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Barocco

torino-21-1-2017-foto-romano-borrelliUna passeggiata per blogger dal sapore molto “gita scolastica”. Ritrovo  ieri presso la caffetteria del Polo Reale, torino-21-1-2017-romano-borrelli-foto per i saluti,  conoscenze,  quattro chiacchiere e due pasticcini,  in reata’,  un bel vassoietto per ciascun blogger o “instagram man” o giornalista della carta stampata seduti ad una delle tante poltroncine bianche intorno ai tavolini . Poi,  visita all’interno del Polo Reale,  Galleria Sabauda, per le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia,  cosi dedito a racimolare opere d’arte contemporanee. Terminate queste, a tempo di record,   un “filotto” di Basiliche e Chiese su via Garibaldi,  un tempo via Dora Grossa,  fulcro della vita cittadina. Il trionfo del Barocco,  grazie ai restauri della Compagnia di San Paolo:  tra una folla che “struscia” una visita nella Chiesa dei Santi Martiri,  con un occhio attento al San Paolo di Federico Zuccari,  membro della Compagnia di San Paolo. Una visita presso la Chiesa della Misericordia dove si trova un altro Zuccari,  ” La Decollazione di Giovanni Battista”;   oltre ad una galleria di dipinti e quadri e tra questi un Don Bosco a ricordare gli inizi del Santo,  compagno di don Cafasso. Infine un salto presso la Cappella dei Mercanti dove è  visibile “l’Adorazione  dei Magi” e un concerto torino-cappella-mercanti-foto-borrelli-romanotorino-21-1-2017-foto-romano-borrellipronto per l’occasione.  Davvero una Piccola Cappella Sistina torinese? Paragone poco…. “sabaudo”,  certo e’ che la citta’ e’ tornata a fruire in tutto il suo splendore un pezzo pregiato del Barocco. Il Barocco torna a splendere in un percorso cittadino reso simile ad un museo diffuso tra i luoghi di culto nel cuore della Mole.

#Vista da qui

12 4 2016 foto Borrelli Romano.Torino Mole A.Rispondo alla “call” e mi reco alle 19.30 ai piedi della Mole. Nome, cognome, pass, qualche saluto, una cartellina, verde speranza, il pass al collo e mi dirigo verso l’ascensore. E’ presto, vista da qui, ma e’ proprio “qui” o “lassu'” che voglio arrivare per provare a narrare “l’effetto che fa”.  Non per farmi girare la testa, lassu’. Ma per “farla girare” a qualcuno* almeno per un giorno. Diventando”filantropo” per un giorno. Un concorso: 10 mila euro in palio. A chi…decido io. S.Paolo: una lettera, un invito, una compagnia, una comunita’. …”Anche sapessi tutte le lingue del mondo…”La carita’”, diceva San Paolo. Laura me ne propose la lettura prima di tutti. Una scoperta. Lei, la lettera, la carita’, la compagnia e S.Paolo. Salgo sul terrazzo panoramico torinese, della Mole. Un tempo  c’erano i “telefoni”, almeno cosi mi diceva mio nonno, quando “canzonandomi” mi portava quassu’, per farmi telefonare a nonna. E invece quello che sembrava un telefono era semplicemente  un disco registrato:”da quassu’ potete ammirare Torino in tutta la sua bellezza…” e io…”nonna nonna…”. Oggi  che son piu’ grande, il nonno non c’e’ piu’ da tempo, nonna neppure, Laura la ricordo e S.Paolo, ogni tanto lo leggo. In “compagnia” o a scuola. Ora,  ci sono un bel po’  di ragazze laureate, quassu’, e un Po ai miei/nostri piedi, quaggiu’. Molta storia, davanti, quando uno pensa sia il futuro. Ai piedi, Palazzo Nuovo e a sinistra, con il Campus, le “vele”.  Diritto. Nella pancia dell’ascensore, tra film e locandine, storia, o una bella storia racchiusa tra le pagine di un capitolo personale. Poi, il resto.  Un paio di laureate fotografano. Scambiamo due parole e due foto. E gli auguri. 12 4 2016 Torino Mole AntonellianaVista da qui, Torino e’ una bella e giovane donna che il tempo rende ancora piu’ graziosa, forte, delicata e gentile come solo certi vini sanno essere.Torino 12 4 2016 mole a.foto Romano BorrelliVista da qui, la nebbia e’ solo uno sbiadito ricordo che non ha nessuna ragione d’essere.Torino 12 4 2016 foto Romano BorrelliVista da qui e’ uno slancio, un’apertura con le radici ben piantate.Torino 12 4 2016 foto Borrelli RomanoVista da qui e’ un faro, una stella, che ne illumina il cammino.Vista da qui illumina da sempre e forse per sempre. Torino 12 4 2016 Mole A. Foto Borrelli RomanoLa mano ferma, sulla corona, fresca  di laurea, di podio. Ha l’innovazione nel dna. Ha sbaragliato altre donne  ma oggi e’ lei che festeggia. E’ lei la festeggiata. Scattiamo in molti  qualche foto, alla Torino e alla storia, vista da qui.  Siamo blogger, scrittiri, gente comune, turisti. Pass verdi “vista da qui” ciondolano al collo al minimo colpo di vento.  Siamo una “compagnia”(S.Paolo) e  in molti casi sconosciuti gli uni agli altri. Faccio, facciamo,  il giro della balconata e sulla citta’. L’Universita’, le vele, la collina, i musei, la storia. E’ ora di …rientrare. Prendo l’ascensore. Ridiscendo. Vengo inghiottito nella pancia della Mole: coriandoli di manifesti e poltrine rosse, il passatoche si mischia al presente. Due parole.Il progetto. L’obiettivo: visto da qui.20160412_194824 Un aperitivo. Libri, storie, blog. Non so se siano queste mani di donne che svolazzano e fendono l’aria mentre parlano raccontando di storie lontane e vicine (e mentre ti parlano di libri ti invitano ad entrare tra le pieghe) o se sia questo bicchiere che  mi fa oscillare tra quelle20160412_194834. In ogni caso, come che sia, da lassu’ o da quaggiu’ e’ solo tutta una storia da raccontare. Ps. Ho il Grande Gatsby nella giacca.20160412_195716

Dalla scuola. Una passione che…”brucia”

scritta su muro, Torino. Foto Romano BorrelliUscito da scuola, una signora mi avvicina e mi dice: “Buongiorno, l’ho riconosciuta. Lei è blogger. Vorrei raccontarle una storia“. Impietrito. In ogni caso mi fermo e ascolto. E’ sulla scuola. Il tema “La scuola” ha sempre qualcosa di allegro, in sè. Ascolto e annoto.  Penso che la scuola sia un ambiente che “brucia” di passione, di passioni. Tempo fa avevo pensato che le circolari di una scuola potessero essere un modo per “ricostruire” storia e storie. Un archivio, una “biblioteca” in proprio, al pari della civica o di qualsiasi altra. Una biblioteca pubblica, la scuola, senza dover uscire dalla mura dell’edificio,  senza mettere in moto tutta quella burocrazia relativa ai permessi, “declinazioni di responsabilità” del tipo…”Io sottoscritto, genitore di tizio, autorizzo la scuola a…”. In questo modo,  tutto si ritroverebbe all’ interno della scuola. La ricostruzione di una comunità,  di persone, organi collegiali, di un quartiere attraverso le circolari. Fattore economico o culturale? Ad esempio, i mercatini di Natale nei pressi di una scuola. Una scuola per scrivere bene. Ancora. Quanti scioperi, quanti consigli straordinari, attività, manifestazioni. Un mondo. Un’officina culturale. Eppure, complice la signora che mi ha riconosciuto chiamandomi “blogger” ho pensato che in realtà qualcosa in più, oltre, a quella mia idea già pensata, elaborata, proposta in seguito ad un articolo sulle relazioni nella scuola, pubblicata su La Stampa (e proposta alla scuola) poteva e doveva  esserci, all’interno di un edificio scolastico.  Bisognava solo riflettere. Magari era sotto gli occhi e nessuno se ne è mai accorto o mai ci aveva pensato. Mi giravo e rigiravo all’interno di una classe, per vedere se era tutto a posto, in sicurezza, in previsione di una grande mostra che si terrà domani e mi dicevo: qualcosa dovrà pur esserci”.  La mia scuola è davvero d’arte. Qualcosa, di sicuro, la conserva. I suoi studenti, sono artisti. Per un attimo, i miei occhi, guardano verso il basso. Avevo trovato. “Potevano brevettare la più grande invenzione nel mondo della comunicazione”. O forse quello a cui stavo pensando  è un patrimonio comune, alla scuola. Sto parlando di quei “messaggi” con brevi caratteri che si chiamano i “cinguettii”. Il papà di Twitter era sotto i miei occhi. Già. perché davanti o sotto, o nei pressi di una fonte di “calore”, che brucia, perché non esisteva un tempo (forse anche ora in molte scuole) la possibilità di regolare, si trovano micro-temi. Uno, in particolare mi ha incuriosito. “Credo ancora nell’amore, nonostante i cerotti sul mio cuore“. Mi son fermato. Riflettevo. Se erano cerotti sul cuore o nel cuore. Il messaggio era datato. Come tanti. Una storia, datata, nel vero senso della parola. Tante storie, datate.  Passioni che bruciavano ma che bruciano tuttora. In molti, in tanti potrebbero rispecchiarsi in quelle narrazioni. Cambiano i soggetti, restano identici i sentimenti. Mentre dipanavo i miei pensieri quella signora raccontava a “blogger” ma la testa, non era lì. Le mie “orecchie” non erano attive. Pensavo e ripensavo. Un messaggio, un altro, un altro ancora. “Gressoney, 29 maggio”. ” Ancora: “2007” e poi una infinità di “Buco” per via dei numerosi buchi al lobo che lo hanno reso una finestra da cui guardare il mondo, ecc.ecc. Micro temi svolti su muro. Uno dietro l’altro. Anni scolastici lasciati ai posteri. Nomi, in quantità. Aggettivi, a “pennarelli”. Inizi e fine. Anniversari e luoghi. Prime e ultime volte. Caloriferi. Generatori di storie. Vicino la puoooorta. E chi la porta nel cuore. Caloriferi emettitori di storie e calore.  Che bruciano a scuola. E carte di merendine con rispettive calorie. Bruciate.La signora continua a parlare. “Perché quella volta, qualcuno aveva perso all’interno dei fori del calorifero un euro. I ragazzi chiesero il permesso per andare  a chiedere a qualche bidello un bastoncino, qualcosa di affilato, per provvedere al recupero di quell’euro, così necessario, così indispensabile allo studente. Si immagini gli studenti, una seconda. Venti, tutti intorno al termosifone. Il righello o cosa fosse, di mano in mano. Colpo dopo colpo, da sotto il calorifero, insieme all’euro,  finirono sul pavimento a decine di biglietti. Micro temi, cinguetti su carta indirizzati chissà a chi”. Oltre ovviamente, carte in grande quantità di merendine di ogni tipo, tipologia: dalla marmellata alla nutella. Stagnole, carte di pane, pizza e …..molto altro. Uno  di quei micro temi  aveva colpito la signora. “Credo ancora nell’amore, nonostante i cerotti sul mio cuore“.  Di colpo fu come svegliarmi. Un soprassalto. La signora lentamente aveva ripreso la sua strada salutandomi. “Buongiorno, blogger”. Misi la mano sul cuore. Apparentemente, in superficie, non c’erano cerotti. Dentro, si. Mi allontanai, rendendomi conto che il micro-tema calzava a pennello. In più, avevo perso la mia identità. E mentre mi allontanavo, mi scoprivo a ridere, per un “buongiorno blogger”.