8 Aprile

Aprile lentamente scivola. Il calendario segna che siamo arrivati all’8 di aprile, la tv invece “segna” che Il Toro segna e vince  contro l’Inter 20 anni e fischia dopo. Il rituale delle consultazioni, Presidente -Delegazioni dei Partiti si avvia al suo secondo giro, e tutto lascia supporre che ne occorrerà un terzo. Chissà ancora per quanto resteremo sprovvisti di governo. Mha’. Le notizie provenienti dal mondo della scuola non sono niente piacevoli. Un insegnante è stato malmenato da amici o tali della famiglia di uno studente arrivato in ritardo al suono della campanella. Professore pestato e finito in ospedale con un distacco della retina. Povera scuola e scuola povera. E poveri noi poverini. Fortunatamente sono casi sporadici. Reduce da colloqui genitori -insegnanti e consegna pagelle ho provato una grande soddisfazione nell’ aver registrato il “sold out” . Una sola parola su tutte, lasciatami in consegna dai tantissimi genitori venuti al colloquio: grazie. Segno che la comunicazione studenti-scuola funziona. La sera, in metro, tutto mi pareva così bello…ma cosi bello …come un 8  di giugno. Cioè, come l’estate e il termine della scuola.

 

 

“Fausto e Anna”

Una bellissima storia nella Storia, quella della lettura  appena conclusa del libro di Carlo Cassola, “Fausto e Anna”. Due parti, 5 capitoli ciascuno, la Toscana, tra Grosseto e Siena, la guerra, la Resistenza, l’amore, trovato, perduto, ritovato e ancora, il suo destino. Grosseto libera, prima citta’, dopo Roma, estate 1944. Grosseto, cittadina bella. Mi e’ piaciuto tantissimo, il libro, i personaggi, i sentimenti descritti. Tanti pensieri ritovati. Una marea di titoli e libri letti, altri sentiti, consigliati, imposti dalla professoressa di lettere, Luisa M. insegnante delle medie!!! Capelli bianchi, la sua penna, La Stampa, quotidiana, le sue sigarette, (chussa’ la marca!)per dopo la scuola, la Resistenza sulla sua pelle e nelle parole. Mai come in questo periodo la ricordo e ne rimpiango i suoi insegnamenti, e oggi penso che avrei potuto-dovuto darle piu’ ascolto, nei suoi consigli. Il pensiero vaga al suo borsone che portava a “tracolla” ogni giorno e in quello un libro al giorno per noi studenti che banco dopo banco ci passavamo,  di mano in mano, di riga in riga, capitolo dopo capitolo, giorno dopo giorno. Ricordo che le dissi che avrei voluto fare lettere e storia…poi, chissa’ perche’,  a quell’eta’ si finisce sempre per scegliere altro. Un consiglio sbagliato, un modulo compilato per mancanza di coraggio e…. al posto delle lettere finisci a fare conti. Ho preso l’abitudine di avere con me una borsa-zaino e libri ogni giorno, da scegliere e proporli,  e cosi ho ritrovato i suoi titoli, consigliati…Distribuisco  parole, ci provo,  date eventi ma non come lei, la prof.ssa  Luisa. Lei era eccezionalmente brava! L’altro giorno passavo dal centro citta’. Guardavo la Facolta’, di Lettere, l’attraversato e attraverso…frugo nel borsone e nei pensieri e sento pero’ che mi manca qualcosa…un titolo.

Ciao “Mondo”

La scelta libri da leggere in quedti giorni si è imposta. Vorrei provare con la lettura di  tre testi in contemporanea. Quello che scorre e tira piu’ e velocemente  è “Fausto e Anna” di Carlo Cassola. Un libro diviso in due parti, ciascuna composta da 5 capitoli. Fausto e Anna, incontrati, innamorati, fidanzati e poi lasciati… La mia lettura corre veloce e oramai Fausto, per Anna, resta solo un ricordo; sulla scena irrompe un nuovo ragazzo, Miro, introdotto dal padre di Anna, una sera in casa; lentamente la corteggia, distrattamente, o forse sono gli eventi che corteggiano il tutto. Miro   si è affacciato decisamente sull’uscio e oramai la fa da padrone con Anna: ha le chiavi del suo cuore.  Le pagine corrono veloci, come una passione inesauribile: matrimonio, una bimba, Lucia…, lo sfondo della seconda guerra mondiale, il riaffacciarsi di Fausto, nella Resistenza. Durante la lettura la mia sedia mi sta un pochino stretta, scomoda, a tratti fastidiosa. Ne comprendo il motivo quando mi giunge la notizia triste che un ex l’allenatore del Toro, Mondonico, ha perso la sua battaglia contro un male. Mi alzo di scatto da  una sedia scomoda,  come quando la sorte è ingiusta, come una traversa che nega “un accesso”, e la alzi, al cielo, come fece lui….e pensi:” pero’ che Mondo!” Ciao Emiliano.

Ora legale

L’orologio” (Carlo Levi) è stato completato. In ogni sua parte (pagina). La notte cala e “par di sentire ruggire i leoni”. A Roma. Dove anche lo sferragliare dei tram è così diverso. L’atmosfera del libro è da “ricostruzione” a tratti e a tratti uguale. Luigini e contadini…questa dicotomia mi pare interessante. Come il periodo narrato. Il “mio orologio” era fermo ad Eboli, poi, complice una conferenza sulla Costituzione al Polo del 900 ho ripescato il libro citato nell’ambito della ricostruzione dei tempi della Costituente e Costituente; il mio ricordo era fermo ai  tempi della passione, di Scienze Politiche. Non ne rammentavo molto. Pero’ di un paio di cambi ora, a Roma, si. Sono, a dire il vero tanti i posti dove mi sono trovato a cambiare ora. A Roma avanti, e indietro (e indietro, a Roma, posso assicurare che era stata una sensazione spiacevole: dalle parti di Viale Giulio Cesare non riuacivo a ritrovarmi) a Ferrara indietro, alle Cinque Terre, avanti, a Urbino avanti, ad Arezzo  indietro, Senigallia avanti…a Torino  entrambe, e di ricordo in ricordo ho trascorso piacevolmente un’ora insonne. Ora non so se continuare con la lettura di “Fausto e Anna” o col “Signore delle mosche”. Tempo un’ora di lancetta e decidero’ il da farsi. Un’ora soltanto. Avanti, ovviamente.

Orologio e primavera

Bentornata primavera. Almeno sulla carta, che in verita’, addosso, adesso,   tutti noi abbiamo ancora “cuciti” residui e strascichi di inverno travestito da Burian. La voglia di sole e di profumo di erba, che poi se non è appena tagliata, va bene ugualmente, e’ indicibile. Quei profumi, dolci, di latte e miele, capelli mielati sulle spalle, puliti, ondeggianti, al vento; camicette colorate e jeans ripresi dall’ultimo cassetto,  e scarpe da ginnastica, colorate e basse, riposte nello sgabuzzino che era ottobre,  invadono cosi ogni posto dela città, vie, piazze, corso e ricorso storici, tanto che viene da chiedere ad ogni piè sospinto,  a capelli “camomilla”, scusa ma…”di che mese sai”? Si, “sai”, perché profumi cosi tanta primavera.Uscire di casa più leggeri, in tutti i sensi, senza più quel torpore, è una sensazione lungamente cullata. Dovremmo esserci ed esserci nel tempo: il tempo di un cambio, alle lancette, e la sensazione sarà proprio quella di essere entrati in una nuova prospettiva. Almeno, speriamo. A proposito di lancette, cambio ora all’orologio e  ‘l’orologio”, libro:  penso che questo di Carlo Levi, che descrive molto bene la febbrile attività e non solo politica di un’ Italia appena uscita dalla guerra sia un libro davvero bello, scritto benissimo. Sembra di vederli, politici di gran spessore darsi da fare per il bene comune. Di un’Italia da ricostruire. Altri tempi, altra epoca. A proposito, sempre di ora e cambio ora, da solare a legale. Esco di casa, un pensiero a mio padre, appena festeggiato, come tutti, il 19 di marzo. Un tempo era lui che si occupava di tutti gli orologi presenti e sparsi in giro  per la casa: quarzo, a pila, a corda, con la gallina che “becca” e mangia in continuazione, con le due campanella sopra la “testa” della sveglia stessa, retaggi di turni e di fabbrica e di catene e di montaggio. Un personaggio, mio padre, insieme a mia madre veramente, alla Arpino. Naturalmente, tutte le settimane era “primo turno”: una settimana ciascuno e  “A ciascuno il suo”e  quella successiva era per l’altra. Tutto sommato, erano bei tempi…anche col primo turno sempre in casa e la sveglia, né legale, né solare ma sempre cosi puntuale alle  sue 4.20.

L’Orologio

Piovono parole in questa sera che lentamente cede il passo alla notte.  Una sera fredda, vigila dei 40 anni dal rapimento di Moro in via Fani aRoma. Pettino pensieri, leggo pagine e parole mentre “L’Orologio” ( Carlo Levi) pagina dopo pagina si avvia alla conclusione. Che storia, questa, dell’orologio! Il libro è impegnativo e alcune pagine richiedono maggior sforzo, impegno, doppia lettura, ma appena calibri,  scorre via, piacevolmente. Un testo interessante tra Costituente e Costituzione. Un suggerimento colto durante un convegno, per l’appunto, sulla Costituzione.

Pioggia

Previsioni azzeccate. Pioggia al Nord. Ombrelli di ogni misura aperti e in “cima” a tutti. I tombini tengono e cosi gli argini dei fiumi. Ai semafori,  di tanto in tanto per qualche pedone e’ come andare all’autolavaggio  mentre l’automobilsta rincorso da parole affettuose termina dritto dritto a quel…paese. In altri paesi, invece, giu’, al Sud, nonostante l’acqua del mare sia freda, i piu temerari provano un tuffo anticipatore, di primavera, pero’. L’acqua obliqua e traversa bagna capelli e pettina pensieri. La pioggia, non e’ solo nel pineto. La pioggia e’ chimica, ricordo e in ogni posto conferisce all’ambiente un dolce rumore differente, dai saperi e sapori delicati, lasciando  in bocca un certo retrogusto. Per esempio, la pioggia scrosciante di Roma, ha il gusto  della fuga, per la vittoria, l’odore di pini, cipressi, tra le “porte”, gli odori delle piante di via Margutta, quelle sere, che a pensarci ora…, quella di Recanati, invece, fa tanto  “sabato” di festa e di “villaggio”, e di fughe notturne, fra Loreto e la cultura; quella del Salento di risveglio mattutino, della natura, di fichi e  angurie, sole nascosto dietro qualche nuvola, terrazze fresche da ballare profumi, di bagno schiuma e camicie di lino fresche; quella dentro un treno poi,  sa di culla e di nenia e di futuro, imprevedibile ma da accogliere sempre, senza orologio, tanto il tempo è “personale”; quella sulla sabbia sa di Jovanotti e bagno e balli di mezzanotte; quella di Barriera, ancora, sa di Vasco Rossi, due cuffiette, una a me, una a te…Senti che fuori piove? ma lo senti che bel rumore?

Quando il sorriso allaga il mare

Profumo di mimosa, e l’occhio si allarga, e le narici dilatano, su quel fiore appuntato al bavero del cappotto. L’occhio della mente si dilata, fino a Ventimiglia e da li in Provenza e poi mare, tanto mare, nella giornata della donna. Un piano bar e le note di Cammariere Sergio si diffondono nell’aria. E dimmi, di che mese sai? Si, “sai”. Il tuo viso roseo ha un profumo intenso che quando si allarga, allaga il mare. Questo mi capita di pensare, osservando sbocciare un fiore che si apre come il tuo sorriso, ogni qual volta osservo il mare. Certo, vorrei scrivere di mimose e di storia, di “E tre”, articolo del blog, al  quarto anno del suo compleanno, oppure del convegno, dell’altro ieri, a Torino, su don Milani e  la figura dell’Idr.  E che dire del sig. Antonio Corapi, artista, sarto approdato a Torino  da “Gasperina” omaggiato da Bruno Gambarotta su Torino Sette? Che bello il primo, e il “tre” , le emozioni per una  bella pagina di storia, personale, che a pensarci bene, nessuno ci avrebbe scommesso un euro  su. Ma le cose piu’ belle sono le piu’ difficili. Il parka blu, il vento, il sorriso, un volume rosso tra le mani. Torino era mia. Cerco di “chiudere” il volume. Ma il mare allontana molto e avvicina te. Il Profumo di mimosa, sul bavero e in ogni dove, nella giornata-festa-ricorrenza della donna.

Il dopo

Urne chiuse, numeri, vincitori e vinti. Tutti vincitori e tutti che “hanno tenuto” e che “di piu’ non si poteva fare” e che “e’ mancata la comunicazione” o “non siamo stati capaci di intercettare il consenso perché il disagio, questo non  lo abbiamo intercettato”, tutto un eco come un mantra consolidato. Ora, pero’,che cabine, lampadine, colla, matite, nastro adesivo, riposino in pace in qualche magazzino comunale. Fino alla prossima. Presidenti e scrutatori persi per la citta’ dopo una lunga intensa notte di conteggi, riconteggi e vigili che fanno la spola, foglio in mano, tra la sezione, il corridoio e presumibilmente un pc con dati da riversare.  Alle pareti delle stanze, ridivenute classi, dopo una giusta occupazione, rifanno la loro comparsa le belle sbiadite cartine com  nomi di Stati, fiumi, montagne, città e capitali con la fantasia di chi ha stretto tutto. Faceva freddo quando le squadre comunali  “vestirono” e “rivestirono” le classi nel dicembre 2016 (referendum sulla Costituzione) e c’erano freddo e  gli strascichi di Burian domenica scorsa. Facciamo che c’eranl e non ci sono piu’, come nei giochi di bimbi quando “facciamo che io ero”. Nei corridoi di quelle scuole son tornati cosi ai loro posti, banchi e giochi e speranze di studenti, mentre la “rabbia” di una giornata di votazione (cosi a sentir dire) è divenuta segno e  consenso, a detta di tanti. Dall’una è uscita  un’ Italia con  tre Italie, scriverebbe qualche politologo: centro-sinistra al centro, Centro-destra- Lega al Nord e Movimento al Sud. Ma chi governerà non è dato sapere. A breve cominceranno le consultazioni del Presidente della Repubblica. Ma per sapere qualcosa in piu occorrera’ aspettare Pasqua  e mangiare la “dolce colomba”.

 

Al voto

Oggi è il giorno delle elezioni. Oramai la giornata scivola via, lentamente, verso la chiusura delle urne; a sera, guardando all’interno delle scuole, attraverso le inferriate, le finestre e ogni sorta di divisorio, e dopo aver oltrepassato con la vista, corridoi e porte di quelle che sono classi e sezioni, la coda degli elettori, scheda alla mano, è impressionante. Come lo è stato vederla in mattinata: una cosa che non si vedeva, a mio parere, da tempo. Elettori, giornali in mano, e rabbia, tanta, scambiata in quelle parole di circostanza col vicino di turno,  in attesa della chiamata di uno scrutatore: “Uomo-Donna, avanti”. Carta di identità, scheda e deposito cellulare, come a scuola, e via alle nuove regole del seggio. Questa mattina, inizialmente, avevo pensato fossero state proprio le nuove regole a creare traffico tra i corridoi delle scuole,molte, a sentire amici e conoscenti. Ora, presumo che gli indecisi abbiano ricercato motivazione, scheda e voglia di partecipazione in zona cesarini. In attesa dei primi exit-poll ricordo quando la passione era davvero molta, con le notti insonni tra Mentana, Vespa e altro…e al mattino poi, all’Università o al lavoro. Ricordi di pomeriggi passati nelle sezioni a firmare registri, spille degli altri in evidenza sul colletto, passione, nel cuore per altri. Questione di passione e di politica. Siamo tutti un po’…Calvino, in una giornata da…”scrutatore” e non solo.

Un altro mondo è possibile!

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