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Slow-Food, Terra Madre, Bra, Torino. Le origini, il Pdup

Petrini consigliere comunale del Pdup, Bra, la cittadina dove è nato tutto e dove resta il tutto………

Salone del Gusto e Terra Madre,  il piu’ grande appuntamento mondiale dell’enogastronomia e dell’alimentazione. Torino capitale del cibo buono pulito e giusto. “Esageruma”, ma è proprio così……..

E così, tra un mega orto e gente del fud, un pensiero non puo’ non andare alle origini, a Bra e alle mie ricerche sul tema.

Doveroso ancora un ringraziamento per i contributi dei Professori, Giovanni Carpinelli e Sergio Dalmasso.

Fotografia con il cellulare del Ristorante “Boccondivino”, di Bra….dove molto della storia ha inizio.

Slow Food-Terra Madre…

Luna piena. Freddo intenso. Fermate della metropolitana torinese “invase” da turisti e non, come non avveniva da tempo. Chi sale, chi scende. Sacchetti in mano e profumi del mondo.  I piu’ vari. Fermata Terra Madre, Fermata Slow Food. Pala Oval. Torino. Contadini, agricoltori, allevatori da ogni parte del mondo. Vestiti colorati, belli, a vedersi. Visi di ogni tipo.  A me piace pensare alle origini di questo movimento, di questa Onu di coltivatori, allevatori, agricoltori. Cento stati, lingue differenti.  Sembra un’olimpiade del gusto.  Mi piace pensare al mio interesse per gli inizi di questa iniziativa, partita da Bra. Il mio lavoro di ricercatore, storico-sociologico, tra montagne di carte bollate e documenti, fra ricordi dei protagonisti di quel periodo, registrati  nel fumo di tante sigarette. Altrui. Giornate di neve, di pioggia e primaverili. Blocchi, matite, penne.  Mi piace smentire chi, alcuni giorni or sono ha dato del “choosy” a chi è “schizzinoso” nell’accettare un lavoro, e rispondere con ore interminabili, trascorse negli archivi, nella lettura di interrogazioni, interpellanze di archivi comunali. Leggere, interpretare, formarsi un quadro storico alla luce di quei documenti. Come erano le scuole? Come erano le infrastrutture? Il lavoro? La condizione del lavoratore? Ore di interviste a chi negli anni di nascita del movimento, all’epoca  ragazzo, ragazza, maturando, o studente, studentessa universitario, universitaria, ha contribuito a quello che oggi viene preso d’assalto: il salone del gusto, targato Slow Food e Terra Madre.  Tutto è partito da Bra, questa cittadina a pochi chilometri da Torino, in provincia di Cuneo.

Un lavoro enorme, a coronamento di un ciclo di studi universitari e post. (Carlo Petrini e iniziative culturali, attraverso l’attività politica e interviste di concittadini e compagni di scuola e di militanza. E ancora ringraziamenti ai Professori Giovanni Carpinelli e Sergio Dalmasso). Questo si dimostra. E’ chi lavora con lei, Signora Ministro, che non riesce a stabilizzare lavoratori della scuola neanche dopo anni di precariato; lavoratori che operano in condizioni davvero drammatiche, “compressi” dai tagli operati dal suo predecessore. Lavoratori che senza considerarsi schizzinosi continuano il proprio operato al servizio della collettività.

Fotografia di un quadro negli uffici Slow Food, e fotografia di un documento relativo all’attività politica di Carlo Petrini, militante e consigliere comunale in forza al Pdup.

La scuola, la politica: miei amori

Di SERGIO DALMASSO

Sono a scuola dal 1972.
Il tour della provincia granda: Ceva, Mondovì, Alba, Saluzzo, Verzuolo…, poi approdo a Cuneo.
Scelta delle serali per – non avere problemi di disciplina, rotture di scatole… – per avere tempo libero durante il giorno (biblioteca, sede) – per qualche residuo cattolico.
10 anni al diurno, 18 alle serali, 2 come esaminatore ai concorsi nazionali, 3 come “insegnante comandato” presso l’Istituto storico della resistenza.
Poi, inaspettatamente, 5 anni (meno due settimane) in Consiglio regionale del Piemonte.
Rientro a scuola lunedì 3 maggio 2010.
Mi danno tre mattine (sostituzioni) e 3 sere (una classe).
La scuola funziona come una macchina, ripropone, moltiplicati, tutti i problemi che ricordavo: POF, PEI, crediti, debiti, certificazioni (patentino, inglese, computer), invalsi, recuperi (pomeridiani, estivi), viaggi di istruzione…
La società in questi anni è andata a destra, in direzione leghista, razzista, fascista, populista… La scuola non fa eccezione. Il rifiuto di partiti e politica, negli studenti, si colora di senso comune di destra, di ideologie tutte individualiste (successo personale, è colpevole chi resta indietro, pena di morte, chiudere le celle e buttar via le chiavi, finire la scuola il prima possibile per lavorare e guadagnare, astio verso chi cerca di porre limiti – ZTL, velocità in auto… Non parliamo degli immigrati, pure sempre più presenti a scuola e da molti letti come un corpo estraneo.
Gli insegnati si impegnano, ma molti trasmettono questi “valori”, mentre molti “di sinistra” rischiano moralismi o prediche o eccedono in temi ed argomenti che dovrebbero passare in modo omeopatico e non forzato.
Ho sentito spesso porre la domanda “Ma come puoi dire (o scrivere) queste cose?” davanti ad un senso comune che è sempre esistito nei nostri paesi, che la DC ha per decenni controllato e che oggi ha, invece, piena dignità politica.
Ritorno sulle mie vecchie polemiche antiberlingueriane e, ovviamente, ancor più antimorattiane:
– necessità di forti elementi di base, sempre più mancanti, a scapito di tanti “progetti”, belli, ma spesso vuoti
– biennio unitario con opzioni
– riduzione del numero delle materie (spesso troppe e dispersive) e scelta di alcune materie, per ogni indirizzo “centrali”
– ricerca di un asse culturale, di una finalità della scuola,oggi assente.

Gli insegnanti dovrebbero dare l’anima a scuola, ma tornare allo studio, alla ricerca, troppo spesso sacrificata da mille attività (pensiamo alle relazioni dei collegi docenti di fine anno). Esempio morale e amore per lo studio e per i singoli temi, legati in un quadro complessivo (evitando compartimenti stagni e contrapposizioni tra cultura “Umanistica” e “Scientifica”).
Per il serale, credo oramai si sia allo sfascio. Classi sempre più piccole, abbassamento dell’età dei partecipanti, percorsi ultra rapidi in cui non esistono basi elementari (si arriva in quinta in un anno e ci si arrangia), concorrenza spietata delle scuole private (i diplomifici che Berlinguer aveva promesso di combattere).
Anni fa, avevo proposto un piano provinciale per i corsi serali per adulti in cui vi fossero alcuni poli in provincia, la non proliferazione dei corsi, un coordinamento fra gli stessi, la specializzazione di insegnanti preposti/e a questo tipo di utenza e non messi lì qualche mese perché mancano i posti al diurno.
Nulla si è fatto, i pochi serali stanno scomparendo, il Polis non supplisce, a parer mio, nonostante le lodi a livello regionale.
Tornando alla mia piccola storia personale, sto piano- piano reimparando, riprendendo i ritmi, cercando di capire (quando ho lasciato la scuola, 5 anni fa, gli/le attuali studenti/esse erano alle elementari o alle medie).
Come sempre, bisogna fare il possibile nelle situazioni date.
Certo, cinque anni, producono una ruggine enorme e non basta qualche giorno per eliminarla.

Incominciamo da queste note. Forse servono a discutere della scuola anche in questo interessante blog.

Sergio

Prossimi impegni di Sergio Dalmasso:
– sabato 15 maggio 2010, pomeriggio, BARGE, biblioteca civica, convegno su Ludovico GEYMONAT.
org. Comune di Barge, associazione Pietraprima.

– venerdì 28 maggio 2010, ore 21, BOVES, sala Borelli, dibattito sulla TAv.

Il muro va giù, ma crea un vuoto?

Prima o poi. Prima o poi, bisognava pur cominciare. Ormai le elezioni sono alle spalle. Resta un gran lavoro svolto dai candidati, tutti, della Federazione della Sinistra, in particolar modo di Luigi Saragnese, Juri Bossuto, Sergio Dalmasso. Resta il loro lavoro di cinque anni in Consiglio Regionale. Resta la fiducia, la stima l’amicizia. Resta un grazie a tutti coloro che hanno espresso un consenso per loro e la Federazione. Le riunioni a cui ho partecipato nell’immediatezza del voto sono state numerose. L’esito elettorale ha dimostrato che non vi è stata inversione di tendenza. Vi sarà ancora molto da lavorare. Ora, però, penso sia giunto il momento di responsabilizzarsi, ognuno per la propria parte. Affrontare alcuni temi, di petto, senza paura.  A cominciare dalla comunicazione, dalle strategie di comunicazione. Nel frattempo, giusta una riflessione. Nella circoscrizione in cui svolgo attività (la settima Circoscrizione di Torino) sta per sgretolarsi “un muro”, il muro posto su corso Principe Oddone, dove fino a pochi mesi fa transitavano treni diretti a Milano. Ora, vuoto. Cosa verrà costruito al posto dei binari? Ci sarà speculazione? Cosa accadrà ora? E tantissime altre domande. Il vuoto… ecco, quello che non dovremmo lasciare, nonostante la mancanza di consiglieri regionali. Servono militanti giovani che abbiano voglia di comunicare, fare cose, impegnarsi a responsabilizzare.

Nel frattempo, una nota molto positiva, è stata la pubblicazione del bel libro di storia locale, e non solo, del collega Domenico Capano, “Piergiovanni Salimbeni, nel ‘700, da quella picciola Terra di Limpidi”. Ricerche su archivi in rete e riflessioni“. Complimenti, amico Domenico. Soprattutto perché è il frutto di una ricerca che ha alle spalle tantissimi sacrifici. Sacrifici di un precario della scuola che ha voluto cimentarsi in un campo diverso dal suo. Ora, non mi rimane che leggerlo. Grazie.

Sergio Dalmasso, persona perbene e consigliere regionale del partito della Rifondazione Comunista ci scrive presentando la propria attività

Sergio Dalmasso, persona perbene e consigliere regionale del partito della Rifondazione Comunista ci scrive presentando la propria attività per i prossimi giorni di questa campagna elettorale.

Riportiamo prima alcuni dati personali: “Nato il 18 gennaio 1948 a Boves (CN). Laureato in Filosofia, Storia e Lettere presso l’Università di Genova, è insegnante di scuola media superiore a Cuneo. Ha fatto parte dei gruppi del Manifesto (fondatore in provincia di Cuneo), del PdUP, di Democrazia Proletaria (segretario provinciale dal 1977 al 1991). È stato tra i fondatori del Partito della Rifondazione comunista nel Cuneese, di cui è stato segretario provinciale dal 1991 al 1995 e dal 2003 ad oggi. È stato consigliere comunale a Boves e a Cuneo e consigliere provinciale. Collaboratore di riviste storiche, ha scritto testi sulla storia politica del movimento operaio, a livello nazionale e locale.
Nelle elezioni 2005 è stato eletto per la prima volta in Consiglio regionale nella lista maggioritaria. E’ stato Presidente del suo gruppo dall’inizio della legislatura sino al 30 aprile 2007

sabato 6 marzo, BOVES, volantinaggio al mercato

lunedì 8 marzo, TORINO, comitato solidarietà su terremoto in Cile.

martedì 9 marzo, ore 9.30 volantinaggio a Cuneo,mercato
ore 21, Lisio, dibattito elettorale

mercoledì 10, giovedì 11, venerdì 12, sabato 13, mattino volantinaggio e banchetti in località da definire

sabato 13, ore 21, BOVES, sala Borelli, “Battere le destre, ricostruire la sinistra”, a colloquio con Renzo Dutto, canta Luca Peirone.

Sergio ci comunica anche: “Ho Aderito, OVVIAMENTE, e invito altri ad aderire alla proposta del gruppo facebook: 24 Ore Senza Precari“.

Non avevamo dubbi che Sergio aderisse, sensibile com’è sempre stato e forte al contempo nell’approcciare alla vita, e agli ostacoli che ad essa sovente si frappongono,
con ironia, quando serve, e serietà.

Forza Sergio, siamo con te.

Romano e compagni.

P.s.

Dalmasso ha combattuto e ottenuto il dimezzamento della liquidazione per i consiglieri regionali piemontesi.

L’attività consiliare e i progetti di legge

E’ possibile trovare tantissimi scritti e suoi libri che ha reso disponibile gratuitamente nel suo portale:

www.sergiodalmasso.net

Una Torino a piedi, aspettando le “lezioni democratiche”

Un minuto di silenzio, doveroso, per il Cile, devastato dal terremoto.

Giornata senza traffico automobilistico, a Torino, oggi. Giornata senza auto come in altre città del Nord. Una Torino svegliatasi sotto la pioggia ha visto affluire poi, nel corso della giornata, una moltitudine riversarsi tra le vie Garibaldi e via Roma; alcuni negozi aperti e tanto, tantissimo passeggio. Una Torino che da domani ospiterà la Biennale Democrazia (Democrazia 2.0), 5 incontri programmati al Teatro Carignano. Incontri che rientrano nelle iniziative per la nascita del filosofo Norberto Bobbio (temi cruciali: diseguaglianza nella distribuzione delle risorse; emancipazione femminile; populismi; mafie e terrorismi; manipolazioni e distorsioni dell’informazione politica. Questi (ricordati sinteticamente) temi che verranno trattati.

Una Torino inoltre che ha visto la presentazione della lista dei candidati alle elezioni regionali. Sabato mattina, il segretario della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero, ha aperto la campagna elettorale. Nella circoscrizione 7 della medesima città, volantinaggio di alcuni militanti della Federazione della sinistra, presso alcuni mercati. Il consigliere di circoscrizione (7), Giuliano Ramazzotti, ha distribuito volantini e presentato alcuni temi fondamentali della Federazione, tra le bancarelle del mercato di Piazza Santa Giulia. Alcuni nomi sono comparsi numerose volte in questo blog. A cominciare dal consigliere regionale uscente, Juri Bossuto, sempre attivo , presente in ogni fabbrica. Con i cassintegrati, disoccupati e ovunque si sentisse la necessità di rappresentare e tutelare qualcuno, un bisogno. Un altro valido candidato è Luigi Saragnese, professore, ex assessore nella Giunta Chiamparino. Infine, Sergio Dalmasso, professore, consigliere uscente, per Cuneo e provincia. Ovviamente, il tifo è per la federazione intera, ma in particolare per questi tre validi candidati. Giorni ricchi di impegni. Sabato ha visto il popolo viola sfilare nuovamente in piazza per la tutela degli articoli 1, 3 e 21 della nostra cara Costituzione. Domani ci sarà lo “sciopero migrante”: “24 ore senza di loro”. Penso che sia giunto il momento che i diritti rialzino la voce. Migranti, precari e studenti, insieme, a “fare strada”. Fare strada insieme, mai, farsi strada individualmente. Una pubblicità, incita ad una Italia che sogna, capace di finanziare progetti, magari un asilo. Non abbiamo sogni così grandi, vogliamo solo il dovuto. Stabilizzare i contratti. Non vogliamo cose straordinarie a “valanga”, solo quel che ci spetta. Il nostro. Il dovuto. Che si dica una volta per tutte che l’Inps per il 2009 ha registrato un attivo di sei miliardi. Che si dica perchè l’Inpdap è in deficit (affidando servizi all’esterno e se si riduce l’organico, per forza di cose lo è). Che si aumentino le pensioni e che per i precari, (soprattutto quelli della scuola, costretti a lunghi percorsi lasciando una buona fetta del proprio stipendio) si prevedano forme di incremento degli stipendi considerando il tempo di spostamento casa-lavoro, lavoro a tutti gli effetti. Il sogno non è ambizioso come proporre l’attività in proprio di un asilo (come evidenziato da uno spot) ma una distribuzione delle risorse equa, contratti per tutti e rispetto della persona. Non vogliamo spot pubblicitari. Vogliamo il nostro. Pensavamo fosse finita l’epoca del “carosello”. Mobilitiamoci, insieme.

Lettera aperta alla Cgil, ora Sciopero Generale!

Cara Cgil,

a fronte delle dichiarazioni apparse questa mattina, relative allo sciopero, sul quanto e sul chi, ritengo urgente indire una grande mobilitazione ed uno sciopero generale. Personalmente ritengo non rilevante il numero degli aderenti; ritengo altresì utile  anche per  coloro che non hanno aderito allo sciopero che “FORBICE PERDE”. Prendo a prestito queste due parole per sintetizzare che i tagli effettuati nella scuola, nel breve periodo penalizzano forse un certo numero di lavoratori, (e per questo, caro Ministro, forse, molti non erano in piazza: perché han pensato egoisticamente che gli euro dovessero rimanere in tasca e beneficiare poi di eventuali diritti grazie allo sforzo economico di altri: solita Italia), ma nel lungo periodo, i perdenti saranno tutti.  Mi pare che in Francia, che non è certamente orientata a sinistra, stiano aumentando gli investimenti per l’istruzione). “Perdere la giornata lavorativa o rischiare di perdere il proprio futuro?” Preferisco perdere non solo gli euro di una giornata ma tutti quelli che saranno necessari pur di credere in un futuro diverso da questo presente. Forbice perde. Forbice perde, “risorse umane” tagliate. “Risorse” per non dire persone, è un concetto “soft”. Ma le risorse si usano quando servono, e si “cestinano” quando non più utili. Rende l’idea  la lettera di Gianni Rinaldini, Segretario Generale Fiom Cgil, inviata ai direttori dei giornali.  Possibile che molti ancora vogliano continuare a sentirsi “risorse” e non persone? Possibile che preferiscano quei 40 o 50 euro in più e barattare così un diritto, quello di potere essere “una persona”? E’ così

Manifesto vergognoso affisso in questi giorni nelle vie di Torino

difficile STABILIZZARE tutti i precari? Possibile che non si possano stabilizzare quelle persone che sono “risorse” per dieci, undici, quindici anni. Risorse “precarie”. Ma non capisco proprio dove è il risparmio. Perché non stabilizzarle? Possibile sentirvi in tanti, lamentarvi ma non opporvi? Sento troppo spesso lamentele e allo stesso tempo “Il sindacato non fa niente”, “Il partito non fa niente”: ma voi, che non avete scioperato, che fate? Capisco le disillusioni ma vi chiedo: Gridate in coro SCIOPERO GENERALE, chiedetelo a gran forza, tornate lottare per non più soffrire, senza lasciar lottare. Date forza ad un sindacato non concertativo, che sceglie la piazza e non “il tavolo” troppo spesso “frega-lavoratori”; ridate la forza ad un partito che crede nel movimento operaio, che tutela i precari, i disoccupati, i cassaintegrati, che crede negli investimenti nell’istruzione poiché solo con essi, e non con i tagli, si possa avere un futuro migliore. Non solo per noi. Per le generazioni future. Io non voglio una società di soli “ricchi” dove tutto è “ritagliato” come un abito confezionato su misura per loro. Ma come si fa a credere ancora alla TAV, ai posti di lavoro che porterà (come sostengono alcuni) quando sul territorio italiano, da Torino, vengono tagliate corse per Venezia, Trieste, Lecce e altro ancora?  E i pendolari, mortificati ancora su alcune tratte, a dover viaggiare su binario unico? (non perdo l’occasione per dire che il partito già un anno fa avesse chiesto, a nome di Juri Bossuto e Sergio Dalmasso l’intenzione di Trenitalia su una linea “declassata” Torino-Lecce). Come posso credere che su un campione di 250 famiglie, intervistate a Torino, la spesa media, per i regali di Natale, sarà pari a 740 euro? Ma chi avete intervistato? Per certo so che in molti la tredicesima non la percepiranno, che in migliaia sono in mobilità e altri sono disoccupati. Torino, città con alcuni cartelloni che inneggiano un concorso di un quotidiano: “raccogli i bollini e parteciperai all’estrazione di un posto di lavoro”. Come siamo caduti… Per certo so, che in molti, sono frastornati dalle luci di Natale, accese anzitempo, ma in migliaia sono costretti a risparmiare proprio sulle luci di casa. Qualche residente a Torino, si é accorto che ieri pomeriggio  vi era un presidio di lavoratori “Agile s.r.l.”?  Oppure le luci, i negozi, l’atmosfera natalizia ha fatto si che anche in questo caso “si aggirassero come fossero un morto”? Ecco come si materializza la battaglia “sul crocefisso” come simbolo ma svuotata di contenuti. Chiedo lo SCIOPERO GENERALE non tanto per un aumento di 150 euro in tre anni, che è di per se ridicolo, ma per coniugare i temi di urgenza necessità: tutela della costituzione, rispetto delle istituzioni, e liberarci dai molti politici che continuano a mostrare lontananza dalla realtà quotidiana.  Per favore, ricominciamo a squalificare socialmente qualcuno. Riflettiamo. Fermiamoci. Spegniamo la televisione di regime e pensiamo a quanto ha rovinato il suo potere di convincimento. E orientamento. Per favore, cara Cgil, indici uno SCIOPERO GENERALE. Cara Cgil, non ti chiedo di farmi un regalo, ti chiedo di prendere POSIZIONE per tutti coloro, e sai che saranno molti, tantissimi, che a gennaio calcheranno  i tuoi uffici, ma non per chiederti una agendina, ma per dirti che GLI AMMORTIZZATORI SONO TERMINATI e non sanno dove sbattere la testa.

L’ASSALTO AL CIELO. Le Ragioni del Comunismo, Oggi.

Alberto Burgio, Imma Barbarossa, Gian Mario Bravo, Andrea Catone, Toni Infranca, Carla Ravaioli, Coordina Sergio Dalmasso Consigliere Regionale del Prc.

Sabato 12 Dicembre ORE 9,30-12,00 Artintown Via Berthollet 25 Torino.

L’ASSALTO AL CIELO Le Ragioni del Comunismo, Oggi.

assalto al cielo.locandina

Nebbia, ma sarà certamente un autunno caldo.

Nebbia. Ripercorro a ritroso il viaggio da pendolare, precario. Come tanti. Un viaggio iniziato questa mattina. Da Torino. Porta Susa, sotterranea, dove, a leggere su un quotidiano, fermerà Frecciarossa. Una vittoria. Per quelli che prenderanno il treno super veloce. Una tantum. Come le medicine. Come gli aumenti in busta paga di qualche decennio fa. Per i pendolari, poverini, nulla. Genericamente, per i “poveracci” neanche la Puglia. Da qualche giorno si parla dei treni tagliati verso la Puglia. Da Torino. La politica cosa fa, ho sentito dire da alcuni. Bene, proprio da Rifondazione Comunista, in regione, con Dalmasso, Bossuto, si era provveduto ad una interrogazione: perchè il declassamento da Eurostar a Eurostarcity, con prezzo similare. Ora, neanche piu’ quelli. Una tratta utilizzata da molti, ma forse, non redditizia come quella per Milano, o per Roma. Vedete come è facile tenere “le cose redditizie”? Mi domando se la scuola è redditizia. Se la sanità è redditizia. Devono essere redditizie o utili a tutti? Cosa non fa il mercato. “E’ il mercato, bellezza“, direbbe qualcuno. Il mercato, già. Negli USA, sono stati concessi 789 miliardi di dollari di aiuti pubblici all’economia: cosa è mercato? o socialismo? Un Paese dove si registra un elevato numero di senza lavoro: era dal 1983 che non capitava una cosa simile. Praticamente un cittadino su 5 è disoccupato o sottopagato“Perdite pubbiche, profitti privati”. E in Italia? Bhe’, in Italia, si vorrebbbe , forse, chiudere Termini Imerese. E altre realtà. Che non sono utili. E torno, come il gioco dell’oca alla casella di partenza. Cosa fa la sinistra? Domanda ricorrente. Ieri, un amico, Claudio, si congratulava del lavoro, anche di questo lavoro, capace di mettere insieme piu’ soggetti: un’aggregazione di domande che necessitano di una risposta. Sosteneva che bisogna essere piu’ “concilianti”. Ancora? Dopo tutto quello che si è perso negli anni? Io non sono d’accordo. Basterebbe leggere l’editoriale di Dino Greco su Liberazione di questa mattina. “Vogliono tornare al contratto individuale”. In un quarto di secolo i rapporti di lavoro si sono moltiplicati: 44 tipologie. Piu’ concilianti di così. Un ultimo pensiero: solidarietà ad un’amica, di Bonn: Erika.

Più presìdi, meno prèsidi (o meno soldi)

Ho idea che su molte cose non circoli sufficientemente l’informazione, e, in tal modo, molti sono  propensi ad accettare una sorta di “status quo”. Noi, che siamo tra coloro che non accettiamo discorsi contenenti la parola “oramai”, siamo il “braccio operativo” di associazioni, movimenti, partiti che non accettano tagli, che non accettano la cig, la mobilità, che non accettano la distribuzione di aiuti a chi davvero non avrebbe bisogno. Noi siamo e ci mobilitiamo con la speranza che gli aiuti arrivino là dove effettivamente vi è il bisogno.
Noi siamo “Barbara” che non accetta e soffre quando in ogni discorso “ormai” ha sostituito altre parole. Ma noi abbiamo bisogno di essere sostenuti dall’informazione, dai giornali, dai politici che più ci sono vicini.

Cara Liberazione, capisco che in tempi di risorse scarse, anche voi dobbiate fare i conti con i vincoli di bilancio, ma onestamente avrei preferito un titolo diverso da quello odierno: “Fumo negli occhi”, che campeggiava in prima pagina. Più volte ho scritto e vi ho scritto (mai pubblicato!) che a Torino “una nuova disoccupazione era alle porte”. Oggi vi dico che a Torino, da giorni nuovi disperati “sono stati accompagnati fuori dalla porta della scuola”.

Cara Liberazione, cari politici di sinistra, di Rifondazione Comunista, noi siamo i vostri alfieri: ci danniamo per portare voti al nostro partito, non al singolo; al partito a cui vogliamo bene, da morire, ma farsi “superare” anche da La Stampa con un titolo, che è si locale, ma di con un certo impatto nazionale, non va bene. Non va bene! “Tagli, la rivolta della scuola. Così si chiude”. I sindacati: situazione grave, sciopero nell’aria. “Senza bidelli qualche istituto non ce la farà”.

Ma sapete, cara Liberazione e cari politici, cosa affermava La Stampa oggi, dando voce ad uno dei tanti presenti al presidio di Torino?

“Se la scuola torinese fosse un’azienda in crisi con 847 lavoratori disoccupati si sarebbe già mobilitato mezzo mondo”. Dobbiamo salire anche noi su qualche tetto di qualche scuola? del provveditorato? cosa dobbiamo fare? Potete dedicare, nella vostra magrezza, una pagina che è una, ai precari della scuola? Oggi, subito! Ma qualcuno ha scritto due righe sulle chiamate effettuata a Torino riguardanti il personale A.T.A.? Alcuni, sostengono che “saranno alla fine 300-350 i precari che non avranno il posto” (tratto da La Stampa di oggi, cronaca di Torino, pagina 48, articolo di Maria Teresa Martinengo). Qualcuno era presente il giorno 31 agosto 2009 presso l’I.T.C. “Russel Moro” in Corso Molise 58 a Torino? Le chiamate, per i collaboratori scolastici terminavano con il numero 4700. Qualcuno si è chiesto quanti quel giorno sono rimasti senza lavoro? Quanti sono tornati a casa disperati? Quanti altri iscritti erano presenti quel giorno, con un punteggio superiore e quanti negli anni scorsi hanno ottenuto un posto di lavoro pur avendo un punteggio superiore al 4700?
Negli anni scorsi, si arrivava anche a chiamare il numero 8000. Possibile che non ci sia stata un’azione forte, incisiva, una dichiarazione tesa a dire:”per quest’anno niente tagli alla scuola, lasciamo i lavoratori nelle stesse scuole”. Possibile che si è pensato ad aiutare altri soggetti?
I lavoratori e ora disoccupati non hanno voce. Non hanno avuto voce, cara Liberazione: nessuno ha colto le lacrime di tutta quella gente che ci sperava in quel posto di lavoro. E penso a quanti, a torto, hanno in passato e continuano, ora, a “concertare” sulla pelle dei lavoratori.
Sono stati dei rulli compressori.
Davvero non ci vogliono bene. Si concerta in situazioni del genere? In situazioni così drammatiche?
Anche la Repubblica dedicava un articolo alla complessa situazione che insiste sul territorio torinese: “Guerra di cifre sui tagli ai prof. Presidio sotto gli uffici del Miur”. I sindacati chiedono di recuperare 250 posti. (cronaca di Torino, pagina 3, mercoledì 2 settembre 2009).
Noi continueremo ad essere sempre gli alfieri del nostro partito, io, mi sento un “funzionario” della mia area, e sono fortunato che il gruppo regionale di rifondazione comunista è sempre attento e sensibile a tutto ciò che capita nel nostro mondo regionale.
Juri Bossuto, Sergio Dalmasso, e altri sono sempre in prima fila e ricordo che già nel mese di dicembre avevano presentato un’interrogazione su questo tema. Ma, cara Liberazione, non basta essere magri, bisogna essere anche agili e correre là dove il bisogno e i bisogni chiamano. Non è dimagrendo che si aggiustano i conti, invertite rotta!!