19 luglio

Le sere sono di quelle di fine primavera, quando il  profumo di fiori e frutti diviene particolarmente intenso dove la città  dirada, sfumando, lasciando il posto alla periferia, odori che  invadono il circostante insinuandosi nelle narici. Dal capolinea del tram, Superga si affaccia sulla collina ed è  bellissima, e non si capisce se, oltre i finestrini, è  lei ad illuminare la città o se sia questa ad esaltare il circostante. O forse entrambe mentre la Mole guarda  il tutto con un pizzico di invidia. A due passi e qualche fermata da qui, oltre l’ex l’Italgas e il Campus Universitario uno slargo si apre sulla destra, oltre il fiume, e su quello, “Le panche” presidiate da frotte di studenti che caratterizzano il tutto. Alcuni con le infradito ai piedi e altri bottiglie in mano e tantissimi parlano e ricordano e aprono l’immaginario; discutono su Montalbano, Camilleri e dei suoi libri, di De Crescenzo e della ua filosofia e di Paolo Borsellino e la lotta alla mafia. Potrebbe sembrare di essere al mare, con la spensieratezza e l’impagno, degli esami alle spalle e di nuovi da venire.

L’estate è  lunga e sognare si sa,  costa proprio niente.

Lecce

20190715_185803.jpgLe luci della città, Lecce,  lentamente si accendono e quelle del giorno lasciano il posto ad una notte brontolona, a tratti rabbiosa, umida, e una pioggia fine, con “magliette idem”, e ragazze chissà, con su scritto su bianco vivo “stau nervosa”, “sto nervosa”, magliette e  che non lasciano presagire “tempo”  buono. E da perdere. Il mare a due passi da qui, lo immagino che chissà  come brontola, lasciandomi pensare ad una gara di rumori e di guerra in un duello intenso ma breve, col temporale che incede, un pochino come una lotta tra due innamorati lontani da tutto e tutti. Sciami di turisti corrono tra corti, viuzze, case, barocco; schivano, si defilano, declinano o accettano ben volentieri  taralli di ogni tipo da tre ragazze salentine. Una grande bellezza. Altri, naso all’insù,  prroccupati del tempo, alzano il passo introfulandosi in qualche bar, me compreso. Pasticciotto salentino, un must, con rustici e caffè  Quarta. È  passato molto dall’ultima volta che sono stato qui e riconosco ogni cosa e sembra che parli, racconti qualcosa che è  statoe che puntualmente aspetta, attende;  per distogliere pensieri  e farne subentrare di nuovo provo ad immaginare il bar dove Michela Marzano potrebbe aver fatto gustare qualcosa ai suoi personaggi. E rileggo mentalmente alcune pagine di “”Idda”. Mi posiziono per una foto, e penso a come sia tutto uguale, al solito posto, il campanile, oltre, l’anfiteatro, alle spalle, i bar davanti, come una vecchia foto che mi ritrae sorridente, con la magliettina, “Salento, lu sule, lu mare, lu jentu”; tutto uguale ma anche tutto diverso,  almeno dentro di me. Passo il palmo della mano sul viso e non percepisco se sia acqua o magone strizzato per qualcuno,  che manca, una assenza di un grande come può  essere un padre. Gli ulivi parlano come la vite, di memoria e di radici,  come le mie. Molti bruciano, sono secchi, sembrano con poca vita, ma vedo e sento un verde  che mi porta a pensare che in qualche e in ogni modo   resistano.

11 luglio (1982)

Dentro la “rimessa”, deposito di attrezzi da lavoro per la terra, di mangime per galline, di stivali, scarponi, lattine vuote, (in periodi in cui gli acquedotti erano ancora lontani da passare, almeno in quei paraggi), e piene, di chissà  cosa, bastoni, cappelli, tute per l’inverno, e l’automobile, ovviamente, una mercedes che gia`all’epoca dei fatti, era pittosto andata, male,  l’evento, il fatto, era il mondiale del 1982 vinto dagli azzurri, da Rossi, dal “vecio” e dal Presidente Partigiano con la pipa, braccia al cielo; li dentro, fedele,  c’era sempre un pallone, il Tango ’78, indistruttibile e sempre presente li dentro, (pronto a farsi accarezzare dai nostri piedi) nella rimessa,  a sinistra, nel sottoscala,  ad attenderci ogni estate, da quattro anni. Puntuali, lo lasciavano li dentro, ogni 31 agosto, dopo il gioco, mica tanto, della salsa collettiva, rito che davvero chiudeva l’estate.  Il nostro gioco preferito, il calcio, avveniva in un campo sbilenco, dove in luogo dell’erba c’era cemento,  nel bel mezzo una cisterna e poco vicino una vasca per la calce. E in luogo della porta, la rete, un portone in legno, aperto per l’occasione: quello della rimessa. E non mancavano finestre e vetri e spettatori attenti.  A che non li rompessimo, i vetri, ovviamente, mica al nostro gioco. Ma tanto col tempo eravamo tutti diventati ottimi Rossi, Scirea, Cabrini, Tardelli, Zoff,…Nei 4 anni precedenti l’11 luglio 1982 in tanti della nostra comitiva avevano segnato dentro quel portone in legno, che separava il fuori dal dentro, che conteneva (dentro la rimessa) tutti quegli attrezzi sopra menzionati. E ogni anno rigiocavamo sempre Italia- Germania, Itialia-Olanda. Ma quell’anno li, sentivamo che sarebbe stato tutto diverso. Senza bisogno di rigiocare  le partite. Ad ogni nostro gol, nel portone della rimessa, entrare li dentro a recuperare il Tango era come una caccia al tesoro, tanto che  qualche volta, ci si trovava anche una gallina, al fresco che cercava solo solitudine per una solitaria covata.  Ecco, l’11 luglio ha la capacità di evocare quel ricordo di fresco, umido, vino, attrezzi, grano, orzo, galline, uova, la coppa del mondo e il Presidente della Repubblica. Un partigiano come Presidente.

Il ricordo di certi odori

Chissà a quanti sarà capitato di sentire o immaginare un odore e sentirsi catapultato ad una specifica fase della propria vita, infanzia, adolescenza o quale che sia. Le suole o  corde delle espadrillas, per esempio,  appena tolte o tenute a mo’ di ciabatta dopo aver camminato sull’asfalto cittadino  bollente. Ecco, questo ricordo in particolare  mi proietta  al  rompete le righe con la scuola, la ricerca affannosa di un negozio, se non ricordo male, al convergere tra corso Vercelli, via Vigna e Lauro Rossi. Era Bata?  Perché  d’obbligo era avere le espadrillas, nei fine ’80. E una volta in mano, i km macinati su nastri d’assalto cittadini e non solo le rendevano più calde dell’asfalto. O quasi. Quelle scarpe poi, rimandano alle piazzole di sosta di altro nastro “d’assalto”(strade e autostrade prese d’assalto per le tanto desiderate ferie), lunghissimo e a più corsie quale l’autostrada e l’inizio di una lunghissima estate calda all’insegna di avcenture. Ma “Quando tramonta il sole, come on ragazza…” o “una storia importante” e dietro le dune, certi che  “lei verrà “. Però  è  bene non montanari troppo dal fiocus iniziale, il ricordo di un odore,  intrecciato ad altri ricordi. Bhe’ le espadrillas oltre che essere calde avevano anche il profumo della promozione e della cauzione “vuoto a perdere”:come andava, andava. Poi, intrecciato a quella corda c’era l’odore del ghiacciolo alla menta, di quella carta sempre appiccicaticcia e che incollava anche le dita, e quel legnetto cosi particolare alla fine. Da non dimenticate  l’odore della benzina e dei cartelloni che raffiguravano Schillaci, Baggio, Baresi, sempre sorridenti e in punta di partenza per i mondiali anche quando questi erano già terminati e l’Italia, di rigore, tra le prime quattro.  L’odore del sughero bagnato, umido, quando si riapriva la casa del mare, dieci mesi dopo. I materasini al sole, ad asciugate, l’erba secca e le piante bruciate dal sole. L’odore dei  libri letti e vissuti l’estate prima, con le pagine incollate, ma con il ricordo del finale ben impresso; i copertoni delle bici, puntualmente sgonfi, e…”dove saranno il mastice e le pezze?”I ricordi, gli odori, e questi che rimandano a quelli sarebbero TANTISSIMI e ci si potrebbe scrivete un libro, ma oggi il ricordo dell’orrore e del sapore è  quello di un libro di tesi e di una torta alla frutta. Un libro diventato poi pratica, al professiinale. Quattro anni vissuti intensamente, a scuola, in cattedra. Con un pensiero a mio padre, che era con me e  che allo studio ci teneva. Purché  lo studio è  il vero ascensore sociale…

Al via i saldi

20190706_183738Ieri, 6 luglio, son partiti i saldi ma lo “sciamare” e la caccia al miglior pezzo al costo piucontenuto non mi è  parsa  una attivita` così inflazionata. Ma solo impressione, magari la realta è  andata e andrà diversamente.  Alccuni negozi sono stati impegnati in un extended play, cosi mi riferiva A. che oramai ha in mano il polso della situazione di molti negozi o catene della nostra città. 6 luglio, via i saldi e via le discussioni di laurea, dopo le sedute di maturità. In tanti, ragazze e ragazzi, in questo periodo, 3 volumi sotto il braccio e sotto un sol leone, li vedi avviarsi, scarpe lucide e vestiti e vestitini, incapsulati all’interno di bus e tram, o a piedi, verso  altro rito di passaggio, quello che “In nome del popolo italiano si è  dichiarato dottore in….” E a proposito di discussioni, di tesi, di laurea, in tutti quei volumi ricchi di storia e di storie, qualcuno la fa, riscattandosi, aspirando al salto e al balzo di un ascensore sociale fermo. E quando il tram li espelle, in quei posti che fino a pochi secondi fa li conteneva, e raccoglieva, pare sia rimasto un alone di qualche riga di quei volumi in pelle blu,  ricchi di  storia che valeva davvero la pena chiedere ed ascoltare. Un 6 luglio, in qualche tram, devo aver ladciato anche io qualche riga della mia…una giornata calda e torrida, calzini bianchi, scarpette, giacca blu e camicia, e tante cose da raccontate ad una commissione. In una oretta circa…

Fine maturità

Dopo il gran caldo e le bolle e i confronti con gli altri anni e le corse per i Pinguino, ventilatori e condizionatori, e le pratiche per la chiusura dei pacchi contenenti i compiti e i verbali delle maturità,  è  giunto il tempo, altro, dei confronti e dei numeri espressi in centesimi. I giornali premiano attualmente gli sforzi del liceo salesiano Valsalice. Vedremo poi complessivamente. C’era un tempo in cui i voti della maturità si esprimevano in sessantesimi e in quel periodo c’era ancora il muro di Berlino e l’URSS (poi CSI) e  la Jugoslavia sulla cartina geografica. C’erano 4 materie all’orale   e di queste una scelta dal candidato, e la seconda “desiderata”…C’erano i binari della Torino-Milano appena sopra corso Principe Oddone e il passaggio del treno era cosi famigliare e puntuale che sembrava dovesse entrare nelle case dei torinesi da un momento all’altro. Altri tempi. Caldi come questi, certamente. C’era una fontanella in marmo nella stazione di Porta Susa, ai binari tronchi, dove era il ricovero dei treni rossi e bianchi della Torino Pont Castellamonte. C’erano panchine, in marmo, a due passi dalla fontanella dove le coppiette si perdevano immaginando di prendere il primo treno a disposizione. C’era un giornalaio che fabbricava notizie tutti i giorni e c’erano donne e uomini carichi nei loro borsoni di vita e storia viva. E c’erano gli aggiustatori di parole e di storie posizionati davanti alla serie di cabine telefoniche che qualcosa di buono contribuivano a creare.Ora c’è  “Prendimi” che non è  una versione del gioco delle coppie ma una caccia al tesoro di libri sparsi in luoghi ben designati. A pagina 37. Una bella storia e notizia.

Luglio (prima di airbnb.it)

20190701_141751Con anticipo di qualche ora ecco fare la sua imperiosa presenza il nuovo inquilino del calendario,  cauzione “caldo e bolla africana”, soffrire e tacere, scadenza 31 giorni incorporata. Detto cosi, senza pensarci molto, il primo pensiero va alle  case del mare, all'insegna del"quando non c'era", senza pinguino Delonghi, condizionatori, umidificatori, al massimo due pale rumorose di ventilatore recuperate chissa` dove e fissate "nel  cielo della stanza", della casa, di quelle con due finestre, che in fondo erano due occhi, una porta al centro, che ne  era la bocca e cartelli arancio sbiadito, a riempire "il viso"con  "affittasi prima e seconda quindicina", di un anno incertto,sempre incerittato a furia di mutarne l'anno.  E un alberello in cura dimagrante da sempre, faceva la sua presenza, come un gendarme di frontiera,a sorvegliare il tutto. "Qualcosa da dichiarare?" Queste "quindicine" mi incuriosivano, da piccolo, soprattutto  nei cambi, il 15 stesso in una imprecisata ora, quando una famiglia usciva e l'altra si disponeva all'ingresso, per l'entrata trionfale "nella quindicina". Cercavo, piccolo io, ma sempre pronto alla curiosità, questi avvicendamenti, di non perdermeli. Erano sempre ricchi di contenuti e storie, ma non dozzinali, anzi. Gli ingressi e le piccole verandine delle casettine, forse costruite proprio per tale scopo, quello dell'affitto, e generare ricchezza, umana, erano sempre intasati e procedere ai traslochi non era una cosa ordinaria. Cassette frigo, giochi, materassini gonfiati e da sgonfiare, ombrelloni chiusi e aperti, macchine, portapacchi carichi e da scaricare, palloni, fresbee e tamburelli, infradito, zeppe, espadrillas, passaggi di consegne, chiavi, tra chi prima, padrona al centro e chi dopo, e le grida della proprietaria mani al centro del suo enorme corpo,coperto da zinnale, amministratrice e proprietaria, allo stesso tempo, inveiva gridando, per segnare la strada agli altri, "avete consumato tantissima acqua, dovevate fare meno docce", e ancora "la bombola del gas, avete cucinato troppo" , e ancora, "ora dovete integrare, e ora guardiamo insieme quanti piatti, bicchieri e forchette avete rotto. E chi ha rotto, paga". E intanto da uno dei due occhi della casa un televisore portatile cercava  di uscire mentre un altro, senza perder tempo, voleva fare  il suo ingresso. Avete presente i treni del sud in partenza da Porta Nuova negli anni '60-'70 e i bimbi calati come proiettili dai finestrini nello scompartimento ad occupare posti per un lunghissimo viaggio? Ecco, proprio cosi.E poi, volete mettere in tutto questo il "Lessico famigliare"? E quando senza uscire dalle rispettive case, (durante le quindicine)per il troppo caldo qualcuno aveva dimenticato qualcosa,  e gridava dall'altra parte "Suntiiii le tieni do oe?"(Assuntina, le hai due uova?").Questo si che era degno di nota e scrittura. Dialetti di ogni tipo. Ah, potessero raccontare quelle case "da quindicina"....potevo già avere crediti formativi dal Miur senza saperlo. Ogni quindicina una storia e ognuna di queste, un libro. Appena sveglio, dalla radio, alcune note di una nota canzone si prepagavano per casa, ma il ricordo è  andato subito ad altri luglio, quelli senza internet e senza airbnb.it, senza cellulari ma con la ricevuta della cauzione per una quindicina di luglio, spedita a Pasqua. "Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà, ya ya ya ya, luglio m'ha fatto una promessal'amore porterà  ya ya ya ya, anche tu, in riva al mare tempo fa amore amore, mi dicevi "Luglio ci porterà  fortuna"..." e chissacome andrà a finire questa storia

Fine giugno

20190630_103715Ultimissime ore prima del trasloco di giugno dalle pagine del Calendario di Frate Indovino, e non solo. L’abbraccio “caloroso” dell’ultima settimana lascerà  impresso e “appicicato” un ricordo rovente al pari, già scritto, detto, del giugno 2003. Talmente soffocati che una buona fetta di italiani hanno anticipato le loro vacanze per sfuggire alla canicola e alla morsa del calore. Un tempo, a luglio, erano i dipendenti della Olivetti di Ivrea che aprivano il discorso fetie, oggi, invece… bisognerebbe essere sociologi del lavoro per capirne qualcosa in piu. O dei colonnelli Bernacca. Qualcuno se  lo ricorda? Giugno ha il sapore del grano, delle pannocchie di mais, di agrigelaterie, poco distanti dalle citta` e dalle fabbriche ma immerse in fazzoletti verdi, polmoni d’aria  per qualche  ora di festa, agriturismi posizionati in posti semi nascosti delle colline, dei primi viaggi verso la Riviera, Ligure o Romagnola, e delle escursioni in montagna direzione Valle, Gressoney. E delle zanzare, delle guide e di Ligabue. Week-end che interrompono il senso ordinario inaugurando l’entrata nello straordinario, per il giorno di festa. Ma quest’anno, giugno ha un gusto in più, almeno nella maturità di molti; giugno che lentamente esaurisce l’anno scolastico e gli ultimi studenti e studentesse in elenco del ’99. Tra poco si licenzieranno definitivamente dalla scuola quanti entrando non erano più bambini e uscendo non saranno ancora uomini, e , per loro si aprirà  la vacanza più lunga della vita, dal gusto speciale e nuovo, della domanda uno, due o tre, ma sempre per molti versi, mito e rito, e per gli anni a venire, qualcuno canterà  sempre “Notte prima degli esami”.  Speriamo almeno che…buone vacanze in buone letture. A proposito di letture, ho terminato da poco quella  del libro di Carmen  Pellegrino, “Se mi tornassi questa sera accanto”, libro munito di dedica, ma, lasciato, purtroppo, per tanti motivi, in qualche ripiano della libreria. Una bellissima storia d’amore, di memoria, memorie, mancanze, sensi di colpa, rimorso, perdono, di fiume, fiumi, di acqua, di ritorni e di lettere fra chi ha perso qualcosa e da sempre ne aspetta il ritorno. Una storia, anche, tra Giosuè  e Lulù,  in un prima e in un dopo. Con un monito, nel trovare sempre, anche nella “disperanza”, la forza giusta per andare avanti.

Ikea

Temperature folli, da 2003, che  per durata e intensità  le ricorderemo per sempre, come il finale, di quell’ estate, un black out che sistemo` l’Italia intera, fermando treni, coppie e  compagnie a settembre. Faceva caldo ovunque, in Barriera come in Abruzzo e Salento.  Che fare allora, dove andare ad accumulare fresco e raccattare storie a centinaia come mozziconi di… matite? Da Ikea, il luogo ideale per chi ha “ikea” di montare la casa a casa propria. Da Ikea, che idea! Cucine, camere da letto, soggiorni, vivai, e via-vai continui gia dalle prime ore del mattino. E scrivanie, pensando a quei poveri maturandi in attesa di essere esaminati dopo aver visto e interpretato una immagine. È  il mese del tuo comepleanno? Ikea ti offre fetta di torta e caffe prima di andare incontro alla tua casa ideale. E poi, manciate di storie, pronte per essere accolte e raccolte, in ogni rappresentazione a alla cassa. Tutti architetti quasi come allenatori della nazionale, di calcio, trasformati per un giorno davvero caldo. Oltre le vetrate del grande complesso le macchine corrono su nastri d’asfalto che congiungono Torino e periferia, a due passi dalla metro. In attesa della tregua, prevista per sabato.

“Idda”

20190624_085756Era lì, da qualche parte, smarrito come un bimbo, che grida “mamma-mamma”, perché, diciamoci la verita, per le autrici, i libri sono un pochino come loro figli, che “lo vuoi tenere un pochino?”e , lui , piccolino, resta in attesa di essere preso in mano, anzi, tra  “le braccia”, con il profumo del suo “borotalco” che è la carta stampata, che solo i libri nuovi sanno emanare. Sono i “libri in attesa”che per un motivo o per un altro prendiamo e ne rimandiamo “la conoscenza” a data da destinarsi. “Idda”, (libro edito da Einaudi) in dialetto salentino, “lei”, di Michela Marzano, libro composto da 53 capitoli brevi suddivisi in  4 parti, ambientati tra Parigi e Salento,  zona tra Brindisi e Lecce, vigne e ulivi, cicale e terra rossa, tradizioni e orecchiette da mangiare, ambientato tra “ieri” e “oggi”, passato e presente. Chissà  per quale motivo era in “deposito”, dimentico di averlo lasciato da qualche parte della casa:   “come funziona la memoria”? Una storia nella storia o due storie a y che convergono, o un “polinomio da mettere in “evidenza”. La musica di Zaza “Si je perds” come sottofondo e la ricetta migliore per il “clafoutis”: noccioli si o  no? Lo leggo si o no? La storia scorre, bene, a mio modo di vedere, libro impegnato, ben costruito. La memoria, la ricerca delle radici:”scusa, tu,  che albero ti senti?” E via talloni a terra ti immagini in un crescendo, schiena, spalle, braccia, chioma…”Scusa ma tu sei un albero con le foglie o senza?” E ancora: “scusa ma tu ti senti dai tanti rami intrecciati o senza?” Ulivo millenario o palma con un ciuffo solo, con  un ospite come il tarlo che al pari di mille pensieri ci divora?” La necessità,  la voglia di dimenticare e un fatto ben preciso che induce per forza di cose a dimenticare, quando qualcosa “degenera”. E sullo sfondo, ma non troppo,   la forza dell’amore che esiste, resiste, e recupera, rimette in gioco, vince su tutto, anche quando basta poco, una parola fuoriuscita dai ricordi dell’infanzia, inaspettata, durante la lezione universiitaria, “l’ua”(uva) che ha radici ben forti, come l’amore della famiglia. L’amore che esiste e resiste contro tutto e tutti. E allora, “statibe citti” (state zitti) e “tia ca nu sai, statte citta” (tu che non sai sta zitta). Ho pensato, appena terminata la lettura, che il libro avrebbe potuto avere come titolo “Idda: Annie-Giulia-Maria”(metto e tolgo il “-” ma il risultato, cambiando gli addendi, non muta) che avrebbe raccontato come un incipit moltissimo delle vicende di coppie descitte tra gli orli delle pagine con virtù  e difetti, quali, Giorgio e Giulia, Jean e Annie (il passato, la storia, le storie, l’amore) la ricerca storica), Ale e Pierre (il presente ed il futuro). Una storia molto femminile, con una Ale, protagonista attiva, ricercatrice, in tutti i sensi, perfezionista, che sa quel che vuole: rimettere ordine senza procrastinare; una Annie, che sapeva cosa voleva, una Giulia, che avrebbe potuto dire e dare moltisssimo ma non sarà così. Sarà infatti   Ale a raccogliere “la staffetta” nel continuare la corsa, nel fare, ricercare tanto quanto Annie-Giulia-Maria. Ma questo sarà presumibilmente materiale per il nuovo libro.

Un altro mondo è possibile!

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