Vestite d’argento

Reduce da seminario e giornate di studi  medievali e “leggi razziali” mi rendo conto dei giorni silenziosi su questo blog.

Mentre in alcune zone del Sud, in Salento, sento dire e vedo immagini targate Internet  che sono all’81 di agosto, con corpi a mollo a mare, la collina torinese, viceversa, si veste di colori autunnali: giallo, rosso, arancione, verde, residuo di una estate che davvero fa fatica ad abdicare. L’aria è calda e sono più numerose le t shirt che giubbini a contendersi la scena e fare apparizioni, slalom, e nascondersi lungo le  vie del centro. Le castagne o “caldarroste” tengono banco e forse sono davvero l’altra cosa che richiama l’autunno insieme ai colori. Coppie dai sacchetti a coni, uma mano uno, una mano l’altra, nella pesca del cono da passeggio. Per Luci d’ Artista, giunta alla sua ventunesima edizione, ci sarà tempo: l’inaugurazione è prevista per il 31 0ttobre quando in Salento, molto probabilmente sarà 92 agosto. Tempo permettendo. In attesa delle 24 installazioni di Luci d’Artista, per le strade torinesi, visi orientali fanno la loro presenza, mentre dall’altra parte, del mondo, l’Italia del volley fa la sua, presenza, e bella figura in finale, vestita d’argento. Complimenti.

 

Dopo Portici di carta

Sotto i portici del centro di Torino, quelli che da piazza Castello si snodano verso Porta Nuova attraversando piazza San Carlo, per intenderci, il profumo della carta da libro è ancora forte e così come avviene per le conchiglie che in un certo qual modo conservano il rumore del mare, qui sotto, si conserva ancora  il rumore delle pagine sfogliate nel week-end da migliaia di mani, da potenziali lettori e compratori. Sicuramente curiosi. Portici di carta, la più grande libreria mondiale all’aperto ha “chiuso da poco i battenti” mai aprirli dato che il tutto, oramai da anni, si svolge all’aperto. Portici come piazza, luogo di incontro tra librai, editori, lettori, come “rilancio” della pratica del leggere in un Paese dove la percentuale dei lettori si assesta su livelli davvero bassi. Portici di carta, nella città del salone del libro, dove la bellezza cittadina si coniuga all’amore per la lettura. E  quest’anno l’edizione  si e` svolta pensando ad un personaggio particolare, con le trecce, lentiggini, i calzettoni, una  scimmietta sulle spalle, le mani e  la sua forza: Pippi Calzelunghe.  Fu proprio il libro fumetto di Pippi che segnò l’avvio personale alla lettura.  Ed è con questo pensiero che percorro i 2 km intervallati dalle colonne del centro. Potevo avere una macchinina, un pallone e senza saper leggere e scrivere scelsi il libro di Pippi Calzelunghe.

30 Settembre

L’autunno entra prepotentemente sulla scena, mentre dalle finestre una musica risuona ancora, da ieri, “29  Settembre”. E le note “seduto in quel caffè” hanno lo stesso gusto di ieri, di oggi, e lo avranno ancge domani, anche se a cantare sono due capigliature differenti: quella del grande Lucio o quella del Principe Vandelli. Perche le cose buone, sono per sempre. Una delle poche certezze in questo tempo centrifugato. Gia’, perche’ a parlare di cafe’, viene in mente quello Hag, un pochino amaro, per i dipendenti e per una storia di “delocalizzazione”.  Alle “porte” di Chieri. Settembre sta per lasciare la scena, e come un rito di passaggio consegna definitivamente l’estate, il mare, le vacanze, all’album dei ricordi. “Bye bye”. Annalisa, con la sua canzone, ha fatto innamorare e  cantare milioni di italiani, scalzi, sulla sabbia, in riva al mare, in discoteca, in casa, e forse l’estate la ricorderemo anche per questo.  Un’ estate in viaggio. Le giornate, ad ogni “numero” del calendario “strappato”, lentamente si accorciano e viceversa le campanelle della scuola ci consegnano un orario provvisorio, “quasi definitivo”. Piccoli ritocchi in corso d’opera. Molti eventi nella nostra città, alcuni terminati, come Terra Madre e altri, (ancora per  poco), in via di chiusura, come Torino Spiritualità. Con una fetta di torta in mano e due gocce di spumante,e profumo di castagne alle porte, festeggio il compleanno di mio padre. Alle soglie del 1 Ottobre.

“Se chiudi gli occhi”

Tutto “vola via” velocemente, come affacciati al finestrino di un’auto che corre e molto si rimpicciolisce. Giorni che corrono e manca la voglia di concentrarsi a raccontarsi e raccontare.I giorni della scuola raccontano molto, si materializzato storie e nuovi racconti. A proposito di nuovi racconti ho appena concluso una bellissima storia, “Se chiudi gli occhi” di Simona Sparaco. La storia mi ha riportato nelle Marche, sui monti Sibillini, storie di mancanze, di assenze, di madri e di padre. Di una terra, una bella terra. Di luce. Che è “conoscenza, risonanza, vibrazione”. Interna.

11 settembre

La confidenza con la campanella della scuola sta diventando nuovamente un’abitudine,  anche se,  a “ranghi ridotti”. Un pochino come capita per le loro sveglie quotidiane.  E così anche  loro,  i protagonisti,  gli studenti, che lentamente riprendono i loro impegni.  “Corredo” ridotto al minimo,  almeno per ora: diario,  penna,  un blocco per gli appunti,  in bella mostra,  li,  sul banco.  Fisici e parole “ingessate”  e movimenti da “freno a mano tirato”.  Ritagli e spiccioli di vacanze versati sui banchi, insieme a tante emozioni e sentimenti. È  l’11 settembre.  La domanda che frulla nella testa è :” dove ero esattamente l’11 settembre del 2001? “

Settembre

Settembre,  ha un sapore dolce,  con un certo retrogusto particolare, un pochino come capita per le canzoni di Lucio,  giusto 20 anni senza di lui: canzoni dolci,  un pochino tristi,  ma belle,  al sapore di latte e miele. 20 anni senza Lucio. Quel giorno rientravo dalle Cinque Terre,  e nel farlo,  dalla stazione  a casa,  M,  tutta bella abbronzata,  con i suoi occhi a fessura,  capelli lunghi,  fronte alzata con addosso i profumi dell’estate mi indicava le finestre,  aperte,  e da ciascuna di quelle,   quasi in contemporanea, uscivano note di ogni sua canzone.  Reclinando il capo,  prendendomi la mano, si mise a canticchiare,  emozioni,  al ritmo di un’avventura un pochino lunga. Avevamo la chitarra,  tra le mani,  con la canadese. Tre giri,  e Battisti e’ il primo che si impara a suonare. Settembre, e il mondo delle canzoni è  pieno,  a scorrere il mese, almeno fino al 29. Di settembre.  Abbronzatura che resiste,  altra che lentamente sparisce,  complice qualche maglioncino che copre e ricopre. Settembre che ha come compito quello di portare la novella,  di segnare il passo,  nell’ annunciare l’imminente autunno,  e nel farlo,  punta  i suoi piedi ben fermi nell’estate,  che apre con un Collegio docenti e continua con suoni di prime campanelle.  L’estate sta finendo,  certo,  ma intanto ombrelloni aperti resistono su qualche spiaggia della nostra penisola. Sui bus e dai bus,  la vita riprende lentamente: un uomo,  con palla da rugby in mano,  predica, e inveisce,  contro tutto è tutti. Un altro,  ha guanti pesanti, e parla da solo…

31 agosto

Tempo di riparazioni e di scrutini e di saluti,  questi ultimi,  distribuiti a piene mani,  stringendole (e abbracciando) da chi lascia definitivamente il lavoro per la giusta,  meritata e tanto attesa pensione o chi invece lascia per un cambio di istituto o in attesa di nuova nomina.  Il 31 agosto segna anticipatamente,  da sempre,  la fine dell’estate, o alla  Ringhiera,  (anni ’80) tanto per intenderci.

Rimini-Ravenna-Ferrara-Faenza

Colpo di coda,  spiccioli di un agosto 2018 che si avvia ad essere archiviato, forse velocemente e male,   scampoli di libertà personale,  prima delle campanelle che annunciano al loro suono riparazioni, scrutini,  e collegio. Ma prima di varcare il portone per l’appendice di un anno scolastico che volge al termine,  c’è  tempo.  In una manciata di alcuni giorni o di  ore ci stanno ancora comodamente sdraiate cittadine che contengono storia e storie, passato,  presente e futuro,  sempre a braccetto: Rimini,  Ravenna,  Ferrara e Faenza. Stazioni,  strade ferrate,  zaini,  trolley,  treni,  caldo, finestrini aperti e visi fuori,  oltre il finestrino,  a vedere cosa succede dalla’altra parte: trattori,  campi, frutta,  matura,  acerba, terra arata, ragazze,  donne, campanili e campanilismo,  cartelli blu notte con cornice bianca: Godo,  Russi,  Solarolo,  Gaibanella.  Visi che si sfiorano, carte geografiche e una infilata di alberghi dai nomi dolci.  E poi posti già  visti,  e che con piacere rivisito, tra trionfi di mosaici,  significati  e   contenuti,  San Vitale e Galla Placidia,  Dante e poi Castello Estense a Ferrara,  Isabella,  Beatrice e Lucrezia. …

Passaggio a M.

Era da molti anni che non transitavo per M. Il nastro d’asfalto che congiunge T. a L. non è  più  un rettilineo come capitava di vedere e  che in giornate assolate e afose come queste,  e soprattutto alle 14,  brilla e fa tanto effetto bagnato. Rotonde stradali son cresciute e con loro anche una pista ciclabile sopra le auto che transitano in entrambe le direzioni. Sulla piazza a sinistra,  guardando L,  ora vi è  il Municipio: dopo tanto tempo e un referendum finalmente non è  più disperso e frazionato tra L,  B e C. che poi i suoi aerei erano lontanissimi da qui.  Eri dello stesso paese ma per un numero civico in più  finivi in altro con c.a.p. differente.  Nelle giornate limpide,  dalla fermata del bus,  si riconosceva  il campanile di L,  il paese “capolinea”che lentamente, ciondolante e ciondolando, avrebbe riportato in citta’ alcuni utenti. La pasticceria A. da destra si è  trasferita a sinistra mantenendo stessa ditta e stesse bonta’.  Oggi e’ chiuso per ferie ma le paste,  dicono,  son sempre buone. Costruzioni son cresciute a dismisura e a tratti M. è  un paese irriconoscibile. Alcune vie e strade però  le riconosci anche ad occhi chiusi come gli orari dei bus,  che restano cristallizzati nella memoria a dispetto degli anni,  il penultimo e l’ultimo che riportavano a Torino solo il fisico lasciando un pezzo di cuore sotto la pensilina,  che sembra sempre identica a quella di una manciata e più  di anni passati. La pizzeria è  identica a quella che conobbi una delle prime volte in cui mangiai la pizza a M. Non ricordo se buona  o meno ma l’emozione di quel lume di candela si.  Anche via d. A. si stenta oggi a riconoscerla,  a tratti. Il ponticello non c’è  più ma le villette a schiera son sempre li,  con i loro orti in fondo. Così come il cancelletto e quei pochi gradini e il tempo,  fermo e  che solo e soltanto pet pochi secondi sembra non essere passato. Sarebbe bello poter esercitare ancora la descrizione stancando probabilmente  l’eventuale lettore,  ma…  Tutto e’ così dolce e molto bello come un bacetto perugina in un a domenica d’agosto alle 14.

15 8 2018

Diventa quasi  imbarazzante augurare buon ferragosto dopo la sciagura di ieri,  a Genova: il crollo del ponte Morandi. Una sciagura. Ieri pomeriggio alcuni canali tv rimandavano le immagini del disastro con  la pioggia battente,  incessante,  a dirotto, quasi a voler significare che nelle tragedie,  nulla poi viene a mancare, (insomma,  non ci facciamo mancare proprio niente),   le case a ridosso,  sotto quel tratto di ponte,  rimasto in piedi, (sotto quel ponte, che doveva sembrare a molti,  un tetto aggiuntivo),   i soccorsi,  la confusione,  i fasci della ferrovia,  il letto di un fiume,  un furgone a pochi metri dal precipitare, (e molti altri,  caduti,  in seguito al crollo) il viadotto sulla A 10.  Impariamo tutti alcuni nomi e altri ne ripassiamo. Che quel ponte,  simile alla lontana,  a quello americano,  ricordava a molti  “la gomma del ponte”,  che ad inaugurarlo fu un Presidente della Repubblica,  Saragat (1967)  e che le problematiche furono molte,  fin dagli inizi,  anche se,  a detta di molti,  avrebbe aiutato a “decongestionare”  e molto il traffico.  La “camionabile” qualcuno la chiamava. Ancora,  la “Gronda”.  E poi,  i titoli dei giirnali di questa mattina,  più  o meno così : “Come in guerra”,  Genova ferita”,  ” Genova divisa in due”. Il pensiero ovviamente va alle vittime e famigliari e a tutta Genova. Poi sarà  il tempo per accertare responsabilità  e ricostruire,  rispettando la natura,  il suolo,  utilizzando nuovi criteri. Ricordo il ferragosto di anni addietro,  Sandro Curzi,  direttore di un giornale,  scriveva sempre il suo editoriale,  con lo stato del Paese,  augurando un buon ferragosto e sperando in qualcosa di migliore,  a partire da domani.

Un altro mondo è possibile!

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