una dall’altra: una da ginnastica, l’altra elegante. I calzini, diversi anch’essi. Indossa un cappotto scuro. Sulla manica sinistra manca il bottone. La sua bocca e’ simile a quella di un bambino: aperta e sdentata. Al suo interno notiamo (perche’ lui ce ne offre lo spettacolo), una gomma americana trasformata in una pallina da ping-pong:  si muove velocemente ora a destra ora a sinistra , gonfiandone le “reti” o paretidella sua bocca. Di tanto in tanto parte uno schiocco. Ha capelli grigri con un lieve riportino. Occhi scuri e qualche “scritta” sul suo viso che segnano gli anni,  ormai per lui,  passati. E’ un intreccio di strade e chissa’ quanto avrebbe da raccontare se solo riuscissimo a porgli donande e se solo V.smettesse di ridere. E far ridere. E’ contagiosa e mi contamina. L’uomo dalla gomma americana e’ un personaggio. Velocemente arruviamo a destinazione. La nostra fermata e’ li, come sempre.  Si aprono le porte. Scale mobili. Saliamo. L’asfalto, l’edicola, i rumori delle auto, inghiottiti nel giro di pochissimonda altri rumori. Abbiamo viaggiato per un po’. Anche solo con la fantasia. Ora cominceremo a scrivere. E descrivere. Abbiamo lavorato e ci siamo tanto divertiti. Il tutto mentre V. se la ride ancora tanto. E noi con lei.

“Pietre di inciampo”

Posate in piazza Castello 161, a Torino, ieri, Torino 15 12 2016.foto Borrelli Romano. .jpgle “Pietre di inciampo”, giusto sotto i portici (e altre in altri luoghi). Che fare se non andarci con i ragazzi e cercare di narrarne vicende e storia? Torino 16 1 2016 foto Borrelli RomanoE allora, pronti? Via. Andiamo. Anche l’ultima studentessa e’ arrivata, trafelata, per non mancare l’appuntamento. Chiudiamo il cancello della scuola alle nostre spalle. La via, destra, sinistra, la seconda a destra e finiamo in bocca alle scale della metro che ci ingoiano in un sol boccone. Ma siamo pulsanti nel cuore pulsante e invisibile della citta’. Due fermate di metro e siamo a Porta Nuova.  Il tempo di sorridere qualche secondo: la mia vicina, una sconosciuta, come io a lei, risponde dal suo mega cellulare a “mamma” che insiste nel suo chiamare: “sto guidando.Chiamero’ dopo”. Guidando? E rido.Forse si accorge. Mi guarda e mi sorride come a chiedere complicita’ che non so dare ma ridere si. Recupero il mio gruppetto. Risaliamo dalle viscere della citta’ che non sono come quelle di New York, dove occorre essere animati da coraggio per sconfiggere certe paure.  La poltrona rossa  e’ li che ci scruta. Saliamo e alziamo gli occhi al cielo: l’atrio e Porta Nuova sono belli nel loro rosso originario. Mi piace. L’albero oramai e’ stato riposto in qualche magazzino della citta’ e le lettere studiate chissa’ dove e da chi. Un piccolo campione sociologico, psicologico, economico.  Le mani di qualcuno fanno il solletico ai tasti bianchi e neri di un pianoforte incatenato. La musica e’ dolce. Usciamo dopo aver orecchiato un paio di note suonate gentilmente da qualche passante. Elvis Presley. Forse oggi avrebbe 80 anni. Recuperiamo un bus per raggiungere il Duomo e unnpo’ di…Misericordia e da li piazza Castello 161. Ci chiniamo, ci genuflettiamo davanti alle pietre e leggiamo quanto in esse scritto. Sono tre. “Qui abitavano i fratelli Benvenuto ed Enrico Colombo con Mario, il figlio di Benvenuto”.  Deportati ad Auschwitz nel dicembre del 1943. Mai tornati. Facciamo una breve riflessione. E poi: cosa sono, a cosa servono e chi le posa e dove. L’autore del progetto i ternazionale e’ l’artista tedesco Gunter Demnig. Cosa sono e a cosa servono: piccole pietre d’ottone (Stolpersteine) e servono ad inciampare nella Storia. Sono piccole pietre poste sui marciapiedi in prossimita’ dell’ultimo luogo, abitazione, residenza, dei deportati.  Entro domenica ne saranno messe una quarantina. Le prime pietre dovrebbero essere state collocate in Germania, a Colonia, lel 1995. Su questo blog avevo registrato quelle dell’anno scorso, una in particolare, via Vicenza. Le nostre mani sono rosse, cone l’atrio di Porta Nuova: e’ il gelo, nessuna ristrutturazione. Soffiamo e le mettiamo in tasca: una caverna per le nostre povere mani.  Ma resistiamo. Siaamo capitani coraggiosi. Recuperiamo la via del ritorno. La stazione, la metro, la scuola. Un paio d’ore e ripeto con altra classe. Il tutto nel tempo “giusto”, quello concesso.  Stesso percorso, stessa strada. Il Duomo, l’interno e le “pietre d’inciampo”. E’ ora di rientrare.  I ragazzi fanno domande come e’ giusto che sia su Ebraismo, Buddismo, Induismo, Islam…Il tutto sfidando un’aria frizzante, gelida che sa di montagna e neve e il “tempo”. Ma al termine posso dire, “Yes, I did”. E ora, gli scrutini.

Buon Natale 2015

Roma 8 12 2015. Foto Borrelli RomanoUn augurio a tutti, di cuore: Buon Natale. Un buon viaggio a tutt*. 20151225_120916Ogni città conosce le sue porte e così ogni uomo e ogni donna. Che ogni porta possa introdurre a  serenita’ e spirito di pace con un ritorno alle promesse bibliche e con senso di speranza nel futuroTorino 25 12 2015 foto Borrelli Romano.  Nstale. Per un po’ di giorni la rivincita delle relazioni e l’interruzione del coprifuoco dell’indifferenza. Tra le mani le pagine del libro di “Vino e Pane”, di Ignazio Silone, in una giornata dalle grandi abbuffate, e contraddizioni tra spreco e penuria, ricchi, poveri, abbondanza, scarsita’, nord, sud.  Una ricerca della Codacons ha riferito che le casalinghe quest’anno avranno speso per il cenone di 8 persone una cifra intorno ai 300 euro. Altri magari non avranno mangiato nulla e altri ancora si saranno recati alle mense dei poveri. Un pensiero a Roma, al pranzo offerto ai poveri a Santa Maria in Trastevere, oggi, dalla Comunita’ di S.Egidio. Un ricordo a quella basilica, cosi bella,  visitata, osservata, fotografata, studiata, coi suoi mosaici  e le sue colonne una diversa dall’altra (altro pensiero alla Caritas di Roma, via Marsala, con la porta Santa da poco aperta).  Un pensiero ad anziani e bambini non piu’ “statuine da presepe” nella quotidianita’ ma protagonosti recuperati e attori principali con le storie di vita narrate di altri Natale che emergono dalla loro memoria e letterine lette ad alta voce tra un battito di mano e un altro. Per il resto…scriverò fra…qualche pagina. La trovo molto interessante come iniziativa capace con gesti semplici di arrivare dritta al cuore. Meglio, dovrei scrivere, la ritrovo, come iniziatica,  e per alcuni versi e  passi, attuale.  Molto. Da registrare il Presepe di piazza Castello, a Torino, con le sue 25 caselle ormai tutte libere.Torino 25 12 2015.foto Borrelli Romano Buon Natale.

Primo Dicembre 2015

Foto Borrelli RomanoTorino, piazza Castello, ore 17.30-18.00. Tutto pronto come sempre, meglio, come da un po’ di anni, almeno per il presepe. I vigili del fuoco gireranno l’interruttore e abbasseranno la prima casella del Presepe e poi “coro” di flash e selfie. Per quanto riguarda l’albero, bhe’ devo dire che mi piaceva di piu’ quello dell’anno scorso. E’ un po’  come l’albero di Natale di Porta Nuova sempre piu’ magro. Poverino. Un po’ come la storia della  metro, fatta per magri. E noi torinesi, di magri abbiamo davvero un occhio: senza offesa, da Primo Cittadino. L’occhio o il fisico? (Comunque mi ha fatto gli auguri per il mio sogno avverato e per il primato!). Un po’ come quando ci sentivamo dire da piccoli: “e vuoi piu’ bene a papa’ o mamma?” Ecco, ora: “e ti piace di piu’ la metro di Milano o quella di Torino? E ancora, :”L’albero della stazione Centrale di Milano o Porta Nuova?” E ancora: “E tra l’albero di piazza Castello e quello del Duomo?” Non voglio essere critico con la mia citta’ ma perche’ dobbiamo  sempre fare le cose in riduzione un po’ come quel caro vecchio e attuale “sistema” matematico matematico sempre cosi in voga fra gli studenti.  “Quale sistema usi?” Rduzione, rispondevamo sempre. Al massimo una “sostituzione”. Dobbiamo sempre ridurre. L’anno scorso ho appeso sull’albero di Natale un sogno in  grande, riuscito poi. Era in grande e per un sogno grande ci voleva un albero grande. (Due anni fa la storia e la pagina de La Stampa, di Diego e Marilisa cosi piaciuta ai ragazzi: “Dhe'”). Quest’anno portero’ a turno le classi. E le mie, si sa, sono, manco a farlo apposta, in ….riduzione. Chissa’ che anche i loro sogni….non possano trasformarsi in…grandi, da grandi. Ora prendo la mia storia sotto braccio e le faccio  fare un giro nella sua piazza tanto amata. Anche questa per me e’ una grande storia. “Ma che vuoi fare??” Mi domandano davanti ad un caffe’, scrutandomi per quel mio sogno pronto ancora una volta da appendere lassu’,.sull’albero nel momento in cui lo montetanno”. ” Insegnare”, rispondo. “Ma non lo fai gia’? Non hai realizzato il sogno dell’anno scorso?” Rispondo:”Si, ma vorrei farlo…in grande. Non in…riduzione”. E fortunatamente non sono una “pantera grigia” nell’Italia record di professori anziani.

Chiudo gli occhi e penso: “un anno e’ trascorso”, avviandomi verso casa con la mia storia sotto braccio. I miei passi ritmano i ricordi.”In un momento” (ricordando Dino Campana, e non solo) e la piazza si svuota.

Buon primo dicembre.Foto romano borrelli