Treno della memoria

Capo Martino treno, fin dal nostro arrivo e dal salire, sul treno, posizionato su uno dei pochi binari della stazione e del Brennero, comincio’ a coccolarci a ad anticiparci le fermate divenute poi soste al confine. Una sigaretta senza fine per qualcuna, due chiacchiere con altre, un caffè per me, aria gelida, scarponi, giubbotti, guanti, sciarpe, e tutto il necessario per un viaggio. Diverso da “quello”. Capo Martino ci faceva risalire, dolcemente prima di ripartire. Avevamo un lettino, il tepore, e cibo per una stagione intera. La notte ben presto lascio’ il posto al giorno e la mattina si distese. La musica faceva ancora compagnia a qualcuno e altri si appisolavano mentre altri ancora erano già svegli. Verso le 10 Capo Martino mi chiamò. “Dica ragazze tra poco treno rallentare…Oswiem”. Avevo conosciuto questo nome anni prima. Sapevo. Il treno rallentava, delicatamente, per non fare male ulteriormente, e penso che tutti i treni rallentino. Sempre. Chiamai le ragazze e altre a me sconosciute. Il treno rallento’ marciando a passo d’uomo. Oswiem. Capimmo. Ci alzammo tutti e Guardammo fuori. E ci guardammo dentro. Per molto tempo.
(Il treno della memoria, febbraio 2017).

20 gennaio

È  proprio da molto tempo, rapportato in giorni, che non scrivo. Pagine vuote. Bianche, come il manto luccicante visibile fin dalle prime luci dell’alba della nostra Torino, lungo il vialetto che costeggia la Dora e l’altro,  l’università.  Si scivola, sembra di painare, forse spargere un pochino di sale non avrebbe fatto male. Il gazometro nei pressi conferisce l’idea di essere a Roma, ma il freddo ben presto spegne paragone, illusioni,  fantasia. Superga, in fondo, sulla collina,  sembra in attesa, di qualcuno. Le palazzine universitarie, semplicemente del lunedì.

Al via i saldi

20191229_114408Al via i saldi…sui 200 euro la cifra destinata da molti alle compere, dopo maratone e km di strada macinati al fine di individuare il capo adatto. Cartellino prima, cartellino poi. Prezzo pieno prima, in saldo poi. Tra la confusione una nuova se ne aggiunge: quella dei monopattini per strada e spesso sui marciapiedi, che infastidiscono.  Preferisco restare con la testa a Roma, a Piramide, e sognare ancora un pochino prima del 3-2-1 e altra campanella segnerà  un nuovo capodanno, quello  scolastico.

Buon 2020

20191229_151926Capodanno in piazza e di piazza. In tutte le grandi e meno grandi da anni si aspetta la mezzanotte in piazza. Consuetudine oramai consolidata: Roma, Circo Massimo, Milano piazza del Duomo, Napoli, piazza del Plebiscito 20191231_180345Torino, piazza Castello, Bari, con Umberto Tozzi e Raf. Cosa resterà  di questi anni ’80? No, dei primi 20. Poi, la cronaca, il primo o la prima nata che scopriremo dalle cronache dei quotidiani.  E purtroppo i feriti per i botti che molte ordinanze avevano espressamente proibito.

Mi piace molto l’idea che il primo gennaio possa essere come la pagina iniziale di un diario,  da scrivere,  pagine bianche, senza temere alcuni errori, imparando a correggersi sbagliando. Mi piace l’idea, suggerita oggi, di guardare al primo gennaio come ad un interno di una casa, quando suona qualcuno, con un ritorno a quando eravamo piccoli, sollecitati,  invitati ad aprire la porta, ma attanagliati da paure: “Non avere paura”  e “sii fiducioso e speranzoso” guardando oltre; ecco, questo dovrebbe essere l’invito e l’augurio per un buon 2020.

Dal Quirinale. Da Roma.

20191229_215018Oramai ci siamo. Il rosso è stato il protagonista nelle o delle vetrine in questi ultimi giorni e  i consigli sul come vestirsi nelle pieghe dei giornali e tra le onde dei social e consigli per gli aquisti. Pagina a parte il cenone, a cada o fuori. Ma qui siamo tutti “Borghese”. Venti anni esatti dopo il 2000, il Ligabue, all’epoca, in piazza del Popolo, a Roma,ed il bus col maestro Demo che arranca tra la folla su per le strade del Pincio, la folla  ed il tappo delle bottiglie e quello umano fino a Termini e oltre. Con ancora pochi cellulari e pochissimi video e forse zero social. Passato, presente e futuro e l’Italia deve immaginare il suo futuro, con coesione, senza dimenticare il presente. Il discorso a reti unificate del Presidente della Repubblica mi è  piaciuto, come sempre. Ogni anno una breve sintesi, di quel che è  stato con uno sguardo al futuro. Si chiudono i primi venti anni del millennio, e un brivido lungo la schiena al solo pensiero di quanta agitazione era in noi  per quella data particolare: si chiudeva il 1999 per  proiettati nei 2000, con un “Punto” grande o “nuiva” e  con il timore dei pc, dei bancomat e  di chissà  che ora non ricordo più, proprio ora che i bimbi di allora di anni ne  hanno già 20. Il discorso del Presidente Mattarella, sintetizzato nei temi che più mi hanno colpito:  lavoro, disuguaglianze fra Nord e Sud, futuro, speranza, responsabilità, di tutti, dei corpi intermedi, elenco di alcune personalità che si sono distinte in maniera eccellente,  il ruolo dei social che spesso inducono a conseguenze gravi,  il grazie a Matera ed il pensiero a Parma, da domani capitale italiana della cultura.  Ovviamente molto altro, un discorso davvero interessante sul quale bisognerà tornare e rifletterci.

Dalla Fontana di Trevi una occhiata alla casa che fu di Pertini e uno sguardo allargato al Quirinale, la casa degli italiani, sulla bandiera simbolo di unità,  come il Quirinale, casa degli italiani.

Da Roma, due opere di Bramante al confronto: 20191228_153138San Pietro in Montorio (Gianicolo) e 20191229_172830Santa Maria della Pace (piazza Navona). In ultimo, un omaggio a Raffaello (nel 2020 si ricorderà la sua morte avvenuta nel 1520 con  una grande mostra ) ricordato  dal Presidente della Repubblica nel suo discorso: 20191228_182213la Fornarina.

Dal Quirinale, da Roma, è tutto.

Buon 2020.

I Cesaroni, alla Garbatella

20191229_132314Durante le “Vacanze romane” non poteva mancare una puntatina presso il bar dei Cesaroni, alla Garbatella. Dopo san Paolo fuori le mura poi, Piramide prima e Trastevere ancora prima, eccomi qui a respirare le vecchie serie tv. A Trastevere oltre un’aria frizzante si impasta una sorta di malinconia, quella della prima volta qui, a Roma, con mio padre, durante  le vacanze di Natale, di quando nelle scuole si cantava ancora “Tu scendi dalle stelle…” e lui, mano nella mano, provava a farmela ripetere ed imparare a memoria  fino alla Magliana, luogo di destinazione di quelle vacanze di quel periodo. Qui, invece, alla Garbatella, era da un pezzo che, venendo a Roma la giravo con questo pallino in testa. Ora,  per metà  mi sento con la coscienza in ordine. Purtroppo, infatti, oggi,  son stato sfortunato. Il bar era chiuso ma in compenso, dalla metro al bar, non solo un set, ma bar pe davero” ho scoperto un pizzico di  quartiere molto bello, interessante, e immagino creativo e resistente. Un pochino, inerpicandosi oltre il teatro e fino al bar è stato come tornare a ritroso, negli anni. Case basse e tutti rogorosamente tifosi della Roma, ora con bandiere ora con disegni della lupa.  In molti edifici poi si ricorda un partigiano nella lotta al nazifascismo. Oltre, il quartiere, il gazometro, zona Ostiene e immagino quelli che furono i mercati generali.

Vacanze (natalizie) Romane

20191227_163432Roma è  per sempre. Vacanze Romane al confine tra studio  e relax. Arte, storia, giubileo, acquedotto, Costantono, Terme, diDiocleziano, Tito, Traiano, i Raffaello ed i varii Caravaggio, le opere del Bernini, Borromini, le tele delCaravaggio e le opere del Bramante. La prima cosa da fare, per me, oggi, è  ragggiungere il Parco degli Acquedotti e vedere che effetto che fa, tra  clima estivo e quello invernale, il colore, il sole al tramonto, immaginando questa grande bellezza spaziandola lungo il corso dei secoli. I colli romani, quando si fa sera, sono bellissimi, illuminati, tantissimi piccoli presepi. Tra Subaugusta e Cinecitta lo sciamare delle persone è  davvero incredibile, eppure, il centro è  parecchio lontano, da qui. I locali, i bar, le pizzerie al taglio brillano di clienti. Profumi e sapori di qualcosa di lontano e vicino nel tempo. Anche io, allargando lo sguardo oltre Cinecittà, Anagnina, scorgo Tor Vergata, e sento un profumo, quello di un Master, ottenuto un paio di anni fa, con le partenze, gliarrivi, lo studio, i compiti, le fatiche e le gioie. Mi infilo nella metro e non appena sento “prossima fermata San Giovanni”, scendo. Un colpo d’occhio ai ricordi delle manifestazioni, dei tempi andati, di quelle per la pace, con le bandiere arcobaleno e magliette dei “Not in my name”, le piu belle, forse, con gruppi diventati amici in treno e lungo via Merulana, poi quelle sindacali, politiche, dei vari Giubileo e dei capodanni, in particolar modo quello del 2000 a piazza del Popolo, del Coin, lelle rotaie di tram lucide e colorate per  le buone feste e pagine e pagine di Pasolini. Spengo i ricordi ed entro in questa bellissima Basilica, osservo la porta Santa, la varco,  entro,   spengo il caos della capitale e mi chiudo molto alle spalle.  Bonifacio VIII rappresentato da un Giotto indice il primo Giubileo, nel 1300, mi perdo nella storia. Faccio silenzio, mi raccolgo…

Natale e Santo Stefano

20191226_161532Oggi la liturgia ci ricorda S.Stefano, primo martire del Cristianesimo. Un tempo, avremmo trovato neve, uscendo dalle nostre dimore, o dalla Chiesa, dopo la santa Messa, oggi, invece, solo foglie, secche, mucchi di  residui trascinate e ordinate  dal vento dei giorni  scorsi. Un tempo, infilando le lunghe lingue d’asfalto della nostra città, nastri lucidi, bianchi di neve,  liberate, meglio, alleggerite dal traffico cittadino,  avremmo trovato il piacevole freddo contro il nostro viso. Oggi, non è  cosi. Uscendo, la temperatura si aggirava sui 7 gradi. Resta il senso della festa, come interruzione del quotidiano per accedere nello straordinario, tempo di Natale, fino al 6 di gennaio. Poi, sarà  “ordinario”. Lungo le strade si contano anche i “resti”, dicono pari al 20 % del cibo comprato, non consumato, o avanzato. Vero spreco e vero peccato, grande, dato i tempi (di crisi economica)  che corrono. In giro qualcuno, scarpette da corsa ai piedi, fin dalle prime luci dell’alba, ci prova, correndo, a smaltire qualcosa, delle calorie in eccesso, accumulate da maratone di cibo che non hanno ancora fine. Provarci però  è  ben diverso dal riuscirci. Giornata un tempo dedicata al cinema, dopo pranzo, e a lunghe “vasche” nei centri cittadini. Cosi  ci raccontano i tg e cosi stamperanno le pagine dei quotidiani, domani, dopo la breve parentesi di riposo per rotative ed edicolanti.20191226_161206Questa è  la mia opzione, passeggiatina, dopo i mercatini di piazza Solferino, la pista di pattinaggio, con lettura finale, non di un libro,  ma di pensierini, scritti su carta qualsiasi, riciclata per l’occasione, per i pensierini lasciati sull’albero di Natale, ai torinesi e non, una magia che si rinnova ogni anno. Il pensiero corre veloce ad una coppia che fece notizia qualche anno fa, un amore lasciato “al cancello”, meglio “di una rosa al cancello”: Diego ricordera’ ancora la sua Marilisa lasciando una ulteriore rosa al cancello Rai di Torino, a suggellare il suo lontano incontro d’amore? Almeno per una settimana circa, Torino, meglio, i lettori, de La Stampa, rilessero e vissero uno spirito olimpico nuovo con “Le notti bianche” di Dostoevskij.

Torino, tra pioggia e vento

20191220_161128Non saprei proprio da dove cominciare a scrivere alcune riflessioni, malgrado il vento, fastidioso. Nel tram, arancione, serie 28,  un ombrello solitario fa il giro del 15, e chissà per quante volte, in una giornata, dato che al sottoscritto è  capitato di vederlo al solito posto, in orari e direzioni  diversi. Chissa in quali circostanze è  stato dimenticato: proprietario assorto nei suoi pensieri, impegnato in una discussione, conversazione, telefonata o chissà  che. Ombrello fermo, al solito posto, contemplato da chissà quanti occhi in un giro di pensieri: lo prendo, non lo prendo, lo dico, non lo dico, lo lascio. Eppure, pioveva, e chissà a quanti avrebbe fatto comodo, in prestito, una forma di possesso temporaneo. Pavimento lucido, bagnato, tram mezzo pieno o mezzo vuoto, il che è  uguale, luci ad intermittenza che invogliano a socchiudere gli occhi, anche questi, ad intermittenza, e lasciarsi cullare dai ricordi, la nenia dello sferragliare, lento, scivoloso,  quando c’era il biglietto e salirci su, in famiglia, era una festa. Dalle fessure degli occhi e dai finestrini appannati si schiude la città, la frenesia, delle compere,del tutto, del niente, la Gran Madre, la sua piazza e l’abbraccio, i Cappuccini, piazza Vittorio, via Po con le sue Chiese ed i suoi Presepi, la magia di una città altrettanto magica che scivola via…aspettando sera.

20191220_155318Ma avrei potuto scrivere dei libri, da leggere, regalare, tenere, mettere  insieme, per comporre un albero, di pagine…oppure di una bellissima libreria, 20191221_190352quella del bar del Polo del ‘900, in corso Valdocco, a Torino, da consultare, sorseggiando un buon caffè, prima di avventurarsi sul tram, alla scoperta di Torino e di…un ombrello e della sua nobile storia dimenticata e ricercata in un tram.

Gli auguri di Natale sotto l’albero

20191213_161356Nei primi anni di scuola, li accompagnavo, “i miei”, nella pancia di Porta Nuova, nell’atrio, ad un tiro di schioppo dal cartello luminoso, partenze, arrivi.  Sbucati dalla metro era gia  un festa. Un’ora di liberta e di “incontro” con l’Altro. Cinque o sei passi e ci confondevamo tra il caos umano  la voce metallica degli annunci. Ai piedi dell’albero leggevano tutti insieme “Gli altri siamo noi”, gli auguri degli altri, le aspettative, i conti, gli incontri, le storie, su biglietti del tram, treno, pizzeria, ristorante, fogli di quaderno…Come stava la nostra città con una fotografia dell’albero quell’albero intorno ad esso. Noi la siepe, la citta e oltre la sopra. C’era del romanticismo in quelle storie e noi, come tutti, ce ne appropriavamo. Un pochino come una cacciatrice di orsetti, quali giochi di infanzia. Mi spiegava, la compratrice, che non era all’orsetto che fosse interessata quanto alla sua storia. Un orso come documento storico. Poi, tra un centimetro di ramo e l’altro dell’albero, noi, frequentanti,  mettevamo i nostri, di auguri, preparati accuratamente prima, nelle ore precedenti, magari sui foglietti della tipografia salesiana don Bosco. Con l’incentivo di fare bene, chissa se qualche giornalista de La Stampa lo avrebbe in seguito fotografato….E al termine di tutto, lo scompiglio: il panettone o pandoro tagliato sotto altri sguardi e gli auguri, per noi, ai passanti. Ora, quest’anno, niente di tutto questo. L’albero è  lì come tutti gli anni, forse nuovo, ma niente scompiglio, niente panettone. Ma per gli auguri ai torinesi sotto l’albero da parte dei ragazzi  ci ho pensato io. 20191213_161435Mandato, consegna, ritiro, chiusura del registro, badge, metro, pancia di Porta Nuova, albero, biglietti col cuore. Appena terminata scuola, ho apposto i desideri dei ragazzi. Con i loro migliori auguri di buon Natale. Di cuore. Col cuore.

Un altro mondo è possibile!

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