Archivi tag: Fiera del Libro

Firenze

Firenze 29 7 2016. Foto Borrelli RomanoEra da un po’  che mancavo da Firenze. 12 anni? Troppi. Molti. Forse a ripensarci bene 10. La data e’ potrebbe essere quasi giusta. Cosa mi portava qui? I concerti dei Nomadi,  la politica, il festeggiamento della tesi,  un cambio treno per Pisa o la Garfagnana o verso Roma. Forse. E così stamattina freccia direzione “Fire”!  come usa dire qualcuno. 20160729_082912Nel tragitto del treno Torino Firenze,  tre ore di viaggio,  non mi son fatto mancare le mazzette dei giornali,  come d’abitudine,  sia che parta,  sia no,  e un buon libro. E facciamo pure due. La cronaca induce un’attenta riflessione sullo sdoppiamento della fiera o salone del libro. Le viaggiatrici,  altra riflessione. Riflessioni sul viaggio del Salone del libro che resta a Torino e più  “leggero”,  forse,  sdoppiato in “LeggeRho” ma divenendo cosi altra cosa. In ogni caso,  la trentesima  edizione del salone del libro si terrà  a Torino. Come e in che forme vedremo. Ma non vorrei parlare di questo ma di un altro argomento: cosa metteranno mai le donne in quei valigioni con rotelle che si incastrano tra un sedile e l’altro causando un ingorgo lungo il corridoio dei treni. A quel punto scattano le occhiate al biglietto e poi quelle fra maschi che cominciano a chiedersi di chi sarà  la volta.  Succede che  poi,  velocemente inquadrano un uomo che a sua vola inquadra la donna e senza sapere bene da chi parta la richiesta l’uomo si trova tra le braccia… il valigione mentre da sotto il coro femminile diviene più  forte:”più  su,  ecco,  a destra,  a sinistra” e naturalmente avendo spostato di qualche millimetro altro borsone ovali gia,  partono veloci i cori di allineamento”. Poi,  mentre chi è  seduto recupera respiro prova a chiedere con fiducia e speranza a chi e’ ancora in atto di trasloco:”scusi,  dove scende? “Ecco,  sarei molto interessato a saperlo,  così, per un racconto futuro. Scarpe? Trucchi? Magliettine di ogni tipo? Bho!

Ps. Il Duomo è  davverostupendo. A pensarci bene i dieci anni di assenza forse valgono doppio. Forse.

All’uscita dal cine.”Visioni”…differenti

Foto Borrelli Romano.Torino pzza StatutoAlle ore 13 la fermata del bus e’ affollata da ragazzi e ragazze appena usciti dalla sala cinematografica, un’ora insolita, a dire il vero, per la visione di un film. Senza pensilina, tutti ammassati quasi uno sull’altro. In questo fazzoletto di terra separato da due binari di tram, l’unica certezza sono le pizze appena sfornate dalle numerose pizzerie al taglio,  comprate al volo dai numerosi studenti universitari appena usciti dalle aule.  Chiazze di olio e sughi vari lasciatei su mazzi di fotocopie sotto braccio. Ah, quanti e buoni profumi! E a noi invece solo i profumi con gli sguardi “verso” il corso per “volgere” verso Palazzo Campana e casa Gramsci. Strani incroci anni ’70 e studenti 2016. La folla impedisce la visuale. “Mattia vedi tu se arriva che sei il piu’alto”. Ma il suo ciondolare avanti e indietro in pochissimi centimetri quadrati fa capire che non ha assolutamente voglia di allungare il collo per dire se il 18 arriva o meno. Siamo avvolti in una nuvola di fumo e vedere l’arrivo del 18 e’ cosi impresa ancora piu’ difficile. Una ragazza sui 25 o 30…o “29” racchiusa nel suo cappottino grigio doppiopetto bottoni neri, capelli neri e viso rosa, un naso ben fatto con occhi scuri mi sorride e mi viene incontro nella rispista che avrebbe dovuto dare Mattia: “sta arrivando il bus”. Si ferma e tutto resta per alcuni secondi immobile, forse per salire o forse per valutare se salire su questo o sul prosdimo. Saliamo e siamo una tempesta che si perde. Piccoli ‘atomi’ alla ricerca di un posto qualsiasi. Saliamo dalle porte centrali e convergiamo verso il “girello centrale”. I ragazzi sono ormai dispersi come previsto per il “dopo cinema”: sciolte le righe ognuno per se e Dio con tutti. Noi, io e la brunetta, sciogliamo una qualche intesa e cominciamo a parlare, del film, delle solite cose: ti e’piaciuto, si, no, i soggetti, l’ambiente, ma mai nello specifico di quello. E’ straniera ma parla bene l’italiano. Parliamo, parliamo, parliamo…la fermata si avvicina…condividiamo molti giudizi su quanto visto. Su una cosa non ero d’accordo. A me faceva piangere, a lei no. Poi un’altra: a lei piacevano le musiche a me no. Ancora: per me era d’attualita’ per lei storico. Carina era carina ma piu’ passavano le fermate e piu’ mi non ci capivo poi molto, a dire il vero.  Prendo coraggio e chiedo:”scusa ma tu non eri al M?”, le chiedo. “Si, mi risponde. Al primo”. In quel preciso istante ho capito che eravamo si nel medesimo cinema ma in sale diverse”. “Visioni” differenti. Gia’ ma “Visioni” non e’….solo da cine ma ancge da “libro”. Intanto Mattia mi strattona: “Professore siamo arrivati, siamo arrivati”. E io, angoli della bocca all’ingiu’ nell’atto di una smorfia da pianto seguo Mattia  il quale  all’inizio di questa stupida storia non vedeva l’arrivo del bus lasciando cosi spazio a quella brunetta carina mentre ora vede e benissimo la fermata d’arrivo, chiudendo irreparabilmente le porte tra me e la brunetta. Quel che non riusciva a vedere all’inizio lo vede chiaramente ora. Al termine. Signore e signori, the end. Il film e’ terminato. “Visioni”. Da libro. Dopo il cine.

La mia Torino

DSC00735
Particolare di un portone nel centro di Torino.
DSC00756
Torino. Piazza San Carlo.

La mia Torino, non confluisce a Piazza Vittorio. Viaggia. E parecchio. Si muove, velocemente. Spazia, tra le piazze e le vie cittadine, spesso omettendo famose categorie. Un metro del tutto personale. Anzi, per la par condicio,  una metro, personale cittadina. Piazza San Carlo, ad esempio, sembra una conchiglia, e, nelle giornate, o nelle serate di calma, ci puoi ascoltare il rumore del mare, tendendo l’orecchio sulla pancia della piazza, un po’ come erano soliti fare gli indiani. Per sentire e scongiurare pericoli. Spesso ti pare di ascoltare il mare, ma anche l’amore. In piaza San Carlo, ti puoi imbattere in gruppi di anziani  che oziano su una panchina, e parlano dei tempi andati, i loro, e di quelli che verranno, dei bambini e ragazzi, che si trovano a passare; non di rado li trovi cantare, accompagnati da una chitarra o fisarmonica. D’inverno, preferiscono i portici, ma quando la stagione si fa bella, tornano in piazza e sulla piazza, come erano soliti fare. Un tempo. Loro, qualche volta un cappello, abbassato con un fare da galateo se passa qualche signora; loro e una bicicletta sullo sfondo, compongono  una stupenda cartolina, come a ricordare   qualche posto sperduto del sud, ma anche dell’Emilia Romagna o ancora più giù. A volte, anche della Toscana. Non so perchè, ma viene in mente un posticino particolare…Riotorto. Sarà per via delle biciclette. Nei loro discorsi, tanto passato, tanta nostalgia, ma anche tanta bellezza. E grande bellezza sui loro visi.  Quelle mani giunte, dietro la schiena, raccontano una storia, passata  e scritta da altre parti. Le rughe, una penna che ha scritto e solcato molto sul loro viso. Torni, frese, linee di montaggio, qualche bar, una partita a carte, un cinema, una gazzosa nelle giornate calde, o un bicerin in quelle fredde, e spesso, qualche vanga, dopo il turno di lavoro, in quei piccolissimi appezzamenti  di terra che qualcuno, qui, si ostinava a  chiamava “le ville”.  La villa. Non aveva nulla a che vedere con una stupenda costruzione. Era l’anello di congiunzione, con la loro terra, con il Sud e il mare. Le ville, poste agli estremi della città, là dove non c’erano i grattacieli e la ferrovia era in superficie.  Li, si coltivava qualcosa. Da quelle parti, Barriera di Milano,  e nei suoi  pressi, il fiume, dove qualcuno, d’estate, si avventurava  anche qualche bagno. Confluisce molto, a Piazza Vittorio, terra di un Karaoke, un Fiore all’occhiello negli anni ’90, piazza  di canto comune e di “lancio”, di qualche macchina. Non era Cape Canaveral. Era Piazza Vittorio. E il lancio, era decisamente buono. Fuochi d’artificio, e magliette, t-shirt, bianche. In Grande. Punto e a capo.  Ma non era ancora Grande. Era solo un Punto.  Oggi, locali e gioventu’.  Senza codini e Karaoke.  La Mole sullo sfondo, l’Università e via Po. Con i ragazzi. Che sembra il titolo di un libro. A pochi giorni dall’apertura, del libro in un salone. Con gli auguri di buona lettura.  Piazza Vittorio. Il fiume, l’altro, quello grande, dona l’ illusione di essere al mare. Il fresco delle serate  estive poi, con la collina e le sue luci è uno spettacolo incredibile. I Murazzi. Dove si vince e si perde. Dove incontri e lasci e quando lasci non incontri più.  Non tutto confluisce a Piazza Vittorio. Vie e pertugi impensati, sperduti. Anche una maniglia fa storia, la sua storia. Bussi, e ti si apre un mondo. Non solo una casa. E a Torino, ti senti sempre a casa. Bussi, entri e ti si apre una storia. Marmi lucidi  e saloni.  Già, il Salone, dove in alcune zone del sud, era il luogo del barbiere, centro di incontri di politici locali e signori. Anche a Torino, esiste, un salone. Anzi. Un tempo, era il Salone. Oggi, la Fiera. Di qui a poco. La Fiera del Libro. Anche se non è dalle parti di Piazza Vittorio.  La fiera del Lingotto. Una fabbrica, un centro commerciale, una fiera, e ora anche una stazione della Metro. Ma qui,  è un altro viaggiare. Tempo ristretto, al pari di un caffe’, ovviamente, ristretto, in qualche angolo di Torino, nascosto ai piu’ e trovago o ritrovato per caso. Tempi ristretti in tempi moderni, tutto veloce alla ricerca del temopo, perduto, breve. Ristretto il tempo a dispisizione, come il temp di scrittura o per la scrittura, il che e’lo stesso, quando ti confronti con da “tweet” con chi ha tempo libero e man libera di girare “sulla mia Torino”. Tempi doppi,  contro tempi sfretti e ristretti.  E allora, prendere o lasciare.

 

DSC00757
Atrio di un palazzo nel centro storico di Torino. Interno di una galleria.