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Epifania, tutte le feste si porta via

“L’Epifania, tutte le feste si porta via”, così esordiva mio nonno, al mattino presto del 6 gennaio,  senza dimenticarsi  di noi nipoti,nel  porgerci una calza, corredata al suo interno da qualche mandarino, frutta secca, caramelle, quelle classiche monete al cioccolato, sigarette, rigorosamente di cioccolata e…lire, che ora come ora, non saprei ricordare e quantificare. E insieme alla calza, si ergeva a storico della domenica, inanellando “conditi” racconti privati all’interno della storia pubblica, spaziando da “tessere per lavorare”, orgogliosanente da lui, mai richieste, e anni nella resistenza, sua e dei suoi fratelli. E anni, suoi, di come era la Befana….Ricordo ancora il suo viso, invecchiato precocemente come potevano esserlo quelli di tutte le persone che hanno conosciuto la guerra, gli stenti e le sofferenze imposte dalla ricostruzione di un Paese che usciva da molto, con le “ossa rotte”. Poi era la volta del “manifestarsi” in cucina  di mio padre: “con la festa dell’Epifania, da domani, chi a scuola e chi al lavoro”, forse. “Ma se la fortuna dovesse mai  bussare da queste parti…” nell’atto di mimare che probabilmente non ci sarebbe piu’ andato,  sventolava come una bandiera  i biglietti della Lotteria Italia, abbinati a qualche programma televisivo. Come se la fortuna davvero avesse avuto il compito di bussare da quelle parti. Ma questo, era enunciato con solennita’ più forte  solo dopo il classico dolce, la focaccia del dopo pranzo che aveva oramai  sfrattato e dichiarato chiuse le maratone di pandoro e panettoni. In fondo, a ricordare bene, era proprio l’estrazione finale, la lotteria italia, l’atto conclusivo delle vacanze natalizie, piu’ che della focaccia e la sua fava. A sera, poi, tutti davanti la tv, a sentire il nome di citta’, e serie e numero dei biglietti estratti. A ricordare ancora bene, c’era poi sempre qualcuno che aveva parenti residenti in altre grandi e piccole  citta’, e/o piu’ spesso paesini, che richiedeva un paio di biglietti come regalo natalizio. E nello “scendere” per lo stivale, con il treno, là dove questo sostava un pochino, giu’ di corsa, fiondandosi, con il rischio di perderlo, lasciando famiglia e  bagagli, a fare incetta di biglietti nel giornalaio -edicola “stazione”. A sera poi, nel caldo della cucina, dopo che  qualche foglio, era stato sfrattato dal quaderno, lapis (come amava chiamate le matite il nonno)gomma a corredp e tutti in religioso silenzio. E ovviamente, le trascrizioni dei numeri e serie  e l’immagine di citta’ e potenziali vincitori. In ultimo, tornando al racconto mattutino, l’apparizione piu’ dolce, del 6 gennaio, era quella di mia madre, che ne ricordava, redarguendoci,  il senso religioso, della manifestazione di Gesu’ al mondo.  “Oggi Gesu’ appare ai Re Magi. Ricordate. I re che seguono la stella per rendere omaggio al Re dell’umanita’ fattosi povero”. E difatti, nel Presepe della Basilica di Maria Ausiliatrice, facevano la loro comparsa i Re Magi, amorevolmente posizionati dal sacrista Torre in una stanza della Basilica composta  da giochi di specchi. Quindi, a seguire, messa, oratorio e il “cate” (figura del catechista appartenente al mondo salesiano) che bombardava noi ragazzini, appena usciti da messa, sulla predica del prete,  sul senso della festa, dell’Epifania, il suo significato mentre  tutti noi scalpitavamo per una partita a pallone o calciobalilla. Poi fu il tempo delle “ragazze”fidanzatine, biondine o morette, guarda caso,   “animatrici”, che chiudevano il ciclo delle feste dell’oratorio, vestite, o mascherate, rigorosamente da Befane e che quindi ti  inchiodavano tutto il giorno a diventare spettatore di quello spettacolo senza nemmanco riconoscere la tua  lei. Ovviamente,  per la focaccia e la fava, la dea bendata, aveva deciso diversamente.Poi…e poi…a piazza Navona così come in quelle torinesi le Befane si fanno largo tra ingorghi stradali e code kilometriche direzione saldi e outlet. La gente pare impazzita. Qualcuno ha in mano foglietti di carta, con i prezzi dell’altro giorno, ante saldi e quelli di oggi, “saldati”. Manco fossimo nel 2002, anno dell’entrata in circolazione dell’euro, cartellini esposti, 4: lira prima, lira dopo, euro prima, euro poi. Commercialisti e ragionieri si aggirano per lo “Stivale”.

L’Epifania tutte le feste, con i soldi, si porta via…

23 Dicembre

Nel mio breve giro, confuso tra confusi “corridori” o “maratoneti” dello shopping forzato dell’ultimo minuto, ho come meta l’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Dopo la visita di alcune classi, e delle loro richieste, in formato letterina, con grande rispolvero delle vecchie ma buone abitudini, oggi è il mio turno: sono sotto l’albero, appena catapultato dalle scale mobili della metro torinese. Ho un paio di letterine da depositare su qualche ramo, dell’albero: trovare un piccolo pertugio richiedera’ una gran fatica; faccio il “giro-giro tondo” intorno all’albero, ma senza cascare, non io e non il mondo, dando una rapida occhiata di quel che chiedono cittadini, turisti, viaggiatori. Pensando all’articolo de La Stampa di un anno fa, di cosa saremo “In deficit questo anno che ci lasceremo alle spalle tra pochi giorni?” L’anno scorso eravamo, a dire in punta di penna del cronista, in deficit  di…gioia. Lascio il mio bigliettino, intestato “tipografia salesiana” e due righe di Gianni Rodari, autore capace di riportare sempre ai tempi e ai luoghi dell’infanzia ognuno di noi. Riportarci al come eravamo: Letterina, fiocco che incorniciava il grembiule, viso sorridente e noi sempre, camera e obiettivo davanti, a far finta di scrivere. Alle nostre spalle la vecchia  cartina geografica dai nomi e posti cosi lontani…un albero e un piccolo Presepe al nostro fianco. Ah….le tanto belle scuole elementari…

Lungo il tragitto, tra piazza Carlo Felice e via Roma, proseguendo verso piazza San Carlo e procedendo oltre, verso piazza Castello, è  tutto uno sfavillare di  luci e alberi. Le orecchie, nonostante il cappello calcato bene bene,   raccolgono dagli sportivi delle compere in “area cesarini” menu’ e telefonate fatte e da fare, conti, scontrini, regali fatti, da fare, e se quel parente lo merita oppure no quel tal regalino o anche solo un augurino. Le piu’ belle e simpatiche sono le coppiette che si accompagnano in questo mare di fente e vetrine ch continuamente invitano e richiamano ad entrare. Ah come rileggerei ancora una volta il magnifico “Canto di Natale” di Dickens. Di pensiero in pensiero,  un altro corre a Charlie Chaplin: conservo da qualche parte  un biglietto d’auguri di Natale datomi da una carissima amica con una sua cirazione. Lo ricordo perché era scritto su di un biglietto a forma di cuore e le cose di cuore, si sa, restano per sempre. Nella testa e nell’andamento delle gambe girano e concorrono ad accompagnarmi  musiche e canzoni di De Gregori: fra due giorni è “Natale” e “Gesu’ Bambino”. Testi e musiche bellissimi: strizzo idealmente  l’occhio a chi a suo tempo mi condusse all’ascolto del cantautore anche se, a quel tempo, erano altre le canzoni: “Ti leggo nel pensiero” e “4 cani”.  Il giro si chiude con una “puntata” al Circolo dei Lettori, dove, sia nell’atrio, sia al Circolo fanno bella mostra bellissimi alberi. Quello del primo piano, è bellissimo. Come sempre. Ci sono tante sedie vuote. Staziono un pichino.In una tasca, approfittando dei tempi vuoti, leggo sempre qualcosa, e oggi, in questo periodo, è la volta de “Il giardino dei Finzi Contini”. Un pochino, a dire il veto, sono rimasto con la testa a Ferrara, avvolto tra la sua nebbia e la grande bellezza, sospeso tra il Castello, i palazzi Rinascimentali, Isabella d’Este e Lucrezia Borgia, è tra Micol, che immagino bellissima, biondina, occhi azzurri, ed il giardino. Dei Finzi Contini.

Lascio Il magico Natale di Gianni Rosari.

RODARI, Il magico Natale.

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Fermate poetiche

Mi sono reso conto che la “produzione” del blog ha conosciuto una “fermata” da piu’ giorni. Eppure di cose interessanti che hanno suscitato curiosità e riflessioni ce ne sono state. E quindi, “inchiostro”alla penna. E anche di numerose, oltre che interessanti. Capita. A volte.  Di rilassarsi e dedicarsi ad altro. Per esempio alla lettura. Per non parlare poi dei “buoni consigli” della scuola. E quest’anno sono davvero tantissimi. Ma partiamo dai fatti da accennare. Dalla “sVentura”, alla panchina Ikea, a livello “nazionale”, prodotta virtualmente sui social dopo il fischio finale di Italia-Svezia. “Luci a San Siro” spente, o mai accese. Lacrime di Buffon per un viaggio mancato. Lasciamo pero’ tutto cio’ e dedichiamoci alle bici verdi e arancioni che spopolano  a Torino (grazie ad una app è possibile prendere a noleggio una bici con pochissimi centesimi e lasciarla non necessariamente in stalli o stazioni ben delimitate come accade per le bici gialle”comunali”. L’importante è non intralciare strade, vie, ecc.ecc.). Nello snocciolare gli eventi, non mi sono fatto mancare un’uscita presso l’oratorio della circoscrizione, ora gestito dai Salesiani, e una breve spiegazione sulla validità del sistema pedagogico del Santo sociale torinese. L’oratorio e il cortile come elementi necessari alla costruzione e conduzione della casa e/cosa comune. Ogni casa salesiana possiede un cortile e una sala giochi. Iniziativa apprezzata e lodata tra giubilo di un pallone che entra in rete, come metafora di una buona vita, ed una pallina che entra nella porta di un calcio balilla. Insomma, un’ora buona e dolce di buone pratiche e una fetta di pane e nutella a condire gioia ed entusiasmo adolescenziale. Le curiosità e le novita’, certamente, sul  percorso cittadino, non si fanno certo mancare. Nuove “fermate poetiche”sono state installate in via Pietro Micca.Difficile accorgersene, dato il frastuono e la confusione cittadina che hanno anticipato “la vigilia” di Natale.  Mi fermo, leggo, incuriosito, rifletto..all’ombra della Mole e di mille luci di luci d’artista.

Tutto nella giornata del 3 giugno…

Nella notte le sirene continuavano il loro “lavoro” ininterrottamente. Suono,  corsa,  suono… Dirette verso piazza San Carlo e da qui,  ai Pronto Soccorso della citta’. In programma,  in  serata,  a Torino,  era prevista la finale Juve- Real Madrid,  trasmessa attraverso  il maxi-schermo come normalmente e’ avvenuto in  occasioni simili.

Al terzo goal, del Real Madrid,   in piazza San Carlo, (il salotto torinese) dove in trentamila si erano radunati e assistevano alla finale di Champions,  un botto e poi improvvisamente migliaia di corpi in fuga, che solo fino a pochi secondi prima erano “spalla a spalla”,  nel vedere,  tifare,  imprecare;  all’improvviso, e,  dopo quel botto,  eccoli,  trentamila  a correre all’impazzata cercando una via di fuga. In mattinata la notizia era che il numero dei  feriti si aggirava intorno ai 1500. Moltissimi hanno fatto ricorso alle cure del Pronto Soccorso. Sulla piazza un tappeto di vetri e cocci di bottiglie  (che non avrebbero dovuto) e che hanno causato tagli e ferite profonde ai  molti che cercavano una via di fuga dalla piazza. Il tutto a pochi minuti dal triplice fischio che avrebbe consegnato per il secondo anno consecutivo alla squadra spagnola. Risultato finale,  4 a 1 per il Real. Giornata che aveva segnalato attentato a Londra.

Una giornata davvero triste,  anche per un altro fatto:   nel pomeriggio era stata data   la notizia del furto della reliquia (il cervello) del Santo dei giovani,  San Giovanni Bosco (nella foto l’urna del Santo nella Basilica di Maria Ausiliatrice). . A Castelnuovo don Bosco infatti era conservata la reliquia del  cervello del Santo fondatore dei Salesiani conosciuti e presenti in tutto il mondo. Reliquia trafugata nel Tempio del Santo.

 

Firenze-Faenza -Bologna

firenze-foto-borrelli-romanoLasciata Firenze,  le sue meraviglie e bellezze,  la destinazione e’ Faenza. 100 km di strada ferrata e “quasi mare di colline” e oceano di alberi spogliati e senza parrucca bianca,  separano il capoluogo fiorentino con la citta’ romagnola,  adagiata  quasi al confine con la Toscana. A meta’ strada,  un saluto al luogo natio di Dino, (Campana)  a quello dell’amore sui con Sibilla,  alle rose e al loro “viaggio chiamavano amore”.  E uno sguardo quindi al contenitore di tutto cio’: Marradi,  terra di sagre e di castagne (tutte le domeniche di ottobre).  Un’ultima occhiata a qualche documento,  la’ dove studio’ il grande Dino Campana (presso i Salesiani),  Istituto non piu’ dei Salesiani e un altro a quel che resta dell’edificio  in via di ristrutturazione.  faenza-3-1-2017-sales-d-bosco-foto-borrelli-romanoSuperato il portone di un antico e nobile palazzo,  l’atrio,  ecco a sinistra una “manica” dove sono collocate  aule,  forse luighi per corsi universitari,  forse logopedia.  Numerose targhe ne ricordano il direttore e i benefattori e ovviamente,  il passaggio di Dino Campanafaenza-3-1-2017-foto-borrelli-romano. All’interno del palazzo si apre uno di quei cortili cosi tanto simili ai  quelli salesiani,  fondamentali nella pedagogia di don Bosco20170102_171259 20170103_211935. A chiedere che ne è  stato di tutto cio’ alcuni ne sanno davvero ben poco.  Un gruppo di ragazzi si ritrova tutte le sere,  nel cortile,  un ritrovo, forse ignari di chi era don Bosco. Faenza e’ una bellissima cittadina dotata di  una stupenda piazza,  “Del Popolo”,  colorata al suono di una musica;  un loggiato,  un Duomo,  Cattedrale,  20170102_171259del 1400 (iniziata nel 1474 e terminata nel 1515)circa,  il cui vescovo è  Monsignor Mario Toso.  faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliUna scalinata,  una fontana ed un albero di Natale separano quello della piazza.   faenza-3-1-2017-foto-borrelli-romanofaenza-3-1-2017-foto-romano-borrellifaenza-3-genn-2017-foto-borrelli-romanoUna staffa di cavallo con due porticati e tanti localini uno piu bello dell’altro. Il freddo e’ pungente e nella nebbia ci si perde. Nebbia fitta e luci e dolci melodie si spandono nel centro cittadino. Su molti scalini che dividono porticato e loggiato sostano elfi e babbi natale. A sera la piazza del mercato e’ un posteggio con macchine in sosta per chi ha deciso di consumare la serata in citta’,  in centro,  scegliendo tra uno dei molti  locali aperti.  Al mattino,  prima di riprendere la strada verso Bologna,  non mi faccio mancare una buonissima colazione presso il bar Rossini,  gia’ testato in precedenza. Le ragazze del bar  sono affabili e professionali. Il locale e’ animato,  pur essendo passate da poco le 7 del mattino. Sul bancone fanno sfoggio paste che si presentano davvero buone. 20170103_081830Il cappuccino è  servito in un tazzone enorme che andrebbe bene per due clienti.  Sui tavolini,  ogni tipo di quotidiano aspetta per diffondere a moltitudini di mani le voci del giorno ptima. La Voce e’ uno di questi. Due chioschi di giornali distribuiscono alcune copie di quotidiani a clienti appena arrivati li in bici. Dopo aver pagato e scambiato qualche parola con i giornalai, le bici si perdono,  tra le stradine di questa graziosa cittadina. Ma per perdersi,  qui, basta davvero poco. Nebbia. faenza-3-1-2017-foto-romano-borrelliTutto è  famigliare e i rapporti cordiali;  animano il centro rare persone a piedi che recuperano il centro della piazza per buttare l’occhio a terra dove luci di ogni colore disegnano chissà  cosa di speciale,  per poi sparire alla mia vista, verso la lunga via Mazzini,  la direttrice che avvicina alla stazione.faenzs-2-1-2017-borrelli-romano-foto20170102_170711 La stazione e’ al fondo del viale,  subito dopo l’Istituto di ceramica. Il mio treno e’ annunciato. Bologna e’ li che aspetta,  come sempre. Faenza e’ bellissima. Ci tornero’. Peccato che l’Istituto Salesiano non esista piu’ dal 1999… Faenza,  anni fa la abbinavo ad un treno,  una canzone,  un viso di una cantante timida,  giovsne,  una maturanda,  degli anni ’90,  la Pausini. Ora so che Faenza e’ davvero tantissimo. Molto. Faenza e’.. 20170104_084128bologna-4-1-2017-foto-romano-borrelli

Buon Natale

torino-25-dic-2015-foto-borrelli-romanoAnche l’ ultima casella del presepe posto in piazza Castello,  a Torino, è  “saltata”: torino-pzza-castello-25-12-16foto-borrelli-romano25 caselle aperte dal giorno in cui la Presidente della Camera Boldrini il primo dicembre inauguro’ l’accensione dell’albero. Buon Natale. Santa Messa a  mezzanotte in numerose Basiliche e Chiese torinesi come da tradizione.  Al termine della santa messa di mezzanotte,  per le strade adiacenti quelle, sembrava ancora giorno.  E cosi dalle parti di torino-25-12-2016-m-ausiliatrice-borrelli-romano-fMaria Ausiliatrice dove all’oratorio don Bosco c’e’ stato tempo anche per una fetta di panettone e un brindisi fra amici e “vecchie glorie”. torino-25-12-2016foto-borrelli-romano20161225_110329 Ovviamente dopo messa. Campane a festa,  “è  nato,  è  nato”.  In giornata poi,  in ogni casa si dava luogo a tornei interminabili di mascelle e alta cucina e giochi di gruppo rispolverati esattamente un anno dopo insieme a regole fai da te. Maratone di ogni tipo,  quindi e lunghe passeggiate,  nel pomeriggio a smaltire qualche etto di troppo e uno “struscio” a favore di una sfilata di capi d’abbigliamento nuovi di zecca.20161225_18360320161225_183845 Alla stazione gli ultimi ritardatari inoltravano la loro letterina a Babbo Natale e molti altri,  deposti i libri scartati  durante la notte,  (appena iniziati e lasciati a favore di altro), si dedicavano alla dolce lettura dei desideri piemontesi con un occhio a qualche vetrina “scandalosamente”aperta per le feste. C’era una volta “ricordati di santificare le feste”…

25-12-2016-foto-borrelli-romanoTanti auguri,  Buon Natale.

Quasi… Natale

torino-17-12-2016-foto-romano-borrelliEra da un po’ di giorni che non lasciavo segno,  qui sopra, immerso tra lezioni,  corsi e lezioni avvolto in una nebbia da capogiro. foto-borrelli-romano-circolo-lettoriCosi,  dopo aver ultimato la relazione su Simenon e la sua “Belle”,  il suo “orologiaio”,  decido di fare due passi e ritornare in Circolo. Un passaggio tra chi di lettere è  di casa,  le scrive,  le legge e le ripone in Circolo.  In bella vista. Qui si che e’ un bellissimo posto. Ne approfitto e compero la tessera per farmi il regalo di Natale.  In una atmosfera natalizia ormai quasi giunta a  destinazione,  l'”Avvento del Natale”,  e’ un via vai continuo fra vetrine doni e pacchi che reclamano precedenze: via Roma,  Lagrange,  Po. Un rito e un giro  di Luci d’Artista.   torino-p-ta-nuova-17-12-2016foto-borrelli-romanoA Porta Nuova “fiorisce” l’albero e maturano gli auguri di ogni risma. Una veloce lettura alle “letterine” 20161217_16442020161216_08274620161216_082840lasciare nei giorni scorsi e via,  tra la dolcezza della musica perdersi per le vie e letorino-p-zza-s-carlo-fot-borrelli-romano-17-12-16 piazze di Torino.

8 12 2016

torino-porta-nuova-fs-foto-romano-borrelliTorino 8 12 2016. Dalle parti di Valdocco,  un cortile,  un pallone,  allegria e che la festa cominci,  come piu di cento e “fischia” anni fa anni fa quando bastava un  solo. .. fischio. Senza competenze. torino-valdocco-8-12-2016-foto-borrelli-romano. E si: oggi per il mondo salesiano e’ festa. Si ricorda infatti la nascita del primo oratorio di don Bosco,  a Torino,  in via Salerno 12. Che poi realmente è  incastonato fra le vie Cigna,  Sassari,  Maria Ausiliatrice e la perpendicolare,  Ravenna. Sul campo in erba sintetica in molti ci hanno giocato e “palla al centro” incontrati e innamorati. All’oratorio,  il “primo”,  recita una targa entrando in una casa che è  di tutti. Ma proprio tutti. In reata’ non è il primo in assoluto data l’esistenza,  a Torino (1822 circa) di quello di don Cocchi, creato un ventennio prima  dalle parti di quella che oggi e’ Barriera di Milano; le personalita’ dei due fondatori erano differenti e don Bosco come si sa,  lancio’ anche un suo sistema pedagogico. E da qui,  dall’oratorio salesiano,  la nascita di temi quali lavoro,  educazione,  scuola,  “pane”.  (temi descritti nella mia tesi insieme al nuovo “lavoro”. torino-8-12-2016-pzza-s-carlofoto-borrelli-romano Oggi,  in centro è  cominciata la corsa (meglio sarebbe,  la maratona ) o la caccia al regalo. Questo,  in pubblico come nelle case private.  torino-8-12-2016-galleria-s-fed-borrelli-romanoGli alberi di Natale compaiono in ogni dove mentre scompaiono le “casette” con salumi,  provole e dolciumi di ogni tipo da alcune piazze torinesi. Il rispetto dello stile architettonico  delle piazze sabaude è  fondamentale. E mentre compaiono “addobbi” di carta con gli auguri di passeggeri e passanti nel “non luogo” dello scalo ferroviario torinese  (nell’atrio) scompare il mio primo augurio20161206_152050,  in assoluto. Un augurio postato solo due giorni fa su questo blog dopo averlo posizionato su carta stampata “tipografia salesiana”  tra rami ancora “spogli” di carta ed emozioni.  Pazienza. torino-p-ta-nuova-8-12-2016-foto-borrelli-romanoMi godo Porta Nuova che è  bellissima,  con il trucco rifatto a nuovotorino-porta-nuova-8-12-2016-foto-romano-borrelli. E’ una bella signorina,  dal trucco rifatto. Arcate,  due conchiglie e la bandiera italiana. Il suo atrio,  come una bocca,  ingoia e restituisce passegferi e passanti a tutte le ore.

A Porta Nuova è tornato l’albero di Natale

torino-porta-nuova-foto-borrelli-romano-6-12-2016A Torino Porta Nuova è  arrivato -ritornato l’albero di Natale sotto l’atrio. È  bello,  diverso dagli ultimi. “E’ bello come la scuola dove insegno”. Non ho resistito alla tentazione. E’ davvero diverso da quelli degli anni precedenti documentati dal quotidiano torinese La Stampa e…. dal blog!! Stamattina,  sotto l’atrio,  una giovane donna suonava al pianoforte, musiche romantiche,  il tabellone “giocava” con gli arrivi e le partenze,  ed io,  con la fantasia mentre  il cuore batteva al rumore dei treni,  oltre l’atrio rimanevo incollato e così gli occhi e le orecchie.  Voglia di partire,  andare,  viaggiare.   Ho staccato un foglio e ho scritto i miei auguri. Su carta “tipografia don Bosco”. E’ il primo biglietto.  Vado in biglietteria e. . . ne stacco un altro. 20161206_152050Eccolo. Poi son tornato indietro e l’ho modificato un pochino. Un augurio di cuore,  dal cuore,  il mio,  al cuore di tutti.torino-foto-borrelli-romano-porta-nuova Buon Natale a tutt*.

Perugia, ciao

“Ciao Perugia”.  E buon agosto anche se ci sussurra con piogge e vento che il sig. settembre si avvicina a 30 passi. 30 7 2016, Perugia.Borrelli Romano fotoPerugia.30 7 2016,foto Romano BorrelliPerugia.30 7 2016.foto Borrelli RomanoPeruhia.30 7 2016.Romano Borrelli foto.20160729_153435Perugia, 30 7 2016 Romano Borrelli foto30 7 2016 foto Romano Borrelli.PerugiaBuon viaggio,  mi occhieggia e sembra voler dire  ancora il Corriere dell’Umbria” adagiato sul bellissimo libro della Chiara Frugoni,  “Quale Francesco?  Il messaggio nascosto della Basilica superiore ad Assisi. Edizione Einaudi”1 8 2016.foto Borrelli Romano. Pensavate fosse sufficiente una micro guida al prezzo di sei euro impegnando anche  la carta di identita’? Certo che no. Si e’ in cammino,  verso il meglio. “Io studio” e’ la risposta piu’ appropriata a quanti ci vorrebbero soli nel nostro recinto. Io ci provo.  Pollici su,  like,  cuori  e reazioni,  Non mi importa. Questo per restare in comunità  virtuale. Per il resto si: voglio il meglio per me e la scuola. Restando ai giorni di vacanza-studio.  Posso confermare di aver trovato una parte di Umbria davvero interessante,  bella,  dove arte,  cultura,  musica,  enogastronomia non hanno confini. Umbria,  un capolavoro. In vetta al mio gradimento Perugia e AssisiBorrelli Romano foto,  già  visitata in doppia “seduta” dove oggi mi rechero’ ancora una volta prima di fare un “coast to coast” verso l’Adriatico. Assisi,  citta’ che si prepara per la visita del Papa,  di ritorno da Cracovia e i suoi giovani della giornata giovanile mondiale. Assisi che si prepara a vivere un momento bellissimo: “il Perdono di Assisi”. Giovani spronati a fare della propria vita un capolavoro. Andare e camminare senza essere “uomini divano”.  Per restare in tema,  bellissima Passignano sul Trasimeno coi suoi 4 rioni  che si sfidano nelle singole prove. “L’incendio” al castello,  la corsa delle brocche,  prove singole e poi la corsa,  il palio delle barche. E poi colori: nitidi,  vivi,  per vivere in maniera tale e non in bianco e nero. “Vivere  a colori”  e “andare” motti dell’estate 2016.  E che dire poi del Trasimeno? Luci bellissime,  tramonti belli,  morbidi,  che invogliano ad abbracciare  ogni singola cosa di questo territorio e provare ad ammorbidirsi dentro e fuori. E i girasoli poi? Fantastici. Del cibo poi preferisco non parlarne ma… mangiare,  anche quando era “Street food”  avendo tra le mani un panino con la porchetta e la crescia con verdura e salsiccia. Umbria,  terra di santi,  un po’ come Torino,  dei santi sociali. 20160730_07531720160730_20133520160731_060614Anche qui sono presenti i salesiani che svolgono un lavoro attento e fondamentale in questa città  dalla forte presenza universitaria. Bhe’ che dire ora? È  il momento di andare… buon cammino allora. 20160730_201427