Archivi tag: scuola

Un Primo tocco artistico

Questa pagina e’ dedicata ai ragazzi del Liceo Artistico Primo,  di Torino, che questa mattina, “armati” di santa pazienza, colori, pennelli, secchi, hanno provveduto a dare un “tocco” artistico ad uno spicchio della nstra città,  tra i corsi Principe Oddone e corso Regina Margherita. Sotto, e al loro fianco, il fluire, veloce del traffico. Noi, a veder nascere viso e corpi di donna, angioletti, e compagnia. Il passaggio di una nuvola sembra aggredirmi e ingoiarmi, ma non faccio caso, concentrandomi sul nascere di queste figure. Un puttino? E il termini mi riporta alle pagine, rinascimentali, che attendono. Raffaello, la fornarina….Pensieri che si rincorrono come daini, che si rincorrono a spirale.

La Cappella degli Scrovegni a Torino

20170402_123836Domenica sotto la pioggia,  a tratti battente,  obliqua,  perpendicolare e talvolta  fastidiosa. L’annuncio “anticipato” primaverile-estivo non c’è  stato. Tutto rimandato. Alla prossima. La scelta e’ tra un buon libro,  un film,  mostra. Qualcuno ha sostenuto che da queste parti c’è  un modello della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto

dal 1 aprile fino al 30. Ma qui non siamo a  Padova. In ogni caso opto per la riproduzione di Giotto. Intorno alle 10 decido di vedere il modello presso l’Istituto Fa a di Bruno,  in via San Donato. I pannelli riproducono in maniera fedele la Cappella degli Scrovegni. Le guide sono preparstissime e pazienti e il giro intorno ai tre registri  dura ’45 minuti circa. Dal modello il pensiero va a Padova (ultima foto). Certo non e’ la Cappella degli Scrovegni ma ne è  valsa davvero la pena. Ho pensato di accompagnare qualche classe. Un’ottima idea mi pare. Come questo Giotto a Torino.

E tra sogno e realtà

Lasciatomi alle spalle la scuola e “Io prima di te”, racchiuso da un paio d’ore in una freccia, Emanuela mi ha svegliato, tra Bologna e Firenze. Affondo nel sedile di una freccia mille no-stop,  direzione Roma.  Sonno profondo, di gusto, ed io, raggomitolato, ripiegato, coperto da centinaia di km di strade e strada ferrata,   intento a riprendermi sonnecchiando, in attesa di rivedere l’eterna città,  sempre una grande bellezza, avvolta in luci di festa. Mi sveglia,  quella,  dolce creatura dalla bellezza particolare,  ma non capisco, vedendola, se il sogno si trovasse di qua,  nella freccia,   o di la… perso tra i miei sogni.: “prego biglietti”. Allungo l’occhio sul cartellino della divisa: c’è  la E,  stiro l’occhio e il corsivo… “Emanuela”. Lo richiudo. Lo ritiro,  il biglietto e lo richiudo,  l’occhio. E il mio vaggio continua. Anzi… il sogno. Roma mi attende,  con i suoi rumori,  clacson,  e rumori di scarpe,  stivali,  sandali che è  primavera e un mare di lingue diverse.

Primo giorno di scuola

torino-23-6-2016-foto-borrelli-romanoE alla fine,   ma che poi è  l’inizio,  “scuola aperta”. Tutti  dentro. Terminata la lunga pausa estiva,  riappaiono loro,  i protagonisti di questo lungo viaggio che si chiama anno scolastico. Penso che tutte le emozioni base fossero presenti all’interno dell’edificio scolastico,  sulle scale,  prima del suono delle due campanelli,  sull’uscio. Un blocchetto,  visi nuovi e gia’ conosciuti,  mischiati,  confidenze che prendono l’avvio ed esperienze condivise. Una seconda,  una quarta,  una terza,  una seconda. Un blocco,  una penna,  un foglio. In classe una giapponesina si presenta. Si racconta e parla. Pronuncia qualche parola,  incomprensibile,  tra la curiosita’ dei compagni. Che la sollecitano:”e questo come si dice? E il mio nome come si scrive? ” E’ un bell’inizio. Anche trovare le parole,  non è  stato semplice,  poi,  una dopo l’altra hanno trovato il loro corso e hanno cominciato a rimetterle insieme,  a comporre frasi,  musica, a formare ponti. I primi. Ci sarà  tempo,  per altri.  Tra le cose su cui mi piace riflettere è  l’aver trovato in classe i ragazzi con cui siamo stati qui,  in uscita didattica in questa circoscrizione, la sette,  la mia (ma si parla ancora di circoscrizioni? ) in terra di Valdocco.  Il volontariato,  la pastorale migranti,  la formazione al lavoro al tempo di d. Bosco e l’800. La cura e l’assistenza: comunita’,  responsabilita’,  ospitalita’. Alcuni mesi fa,  che era l’altro anno scolastico. Che era una terza e non la quarta di oggi. Forse per via del gioco espresso insieme,  quello stesso gioco su di un campo,  un tempo spelacchiato,  quando avevo la loro eta’,  con la brecciolina, a terra e fra le ginocchia,  quando cadevi,  le buche,  i primi “filarini” nelle partite miste,   quelli banali e quelli piu consistenti, poi,  piu’ grande,  che non avevano mai termine,  come le partite e quelle frasi “smozzicate” in area di rigore,  sul finire del tempo: “Come sorridi tu non sorride nessuno”. Rallenty e gioco fermo,  per noi e tutti gli altri a guardare. Non so se sia stato questo ricordo o quella partita disputata con loro,  insieme a loro, che ha riacceso,  di come e’ stato e cosa e’ stato ed e’ Valdocco,  o il fatto di aver mangiato  un panino con loro,  rendendoci compagni,  a prescindere dalle differenze,  ma questa mattina,  loro,  quei ragazzi,  hanno portato un pochino di luce,  nella luce. La loro. Si,  certo che sono bellissimi. Come dicono in molti che li hanno visti. E allora,  pronti,  via. Fischio d’inizio. Passione,  felicita’,  responsabilita’,  educazione,  ospitalita’: in fila.

Ultima campanella

Torino 9 6 2016 foto Borrelli RomanoQuesta mattina presto,  all’ alba, in giro per Torino, si respirava un odore particolare, di legna bruciata, come quando capitava di sentire lo stesso identico odore, giu’, al Sud, spesso, d’estate. Fa caldo, afa. Come capitava giu’ al Sud. E’ l’ultimo giorno di scuola. Ultima campanella. Fra poco. L’anticipo di una liberta’, una campanella che apre le porte dell’estate. Poi, al mare. Giu’, al Sud. In Salento. Intanto bisogna andare. A scuola. Ultimi appelli. Intercetto lo sciopero dei metalmeccanici che obbliga ad altre soluzioni, nel movimento. Li incontro con piacere. Li ammiro a “dare” ancora scioperando pur avendo poco e di molto solo tanta fatica. Forse piu’. Le scale mobili di “XVIII” mi inghiotte. Pochi minuti e sono a scuola. Ultimo intervallo e…”marasma”. Una campanella, la fine dell’intervallo  e ancora un’altra. L’ultimissima.

Intanto, ultimi minuti e tutti giu’ in cortile. E’ l’era dei cellulari ma quanto avrei voluto cantare “gira gira il mondo….”. E invece….ma un’ultima cosa: buone vacanze.

Tra finzione e realta’

30 4 2016.Torino. Cidi.foto Romano BorrelliIl mese volge al termine. Si volta pagina. Si chiude e si accosta. Lentamente. Gli oratori della conferenza “La cultura cinematografica e il curricolo scolastico” parlano a braccio e snocciolano dati, date e film. Sono bravissimi. Ho fatto benissimo a recarmi qui. Bella gente e interventi di 5 grandi oratori. Film. Segni particolari:  belli. “Riso amaro”, “Roma citta’ aperta”, “Grande guerra”, Danton”, “E la nave va”, Aldo dice 26 per uno”…mi distraggo. I film, una frangia e una “scheggia” di un ricordo dell’ultimo tango. A Parigi. Non ne so molto in questo campo. Ma neanche di filosofia. Devo sforzarmi….Invece la penna segue la fantasia che tra vero immaginario ed estetica si perde scegliendo quest’ultima. Volgo lo sguardo a sinistra. Mi colpisce una ragazza dai capelli rossi. Frangetta. Ecco. Avra’ trent’anni. Forse. La matita vorrebbe  “schizzare” sul foglio bianco. Ma e’ una biro.Tratto.”Taaac”, scrivo. Mi sento un po’ artista e un po’ fanciullo, per un mo.ento, come i filosofi sempre. Lei prende appunti. E io pure. Su di lei. Mi esercito nella “descrizione del personaggio”.  E’ mancina e ha un grosso anello infilato nel dito medio. Si, medio!!. Ha un modo particolare di tenere la biro. Pollice e indice si toccano e la parte terminale della biro scompare. Polarizzo l’attenzione e muovo lentamente la “telecamera” dell’occhio. Di tanto in tanto quando smette di prendere appunti posa il pugno sulla guancia sinistra. Ha una camicetta chiara e i colletti di questa che sembrano due alette di un aereo pronto per il decollo. Il suo corpo, una pista. Indossa un golfino blu sopra la camicetta e sopra tutto una bellissima frangetta, come accennavo in precedenza. I capelli sono raccolti. Muove le labbra inferiori e cosi facendo si disegna un tratto sul suo viso. Ha dei bellissimi lineamenti. Un naso ben fatto che sorregge gli occhiali. Rossicci anche loro. Di tanto in tanto la lingua inumidisce le labbra. L’ambiente e’ secco. Poi china il capo sul blocco e riprende a scrivere. Ha un paio di jeans con una riga laterale e degli stivaletti. Questo dopo. Perche’? Perche’ nel suo prima riesco a immaginarmela nera o bruna. Perche’ prima avra’ avuto i capelli neri, con la solita frangetta, due occhi neri, malinconici o tristi, un bel nasino. Ma oltre che essere prima e’ anche davanti di una fila. E questo e’ prima.Gia’ perche’ le due ragazze hanno tratti simili e sembra un deja’…”visto”. Ma secondo me e’ la stessa ragazza frutto della fantasia. Un movimento sul banco degli oratori ci informa dice che e’ l’ora dei gruppi di lavoro. Cinque. Prima delle disposizioni mi sveglia l’intervento di un relatore che ci illumina :”in classe noi prof.siamo dei dj. La classe e’ la pista, la discoteca. Noi mixiamo. Siamo strati di cultura che ci rende flessibile”. A questo punto ci alziamo. Muobiamo le sefie e ci raccogliamo in una mano per cinque. Seguo con la coda dell’occhio la rossa e la nera: si rassomigliano molto. Il dopo e il prima. Ma e’ sempre lei. O e’ finzione cinematografica. O solo l’estetica, un ricordo. Bello. Buon primo maggio per domani.

ps. Insomma…come dire…un po’ giocattolo e un po’ giocatore…un po’ come per i filosofi un po’ artisti e un po’ fanciulli. E il gioco si sa e’ alla base di tutto.Il gioco, il cortile, l’oratorio…Eraclito diceva che il tempo e’ un fanciullo che gioca ai dadi col mondo. Ho voglia di vedermi “l’ultimo tango a Parigi”. E ballare quindi. O giocare. Il che forse e’ lo stesso.

 

“Un amore senza fine”

20160313_181509Il tempo e la condizione ne hanno permesso la sua fine, ad “Un amore senza fine”. La storia di una passione ( o due) di David e Jade, libro di Scott Spencer, un classico americano pubblicato nel 1979. Una storia iniziata il 12 agosto del 1967 e terminata lel 1976 con tante parentesi, una piu’ bella dell’altra. 581 pagine nella versione Sellerio Editore Palermo. Ho spesso pensato “e se ci fosse stata una virgola, dopo un amore? Prima della fine?” E’ la narrazione di un sentimento assoluto, messo a nudo e crudo. Una passione, motore della vita. E’ bello averne una, nella vita, di passione. Lo giro e rigiro tra le mani. Ne riprendo alcune pagine. L’ho trovato bellissimo, vivo, intenso, autentico, forse a tratti di tutti, o vissuto da molti “combattenti” o “eroi” dell’amore. Bello, e come sempre, personaggi che ti aderiscono sulla pelle. Per non dimenticarli piu’. La tv mi rimanda musiche di Lucio Battisti…”na-na-na-.. “riprendo il libro, le pagine piu’ intense pregne d’amore. Riprendo i giorni, i primi incontri, lettere…Jade!!Oh Jade! Gennaio e’ il mese in cui inizia qualcosa, marzo e’ l’inizio della primavera. Ne ho respirato tutta la forza dirompente del mare.

Volgo la memoria e le spalle ad una lavagna. Torino 26 2 2016.dalla scuola.foto romano borrelliUna mano ha scritto qualcosa di notevole. Vorrei non cancellarlo. Lo leggo, rileggo e lo mando a memoria. Poi fra gli scaffali della biblioteca (si, ci sono ancora, gli scaffali, tra i pc) incrocio una scritta, di Alda Merini. 12 3 2016, foto Romano BorrelliRicordo ancora chi me la fece scoprire con un amore senza fine.

Competenze e conoscenze: con flipagram “nella storia”

20160219_142207La notte ha pareggiato quel po’ di terra resa  “prigioniera” (insieme ad un paio di alberi) dal cemento di un edificio scolastico. Un cortile, un giardino portato a nuova vita dai ragazzi (ragazze)che lo abitano e lo vivono. All’inizio, sulla carta, era un compito. Come spiegare un “tema” della disciplina e della cittadinanza attiva. Dal “Giardino al…giardino”.  Poi, “learn by doing” come si dice, o strada facendo, come si fa e si dovrebbe saper fare (ah queste benedette competenze legate al saper fare!) il raggio di azione e osservazione si e’ dilatato.  Le loro mani puliscono, piantano, spargono fertilizzante. Al lavoro D., R., D. Ora le piante son cresciute: sono belle colorate. I ragazzi dalle loro aule osservano il giardino e questo li ascolta tutt*, nel cortile della scuola. Amori, amicizie, relazioni, confidenze. Ogni emozione ascoltata e’ una emozione conquistata.  Bigliettini, lettere, ancora al tempo di facebook. Quanto Pascoli si potrebbe trovare in questo piccolo fazzoletto di terra. Nel cortile, come e’ noto, son cresciute generazioni intere, quando i cellulari non si sapeva bene cosa fossero. Si raccontavano e si inventavano storie. Si giocava tra “strutturati e non”. Si “salvava” il tutto a memoria e il giorno dopo quelle storie fantasicate e provate si “esportavano” nelle aule della scuola. (Oggi che si esporta con lo smartphone?). Nel cortile e dal cortile nascevano amori e relazioni durature. Poi, dai balconi un urlo, un grido verso  il cortile: “E’ prontooo”. Qualche voce di adulto gridava a squarciagola: era giunta l’ora di pranzo e per forza di cose il gioco volgeva al termine. Ci si lasciava cosi, momentaneamente, il tempo di un pranzo veloce,  condito da qualche parole di “lessico famigliare” .  “Ciao dopo pranzo ci rivediamo” era il saluto e l’arrivederci.  20160219_142148

E Torino, la nostra citta’, (ricordiamolo), grazie al cortile di un oratorio e’ divenuta famosa in tutto il mondo. E  come si vede, e scrivo, il tema del mio percorso e’ azzeccato in tutto. Ma restiamo al cortile, della scuola, questo piccolo “embrione” di lavoro. Riguardo il filmato, appena montato e scopro che si trova di tutto: il tema del lavoro, educazione civica, cittadinanza attiva, inclusione, mobilita’, comunita’, partecipazione, solidarieta’, attenzione all’ambiente, eco-sostenibilita’.  “Sono i ragazzi di oggi”con musica di Eros Ramazzotti. Ora tocchera’ al gruppo delle donne: nomi di donne, nelle tradizioni religiose,  dal diario segreto al blog, voci di piazza, voci da cortile. Voci. Di donne. Storie.

All’uscita dal cine.”Visioni”…differenti

Foto Borrelli Romano.Torino pzza StatutoAlle ore 13 la fermata del bus e’ affollata da ragazzi e ragazze appena usciti dalla sala cinematografica, un’ora insolita, a dire il vero, per la visione di un film. Senza pensilina, tutti ammassati quasi uno sull’altro. In questo fazzoletto di terra separato da due binari di tram, l’unica certezza sono le pizze appena sfornate dalle numerose pizzerie al taglio,  comprate al volo dai numerosi studenti universitari appena usciti dalle aule.  Chiazze di olio e sughi vari lasciatei su mazzi di fotocopie sotto braccio. Ah, quanti e buoni profumi! E a noi invece solo i profumi con gli sguardi “verso” il corso per “volgere” verso Palazzo Campana e casa Gramsci. Strani incroci anni ’70 e studenti 2016. La folla impedisce la visuale. “Mattia vedi tu se arriva che sei il piu’alto”. Ma il suo ciondolare avanti e indietro in pochissimi centimetri quadrati fa capire che non ha assolutamente voglia di allungare il collo per dire se il 18 arriva o meno. Siamo avvolti in una nuvola di fumo e vedere l’arrivo del 18 e’ cosi impresa ancora piu’ difficile. Una ragazza sui 25 o 30…o “29” racchiusa nel suo cappottino grigio doppiopetto bottoni neri, capelli neri e viso rosa, un naso ben fatto con occhi scuri mi sorride e mi viene incontro nella rispista che avrebbe dovuto dare Mattia: “sta arrivando il bus”. Si ferma e tutto resta per alcuni secondi immobile, forse per salire o forse per valutare se salire su questo o sul prosdimo. Saliamo e siamo una tempesta che si perde. Piccoli ‘atomi’ alla ricerca di un posto qualsiasi. Saliamo dalle porte centrali e convergiamo verso il “girello centrale”. I ragazzi sono ormai dispersi come previsto per il “dopo cinema”: sciolte le righe ognuno per se e Dio con tutti. Noi, io e la brunetta, sciogliamo una qualche intesa e cominciamo a parlare, del film, delle solite cose: ti e’piaciuto, si, no, i soggetti, l’ambiente, ma mai nello specifico di quello. E’ straniera ma parla bene l’italiano. Parliamo, parliamo, parliamo…la fermata si avvicina…condividiamo molti giudizi su quanto visto. Su una cosa non ero d’accordo. A me faceva piangere, a lei no. Poi un’altra: a lei piacevano le musiche a me no. Ancora: per me era d’attualita’ per lei storico. Carina era carina ma piu’ passavano le fermate e piu’ mi non ci capivo poi molto, a dire il vero.  Prendo coraggio e chiedo:”scusa ma tu non eri al M?”, le chiedo. “Si, mi risponde. Al primo”. In quel preciso istante ho capito che eravamo si nel medesimo cinema ma in sale diverse”. “Visioni” differenti. Gia’ ma “Visioni” non e’….solo da cine ma ancge da “libro”. Intanto Mattia mi strattona: “Professore siamo arrivati, siamo arrivati”. E io, angoli della bocca all’ingiu’ nell’atto di una smorfia da pianto seguo Mattia  il quale  all’inizio di questa stupida storia non vedeva l’arrivo del bus lasciando cosi spazio a quella brunetta carina mentre ora vede e benissimo la fermata d’arrivo, chiudendo irreparabilmente le porte tra me e la brunetta. Quel che non riusciva a vedere all’inizio lo vede chiaramente ora. Al termine. Signore e signori, the end. Il film e’ terminato. “Visioni”. Da libro. Dopo il cine.

“La ferocia”

Il libro mi piace. Parecchio. Devo correre, pero’, nell’ultimarne la lettura. Dovro’ terminarlo prestissimo. E’ scaduto il tempo del prestito. “La ferocia” di Nicola Lagioia e’ davvero piacevole, scorrevole. Ne avevo sentito parlare spesso, l’estate appena trascorsa. Quando le passeggiate erano tra i muri a secco intento ad ammirare il tramonto, il tuffo del sole a mare.Foto Borrelli Romano, 25 8 2015, Belvedere, Le. L’azzurro, il verde, il bianco. “Bisogna ricevere del bene per separarlo da cio’ che non lo e’.  La teoria del rombo con cui si scrive e si fa finzione cinematografica: due poli, un personaggio, buono, semplice, Michele, una sorella, gli amori, tanti, giusti, sbagliati la coca, gli affari, la famiglia, i fratelli, i geometri, il padte Vittorio, la mamma, Annamaria, un topo di fogna, una gatta domestica e ancora i poli, domestica si ma sempre felino. Decido di leggere un po’ delle sue pagine in biblioteca civica dove hanno allestito uno stupendo albero di Natale: fatto con i libri, per la gioia di grandi e piccini.14 12 2015 biblioteca civ. To.Borrelli Romano foto Poi un caffe’ al Mercato Mettopolitano. 20151213_115119Sfoglio pagine come anni e lustri. Io da qui, dalla vecchia e cara stazione di Torino Porta Susa, i treni continuo a sentirli sferragliare ancora, cosi come continuo a vedere le macchine depositate proprio sul davantidella stazione, dove proprio non si poteva parcheggiare, pena la multa. E cosi il giornalaio e la panchina sul tronco uno e il rosso e il bianco-giallo dei trenini che facevano tanto metropolitana. La penna e’ pronta, il blocchetto pure. Avrei voglia di raccontare e romanzare di quella panchina, dei suoi e nostri anni ’90, del 95, dell’85, del 28 novembre e di molto altro ancora, se solo…

In serata il passaggio sotto la porta del Duomo di Torino. Una piccola frazione di stella o di luna a sorvegliarci nel nostro girovagare…metropolitano.Senza mercato, pero’.Duomo Torino.foto Borrelli Romano