Tutti gli articoli di Romano Borrelli

Dottore in Scienze Politiche e dottore in ISSR polo-teologico piemontese, Teologia (laurea ISSR Polo Teologia Torino).

Transito

La pioggia cade insistentemente. L’odore è forte, di fanghiglia, il rumore, dell’acqua, del fiume, che scorre, alberi inghiottiti, argini “accarezzati”, il tram, che passa, al suo interno, visi schiacciati, ai finestrini, che scrutano, oltre, facendo a gara coi pedoni che muovono gli occhi, ora a destra, ora a sinistra. La memoria va ad altro novembre, torinese, ma l’odore che proviene dalle acque del fiume Dora è forte, ed e` grigia, sporca. La pioggia lo punteggia, mentre scorre, furioso e qualche ramo si lascia trasportare più che cullare. Gente, ragazze, ragazzi osservano come fosse un film. Cappotti color caki, autunnali, occhiali, visi sporgenti, tuti a guardare, piena o non piena. E io pure. Uno sguardo e via. Ho sempre con me, riposto in tasca,  il libro Transito, con la sua copertina plastificata, che leggo, di tanto in tanto, in attesa o in transito. Così come oggi, diretto verso il sindacato, pensando di stare qualche ora, in attesa del mio turno, per qualche pratica da espletare. E invece, niente. Troppa gente in attesa mi induce a fuggire via lasciando in sala d’attesa altri libri e altre storie. Curiosità vorrebbe che chiedessi:”scusa cosa leggi?” Ma non lo faccio, meglio restare col dubbio. E vado. Torno. Transito.

2 Novembre

In via Garibaldi, sopra le nostre teste, altri capi si incrociano: quello di uomo e di donna, ripetuti decine di volte: testa nella testa. Quali e quanti significati. Sotto i portici di corso San Martino i turisti non si contano. Sbucano dalla “balena” spiaggiata, Porta Susa nuova, o che la recuperano, per riprendere il treno e  tornare presso le loro dimore. Molti son venuto a portare un fiore a qualche caro, in uno dei cimiteri torinesi, e ora, fanno ritorno. A due  passi da lì, sembra osservare stanca ma attenta la cara vecchia stazione, quella in superficie, quella che al binario tronco uno si trovava sempre una fontanella a cui attingere, distrarsi e bagnarsi le labbra. E un treno Satti, rosso e bianco, pronto a partire, verso Rivarolo o Castellamone. Nell’attesa della sua  partenza, una panchina in marmo, sempre fredda, dove osservare il tutto.Come essera al cinema, insomma.

1 Novembre

Le luci d’Artista finalmente ai sono accese, puntuali e fanno la loro comparsa, brillando,sopra le strade, nei cieli di  Torino. L’effetto e` bello: strade lucide dopo la pioggia sulla nostra citra’. Lasciati alle spalle il 30, il 31 e tutto il mese di ottobre, il 1 novembre, giorno dei Santi a cui “votarci” ha il sapore di castagne, stufe a legna, cucine di una volta e dove resiste la tradizione, la recita di un rosario come era solita fare “zia Mariuccia”. Prima della visita, fiori alla mano, a qualche nostro  caro nei cimiteri torinesi.

 

28 Ottobre

Il 28 ottobre ha le lancette nel segno. L’ora legale ha lasciato il posto a quella solare e l’arrivederci è a fine marzo, quando saremo 6  mesi piu grandi. L’effetto è già evidente, lungo le strade della citta’, sotto un cielo scuro e lattiginoso. Il cielo, al tramonto, non è più rosato e setoso e la pioggia ci ha messo del suo per rendere il tutto più “freddo”.  I cappotti si muovono goffi, strada facendo, e qualcuno emana odore di naftalina. Alle 18 in punto, il buio. Le luci artificiali della città cominciano il loro lavoro in attesa dell’aggiunta “Luci d’Artista” che prendera il via e vita il 31 di ottobre. Filastrocche e  disegni e nasi all’insù ci condurranno ancora una volta  a spasso per le strade e le stelle cittadine.  Ma il 28 ottobre ha nel segno e negli occhi un cappellino e due “mandorle”, due calci ad un pallone, in una partita mista dal buon finale. Erano bei tempi, avrebbe cantato Vecchioni. Luci a Valdocco. Anni prima di quelle d’ Artista.

Vestite d’argento

Reduce da seminario e giornate di studi  medievali e “leggi razziali” mi rendo conto dei giorni silenziosi su questo blog.

Mentre in alcune zone del Sud, in Salento, sento dire e vedo immagini targate Internet  che sono all’81 di agosto, con corpi a mollo a mare, la collina torinese, viceversa, si veste di colori autunnali: giallo, rosso, arancione, verde, residuo di una estate che davvero fa fatica ad abdicare. L’aria è calda e sono più numerose le t shirt che giubbini a contendersi la scena e fare apparizioni, slalom, e nascondersi lungo le  vie del centro. Le castagne o “caldarroste” tengono banco e forse sono davvero l’altra cosa che richiama l’autunno insieme ai colori. Coppie dai sacchetti a coni, uma mano uno, una mano l’altra, nella pesca del cono da passeggio. Per Luci d’ Artista, giunta alla sua ventunesima edizione, ci sarà tempo: l’inaugurazione è prevista per il 31 0ttobre quando in Salento, molto probabilmente sarà 92 agosto. Tempo permettendo. In attesa delle 24 installazioni di Luci d’Artista, per le strade torinesi, visi orientali fanno la loro presenza, mentre dall’altra parte, del mondo, l’Italia del volley fa la sua, presenza, e bella figura in finale, vestita d’argento. Complimenti.

 

Dopo Portici di carta

Sotto i portici del centro di Torino, quelli che da piazza Castello si snodano verso Porta Nuova attraversando piazza San Carlo, per intenderci, il profumo della carta da libro è ancora forte e così come avviene per le conchiglie che in un certo qual modo conservano il rumore del mare, qui sotto, si conserva ancora  il rumore delle pagine sfogliate nel week-end da migliaia di mani, da potenziali lettori e compratori. Sicuramente curiosi. Portici di carta, la più grande libreria mondiale all’aperto ha “chiuso da poco i battenti” mai aprirli dato che il tutto, oramai da anni, si svolge all’aperto. Portici come piazza, luogo di incontro tra librai, editori, lettori, come “rilancio” della pratica del leggere in un Paese dove la percentuale dei lettori si assesta su livelli davvero bassi. Portici di carta, nella città del salone del libro, dove la bellezza cittadina si coniuga all’amore per la lettura. E  quest’anno l’edizione  si e` svolta pensando ad un personaggio particolare, con le trecce, lentiggini, i calzettoni, una  scimmietta sulle spalle, le mani e  la sua forza: Pippi Calzelunghe.  Fu proprio il libro fumetto di Pippi che segnò l’avvio personale alla lettura.  Ed è con questo pensiero che percorro i 2 km intervallati dalle colonne del centro. Potevo avere una macchinina, un pallone e senza saper leggere e scrivere scelsi il libro di Pippi Calzelunghe.

30 Settembre

L’autunno entra prepotentemente sulla scena, mentre dalle finestre una musica risuona ancora, da ieri, “29  Settembre”. E le note “seduto in quel caffè” hanno lo stesso gusto di ieri, di oggi, e lo avranno ancge domani, anche se a cantare sono due capigliature differenti: quella del grande Lucio o quella del Principe Vandelli. Perche le cose buone, sono per sempre. Una delle poche certezze in questo tempo centrifugato. Gia’, perche’ a parlare di cafe’, viene in mente quello Hag, un pochino amaro, per i dipendenti e per una storia di “delocalizzazione”.  Alle “porte” di Chieri. Settembre sta per lasciare la scena, e come un rito di passaggio consegna definitivamente l’estate, il mare, le vacanze, all’album dei ricordi. “Bye bye”. Annalisa, con la sua canzone, ha fatto innamorare e  cantare milioni di italiani, scalzi, sulla sabbia, in riva al mare, in discoteca, in casa, e forse l’estate la ricorderemo anche per questo.  Un’ estate in viaggio. Le giornate, ad ogni “numero” del calendario “strappato”, lentamente si accorciano e viceversa le campanelle della scuola ci consegnano un orario provvisorio, “quasi definitivo”. Piccoli ritocchi in corso d’opera. Molti eventi nella nostra città, alcuni terminati, come Terra Madre e altri, (ancora per  poco), in via di chiusura, come Torino Spiritualità. Con una fetta di torta in mano e due gocce di spumante,e profumo di castagne alle porte, festeggio il compleanno di mio padre. Alle soglie del 1 Ottobre.

“Se chiudi gli occhi”

Tutto “vola via” velocemente, come affacciati al finestrino di un’auto che corre e molto si rimpicciolisce. Giorni che corrono e manca la voglia di concentrarsi a raccontarsi e raccontare.I giorni della scuola raccontano molto, si materializzato storie e nuovi racconti. A proposito di nuovi racconti ho appena concluso una bellissima storia, “Se chiudi gli occhi” di Simona Sparaco. La storia mi ha riportato nelle Marche, sui monti Sibillini, storie di mancanze, di assenze, di madri e di padre. Di una terra, una bella terra. Di luce. Che è “conoscenza, risonanza, vibrazione”. Interna.

11 settembre

La confidenza con la campanella della scuola sta diventando nuovamente un’abitudine,  anche se,  a “ranghi ridotti”. Un pochino come capita per le loro sveglie quotidiane.  E così anche  loro,  i protagonisti,  gli studenti, che lentamente riprendono i loro impegni.  “Corredo” ridotto al minimo,  almeno per ora: diario,  penna,  un blocco per gli appunti,  in bella mostra,  li,  sul banco.  Fisici e parole “ingessate”  e movimenti da “freno a mano tirato”.  Ritagli e spiccioli di vacanze versati sui banchi, insieme a tante emozioni e sentimenti. È  l’11 settembre.  La domanda che frulla nella testa è :” dove ero esattamente l’11 settembre del 2001? “

Settembre

Settembre,  ha un sapore dolce,  con un certo retrogusto particolare, un pochino come capita per le canzoni di Lucio,  giusto 20 anni senza di lui: canzoni dolci,  un pochino tristi,  ma belle,  al sapore di latte e miele. 20 anni senza Lucio. Quel giorno rientravo dalle Cinque Terre,  e nel farlo,  dalla stazione  a casa,  M,  tutta bella abbronzata,  con i suoi occhi a fessura,  capelli lunghi,  fronte alzata con addosso i profumi dell’estate mi indicava le finestre,  aperte,  e da ciascuna di quelle,   quasi in contemporanea, uscivano note di ogni sua canzone.  Reclinando il capo,  prendendomi la mano, si mise a canticchiare,  emozioni,  al ritmo di un’avventura un pochino lunga. Avevamo la chitarra,  tra le mani,  con la canadese. Tre giri,  e Battisti e’ il primo che si impara a suonare. Settembre, e il mondo delle canzoni è  pieno,  a scorrere il mese, almeno fino al 29. Di settembre.  Abbronzatura che resiste,  altra che lentamente sparisce,  complice qualche maglioncino che copre e ricopre. Settembre che ha come compito quello di portare la novella,  di segnare il passo,  nell’ annunciare l’imminente autunno,  e nel farlo,  punta  i suoi piedi ben fermi nell’estate,  che apre con un Collegio docenti e continua con suoni di prime campanelle.  L’estate sta finendo,  certo,  ma intanto ombrelloni aperti resistono su qualche spiaggia della nostra penisola. Sui bus e dai bus,  la vita riprende lentamente: un uomo,  con palla da rugby in mano,  predica, e inveisce,  contro tutto è tutti. Un altro,  ha guanti pesanti, e parla da solo…