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12 Agosto 2017

Sciabordio dell’acqua sospinta dal vento che picchia la sabbia. Giorni che si inseguono uno dopo l’altro, dilatati, senza tempo e confine, innumerati e innumerevoli, senza sveglia,  compiti e lezioni; vento che schiaffeggia, capelli, magliette e compagnia  bella;   bava marina rilasciata sugli scogli dal mare in piccole bacinella,  onde che si stirano e si allargano in un continuo movimento mentre stropicciano castelli,  scritte,  cuori e merletti di sabbia. “Ho scritto t’amo sulla sabbia e il vento o il tempo… a poco a poco… ” Marosi che restano, morosi che vanno, il maestrale saluta e cosi abbasso il cappello; l’odore di pioggia,  umidita’ e sughero  si avvicinano e si fanno sentire,  Lucifero si allontana… dileguandomi lascio le impronte e lentanente apro l’ombrello.

Ho terminato l’ennesimo libro. Cosa resta? Che i protagonisti sono privi di nome,  ma “La strada”,  è  un bel libro. Da consigliare a scuola. Per i risvolti psicologici,  per il rapporto padre-figlio,  per essere un viaggio,  un cammino,  una ricerca,  riflessione,  un testo di formazione. “Portare il fuoco”,  o l’amore e’ uns bellissima espressione: portarlo dove,  a chi? La strada,  e sulla strada,  a San Pancrazio Salentino,  due personaggi,  di paglia,  annunciano, imminente,  “La sagra dei sapori”.  Un inno all’amore. Per una terra,  il buon cibo,  i saperi,  i sapori.

La strada, la sabbia, la borsa frigo

7 agosto 2017. La strada, le borse frigo.  Potrebbe essere un tema: “elogio della borsa frigo. Storia economica e sociale di un Paese che muta”. Bisognerebbe “guardarvi” dentro per “intrecciare” tanta storia. E probabilmente,  capirne qualcosa di piu’,  di certi “panieri”,  con prodotti che entrano e altri che escono. Un po’ come chi arriva e chi va su quella “lingua” dorata che un tempi era davvero selvaggia, posta davanti ai miei occhi,  mentre io, al fresco,  mi sento molto simile all’uomo in ammollo. Senza vestiti, che si lavano da soli,   ovviamente. Il sole,  “sorto” (come sempre diciamo) da poco,  fa pensare ad Est. E’ sbucato dietro Villa Belvedere e ora pare  avvicinarsi e “attaccare” in un’altra giornata che si annuncua molto luciferina.   E’ un cielo grigio,  che sa di cenere;  sembra uno di quei cieli che  da qui a poco ne manderà  giu’ tanta,  di pioggia,  mentre in realta’, che è  sempre differente,  e’ solo e soltanto colore che annuncia afa. Crema. Spray. Friziona. Spalma. Cocco,  avocado. Capelli. Radice,  cuoio capelluto. Friziona,  spalma. Grida,  spruzzi,  pale, palloni,  palline,  palle. Girano. Tutte insieme. Da dentro l’acqua, del mare, uno specchio limpido,  azzurro,  blu,  verde, una tavolozza per artisti,  tra una bracciata e l’altra,  la spiaggia color oro pare una stazione ferroviaria senza atrio,  dove tutti sono alla ricerca di un loro “scomparto”,  un fazzolettino di sabbia,  libero da “concessioni” o “stabilimenti”. Uomini,  donne,  ragazzi,  braccia tese che reggono borse frigo: piccole,  grandi,   rigide, di plastica,  all’ultimo grido. “Sicuramente acqua,  frutta,  verdura… “. Braccia tese. Il braccio della borsa frigo e’ perfettamente bilanciato dal peso delle ciabatte,  chiuse a conchiglia,  tenute nell’altro. Braccio. Poco piu’ in là,  oltre il vialetto che congiunge le due spiaggette interrotte  dalla “casa ai margini dell’acqua”, (verrebbe da infierire e dire “sull’acqua”) i ragazzi si sono attrezzati per il gioco dei tuffi. Una fila di sacchi impedisce all’acqua del mare di lambire l’abitazione quasi arroccata sulle ex dune e attaccata oramai da anni dalla forza del mare. Perché  si sa,  la natura,  prima o poi,  si riprende tutto ciò che l’uomo ha strappato con forza. E qui,  di forza,  a guardare certe case,  l’uomo di forza,  ne ha usata parecchia. I provetti tuffatori,  invece,  raccontiamoci.   Molti dei sacchi, a difesa della villa, sono diventati un trampolino di lancio. Alcuni padri accompagnano i figlioletti,  almeno quelli più piccoli,  divenuti tutti Magnini e Pellegrini. Come per un colloquio di lavoro. Tuffi,  acqua che si apre,  cerchi, schizzi. Verticalità. Inseguendo la verticalità. L’estate è  breve. Una parentesi,  uno spruzzo di felicità.

Ogni giorno che passa,  il trampolino diviene sempre più alto. Sulla ex-spiaggia.  Sulla strada. Del mare. Località di vacanza,  il mare,    pare la scelta-meta privilegiata dal 56 per cento di italiani che pare passeranno 11 giorni-notti di ferie. Ma la strada è  anche quella di un libro,  ripreso. Una storia,  di padre e figlio. Non sappiamo dalle prime pagine cosa sia successo e perche padre e figlio siano in cammino,   forse non è  neanche importante porsi la questione… pare ci sia stata una fine,  un attacco,  una guerra,  un cataclisma,  un giorno dopo,  fatto piu’ di “castighi che delitti”.  E questo è  evidente fin  dalle prime pagine della storia. Forse una tragedia,  chi lo sa…padre e figlio  sono alla ricerca del mare… ma anche presumibilmente di altro.

4 Agosto 2017

Porto Cesareo (Le), 4 8 2017.Romano Borrelli fotoLa Torre e’ al suo solito posto e così “l’Arcuri”,  un pochino sfiorita nella sua bellezza,  col passare delle stagioni: il “trucco”  passatole sul viso presumibilmente da qualche gelosa di troppo è  evidente da un po’ di tempo a questa parte. Lo specchio d’acqua,  questo mare che luccica ad est e “bolle”,  riflette barche,  scoglio e “Lo Scoglio” e mentre qualcuna,  riposando li nei pressi,  osserva lo sciabordio e misura le distanze ,  tra Torre Chianca e  Torre Lapillo; Enrico C.,  riconoscibilissimo dal suo cappellino dai colori vivaci e dalla sua canottiera blu,  agita le mani e le braccia,  immerso fino alle ginocchia,  nel mare gia caldissimo da quando l’alba si è  distesa e allungata su questa parte di cielo.  Cerca le “corse”,  specie di granchi conosciute solo da lui,  o probabilmente si illude di trovarle,  un espediente per fermare il tempo in cui quell’ attività  era redditizia e i clienti facevano a gara per accapparrarsele. Un modo come un altro per nascondere i suoi 85. Accenno un saluto,  un piccolo cenno con la mano,  ma resto dubbioso che mi abbia effettivamente riconosciuto. Fin dall’alba dei suoi 80,  l’occhio “semi chiuso” o “semi-aperto”,  il che è  lo stesso,  lo rende assai simile al bel don Giulio di Ferrara. Anche li,  una Torre. Lascio ricadere mano e braccia lungo il corpo e prendendo fiato faccio partire un : “Enricooooo”. Rialza il suo pesante corpo da ciclista consumato, porta la sua mano a tetto o a visiera tra occhi e fronte cercando di capire qualcosa in piu, di quel mio grudo,  già  consumato…  ma… Mi giro,  mi infilo nel corso del paese,  alla ricerca dei quotidiani,  di un caffè  forte e di un pasticciotto,  prima che “Lucifero” cominci la sua “cattiva” opera. Solo i ragazzi non si accorgono di lui: loro,  felici,  tra un tuffo e l’altro, riempiono il tempo: non è  piu’ alla ragazza di Veglie,  che dedicano i tuffi,  ma a nomi propri dolcissimi.   Non conoscono stagioni o mezze stagioni, il caldo o il freddo. Perché è  la felicità dei loro anni che  vuole così. E così  sia.

1 Agosto 2017

Luglio è  terminato. Agosto” si incammina”. Per qualcuno il termine di luglio  è  “apice della malinconia estiva”. Per me,  giro di pagina del calendario e chiusura del libro; Lucrezia Borgia è  stata una bellissima compagnia e interessantissima compagna di viaggio: treno,  mare,  città,  paesi. Riccioli biondi, trecce,  occhi azzurri-verde-mare tutto immaginato,  riga dopo riga. Lucrezia… Con lei, come accaduto  prima per “Isabella d’Este” (Bellonci) e “Lucrezia e Isabella,  due cognate”, (e altri comprati da Paravia a Torino) ho “ripassato” un po’ Roma tra vie e corsi e viali alberati e conosciuta la “grande bellezza” sotto altri aspetti,  insieme a città  e cittadine ad essa/e connessa/e. La sua lettura mi lascia e ga lasciato ricco di storia e letteratura unite ad  una curiosita’ per alcuni soggetti femminili:  Barbara Torelli,  Veronica Gambaro e Lucia di Narni…Angela Borgia,  Giulia Farnese,  la Brognina,  solo alcune tra  le tante proposte nella lettura.  La curiosità  è  enorme… vedro’ di trovare risposte adeguate. Un altro testo mi attende,  “I Borgia”. Ora è  tempo di “sfogliare” questo nuovo mese,  sotto la cappa della quinta ondata di calore dedicata a “lucifero”,  sotto ad  un fico ed una pagina di nuovi libri da sfogliare.

Monumento ad un lettore

A Roma ci sono passato sempre intorno,  a Palazzo Venezia. Sempre. Mai entrato. Provandone a immaginare gli eventi storici che via via in esso maturarono. Dalla “macchina da scrivere”  o “dentiera” come viene chiamato l’Altare della Patria,  la lunghissima via del Corso,  arriva in maniera perpendicolare a piazza del Popolo. Una bellissima quanto lunghissima camminata,  rasentando Palazzo Chigi,  Montecitorio,  la via che conduce a Piazza di Spagna,  e così via. Centinaia di volte “scalata” pensando all’interno di quel Palazzo,  Venezia,  dove si trova un bellissimo giardino circondato da un bellissimo porticato ad archi.  “Che ci sarà  mai li dentro? ”  E questa volta,  scendendo lentamente gli scalini del Campidoglio,  ho maturato l’idea che fosse giunto il momento di entrarvi,  farvi  visita,  “dentro” il Palazzo,  all’interno del quale,  “mostra” ai visitatori una bellissima e intetessantissima mostra. “La stagione del sentimento di Giorgione”. Metterci il naso,  insomma,  curiosare,  vedere “dentro quello scatolone”,  è  l’obiettivo,  stufo di ricordare le tantissime lezioni di diritto penale che sempre me lo riproponevano.  Tra i tanti pezzi reperti storici conservati,  osservabili, uno in particolare,  del XV secolo,  il monumento ad un  lettore (ma anche ad una lettrice)  ha assorbito il tempo e attenzione. L’opera che mi ha impressionato favorevolmente, per amore del leggere, probabilmente è  da attribuirsi a Giovanni De’ Rettori. L’ammiro e la riammiro… probabilmente non la dimentichero’ mai,  come quando qualcuno suggerisce un autore,  la lettura di un libro e da questo poi,  si apre un mondo che non scordi.

Fiammetta

Fiammetta? Chi era costei? Provo a pensarla come una bellissima biondina dagli occhi azzurri con due trecce all’altezza delle spalle,  pantaloncini color sabbia,  canotta bianca e un paio di Superga,  che presta il viso carino e un po’ smorfioso ad una qualche pubblicità di oggi. Insomma,  una bella ragazza discesa dal cielo. Ma non e’ una ragazza di oggi: è anzi una donna…  rinascimentale!  Ci arrivo, davanti all’abitazione,  indicatami da un  cartello verde: è  una bella casetta del XV secolo dotata di un bel portico con tre archi frontali,  due laterali,  uno per parte,  un terrazzino con porte ad archi al primo piano,  un balcone con porta al secondo. Mi ci imbatto,  ma non per caso! Conoscevo la storia di questa Fiammetta Micheli,  una donna amata dal Valentino figlio del Papa Borgia. La palazzina e’ molto bella,  pare disabitata ed è  situata come scrivevo proprio in piazza “Fiammetta”. Si trova a due passi da piazza delle 5 Lune e a 5 passi da piazza Navona,  vicino la Basilica di S. Agostino,  dove pare,  pare, che Fiammetta Micheli,  gentildonna di Firenze avesse avuto li,  una cappella.  La storia di questa donna,  molto dettagliata,  occupa quasi una pagina del bellissimo libro su Lucrezia scritto dalla Bellonci. Vediamone alcune righe…. “… Fiammetta Micheli di Firenze detta ” del Duca Valentino” che lascio’ il suo nome ad una piazza nel quartiere del Rinascimento a Roma. Fiammetta apparteneva alla classe delle cortigiane ed ebbe,  tra le sue compagne,  un destino fortunato perché  (ce ne informa Pietro Aretino nei suoi “aggressivi” Dialoghi) riuscì  a farsi un posto onorevole nel mondo così da pervenire ad una vecchiaia e ad una morte da signora ricca e stimata,  e da possedere perfino una cappella nella Chiesa di Sant’Agostino.. ” pag. 186 Lucrezia Borgia, Maria Bellonci,  Oscar Mondadori).  La storia di Fiammetta,  cortigiana fiorentina, “che per il Valentino era salita alla fortuna e alla ricchezza e che stava diventando a poco a poco una donna pia”. Pag. 450 Lucrezia Borgia,  Maria Bellonci,  Oscar Mondadori). E,  come si capisce,  non ci sono  arrivato per caso,  nella suddetta piazzetta,  ma dopo aver visitato nuovamente la Basilica di S. Agostino.  Nella  suddetta Chiesa è  possibile ammirare un affresco di Raffaello (che rappresenta un profeta) e un bellissimo dipinto del Caravaggio,  la Madonna di Loreto,  situato all’entrata a sinistra. Due “vecchini” inginocchiati, mani giunte, davanti alla Madonna col bambinello in braccio.  I piedi sembrano dell’anziana coppia paiono reali,  di due contadini anziani che hanno da poco lavorato;  piedi di contadini fuoriusciti dalla terra, rossa,  che e’ talmente “reale” che  pare di toccarla. Ovviamente Fiammetta in Chiesa non c’è  e per scorgere una sua presenza occorre immaginarsela andando presso l’ abitazione dove misero in piazza,  insieme al Valentino,  il loro presunto amore:” che lo amasse,  come cortigiana,  è  inutile domandarselo: poteva e non poteva essere”,  ma agiata e buona riuscita della sua esistenza questo è  certo ricavabile da un testamento del 1512 ci scrive la Bellonci nella stessa pagina.

25-26 luglio 2017

Roma è… Non sono stati giorni particolarmente afosi qui a Roma. Immaginavo peggio. Gia’ perche’ e’ dalla giornata,  meglio,  mattinata di ieri, che ho messo piede nella capitale. Super-treno doppio Torino-Roma e opla’,  in un men che non si dica,  Termini. La preoccupazione preventiva  era la ipotetica “razionalizzazione” dell’acqua prevista o ventilata,  che ci sara’ a partire da venerdì.   Prima,  si ipotizzavano   8 ore di chiusura dei rubinetti,  poi 4, poi qualcuno sosteneva che l’erogazione dell’acqua avrebbe conosciuto uno stop,  si,  ma a zone,  quartieri,   a partire da venerdì.  “Si comincera’ da Monte Mario”,  asseriva qualcuno. Ma erano voci “in metropolitana” e penso equiparabili alle famose leggende”. Metropolitane. Monte Mario,  che sappia io, è  zona di ospedali,  quindi,  probabilmente,  quella affermazione, potrebbe essere davvero una   leggenda metropolitana.  Vedremo. Intanto,  nel pomeriggio, così,  tanto per non farci mancar nulla,  “una grattugiata” d’acqua è  piovuta dal cielo,  in contemporanea al mio salire in  visita a Castel Sant’angelo. Con tanti anni di “militanza”,  qui a Roma,  mai vi avevo messo piede,  in questa interessantissima roccaforte. Una ventina di minuti in coda, come filtro,  fuori dal Castel, e poi un’altra,  breve,  per il biglieto. Peccato mortale,  davvero,  non averci mai messo naso e  piede dentro! Il “passetto”,   via di fuga dei Papi dal  Vaticano alla fortezza tonda e orlata, ” la antiche celle”,  le stanze… da restare senza fiato,  e non solo sul finire delle scale. Ottimo panorama in cima. Davvero,  per me, ogni cosa di Roma e’ un puzzle che la rende sempre una grande bellezza. Con acqua o senza. C’è  anche una caffetteria,  a meta’ percorso, e da buon “gianduiotto” quale sono, non mi son fatto mancare un cappuccino sabaudo. Unico neo, cappuccino  un pochino “salato”. Mi è  sembrato eccessivo,  al banco, il suo costo: 2 euro. Ma vabbe’,  Non son mica venuto fino qui per un cappuccino salato. A me interessa altro. Cercare di entrare nella dimensione storica raccontata dal castello,  pagina dopo pagina e dipanarla poi da settembre,  a scuola. Preparare unità,  moduli, uda, conoscenze,  abilita’, competenze. Trovare qualcosa che possa appassionare. Terminata la visita al Castello,  un ritorno presso la Basilica Santa Maria del Popolo,  per Pinturicchio (Nativita’), Caravagio (Cappella Cerasi) e Cappella Chigi. In mattinata un ritorno presso Minerva di Sopra,   (Santa Caterina da Siena,  Beato Angelico) a “Santa Chiara”,  cappella-cella di Santa Caterina da Siena inserita ora all’interno di un teatro,  proprio a due passi dal Pantheon. O meglio,  alle spalle. Sempre fruibile,  visitabile,  con grande gentilezza da parte di chi gestisce il locale adiacente. Non so quanti km avro’ macinato,  vorrei chiederlo ai miei piedi,  che in questo momento si rifiutano di parlare. Hanno inscenato anche una serata di sciopero,  per cui,  le uniche parole sono: “non si esce! “.

A secco

Roma 3 10 2015.V della Cordonata.foto Borrelli R.Mentre la storia  di  Lucrezia Borgia (la mia ultima lettura, di Maria Bellonci,  Oscar Mondadori) lentamente si dipana, pagina dopo pagina, per avviarsi alla conclusione, lungo le  strade tra Ferrara e Roma,  ovvero “Emilia e Flaminia,  l ‘acqua,  nella capitale scarseggia e i “nasoni”,  le fontanelle in ghisa sparse per la città  eterna,  potrebbero presto chiudere per alcune ore.  “Il lago di Bracciano,  riserva idrica della capitale si è  assottigliato di un paio di metri e cosi un milione di romani potrebbero restare a secco in alcune ore della giornata”,  così si sente dire,  parlare,  quando si introduce il tema,  acqua,  emergenza siccità,  emergenza Roma. Intanto riprendono forma per le vie,  di alcune citta’ del Sud, immagini proiettate dalla tv, le autobotti e il commercio dell’acqua. Rammentano le autobotti del Salento,  quando quasi ogni abitazione era dotata di una cisterna. Per noi bambini l’arrivo dell’ autobotte era sempre una festa,  ennesima modalità  di gioco e divertimento,  in aggiunta alle interminabili altre che aprivano e chiudevano la stagione estiva,  rottura dell’ordinario,  entrata nello straordinario piuttosto dilatato.   Tutti a bere quell’ acqua fresca nei bicchieroni,  dal nome particolare, “bucala o ucala” e tutti a spostare ora di qua ora di la’ il manicotto tra un albero e l’altro quando la cisterna era ormai colma e bisognava pensare alle piante del giardino,  data l’acqua in eccesso. Anche loro, le piante,  presumibilmente,  in festa,  al solo sentire il rumore e quel profumo caratteristico  dell’acqua,  in estate,  quando si riversa in zone di terra secche e rosse da mesi.    La parola d’ordine,  oggi,  e’ razionamento. Purtroppo. Penso a Villa D’Este e tutte quelle bellissime fontane.  Quanta bellezza. Elementi naturali,  fuoco prima,  con incendi e devastazioni di ettari ed ettari di terra in fiamme, paragonabili ad intere città  come Torino,  Milano,  Firenze. Devastazione  prima, e acqua ora che scarseggia e che entrambi i temi e le emergenze impensieriscono fortemente.  E’ come se mancasse l’intero lago di Como! Gente che torna in preghiera,  ora. Intanto si attribuiscono responsabilita’ e ci si avvia allo stato di calamita’. Una corsa contro il tempo,  per trovare soluzioni o per una “pioggia” a… “pioggia” su quasi tutto il territorio nazionale. Colpa delle condutture colabrodo per altri. Colpa dell’inquinamento per molti. Responsabilita’ di tutti,  nelle piccole azioni quotidiane,  wuando lasciamo andare l’acqua senza attribuire ad essa alcun valore. Il pensiero dell’acqua mi riporta ad Assisi,  all’affresco di Giotto,  alla fonte,  a “sora” acqua. San Francesco,  vicino alla sorgente. Acqua che lava e purifica. Sempre.  Occorre subito un’inversione di rotta, modificare i consumi,  usare accortezza e non sciupare  l’oro bianco”,  prima che sia troppo tardi. Il razionamento è  imminente e il termine,  razionamento,  non prospetta nulla di buono.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

9 luglio

Domenica 9 luglio… giornata di memoria e storia. Termini sembra in aereoporto:uscita,  entrata,  gate,  lettera. L’attraverso da parte a parte entrando da via Marsala. Sul lato opposto un salto veloce a Santa Maria Maggiore. Cappella “Paolina”  a sinistra e “Sistina” a destra,  il soffito a cassettoni d’oro,  proveniente dal Peru’,  come dono,  ad Alessandro VI,  il Borgia. A sinistra della Basilica,  al suo interno, la cappella ideata da Michelangelo.  Rapidamente cerco di interpretare mosaici e pitture che riproducono l’Antico e il Nuovo Testsmento. Troppo in alto e con occhiali deboli. Mi sforzo. Aguzzo la vista e mi aiuto con un libro. Doppio giro andata e ritorno in “stile olimpionico”. E poi il Presepe, capolavoro di Arnolfo di Cambio visitabile nel museo.  Esco,  “recupero” velocemente un bus direzione Campidoglio. Ai musei capitolini c’è  “Pinturicchio,  pittore dei Borgia” e in altro cortile dello stesso museo, Caravaggio, la sua zingarella che legge la mano al giovanotto e intanto gli sfila l’anello e il San Giovanni, quasi con un ghigno beffardo, poi tanto  Guercino,  Domenichino,  Cola Dell’Amatrice…il  Baglioni,  a destra del grandissimo quadro,  pala d’altare.

Due anni fa si “discuteva” oggi  si osserva,  si analizza,  si studia…Due anni fa si pensava di concludere un ciclo gettando fogli all’aria mentre in realtà  si ricomincia tutto,  ogni giorno.  Una ragazza sfoggia davanti a me una maglietta:” La vita è  a colori: scegli quelli giusti”. Ecco,  questo è  il parametro giusto.