8 luglio 2020

Apparentemente è tutto immutato: dal sole che picchia forte sul bianco delle costruzioni e che ricaccia in casa le persone alle stesse ore, pigre, lente, lunghe,  alla luce che  penetrando nei pertugi piu nascosti allaga gli ambienti, ai gatti che ciondolano pigri alla ricerca del  fresco, al cane che acciambellato non abbaia neanche piu per la stanchezza,  al geko “appoiallato” a fil di palo in attesa del suo pranzo, un paio di zanzare che seguono fasci di luce, all’urlo del vento, un lamento violento che a tratti lascia il posto a quelli delle macchine che sfilano verso altri altrove. Ma solo attimi, il tempo di riprendere fiato e forza ed ecco un altro urlo più forte. Avete presente quel rumore che si sente appostati vicino ad un caminetto? Le cose in ordine, (solo un pochino impolverate, per l’abbondanza di umidità che ha tolto via la calce)lasciate da un anno all’altro, sono tantissime e ad  elencarle ci si metterebbe molto tempo, una eternità. Meglio non farlo e osservate il ciclo della natura. Il centro,  il Duomo, un campanile, un anfiteatro, pochi turisti, cappello a visiera in testa,  meraviglia e stupore nello zaino e “35”  il numero della temperatura segnalato dalla farmacia vicino al bar A., unodei piu conosciuti e frequentati della citta’.  Alcune coppie, amici, seduti intorno a manciate di tavolini sorseggiano il loro caffè  con ghiaccio accompagnato da un noto dolce alla crema, molto buino, classico.Un piccolo particolare  lo fornisce il viso delle persone che evidenzia una realtà  profondamente mutata: una striscia azzurra, celeste, chirurgica, a coprire bocca e naso  indica un mutamento profondo. Le persone si stenta nel riconoscerle e anche il suono della voce risulta modificato, impercettibile. Chi lo avrebbe mai detto che dalle maschere indossate per le feste di Carnevale saremmo passati ad altre piu “pesanti” e cosi…”dolorose”? La gente, sandali ai piedi, pantaloncini e magliettine colorate scivola via, sulle pietre lucide, verso un altrove, forse il mare, chissà  quale dei due.

Benvenuto luglio

20200630_221402La Mole Antonelliana, da qui, da uno dei tanti “terzo piano”,   dei molti balconi e case di ringhiera ristrutturate è  un film di immagini proiettate sui 4 lati. È  un luogo ideale di ” cosi ridevano”, dei  tempi abdati. Calici in alto a festeggiare pensionamenti e ricordi di film di vita lunghi 41 anni. E via con le “pizze” da srotolare, coi tempi da oratorio, a tempo debito. Nessuno conosce e abbina un viso ai nomi, luoghi, fatti, e altri ricordi che si intrecciano  e respirano dalle loro memorie, dei protagonisti,  mentre si intrecciano e riprendono vita e forme, almeno per una sera. 41 anni al servizio di studebti, famiglie, raccontando terzine, quartibe, vite e opere e come era la scuola una volta e oggi e come sarà domani.  Ad ascoltare i pensionandi pare di leggere un libro di storia locale, geografia, usi e costumi,  come un racconto di Ravello. Sulla Mole continuano le proiezioni, in casa si snocciolando ricordi personali. Sotto, a due passi, Palazzo Nuovo, l’università di molti di noi, attenti a non salire da una rampa perché “altrimenti non ti laurei”. E ora passiamo il tempo a raccontarcele, le storie.

30 giugno 2020

20200630_183151E così, anche giugno, toglie il disturbo lasciando il posto ad un luglio che per quanto bene “ti voglia vedrai non finirai…”con un ma, che non si sa come comincerà, lui e che ne sara’  dei suoi fratelli piu grandi e allo stesso tempo piu piccoli, o corti, in fatto di luce, agosto e settembre.  Purtroppo “la bella estate”, quella fatta di libertà, treni, zaini da fare e disfare, occhi nuovi, mete e tutto il corollario,   quest’anno sarà  un libro pieno di incognite, senza mete e pochi viaggi, ma molti libri nello zaino, dato che le vacanze, “chissa’” che fine faranno e se avrannoun inizio. Esami di maturità in corso ma molte incognite sul dopo. Vedremo che “sarà,  che sarà,  che sarà…”. A proposito di libri, ne ho trovato un altro su Raffaello. Il periodo mi piace, molto, forse di “frattura”, fra un prima e  un dopo Raffaello ma mi affascina quella Roma, con le sue botteghe, fazioni, artisti, letterati, in un crescendo, in un divenire. In attesa di capire se…a Roma, alle Scuderie del Quirinale, ci sarà  posto anche per me. Prenotazione permettendo.

Raffaello

20190418_105902Sono terminati gli esami di maturità e la lettura del mio libro, su Raffaello. I primi mandano definitivamente in archivio un anno scolastico per molti versi monco, intrerrotto alla vigilia delle vacanze di Carnevale. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe stato proprio quello l’ultimo giorno di scuola? Chi lo avrebbe mai detto che avremmo avuto mesi di tempo per pulirci le labbra dallo zucchero a velo di bugie semidolci per una quarantena lunga mesi? Dalle parti della scuola dove insegno, quella per intenderci, incastonata tra stazione, ospedali e movida, esistono vie e corsi dedicati a poeti ed artisti, perché  si sa, da sempre, poesia e darte vanno sempre a braccetto. Dalle parti di una di queste un grappolo di studenti, freschi, o caldi, dipende dal punto di vista di osservazione, mi saluta, felici di aver  lasciato alle spalle un anno di dad. W la libertà  canticchiando facendo opposizione al corso della vita e all’idea di non separarsi mai più. Il corso è  Raffaello…Raffaello ed i suoi 500 anni.

Per il libro, su Raffaello, “Un amore di Raffaello”, ovviamente si parla della Fornarina di Trastevere. È  sempre un peccato terminare un libro: quando la loro lettura ti prende ti ci  innamori, non vorresti terminarlo mai, e  poi, quando giungi all’ultima parola ti spiace sia finito, riporlo in un cassetto, in un luogo della libreria, un gesto che  somiglia ad una sorta di abbandono, ma che dentro lascia inevitabilmente più ricchi.  E la sera poi, un appuntamento mancato, una camomilla senza tazza, senza l’acqua, senza bustina, con tanti personaggi riposti ma eterni. Il libro e stata un occasione che mi ha dato modo di tornare, di  viaggiare in molti posti con la sua lettura, ricordandone luoghi e momenti esatti in cui restavo affascinato da Profeti, Sibilla, Donne, Madonne, nudi, miti.  Palazzo Barberini, sempre il primo, perché lei, col suo bracciale, il suo agnellino, il turbante rinascimentale è  li che aspetta, da sempre, e io ci vado a trovarla, appena giungo nella grande bellezza ne aggiungo in un processo di agglutinamento. Poi, scendendo da quella bellissima scala del Palazzo che mi conferisce sempre l’idea dell’orologio di Levi, recupero rapidamente piazza Barberini, perdendo i tra voci, traffico e turisti. E poi…. Santa Maria della Pace, le Stanze della Segnatura in Vaticano, Santa Maria del Popolo, Sant’Agostino…

Insomma, mi manca Roma, mi pesa dover essere incerto sulla mostra su Raffaello alle Scuderie del Quirinale.

Nell’attesa di pensarci e definire bene il da farsi ne comincio uno nuovo. La grande bellezza non termina con un libro. Al più  aiuta a scoprirne di nuovi.

È  il momento di “Raffaello. La verità  perduta”, di Francesco Fioretti (ed. Piemme).

Esami di maturità

In bilico tra pagine di un interessantissimo libro su Raffaello, “Un amore di Raffaello”  ( Pierluigi Panza, ed. Mondadori) ambientato in una Roma che comunque affascina sempre, dedicarmi alla  lettura di alcuni quotidiani lasciati li, per dopo, che oramai è  sera;  opto per il primo, ben presto interrotto per sentire telefono un elaborato, “prima della notte degli esami”. Una bella sorpresa, “perché a sentire infondo tranquillità  e serenita’”. Quanta ansia in quel non sentirsi mai a sufficienza preparati.  Cosa che è  toccata a tutti. Tra l’altro, mi sono mancate molto le tracce dei temi e le interviste  di alcuni personaggi principali esporre i ricordi della loro maturità. Gli esami corrono velocemente. Questi, quelli, e gli altri che verranno. Oggi ha già  chiuso una classe e per  loro sarà  la prima notte dopo gli esami, più leggera, più bella, forse più corta di ieri, perche ora è  tempo di festeggiare la fine di un ciclo. Domani si riparte, con una nuova classe.

Al “via” gli esami di maturità

Nel mio  libro, interrotto per molte volte e tempo,  a segnare le pagine e a pettinare le parole, una manciata di fiorellini gialli, residuo di una mazzolino di mimosa rimasto lì, orfano di un mazzo più grande da donare, fiorellini del tempo andato, annunciatori di  giardini di marzo “vestiti” di nuovi colori. E primavera. Che anno è,  che giorno è che ore sono? Che giorno era, quali ore battevano? Sembra fermo, il tempo, come un orologio o una pagina di calendario rimasti ad ore vecchie che poi sono sempre nuove, di quelle che verranno e  giorni passati, in case per ferie, riaperte  dopo tempo, come quando si torna nelle case dei nonni, troppo affacendati a girare pagine e far ripartire le lancette di un tempo che corre. Cose, storie e vite da scrivere e riempire, di fatti, cronaca, persone. Troppo in fretta. Un’ora bastera’? Per dirle tutto, cara lampada Osram. Erano gli ultimi sprazzi “gialli” di libertà, quelli di marzo, dei Dpcm, delle ordinanze, zone rosse e chiusure di negozi rimasti aperti alla vigilia di un chiusura. Poi….poi, i bollettini, giorni lenti, noiosi, lunghi come “quaresime”…oggi nei giardini nuova vita, sparsi qua e là  ragazzi intenti negli ultimi ripassi, al via di una maturità che resta, come la notte, appena trascorsa e sempre loro.  Quaderni, libri, tracce, mappe, bussole di una vita. Lancette: pensieri, parole, riflessioni, concetti. Orientarsi: tempo e spazio. Tempi: ieri, oggi, domani. Maturità,  quella che poi farà svegliare sempre negli anni e notti  a venire. Notte prima degli esami e prima mattina di maturità.  Chi la dice monca, sbaglia. “Io la dico uguale”, perche gli altri 4 anni e e 3/4 di tempo trascorso, speso, ben speso, per un ben-essere, resteranno per sempre, con i loro carichi di emozioni, sentimenti, relazioni. Le gite, le esperieze, le “asl”, che non hanno niente di sanitario essendo percorsi di alternanza scuola lavoro. Ma quanti saranno i maturandi italiani? 500 mila? Bhe, dai, cari ragazzi,anche questo è  il vostro momento, un rito di passaggio. Niente ansie. È  il momento della maturità. La vostra.  Che resterà.  Per sempre.

Un ultimo giorno di un anno scolastico

Sempre in tema di ultimo giorno di scuola, il mio  ricordo si riconnette ad un gusto di ciliegie, t-shirt sporche per un gioco senza fine a lanciarcele addosso,  festa continua e w la libertà, la collina tra San Mauro e Superga in una casa messa a disposizione da un compagno di classe  per la festa di fine anno. Quanti e bei ricordi. E insieme a quelli,  le letture: “il nome della rosa” dicorato  in pochissimi giorni. Non c’erano le distrazioni dei cellulari. Ci si incontrava e i meet non sàpevamo cosa fossero. Altri tempi….

Ciao meet

Ultimi meet, oramai alle spalle, scrutini e tablet “appeso” al chiodo, con giro della stanza che sta al giro di campo di Baggio a fine carriera. Certo non doveva finire tutto così, con un meet,  ma così è  stato. Un saluto, ad una lettera al posto del nome e cognome, di un cuore pulsante e capacità cognitive e relazioni. Quanta a quale tristezza. Eppure l’ultimo giorno è  riservato ai festeggiamenti, ai bagni di rito, purificatori…

Primo giorno senza meet e già soffro..(pensando alla  Claudia Mori e alla sua “buonasera dottore”).
” ciao sono io, quando arriverà il codice non parlare sai. ..mandalo appena puoi…quanto mi manchi non sai…caro meet, mi ami o no? Io di piuuu ma tu adesso dove sei? Ohhhho sciolto tutti i capelli giu…mandalo almeno per un po’, un 50per cento, non ho sonno e mi sveglierai. Adesso chiudo il meet e non vorrei…..

Bhe la risposta alla far  è  sempre della Mori:”Non succederà piu”.

Dimenticavo il manifesto.

Settembre non è  domani  ma ieri. Una felicità,però,  mi pervade da ieri pomeriggio.

Si è  spenta  “serenamente” alla giovane età  di tre mesi, la telecamera del pc.

La piangono meet classroom.

A me, onestamente, guardare da lì mi dava l’idea di spiare uno della banda bassotti in procinto di svaligiare un bancomat o il deposito dello zio Paperone. “Dum del dum….”. Altre volte, il ritiro del biglietto al casello autostradalePiacenza sud. Altre ancora, l’entrata all’autogrill Forli nord.

Tempi liquidi.

 

 

 

“Liberi liberi”

20200602_185658Finalmente, si riparte. Era da tanto tempo che non stazionavo, transitando dalla stazione. Forse un fine gennaio, un sabato sera, luogo e punto di ritrovo per una cena di compleanno. C’era caos, quella sera e rivedere (ieri) Porta Nuova mi sembrava tutto un sogno. Entrate ed uscite ben delimitate, strisce colorate, delimitatrici, cartellone degli arrivi e partenze che è  un estratto, una sintesi rispetto ai grandi movimenti. E così, oggi, non sarà. I treni, quelli che erano fermi, verranno rimessi in pista, e credo sarà emozionante per chi rimprovera’ l’emozione.  Il treno sa renderci bambini e poi, sarà  come in un concerto di Vasco Rossi: liberi liberi.

1 giugno

Maggio alle spalle, fiori e piante sui davanzale e bacheche social sono il passaporto per l’estate, questo si, di quelli validi, stile Cremonini e cornetto Algida per una e-state sempre giovani. Che sarà,  che sarà….Manca l’allegria, quest’anno, degli ultimi giorni, consumati a sfogliari diari e imprimere dediche, e selfie,  e quei tratto pen colorati usati e consumati,ai loro ultimi centimetri di una corsa chiamata anno scolastico; tratti pen dai cappucci rosicchiati per chissà quale interrogazione , così, per allontanare mal di pancia e   ora per   rendere  più allegre le ore spensierate che precedono l’ultima campanella della scuola. La dad, i meet, hanno tolto questa bellezza, allegria, a tratti ansia, paura, dei ragazzi che terminato il programma scolastico ingannano questo tempo come solo loro sanno fare e noi, ceramente, lo abbiamo saputo.  Altri tempi. Al piu, un orecchio all’ultimissimo recupero, su tutto il programma. Bei tempi, quelli, improponibili quest’anno. Forse un abbozzo da casa, ma chissà, difficile da immaginare.

Un altro mondo è possibile!

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