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Verso le OGR

La struttura è ad H. Il vecchio stabilimento, OGR, e’ incastrato tra Porta Susa, quella nuova,  le carceri, dette ancora Nuove, (su corso Vittorio Emanuele II), ma vecchie, da tanto, e il Politecnico; si slancia o svetta  verso l’alto tanto da dare l’idea di essere un Palazzo di 5 piani. Le officine  sono un pezzo fondamentale di storia, del movimento operaio, sociale, economica, di Torino: sono  le officine OGR, dove un tempo gli operai producevano e facevano “nascere”  i treni. E poi li riparavano anche e cucinano sedili. La loro visita riscuote successo.  La nostra pure. Ad ogni ora non mancano curiosi e torinesi in coda, intenti a riappropriarsi del loro passato, dei propri ricordi e forse a rinnovare il proprio lavoro. Fino al 14  ottobre, visita gratuita, e così ne approfitto per portarci un paio di classi: le quinte. Dalle officine alle start up, passando per il “Duomo”. Eppure a me pare di sentire ancora l’odore dei treni, dei sedili, della pelle, del vapore. Qui sotto c’era un trincerone, dove passavano i treni, appena inabissatisi a Porta Susa, vecchia. Nel 1992 era così tutto diverso, prima della “grande trasformazione” urbanistica. Prima della trasformazione del “lavoro” e l’instaurarsi del nuovo concetto di lavoro. O lavori. Dove c’era il macello comunale, ora c’è il tribunale, un grattacielo enorme, terrazzato e  dove c’era “Nasone”, una locomotiva particolare, molto americana, il piazzale della stazione, ancora chiuso in una zona in perenne risistemazione. Chiudo gli occhi, respiro “storia” lasciandomi riscaldare da questo calore, a metà ancora estivo. Così ieri, così OGR.

24 Aprile 2017

Un fiore in piazza XVIII Dicembre,  a Torino. Un ricordo,  un piccolo pensiero,  qui è  là  in  giro per il centro,  dove qualcuno,  anni addietro, ha “lasciato” la propria vita per noi, per un lascito enorme,  che abbiamo il dovere di ricordare: la libertà. La fiaccolata partirà  tra poco,  come ogni anno. Intanto,  strada facendo,  noto che tra un ricordo e l’altro,  dalle parti di via Pietro Micca,  qualcuno ha steso poesia e biancheria intima. Idea originale. Una lettura che sa di “sbirciatina”,  a dire il vero. Ah ah ah…. risata molto social. Ridendo fra me e me,  ripenso alle elezioni francesi,  terminate come da sondaggi: Macron contro Le Pen. Piu’ o meno successe una cosa analoga nel 2002. Piu’ o meno…

Per chi suona la campanella

11-9-2016-torino-foto-borrelli-romanoI quotidiani nelle edicole di oggi e la tv ci informano e ricordano l’ 11 settembre: del 2001 e del 1973. Le torri gemelle e Allende,  il Cile.  Il terrorismo in diretta e il golpe in Cile.  “Cosa facevo nel 2001? “Avevo un esame,  uno degli ultimi,  ma appena seppi cosa stava capitando accesi la tv,  come tanti altri in quel momento.  Mi inchiodai li davanti,  affondando sul divano,  incredulo,  stupito,  davanti a quelle immagini e tanto orrore. Quanti morti. Di li a poco capi anche che il Movimento no-global avrebbe subito una battuta d’arresto. E così la nostra libertà  di movimenti.  Stop.  E cosi fu. Guardai. Ancora. Spensi la tv. Chiusi la porta. Scesi velocemente con il libretto universitario a sinistra e col mio Nokia a destra chiamai M. per raccontarle e accordarci per la sera.  Mettemmo da parte incomprensioni e litigi e parlammo e lei mi raccontava durante il mio tragitto. Mi avviai verso Palazzo Nuovo.  L’esame… Poi ripenso a oggi,  a domani. Una targa dalle parti di Porta Susa mi dice “qui De Amicis scrisse Cuore”. La scuola. E così siamo arrivati alla vigilia del suono della prima campanella di una lunghissima serie: trilli da 50 minuti che accompagneranno milioni di ragazz* e professori tra passioni,  felicita’,  didattica,  competenze,  sapere,  conoscenze. Visi nuovi e conosciuti,  qualcuno assonnato altri reattivi,  altri abbronzati,  altri innamorati: ansie,  aspettative. Passione,  fantasia,  obiettivi. Chi ci sarà  e chi sarà altrove. Si racconta che il Principe di Conde’ abbia dormito profondamente…. beato lui. Certo non cerchero’ la merendina da mettere nella cartella come il mio primo giorno di scuola,  quello delle mie elementari,  e domani  non sarà mica  tempo di vendemmia come allora o del dopo Santo patrono d’Italia, appena trascorso a casa,  come un tempo accadeva al primo suono della campanella;  resta comunque dentro,  certo,  la stessa emozione di quel giorno.  Tra discussioni degli ultimi giorni sentii bisbigliare “noi,  che dalla scuola non ce ne siamo mai andati… “.  Che dire,  Buon inizio di anno scolastico,  2016-2017. E’ stata una bella parentesi estiva,  “una bella estate”,  iniziata in treno leggendo Pavese,  una ragazza seduta su di un treno affollato diretto verso il mare disegnava  il suo futuro. Una bella matita. Domani incontrero’ altri disegnatori. Buon viaggio. In questo Paese di santi,  navigatori ed eroi.20160911_193910

ps. i libri estivi sono stati davvero ben scelti. Un pochino caro quello su “Quale Francesco” (Chiara Frugoni).

E la pioggia arrivo’… e l’autunno busso’

Torino p.ta Susa 29 8 2016 foto Borrelli RomanoPioggia,  temporale,  grandine. Fulmini,  tuoni. Muri e corpi rinfrescati da una pioggia precedentemente annunciata. “Andremo a letto che e’ ancora estate e ci sveglieremo in autunno”. Ai bordi delle strade e in  prossimita’ delle fermate degli autobus acqua in grandissima quantita’ alzata dal passaggio di auto. Di tanto in tanto la sirena di un’autoambulanza non annuncia nulla di buono. Pochi minuti e via… Non c’e’ bisogno del mattino per il benvenuto all’ autunno: è  entrato di diritto in anticipo sulla previsione. Senza chiedere nulla.28 8 2016.Torino P.ta susa.foto Borrelli Romano

70 anni Repubblica

20160602_1139522 giugno 2016. Torino si risveglia a festa, con un bel corso. Inghilterra. Nuovo di zecca. Porta Susa, stazione a due passi o…a qualche gradino. Dove c’era banchina e binario il Mercato Metropolitano. Si preparano per il pranzo. A dopo.  Viabilita’ che muta. Parole che evocano acqua e questa non tardera’ ad arrivare. Nel pomeriggio. L’acqua insistentemente si riversa sulla nostra citta’ per un paio di ore buone, come un copione ormai ben  conosciuto da qualche giorno.  Siamo sempre contenti quando il sole splende sulle nostre teste ma spesso scordiamo di sorridergli e non proviamo mai tanto impulso nel guardarlo come quando la luna lo eclissa. Forse siamo troppo “homo videns” a casaccio. Meglio sarebbe tornare al “sapiens”. Prima che tutto abbia inizio (pioggia) i balconi che ho davanti sono un grande palcoscenico dove il silenzio e i gesti parlano comunque. Sono donne, ragazze, tre, quattro, cinque, tutte intente nel raccogliere con grazia i panni stesi. Raccolgono e piegano accuratamente con cura come una scena gia’ vista. Non un uomo. Lego questa scena alla pagina quotidiana del presente e a quella storica di 70 anni fa. Repubblica, una bella signora di 70 anni. In tv Marco (Revelli) scrive e dice di non riconoscerla piu’. Forse si. In tv passano le immagini delle donne nell’intento di raccontare la loro scelta di 70 anni fa. Meravigliose le immagini di quel giorno che cirestituiscono quel loro protagonismo. Poi, immagini di Roma, I giardini del Quirinale, il Presidente della Repubblica, Mattarella.

Intanto ha smesso di piovere. Mi affaccio e osservo, sui balconi: son tornate,  ancora loro, le donne,  a ridistendere i panni precedentemente ritirati, sui balconi.

Buon compleanno cara Repubblica.

“La ferocia”

Il libro mi piace. Parecchio. Devo correre, pero’, nell’ultimarne la lettura. Dovro’ terminarlo prestissimo. E’ scaduto il tempo del prestito. “La ferocia” di Nicola Lagioia e’ davvero piacevole, scorrevole. Ne avevo sentito parlare spesso, l’estate appena trascorsa. Quando le passeggiate erano tra i muri a secco intento ad ammirare il tramonto, il tuffo del sole a mare.Foto Borrelli Romano, 25 8 2015, Belvedere, Le. L’azzurro, il verde, il bianco. “Bisogna ricevere del bene per separarlo da cio’ che non lo e’.  La teoria del rombo con cui si scrive e si fa finzione cinematografica: due poli, un personaggio, buono, semplice, Michele, una sorella, gli amori, tanti, giusti, sbagliati la coca, gli affari, la famiglia, i fratelli, i geometri, il padte Vittorio, la mamma, Annamaria, un topo di fogna, una gatta domestica e ancora i poli, domestica si ma sempre felino. Decido di leggere un po’ delle sue pagine in biblioteca civica dove hanno allestito uno stupendo albero di Natale: fatto con i libri, per la gioia di grandi e piccini.14 12 2015 biblioteca civ. To.Borrelli Romano foto Poi un caffe’ al Mercato Mettopolitano. 20151213_115119Sfoglio pagine come anni e lustri. Io da qui, dalla vecchia e cara stazione di Torino Porta Susa, i treni continuo a sentirli sferragliare ancora, cosi come continuo a vedere le macchine depositate proprio sul davantidella stazione, dove proprio non si poteva parcheggiare, pena la multa. E cosi il giornalaio e la panchina sul tronco uno e il rosso e il bianco-giallo dei trenini che facevano tanto metropolitana. La penna e’ pronta, il blocchetto pure. Avrei voglia di raccontare e romanzare di quella panchina, dei suoi e nostri anni ’90, del 95, dell’85, del 28 novembre e di molto altro ancora, se solo…

In serata il passaggio sotto la porta del Duomo di Torino. Una piccola frazione di stella o di luna a sorvegliarci nel nostro girovagare…metropolitano.Senza mercato, pero’.Duomo Torino.foto Borrelli Romano

30 novembre

20151130_150326C’e’ una grande poltrona a forma di labbra in una delle tante stazioni della metro torinese. E’ il Divano Bocca, la poltrona Money-Money. Precisamente a “XVIII”. Gia’, i ragazzi quella che noi chiamavamo la vecchia Porta Susa loro han cominciato a chiamarla “XVIII” omettendo come sono soliti fare, Dicembre. Gia’, domani sara’ il primo dicembre. E allora cominciamo questo viaggio da qui. Devo far rientro a scuola per quelle cose “straordinarie” che di tanto in tanto i ragazzi fanno capitare, alla loro eta’, e che poi, noi, “educatori” per come possiamo, siamo tenuti ad apporre un “timbro” al loro corso. E al…consiglio. Ho le gambe piegate, la testa pesante e tanta stanchezza. Non passa nessuno, a quest’ora del pomeriggio. Mi accomodo, rileggo l’ultimo articolo del blog, poi, reclino il capo all’indietro e, non so se sia stato un sogno o una visione, ma la costruzione del personaggio femminile pare abbia voluto dare continuita’ al suo scritto e prendersi ancora la sua parte.

Oggi in questo dito di costa, di sole raro e generoso, pallido nei ricordi, mi fa compagnia un libro di Modiano. Mi piacciono i suoi  personaggi, femminili, misteriosi, quelle fughe, sempre piu’ in profondita’ quasi a sfidare l’assenza precedente. In alcuni tratti, mi raccontano. Ce la metto tutta a cercare dei punti fermi. La vastita’  del mare e’  lo spazio di cui avrei bisogno, per emergere, non per sommergere. Provare a lasciare sul fondale una universalita’ di volti, inutili, superflui. Lo scruto, come se da un momento all’altro potesse trasmettere qualcosa, un consiglio, una parola, come se tra un’onda e l’altra potesse allungarmi una nuova carta di identita’…per una nuova narrazione: possibile. Insomma, non una semplice storia ma una grande Storia. Pero’, tutto si tiene: e’ la mia storia, ed e’ bella per questo.Unica.Come me. Mi domando se non sia proprio la mia presenza “a dare al luogo e alle persone quella loro aria strana, quasi li avesse impregnati del suo profumo” (P.Modiano, “Nel caffe’ della gioventu’ perduta”). Sembra Parigi, anche questo dito di costa che mi ha conferito i natali, trenta anni fa. E’ successo in novembre. E’ arrivata la metro e l’ora del consiglio e il metro del giudizio con cui dovremmo giudicare.

Volevo rimpolpare le “quattro paginette e scriverne almeno trenta. Avrebbero prodotto un effetto valanga e sarei potuto arrivare a cento pagine” , cosa possibile forse quando ci si sente definitivamente guariti dalle ferite di cere infanzie e adolescenze senza nessuna ragione per restare nascosti nelle zone neutre. E’ una bella Storia.

Il rumore di un Val che sta arrivando mi ha ridestato.

28 Novembre. La Storia

Senigallia, 28 novembre 2013 foto, Romano BorrelliDevo svolgere questo “benedetto” compito per lunedi: un breve racconto per descrivere  l’ambiente, il personaggio, possibilmente al femminile per noi maschietti e al  maschile per le femminucce, sentimenti…Dopo la descrizione del volto, di un personaggio, dei movimenti fisici per descriverlo psicologicamente, e altro ancora, oggi, l’ambiente. Mi piace il mare, d’estate e d’inverno. Le stagioni che passano e chi ci passa accanto in quelle. Chi resta e chi va. Il mare è una finestra, non una parentesi. Il mare raccoglie e restituisce tutto. Il mare. Mi piace prendere il treno e andare, a fine novembre, e perdermi nelle nebbie padane e poi sfociare come un fiume nel mare Adriatico. Ho terminato carta e penna e l’esercizio devo farlo altrimenti lunedì  mi bacchettano. Ci tengo. Comincio, come va, va. “Oggi, 28 novembre 2015.28 11 2015 Torino P.Susa.foto Borrelli Romano

Fa freddo. Il mare rumoreggia, brontola, schiuma dalla rabbia, ma è bello anche cosi’. Una barca rovesciata, capanna per due cuori nelle notti d’estate. E’ sbrecciata, legno consumato, sprovvista di remi. Penso che solo per pochi giorni, appena tre, e forse avrei respirato la stessa aria della Morante, Elsa. Infatti aveva deciso, misteriosamente, di lasciarci esattamente tre giorni prima della mia nascita: il 25 novembre 1985. Oggi e’ il 28 novembre28 11 2015 Torino.foto Borrelli Romano, il mio compleanno: trent’anni. Ho una storia tra le mani. Mi piace leggere, da sempre. Sottolineare i passi e lasciare appunti. La mia storia e’ una strada di letture. Da leggere, da raccontare, scrivere. Le amiche mi dicono che anche quando mi posiziono in un angolo, perche’ mi infastidiscono il rumore dei locali e le chiacchiere inutili, gli sguardi si concentrano su di me. Dicono di essere interessante.In realta’ vorrei essere una comparsa ma la sommatoria degli occhi mi trasformano in una protagonista. Ho sempre un libro con me, forse per assentarmi. Forse il mio sogno era lettere, la vera medicina alla medicina. Avevo pensato di rileggerne qualche pagina sedendomi su questo tappeto vellutato,  immergermi, come avviene d’estate, onda dopo onda, riga dopo riga nella Storia, e che per troppo rumore, fuori e dentro, me ne impedisce l’azione. Le mani avvolgono il libro, le unghie lucide, smaltate di rosso, una piccola cicatrice sul polso, la pagina di un’altra storia. Il vento sciupa i capelli, alcuni rossastri altri neri, naturali. Passo la mano sul viso, prima sotto il naso, un po’a patata, poi sotto gli occhiali, ad asciugare una lacrima: il vento strizza l’occhio ai ricordi, li stropiccia e mi strattona al ritmo del tempo: passato-presente. Poi, mi tocco il lobo dell’orecchio, come spesso capita, quando i pensieri “escono” nell’ora di punta: un piccola perla mette lo stop alle dita nei loro movimenti. Un altro stop al caos dei pensieri: “da quanto tempo li indosso e donde vengono?” Un altro compleanno, quando il vento sbatacchiava fuori dalla finestra e il nemico alle porte era l’Università. Nell’altra mano un lembo della salvietta, si alza, sospinta dal vento, trattenuta nel braccio ripiegato. Mi ritrovo esattamente come faccio d’estate, quando però il cappotto rosso staziona nell’armadio della cameretta e il costume modella il corpo. La guardiola del bagnino è sguarnita, oggi. Solo qualche mese fa  la torretta “inforcava” gli occhiali del bagnino, che poi era un bellissimo binocolo grazie al quale nelle giornate serene, estive, l’ex-Jugoslavia pare essere a due passi da qui. Solo qualche tempo fa , invece, sulla sua sommità, una quindicina di gradini, giravo una scena di Titanic: braccia aperte e ben distese, occhi chiusi e capelli al vento. Il “gomito”  sempre li, sulla mia destra, con le sue alture avvolte dalla nebbia, oggi; dalle luci quando le sere e le notti sono più corte e le giornate più calde, più lunghe, d’estate. Le navi che si muovono lentamente, dopo aver ingoiato i loro carico. Il faro, con la sua luce, alla mia sinistra. Qualche buco sulla sabbia, là dove erano collocati gli ombrelloni. Le cabine sprigionano odori di sughero, legno e muffa. Alberghi, pensioni, stellati e gallonati, sono chiusi, e dentro immagino cucine, mobili, letti coperti da nylon, in letargo: “Riposo”. Il rumore di chi fa jogging proviene dal vialetto, alle mie spalle, costeggiato dal muretto, appridi di quanti, d’estate,  si mettono in vetrina per osservare meraviglie in carne e ossa, e “osano”. Quel vialetto  “conta km” riservato a ciclisti e passeggini d’estate. Sul muretto mi ci posavo quando ero in anticipo, a dire il vero, quasi mai, e proprio allira mi  accorsi che le distanze segnate erano diverse. Strana via per un vialetto con numeri che parevano volessero giocare un ruolo diverso nella mia vita. Mi volto attratta dal rumore. Giro intorno a me stessa come un gurotondo da bambina e avvolgo tutto il nastro: l’Universita’, la ferrovia verso sud e verso nord, una mole di km, il centro cittadino, piu’ in la residenza, la scuola, il faro, il luogo natio, il mare:  una zona di transito, di confine, l’orizzonte, un luogo tutto mio. Sposto gli occhi ora a destra ora a sinistra.  I “bagni”esibiscono fieri nomi e numeri. Ognuno di quelli e questi contiene storia e storie. Li leggo uno dopo l’altro: Cristal, Hollywood, Enrica, Marina, Elsa 25, 11, Morante, Laura 28, 11. Ogni posto, cosa, persona, un mistero e quando si ama veramente qualcuno bisogna accettare la parte del musteto. Trent’anni di Storia, pensavo mentre la brezza marina mi accarezza. Ma sono i miei, e allora, come che siano, me li faccio:” Tanti auguri“.

Come e’ andata e’… andata. La storia e’ stata scritta.

25 aprile 1945-25 aprile 2015

“Attenzione. Attenzione. Interrompiamo le trasmissioni… 25 aprile 1945.  ” Oggi: 25  aprile 2015. L’Italia celebra i 70 anni di LiberazioneTorino 25 aprile 2015, foto Borrelli Romano . Una signora giovane e arzilla.  A Torino una pioggerella sveglia e svegliando lava case, vie, e gente, uscita presto, fra mille offerte culturali. Ragazz* di ritorno da Parco Dora, e dai vari luoghi di santità della nostra città. Altri che lasciano un fiore, di cippo in cippo, ♡☆

in corrispondenza di quanti hanno dato la vita per la Liberazione. Ragazz* in giro, ad annusare la libertà. Chi con un giornale in mano, chi un libro, chi uno smartphone, chi un tablet.Molto da ripassare  tenere vivo.  Liberazione. Costituzione. Democrazia. Diritti. Lavoro. Un giro per un fiore al partigiano nelle numerose vie torinesi che ricordano il loro sacrificio come  dono per noi, a noi.  Democrazia. Diritti. Partecipazione. Lavoro. Liberta’. Festa di speranza con la Costituzione tra le mani da difendere. Ogni giorno. Una Resistenza che non si era fermata nel ’44,  declinando l’invito “Alexander” ( che disse: “Bravi avete fatto un buon lavoro, ma adesso tornate alle vostre case, ma il lavoro sara’ ancora lungo. Quando avremo bisogno di voi vi chiameremo” ) di tornare a casa,   preparando  invece l’insurrezione. Li consideravano inutili. Ma quella volta, “nessuno a casa”.Partigiani decisi a liberare pezzo dopo pezzo citta’paesi e campagne   del nostro Paese,  ben prima degli alleati. Buon 25 aprile.  Buona Resistenza. Torino 25 aprile 2015.foto Borrelli Romano

In attesa della Befana

Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Romano BorrelliTorino 5 gennaio 2015, via Garibaldi, foto, Borrelli RomanoTemperature miti. E così anche a Torino, dove cortili e giardini sono presi d’assalto (anche le gelaterie “ri-conoscono” la coda). Gruppi di ragazzi provenienti da Bergamo e provincia (Berzo, Borgo,  Grone, Luzzana, Vigano),  li si poteva incontrare, gioiosi, giocosi, sorridenti, in visita tra Valdocco e il Serming, dove “fioriscono” attività in ogni stagione. Un bel gruppone, una quarantina, all’insegna del gioco e della riflessione, “all’ombra” dei 20 gradi torinesi, temperatura che ha contribuito a far  volare via, velocemente,  un paio di pagine del calendario,  (merito del foehn)oltre che giacconi, cappotti, maglioni, piumini. Via, liberi e belli.Vie poco libere e molto affollate, in alcuni tratti, sarebbe stato utile avere una corsia di emergenza. Vie si corsa.

E così, in poche ore ci siamo ritrovati a Pasquetta, per una gita fuori porta. Mica male accorciare, così “di botta” il calendario, anche scolastico. Miracolo a Torino, “immortalato”  sui social, postato e condiviso. Mancano solo le foglie sull’albero, poi, il” riquadro”  del mese con le 31 caselle sarebbe al completo. Il blu è in cielo, il verde nei prati, il rosso nell’amore. Il calendario pero’, quello reale, mica quello ideale, ad osservarlo, ci rammenta che è 5 gennaio. Però,  basta sapersi accontentare. Fare finta che, tutto va be e provarsela a cantare.   Torino che sopporta pazientemente le code in una offerta culturale “open” a tutti per la prima domenica del mese gratuita. Torino è davvero bella, anche di sera. Si sta bene. In via Garibaldi, lato piazza Castello, giochi di luci inducono a pensare a  passanti intenti a giocare  con le bolle di sapone, più probabilmente, a creare “fumetti”, sopra le proprie teste, ognuna “fabbrica”  di pensiero. Forse uno andra’ alla Befana, che nel giro di qualche ora, svuoterà il suo sacco e dirà che è venuta a riprenderci rendendoci un pochino più malinconici.  Torino è magica, dalle parti di Piazza Statuto. Magica in tutti i sensi, non solo per “l’incrocio” e un po’ di geografia che proprio da queste parti ne segnala la “posizione”. E mica, per esempio, a  9 e 3 /4 come si legge su di un libro, a proposito di binari ferrati. No, no, magica proprio tutta intera.Torino 5 gennaio 2015, Piazza Statuto, foto, Borrelli RomanoPero’, come per ogni regola che si rispetti, esistono anche le eccezioni. E il quadro della magia è per 9 e 3/4, mica completo. La  fermata del bus, un uomo, Costantino (così sostiene di chiamarsi), la ha eletta sua dimora. La palina de bus e “le notti al grand hotel la palina  di Porta Susa”. E qui non siamo all’ombra e lui non e’ “uomo ombra” uno dei molti persi nel mare della disperazione. Lui si e’ messo in vetrina. Una dimora al riparo, per 3/4. Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata bus. Foto, Borrelli Romano Ha un materasso, o una sua specie, un sacco a pelo, una valigia o un borsone, un berretto ben calato in testa  e sostiene di esser li da un po’ di tempo. E questa è la sua camera da letto.Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata del bus, Costantino. Foto, Borrelli RomanoLì, da un po’. In termini di giorni, ovviamente. Provo a chiedergli la provenienza, mi dice da Milano. Fine lavoro e fine di molto altro. Ecco, si prepara per l’ennesima notte e intanto la fermata della metro e il ventre della stazione continuano ad “ingoiare” passanti, con la frenesia di una giornata lavorativa. I saldi non conoscono soste.  Costantino non e’ un “invisibile” cme capita per altri. Un uomo si avvicina e mi conferma che e’ qui da un po’ di tempo, anche durante il giorno. Il vento di ieri tagliava in due l’aria e almeno questo, oggi, ha allentato la sua presa, anche se, a ben ricordare, era di tipo caldo.

Speriamo che da quelle parti si fermi qualcuno di buona volontà, in grado di  dare indicazioni giuste, per una dimora certamente più decente. Uno di quegli angeli, insomma, della notte.

Speriamo che da queste parti, qualcuno si soffermi a leggere. Se poi non fosse un angelo ma  al Befana, ad esempio, prima di iniziare il suo valzer, tra cielo e case, andrà bene comunque. Da lassù, la visuale dovrebbe essere migliore, la luna è splendente e piena, e, almeno per questa notte, qualche piccolo spazio per i tanti Costantino potrebbe davvero adocchiarlo e fare davvero un bel lavoro.Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Borrelli Romano