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“Tracce” negli occhi ma… “Caproni, chi era costui? “

Fin dalle prime luci dell’alba,  Torino è  un fiorire di zainetti e dizionari: e’ l’annuncio di una nuova maturità  alle porte. Trentamila? Chi lo sa. Molti,  tanti,  pero’. Carta di identità,  biro,  occhi stropicciati per una notte insonne o a singhiozzi, in tutti i sensi;  eccoli pronti, i “maturandi” con un passo fuori dalla scuola e uno ancora dentro,  in ogni caso,  in piedi, “davanti al cancello” prima dell’appello,  prima della busta,  prima del tema o saggio,  cellulare alla porta,  ovviamente,  prima di tutto. Un viaggio,  per loro,  di 5 anni che va esaurendosi, lentamente,  ma che ricorderanno,  per sempre. Nei discorsi,  nelle sere d’estate che verranno,  negli incontri che faranno,  porteranno sempre “tracce negli occhi”. Ne parleranno,  se ne parlera’ e riparlerà,  per molto… ancora molto. Tutta una vita davanti.  A buste aperte provo a leggere. Quella sul miracolo economico l’avrei svolta subito,  immediatamente,  con tutti quei ricordi universitari…miei;  il movimento studentesco,  quello operaio,  Palazzo Campana,  le contestazioni,  il triangolo industriale,  l’Italia che è  una Repubblica fondata sul lavoro,  ma che a Marcinelle (Belgio,  accordo governo italiano-belga,  minatori in cambio di operai minatori)morirono tantissimi italiani… e la politica,  gli accordi,  le ferie,  il ritorno al Sud,  le Ferrovie dello Stato e le industrie di stato… Ma anche il progresso materiale,  morale (che dire? abusivismo,  condoni,  sanatorie,  ne scriviamo?) e poi  la tecnologia, il lavoro…   erano belle e interessanti tracce. Nelle aule,  una domanda: “Caproni,  chi era costui? “

Lettura a Porto Cesareo

Porto Cesareo, Le.14 8 2016 foto Borrelli RomanoSul lungo mare di Porto Cesareo “allungo” la mia vita sfogliando giornali,  riviste e libri,  ormai da un po’.  Di tempo e giorni (Il Quotidiano,  Il Messaggero,  La Stampa,  Internazionale e Chiara Frugoni.  “Uhhh davvero?” mi dico.   Si. Davvero” mi rispondo. A dire il vero,  per  diletto,  piuttosto che col pensiero dell’allungo vita. Tra le tante cose,  l’interesse al dibattito referendario,  la Costituzione (chissa’ dovro’ leggerla un po’ a scuola), le Olimpiadi ed il suo “medagliere e la storia scritta da Roberto Costantini sul Messaggero. Una tal Anna Bianchi,  romana trentenne,  disillusa dagli uomini,  incontra Marco Rubini,  sposato con Giulia autrice sotto pseudonimo di romanzi d’amore e sesso che hanno come protagonista una ragazza di nome Anna. I racconti “quotidiani”,  ben “fatti”,  interessano. Chissa’ se riusciro’ a saperne qualcosina prima di andar via dal SalentoPorto Cesareo.Le.Foto Romano Borrelli.14 8 2016. Mi piace dove è  ambientata la storia, a Roma,  cosi da immaginare  facilmente la stazione Termini e i suoi varchi di accesso, via Marsala,  Giolitti,  i tram che sferragliano e i bus che svuotano e riempiono la pancia,  il bus 70 diretto verso il Vaticano, le coppie in attesa che arrivi e piazza della Repubblica, la sua fontana,  le banche,  i portici così sabaudo,   le Terme e Santa Maria degli Angeli,  con i lavori stupendi di Michelangelo da lasciare nasi all’insù  e bocche aperte. Mi muovo a mio agio e così farei per il movimento fisico e psicologico dei miei eventuali. Chissa’. Affondo le mani nelle tasche,  alla ricerca di chissa’ quali ricordi e quali scritti. Una penna,  un pezzo di carta,  una mail,  un cerotto. Una ferita da racconto che stenta a rimarginarsi.

Jep Gambardella che passeggia per piazza Navona e dice; “Ho capito una cosa. Che non posso piu’ perdere tempo a fare le cose  che non mi va di fare”. Ora pero’,  via,  e facendo cenno con la mano. e scacciando mosche e pensieri. Mi allineo ai molti,  occhi ancora assonnati,  ovali ben inquadrati,  occhi neri,  azzurri,  capelli biondi,  neri,  castani,  trecce,  treccine, tutti felici e contenti nel pregustare l’oggetto del desiderio. E allora sapete che c’e’? buon pasticciotto a tutti.

Dopo il pasticciotto,  insomma,  un saltino dal ficarolo non me lo leva nessuno. Un po’ per due sane risate e un po’ per osservare da vicino l’effetto che fa una “ficatigna” senza spine.  Ho dieci minuti ancora per il parkimetro e tanta voglia di ridere e gustare… 14 8 2016 foto Borrelli Romano.Porto Cesareo, Le

Seggi chiusi

Torino.foto, Borrelli RomanoSeggi chiusi e urne aperte. Exit poll. Avanti Appendino a Torino e Raggi a Roma, probabile primo  sindaco donna nella storia capitolina. Pd: voto amministrativo o politico?  Lunga e’ la notte dello spoglio.

A mezzanotte e dieci minuti alcuni dati: a Torino 693 sezioni su 900 e rotti, Appendino al 54 per cento, Fassino 45 per cento. A Roma Raggi ormai una certezza.

A Roma Giachetti fa i complimenti alla Raggi. Virginia primo sindaco donna. A 37  anni. Che fa il paio con Torino. Una coppia di donne. Fossero un film: “Arrivederci Roma” e Torino: l’altra faccia della stessa Roma”. E quest’ ultima e’ stata anche una canzone di Venditti.

A mezzanotte e venti Fassino dichiara che il nuovo sindaco di Torino e’ Chiara Appendino. Bruciati oltre dieci punti di vantaggio. Chissa’ che ora non si apra una riflessione sulla bellezza dell’ italicum.

E’ cominciata oggi la lunga corsa  verso elezioni “globali”.

Noi ci si rivede ad ottobre. Per una sana e robusta Cistituzione. Da difendere.

Dopo 23 anni al Comune si cambia.

“Il caso da’ i pensieri e il caso li toglie: non c’e’ nessun’arte  ne’ per conservare ne’ per acquusire”. (Pascal)

Un sogno nel cassetto

20160617_120412Ma cosa sara’ mai questo sogno nel cassetto che tutti noi coltiviamo fin da piccoli?  Ricordo che quando ero ragazzo mia madre mi mandava a comprare una rivista, “Il cassetto della nonna”; poi col tempo, mischiati a baci e carezze le complicita’ di un libro, (ehm, con una ragazza) iniziato e mai terminato, poi altri sogni, di altre, di una,  le sue lettere, classiche o moderne, un manoscritto e tutto condiviso, insieme a baci, carezze, abbracci.  Poi, il mio, mai sopito, un libro da scrivere, poi da terminare e poi concludere e pubblicare, poi Roma, la politica,  il mondo, viaggiare, una laurea, ancora Roma e il Vaticano e infine…insegnare. E poi il mare, un faro… Cosa e’ importante e cosa lo e’ meno? Da dove si e’ partiti e dove giunti? E cosa si e’ visto, come? Con chi? Soli? In compagnia? In classe, con classe, fuori classe? Ma forse non e’ piu’ probabile che quegli stessi interrogativi ci abbiano trasformati e quindi resi migliori come persone? Bhe’, oggi nella quiete e inquieta scuola dalle  classi vuote ne ho chiuso uno, di cassetto, ma non a chiave. Circostanze, visibili e poco visibili, eccellenti e complete biografie inserite in numeri e lettere (sezioni). La chiave del cassetto e della vita non appartiene a nessuno se non a tutt* coloro che ho incontrato in questo bellissimo ma piccolissimo mio primo viaggio che si chiama scuola, mio primo anno di insegnamento. Lascio un paio di cd, “I cento passi”, una chiavetta con “Il ragazzo di via Fani”, “La stanza del figlio”,  e alcuni libri (La storia di Elsa Morante), copie de La Stampa, un editoriale dei lettori, una copia della Costituzione, una riflessione sul mondo dei giovani, come ci vedono, come li vediamo e come si vedono, pratiche di inclusione e cittadinanza…e infine una polaroid 2015/2016.

Dalla scuola, buone vacanze.

Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.

 

 

Referendum popolare: urne aperte

20160417_114720E finalmente il tanto atteso 17 aprile e’ arrivato. Urne aperte dalle 7 alle 11. Referendum popolare. Proposto dalle Regioni.

51 milioni di elettori alle urne tra un si e un no. La consultazione  sara’ valida se si rechera’ alle urne la maggioranza degli aventi diritto,  cioe’ 25 milioni e “tot.” di elettori.

Se vince il si le societa’ petrolifere che hanno “in mano” concessioni per cercare-estrarre petrolio-gas entro le 12 miglia, una volta scaduta la concessione, chiuderanno la piattaforma e riconsegneranno la concessione. Lo stop per la prima trivella sara’ previsto per il 2018. L’ultimo per il 2034. Nel frattempo con il si le piattaforme sottocosta chiuderanno. Sottocosta significa  cioe’ entro le 12 miglia.

Se vince il no tutto resta come e’ con attivita’ di estrazione fino ad esaurimento giacimento.

Ora all’interno delle 12 miglia le piattaforme  sono 92 su un totale di 135 trivelle.

Stamattina  alle 5 e 30 il tempo non volgeva al brutto ne si sentiva odore di pioggia ma verso est il tempo era “decisamente” non bello. Fogli alla mano (designazioni, bolli, atti) in direzione dei seggi verso le scuole. Non avevo ombrello con me ma un pochino mi sentivo “Amerigo Ormea”.  Torino intanto dormiva ancora e in giro si potevano vedere solo Presidenti di seggio, scrutatori, scrutatori dell’ultima ora che andavano a sostituire quelli assenti per malattia o altro. Nella citta’ che era stata della Fiat ora Fca, i nuovi “operai” sono gli addetti ai seggi. Qualche bus strideva nel tratto antecedente la via dei Santi Sociali. I tetti delle case si alzavano e abbassavano a piacimento in un “ronf-ronf”, “zzżz” stile fumetti. Un colpo di vento allontanava dai miei piedi alcune cartacce di un sabato sera consumato da chissa’ chi e chissa’ dove. Non diro’ ora in  quale scuola  sono diretto ma l’obiettivo si. Sentirsi per un giorno proprio Amerigo. Senza ombrello e altro ancora. Ma…ci provo…il cancello, le famiglie, un altro cancello, il cortile, un numero. Suono il campanello. Un visino carino, occhi dolci e chiari mi apre. Ha un berrettino “d’arma” calato sulla fronte e occhi bellissimi. Mi apre e riconosce, dal giorno prima. Entro. Ritrovo il Presidente, un amico, una vecchia conoscenza. Prendo confidenza con i registri, firmo e sento l’organizzazione dei lavori impartita dal Presidente. Le pause…la prima elettrice. Sono le 7: si comincia. Dopo un’ora cerco la macchinetta del caffe’ o il bar. E’ chiuso. Nel salone una tv e’ accesa. La corsa va in onda. In molti vedono ma non guardano. Chissa’ dove sono. Un caffe’ e rientro in sezione.

Il resto lo annoto tra le pieghe di un blocco.

L’affluenza al momento (sono le ore 16:15) non e’ molto alta. 15-20-12 per cento….Da questo mio banco scruto gli elettori che come gocce d’acqua, scheda e carta di identita’ alla mano attendono un gesto da parte degli scrutatori “appollaiati” su di un banchetto “uomini-donne”. Oggi a dire il vero non vi e’ bisogno di un cenno…nessuna attesa, nessuna coda al momento…la giornata in ogni caso e’ ancora lunga. “Amerigo” scruta” in religioso silenzio. Davanti a me solo una lunga fila di banchi accatastati “circondati” da un nastro bianco e rosso. “Magari fosse una coda di elettori” afferma uno scrutatore uscito un attimo dall’aula per una boccata d’aria. In alto a sinistra i numeri delle sezioni a me famigliari. Molto. A ricordo di competizioni elettorali andate nel tempo. ..

Oggi un numero davanti a 58-un sltro 59-e un altro ancora al 61….in quest’ultima sezione  risuonano ancora i complimenti del Presidente. Era il 2006.   Fra un cartello e l’altro, sezioni, sanzioni, convocazione dei comizi e norme resistono attaccati i cartelli….Un carabiniere sale e scende portando documenti mentre un vigile contempla plichi e annuncia numeri. Il “quorum” batte ma e’ lontano.

E  dalle parti di Amerigo? Qui le suore vestite di bianco sono una rarita’. Difficile scovarle. E’ormai calata la sera. E’  buio e un filo volante pende tra una cabina e l’altra. A illuminare il tutto, due occhi bellissimi che incorniciano il viso della “finanziera”…quando li incroci il “quorum” comincia a battere.

E’ mezzanotte.Il referendum non ha ottenuto il quorum. Oserei dire o scrivere un titolo “referendum…impopolare”.

La mia citta’, Torino,  ha concluso con il 36,6per cento dei votanti e la cosa mi rasserena per il lavoro svolto. Al momento unica regione da premiare la Basilicata. Unica citta’ al momento che supera il quorum e’ Potenza.

Non resta che trovare un po’ di luce. Esco sconsolato, saluto seggio e…finanziera e…”buonanotte” agli aventi diritto che il loro diritto non hanno utilizzato.

25 aprile 1945-25 aprile 2015

“Attenzione. Attenzione. Interrompiamo le trasmissioni… 25 aprile 1945.  ” Oggi: 25  aprile 2015. L’Italia celebra i 70 anni di LiberazioneTorino 25 aprile 2015, foto Borrelli Romano . Una signora giovane e arzilla.  A Torino una pioggerella sveglia e svegliando lava case, vie, e gente, uscita presto, fra mille offerte culturali. Ragazz* di ritorno da Parco Dora, e dai vari luoghi di santità della nostra città. Altri che lasciano un fiore, di cippo in cippo, ♡☆

in corrispondenza di quanti hanno dato la vita per la Liberazione. Ragazz* in giro, ad annusare la libertà. Chi con un giornale in mano, chi un libro, chi uno smartphone, chi un tablet.Molto da ripassare  tenere vivo.  Liberazione. Costituzione. Democrazia. Diritti. Lavoro. Un giro per un fiore al partigiano nelle numerose vie torinesi che ricordano il loro sacrificio come  dono per noi, a noi.  Democrazia. Diritti. Partecipazione. Lavoro. Liberta’. Festa di speranza con la Costituzione tra le mani da difendere. Ogni giorno. Una Resistenza che non si era fermata nel ’44,  declinando l’invito “Alexander” ( che disse: “Bravi avete fatto un buon lavoro, ma adesso tornate alle vostre case, ma il lavoro sara’ ancora lungo. Quando avremo bisogno di voi vi chiameremo” ) di tornare a casa,   preparando  invece l’insurrezione. Li consideravano inutili. Ma quella volta, “nessuno a casa”.Partigiani decisi a liberare pezzo dopo pezzo citta’paesi e campagne   del nostro Paese,  ben prima degli alleati. Buon 25 aprile.  Buona Resistenza. Torino 25 aprile 2015.foto Borrelli Romano

Ballando sotto la Mole

Torino 31 dicembre 2014, tabellone di Porta Susa, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Porta Susa. In attesa. Foto, Romano BorrelliTorino via Roma al passo della musica, foto, Romano BorrelliL’anno sta per terminare, quasi, là dove era iniziato. In una stazione. Come ricorderete, una ragazza, simbolo di molte, molti, partiva, per l’Argentina, in cerca di qualcosa. Lavoro, riposo, studio… Chissà quanti di noi vorrebbero andare. Viaggiare, anche in solitarietà. Purchè sia.  Fa freddo, qui a Torino. La temperatura è rigida. Un paio di treni provenienti dal Sud sono in ritardo. Uno, proveniente da Reggio Calabria “scarica” gente stanca ed esausta, con la schiena a forma di sedile. Pronti pero’ ad abbracciare parenti ed amici con la giusta forza da non farsi rovinare le ultime ore dell’anno e una buona bicchierata per l’augurio di un buon principioTorino 31 dicembre 2014, Porta Susa, foto, Romano Borrelli. Aspettando il Treno in ritardo. Un altro treno, da un po’ di tempo, non parte più e non lo menziona neanche quella carta gialla, sotto “vetro” tipo Pozzo orario, né tantomeno  vedere, cosicché il biglietto è rimasto al cancello ormai da un pezzo.   Come la rosa e come quanti si aspettavano il ritorno di Diego sulla scena del film, vero-vero,  andato in scena giusto un anno fa sulle colonne di una ringhiera di via Verdi e su quelle de La Stampa: “Un amore e la rosa”.Torino 31 dicembre 2014, Serming, foto, Romano BorrelliDi qui a poco ci sarà il “digiuno” del Capodanno, “non consumato” da tantissimi, al Serming e poi, la marcia. A seguire, la Messa.  Già, cosa succedeva questo pomeriggio, al Serming, quel grande contenitore di attività sempre in moto e ancor più nella giornata di oggi? Attività. Numerose. Ragazze e ragazzi sempre al lavoro. Intenti a preparare cartelli,Torino 31 dicembre 2014, Serming, preparazione cartelli, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Serming. Preparazione cartelli. Foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, preparazione cartelli. Foto, Borrelli Romano per questa sera, per la marcia, fino al Duomo, dove ci sarà la Santa Messa,  mentre, nello stesso tempo,  nelle case private, ristoranti o altro, le “camminate” saranno altre, dettate dalla musica delle posate, dal palato, delle mascelle. Sempre in movimento. Bandiere e candele accompagneranno la marcia lungo le strade di Borgo Dora, attraversando Porta Palazzo, le Porte Palatine,Torino 31 dicembre 2014, Porte Palatine, foto, Borrelli Romano (bellissime, restituite, dopo i lunghi lavori, ai torinesi) via XX Settembre fino al Duomo. Torino 31 dicembre 2014, Serming, bandiere, foto, Romano BorrelliTorino 31 dicembre 2014, Serming, candele, foto, Romano BorrelliAll’interno del Serming, in ogni ambiente, gruppi al lavoro. Al servizio. Del prossimo. Osservo, dialogo, saluto. Esco. La mongolfiera sul piazzale, ferma, in attesa. Il freddo è pungente. L’area dei mercatini ormai è sgombra. Di tanto in tanto qualche petardo lanciato dai balconi accompagna il cammino di molti e lungo la strada che da qui, dal Serming, dalla scuola Holden, ci  conduce al mercato, di Porta PalazzoTorino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, foto, Romano Borrelli (2), il più grande mercato d’Europa all’aperto. Torino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, foto, Romano BorrelliVivace e trasversale. Colorato. Una babele di lingue. Un’infilata di gazebo, di tende, e sorrisi che si allargano, quelli dei più piccoli. Bimbi intenti a giocare, con niente. Mi offrono una fetta di panettone. Ringrazio. E’ bello vederli giocare e divertirsi.Torino 31 dicembre 2014, Porta Palazzo, auguri bambini. Foto, Romano Borrelli Mi fanno pensare al bambino di amici, Gioele, che ama giocare, come tutti i bambini, con mamma e papà. Un mondo nel mondo. Scarpe, abbigliamento, di ogni tipo, per ogni genere. E ancora frutta e verdura. Al coperto, carne, formaggi, pronti per essere venduti: dalle vetrine degli stand alle vetrine della tavola di casa e dei ristoranti. Il mercato è vivo. La gente, nonostante si stia facendo sera è dinamica. Veloce. Arriva, compra, sparisce. Fiato e fumo da ciascuno. Mi avvio verso il centro. Dove lentamente, anche se in anticipo, la gente pensa già a ballare. Sotto la Mole. Di qui a poco, Paolo Belli intratterrà la piazza fino al brindisi di fine-inizio anno. “Meno, meno, meno…”sarà il mantra, in questa come in tutte le piazze d’Italia. “Nessuno dei torinesi lo lascerà più solo”, questa sera. Torino 31 dicembre 2014, Piazza San Carlo. Ballando sotto...la Mole. Foto, Romano Borrelli Qualcuno ricorda la sua bella canzone di anni addietro? In molti, tra via Roma e la piazza e la galleria e in ogni luogo possibile di questo coloratissimo centro Torino 31 dicembre 2014, centro di Torino, foto, Romano Borrelli provano il “lindy hop”, sulla scia degli anni ’30.  Altri si muovono e ascoltano al tempo della musica, da violino. Da via RomaTorino 31 dicembre 2014, via Roma. Foto, Romano BorrelliQualcuno asserisce che da qui, piazza San Carlo,Torino 31 dicembre 2014, Piazza San Carlo, foto, Romano Borrelli è un film d’amore. E non si paga neanche il biglietto. Si accomoda e si gode lo spettacolo.Torino 31 dicembre 2014, via Roma e il film Piazza San Carlo, foto, Borrelli RomanoE allora apprestiamoci ad iniziare nel migliore dei modi questo 2015.  Un anno faticoso ma ricco di soddisfazioni, un anno dove il si deve si è imposto sul “fa piacere”, un anno  lungo un’attesa, ma anche il coronamento di un’impresa, anche con poca intesa e qualche rottura. Un anno ricco di luci, che resteranno accese, ancora e ancora.Un anno di  un amico e della sua famiglia che mi conferiscono  il loro augurio “con la convinzione che il vento prima o poi cambierà direzione e le nostre vele si gonfieranno”. Un amico, Massimo ( il libraio), mi ricorda quanto segue: “Com’è povero un cielo senza sole, un uomo senza sogni… Il pane non basta: ci vuole un sogno per farlo più buono. Ti dà più forza del vino sincero un sogno che ha fretta che da te solo aspetta di diventare vero”. (Gianni Rodari). I sogni…i sogni aiutano a costruire un mondo diverso…è il sogno che spinge a viaggiare, ad andare oltre, aspettare, costruire. Sognare.

Intanto, “meno”, “meno”, “meno” e’ gia’ cominciato, non solo in piazza, e fra poco il saluto all’ anno che verra’. Fra  qualche ora sapremo anche a chi appartiene il primo vagito, se sara’ maschio o femmina,  e se, se, se…

Intanto, il Presidente della Repubblica, nell’augurarci un buon 2015 annuncia anche le possibili dimissioni. Anzi…normate dalla Costituzione.

Ps. Per chi ha voglia di renderlo ancora più dolce, questo fine d’anno ( e inizio), in piazza, bhè, da queste parti ci saranno i gofri di Massimo.

Dalla poesia il racconto: “Mus D’oro”

micio di Natale!A volte con gli aereoplanini ci si giocava e tuttora si gioca ancora. Come quando si era bambini. Con occhi da bambini. Un foglio di carta, una matita, un messaggio e oplà, lo si tirava, in direzione di qualcun* a cui avremmo voluto dire qualcosa. Recapitare  un messaggio.

L’altra sera, occhi verso il cielo,  braccia allungate e lotta senza quartiere nella fame già contemplata di cultura e di poesia al  solo (solo???) fine di  prendermi il messaggio per poi provare a rilanciarlo. Giuro non ho mai visto tanti Gigi Buffon in una piazza sola. Tutti a mani nude, senza guanti. Poi, ovviamente, c’erano anche i più saggi che si richiamavano a Dino Zoff. E’ stata dura, ma un tozzo di pane, lo si rimedia sempre. Una volta che il mio aereoplanino si era depositato  tra le mani ho cercato di sbirciare lestamente verso il fondo della pagina e della poesia, dove era riprodotta la firma dell’autore o dell’autrice. Memorizzato nome e cognome ho provato a fare un giro tra la rete e tra le varie pubblicazioni dell’autrice.  (quando si hanno lettere in mano…a proposito, lentamente si avvicina la data del primo incontro tra Diego e Marilisa, il tormentone di fine anno su La Stampa torinese. O meglio, tormentone  di inizio anno. Ricordate? E da quella lettera poi, centinaia di lettere). E così, con fiuto giornalistico, ho scoperto che l’autrice della poesia, Angela Donna, scrive, che ha un bel gattone di 7 anni, (nella foto), che risponde al nome di Musino D’Oro, detto Mus e che insieme al bel Mus e dal bel Mus è fuoriuscito un bel racconto. Anzi, un bellissimo racconto. Racconto che condivido nonostante sia stato pubblicato nel 2013 nel libretto dell’Associazione Protezione Micio Onlus pro gatti nel 2013… Dopo l’amico Juri e il suo gatto ecco un altro micio, anzi, Mus d’oro.

(il tutto proprio mentre le notizie di questi giorni riportano il desiderio di qualcuno di voler inserire in Costituzione la difesa degli animali).

un angora turco

“I turchi credono che vi siano alcuni gatti con particolari poteri, i gatti del desiderio. Tali gatti, narra un racconto tradizionale del loro Paese, hanno il potere di far avverare i desideri che gli vengono sussurrati all’orecchio dalle persone che essi più amano…”

Per lei la leggenda si era già avverata nel momento stesso in cui era comparso. Quel micio tutto bianco. Bianco come  se l’era sognato. Immaginato. Desiderato.

Sì. Voglio un gatto bianco!

Non sapeva bene perché. Ma quella era stata l’idea che si era formata nella sua mente. Con gli occhi del cuore. Una figurazione immediata. Come un grido. Al rientro nella sua casa vuota. Tutto immobile e polveroso. Senza vita. Da quando lui se n’era andato. Via. Per sempre. Lasciandola priva di un senso. Sola.

Da una profonda sorgente di vita. Un rivo sottile sottile rimasto laggiù senza che nemmeno lei lo sapesse. Come una scaturigine d’acqua chiara: Voglio qualcosa di vivo intorno a me! Sì. Voglio un gatto bianco! Sì. Voglio vivere!

Il giorno dopo è salita in montagna. Nel piccolo paese che sotto le logge ombrose odora di noci e di pietra umida. E dove le sue radici affondano profonde. Dove l’infanzia era libertà. E dove la libertà è infanzia.

… No. Non può essere vero! Lì sotto il portico davanti a lei c’è un micio. Bianco. (Immaginatela dentro la leggenda turca: si stropiccerebbe gli occhi per vedere se sogna o se è sveglia. Ma questa non è una fiaba! direte voi).

In paese non ci sono mai stati. Non i gatti – che le borgate di montagna ne sono piene – di nati nei fienili e tenuti saggiamente nascosti dalle madri fino allo svezzamento. Ma bianchi mai. Non si è visto neanche una volta un essere bianco prima d’ora. Lo può giurare e lo giura.

Insieme alla sera fresca e profumata di erba –  il gattino tutto pelo scende a valle con lei dentro una minuscola scatola di cartone. Non aveva padroni. Nessuno ha saputo indicarle da dove fosse sbucato e di chi mai fosse.

Da quel giorno lontano tant’anni – da quando è diventato il “suo” gatto o forse lei è stata eletta la “sua” padrona – il bianco Mus continua a donare colori alla vita quotidiana con una presenza gioiosa come una capriola. Tra loro è un essere insieme semplice e autentico. Che si espande anche agli altri umani intorno.

Mus è un piccolo angora turco. Dagli occhi blu. Che appartiene a quella razza mediorientale e pregiata l’ha scoperto solo dopo. Facendo ricerche. Ed è anche così che ha scoperto la favola bella. Senza indugio ha deciso di crederle. (Ma allora questa è una fiaba! direte voi). Il suo Mus è un gatto dei desideri. Con gli straordinari poteri del finissimo orecchio fatato ha percepito il suo grido trasformato in sussurro man mano che il vento lo trasportava sin laggiù in Turchia … Così è apparso da lei con Amore.

E di certo – per arrivare al momento giusto –  Mus gatto d’angora turco avrà usato un tappeto volante. 

angela donna

Primo maggio a Torino

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Cielo grigio, su Torino. Anche se non piove piu’ un certo freddo persiste. Ombre distese sulla città, vestite di “malessere” sempre crescente, disagio non riposto tra le pieghe di mille e piu’ storie ,in una città che affondava, o affondava, le radici nel lavoro.  Grigia, ma operosa, e catene sempre in movimento. Anche se le catene non han mai dato un immaginario positivo. Foglie che accarezzano il cielo “affollato da nubi”: anche lassu’ staranno festeggiando un primo maggio! Cielo pronto a versare da un momento all’altro lacrime infinite per una situazione incredibilmente   mai compresa, fattasi pesante,d i giorno in giorno, di ora in ora. Sempre meno lavoro per giovani e donne, con i giovani disoccupati al 38,4%. Centri per l’impiego come luogo d’incontro per sessantamila. In una giornata consacrata alla festa del lavoro. “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Certo i costituenti non avevano pensato a declinare il lavoro in mille rivoli: a tempo, a chiamata, a somministrazione, ma al lavoro capace di generare e rispettare dignità, comunità, coscienza. Sentirsi persona insomma.  E pensare che in un “condominio” appena inaugurato, recentemente  avviato ad una difficile coabitazione, qualcuno, aveva sostenuto,  che “forse il primo articolo  della Costituzione poteva essere rivisto”. A Perugia la manifestazione principale delle tre confederazioni: “Priorità al lavoro”, in un Paese piu’ povero. A Treviso, imprenditori e lavoratori, pronti a sfilare insieme. L’Italia è l’unico Paese Ocse in recessione e alla disoccupazione bisognerà pur rispondere e dare risposte immediate. La redistribuzione della ricchezza deve tornare al centro dell’agenda politica.  Il Presidente della Repubblica giustamente afferma che la festa è anche  un impegno per creare lavoro. Bisogna restituire dignità al lavoro. Quindi, personalmente chiedo basta al precariato e stabilizzazione immediata della lunghissima lista dei lavoratori impegnati da anni nella pubblica amministrazione, settore scuola.

A Torino, per chi ha partecipato al corteo, la marcia prevedeva come sempre, il percorso da Piazza Vittorio a Piazza San Carlo, passando da Piazza Castello. Come sempre, qualche negozio aperto. E i proprietari, alcuni,  pronti a giustificarsi: “con una città arrivata a centomila disoccupati, un po’ di occupazione non è male”. Qualche contestazione,  da parte dei centri sociali, indirizzate ai dirigenti Pd, qualche fischio, indirizzato al sindaco.

Singolare la presenza di alcune ragazze, al termine di via Garibaldi, intente a distribuire abbracci ai passanti. Segno anche questo della crisi piu’ profonda.  Un abbraccio, per risolverla meglio di come farebbero alcuni mediatori. Oppure, come sosteneva Gramsci,i lessaggio lanciato da un cartello, che con un po’ meno di indifferenza magari…