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Bucon d’or

To, 2G 18 10 2017 foto Romano Borrelli.dolce SidaHo fatto la sua scoperta da circa un paio di anni, esattamente agli inizi di questo meraviglioso “viaggio” che comincia il primo settembre di ogni anno e che si chiama scuola: meraviglia, stupore, dolcezza quando lo vidi all’interno della vetrinetta.. No, non è certo la scoperta dell’America ma con “l’oro”e con “l’ora” ha molto in comune. Provando a declinare il nome è un “bucon d’or” e davvero tale, almeno per me, ed i miei sensi, è stata la sua scoperta. “Rinascimentale”. Un arricchimento al “piacere”.Chi lo ha detto che il piacere, a scuola, deve essere solo “D’Annunzio”? E al piacere nel portarlo in giro, con me, lo presento con classe. Un bollino “Sida”, il pacchetto rosa e via. In classe, che a dire il vero è tutta sua, del “bucon d’or” e anche tutta…”loro”, questa volta, senza apostrofo…Loro, di classe, per l’ora della classe, di religione. Quando entra in classe, i ragazzi, le ragazze, non scattano in piedi, sull’attenti: non ve ne è affatto il bisogno, e si che per  loro, “i bisogni”, e’ un argomento principe e da assimilare. Gli studenti e studentesse attendono, in “religioso” silenzio, il loro turno per assaporarne la sua bonta’. E ai “consigli” si tace, un attimino, dandogli parola e noi i nostri palati. Ma di chi o cosa stiamo scrivendo?Ma del bucon d’or , il dolce di classe, della classe il preferito e apprezzato. Ha quel gusto leggermente mandorlato, e nella “mandorla” si sa, artisticamente troneggia il “buono”, “il vero”. Il misericordioso. E se ne siamo tanto golosi, bhe’, non importa . Alla pasticceria Sida, l’anno della misericordia non si è ancora concluso. E la “porta” è sempre aperta. E lui, il bucon d’or in “religiosa atesa”. E allora l’invito non puo’ che essere uno solo: “buon Bucon d’or”.

Ottobrata

Ogni qual volta si usava il termine “Ottobrata”, inevitabile era il riferirsi a Roma: partivi in treno da Torino, col giubbotto e arrivavi nella capitale, all’ombra del cupolone, avvolto da un clima estivo e da certi occhi incollati addosso che ti interrogavano. “E Da dove vieni?” E cosi ti alleggerivi, velocemente, di molto, del giubbotto, del maglione,  e pensieri. T-shirt, pantaloncini, berrettini e profumo di creme solari lanciavano il  benvenuto: “Bentornato in estate”! Terrazzi, vie, strade, uomini e donne, ragazzi e ragazze a vivere ancora nella “bella estate”. Da un po’ di tempo, l’ottobrata si è estesa anche al resto della penisola. La tv ci restituisce immagini di tantissimi che “beati loro” fanno ancora il bagno. Peccato faccia buio presto, ma l’aria è frizzante, primaverile. Solo l’odore delle caldarroste ci dice che la primaverea e l’estate sono oramai alle spalle e che qualcosa non torna. Ma questo è un dolce inganno.

Verso le OGR

La struttura è ad H. Il vecchio stabilimento, OGR, e’ incastrato tra Porta Susa, quella nuova,  le carceri, dette ancora Nuove, (su corso Vittorio Emanuele II), ma vecchie, da tanto, e il Politecnico; si slancia o svetta  verso l’alto tanto da dare l’idea di essere un Palazzo di 5 piani. Le officine  sono un pezzo fondamentale di storia, del movimento operaio, sociale, economica, di Torino: sono  le officine OGR, dove un tempo gli operai producevano e facevano “nascere”  i treni. E poi li riparavano anche e cucinano sedili. La loro visita riscuote successo.  La nostra pure. Ad ogni ora non mancano curiosi e torinesi in coda, intenti a riappropriarsi del loro passato, dei propri ricordi e forse a rinnovare il proprio lavoro. Fino al 14  ottobre, visita gratuita, e così ne approfitto per portarci un paio di classi: le quinte. Dalle officine alle start up, passando per il “Duomo”. Eppure a me pare di sentire ancora l’odore dei treni, dei sedili, della pelle, del vapore. Qui sotto c’era un trincerone, dove passavano i treni, appena inabissatisi a Porta Susa, vecchia. Nel 1992 era così tutto diverso, prima della “grande trasformazione” urbanistica. Prima della trasformazione del “lavoro” e l’instaurarsi del nuovo concetto di lavoro. O lavori. Dove c’era il macello comunale, ora c’è il tribunale, un grattacielo enorme, terrazzato e  dove c’era “Nasone”, una locomotiva particolare, molto americana, il piazzale della stazione, ancora chiuso in una zona in perenne risistemazione. Chiudo gli occhi, respiro “storia” lasciandomi riscaldare da questo calore, a metà ancora estivo. Così ieri, così OGR.

Verso il “Ruffini”

Al mattino l’aria fredda ti investe, di schianto, e l’unico antidoto è riporre le mani nelle tasche lasciandole scivolare, al fondo, delle tasche, a riposo, insieme agli elenchi, delle classe da portar fuori, al “Ruffini”. Depositi, ricordi, anni, mesi, sezioni. L’appello, i presenti, gli assenti e via verso il tram e il bus, il palazzetto dello sport che ci occhieggia e restituisce frammenti di memoria politica e sportiva. Di tutto un pochino. “Gli anni al contrario”  e scorrono pagine di libri tra le foglie, passo dopo passo, al ritmo di Guccini ieri e  “il culo della tipa è legale” oggi. “Prof. ma non le piace questa canzo?” Penso che un “prof” dovrebbe farsi piacere le cose che piacciono ai ragazzi ma sul tema canzoni (come social ecc.sono davvero fermo) avrei bisogno di una “ristruttura” come afferma uno del gruppo. “Bella prof”. Di li a poco, a lato del viale, si aprirà il catino con la pista d’atletica e gli spalti, dove vi e’ spazio e altro ve ne sara’ per le prove, la corsa, il salto, in lungo, il peso, le urla, gli schiamazzi, le risate e l’impegno, personale e collettivo dei ragazzi.  La partenza e l’arrivo, parentesi aperte e chiuse, fatica, aria che manca, polmoni, tosse e maniche corte che richiamano “la bella estate”. Numeri, virgole, decimali…una parentesi tonda aperta solo da tre settimane…e già in molti….”corrono”.

Settembre-ottobre

Settembre volge al termine mentre ottobre lentamente si affaccia al balcone. Qualcosa di Arezzo mi è rimasto nei ricordi pensando ai due mesi che nei pressi della Chiesa si tendono  per mano, come una famosa canzone di Venditti. Profumo di castagne e di vino e quel mosto- misto-mesto di nebbia, fumo, fumogeni si schiaccia sul lastrico della città. Ma non è fumo delle OGR. Rumore di sirene sullo sfondo, annunciano il termine del G 7.

Roma-Arezzo-Siena

Ho appena lasciate alle mie spalle (ma  certamente ben presenti nei ricordi e nel cuore)  nell’ordine, la Capitale, Arezzo e Siena. Roma è stata soltanto un ponte, per Arezzo e Siena. Ci son tornato volentieri, in Toscana. La capitale, oramai, è una visita “da prescrizione”. Mia. Le cittadine toscane, mi piacciono. Ad Arezzo “la vita è sempre bella”, è così, anche questa volta ho continuato ad immaginare, Benigni in bicicletta, scorrazzare per Piazza Grande, che ha visto da poco “La giostra del Saracino”, rievocazione storico medioevale con i suoi quattro quartieri. Peccato averla mancata, per pochissimo. Per non parlare del Duomo, al cui interno e’ possibile ammirare una Maria Maddalena di Piero Della Francesca. Il sagrato del Duomo ricorda la  pioggia insistente, quella del  film, (non in questi giorni) una macchina ferma, un tappeto rosso e…l’amore. E a ricordare le numerose volte in cui l’ho visto e rivisto. Il teatro Petrarca, il bar caffè Costanti che pullula di vita fino a sera tardi. In uno dei tanti bar ordino una ribollita e osservo. La gente, discute, il lavoro in cima. Qui, davvero, la vita è molto bella. Ritmi lenti e serenità. Ripeto la visita alle opere di Piero Della Francesca, “Le storie della vera Croce” in San Domenico, seguendo un gruppo con visita programmata. Allungo “l’orecchio” e presto attenzione alla guida, cioè, alla sua spiegazione. Ne esco sicuramente più informato rispetto ad una lettura veloce su qualche libricino di passaggio che avrei potuto fare. Un salto in piazza Grande, le foto, ai  “i mesi”  e un salto doveroso a San Francesco, a riammirare il Crocefisso di Cimabue.  Il clima raccolto, il silenzio, la pace e lo sguardo verso quel Crocefisso. A Siena invece ci torno con il bus. A metà strada, o forse meno, il luogo dell’eccidio del 29 giugno 1944. Sui monti pini dalle “braccia chiuse” verso l’alto e alberi che indossano parrucche da vari colori. È tutto una tavolozza variopinta, “colori vitaminici” che rinnovano. A Siena, dopo un caffe’ espresso al bar Nannini, recupero la  Piazza del Palio che e’ ricolma di gente al punto che è “sold out”. Il sole lentamente scaldate la gente comincia ad alleggerirsi.  È un diesel, il sole, ma appena “messo in moto”…scalda che è una bellezza. Raggiungo il Duomo e mi perdo davanti a tanta bellezza. Cerco le statue dei filosofi, Platone in primis. Poi le Sibille. Entro e alzo lo sguardo ai busti dei Papi, lo poso a terra sui mosaici e cerco la Libreria Piccolomini contenente i capolavori del Pinturicchio e davanti alle sue bellezze  poi, mi perdo… definitivamente…

22 Settembre

La città dorme. Il buio della notte inghiotte le poche anime vaganti. Le luci dei palazzi illuminano i pochi viandanti.L’alba ancora non si distende né si stropiccia. Solo gli occhi lo fanno. Un bus al volo, un treno che vedi come sopra, e il secondo giorno di scuola si presenta all’appello l’autunno. Lo percepisci infilando le mani nelle tasche di ciò che solo pochi giorni fa ancora non c’era. Spolverinini e giubbini esibiti in vetrine personalizzate, il verde lentamente lascia il posto al giallo e nell’aria incede un profumo di castagne.

Buongiorno scuola

“Ma a te, dopo tanti anni di servizio nella scuola e di primo giorno, capita ancora di emozionarti?” Cosi chiedevo ieri pomeriggio, vigilia della prima campanella dell’anno scolastico 2017/2018. Si, lo domandavo, perché da alcuni giorni percepivo una certa emozione, dentro. “Che viso avranno i nuovi?” Provavo a “disegnarmeli ” mentalmente, la provenienza, quale Paese d’origine, e li immaginavo  un pochino smarriti, timidi, chiusi, impacciati, occhi stropicciati, nel loro ciondolare, zaino vuoto alle spalle, giusto un diario e una biro, guidati da un paio di insegnanti nel  prendere conoscenza delle strutture scolastiche. E i già “navigati” come saranno?” A volte l’estate aiuta a maturare velocemente e così te li ritrovi posati e riposati, riflessivi, responsabili…I processi educativi sono lunghi ma a volte, succedono “miracoli”. Sono sufficienti tre mesi e…. Al mattino, zaini e mini trolley riempiono bus, tram e metro e non fatichi a capire le loro destinazioni, nuovi ritmi e vecchie abitudini, visi abbronzati e tanta voglia di raccontarsi e di esserci. I giubbini e i maglioncini chiudono le porte all’estate e annunciano l’autunno, la ripresa. Ringhiera contro Pfm. L’estate sta finendo e pensieri di settembre. “Buongiorno prof”, te li ritrovi in metro e ci si scambia gli auguri per un buon anno scolastico. Si, sono mancati alla scuola e a loro è mancata, almeno come casa. Si, è stato emozionante. Come il mio primo giorno di scuola. Delle elementari. Tanti argomenti preparati, l’11 settembre, con le Torri Gemelle e Allende, i fatti più importanti dell’estate per poi  lasciar loro la parola.

Livorno

Eravamo intenti a seguire le notizie provenienti da Oltre Oceano e invece…Brutte  notizie da Livorno. Sette morti ed un disperso e dei deceduti, quattro appartengono allo stesso nucleo famigliare. Tutta colpa di un’ondata di mal tempo che continua ad investire il Centro e che lentamente si sposta verso Sud. Tre mesi senza acqua, senza pioggia, di siccità e terra che non è in grado di assorbire un quantitativo così enorme di acqua precipitata in pochissime ore. E questo è il risultato. Livorno la ricordo con molto affetto. A pochi minuti da Pisa…quando il treno notturno da Torino arrivava, era notte fonda, o quasi alba. Se non si decideva di salutare l’alba sotto la Torre, si scendeva a Livorno, pochi minuti dopo, mangiando un pezzettino di notte, per il terrazzo, per il teatro, per il mare e per la storia. E per Lucarelli. Quella sua stazione, che aveva qualcosa di simile a Porta Nuova, qualcuno dice “sia allagata” ora. Livorno aveva un profumo di mare e di macchia mediterranea tutti particolari. Un piazzale che di macchine che era simile ad altro mare ne anticipava l’arrivo in stazione. Livorno nei ricordi, lentamente snocciolati e distribuiti. Livorno, cosi distante da Grosseto e da Firenze. Livorno nei pensieri e nel cuore.  Quando si “usciva” era quasi mare.Di li a poco, i campeggi, anche questi, nel cuore. Anche a Roma alcune fermate della metro sono stare chiuse causa  piogge abbondanti. Le notizie scorrono veloci…restando vicini e solidali a Livorno.

Arco Olimpico

Quando arriva settembre,  penso sempre ad un paio di canzoni: una di Venditti,  che apre  il mese,   una di Maurizio Vandelli o Battisti che lo chiude. Un po’ come il collegio docenti,  che apre e chiude l’anno scolastico. Le previsioni del tempo,  bhe’,  mai piu’ azzeccate come in questi giorni: temperature al ribasso,  armadi che si aprono, felpe che si adagiano,  morbide, e corpi che si vestono d’autunno,  un po’ come gli alberi,  con le loro “parrucche”,  verdi e gialle,  già  da un po’ . Dall’arco del Lingotto,  intravedo la collina che  si stende,  abbraccia e ingloba la citta’,  uomini,  donne in un continuo via vai. I binari, che corrono dottò i miei piedi,  assomigliano a lunghissime cerniere,  di tanto in tanto chiuse da qualche treno al loro transito. Solo  un soffio. Appena qualche secondo.  Da questo arco olimpico,  mi godo il fresco,  stendo lo sguardo,  oltre l’orizzonte, verso Sud,  immaginando il mare e i suoi ricami.