Buon 2021

Da alcune ore il vagito del nuovo anno ha iniziato a farsi sentire. I botti, anche se in tono minore, e tenuti nascosti per le proibizioni, hanno fatto la loro comparsapoco prima della mezzanotte, con il loro rumore, svegli quelli della notte e non solo, e al mattino come sempre le strade su cui camminare erano ese simili a numerosi tappeti di residui di petardi, miccette, stelle filanti ed ogni altra diavoleria che un tempo avrebbero anche chiamato ” bomba Maradona”. Piazze vuote, ristrette, ridotte al limite per le restrizioni, in zona rossa, col coprifuoco, cosi le tavolate senza quei posti in più ma probabile traboccante di ogni ben di Dio. Un pochino come avviene il primo maggio quando si festeggia senza il frsteggiato ptincipale: il lavoro. Sintonizzati davanti la tv, incollati milioni di italiani per il discorso finale del Presidente della Repubblica. 14 minuti di discorso intenso volto a ricordate la particolarità di questo anno e l’importanza della scienza, tecnica e del vaccino.

Lenticchie cotechino, pandoro o panettone e via.

Buon anno. Buon 2021.

Voltar pagina

E così, faticosamente, siamo giunti al momento esatto, quello in cui San Silvestro ci indica che è giunto l’istante in cui non ci resta altro che voltar pagina. San Silvestro Papa, Silvestro gatto, Silvestro piazza, di Roma, con le poste, i vecchi capolinea, i palazzi del potere. Silvestro santo, 31 dicembre. Voltar pagina, rappresentazione plastica usata come modo di dire quando si chiude qualcosa, definitivamente, e spesso con la giusta consapevolezza, magari sollecitati dal consiglio di qualche amico: “dai, gira pagina, non ci pensare più, non rimuginare. Volta pagina, chiuso un capitolo se ne apre un altro”. E spesso, oltre al capitolo si chiudono storie, cassetti, grandi amori, obiettivi; una storia, un capitolo,una relazione, vanno, e si sa, poche volte tornano a noi, vengono”; “morto un Papa, se ne fa un altro”, sostiene piu di uno. Dai, voltiamo pagina. Scriviamone insieme delle nuove. Non cantiamo piu, solo e soli dai balconi. Cerchiamo di diventare compositori, musicisti, orchestra, cantanti e non solo spettatori. L’immagine e le immagini di un anno che sta per chiudersi è , sono, forte, forti. Avremo Pagine bianche su cui scrivere nuove cose, capitoli, storie, appunti. Un quaderno nuovo, bianco, diverso/i da quelli che si aprono allo scoccare esatto della mezzanotte, pagine rigate da bollicine di qualcosa. Il tutto senza fuochi d’artificio. Senza botti. Al momento, a parte uno, ieri, zona porta Palazzo, non si registrano botti particolari e cosi si spera fino a mezzanotre e oltre. Si chiude un anno di sofferenze, lutti, malattie. Voltimo pagina. Si chiude il primo ventennio del 2000 che era iniziato con un “balliamo sul mondo” In una piazza del Popolo a Roma gremitissima. Imbottigliati per un tempo indecifrabile, quella sera, ammassati, senza paura, tranne quella dei pc: che ne sarebbe stato del cambio millennio nei nostri pc? Avremmo perso i dati? Venti anni dopo mai più avremmo pensato di perdere molto, tanto, tantissimo. Sembravamo invincibili, immortali, forti e ci siamo scoperti diversamente. Un mondo cambiato, stravolto da un piccolissimo essere proveniente dalla Cina. Osservo la gente sui bus, tram, quasi tutti con le mascherine, code, frastornati da nuovi modi di tanto, molto. All’inizio di ventennio del 2 mila che iniziava, sullo sfondo Roma, il parco degli Acquedotti, l’eterna bellezza….chi avrebbe mai pensato che 20 anni dopo…..”non avremmo ballato piu sul mondo urlando contro” ma avremomo cantato le cose “messe via”. Tra poche ore, volteremo pagina sperando, serenità, pace, amore,salute, baci e abbracci. Riannodando i fili della memoria, dei desideri espressi in uno dei tanti alberi in giro per il mondo e in migliaia dei nostri cuori.

Ricordando Diego e Marilisa …anni dopo

Una passeggiatina tra quel che resta di coriandoli di neve torinese, “virgole e punti” “infangati”, residui della nevicata annunciata, un paio di giorni fa. Temperature rigide, panchine innevate e “Convivenze forzate”, opera posizionata in piazza Statuto, divelta, vandalizzata. Peccato. L’uomo riesce sempre a dare il peggio. Canmin facendo lungo le strade della nostra città ricordo anche l’anniversario di Diego Marilisa, reso pubblico alla città da una missiva ed una rosa abbandonata al cancello della Rai di via Verdi. Il tutto pubblicato per alcuni giorni sul giornale La Stampa. Chissà se col tempo si saranno ritrovati, magari 2 chiacchiere, un caffè, due sorrisi a parlarsi ancora, e, perché no, dell’amore. Magari anche il loro.

Buon Natale 2020

Natale 2020. “Rosso” Natal. Resterà nella storia, con le ordinanze, i blocchi, il virus, il covid 19, il vaccino che attendiamo e le scuole che chissà… Osservo il presepe e penso al vero senso del Natale, un bambino che…scende dalle stelle. Quante volte ci è passata sotto gli occhi la foto del bimbo appena nato che tenta di strappare la maschera dal viso del dottore che lo ha appena aiutato a nascere. Un bambino che ci smaschera! Che forza quel bambino. Quele forza, un bambino…..

Auguro a tutti un Buon Natale

A 2 passi dal Natale

Poco voglia di scrivere in un periodo particolare, diverso, insolito. Certo non mancano code, folla, nei momenti di libertà, nei negozi, fuori, occhi distratti e altri no, nel lnostro saltellare tra un colore e l’altro, semaforo simbolo che ci permette l’uscita dalle nostre dimore, ma l’atmosfera, è diversa dagli anni precedenti. In piazza San Carlo, a Torino, l’albero ed il Presepe sono ai loro posti ma manca quello posto nell’ atrio di Porta Nuova, dove si poteva lasciare un pensiero, un ricordo, dove ci si ritrovava per una fetta di panettone, tagliato li, sotto gli occhi dei viaggiatori, di chi in procinto di una partenza o di un arrivo. Chissa quando potremo rientrare, sotto l’albero, e quindi, anche a scuola, in classe…chissà….Un Natale diverso, e a riguardare le pagine, cartacee o del blog, in molti ci hanno salutato, Acutis, Palazzo, Rossi…..tanto per dirne alcuni. Però Natale si rinnova ogni anno, il mistero della vita che nasce e rinasce ancora…e che belle quelle letterine di quando piccini, aiutati dalle maestre scrivevamo un nostro pensiero, ben riposto sotto il piatto di un papà che siapprestava alla sua apertura mentre noi recitavamo a memoria, ricevamo tutte le attenzioni diparenti, invitati, che chissa come facevano a starci tuttiin cucina, 2 minuti di applausi per augurare a mamma, papà, fratelli, sorelle, parenti, amici tutti, a questi e quelli e pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà. Che bello….e ora, poveri bambini e bambine, se tutto va bene, solo pochi uditori…..

Thyssen

Lascio alle mie spalle il Rondò della forca, e Valdocco, rasentando il muro di corso Valdocco ed il murales che ricorda le vittime del rogo Thyssen. Quanti anni sono già passati, e sembra ieri. Mi soffermo a lungo, lo riguardo, ne leggo i nomi, ad uno ad uno. Un pensiero, prima di riprendere la breve camminata, verso il centro, lasciandomi inghiottire dal freddo, dalle luci, di un periodo senza.

Ciao, Diego

la notizia mi coglie impreparato, tra uno spazio meet e un altro. ” Diego” è morto. Diego, il grande, a soli 60 anni. Il periodo attuale mi toglie tante motivazioni ed entusiasmo, forse complici queste serie di monologhi davanti al una scatola che si chiama pc. Però, Diego, un saluto qui sopra lo merita, eccome. Ricordo ancora quel 30 giugno, data ultima per concludere l’affare per il passaggio a Napoli. Che poi non era la mia squadra, quella per cui tifavo, ma pensare di avere un campione cosi in Italia, la cosa mi piaceva. E molto. Mi risvegliai il primo di luglio sul treno, verso il Salento, appiccicato ad un sedile simil pelle col profumo del mare, del sole, del caffè e dell’estate addosso e nelle narici. Maradona era stato comperato dal Napoli. Epiche le partite poi coi grandi olandesi del Milan e le sue punizioni, fino ai fischi, forse immeritati nella finale di Italia 90. Che dire? Le cose sarebbero tantissime, ma….resto all’essenziale: ciao Diego e grazie per aver creato occasioni di divertimento.

Pensiero

Ad un certo punto della giornata, ieri, in punti diversi della nostra città, come immagino in qualsiasi parte d’Italia, l’aria, si era riempita delle note di ” noi 2 nel mondo e nell’anima”, e al ritmo di un certo ” Pensiero”. Un pochino come era già capitato per Battisti, nel giorno del suo commiato,solo con piu finestre aperte e molte piu radio di oggi, lentamente, ieri come oggi, e ieri,l’aria si fece e fa densa delle sue canzoni e diStefano. Solo piu tardi, seppi, cosi è capitato ieri, e improvvisamentedella scomparsa di un cantante dei Pooh. Complice il lavoro, la scuola, i ragazzi, mi son balenati i ricordi, del mio tempo della scuola, di quando al sabato si andava, e al venerdì sera, al Palasport, al”Ruffini” si potevano gustare i concerti. E così capitava per i Pooh, felici di andarci, persi nelle nebbie di un autunno inoltrato, quasi invernale, con alcune compagne e compagni per raccontare le emozioni il giorno dopo, a chi non ci era andato, avvolti nelle sciarpette comperate per l’occasione, con la voce rauca e un fischio nelle orecchie. Che volto hanno quei ricordi? Quei ricordi hanno il volto dei numerosi “tratto-pen” colorati, depositati sul banco, sdraiati, scelti con passione, cura, uno dopo l’altro per depositare sul foglio bianco pezzi di canzoni, di emozioni rimaste nelle nostre teste. E quei giorni, quegli anni, hanno dei nomi: Fabri, Gio, Bibi, e altri, cancellati dalle nebbie del tempo e che chissà che fine avranno fatto. Volti e canzoni nelle nostre corse sui bus, arancioni rumorosi come lavatrici,il 46, il 51, fino li, dove finisce Torino o inizia, il che è lo stesso, sotto due grattacieli grandi come due vedette all’entrata di una caserma, e un grande piazzale. E una caserma nei pressi, davvero esisteva, dato che la nostra compagna era figlia del maresciallo, e c’era ricordo anche un cane, Serpico, sempre pronto ad accogliere noi e e quegli anni, i nostri, forse migliori. Spensierati, ma sempre in cuore e in gola un Pensiero. Piu avanti, negli anni della stessa scuola, quei cantantiavevano il volto della prof di diritto, forse unatal Marella, che alcuni di loro, cosi ci raccontava, li aveva avuti in classe, ed era bello cominciare le sue lezioni di diritto con i suoi racconti di quando……e a noi piaceva un sacco farcele raccontare, quelle storie. Almeno tanto da andarci anche in gita, a Bergamo, per sentirle meglio e provare a vedete se, chissà, con una buona dose di fortuna…..

A Novembre

Novembre. A novembre. Una canzone, in testa, di Giusy Ferreri. Così comincia il nuovo mese, portandosi con sé gli acciacchi di quelli precedenti, “fratelli” maggiori che ci hanno obbligati a conoscere nuove modalità, di vita, di socializzazione, movimento, riunione, restrizioni, disuguaglianze, di ogni tipo. Credevamo di essere invincibili e ci siamo trovati a guardare dalle nostre stanze gli alberi fiorire nei nostri cortili, al più, documento in tasca, una passeggiatina necessaria. Al più, la ricerca del lievito e della farina nel supermercato sotto casa. Non ci siamo nemneno resi conto di non aver potuto partecipare al rifiorire della primavera, dimenticandoci quasi di quei profumi, degli odori, di quelle piccole cose che segnano un rito di passaggio. Oggi, siamo quasi ad un “punto e a capo”, sulla soglia, ad un passo da quell’esperienza di fine febbraio inizio marzo. Balconi, canti, riti, applausi. Lievito, farina, pizze e torte. Da oggi si ricomincia con gli studenti, a distanza. Ottobre alle spalle, con il suo profumo di castagne, cartocvi di giornale, e “venghino signori venghino, affrettatevi”, e gli ultimi scorci di sole, che ci ingannano, malinconicamente, e una scuola aperta e “richiusa” dopo tante linee guida e tentativi. A “novembre”, neanche tanto “rain” o forse, chissà. Si è ingoiato quel senso di attesa, alla fermata di un bus, quelle partitelle di calcetto che segnano per sempre. Apriamo oggi una parentesi con la speranza di poterla rinchiudere, presto, fra tre settimane…..quando novembre sarà li li a richiamare e cedere lo scettro al fratello più piccolo e ultimo: dicembre.

Ora (solare-legale)

Ci risiamo. Ciondolo per casa come avessi dormito chissà quanto, in realtà è presto, e molto; complice il “cambio ora” sono qui con del tempo in piu, in piedi come nell’anticamera del medico di famiglia, aspettando il mio turno: sdraiato sul divano prendo svogliatamente qualche rivista depositata li nel mucchio, dove da sempre ripongo giorali e settimanali, spesso letti nel poi: riviste , giovani nella composizione mai consumata da dita estranee, sconosciute, con pagine mancanti, esattamente come avviene in alcuni studi medici. Da Internazionale traggo un titolo di un articolo, “Mi manca la scuola” di aprile e uno dello stesso tenore di Mind. Dal cartaceo al digitale. Sfoglio svogliatamente alcune pagine del blog e mi rendo conto del “sopravvento” dello scrivo dopo divenuto ben presto “non scrivo piu”. E difatti non scrivo da molto e occasioni e temi per farlo, onestamente, ve ne sono stati. Settimane molto impegnative, intense, queste ultime, lavorativamente parlando, con i consigli di classe, via meet, infiniti, in ogni loro punto. Dal meet al mi metto in piedi il passo è breve; faccio altro, qualcosa, rimetto l’ora legale al suo posto o bagno le piantine? La prima. Il tempo di sfiorare con le dita le valvoline poste dietro l’orologio e in un lampo balenano tanti ricordi legati a questo momento, primo giorno di ora legale. La prima visita a Recanati, presso casa Leopardi, visite a cittadine di mare, un pochino tristi nel loro essere senza luce diurne gia dalle 18, una partita mista a calcio e il suo giorno dopo, le notti passate a studiare capendoci ben poco dei primi compiti di ragio”. Il cambio dell’ora è sempre un rito, come quello del the. Segna uno stacco tra un prima e un dopo, l’entrata fattivamente nella collezione autunno-inverno, lunga come le maglie che ci portiamo addosso. A scuola dovrebbe segnare l’orario definitivo ma chissà se quest’anno lo sarà mai, qualcosa di definitivo. Le notizie non sono delle migliori, qualche ululato di sirena squarcia la notte e sono certo interromperà il sonno ed i sogni a tanti. Nessun passo di rientro di giovani da chissà quale locale, nessun discorso sfumato o biascicato da qualche bicchiere di troppo. Niente. Silenzio. Un pochino come quando abbiamo fatto l’operazione inversa ed era marzo. Il tempo sembra essersi fermato.

Un altro mondo è possibile!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: