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Ernesto

Il tempo trascorre così velocemente,  o meglio,  gli impegni sono così incalzanti che mi e’ mancata parte di quel tempo per descriverne e rendicontare  quanto meno i più salienti. Al Salone del libro,  per esempio, c’era l’ incontro con Laura Morante…  Un’occasione,  il Salone,  per fare incetta di libri.  Ora,  per esempio,  sono impegnato nella lettura di Moravia,  “Ernesto”.  Arrivato qui dopo aver presentato ai ragazzi qualche testo di Pasolini… (Un libro di Pasolini,  vergato da dedica regalatomi nel 2006,  per l’impegno a difesa della Costituzione… )che giri,  che si compiono,  per raccontare il ‘900, il secolo dei giovani… coi suoi grandi cambiamenti.  Accennare “Teorema”,  “Petrolio”,  i fatti di Valle Giulia,  la contestazione, poliziotti e manifestanti,  lettera alla madre e arrivare a Moravia, con il suo “Ernesto”,  ragazzo triestino all’epoca del racconto, (fine ‘800,  inizi 1900,  quando Trieste era sotto l’Impero Austro-Ungarico) non ancora sedicenne che… “conosce” se stesso… Un’occhiata a Saba e  il suo “Zeno” per poi tornare a il secolo dello Statuto dei Lavoratori, il 20 maggio del 1970.

Aldo Moro e Peppino Impastato

9 maggio 1978. Aldo Moro e  Peppino Impastato.  Del primo ho dei ricordi più nitidi,  forse perché già da piccolino seguivo tutti i pomeriggi i tg dell’epoca,  insieme al nonno.   Fin dal giorno del suo rapimento e dell’uccisione della scorta in via Fani,  a Roma,  il tg del pomeriggio era un appuntamento fisso, a casa mia come in molte altre,  e poi,  una quantita’ di giornali per casa. Forse proprio in quel periodo ho apprezzato la lettura dei quotidiani,  per quanto,  data l’eta’,  ovviamente,  non è  che comprendessi chissà  cosa.  Però,  il nonno,  ci sapeva fare: spiegava molto bene,  raccontava,  “traduceva” in un linguaggio comprensibile ad un bambino i fatti salienti. E insieme,  leggevamo.  Ho imparato molto: Maglie (in provincia di Lecce e le origini dell’Onorevole Aldo Moro),  la costituzione,  il compromesso storico,  funzioni del Presidente del Consiglio,  il PCI,  Berlinguer,  Roma e i suoi quartieri,  geografia (il Lago della Duchessa!!! ),  le prime nozioni di politica,  la Sapienza…

Peppino Impastato imparai ad apprezzarlo più avanti,  con l ‘impegno politico e uno studio più “spesso”. E ogni anno,  quando posso,  lo ricordo, con la sua voglia di studiare,  leggete,  lottare,   con i suoi… “Cento passi” e la lotta alla mafia. Peppino è  vivo e lotta insieme a noi…

Sabato pomeriggio: auguri sopra-sotto “l’albero”

Torino Porta Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli fotoSono stato a Torino Porta Nuova, ieri, stazione centrale, o di testa- terminale, ove nell’atrio è posizionato da un paio di anni (sotto le feste natalizie, ovviamente) un maestoso albero di Natale. Tre anni fa, mi pare, avrebbe potuto contendersela con “spelacchia” che “troneggia” in piazza Venezia, a Roma. Oggi, fortunatamente, non è cosi. Questo non è un albero da frutta, e le mele al piu’, potrebbero crescere e raccogliersi poi, in seguito. Ora e’ tempo della semina. Le richieste, fine delle discriminazioni di ogni tipo, felicita’, spensieratezza, un sorriso spontaneo, una carezza “libera” e bella, capace di toccare il cuore, un pensiero ai nonni, e un pensiero e desiderio per tutti: ali per volare tre metri sopra il cielo.Torino st.P.Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli foto Qui in realta’ non si deposita soltanto. Si lasciano, e si prendono anche, pensieri, propri e altrui. Inflazionatissime le richieste di 30 all’Universita (neanche poter passare un esame), il tema  lavoro poi, è presente ad ogni modo. Poi tanto amoreTorno 16 12 2017, Porta Nuova, Romano Borrelli, pace, Torino-Pta Nuova 16 12 2017, Borrelli Romano fotovoglia di papa’ senza coraggio in fuga, e tanto coraggio di un (o piu) figlio da infonderglielo, purche’ faccia ritorno, Torino.Pta Nuova 16 12 2017.Borrelli Romano fotoe l’anzianità, ma non di servizio, ma di status single, che dovrebbe aprire al diritto di avercelo, l’amore.

“Tracce” negli occhi ma… “Caproni, chi era costui? “

Fin dalle prime luci dell’alba,  Torino è  un fiorire di zainetti e dizionari: e’ l’annuncio di una nuova maturità  alle porte. Trentamila? Chi lo sa. Molti,  tanti,  pero’. Carta di identità,  biro,  occhi stropicciati per una notte insonne o a singhiozzi, in tutti i sensi;  eccoli pronti, i “maturandi” con un passo fuori dalla scuola e uno ancora dentro,  in ogni caso,  in piedi, “davanti al cancello” prima dell’appello,  prima della busta,  prima del tema o saggio,  cellulare alla porta,  ovviamente,  prima di tutto. Un viaggio,  per loro,  di 5 anni che va esaurendosi, lentamente,  ma che ricorderanno,  per sempre. Nei discorsi,  nelle sere d’estate che verranno,  negli incontri che faranno,  porteranno sempre “tracce negli occhi”. Ne parleranno,  se ne parlera’ e riparlerà,  per molto… ancora molto. Tutta una vita davanti.  A buste aperte provo a leggere. Quella sul miracolo economico l’avrei svolta subito,  immediatamente,  con tutti quei ricordi universitari…miei;  il movimento studentesco,  quello operaio,  Palazzo Campana,  le contestazioni,  il triangolo industriale,  l’Italia che è  una Repubblica fondata sul lavoro,  ma che a Marcinelle (Belgio,  accordo governo italiano-belga,  minatori in cambio di operai minatori)morirono tantissimi italiani… e la politica,  gli accordi,  le ferie,  il ritorno al Sud,  le Ferrovie dello Stato e le industrie di stato… Ma anche il progresso materiale,  morale (che dire? abusivismo,  condoni,  sanatorie,  ne scriviamo?) e poi  la tecnologia, il lavoro…   erano belle e interessanti tracce. Nelle aule,  una domanda: “Caproni,  chi era costui? “

A Roma

4-3-2017-foto-borrelli-romanoDi Roma è  già stato scritto tanto ma è  sempre poco comunque. Ti si apre il cuore. Talvolta lo spacca anche tanto,  che a ricordarsi bene qualcuno (Niccolo’ Fabi) ci fece su una bellissima canzone,  “Lasciarsi un giorno a Roma”. (Pero’ ae ci si lascia,  ci si “acchiappa” pure! ).  L’aria,  appena scesi dal treno,  la riconosci fra tante differenti (si perché  l’aria mica è  unica! ): e’ la stessa di sempre: ti si appiccica addosso,  come una vecchia conoscente giunta a prenderci.  Odore di pioggia e di primavera e vento marzolino che intensifica il suo vociare,  con forza,  impattando sul viso  all’uscita dalle stazioni,  Termini o  metro che siano. Era da un po’ che mancavo dalla città  Eterna e che  non solcavo la periferia romana,  gli inizi della Tuscolana,  la dove si perde la citta’ verso la finzione di  Cinecittà, e il piazzale della metro e dei bus,  Anagnina.. . (era almeno dal tempo delle manifestazioni! quelle oceaniche! ) ed e’ stato un modo per pensare al grande Pasolini. Le piante sono fiorite e qui diversamente da Torino,  sembra aprile.

Roma  ormai non sorprende piu’,  frizzantina come è. Ti avvolge e non puoi farci più niente.  Lasci che sia. Un cartello informa sul meteo di domani20170304_081838. Un altro che siamo a Roma. Un altro ancora i minuti a San Giovanni,  qui,  dalla Tuscolana. Quella cosa,  “Roma” a sfondo bianco, a dire il vero,  fa molto Lucio Battisti a cavallo con Mogol,  mentre entravano nella capitale,  anche se,  la data odierna fa tanto Lucio,  l’altro, il  Dalla.  Quanto mancate entrambi! In ogni caso,  poche cose da scrivere. Cerco Palazzo Barberini,  ecco su cosa cade la scelta odierna del cosa vedere. Un palazzo che sa di storia,  politica e arte. Tante cose da vedere ma a me interessano alcuni autori su tutti: Raffaello,  Caravaggio,  Guercino,  Guido Reni. La Fornarina di Raffaelloraffaello-fornarina-roma-borrelli-romano-foto e la Giuditta di Caravaggio20170304_155946. La meta,  seconda,  dopo l’impegno di facolta’,  in realtà  era visitare altro ma poi la voglia di vedere quelle  opere e’stata davvero determinante, decisiva,  impellente. E cosi e’ stato. Due soggetti femminili davveto belli. A starci ore a guardarli e studiarli. Probabilmente ci si potrebbe innamorare.  E cosi il pomeriggio è  trascorso in compagnia di queste bellezze.  Poi,  ancora un ripasso al San Luigi dei Francesi,  ancora per Caravaggio e…. Quirinale e roma-quirinale-4-3-2017-foto-borrelli-romanoFontana di Trevi.

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22 ottobre 2016

Fa freddo. Il convegno su adozioni,  affido,  bes,  dsa  ecc. volge al termine. Una lunga giornata trascorsa seduto su una delle tante poltrone di questa aula magna (di un grande Istituto di Scuola  Superiore),  cartellina in una mano,  come tutti,  e biro stretra in pugno,  teso ad ascoltare  specialisti e non,  che restituiscono esperienze personali,  socializzate dal palco, su adozioni,  affido e crescita famigliare-scolastica-sociale negli anni nei vari ambienti scolastici con altri esperti a “snocciolare” dati e  disposizioni normative e linee guida. Sotto la Mole e  a  due passi da questa,   appena fuori da qui, una  “fabbrica scuola” a volerla guardare nella sua non indifferente “mole”; un po’ di ore che scorrono via,  veloci,  inframnezzate da una piccola pausa,  cercando sprazzi di luce,  per far pace con le emozioni; nel pomeriggio, nella sala attigua il barista pulisce la macchine del caffè  facendo fuoriuscire grandi getti di vapore:”sffffff”   intento alla pulizia del macchinario che sbuffa e cosi lui,   mentre ripone nello scaffale le ultime tazzine di una giornata lunga,  come i molti caffè  “lunghi” che da dietro il banco ha servito per ore. Chissa’ quante storie avra’ sentito raccontare e se a qualcuna in particolare ci avra’ prestato l’orecchio. Perche’ si sa,  “per certe cose,  ci vuole orecchio,  anzi parecchio” (Jannacci). Entro, qualche attrezzo di pulizia ‘stazione’ nel limbo,  segnalanudo all’attenzione,  quella esterna nel movimento e quella cognitiva (“ehi,  guardate che qui si chiude).  Ci sarebbe posto per un ultimo caffe? “Si”.  Così mi  accingo alla cassa,  ne ordino uno;  lo scambio è  immediato: euro contro scontrino e la risultante  di questa “transazione” e’ il mio caffè.  Giro il capo verso sinistra e oltre le scope un corridoio a croce. Una giornalista su di una panchina del corridoio appena fuori dall’aula magna sembra stia “confessando” una delle “attrici” del convegno. Sorseggio e termino ripensando alle cose da fare.  Recupero l’uscita velocemente. Respiro,  cambio un po’ d’aria. Dall’altra parte del corso,  sul viale,  il tram doppio,  arancione ha appena richiuso le porte centrli”bam”nonostante le guarnizioni in gomma,  “sfiuuuu” e la ripresa lenta grazue al pantografo lo muove verso Porta Palazzo. Le signorine appena scese sono carine e incappottate e si dirigono a puedi verso il centro con l’aria di chi la sa “universitaria”. Hanno chiome a coda di cavallo, occhiali da studentesse e ridono e muovono il capo come se stessero ripetendo frasi di alcune canzoni. E mentre parlano o cantano sorridono smuovendo la coda. Le chiome degli alberi invece sono di altra bellezza nell’esporre  le loro prime modifiche “cromatiche”. L’autunno ormai ha lasciato le porte ed è  entrato a tutti gli effetti dentro di noi. C’era una volta,  qualche mese fa e anno fa  (nel senso di scritta da Cesare Pavese) “La bella estate” ormai terminata. Domani è  domenica 23 ottobre. Una giornata ricca di storia: non perdiamola. A Porta Palazzo d’ “ora” della festa,  di “sguardi diversi” poetici e belli.

Nel frattempo recupero Feltrinelli per gli ultimi scampoli di questo “Sabato pomeriggio”,  a cavallo tra la poesia,  la musica e il religioso.

Per chi suona la campanella

11-9-2016-torino-foto-borrelli-romanoI quotidiani nelle edicole di oggi e la tv ci informano e ricordano l’ 11 settembre: del 2001 e del 1973. Le torri gemelle e Allende,  il Cile.  Il terrorismo in diretta e il golpe in Cile.  “Cosa facevo nel 2001? “Avevo un esame,  uno degli ultimi,  ma appena seppi cosa stava capitando accesi la tv,  come tanti altri in quel momento.  Mi inchiodai li davanti,  affondando sul divano,  incredulo,  stupito,  davanti a quelle immagini e tanto orrore. Quanti morti. Di li a poco capi anche che il Movimento no-global avrebbe subito una battuta d’arresto. E così la nostra libertà  di movimenti.  Stop.  E cosi fu. Guardai. Ancora. Spensi la tv. Chiusi la porta. Scesi velocemente con il libretto universitario a sinistra e col mio Nokia a destra chiamai M. per raccontarle e accordarci per la sera.  Mettemmo da parte incomprensioni e litigi e parlammo e lei mi raccontava durante il mio tragitto. Mi avviai verso Palazzo Nuovo.  L’esame… Poi ripenso a oggi,  a domani. Una targa dalle parti di Porta Susa mi dice “qui De Amicis scrisse Cuore”. La scuola. E così siamo arrivati alla vigilia del suono della prima campanella di una lunghissima serie: trilli da 50 minuti che accompagneranno milioni di ragazz* e professori tra passioni,  felicita’,  didattica,  competenze,  sapere,  conoscenze. Visi nuovi e conosciuti,  qualcuno assonnato altri reattivi,  altri abbronzati,  altri innamorati: ansie,  aspettative. Passione,  fantasia,  obiettivi. Chi ci sarà  e chi sarà altrove. Si racconta che il Principe di Conde’ abbia dormito profondamente…. beato lui. Certo non cerchero’ la merendina da mettere nella cartella come il mio primo giorno di scuola,  quello delle mie elementari,  e domani  non sarà mica  tempo di vendemmia come allora o del dopo Santo patrono d’Italia, appena trascorso a casa,  come un tempo accadeva al primo suono della campanella;  resta comunque dentro,  certo,  la stessa emozione di quel giorno.  Tra discussioni degli ultimi giorni sentii bisbigliare “noi,  che dalla scuola non ce ne siamo mai andati… “.  Che dire,  Buon inizio di anno scolastico,  2016-2017. E’ stata una bella parentesi estiva,  “una bella estate”,  iniziata in treno leggendo Pavese,  una ragazza seduta su di un treno affollato diretto verso il mare disegnava  il suo futuro. Una bella matita. Domani incontrero’ altri disegnatori. Buon viaggio. In questo Paese di santi,  navigatori ed eroi.20160911_193910

ps. i libri estivi sono stati davvero ben scelti. Un pochino caro quello su “Quale Francesco” (Chiara Frugoni).

A Perugia

Perugia.29 7 2016.Romano Borrelli fotoPer molto tempo ho abbinato il nome di questa bellissima città umbra,  PerugiaPerugia 29 7 2016Perugia 29 7 2016 foto Borrelli Romano,  alle caramelle. Poi,  crescendo,  ai baci,  commistione baci-baci,  quelli di cioccolata scambiati dopo i” baci-baci” e subito aver staccato labbra e scartato la prelibatezza a leggerne le cartine, quei micro temi di 4 parole che cullano il buonissimo cioccolatino.  Senza disperderlo perche’ poi doveva essere attaccato sul diario di scuola! Poi lo legai alla cioccolata più  consistente,  in tutte le sue forme e alla manifestazione successiva organizzata dal comune in suo e loro onore,  quando Torino,  verso la fine degli anni 90  cominciò  ad “organizzarla” per… Perugia!! Un po’ come preparo’ radio e tv per Roma e la moda per Firenze. E il libro per Milano. Ancora cominciai ad abbinare il nome della città  ad uno spareggio calcistico  Torino-Perugia,  poi all’Università,  belle ragazze belle donne… nel 2016 ai giovani (Perugia capitale italiana giovani 2016)Perugia.29 7 2016.Borrelli Romano, fotoe oggi alle scale20160729_15365920160729_153636!!! Quante ne avro’ fatte?Boh! Fortunatamente esiste un metro’ leggero che è  una cosa spaziale ed evita così di andare in affanno.  Un figata! L’ho provato il mini metro’ o “capsule” senza pilota e così le centinaia di gradini. Data la vicinanza ad Assisi una toccata e fuga,  e Giotto stavolta non è  scappato dalle pareti.  Avrò  modo per scriverne.  Non ora pero’ che le gambe sono chissà  dove!  Perugia di sera è  uno spettacolo. E a proposito di spettacolo  non mi faccio scappare una bella orchestra

e bellissimi panorami

 

. Una bella suonata e… buonanotte!  Perugia….by  nightPerugia.29 7 2016.foto Romano BorrelliPerugia 29 7 2016 foto Romano BorrelliPerugia.29 7 2016.Borrelli Romano foto

#Vista da qui

12 4 2016 foto Borrelli Romano.Torino Mole A.Rispondo alla “call” e mi reco alle 19.30 ai piedi della Mole. Nome, cognome, pass, qualche saluto, una cartellina, verde speranza, il pass al collo e mi dirigo verso l’ascensore. E’ presto, vista da qui, ma e’ proprio “qui” o “lassu'” che voglio arrivare per provare a narrare “l’effetto che fa”.  Non per farmi girare la testa, lassu’. Ma per “farla girare” a qualcuno* almeno per un giorno. Diventando”filantropo” per un giorno. Un concorso: 10 mila euro in palio. A chi…decido io. S.Paolo: una lettera, un invito, una compagnia, una comunita’. …”Anche sapessi tutte le lingue del mondo…”La carita’”, diceva San Paolo. Laura me ne propose la lettura prima di tutti. Una scoperta. Lei, la lettera, la carita’, la compagnia e S.Paolo. Salgo sul terrazzo panoramico torinese, della Mole. Un tempo  c’erano i “telefoni”, almeno cosi mi diceva mio nonno, quando “canzonandomi” mi portava quassu’, per farmi telefonare a nonna. E invece quello che sembrava un telefono era semplicemente  un disco registrato:”da quassu’ potete ammirare Torino in tutta la sua bellezza…” e io…”nonna nonna…”. Oggi  che son piu’ grande, il nonno non c’e’ piu’ da tempo, nonna neppure, Laura la ricordo e S.Paolo, ogni tanto lo leggo. In “compagnia” o a scuola. Ora,  ci sono un bel po’  di ragazze laureate, quassu’, e un Po ai miei/nostri piedi, quaggiu’. Molta storia, davanti, quando uno pensa sia il futuro. Ai piedi, Palazzo Nuovo e a sinistra, con il Campus, le “vele”.  Diritto. Nella pancia dell’ascensore, tra film e locandine, storia, o una bella storia racchiusa tra le pagine di un capitolo personale. Poi, il resto.  Un paio di laureate fotografano. Scambiamo due parole e due foto. E gli auguri. 12 4 2016 Torino Mole AntonellianaVista da qui, Torino e’ una bella e giovane donna che il tempo rende ancora piu’ graziosa, forte, delicata e gentile come solo certi vini sanno essere.Torino 12 4 2016 mole a.foto Romano BorrelliVista da qui, la nebbia e’ solo uno sbiadito ricordo che non ha nessuna ragione d’essere.Torino 12 4 2016 foto Romano BorrelliVista da qui e’ uno slancio, un’apertura con le radici ben piantate.Torino 12 4 2016 foto Borrelli RomanoVista da qui e’ un faro, una stella, che ne illumina il cammino.Vista da qui illumina da sempre e forse per sempre. Torino 12 4 2016 Mole A. Foto Borrelli RomanoLa mano ferma, sulla corona, fresca  di laurea, di podio. Ha l’innovazione nel dna. Ha sbaragliato altre donne  ma oggi e’ lei che festeggia. E’ lei la festeggiata. Scattiamo in molti  qualche foto, alla Torino e alla storia, vista da qui.  Siamo blogger, scrittiri, gente comune, turisti. Pass verdi “vista da qui” ciondolano al collo al minimo colpo di vento.  Siamo una “compagnia”(S.Paolo) e  in molti casi sconosciuti gli uni agli altri. Faccio, facciamo,  il giro della balconata e sulla citta’. L’Universita’, le vele, la collina, i musei, la storia. E’ ora di …rientrare. Prendo l’ascensore. Ridiscendo. Vengo inghiottito nella pancia della Mole: coriandoli di manifesti e poltrine rosse, il passatoche si mischia al presente. Due parole.Il progetto. L’obiettivo: visto da qui.20160412_194824 Un aperitivo. Libri, storie, blog. Non so se siano queste mani di donne che svolazzano e fendono l’aria mentre parlano raccontando di storie lontane e vicine (e mentre ti parlano di libri ti invitano ad entrare tra le pieghe) o se sia questo bicchiere che  mi fa oscillare tra quelle20160412_194834. In ogni caso, come che sia, da lassu’ o da quaggiu’ e’ solo tutta una storia da raccontare. Ps. Ho il Grande Gatsby nella giacca.20160412_195716

Domenica 10 aprile

Torino 27 9 2015. Univ.foto Borrelli RomanoA Torino oggi c’era il sole. Una bellissima giornata con gran folla in centro. Sold out. Prima di chiudermi alle spalle la porta di casa, scorrevano ancora i titoli di coda : “noi i ragazzi dello zoo di Berlino”,  “smetto quando voglio” e …”come tu mi vuoi”. …”Amoris Laetitia”…evviva. L’Universita’ e’ chiusa, oggi, giorno di festa e noi ci ricordiamo di santificarla; sul ponte che unisce le due sponde del fiume Dora,  chi va e chi torna e chi  si e’ perso in altri destini, complice la nebbia, copiosa e abbondante da  queste parti (ma non oggi) in particolar modo nelle giornate invernali;  e poi questo era il Borgo del fumo. Il  ponte dulla Dora disperde e ne unisce, anche,  i destini.  Forse “non si guarisce mai da cio’ che ci manca. Al massimo ci si adatta”(M.Mazzantini). Il “Ponte sulla Dora”, unisce e cuce molto, tra le pagine dei libri.  Le “vele” sembrano due navi appena approdate, in attesa di…La collina e’lassu’, come sempre,  al suo solito posto. Ripercorro i momenti di un breve intervallo, tra una lezione e l’altra, quando la politica era una scienza e una facolta’: dal terrazzo della palazzina osservavo la collina e il lento fluire del fiume, chi fumava una sigaretta, chi parlava, chi ripeteva, chi socializzava, chi stringeva tra le mani un bicchierino di caffe’ di macchinetta e chi stava zitto, perche’ si sa, le parole migliori sono sempre  quelle non dette.  Universita’ e cronaca. “Torino e’ sul podio. Torino e’argento. Torino dopo Amsterdam e prima di Parigi e di Milano.Torino e’ innovazione.”20150925_184836Mi fermo coi ricordi e con la cronaca e oggi mi introduco  nel recinto del giardino: sulla panchina va in onda la storia dell’Unione, dell’Arcobaleno, la Rosa nel Pugno e l’Italia dei valori. Un’altra storia, un’altra politica.Insomma tutta un’altra storia. Alla ricerca delle parole. Quelle piu’ adatte.

Da non dire.