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Gli auguri di Natale sotto l’albero

20191213_161356Nei primi anni di scuola, li accompagnavo, “i miei”, nella pancia di Porta Nuova, nell’atrio, ad un tiro di schioppo dal cartello luminoso, partenze, arrivi.  Sbucati dalla metro era gia  un festa. Un’ora di liberta e di “incontro” con l’Altro. Cinque o sei passi e ci confondevamo tra il caos umano  la voce metallica degli annunci. Ai piedi dell’albero leggevano tutti insieme “Gli altri siamo noi”, gli auguri degli altri, le aspettative, i conti, gli incontri, le storie, su biglietti del tram, treno, pizzeria, ristorante, fogli di quaderno…Come stava la nostra città con una fotografia dell’albero quell’albero intorno ad esso. Noi la siepe, la citta e oltre la sopra. C’era del romanticismo in quelle storie e noi, come tutti, ce ne appropriavamo. Un pochino come una cacciatrice di orsetti, quali giochi di infanzia. Mi spiegava, la compratrice, che non era all’orsetto che fosse interessata quanto alla sua storia. Un orso come documento storico. Poi, tra un centimetro di ramo e l’altro dell’albero, noi, frequentanti,  mettevamo i nostri, di auguri, preparati accuratamente prima, nelle ore precedenti, magari sui foglietti della tipografia salesiana don Bosco. Con l’incentivo di fare bene, chissa se qualche giornalista de La Stampa lo avrebbe in seguito fotografato….E al termine di tutto, lo scompiglio: il panettone o pandoro tagliato sotto altri sguardi e gli auguri, per noi, ai passanti. Ora, quest’anno, niente di tutto questo. L’albero è  lì come tutti gli anni, forse nuovo, ma niente scompiglio, niente panettone. Ma per gli auguri ai torinesi sotto l’albero da parte dei ragazzi  ci ho pensato io. 20191213_161435Mandato, consegna, ritiro, chiusura del registro, badge, metro, pancia di Porta Nuova, albero, biglietti col cuore. Appena terminata scuola, ho apposto i desideri dei ragazzi. Con i loro migliori auguri di buon Natale. Di cuore. Col cuore.

La paga del Sabato. E non solo.

A Torino, l’albero di Natale che periodicamente stazionava in piazza Castello da anni, “ha subito un leggero trasloco” trovando la sua nuova collocazione nel “salotto buono” torinese, cioè  in piazza San Carlo, congiuntamente al suo compagno, il “calendario dell’Avvento”. Ogni giorno, anzi, sera, una casella si abbassa, avvicinandoci sempre piu alla “meta” del Santo Natale. I nostri auguri, miei e degli studenti, a porta Nuova, sotto l’atrio, non mancano. Si porta un pochino di scompiglio, nei pressi del bar, chiedendo:”Scusi, che  ci presta un attimo  la sedia? Giuro che la riportiamo. Il tempo di tagliare un pandoro, sotto l’albero, e farci degli auguri di buon Natale, in …”Santa Pace”, E cosi, la neve, dello zucchero a velo è  ancora più  dolce,  apportando la sua magia tra di noi, mani sporche e sorrisi belli larghi, proprio come il Natale comanda. “Una magia che si rinnova ogni anno. “Tu scendi dalle stelle” risuona oggi più  forte la voce di mio padre quando mi insegnava ieri quella canzoncina, costeggiando, a suo tempo, mano nella manina, il Tevere ed il…Testaccio che ero io nel non riuscire a memorizzarla.

Quest’anno, sull’albero,   tra i tanti, “annunci”, ne troneggia uno dal sapore del titolo di un libro, “La paga del sabato”. Dal suo  libro della maturità, esposto “In commissione”, condito nella sua tesina sulla questione lavoro, al grazie esposto sull’albero, di uno che insomma, il lavoro e il suo posto nel mondo  lo ha trovato. E non solo di…sabato.

Albero di Natale

Torino, 16 novembre. Ore 10.

La mattina comincia con un incontro “freddo”: il gelo che sbatte con violenza sul mio viso. Frugo nelle tasche che sembrano pozzi senza fondo di ricordi andati. Recupero il cappellino, quello di Lucio Dalla, che tanto impegnò  i miei nella sua ricerca tra mercati e negozi torinesi. Capricci adolescenziali che puntualmente, da trent’anni, di questi tempi, recupero tra gli armadi di casa, riposti nel cassetto  etichettati “indumenti invernali”. Appena recuperato, lo deposito li, nella tasca del parka, dove affonda tra l’immancabile penna, sempre presente: caro amico ti scrivo….ripesco Lucio, gli anni ’80 e un bel pezzo di te, pa’, insieme a tutti i biglietti ancora conservati, rimasti in questo giaccone, delle corse Torino Lanzo, e viceversa, utilizzati per venirti a trovare. C’erano alcune cose che avrei voluto comunicare, come gli annunci della stazione Dora, che avevano la stessa voce di quella leccese, dei nostri luoghi natii. E qui “intaschiamo” i ricordi, tanto, tolto il berretto, di  posto ne abbiamo, Come avrebbe detto Dostoevskij, chiusi in una stanza ci possono stare migliaia di anime. Figuriamoci di ricordi…La camminata procede fino a D’acaja, dove mi imbuco nella metro, diretto a Porta Nuova. Scendo dalla metro, mi fiondo verso la scala mobile e recupero l’interno della stazione, sotto, l’atrio, sotto l’albero, a leggere i pensieri dei torinesi.  Sotto l’albero, doveci troviamo con gli studenti. Sopra l’albero, dove  si raccomandano in molti. Mi perdo tra le richieste. La più bella, quella di una ragazza.”Fa che Stefano mi sposi””. Quanto sono belle queste ragazze con questi desideri.

23 Dicembre

Nel mio breve giro, confuso tra confusi “corridori” o “maratoneti” dello shopping forzato dell’ultimo minuto, ho come meta l’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Dopo la visita di alcune classi, e delle loro richieste, in formato letterina, con grande rispolvero delle vecchie ma buone abitudini, oggi è il mio turno: sono sotto l’albero, appena catapultato dalle scale mobili della metro torinese. Ho un paio di letterine da depositare su qualche ramo, dell’albero: trovare un piccolo pertugio richiedera’ una gran fatica; faccio il “giro-giro tondo” intorno all’albero, ma senza cascare, non io e non il mondo, dando una rapida occhiata di quel che chiedono cittadini, turisti, viaggiatori. Pensando all’articolo de La Stampa di un anno fa, di cosa saremo “In deficit questo anno che ci lasceremo alle spalle tra pochi giorni?” L’anno scorso eravamo, a dire in punta di penna del cronista, in deficit  di…gioia. Lascio il mio bigliettino, intestato “tipografia salesiana” e due righe di Gianni Rodari, autore capace di riportare sempre ai tempi e ai luoghi dell’infanzia ognuno di noi. Riportarci al come eravamo: Letterina, fiocco che incorniciava il grembiule, viso sorridente e noi sempre, camera e obiettivo davanti, a far finta di scrivere. Alle nostre spalle la vecchia  cartina geografica dai nomi e posti cosi lontani…un albero e un piccolo Presepe al nostro fianco. Ah….le tanto belle scuole elementari…

Lungo il tragitto, tra piazza Carlo Felice e via Roma, proseguendo verso piazza San Carlo e procedendo oltre, verso piazza Castello, è  tutto uno sfavillare di  luci e alberi. Le orecchie, nonostante il cappello calcato bene bene,   raccolgono dagli sportivi delle compere in “area cesarini” menu’ e telefonate fatte e da fare, conti, scontrini, regali fatti, da fare, e se quel parente lo merita oppure no quel tal regalino o anche solo un augurino. Le piu’ belle e simpatiche sono le coppiette che si accompagnano in questo mare di fente e vetrine ch continuamente invitano e richiamano ad entrare. Ah come rileggerei ancora una volta il magnifico “Canto di Natale” di Dickens. Di pensiero in pensiero,  un altro corre a Charlie Chaplin: conservo da qualche parte  un biglietto d’auguri di Natale datomi da una carissima amica con una sua cirazione. Lo ricordo perché era scritto su di un biglietto a forma di cuore e le cose di cuore, si sa, restano per sempre. Nella testa e nell’andamento delle gambe girano e concorrono ad accompagnarmi  musiche e canzoni di De Gregori: fra due giorni è “Natale” e “Gesu’ Bambino”. Testi e musiche bellissimi: strizzo idealmente  l’occhio a chi a suo tempo mi condusse all’ascolto del cantautore anche se, a quel tempo, erano altre le canzoni: “Ti leggo nel pensiero” e “4 cani”.  Il giro si chiude con una “puntata” al Circolo dei Lettori, dove, sia nell’atrio, sia al Circolo fanno bella mostra bellissimi alberi. Quello del primo piano, è bellissimo. Come sempre. Ci sono tante sedie vuote. Staziono un pichino.In una tasca, approfittando dei tempi vuoti, leggo sempre qualcosa, e oggi, in questo periodo, è la volta de “Il giardino dei Finzi Contini”. Un pochino, a dire il veto, sono rimasto con la testa a Ferrara, avvolto tra la sua nebbia e la grande bellezza, sospeso tra il Castello, i palazzi Rinascimentali, Isabella d’Este e Lucrezia Borgia, è tra Micol, che immagino bellissima, biondina, occhi azzurri, ed il giardino. Dei Finzi Contini.

Lascio Il magico Natale di Gianni Rosari.

RODARI, Il magico Natale.

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.

Sabato pomeriggio: auguri sopra-sotto “l’albero”

Torino Porta Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli fotoSono stato a Torino Porta Nuova, ieri, stazione centrale, o di testa- terminale, ove nell’atrio è posizionato da un paio di anni (sotto le feste natalizie, ovviamente) un maestoso albero di Natale. Tre anni fa, mi pare, avrebbe potuto contendersela con “spelacchia” che “troneggia” in piazza Venezia, a Roma. Oggi, fortunatamente, non è cosi. Questo non è un albero da frutta, e le mele al piu’, potrebbero crescere e raccogliersi poi, in seguito. Ora e’ tempo della semina. Le richieste, fine delle discriminazioni di ogni tipo, felicita’, spensieratezza, un sorriso spontaneo, una carezza “libera” e bella, capace di toccare il cuore, un pensiero ai nonni, e un pensiero e desiderio per tutti: ali per volare tre metri sopra il cielo.Torino st.P.Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli foto Qui in realta’ non si deposita soltanto. Si lasciano, e si prendono anche, pensieri, propri e altrui. Inflazionatissime le richieste di 30 all’Universita (neanche poter passare un esame), il tema  lavoro poi, è presente ad ogni modo. Poi tanto amoreTorno 16 12 2017, Porta Nuova, Romano Borrelli, pace, Torino-Pta Nuova 16 12 2017, Borrelli Romano fotovoglia di papa’ senza coraggio in fuga, e tanto coraggio di un (o piu) figlio da infonderglielo, purche’ faccia ritorno, Torino.Pta Nuova 16 12 2017.Borrelli Romano fotoe l’anzianità, ma non di servizio, ma di status single, che dovrebbe aprire al diritto di avercelo, l’amore.

A porta Susa c’era …”l’almanacco del giorno dopo”

E’ stato un po’ una bussola per molti torinesi. Quell’ enorme orologio al quarzo  posizionato su di un albergo cittadino che ne ha scandito tempi, tempo, arrivi, partenze, incontri, stagioni. Era un po’ la parrucca di un edificio torinese che si affacciava su una delle piazze cittadine più importanti. Si puo’ dire che e’ stato un punto di riferimento essenziale. Per molti. La “lampada Osram” per tanti torinesi. “Dove ci troviamo?” era la domanda, quando la giornata o la serata erano combinate na a mancare era il “gancio”.A Porta Susa, sotto l’orologio, vicino al Gorilla (rinomato venditore di libri sotto il porticato di via Cernaia). Si poteva dire “ai capolinea” del 46 o 49, che per anni cosi e’ stato, ma si preferiva dire “sotto l’orologio”. Datario o  “termometro” torinese. Punto di ritrovo e raccolta di molti occhi, puntati sopra l’albergo: ora, giorni, mesi, gradi, un cellulare di tutti, “bene comune”. Un faro.  Quando le scale mobili della metro lentamente sortivano il loro effetto sabbie mobili, e lentamente ne eravamo risucchiati, tutti noi, mano destra posata sulla gomma, si buttava  un’ultima volta l’occhio, lassù, in cima, come per pronunciare una promessa a noi stessi: ” a tra poco” , quando sarà buio come ora, se la promessa era in pieno inverno. A tratti quell’ enorme datario rimembrava  un tabellone da stadio comunale, ma il vero richiamo, in realtà, erano i soldi e il nome di una banca. Ma questo in fondo non importava molto. Era l’incontro quotidiano, il fatto importante . Era l’almanacco del giorno dopo. Peccato, toglierlo proprio a ridosso delle festività natalizie. Ma una domanda sorge spontanea: per sempre o…”ritornera’”, come il testo di una canzone? A proposito di festivita’: e’ iniziato il pellegrinaggio sotto l’albero di Torino Porta Nuova. E sopra di esso spuntano laiche preghiere. Soldi, promozioni, voti, amore, salute.Insomma, cose classiche. Ovviamente, classi al seguito, e un bigliettino lo “installero'”pure io.

Quasi… Natale

torino-17-12-2016-foto-romano-borrelliEra da un po’ di giorni che non lasciavo segno,  qui sopra, immerso tra lezioni,  corsi e lezioni avvolto in una nebbia da capogiro. foto-borrelli-romano-circolo-lettoriCosi,  dopo aver ultimato la relazione su Simenon e la sua “Belle”,  il suo “orologiaio”,  decido di fare due passi e ritornare in Circolo. Un passaggio tra chi di lettere è  di casa,  le scrive,  le legge e le ripone in Circolo.  In bella vista. Qui si che e’ un bellissimo posto. Ne approfitto e compero la tessera per farmi il regalo di Natale.  In una atmosfera natalizia ormai quasi giunta a  destinazione,  l'”Avvento del Natale”,  e’ un via vai continuo fra vetrine doni e pacchi che reclamano precedenze: via Roma,  Lagrange,  Po. Un rito e un giro  di Luci d’Artista.   torino-p-ta-nuova-17-12-2016foto-borrelli-romanoA Porta Nuova “fiorisce” l’albero e maturano gli auguri di ogni risma. Una veloce lettura alle “letterine” 20161217_16442020161216_08274620161216_082840lasciare nei giorni scorsi e via,  tra la dolcezza della musica perdersi per le vie e letorino-p-zza-s-carlo-fot-borrelli-romano-17-12-16 piazze di Torino.

A Porta Nuova è tornato l’albero di Natale

torino-porta-nuova-foto-borrelli-romano-6-12-2016A Torino Porta Nuova è  arrivato -ritornato l’albero di Natale sotto l’atrio. È  bello,  diverso dagli ultimi. “E’ bello come la scuola dove insegno”. Non ho resistito alla tentazione. E’ davvero diverso da quelli degli anni precedenti documentati dal quotidiano torinese La Stampa e…. dal blog!! Stamattina,  sotto l’atrio,  una giovane donna suonava al pianoforte, musiche romantiche,  il tabellone “giocava” con gli arrivi e le partenze,  ed io,  con la fantasia mentre  il cuore batteva al rumore dei treni,  oltre l’atrio rimanevo incollato e così gli occhi e le orecchie.  Voglia di partire,  andare,  viaggiare.   Ho staccato un foglio e ho scritto i miei auguri. Su carta “tipografia don Bosco”. E’ il primo biglietto.  Vado in biglietteria e. . . ne stacco un altro. 20161206_152050Eccolo. Poi son tornato indietro e l’ho modificato un pochino. Un augurio di cuore,  dal cuore,  il mio,  al cuore di tutti.torino-foto-borrelli-romano-porta-nuova Buon Natale a tutt*.

31 Dicembre 2015

Torino 31 12 2015. Foto Borrelli RomanoMi trovo in stazione dove ho da poco accompagnato il 2015. Fra qualche ora infatti, munito di un  fazzolettino bianco alla mano sventolato fuori dal finestrino, dovra’ partire e salutarci. Viso rigato da qualche lacrima sara’ costretto a restare chiuso in un cassetto e tirato fuori da qualcuno quando comincera’ la gara dei “ti ricordi quando tra noi c’era ancora il 2015?”  Devo dire onestamente che mi dispiace molto, doverlo salutare. Lo archivio dopo aver scritto una bellissima pagina di storia, pur nella fatica e sofferenza quotidiana. Ma alla fine dell’anno, “accademico”, l’esultanza assicurata. Senza questo passaggio non starei ora in “cattedra” a racconarla, la storia, non piu’ e non solo a scriverla.  E passato all’incasso dopo tanto “incazzo” accoppiato allo “scazzo”. Ma questo era. Ma che ci posso fare..a me piace la storia e amo studiarla, leggere e continuare a scriverla e descriverla. Forse perche’ in fin dei conti nulla e’ dato per sempre. Tutto e’ sempre e continuamente in discussione e ogni giorno di lotta, di fatica, di condivisione. Ho avuto moltissimo. Foto Romano Borrelli.Torino.2 7 2015 ultimo esameQualcuno e’ sparito e altri si son fatti conoscere. Nel bene e nel male. Ecco, a tutt* auguro un buon 2016, di cuore, dal mio, al cuore, vostro. In attesa che un treno parta e un altro arrivi, il 2016, approfitto per dare un’occhiata ai messaggi dei viaggiatori, torinesi e nonTorino 31 12 2015  p.Nuova.foto Borrelli RomanoTorino albero p.Nuova.foto Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 albero P.Nuova. Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 .Nuova.foto Romano Borrelli20151231_16445720151231_16445720151231_164601. Sono felice di aver chiuso il 2015 con la lettura del libro “Vino e pane” di Ignazio Silone. Ho sezionato i personaggi, li ho inseriti in apposite cartelline, analizzati nelle loro fattezze fisiche e psicologiche, li ho fatti interagire e sottolineato passi importanti. Lo proporro’ come lettura ai miei studenti. Affinche’ sappiano trarre utili insegnamenti e valori fondamentali per la loro vita. Bhe’ che dire se non augurarvi un buon 2016? Di maratone e olimpiadi, europei di calcio e calci alla sfortuna. Spero che sia come una bella donna: paziente, accogliente e disponibile all’ascolto. Buon anno e ….buon viaggio. Resistente e di solidarieta’. Che sia un anno buono. Che ci aiuti ad amare: amiamo sempre poco e troppo tardi. E ce la possiamo fare. Fra poco ci mettetemo a tavola, cornice ideale per “vanno ora in onda ricordi, tensioni e rancori”.   Proviamo a lasciarli fuori casa, lontano dalla tavola. “Vino e pane” e allegria. Anna Frank sosteneva che “la gente sia davvero buona nel proprio cuore. Non posso costruire le mie speranze su una realta’ di confusione, infelicita’ e morte”. E allora…”wonderful tonight”….31 12 2015 foto Borrelli RomanoTorino 31 12 2015 foto Borrelli Romano

“Vino e pane”. E non solo

20151226_180222E’ ancora  in corso il derby panettone-pandoro (e lo sara’ ancora per molti giorni a venire) ormai da alcuni giorni (su molte tavole italiane), qui, almeno da quando il “duplice fischio” della scuola ha decretato il fine lezioni per il 2015. Un derby giocato su piu’ campi da gioco, come a  ricordo delle vecchie  radiocronache domenicali di Ameri, interrotte, di tanto in tanto da altro campo principale  (ricordando le interruzioni di Ciotti) dove la disputa, oggi, a tavola, e’ tra tortellini-agnolotti (buoni questi ultimi della Ristonomia a Torino). Tutto il calcio minuto per minuto?No. Tutto il cibo inghiottito, minuto per minuto. Campi lunghi e ben distesi. Storie e altri Natale che si sommano nel chiacchiericcio fra comnensali recuperando attori e protagonisti che fino a pochi giorni fa erano solo marginali, vedi bimbi e anziani. Letterine, medicine e bugiardini estratti e mischiati a caramelle e fazzolettini  usati, fuoriusciti dalle tasche di vestiti nuovi (o “vecchi” come nuovi) e tutti a dire ” come ti sta bene”.   Mani rosee di bimbi e mani callose, clessidra del tempo passato, della grande saggezza della quale si ha sempre bisogno. Sono giorni duri per stomaco e fegato di ciascuno: ma ognuno vuole essere allo stesso tempo “giocatore” (testa china sul campo rettangolare, bianco lino se pizzato, meglio ancora) e tifoso, e quindi… Raddoppi compresi. Volendo recuperare un gioco che negli anni ’80 elargiva milioni potremmo dire:”Bis”.  Ma qui, a ravola e nei pressi si elargiscono grandi quantitativi di calorie. Ovviamente. Per non parlare poi, per chi puo’ permetterselo, dei “fumogeni” lasciati dal dopo rosso o bianco, con bollicine o senza. Dipende. 26 12 2015 p.zza san Carlo.foto Borrelli RomanoCin- cin. Talvolta ci si alza, da tavola, per sgranchirsi un po’ le gambe, giusto per ricominciare poi. Piu’ in…forma. Due passi per la citta’, con le sue luci, le sue decorazioni, alberi di ogni forma e fattezza. Torino 28 12 2015 foto Borrelli RomanoE durante lo sgranchirsi tra altre nuvole di fumo o di smog qualcuno ostenta una corsetta,sull’asfalto torinese,  giusto per smaltire un paio di calorie. Beati loro. E tra un tempo e l’altro termina tra le mie mani, sulla tavola, la lettura di “Vino e pane” di Ignazio Silone. Un bellissimo libro che lascia parecchio. Bello, davvero. Una catena di personaggi che lasciano il segno. E alcuni di essi una morale, un insegnamento. Don Benedetto, professore settantacinquenne conosciuto nel primo capitolo, insieme alla sorella Marta. Sorella che nel rispetto del Vangelo si e’ scelta la parte del lavoro (e non la migliore, cone Maria). Sono entrambi in attesa, di ex alunni del don ora fatti uomini, sulla trentina.  Un ritrovo organizzato dalla sorella per festeggiare. Un brindisi dopo anni di ritirata, in un luogo solitario dell’Abruzzo. Ma fra quei due che saliranno su dai fratelli manca il persobaggio principale della storia: Pietro Spina divenuto ben presto don Paolo Spada per mantenere fede ai suoi ideali in un periodo dove tutti salivano sul carro del vincitore. Pietro Spada, un comunista, cresciuto nelle sofferenze da piccolo: i genitori morti precocemente, il terremoto, la morale, l’etica, il senso di giustizia sociale. Tutto porta a dire che c’e’ molto di Ignazio Silone dietro Pietro Spina o don Paolo. E poi la bellezza di Cristina Colamartini, un piede in convento e uno in famiglia, per un obbligo morale dettato dalla presenza di altre tredonne in casa, bisignose di cure e attenzioni (la nonna incapace di vestirsi ma desiderosa di vivere il resto della vita senza confessarsi: perche’ se non e’ colpevole di nulla?) capace anch’essa di dare la propria vita per un amico sprovvisto di tutto (nelle pagine finali commovente la sua decisione di inseguire l’amico dal quale  ha letto nel memoriale una bellissima “confessione”). E ancora Annina (quanto e’ bella nei suoi valori che la rendono ancora piu’ bella!) e Bianchina nella sua semplicita’. E poi Luigi…