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La paga del Sabato. E non solo.

A Torino, l’albero di Natale che periodicamente stazionava in piazza Castello da anni, “ha subito un leggero trasloco” trovando la sua nuova collocazione nel “salotto buono” torinese, cioè  in piazza San Carlo, congiuntamente al suo compagno, il “calendario dell’Avvento”. Ogni giorno, anzi, sera, una casella si abbassa, avvicinandoci sempre piu alla “meta” del Santo Natale. I nostri auguri, miei e degli studenti, a porta Nuova, sotto l’atrio, non mancano. Si porta un pochino di scompiglio, nei pressi del bar, chiedendo:”Scusi, che  ci presta un attimo  la sedia? Giuro che la riportiamo. Il tempo di tagliare un pandoro, sotto l’albero, e farci degli auguri di buon Natale, in …”Santa Pace”, E cosi, la neve, dello zucchero a velo è  ancora più  dolce,  apportando la sua magia tra di noi, mani sporche e sorrisi belli larghi, proprio come il Natale comanda. “Una magia che si rinnova ogni anno. “Tu scendi dalle stelle” risuona oggi più  forte la voce di mio padre quando mi insegnava ieri quella canzoncina, costeggiando, a suo tempo, mano nella manina, il Tevere ed il…Testaccio che ero io nel non riuscire a memorizzarla.

Quest’anno, sull’albero,   tra i tanti, “annunci”, ne troneggia uno dal sapore del titolo di un libro, “La paga del sabato”. Dal suo  libro della maturità, esposto “In commissione”, condito nella sua tesina sulla questione lavoro, al grazie esposto sull’albero, di uno che insomma, il lavoro e il suo posto nel mondo  lo ha trovato. E non solo di…sabato.

Albero di Natale

Torino, 16 novembre. Ore 10.

La mattina comincia con un incontro “freddo”: il gelo che sbatte con violenza sul mio viso. Frugo nelle tasche che sembrano pozzi senza fondo di ricordi andati. Recupero il cappellino, quello di Lucio Dalla, che tanto impegnò  i miei nella sua ricerca tra mercati e negozi torinesi. Capricci adolescenziali che puntualmente, da trent’anni, di questi tempi, recupero tra gli armadi di casa, riposti nel cassetto  etichettati “indumenti invernali”. Appena recuperato, lo deposito li, nella tasca del parka, dove affonda tra l’immancabile penna, sempre presente: caro amico ti scrivo….ripesco Lucio, gli anni ’80 e un bel pezzo di te, pa’, insieme a tutti i biglietti ancora conservati, rimasti in questo giaccone, delle corse Torino Lanzo, e viceversa, utilizzati per venirti a trovare. C’erano alcune cose che avrei voluto comunicare, come gli annunci della stazione Dora, che avevano la stessa voce di quella leccese, dei nostri luoghi natii. E qui “intaschiamo” i ricordi, tanto, tolto il berretto, di  posto ne abbiamo, Come avrebbe detto Dostoevskij, chiusi in una stanza ci possono stare migliaia di anime. Figuriamoci di ricordi…La camminata procede fino a D’acaja, dove mi imbuco nella metro, diretto a Porta Nuova. Scendo dalla metro, mi fiondo verso la scala mobile e recupero l’interno della stazione, sotto, l’atrio, sotto l’albero, a leggere i pensieri dei torinesi.  Sotto l’albero, doveci troviamo con gli studenti. Sopra l’albero, dove  si raccomandano in molti. Mi perdo tra le richieste. La più bella, quella di una ragazza.”Fa che Stefano mi sposi””. Quanto sono belle queste ragazze con questi desideri.

Dopo Portici di carta

Sotto i portici del centro di Torino, quelli che da piazza Castello si snodano verso Porta Nuova attraversando piazza San Carlo, per intenderci, il profumo della carta da libro è ancora forte e così come avviene per le conchiglie che in un certo qual modo conservano il rumore del mare, qui sotto, si conserva ancora  il rumore delle pagine sfogliate nel week-end da migliaia di mani, da potenziali lettori e compratori. Sicuramente curiosi. Portici di carta, la più grande libreria mondiale all’aperto ha “chiuso da poco i battenti” mai aprirli dato che il tutto, oramai da anni, si svolge all’aperto. Portici come piazza, luogo di incontro tra librai, editori, lettori, come “rilancio” della pratica del leggere in un Paese dove la percentuale dei lettori si assesta su livelli davvero bassi. Portici di carta, nella città del salone del libro, dove la bellezza cittadina si coniuga all’amore per la lettura. E  quest’anno l’edizione  si e` svolta pensando ad un personaggio particolare, con le trecce, lentiggini, i calzettoni, una  scimmietta sulle spalle, le mani e  la sua forza: Pippi Calzelunghe.  Fu proprio il libro fumetto di Pippi che segnò l’avvio personale alla lettura.  Ed è con questo pensiero che percorro i 2 km intervallati dalle colonne del centro. Potevo avere una macchinina, un pallone e senza saper leggere e scrivere scelsi il libro di Pippi Calzelunghe.

Sabato pomeriggio: auguri sopra-sotto “l’albero”

Torino Porta Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli fotoSono stato a Torino Porta Nuova, ieri, stazione centrale, o di testa- terminale, ove nell’atrio è posizionato da un paio di anni (sotto le feste natalizie, ovviamente) un maestoso albero di Natale. Tre anni fa, mi pare, avrebbe potuto contendersela con “spelacchia” che “troneggia” in piazza Venezia, a Roma. Oggi, fortunatamente, non è cosi. Questo non è un albero da frutta, e le mele al piu’, potrebbero crescere e raccogliersi poi, in seguito. Ora e’ tempo della semina. Le richieste, fine delle discriminazioni di ogni tipo, felicita’, spensieratezza, un sorriso spontaneo, una carezza “libera” e bella, capace di toccare il cuore, un pensiero ai nonni, e un pensiero e desiderio per tutti: ali per volare tre metri sopra il cielo.Torino st.P.Nuova 16 12 2017 Romano Borrelli foto Qui in realta’ non si deposita soltanto. Si lasciano, e si prendono anche, pensieri, propri e altrui. Inflazionatissime le richieste di 30 all’Universita (neanche poter passare un esame), il tema  lavoro poi, è presente ad ogni modo. Poi tanto amoreTorno 16 12 2017, Porta Nuova, Romano Borrelli, pace, Torino-Pta Nuova 16 12 2017, Borrelli Romano fotovoglia di papa’ senza coraggio in fuga, e tanto coraggio di un (o piu) figlio da infonderglielo, purche’ faccia ritorno, Torino.Pta Nuova 16 12 2017.Borrelli Romano fotoe l’anzianità, ma non di servizio, ma di status single, che dovrebbe aprire al diritto di avercelo, l’amore.

30 dicembre 2016

torino-30-12-2016-foto-romano-borrelliTorino 30 dicembre 2016.

Archiviato il cenone della Vigilia di Natale,  Il pranzo di Natale,  la cena, colazione a base di pandoro e panettone a Santo Stefano,  pranzo,  cena e ponte di cibarie e compagnia bella fino al 30,  cominciano  ora i preparativi per il 31 e l’uno. Insomma una bella e “faticosa” oltre che   buona maratona culnaria. In piazza San Carlo,  salotto cittadino,  tutto o quasi è  pronto per la nascita del 2017. Sulle poche panchine stazionano anziani,  vigili e attenti agli ultimi movimenti della piazza e del palco. Cordoni,  barriere,  metal…. fa freddo,  tira aria di neve,  e non mancano i grandi annusatori davanti le gastronomie,  come ai vecchi tempi,  quando da queste parti,  quelle,  pullulavano. Poi,  il rientro.  La lettura del meteo, la ricerca della poltrona,  la lampada accesa,  il segna libro  e il termine,  finalmente di Carlo Levi,  Cristo si è  fermato a Eboli. Finalmente perche’ per un libro così bello,  un capolavoro,  di tempo ne ho impiegato. Matita,  sottolineatura,  passi ricopiati. Un tempo “fisarmonica”  passato iniziando più libri.  Ecvo il perche’ del tempo dilatato impiegato nella sua lettura. Un capolavoro,  che mi ha condotto tra “Gagliano”,  “Grassano”, la bellezza della  pittura,  dell’arte, paesaggi,  della medicina,  dell’ umanità,  parecchia in un periodo triste e nero della Storia d’Italia. La Lucania, vera,  bella, e  Matera,  vera,  senza distorsione di nome, sullo sfondo. I sentimenti,  le donne,  i monacicchi. Lo rileggero’volentieti. In compenso,  Fontamara di Ignazio Simone,  scorre velocemente,  complici le vacanze,  il riposo e tempo,  libero,  dal lavoro. Ma anche no. In sottofondo,  la  musica di Rino Gaetano,  sei ottavi… la lettura continua… questa si che è  una bella maratona senza fine.

Buon Natale

torino-25-dic-2015-foto-borrelli-romanoAnche l’ ultima casella del presepe posto in piazza Castello,  a Torino, è  “saltata”: torino-pzza-castello-25-12-16foto-borrelli-romano25 caselle aperte dal giorno in cui la Presidente della Camera Boldrini il primo dicembre inauguro’ l’accensione dell’albero. Buon Natale. Santa Messa a  mezzanotte in numerose Basiliche e Chiese torinesi come da tradizione.  Al termine della santa messa di mezzanotte,  per le strade adiacenti quelle, sembrava ancora giorno.  E cosi dalle parti di torino-25-12-2016-m-ausiliatrice-borrelli-romano-fMaria Ausiliatrice dove all’oratorio don Bosco c’e’ stato tempo anche per una fetta di panettone e un brindisi fra amici e “vecchie glorie”. torino-25-12-2016foto-borrelli-romano20161225_110329 Ovviamente dopo messa. Campane a festa,  “è  nato,  è  nato”.  In giornata poi,  in ogni casa si dava luogo a tornei interminabili di mascelle e alta cucina e giochi di gruppo rispolverati esattamente un anno dopo insieme a regole fai da te. Maratone di ogni tipo,  quindi e lunghe passeggiate,  nel pomeriggio a smaltire qualche etto di troppo e uno “struscio” a favore di una sfilata di capi d’abbigliamento nuovi di zecca.20161225_18360320161225_183845 Alla stazione gli ultimi ritardatari inoltravano la loro letterina a Babbo Natale e molti altri,  deposti i libri scartati  durante la notte,  (appena iniziati e lasciati a favore di altro), si dedicavano alla dolce lettura dei desideri piemontesi con un occhio a qualche vetrina “scandalosamente”aperta per le feste. C’era una volta “ricordati di santificare le feste”…

25-12-2016-foto-borrelli-romanoTanti auguri,  Buon Natale.

Quasi… Natale

torino-17-12-2016-foto-romano-borrelliEra da un po’ di giorni che non lasciavo segno,  qui sopra, immerso tra lezioni,  corsi e lezioni avvolto in una nebbia da capogiro. foto-borrelli-romano-circolo-lettoriCosi,  dopo aver ultimato la relazione su Simenon e la sua “Belle”,  il suo “orologiaio”,  decido di fare due passi e ritornare in Circolo. Un passaggio tra chi di lettere è  di casa,  le scrive,  le legge e le ripone in Circolo.  In bella vista. Qui si che e’ un bellissimo posto. Ne approfitto e compero la tessera per farmi il regalo di Natale.  In una atmosfera natalizia ormai quasi giunta a  destinazione,  l'”Avvento del Natale”,  e’ un via vai continuo fra vetrine doni e pacchi che reclamano precedenze: via Roma,  Lagrange,  Po. Un rito e un giro  di Luci d’Artista.   torino-p-ta-nuova-17-12-2016foto-borrelli-romanoA Porta Nuova “fiorisce” l’albero e maturano gli auguri di ogni risma. Una veloce lettura alle “letterine” 20161217_16442020161216_08274620161216_082840lasciare nei giorni scorsi e via,  tra la dolcezza della musica perdersi per le vie e letorino-p-zza-s-carlo-fot-borrelli-romano-17-12-16 piazze di Torino.

A Porta Nuova è tornato l’albero di Natale

torino-porta-nuova-foto-borrelli-romano-6-12-2016A Torino Porta Nuova è  arrivato -ritornato l’albero di Natale sotto l’atrio. È  bello,  diverso dagli ultimi. “E’ bello come la scuola dove insegno”. Non ho resistito alla tentazione. E’ davvero diverso da quelli degli anni precedenti documentati dal quotidiano torinese La Stampa e…. dal blog!! Stamattina,  sotto l’atrio,  una giovane donna suonava al pianoforte, musiche romantiche,  il tabellone “giocava” con gli arrivi e le partenze,  ed io,  con la fantasia mentre  il cuore batteva al rumore dei treni,  oltre l’atrio rimanevo incollato e così gli occhi e le orecchie.  Voglia di partire,  andare,  viaggiare.   Ho staccato un foglio e ho scritto i miei auguri. Su carta “tipografia don Bosco”. E’ il primo biglietto.  Vado in biglietteria e. . . ne stacco un altro. 20161206_152050Eccolo. Poi son tornato indietro e l’ho modificato un pochino. Un augurio di cuore,  dal cuore,  il mio,  al cuore di tutti.torino-foto-borrelli-romano-porta-nuova Buon Natale a tutt*.

XXIX Salone del Libro

Torino 14 5 2016 foto Romano Borrelli. Salone librTorino. Verso il Salone del libro 2016. Da Porta Palazzo al Salone il passo e’ breve. Un pezzo di strada  col tram 4  fino a Porta Nuova ed il restante con la metro fino al Lingotto. Se fosse un romanzo l’incipit sarebbe “Il viaggio tra le pagine di un libro ad un metro dal Lingotto”…una ragazza staziona nei pressi della porta della metro. Legge Voltaire, “en francais”. Un minuto a fermata. Alla fermata  “Spezia”la metro  staziona  per un po’ e gli occhi  della ragazza hanno  piu’ tempo per leggere e io per osservarla nel suo atto di leggere…come andra’ a finire? 14 5 2016 foto Romano Borrelli Torino salone libroLa metro riparte. Un minuto e siamo a Lingotto. La metro si ferma e una moltitudine di gente si da il cambio tra chi scende e chi sale.  La scala mobile, i gradini, un grappolo di manifestanti, lo spiazzo, la coda per i metal detector che ricordano tanto l’Expo e l’accredito. Foto Borrelli Romano.salone del libro.14 5 2016Si entra. Code al bar, piccoli gruppi a terra, seduti, accovacciati tra libri e cibarie di ogni tipo. Alcune mamme allattano i piccoli mentre leggono. Cresceranno bene, nutriti con la cultura. Dopo nutrire il pianeta, logico ora…Dal palco di qualche conferenza programmata si danno il cambio centinaia di personaggi che fuoriescono dalle pagine dei libri e dalle penne di scrittori per popolare questo festival della carta stampata. E’ bello pensare che siano li, quei personaggi, tra noi, che ci accompagnano mano nella mano in giro per i padiglioni A, B, C e via dicendo. Personaggi talvolta cosi simili a noi che ci seguono anche sulla strada del ritorno. Ma quanti saranno? E ognuno di loro quanti doppi avra’? Cammino pensando  cio’ andando avanti per addizione e mai per sottrazione. Tanti, tantissimi personaggi che mi fanno compagnia sotto le volte di questo tempio oggi del libro una volta del lavoro. Forse mi passa vicino Saviano, circondato da un gruppo di guardie del corpo, presumo. Sono letteralmente spostato: un fiume di gente mi viene incontro.  Sento un tuono. Mi affaccio. Pioggia e diluvio. Rientro. Voglio godermi la bellezza di questa carta. La fantasia al potere.  E allora meglio perdersi. A, B, C….quante equazioni in questi padiglioni. Tutte da risolvere.

Torino Jazz Festival

21 4 2016 foto Borrelli RomanoFermata Metro Torinese. Davanti: Marconi, Porta Nuova, ecc.ecc. Dietro: Dante, Carducci, ecceteta eccetera. Dentro. A sinistra una signora sulla settantina risponde al cellulare. Voce altissima. Ci porta a conoscenza dei suoi tentativi per una prenotazione ad un tal ospedale. Si sdoppia e mima l’operatrice, l’agenda, il calendario, il dottore e nel giro di poco sappiamo tutto delle sue cartelle cliniche. Condivisione sociale non voluta e non cercata. Solo passivamente sopportata. Cento occhi tutti a sinistra. Verso di lei. “Ti preghiamo, smettila” pensiamo collettivamente. Al centro della metro. Un ragazzo probabilmente in mancanza di una rotella  o di un giovedi intero con bottiglia d’acqua in mano da portare a passeggio in pochi centimetri quadrati si avvicina ad ogni passeggero dicendo:”eccoti!” sorridendo. Ma chi e’? Mima le mosse di ciascuno e ognuno. Si abbassa, si alza, ride, sorride, guarda dove osservano i viaggiatori. “Signore e signori, dalla metro torinese va ora in onda Uno nessuno e centomila”, dice urlando e ridendo sotto i suoi baffetti. Mha’. Tra alcune fermate scendero’. Musica e  Jazz mi verranno incontro e la musica si fara’ strada, tra le mie e altrui orecchie.  Giorni di musica a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio, tra Costituzuone (da salvare!!!) e lavoratori, e lavoro da creare. Velocemente perche’ A.A.A. lavoro cercasi! Urgentemente al reparto 18-35. Il referendum, con i vari cambi di campo stile tennis, strategie   di alcuni politici tra una consultazione referendaria e l’altra e’ ormai alle spalle. Chi vince e chi perde, tutti vincono nessuno perde. 32,1 per cento. Quorum non raggiunto. Tredici milioni di si. I No 2 milioni e tot. Vince la Basilicata e il Salento (perche’ far arrivare tubi e tubicini a S.Foca? E allungare cosi di 50 km e arrivare proprio sulla perla del Salento?). L’astensionismo tiene banco. I voti si contano. A ottobre conteremo. Aria di 2006. Sana e robusta Costituzione. Sopra la metro. Torino 21 4 2016, Romano Borrelli fotoOggi, domani e dopo in piazza a Torino, lungo le strade musica e festa. A ottobre, sara’ tutta un’altra musica. Qualcuno si ricordera’ di un ‘ciaone’. E allora, la corsa e’ finita. Si scende. Ciao. Solo ciao. Ne. Dicono a Torino.