11 settembre

La confidenza con la campanella della scuola sta diventando nuovamente un’abitudine,  anche se,  a “ranghi ridotti”. Un pochino come capita per le loro sveglie quotidiane.  E così anche  loro,  i protagonisti,  gli studenti, che lentamente riprendono i loro impegni.  “Corredo” ridotto al minimo,  almeno per ora: diario,  penna,  un blocco per gli appunti,  in bella mostra,  li,  sul banco.  Fisici e parole “ingessate”  e movimenti da “freno a mano tirato”.  Ritagli e spiccioli di vacanze versati sui banchi, insieme a tante emozioni e sentimenti. È  l’11 settembre.  La domanda che frulla nella testa è :” dove ero esattamente l’11 settembre del 2001? “

Settembre

Settembre,  ha un sapore dolce,  con un certo retrogusto particolare, un pochino come capita per le canzoni di Lucio,  giusto 20 anni senza di lui: canzoni dolci,  un pochino tristi,  ma belle,  al sapore di latte e miele. 20 anni senza Lucio. Quel giorno rientravo dalle Cinque Terre,  e nel farlo,  dalla stazione  a casa,  M,  tutta bella abbronzata,  con i suoi occhi a fessura,  capelli lunghi,  fronte alzata con addosso i profumi dell’estate mi indicava le finestre,  aperte,  e da ciascuna di quelle,   quasi in contemporanea, uscivano note di ogni sua canzone.  Reclinando il capo,  prendendomi la mano, si mise a canticchiare,  emozioni,  al ritmo di un’avventura un pochino lunga. Avevamo la chitarra,  tra le mani,  con la canadese. Tre giri,  e Battisti e’ il primo che si impara a suonare. Settembre, e il mondo delle canzoni è  pieno,  a scorrere il mese, almeno fino al 29. Di settembre.  Abbronzatura che resiste,  altra che lentamente sparisce,  complice qualche maglioncino che copre e ricopre. Settembre che ha come compito quello di portare la novella,  di segnare il passo,  nell’ annunciare l’imminente autunno,  e nel farlo,  punta  i suoi piedi ben fermi nell’estate,  che apre con un Collegio docenti e continua con suoni di prime campanelle.  L’estate sta finendo,  certo,  ma intanto ombrelloni aperti resistono su qualche spiaggia della nostra penisola. Sui bus e dai bus,  la vita riprende lentamente: un uomo,  con palla da rugby in mano,  predica, e inveisce,  contro tutto è tutti. Un altro,  ha guanti pesanti, e parla da solo…

31 agosto

Tempo di riparazioni e di scrutini e di saluti,  questi ultimi,  distribuiti a piene mani,  stringendole (e abbracciando) da chi lascia definitivamente il lavoro per la giusta,  meritata e tanto attesa pensione o chi invece lascia per un cambio di istituto o in attesa di nuova nomina.  Il 31 agosto segna anticipatamente,  da sempre,  la fine dell’estate, o alla  Ringhiera,  (anni ’80) tanto per intenderci.

Rimini-Ravenna-Ferrara-Faenza

Colpo di coda,  spiccioli di un agosto 2018 che si avvia ad essere archiviato, forse velocemente e male,   scampoli di libertà personale,  prima delle campanelle che annunciano al loro suono riparazioni, scrutini,  e collegio. Ma prima di varcare il portone per l’appendice di un anno scolastico che volge al termine,  c’è  tempo.  In una manciata di alcuni giorni o di  ore ci stanno ancora comodamente sdraiate cittadine che contengono storia e storie, passato,  presente e futuro,  sempre a braccetto: Rimini,  Ravenna,  Ferrara e Faenza. Stazioni,  strade ferrate,  zaini,  trolley,  treni,  caldo, finestrini aperti e visi fuori,  oltre il finestrino,  a vedere cosa succede dalla’altra parte: trattori,  campi, frutta,  matura,  acerba, terra arata, ragazze,  donne, campanili e campanilismo,  cartelli blu notte con cornice bianca: Godo,  Russi,  Solarolo,  Gaibanella.  Visi che si sfiorano, carte geografiche e una infilata di alberghi dai nomi dolci.  E poi posti già  visti,  e che con piacere rivisito, tra trionfi di mosaici,  significati  e   contenuti,  San Vitale e Galla Placidia,  Dante e poi Castello Estense a Ferrara,  Isabella,  Beatrice e Lucrezia. …

Passaggio a M.

Era da molti anni che non transitavo per M. Il nastro d’asfalto che congiunge T. a L. non è  più  un rettilineo come capitava di vedere e  che in giornate assolate e afose come queste,  e soprattutto alle 14,  brilla e fa tanto effetto bagnato. Rotonde stradali son cresciute e con loro anche una pista ciclabile sopra le auto che transitano in entrambe le direzioni. Sulla piazza a sinistra,  guardando L,  ora vi è  il Municipio: dopo tanto tempo e un referendum finalmente non è  più disperso e frazionato tra L,  B e C. che poi i suoi aerei erano lontanissimi da qui.  Eri dello stesso paese ma per un numero civico in più  finivi in altro con c.a.p. differente.  Nelle giornate limpide,  dalla fermata del bus,  si riconosceva  il campanile di L,  il paese “capolinea”che lentamente, ciondolante e ciondolando, avrebbe riportato in citta’ alcuni utenti. La pasticceria A. da destra si è  trasferita a sinistra mantenendo stessa ditta e stesse bonta’.  Oggi e’ chiuso per ferie ma le paste,  dicono,  son sempre buone. Costruzioni son cresciute a dismisura e a tratti M. è  un paese irriconoscibile. Alcune vie e strade però  le riconosci anche ad occhi chiusi come gli orari dei bus,  che restano cristallizzati nella memoria a dispetto degli anni,  il penultimo e l’ultimo che riportavano a Torino solo il fisico lasciando un pezzo di cuore sotto la pensilina,  che sembra sempre identica a quella di una manciata e più  di anni passati. La pizzeria è  identica a quella che conobbi una delle prime volte in cui mangiai la pizza a M. Non ricordo se buona  o meno ma l’emozione di quel lume di candela si.  Anche via d. A. si stenta oggi a riconoscerla,  a tratti. Il ponticello non c’è  più ma le villette a schiera son sempre li,  con i loro orti in fondo. Così come il cancelletto e quei pochi gradini e il tempo,  fermo e  che solo e soltanto pet pochi secondi sembra non essere passato. Sarebbe bello poter esercitare ancora la descrizione stancando probabilmente  l’eventuale lettore,  ma…  Tutto e’ così dolce e molto bello come un bacetto perugina in un a domenica d’agosto alle 14.

15 8 2018

Diventa quasi  imbarazzante augurare buon ferragosto dopo la sciagura di ieri,  a Genova: il crollo del ponte Morandi. Una sciagura. Ieri pomeriggio alcuni canali tv rimandavano le immagini del disastro con  la pioggia battente,  incessante,  a dirotto, quasi a voler significare che nelle tragedie,  nulla poi viene a mancare, (insomma,  non ci facciamo mancare proprio niente),   le case a ridosso,  sotto quel tratto di ponte,  rimasto in piedi, (sotto quel ponte, che doveva sembrare a molti,  un tetto aggiuntivo),   i soccorsi,  la confusione,  i fasci della ferrovia,  il letto di un fiume,  un furgone a pochi metri dal precipitare, (e molti altri,  caduti,  in seguito al crollo) il viadotto sulla A 10.  Impariamo tutti alcuni nomi e altri ne ripassiamo. Che quel ponte,  simile alla lontana,  a quello americano,  ricordava a molti  “la gomma del ponte”,  che ad inaugurarlo fu un Presidente della Repubblica,  Saragat (1967)  e che le problematiche furono molte,  fin dagli inizi,  anche se,  a detta di molti,  avrebbe aiutato a “decongestionare”  e molto il traffico.  La “camionabile” qualcuno la chiamava. Ancora,  la “Gronda”.  E poi,  i titoli dei giirnali di questa mattina,  più  o meno così : “Come in guerra”,  Genova ferita”,  ” Genova divisa in due”. Il pensiero ovviamente va alle vittime e famigliari e a tutta Genova. Poi sarà  il tempo per accertare responsabilità  e ricostruire,  rispettando la natura,  il suolo,  utilizzando nuovi criteri. Ricordo il ferragosto di anni addietro,  Sandro Curzi,  direttore di un giornale,  scriveva sempre il suo editoriale,  con lo stato del Paese,  augurando un buon ferragosto e sperando in qualcosa di migliore,  a partire da domani.

13 8 2018

Dicono che ferragosto sarà  con l’ombrello.  Dipende dove.  Nel frattempo le stelle son cadute,  chissà  dove e i desideri chissa’ quali e per chi. Tra le mani,  un libro,  appena concluso: “Marcia su Roma e dintorni” di Emilio Lussu.

È un libro storico,  che narra vicende storiche sarde e dell’autore,  Emilio Lussu,  tra il 1922 ed il 1926.

8-8: infinito su infinito

Infinito su infinito. Così si diceva l’8-8 e in quel modo idi intendere l’8-8 del 2008,  in molte coppie,  in Cina,  finirono,  dopo un periodo di fidanzamento,  per convolare a nozze. Era l’anno delle Olimpiadi e dell’amore infinito, concesso da due numeri distesi,  che si piacciono e pronti all’amore: 2 otto…  Così era  e così piaceva. A molti. Ma l’8 agosto lo ricordo per la grande tragedia sul lavoro a Marcinelle. Correva il 1956.  Nel 2006 mi trovavo dalle parti di Bruxelles,  in un bar.  Leggevo i giornali insieme ad altri avventori e dialogando scopri`che erano stati come ogni anno,  il giorno prima,  “proprio li”,  sul luogo della “castrofa”. Comincia i a leggere,  informarmi,  vedere video e canzone “carbone” e ogni volta che posso,  in classe,  ne parlo.  Quest’anno,  alcuni maturandi,  trattando il tema sul lavoro,  il conflitto capitale-lavoro,  lo sfruttamento,  il concetto di nuovo lavoro,  encicliche sociali, globalizzazione ecc.  ecc. ne hanno ampiamente illustrato la storia nelle loro tesine. E una ha preso anche 100. E oggi, due messaggi da loro,  chi al mare e chi in cerca di lavoro:”Prof. oggi abbiamo ricordato la tragedia di Marcinelle. La catastrofa. “

5 Agosto 2018

Madonna Della Neve. Da una delle tante botole,  poste “solennemente” in cima, osservando il soffitto della Basilica di Santa Maria Maggiore,  a Roma il 5 agosto di ogni anno, come per magia,   “scende neve”.  Più  volte mi è  capitato di partecipare a questa funzione;  o perché  stazionavo a Roma o perché “in avanzo di tempo” e in procinto di prendere altro treno,  direzione Salento.  E ogni volta,  con zaino o senza,  sempre sotto una cappa di afa o sole africano,  a “fette”, con la mia bottiglietta dell’acqua  (come tanti altri): “Mangiatorella” era la mia,  tra le mani,  con la “scucchia” protesa verso l’alto ad invidiare quella “neve” anticipatrice di un tempo,  certamente più clemente e  fresco. Non solo l’occhiata al calendario e la giornata dedicata a Santa Maria della Neve (Santa Maria e’ una festa molto sentita in Salento,  con Villa e banda e bancarelle di dolciumi e giocattoli di ogni tipo e nonni in coda alla posta per il ritiro della  “paca”  anche quando nel corso degli anni non è  più paga ma pensione) mi riportano contemporaneamente a Roma (non certo la spiaggia “Tiberis”) e in Salento ma in particolar modo rivivo Roma grazie alla conclusione del libro di P. P. P. “Vita Violenta”.  Questo Tommaso,  protagonista,  nel bene e nel male,  del testo,  con la sua crescita personale,  sociale,  politica e l’amore per Irene mi hanno lasciato davvero il segno. Quando si termina la lettura di un libro è  un po’ come lasciarsi con una persona cara,  che ha instillato qualcosa dentro,  un mix di emozioni alle quali,  per molto tempo,  non si  riesce a dare un nome,  conoscerle,  riconoscerle. Certo non voglio svelare nulla di questo testo ma i personaggi li ho trovati unici, grezzi e delicati allo stesso tempo,  con tratti  psicologici simili  a quelli narrati  da Dostoevskij.  In particolar modo, Tommaso e Irene. La profondità dell’animo umano,  la discesa negli abissi e la voglia di riscatto. Ecco,  Tommaso ha avuto una grandissima  voglia di riscatto. Anche nel congedarsi,  dagli amici: “non state qua con me. È  domenica,  andate a divertirvi… “,  più o meno,  questo è  il senso della frase in uno degli ultimi versi che non descrivero’ (mi piacerebbe invogliare i miei studenti alla sua lettura). E poi l’amore per Irene e quello di questa per Tommaso. Un bellissimo libro. Davvero.

Bologna 2 agosto. 10. 26

2 agosto. Il treno corre,  i momenti di spensieratezza alle spalle e tra poco identica sorte tocchera’ al  mar Adriatico: lasciata Rimini,  sulla destra,  direzione Nord, mentre si allontana sempre più, col suo porticciolo,  il ponte,  l’arco,  e   mentre l’intercity Pescara Milano accelera la sua corsa e rende sempre più  distante ogni cosa. È  sempre triste lasciarsi cosi,  ma è  la vita,  il suo corso,  e la corsa  di questo treno. Poi,  molto sfuma,  “vola” via: alberi,  case,  trattori,  terra appena lavorata. Frutta,  alberi da frutta,  chi la raccoglie,  chi no,  cassette piene e vuote,  lavoro, uno stadio,  sulla sinistra: e’ Cesena,  che “mi ritorna in mente” quando era in serie A,  con un grande giocatore,  passato poi al Torino. E’ Cesena,  che il “notturno”un tempo rasentava la cittadina alle 0.1. 50,  e in tanti a correre al finestrino,  quando l’aria condizionata ancora non c’era e piaceva godersi la notte a molti. Ed erano sicuramente certe notti. E piaceva guardare davanti,  che indietro c’era rimasta la fabbrica e le sue porte e finalmente si era in ferie! E pace alle zanzare e a quel caldo appiccicoso. La tredicesima rendeva un pochino piu ricchi,  e  con quella e lo stato di famiglia si faceva il biglietto per tutti e il Sud era a portata di mano.   Ah, si intende: posti in treno rigorosamente a sedere;  per  le cuccette non sarebbero bastati i soldi di quel premio produzione. Poi,  e’ la volta di Faenza,  con un giro che non so se “di do” ma di memoria “si”, e spunta con il ricordo del treno delle 7. 30,  un cuore di metallo senza l’anima, e  Marco che chissà dove è,   ora,  e se ogni tanto ci pensa ancora,  a Laura.  Laura che nel frattempo e’ cresciuta e divenuta famosa. Quello era il tempo della Laura piccolina,  studentessa  e al Festival,  così che ogni volta che ci passi,  da questa cittadina, ripensi a quel periodo e alle sue nebbia (cittadine)e al suo buon cibo. E a quelle sue canzoni che fecero amare,  innamorare e piangere. Strani amori. Il cibo peto’,  quello si che rende allegri! E poi,  le vacanze di Natale,  il freddo pungente,  le belle ragazze… poi lentamente arrivi a Bologna. La locomotiva tossisce,  rallenta,  non riesce ad espettorare,  neanche dando un colpo con la mano. Un paio di gocce scivolano sul finestrino. Umore acqueo della locomotiva. Sono passate da poco le 10 di mattina. È  il  2 di agosto.  “Io non dimentico”. C’è  il bus 37 in piazza,  oggi,  come nel 1980, che da bus cittadino divenne ben presto una sorta di ambulanza dopo lo scoppio di  quella bomba lanciata propria nella stazione di Bologna. Io non dimentico.  Sono le 10. 26. A Bologna.

Un altro mondo è possibile!

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