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“W la mamma”

Il tempo trascorre via velocemente e congiuntamente le occasioni per scrivere e ricordare nomi, date, eventi, fatti, storici, personali. Il 1978, Peppino Impastato, i 100 passi, la radio e il dissenso,  Aldo Moro, Roma, via della Camilluccia,  via Fani prima e via Caetani poi, il compromesso, altro decennio,  il Salone del libro, giunto anch’esso nei trenta, vestito di nuovi colori, e condito da polemiche, e via con gli anni, lo stadio San Siro e 80 mila posti vuoti, tranne che due solitari cuori spettatori  e l’amore sugli spalti, col grido di nessuno a nessun goal, un gazometro, forse due, Genova e soprattutto una canzone, di quelle che difficilmente si dimenticano: “w la mamma, di Bennato. Una canzone anni ’50, con una gonna un pochino lunga e Angeli che ballano il rock, una macchina, l’autostrada, l’autogrill, il mare e le cittadine romagnole che lasciano il posto a quelle marchigiane e poi abruzzesi fino al termine dell’Italia. Punto e a Capo. Anzi, nel Capo leccesi,  e a far compagnia, la canzone e la mamma. Col papà,  naturalmente. Quadro molto “Stanza del figlio” in cui tutti cantano aprendosi al futuro. Sarà  il motivo o il periodo, quella canzone è  sempre attuale, così come la mamma che come caspita faccia è  ancora un mistero a tenere insieme lavoro, spesa, casa, tabelline, vestiti, pappe ecc ecc. La giornata di oggi possiede il gusto di tanti sapori, profumi di ogni tipo e presenza sempre costante. Bhe, allora, tanti auguri, alla mamma e a tutte le mamme. Il tempo di prendete tra le mani la chitarra e…W la mamma.

Buon primo maggio

20190501_105027Sfuma lentamente il primo maggio e così sfumano  le immagini relative al concertone del primo maggio. Non ho dimenticato oggi, come ogni anno,  di fare un salto in piazza,  Castello, a veder sfilare il corteo dei lavoratori, dove però  dicono non sono mancati attimi di tensione sulla tav.  Un salto doveroso, in piazza, anche se il festeggiato, è  incerottato, sbiadito, frammentato, a targhe alterne, a giorni pari o dispari, a somministrazione, verticale, orizzontale, a fasce…povero lavoro e lavoratori poveri e disoccupati. Guardo le immagini, riconosco San Giovanni, Roma…che dire?

Buon primo maggio.

Sant’Agnese e mausoleo di Costanza

20190420_100937Oggi è stata la volta di una bella “ripassata” a Sant’Agnese e al mausoleo di Costanza figlia di Costantino. Non ricordavo che da Termini ci si potesse arrivare in metro, B, direzione Jonio. Ero rimasto ai bus, 36, o 38, direzione Libia, o Tripoli, o un numero express, di quelli veloci che rasentano villa Torlonia, come fatto l’estate scorsa,  e invece…quindi, a occhio e croce, da quelle parti,  Sant’Agnese, manco da alcuni anni. Ho le idee confuse, ma sicuramente era cominciato il Giubileo, quello Straordinario, Misericordia! Appena sbucato dalle viscere della metro, qualche ricordino si fa strada, lentamente, ma dopo aver scarpinato lungo la salita che immette nel complesso. La Basilica è  molto bella, con quei mosaici e così il mausoleo. Ho prolungato la visita in entrambe, affinché  si potesse creare un gruppo per la visita alle Catacombe di Sant’Agnese. Già  perché non ho voluto farmi mancare la visita alle Catacombe. La guida era preparata e con buona comunicazione. Peccato non si potessero fare foto. La sensazione è  stata quella di aver ripassato un esame universitario! Appena terminato la visita, allungo,o meglio, torno indietro, stazione metro “Libia”, dopo aver percorso una via dal nome particolare: Tigre`. Mi confonde, ma non al punto da non imboccare scale mobili e discendere direzione Colosseo. 20190420_121232È  qui che scendo infatti per recarmi verso Santi Cosma e Damiano, basilica paleocristiana con ricchi mosaici e un presepe permanente. Fa caldo, molto, e pare l’inizio dell’estate. Roma sta facendo come sempre il pieno di turisti.

Villa Farnesina

Ogni qual volta mi reco a Roma è  come fosse la prima.  Ed è  come sognare un pochino a occhi chiusi o  aperti. In realtà,  in questa settimana Santa, le cose fatte e viste sono davvero uniche e originali. La cosa che segnalo Però è  la difficoltà negli spostamenti in  metro A con le  rispettive fermate, Repubblica, Barberini e Spagna chiuse. Sopra, la metro, il traffico e’ quello si sempre, con qualche accelerazione di troppo. In questa occasione ho cercato di “ripassare” il libro “Rinascimento Privato”  della scrittrice Bellonci.Mi interessavano le bellezze di Raffaello (e non solo) esposte presso la Villa Farnesina, commissionate dal banchiere Senese Chigi. Grandi bellezze, davvero. Tutta la storia descritta in quelle pagine sembra dipanarsi in queste stanze. Gli amori, i Lanzichenecchi, Lutero, Leone X, il padrone di casa e le sue riunioni, Michelangelo che lascia un cartone e Raffaello, “testa giovane”, ammira e rispetta l’altro genio. Difficile descrivere l’alternarsi delle emozioni che si provano qui dentro.

Meglio sarebbe “armarsi” e partire e seguire  tutte le vicende del grande artista, del grande banchiere, della grande scrittrice, da qui, passando poi a Santa Maria della Pace per ammirare altri capolavori del grande maestro urinate, commissionate sempre dal grande banchiere Senese.

A Roma la più antica farmacia

20190303_173023Nel cuore di Roma, a Trastevere, poco lontano dal Ministero dell’istruzione, si trova la più antica farmacia, in piazza della Scala, 23, gestita dai Carmelitani Scalzi.20190303_174755Farmacia nata nel XVI secolo  e aperta al pubblico nel secolo successivo. 20190303_173047Era  inoltre conosciuta, come la farmacia dei Papi, e infatti, una volta dentro, noto una “bolla” di Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, o delle “cose nuove”. Dopo aver scoperto la sua esistenza, così, per caso, decido di mettermi alla sua ricerca. Non è  distante da Trastevere, e la si raggiunge anche da  via della Lungara, che collega la via della farmacia al Vaticano. Già,  via della Lungara, quella dove per intenderci sono collocate meraviglie di Raffaello. Faccio fatica a trovarla: giro intorno alla Chiesa Santa Maria in Trastevere, e quando chiedo,  scopro che mi è  stata indicata altra farmacia. Non demordo.  Dall’altra parte del Tevere, Sinagoga e ghetto. Mi metto letteralmente in marcia, passando da strade appena “solcate”. La trovo. Mi metto in coda poi, insieme ad altri, in attesa che si formasse un gruppo, per  la visita della farmacia. Molto bella, ricca, con prodotti e scatole antiche,20190303_173029 una cassa che sembra una macchina da scrivere, 20190303_173908una bilancia antica, manifesti, prodotti, i laboratori. È  davvero meravigliosa. Conviene farci un salto.

Roma, prima domenica di marzo

20190303_134007Alle 9 in punto ero in attesa che si aprissero i cancelli delle Terme di Diocleziano. Termini alle spalle,  piazza della Repubblica e santa Maria degli Angeli avanti a me. Varcato il cancello, e poi il giardino, al desk ricevo il biglietto numero uno. Una volta tanto…primo senza vincere nulla. C’ero stato una domenica di ottobre del 2015, poi, mai più. Ricordavo proprio poco, a parte il chiostro michelangiolesco e i suoi “raggi” che convergono verso il centro ove sono collocate le statue a forma di animali. Oggi in più avevo degli occhiali spaziali che con soli 5 euro ricostruivano il percorso fedele, quello dei tempi di dei due Augusto e due Cesare. Piscine, spogliatoi, palestre…quante cose non ho visto…Poi epigrafi, cippi, sarcofago…uscito da li, mi dirigo verso San Pietro in Vincoli, per il “mio”caro Mosè  di Michelangelo, riposata Prudenziana e i mosaici. Infine, per due ore buone, il primo sole in faccia, schiaffeggiata di tanto in tanto da qualche colpo di vento, in attesa che si esaurisce la kilometri da coda per l’accesso al Colosseo.Guadagnata l’entrata, faccio ingresso dopo non so quanti anni, al Colosseo. Era il  tempo delle Superga ai piedi, bianche, o delle All Stars,  ricercatissimee carissime, a sole 40 mila lire. Era il tempo di Jovanotti che non era ancora il Cherubini  azionale e le sue canzoni erano un impasto di “na na na,  è  qui la festa?” Mi ha davvero impressionato, tanta bellezza e tanta grandezza, cosi “aristocratica e imperiale” del Colosseo; bellezza così resistente. Mi ha impressionato questa fame di cultura, di gente in coda, per amore dell’arte, per costituire quei granai in attesa delle carestie culturali. E a dire il vero, si sente la fame, da un ventennio circa. È  stato bello, così, come sedersi davanti all’Arco di Costantino e decifrare, e poi quello di Tito, dopo altra coda, per entrare ai Fori.

La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

Roma

Roma è.  Così spesso ho scritto e così essa è.  Roma concede, Roma toglie, in una sorta di partita doppia. Roma è  storia, arte, religione, letteratura. Passato e presente, fuga dal quotidiano; rottura dell’ordinario ed entrata nello straordinario. Roma è  festa Eterna Bellezza .Roma è  sfida o complice rivalità tra B&B&Cche non vuol significare  bed and breakfast ma Bernini e Borromini, ai quali poi, aggiungiamo Caravaggio. Barocco romano. Cominciamo da quello, dai piedi dei contadini, nella Madonna di Loreto, con le mani giunte, bastoni inmano, a venerare la Vergine, Bimbo in braccio, sulla porta della Casa Natale, in uno dei suoi capolavori a due passi da piazza delle Cinque Lune, dal Senato, dal lento fluire del Tevere; a pochi centimetri da altro capolavoro, quello di Raffaello; piedi di contadini che sporchi di fango sembrano così veri e attuali; viso della Conversione di Matteo, del suo stupore, delsuo “proprio io?”, della Luce, che “quando entra entra”; del contatore di monete, assorto; del viso di Pietro, quello di Paolo, racchiusi tra San Luigi dei Francesi, Santa Maria del Popolo e Sant’Agostino. E  la presunta leggendaria rivalità  di Bernini e Borromini, in piazza Navona e via del Quirinale. La musica di una giostrina e profumi di dolci “stordiscono” la visita che continua come fosse sempre la prima volta. Roma sarà  sempre e sempre è  in una continua giostra che si chiama vita, perché la prossima volta, sarò  ancora qui a ri-ammirarli. Tutti.

 

Buon Natale

Natale 2018. Basilica stracolma. Presepe a sinistra, in quel che è  l’altare di San Giuseppe, nuova ubicazione rispetto al tradizionale posto; a destra, quello di don bosco, padre e maestro dei giovani. Il coro posto sopra la navata sinistra della Basilica di Maria Ausiliatrice attacca “Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo…” e nel medesimo istante, da uno dei TANTISSIMI banchi di legno, lucidi, profumati di un simil Sidol, (panche ove stazioni,  in religioso silenzio, partecipando ad una “delle  sante messe del Santo Natale ) “parte il nastro dei ricordi, di uno dei tanti Natale della mia infanzia, relegato in un angolo della memoria, depositati per chissà  quanti anni nella memoria locale e lungo le strade di Roma, tra la stazione di Trastevere e la Magliana, dopo una lunghissima  notte insonne, in piedi, ovviamente, “incapsulati” in uno dei treni notturni, “espressi” verso la dorsale tirrenica; correva l’anno…al mattino, viso stropicciato, occhi semi chiusi, stanchezza nelle gambe, ci attendeva  una lunga corsa in bus, di quelli rossi, “biglietto a bordo”, una corsa 100 lire, una salita mitigata dalla mano “possente” di mio padre che conteneva la mia e le parole di quella canzone che lentamente mi faceva ripetere, insistendo nel ripetere, parola dopo parola,   e in affanno,  per insegnarmela, tutta.  Pare leggere un fumetto di Topolino,”puff-puff-pant-pan”,salita.  Canto, ricordo, past-present: “Tu scendi dalle stelle…”per lunghi istanti ho avuto la sensazione di averlo vicino, come guida di quel ieri e di oggi , pronto nello stendere e stirare i suoi, di ricordi, depositati in quella Roma che forse non era piu la sua, di pasoliniana memoria: dito che fende l’aria, come a disegnare e stendere una mappa geografica: “Li il ministero dell’istruzione, dall’altra parte Porta Portese, il Ferrobedo’ (?, ma,ricordo bene?), ecc.ecc. Come che sia, la messa chiude e apre memoria, ed estende i miei migliori auguri di buon Natale a tutti voi.

5 Agosto 2018

Madonna Della Neve. Da una delle tante botole,  poste “solennemente” in cima, osservando il soffitto della Basilica di Santa Maria Maggiore,  a Roma il 5 agosto di ogni anno, come per magia,   “scende neve”.  Più  volte mi è  capitato di partecipare a questa funzione;  o perché  stazionavo a Roma o perché “in avanzo di tempo” e in procinto di prendere altro treno,  direzione Salento.  E ogni volta,  con zaino o senza,  sempre sotto una cappa di afa o sole africano,  a “fette”, con la mia bottiglietta dell’acqua  (come tanti altri): “Mangiatorella” era la mia,  tra le mani,  con la “scucchia” protesa verso l’alto ad invidiare quella “neve” anticipatrice di un tempo,  certamente più clemente e  fresco. Non solo l’occhiata al calendario e la giornata dedicata a Santa Maria della Neve (Santa Maria e’ una festa molto sentita in Salento,  con Villa e banda e bancarelle di dolciumi e giocattoli di ogni tipo e nonni in coda alla posta per il ritiro della  “paca”  anche quando nel corso degli anni non è  più paga ma pensione) mi riportano contemporaneamente a Roma (non certo la spiaggia “Tiberis”) e in Salento ma in particolar modo rivivo Roma grazie alla conclusione del libro di P. P. P. “Vita Violenta”.  Questo Tommaso,  protagonista,  nel bene e nel male,  del testo,  con la sua crescita personale,  sociale,  politica e l’amore per Irene mi hanno lasciato davvero il segno. Quando si termina la lettura di un libro è  un po’ come lasciarsi con una persona cara,  che ha instillato qualcosa dentro,  un mix di emozioni alle quali,  per molto tempo,  non si  riesce a dare un nome,  conoscerle,  riconoscerle. Certo non voglio svelare nulla di questo testo ma i personaggi li ho trovati unici, grezzi e delicati allo stesso tempo,  con tratti  psicologici simili  a quelli narrati  da Dostoevskij.  In particolar modo, Tommaso e Irene. La profondità dell’animo umano,  la discesa negli abissi e la voglia di riscatto. Ecco,  Tommaso ha avuto una grandissima  voglia di riscatto. Anche nel congedarsi,  dagli amici: “non state qua con me. È  domenica,  andate a divertirvi… “,  più o meno,  questo è  il senso della frase in uno degli ultimi versi che non descrivero’ (mi piacerebbe invogliare i miei studenti alla sua lettura). E poi l’amore per Irene e quello di questa per Tommaso. Un bellissimo libro. Davvero.