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Pasquetta a Torino (2015)

Torino capitale dello sport 2015 Torino, 14 febbraio 2015. Foto, Romano Borrelli(tante vie cittadine lo rammentano).  Pasquetta 2015 a Torino. Quali luoghi migliori dove passare la giornata se non al LingottoTorino 6 4 2015 Lingotto.Foto Romano Borrelli (un ritorno, dopo Capodanno, quando dopo un caffe’ dal profumo di Salento, bar pasticceria Elba, provai a raggiungere questa passerella) e al Parco DoraTorino Parco Dora 6 4 2015.foto, Borrelli Romano? Il primo per i ricordi olimpici e delle ” notti bianche” (quelle letterarie, migliori. Russe, ancora meglio. “Dosto” dice!). Una corsa in metro (letteralmente) dal centro all’ex-industria delle campagnole e della Lancia. Ora, altro centro. Commerciale, servito dalla metro, Lingotto. Ma il “metro” per raggiungere lo scalo ferroviario, Lingotto, ancora non c’è. Come Laura, cantava il secondo di  Sanremo. “Il piu’ grande spettacolo dopo il big bang…” . Scale mobili,  appena fuori dalla metro qualcuno in attesa di appuntamento, il piazzale, le bandiere, la palazzina delle fiere, un’altra scala mobile e orecchie che odono non il frastuono  delle presse dei tempi andati  ma dei giochi, dei trenini, e di qualche attività sempre  “open”. Poi,  la passerella che dal centro commerciale “proietta” verso gli ex-mercati generali (Moi) con un futuro da universitari e la stazione Lingotto. Sotto questa “ruota” di bicicletta olimpica qualche treno sbuffa e altri si riposano e si “ricaricano” russando come avessero l’asma (Eurostar in attesa). In lontananza riconosco dietro la grata di questo balconcino olimpico il grigio della Mole Antonelliana, sulla collina, superba, Superga e più’ vicino a noi,  la famosa “bolla” nota per qualche G europeo di qualcosa. Già, questo è un luogo ideale per le bolle da…fotografare. Per quelle da raccontare, un posto vale l’altro. Dalla bolla alle…bolle di sapone.  L’atrio di Porta Nuova  visibile sullo sfondo, oltre i binari,  vicino la “torre rossa” della piazza su via Roma (immaginando al gioco dell’affaccio tra una colonna e l’altra scendendo sulla strada, libera dalle auto). Giochiamo, invece, da qui su, un po’ a “indovina dove si trova” un qualche pezzo della città come si fa quando sei in gita, per esempio a Roma, dal Gianicolo o dal Pincio, carta o mappa alla mano, “ante app” da scaricare. Mio padre indica la bolla e la pista. Ricorda le cronache dei torinesi e dei centomila in coda per un saluto all’Avvocato in una notte gelida di gennaio. Ovviamente mio padre passa in rassegna i turni degli anni andati e della vita consumata a “fabbricare” inanellando nomi, soprannomi di operai addetti alle presse, ai cruscotti, alle porte, alle ruote….scambiando nomi, tradito di tanto in tanto dalla memoria. “Franco, Pacifico, Luigi, Nereo, Pinna…No, forse Pinna era agli stampi, ma a Mirafiori“. Lo lascio parlare, raccontare. Mi infilza “squadre di calcio”, ogni anno coi rispettivi “ricambi”.  Mio padre.  Una vita al lavoro di fabbrica. Un’immagine che stenta ad andare in pensione.Da qui, dalla passerella, raggiungo la stazione del Lingotto. Piazzale saturo di auto per chi ha scelto per l’outdoor il treno in un viaggio combinato gomma-rotaia verso il mare o le valli. Il mare, Genova e Savona sono vicine (cosa avranno fatto registrare i treni della Riviera quest’anno?) cosi le montagne. Biglietteria Lingotto. “Quanto costa il biglietto fino a Porta Susa?” 1 euro e cinquanta” mi risponde. “Due, per favore”. Pago e raggiungiamo con mio padre il binario 3. E’ in arrivo il treno smf o giù di li da Pinerolo e diretto a Torino. Tempo quasi zero e siamo nella pancia di Torino. Immagino “il corpo della città” sopra di noi. E corpi di uomini e donne. Che visitano, osservano, camminano, amano. Incrocio lo sguardo del bigliettaio e allungo i biglietti. Una manciata di minuti e siamo a destinazione. Porta Susa. Il treno prosegue, noi, scale mobili raggiunte, conquistiamo l’uscita. Alcuni treni arrivano dal mare e rilasciano profumo di salsedine. Da quanto tempo non ne sento più il profumo del mare e dell’attesa? Bhò’, chi lo sa. Poi, Porta Susa in treno e da qui, a piedi, Parco Dora, rivisto piacevolmente dopo un lungo inverno. Rivisto recentemente in tv, con il, film “Pulce non c’e’“.  Corsa, basket, calcio, e ogni tipo di gioco di squadra e di  coppie in ogni fazzoletto libero e liberato dalla natura. Rispuntano fiori, plaid e coperte a fiori (ma anche di fiori, che andava bene ugualmente). Un pallone lentamente si dirige verso i miei piedi. Lo raccolgo e lo porgo a mio padre. Il nastro della memoria si riavvolge velocemente. “Papà, tira un calcio al pallone e fallo volare in cielo”.

Per restare in tema di sport e capitale europea dello sport, di qui a poco i mondiali di calcio balilla. Quegli omini rossi e blu attaccati alle stecche che fanno rollare una pallina bianca da una parte all’altra dove quel suono evoca ricordi da bar e da oratorio. Un mondo dello sport che non conosce confini, a partire dall’ accessibilita’ a tutti. Ps. Bellissime le ragazze impegnate in questo gioco.

Verso sera, con cura e pulizia si restutuiva lentamente il parco alla città .Non prima di una birra. Ps.  Un pensiero all’Aquila e ai suoi cittadini, a sei anni dal terremotoTorino 6 4 2014.Parco Dora.Foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora.6 4 2015, foto Borrelli Romano20150406_19150520150406_191521Torino.Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.Foto Borrelli RomanoTorino.6 4 2015.Lingotto.Foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.da Lingotto.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto.6 4 2015.foto Borrelli Romano

28 novembre

 

Torino, 28 novembre 2014, piazza Statuto. foto, Romano BorrelliTorino, 28 novembre 2014. Piazza Statuto.Torino,28 novembre 2014, Porta Susa. Foto, Romano Borrelli Una bellissima piazza. Normalmente, sotto il profilo meteorologico (tempo stabile, secondo il barometro di “Bernacca”),  la piazza è piena: turisti, torinesi, mamme, nonni, famiglie, cani al seguito. In questo momento, imprecisata ora, sembra notte. Piazza deserta. Monumento lucido e palazzi lavati. Panchine vuote. Tutte. Libero accesso, come per il sapere, per internet…per corpi stanchi o desiderosi solo di riposarsi e pensare, ammirare, sedersi e lasciarsi scambiare per una icona della malinconia. Non è così.  Il desiderio è solo quello di godersi  in un momento questo spazio vuoto e sentire il rumore dell’acqua che picchietta sopra l’ombrello. E della fontana al fondo della piazza. Sembra il mare d’inverno.Senigallia, 28 novembre 2013 foto, Romano Borrelli In solitarietà. Si avvicina una persona anziana, meglio dire, saggia, del luogo. Si siede. Mi domanda come sta, lui. “Come sto con questi capelli? Sai che non li tolgo più? (si, tolgo). Sono tre anni che non li tolgo. Secondo me sto bene e loro pure. Che ne dici?”

Si, gli rispondo che sta bene (si, si, sta bene) e che loro, i capelli, così, anche. Stanno tutti bene. Gli dico  anche che  per farli stare bene e ancora meglio, dovrebbe imparare a coprirli, almeno andare in giro, oggi, con un ombrello. Difatti, ne e’ sprovvista. E anche senza cappello. Mi risponde che non fa nulla, dovrà fare solo una visita veloce, programmata, da queste parti. Quindi, in mancanza di specchio, reclama il mio giudizio.  Ottenutolo, si alza, mi saluta e prima di andar via, recuperando la sua strada, mi chiede gentilmente 100 lire. “Cento lire?” gli domando. “Si. Cento lire”, mi risponde. Gli domando se per caso voleva dire “un euro”, ma, con  risolutezza, risponde ancora 100 lire.

“Cento lire, due corse. Una, andata, una ritorno. Sarebbero sufficienti 90, per la notturna. Meglio 100, pero’, di  90.Una per andare e spolverare qualcosa di quella quotidianità che ho tralasciato, riprendermela e tornare qui. Non qui, in piazza, ma qui. Sai, leggo il blog, alcune pagine….”. Lo guardo allontanarsi, lentamente, ma con tanta voglia di correre, avanti e indietro, molto velocemente.

http://www.torino.poesia. it, o forse solo tanto TFF…

Ai suoi piedi c’era  una pozzanghera. Una pagina strappata…e tanta voglia di recuperarla. Solo chi vuole si infinita davvero.

Torino, 28 novembre 2014, Piazza Statuto. Riflesso. Foto, Romano BorrelliE’ già sera. Piove copiosamente da ore. Un giro sotto la pioggia, in centro. In piazza Castello alcuni ragazzi festeggiano un compleanno. Ottima idea. Un piazza bagnata, sotto le luci. Dimenticavo, prima che si spengano le luci e si faccia nuovo il giorno: tanti auguri.

Ps. Lo voglio aggiungere anche nella pagina. Auguri ad entrambi, alla saggezza, “persona dalla giovinezza enormemente giovane” e alla ragazza che ha festeggiato il suo compleanno.Torino 28 novembre 2014, piazza Castello. Foto, Romano Borrelli

Ps. 2. Tornando sui miei passi, il resto della città si fa calpestare molto bene, e si fa anche vivere, come è giusto che sia. La facciata del Comune di Torino,Torino 28 novembre 2014, il Municipio. Foto, Romano Borrelli bellissima, tra l’altro, a quest’ora della sera, sotto la pioggia, suggerisce qualche riflessione sugli incontri del mattino. E di rimando in rimando, a Simone De Beauvoir e al suo pensiero sugli incontri. Quando si incontra una persona nuova, le possibilità che quella persona ci faccia del bene oppure del male sono equamente divise: fifty-fifty, diciamo così. La prima alternativa è la migliore. Proteggendosi, e scegliendo la seconda, ci si priva di una infinita serie di possibilità. Una saggia che vorrebbe 100 lire, per tornare indietro e riprendersi qualcosa e la ragazza, fresca di compleanno. Mi sarebbe piaciuto farmi assorbire ancora un pochino, da queste due storie. Peccato la pioggia, che frena. Entrambe sono storie che parlano di futuro e al futuro, anche senza esplicitarlo. Entrambe hanno tanta voglia di viverlo, il futuro, togliendosi di dosso quella paura che frena. Come la pioggia, per fare un esempio. E allora si resta in attesa, magari di un cenno, di un altro sorriso. Aspettando Godot?

 

 

 

Torino 2015. Capitale dello sport

Torino, Piazza Castello. Torino capitale dello sport. Foto, Romano Borrelli“Rugby, sport degli ossimori, mischia ordinata e passare indietro per andare avanti. Ma la vita non è così? Andare avanti per guardare indietro, e avendo cura del compagno a cui passare la palla”. Torino “invasa” dallo sport. Ho appena “scartato” un paio di bellissimi libri. Non prima di aver scartato un impegno quasi quotidiano che ha avuto come effetto positivo quello di “fare rete” con un aspetto della vita che spesso e’ deflazionato:la solidarieta’. I libri.  Gioele ha avuto cura, molta, nello sceglierli. Mi ritrovo tra le mani con un pacco regalo. Un dono.Il suo. 

Il suo scudetto per questo campionato che nell’ultima fase di gioco ha avuto tanto da dire. Dono molto gradito. Ha avuto modo di comprendere quali siano i miei gusti, pur conoscendomi appena.  “L’arte del rugby” di Spiro Zavos e  “Nebbia” di Miguel Unamuno. Mi trovo, per una strana coincidenza della vita a scartare questi preziosi doni in una delle più belle piazze di Torino. “Torino capitale dello sport”.  Neanche un filo di vento. Aspetto. Sapro’ aspettare. Arriverà. Tornerà.  La bandiera è  appena mossa dal vento. Si “spiega” nel momento esatto in cui leggo la dedica di Gioele.  La piazza rassomiglia ad un vascello. La mischia, i marinai, passeggeri. Io, spettatore. Avanti, indietro. Velocemente ho il tempo di scattare la foto. Passeggiavo per trovare il posto migliore. Avanti e indietro da un po’, per cogliere quel momento in cui il “lenzuolo” si sarebbe disteso. Verifico la qualità della foto appena scattata. Non buona. La piazza era affollata, come lo è ogni giorno. Bisognava  fare attenzione, “scartare” quella mischia ordinata, composta da torinesi e turisti. Anche i pensieri su piazza  Castello si muovono, disordinatamente, andando avanti e indietro. Esattamente come quella coppia, poco avanti. Mani che si intrecciano, si sciolgono, si slegano. Lui, lei, tanti. Si muovono. Apparentemente in maniera ordinata, ma, son sicuro, disordinatamente. Ecco che arriva un altro colpo d’aria.  “Ora o mai più“. Mi piazzo, appena sotto la bandiera e……………fatto. “Questa è buona“. E’ la piazza delle coppie, delle mani, unite ma che lasciando spazi si raccontano, in una dimensione privata. Piazza dell’amore che va, avanti, lentamente  ritornando, lentamente. Leggo e rileggo la dedica. Mischia ordinata.  Passare indietro per andare avanti. Andare avanti per guardare indietro.

Torino Porta Susa. FS. Foto, Romano BorrelliGioele è un bambino, ha viaggiato tantissimo. Il figlio di amici. Ha voluto farmi questo regalo, appena arrivato a Torino. Apro e riapro il libro, sotto questa bandiera. Non so se il libro sia un omaggio, a me, a Torino capitale dello sport, allo sport o se Gioele, precocemente, ha compreso le persone, il senso della vita e ne parla e me ne parla  attraverso il racconto di uno sport e di una filosofia. Di vita. E me ne fa dono.  E lo ringrazio. E’ un libro che riguarda la vita di tanti.  Andare avanti, per guardare indietro. La sintesi: sorriso e lacrime che  si intrecciano, si allacciano e si separano.  Sorriso che resta. Che torna e ritorna  su questa piazza, insieme al sole, una poesia di Montale…”Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida…”

 

C’era una volta

DSCN3631C’era una volta, la stazione Porta Susa, con il suo orologio che scandiva il tempo…Oggi esiste ancora, con le rughe del tempo e i segni degli anni. Qualche cartello, qua e la, un po’ di detriti, operai al lavoro. Con un po’ di immaginazione si puo’ ancora  sentire il profumo di qualche cornetto caldo, dei cappuccini, l’atrio, la biglietteria, il cartellone elettronico, con le partenze e gli arrivi. E i ritardi sempre puntuali. Qualche fiore, sparso, in giro. L’edicola sempre affollata tanto da far pensare a quella per un nuovo lavoro. “E se ne comprassimo una?” si sentiva sovente, mazzette di giornali sotto il braccio. E poi, la stanza con  le cabine telefoniche.   Fuori, i taxi e davanti, con il permanente divieto di sosta le multe trovavano sempre, all’ora esatta, qualche trasgressore. Porta Susa, la saggia, è sempre una bella signora. Al suo fianco, la nipote. Troppo giovane. Non conosce ancora l’ora, anche quando è sempre ora. Nell’attesa di conoscerla, la “nonna” potrebbe raccontarle la storia di quando nel box antistante la stazione , dove ora, come allora, insiste una specie di rotatoria, “Neve e Gliz” si davano la mano, felici e sorridenti, sempre pronti a farsi immortalare in una fotografia. Periodo da notti bianche. DSCN3632

Giro d’Italia. Dei saldi

DSC00007DSC00008Al via i saldi, e via i soldi, pochi, rimasti, messi da parte, per questo evento. Pioggia battente  verso metà mattina, a Torino. Ombrelli aperti e chissà i cordoni della borsa. Chissà, magari, saldi bagnati, saldi fortunati. Budget, per chi può, 300 euro, in media. Di spesa. In giro per l’Italia, qualcuno ha avviato una promozione particolare: i primi cento, in attesa, nudi, sarebbero stati rivestiti.

Chissà….in attesa che si sappia di piu’… In attesa. Sempre in attesa. Per ora “la corsa è appena partita”. Sotto la pioggia, invernale, che entra dappertutto. Anche nel cuore. Come quella parigina. La pioggia batte insistente in questo giro circolare seduto all’interno di un treno. Poco distante, la nuova stazione, pare una balena spiaggiata. Pulsa vita. Al suo interno.  Continua ad inghiottire persone trasformate in “consumatori”, venuti in città appositamente per i saldi. Pacchi in mano. Gente che si fotografa immortalata in una specie di Grande Fratello all’aperto. Personalmente ho optato per qualche buon  libro. La cultura non è mai in saldo.  Un libro in particolare, mi accompagna nel  breve viaggio. E nell’attesa che questo treno termini il suo giro.  “L’amore è tutto“, di Michela Marzano, suggerito dal mio parlamento interiore in seguito dalle vicende di cronaca cittadina, “quell’amore legato al cancello”. Sfogliando le pagine, resto seduto, ora all'”opposizione parlamentare”, della storia di Diego e Marilisa, ora al centro,  e ora “mi astengo,prenoto la discesa, mi alzo, e alla prossima stazione scendo”.  Tornando all’ “amore non fa rumore”. Non dovrebbe farne, almeno. Quindi, scelgo l’astensione.  Il libro è illuminante, per la storia relativa a Diego e Marilisa. Per i dispensatori di consigli. Per noi. Un salvagente.  Da leggere. E rilegggere. Alcune frasi, sottolineate. Più volte. Letto e riletto. Un ferroviere, controllore, mi distoglie dalla lettura. Chiede il “biglietto”. Lo vidima. A modo suo. E allora, un pezzettino cade a terra. Un biglietto “mutilato”, nel contenuto, privato della sua metà. Come la storia, in alcune interpretazioni. Una storia dolce, quella dell’amore rimasto al cancello. O del biglietto al cancello. Come le storie altrui che a volte piacciono più delle proprie,  e che solo quelle, solo loro sanno comprendere, anche quando si socializzano e paiono le migliori del mondo. Osserva la pagina de La Stampa spiegazzata, riposta nel libro, in corso di lettura. In corsa. Commenta e interviene. Si sdoppia, e nel suo sdoppiarsi il suo parlamentare lo materializza, gli da voce. Lo fantastica. Pare un Salgari prestato alla fantasia, più che alla poesia. Un viaggiotre fasullo che non ha mai viaggiato. Forse solo nel suo io. Non è più la stessa storia. Storie banali, sostiene pensando di fare filosofia. Ma l’amore non è mai banale.  Non è più lo stesso viaggiare.  Piu’ o meno, alcune osservazioni sono di questo tenore.  “La vita ci ferisce”. E allora mi rituffo nella lettura del libro. Osservo alcuni passi appena sottolineati.

“L’amore è fatto di cose piccole piccole. Cose che sono niente, e che nonostante il niente, sono  più forti di tutto il resto”.  Vetri appannati, in questo scompartimento.  Provi a scrivere qualcosa, poi, inevitabilmente, qualcuno o qualcosa cancellerà il fumetto. Riprendo la lettura. Qualcuno ha scritto: “Ti amo”. Ma chi ama chi? Quali dei tanti io che ci portiamo dentro ama quel tu? Ascoltare e ascoltarsi. Perchè solo quando si ascolta il rumore che ci si porta dentro si può  poi esser pronti ad  accogliere la parola altrui.  La vittoria di chi ama è nell’accettare la possibilità della perdita.” “Non si ama una persona perchè arriva al primo appuntamento con il mantello azzurro o il cavallo bianco, ma forse perchè sotto quel mantello si nasconde un segreto che ci commuove. Qualcosa di indefinibile”.  “Domanda d’amore, che resta insoddisfatta”. Ancora. “La vita ha bisogno di verità. Quando si è prigionieri delle menzogne, si soffoca e si muore”.

“L’amore, la chiave, la risposta”. E allora, Diego e Marilisa, riprovateci, rivedetevi, parlatevi. Perchè, Passion lives here, per un amore olimpico.

L’amore, un dettaglio.  L’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. Emily Dichinson.

Il viaggio sta per terminare. Anzi, il viaggio è terminato.

Il libro è un capolavoro.

Primavera

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Finalmente giornate primaverili sul cielo della nostra città. Parchi come enormi coperte, verdi, buone per distendersi e lasciar riposare membra arruginite dai geli invernali. Prati sui quali posare il deretano. Erba in alcuni casi appena tagliata, che emana il suo profumo, come avviene nei pressi di quelle che erano un tempo fonderie e ora trasformate nel Parco Dora.  Coppie sdraiate, spalmate, appisolate o immerse in una buona lettura che unisce e rafforza, vera medicina che allontanta tarli travestiti da muratori che innalzano barriere invisibili di visibili incomprensioni. Ragazzi e ragazze che corrono o camminano e camminando depositano rapidamente il rumore dei loro passi sull’erba appena tagliata. Due cavalli dagli occhi miti osservano straniti,  appena sotto la passarella del Parco Dora. Una fotomodella si presta a tantissimi scatti di fotografi che la vedono già su alcune pagine patinate di riviste ancora da stampare. Rumore di palloni su campi di basket privi di canestro. Una coppia prova a giocare a tennis, con una rete sgangherata. Altre si perdono tra abbracci e altre ancora provano a giocare con un disco di plastica. Un papà accompagna il figlio con la bicicletta.  Tante “finestrelle” da ogni pilone di quella che era una fabbrica lasciano intravedere molto, all”‘occhio fotografo”: una chiesa, che poi è la Curia, le catene montuose, Superga, il ricordo di una grande squadra: Bacigalupo, Mazzola e via dicendo… la squadra del Grande Toro. Sotto la passarella un tram, il nove o il tre, direzione ex stadio delle Alpi, pensionato così giovane, gente che sale, che scende, custode di racconti e passaparola che tutto ingigantisce e assume connotati apocalittici, case, anzi, grattacieli, sullo sfondo, dai colori strani: verde tendente all’azzuro, azzurro, grigio e altri ancora. Piu’ in là, una scuola, un asilo, musica di violini, che azzera ogni differenza e ogni provenienza. Già, il violino.  Occhio che fotografa storie e sensibilità altrui. Un ricordo di occhi, scuri, umidi, riporta in vita una stazione che non esiste piu’, la vecchia Dora, mentre un altro ricordo ne riporta in vita un’altra, che sa di mare,  una stazione. In lontananza, una nuova, Porta Susa,  solo  immaginata, da qui,  ai piedi di un “colosso” in costruzione, poco distante, dal mio punto di osservazione, ma ben visibile per le proporzioni assunte. Un baluginio negli occhi  simile ad un barattolo trasparente… Un momento, dettato dall’animo.  Sembrano lontani quei giorni che si infilavano velocemente nelle notti fredde, ghiacciate, che poi avrebbero lasciato  il posto ad albe “fumose”, indicatore dei “meno”, delle mattine caliginose. Lonante ma vicine, come quella domenica d’inverno a contemplare da quassu’ quanto fosse bella la città e profondamente cambiata. Il ricordo di alcune pagine di un libro, poi un altro, poi Pavese. “Raccontami di te….”….scritto su un muro, con vernice blu. Altra mano ignota ha lasciato il suo ricordo: “Vorrei poterti tanto credere”. Laggiu’, un tempo  c’erano i treni, ferrovieri e…tanto fumo.  Cappelli, guanti, sciarpe….

Da quassu’, primavera, rinascita della natura…e forse proprio quella ha portato al “matrimonio” dalle larghe intese, medicina  amara, forzata, fatta bere a forza. Chissà….

Amore mio, raccontami di te, ma che il tuo narrare non sia così….sfocato…

“La mente, i primi giorni pigra, cominciava ora a svegliarsi e a rappresentarsi la mia condizione  e i pericoli che la rendevano precaria”. (E. Flaiano, Tempo di uccidere)

Buona Pasqua

DSCN2978DSCN2930Come sempre succede nei giorni antecedenti le feste, gli organi di informazione ci dicono quanti sono gli italiani a muoversi e dove sono diretti. Nonostante le “strade strette” o ristrette, la situazione politica sembra offrire pochi sbocchi.  Quest’anno il freddo è su tutti i fronti. Le partenze sono in diminuzione ma nonostante cio’ il cartellone dei treni in arrivo e in partenza continua a girare a “grande. velocità”. In attesa di conoscere i “saggi” scelti dal Presidente della Repubblica per provare a  far partire altro, in senso nuovo, diverso, da come andato negli ultimi 25 anni,…una buona Pasqua a tutti, in particolare a  coloro che vivono in una situazione di “limbo” lavorativamente parlando, a quanti aspettano un contratto da mesi, a quanti faticano sotto forma di stages, o contratti di collaborazione, ai molti che ogni giorno perdono la casa e a quanti non conoscono cosa mangeranno….. e agli ultimi in genere.

Un caro ricordo ad Enzo Jannacci.

Torino-Chivasso-Ivrea: il treno della vergogna 2

Stazione Porta Susa, sotterranea. Ore 7.35. Attesa. “Che stazione mirabolante”, afferma qualcuno; peccato per i treni…pensa qualcun altro; trovo molto pericoloso questo lungo tunnel artificiale pensa qualcun’altro. E tra un dire ed un pensare, il piccolo tabellone luminoso illustra ai viaggiatori del sabato mattina che il treno diretto ad Aosta, subirà un ritardo di 30 minuti. Poi, diventati 20, e poi, ritornati nuovamente 30. Motivi? Misteriosi. Ad Ivrea, i minuti di ritardo ritardo-torino-ivrea-1risultano essere 45. E’ ritardo per Trenitalia? Oppure Ivrea è una stazione intermedia e quindi….Comincerò il lavoro letteralmente in ritardo. Ho dovuto telefonare, sul posto di lavoro (non è la prima volta!!). Abitudine. Il ritorno? cinque minuti di ritardo. Il pendolare, la gente comune, continua ad essere penalizzata. Agli occhi della gente, il fumo: TAV, Ponte sullo Stretto, CASE ai terremotati (quante migliaia nelle tende o sono ancora ospitate presso alberghi lungo le coste e che non ci mostrano nelle prime serate di Porta a Porta dello strapagato giornalista di regime?). A proposito di calamità: un ricordo va a quel lontano 1994 quando l’alluvione causò distruzione in molte zone del Piemonte.  Crisi terminata, continua ad affermare qualcuno (ma i posti di lavoro persi si recuperano? o sono persi per sempre?). Le sacche di disperazione esistono in tanta gente che non appare; tant’altra gente riempie i supermercati, tanti però vivono il disagio della crisi in silenzio e la paura del non farcela più a reggere il peso delle scadenze monetarie mensili, mutui, malattie e costi per i sanguisughe di psichiatri, dentisti e specialisti vari dilaga; professionisti, veri e propri macchine da soldi in assenza di una seria sanità pubblica! Non si trovano amici quando le banche potrebbero fregarti la casa perché non riesci a reggere il ritmo di pagamento del mutuo. Questo capitalismo con i suoi tentacoli, con le sue regole ed i suoi ritmi iniqui ed insostenibili è in contrasto forte con la vita a misura d’uomo. …vorrei continuare, per fortuna mi è arrivato un messaggio: “Un abbraccio nel giorno della rivoluzione d’ottobre”.