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Ernesto

Il tempo trascorre così velocemente,  o meglio,  gli impegni sono così incalzanti che mi e’ mancata parte di quel tempo per descriverne e rendicontare  quanto meno i più salienti. Al Salone del libro,  per esempio, c’era l’ incontro con Laura Morante…  Un’occasione,  il Salone,  per fare incetta di libri.  Ora,  per esempio,  sono impegnato nella lettura di Moravia,  “Ernesto”.  Arrivato qui dopo aver presentato ai ragazzi qualche testo di Pasolini… (Un libro di Pasolini,  vergato da dedica regalatomi nel 2006,  per l’impegno a difesa della Costituzione… )che giri,  che si compiono,  per raccontare il ‘900, il secolo dei giovani… coi suoi grandi cambiamenti.  Accennare “Teorema”,  “Petrolio”,  i fatti di Valle Giulia,  la contestazione, poliziotti e manifestanti,  lettera alla madre e arrivare a Moravia, con il suo “Ernesto”,  ragazzo triestino all’epoca del racconto, (fine ‘800,  inizi 1900,  quando Trieste era sotto l’Impero Austro-Ungarico) non ancora sedicenne che… “conosce” se stesso… Un’occhiata a Saba e  il suo “Zeno” per poi tornare a il secolo dello Statuto dei Lavoratori, il 20 maggio del 1970.

L’Orologio e La casa in collina

Ho ripreso in mano il libro “L’Orologio”,  di Carlo Levi,  per una seconda lettura,  meditata,  approfondita.  Sara’ per il sogno anticipatore,  sulla storia dell’orologio,  andato perduto,  rotto e poi,  al mattino del risveglio dell’autore,  caduto e rotto realmente,  senza un “cassaro” per Roma,  per poterlo aggiustare. O forse  uno si,  ma senza tempo: una ricevuta,  andata poi persa,  per la riconsegna dell’orologio, qualche mese dopo.  È  una storia davvero interessante,  riguardante i giorni della crisi del governo Parri.  L’orologio,  oggi,  la clessidra che esaurisce la sabbia e domani chissà  che cosa dirà  il Presidente Mattarella: si risolverà  questo stallo?   Due mesi senza governo e orologi in ogni dove che annunciano il lento trascorrere del tempo.   Gia’,  questa questione dell’orologio mi ricorda che anche a me ne fu regalato uno dal nonno in occasione della Prima Comunione.  Un rito di passaggio,  un pochino come la chiave di casa.  Ora che ci penso bene,  anche la Fiat regalava si figli dei dipendenti,  l’orologio,  in occasione delle vacanze di Natale.  E forse,  forse,  anche ai suoi dipendenti,  dopo 35 anni di catena.  Di montaggio.  Tornando alla lettura,  il libro,  vale la pena essere letto: Carlo Levi descrive in modo minuzioso l’umanita’,  i contadini e i Luigini. E poi Roma,  la Garbatella… i ministeri,  i ministeriali e i misteri.

Ho letto anche “La casa in collina”,  di Cesare Pavese.  Era da alcuni anni che mi incuriosiva,  l’autore,  la “bella estate” e molto altro.  Ora è  la volta della collina,  della casa,  di Torino,  di Cate,  di Dino,  Corrado,  Elvira… Personaggi femminili,  innamorati,  come quelli di Cassola.

“Fausto e Anna”

Una bellissima storia nella Storia, quella della lettura  appena conclusa del libro di Carlo Cassola, “Fausto e Anna”. Due parti, 5 capitoli ciascuno, la Toscana, tra Grosseto e Siena, la guerra, la Resistenza, l’amore, trovato, perduto, ritovato e ancora, il suo destino. Grosseto libera, prima citta’, dopo Roma, estate 1944. Grosseto, cittadina bella. Mi e’ piaciuto tantissimo, il libro, i personaggi, i sentimenti descritti. Tanti pensieri ritovati. Una marea di titoli e libri letti, altri sentiti, consigliati, imposti dalla professoressa di lettere, Luisa M. insegnante delle medie!!! Capelli bianchi, la sua penna, La Stampa, quotidiana, le sue sigarette, (chussa’ la marca!)per dopo la scuola, la Resistenza sulla sua pelle e nelle parole. Mai come in questo periodo la ricordo e ne rimpiango i suoi insegnamenti, e oggi penso che avrei potuto-dovuto darle piu’ ascolto, nei suoi consigli. Il pensiero vaga al suo borsone che portava a “tracolla” ogni giorno e in quello un libro al giorno per noi studenti che banco dopo banco ci passavamo,  di mano in mano, di riga in riga, capitolo dopo capitolo, giorno dopo giorno. Ricordo che le dissi che avrei voluto fare lettere e storia…poi, chissa’ perche’,  a quell’eta’ si finisce sempre per scegliere altro. Un consiglio sbagliato, un modulo compilato per mancanza di coraggio e…. al posto delle lettere finisci a fare conti. Ho preso l’abitudine di avere con me una borsa-zaino e libri ogni giorno, da scegliere e proporli,  e cosi ho ritrovato i suoi titoli, consigliati…Distribuisco  parole, ci provo,  date eventi ma non come lei, la prof.ssa  Luisa. Lei era eccezionalmente brava! L’altro giorno passavo dal centro citta’. Guardavo la Facolta’, di Lettere, l’attraversato e attraverso…frugo nel borsone e nei pensieri e sento pero’ che mi manca qualcosa…un titolo.

Ora legale

L’orologio” (Carlo Levi) è stato completato. In ogni sua parte (pagina). La notte cala e “par di sentire ruggire i leoni”. A Roma. Dove anche lo sferragliare dei tram è così diverso. L’atmosfera del libro è da “ricostruzione” a tratti e a tratti uguale. Luigini e contadini…questa dicotomia mi pare interessante. Come il periodo narrato. Il “mio orologio” era fermo ad Eboli, poi, complice una conferenza sulla Costituzione al Polo del 900 ho ripescato il libro citato nell’ambito della ricostruzione dei tempi della Costituente e Costituente; il mio ricordo era fermo ai  tempi della passione, di Scienze Politiche. Non ne rammentavo molto. Pero’ di un paio di cambi ora, a Roma, si. Sono, a dire il vero tanti i posti dove mi sono trovato a cambiare ora. A Roma avanti, e indietro (e indietro, a Roma, posso assicurare che era stata una sensazione spiacevole: dalle parti di Viale Giulio Cesare non riuacivo a ritrovarmi) a Ferrara indietro, alle Cinque Terre, avanti, a Urbino avanti, ad Arezzo  indietro, Senigallia avanti…a Torino  entrambe, e di ricordo in ricordo ho trascorso piacevolmente un’ora insonne. Ora non so se continuare con la lettura di “Fausto e Anna” o col “Signore delle mosche”. Tempo un’ora di lancetta e decidero’ il da farsi. Un’ora soltanto. Avanti, ovviamente.

Quando il sorriso allaga il mare

Profumo di mimosa, e l’occhio si allarga, e le narici dilatano, su quel fiore appuntato al bavero del cappotto. L’occhio della mente si dilata, fino a Ventimiglia e da li in Provenza e poi mare, tanto mare, nella giornata della donna. Un piano bar e le note di Cammariere Sergio si diffondono nell’aria. E dimmi, di che mese sai? Si, “sai”. Il tuo viso roseo ha un profumo intenso che quando si allarga, allaga il mare. Questo mi capita di pensare, osservando sbocciare un fiore che si apre come il tuo sorriso, ogni qual volta osservo il mare. Certo, vorrei scrivere di mimose e di storia, di “E tre”, articolo del blog, al  quarto anno del suo compleanno, oppure del convegno, dell’altro ieri, a Torino, su don Milani e  la figura dell’Idr.  E che dire del sig. Antonio Corapi, artista, sarto approdato a Torino  da “Gasperina” omaggiato da Bruno Gambarotta su Torino Sette? Che bello il primo, e il “tre” , le emozioni per una  bella pagina di storia, personale, che a pensarci bene, nessuno ci avrebbe scommesso un euro  su. Ma le cose piu’ belle sono le piu’ difficili. Il parka blu, il vento, il sorriso, un volume rosso tra le mani. Torino era mia. Cerco di “chiudere” il volume. Ma il mare allontana molto e avvicina te. Il Profumo di mimosa, sul bavero e in ogni dove, nella giornata-festa-ricorrenza della donna.

Neve

Un accenno di affaccio sul balcone, di primo mattino, e scopro che folate di neve attecchiscono sull’asfalto e sui tetti della nostra citta’, Torino, come in ogni dove.  Sull’asfalto si sentono geattare gli spalaneve e le grida felici di bimbi non piu sotto sequestro famigliare: e’ in corso l’Olimpiade delle “palle” di…neve. Su Internet “fioriscono” foto torinesi della Pellerina e Superga, come di San Luca a Bologna, come Urbino e Arezzo. L’inverno proprio non vuole lasciare il passo, tanto oramai siamo tutti informati e preparati  su perturbazioni, scaldiglie, deviatoi, scambi, treni e cosi via. Solo nel pomeriggio, la sospensione e strade, per la cronaca, pulite. In attesa di capire, cosa succede e succedera’ in citta’, a partire da questa notte. Una notte di silenzio, prima del voto. Di domani.

Notti bianche-bianche notti

Nei giorni scorsi e ieri pomeriggio, lungo le strade, i vicoli e i corsi del nostro capoluogo, “fioccavano” e ancora fioccano gli auguri di buon Natale.  Mancavano solo i pacchetti nelle mani e le renne.Ovviamente per canzonare  un po’ questo tempo così bizzarro, a suo modo e…tempo. Burian in giro per l’Italia, ha soffiato gelo e  non ha tardato ad annunciarsi e così al suo primo scampanellio,  la strada ferrata è andata letteralmente in tilt: treni in ritardo a Nord come al Sud, per un’incolpevole Orte. Scaldiglie, deviatori, binari, tabelloni,arrivi e partenze,a tre numeri o cancellati. Immagino lo spettacolo fruibile dalla terrazza di Roma Termini. In alcune citta’ molti hanno gustato l’extended play di una dimentica aggiuntiva. “Riposo forzato”. “Tanto domani è domenica”, cantava qualcuno, anni fa. Anche se domenica  non lo è stata. A Roma qualcuno ha rispolverato gli sci al Circo Massimo dopo una nevicata di qualche centimetro e foto a km in ogni dove. Le nevicate non terminano mai e cosi le “notti bianche” ceratamente continueranno come quell’insondabile mistero che è l’amore. Da par mio ho terminato la rilettura di “Ciò che inferno non è” di Alessandro D’Avenia. Federico non ha trovato la sua Laura, ma Lucia, capelli neri e occhi verdi. Un amore a Brancaccio, nel libro e tanto amore per i libri, un po’ come il loro comune denominatoe Padre Puglisi. Leggiamo in classe le frasi migliori e le commentiamo. Una mano si alza e mi dice:”Prof.  ma i personaggi di questo scrittore si innamorano sempre di brune con occhi verdi, altro che Laura”! Ora, in teoria divrei controllare l’affermazione della ragazza e leggere il libro, ma con D’Avenia, ora, “passo…parola”.

 

Pino Puglisi

Dieci giorni con la “saracinesca” dell’inchiostro o dei tasti abbassata. Levigare le parole, proprio non mi riusciva. Ancorarle come tanti vagoncini per articolare un trenino di pensiero, ancor meno. Volevo solo leggere la bellezza degli scritti altrui, quella, si, che salva e salvera’ il mondo. Sui fogli bianchi, miei, nulla. Su quelli altrui, scritti, i miei occhi. Appendice d’inverno. Fiocca, nevica, piove, gelo, mani nelle tasche, incerto se recuperare i guanti o meno a questo  passaggio, general-Generale Inverno che non sarà sicuramente  veloce, al sentir e leggere le previsioni. Comune e strutture parrocchiali pronte all’accoglienza per riparare dal freddo e probabilmente notti bianche. Il vescovo di Torino invita e sollecita all’accoglienza. Le Istituzioni fanno la loro parte. Porta Susa, (i locali della vecchia stazione torinese), quella per intenderci sulla direttrice Torino-Milano-Venezia, riapre, mettendo a disposizione 40 letti. Burian sta arrivando. Per quanto riguarda le letture, sono reduce da “maratone” pomeridiane-serali-notturne di un paio di libri su Pino Puglisi, “3 P”, letti,  in pochissimo tempo e sbocciati nel cuore come fiori a primavera: “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” (Francesco Deliziosi, prefazione di don Luigi Ciotti, Bur Saggi, 343 pagine) e “Cio’ che inferno non e'” (Alessandro D’Avenia, Oscar Absolute, Mondadori, 317 pagine). Sollecitato e spinto da interessi ed esigenze scolastiche, letti e studiati nel giro di pochissime ore. Tredici capitoli il primo libro, con una frase iniziale, un “incipit” del Nuovo Testamento o lettere di San Paolo o il Papa Buono…Il Concilio Vaticano II…Pagine bellissime, che a tratti fanno venire il magone e piangere. E’  bellissimo, il primo, davvero…talmente bello che la mia matita si è trasferita su quelle pagine: sottolineature, appunti, numeri. Pagine segnate, arate, solcate, e “salate”…Umor acqueo. Pagine ricche, d’amore di 3 P. Libro da comprare, assolutamente, e da tenere sul comodino. Un capitolo al giorno, s.c.

Ps.Entrambi hanno prodotto una voglia di mare, di sole,  di Palermo, di Sicilia…

“La ragazza di Bube”

20180208_204348Il tempo trascorre velocemente. La musica sanremese ha smesso di adare in onda, decretandone nella notte di sabato, i vincitori, rispettando cosi le previsioni. Delle tre canzoni e dei cantanti sul podio, “Lo Stato Sociale” e quella ballerina sono le esibizioni, in quel contesto,  che oggi mi mancano di piu’. Oggi,  invece, “sull’onda” ci sono gli innamorati con la ricorrenza di San Valentino. Festa molto commerciale ma che comunque “apre” i cuori. Ne rivisito qualcuno, da Pinerolo, a Roma passando per il mare. Tutti belli. San Valentino e’ anche cultura congiunta all’amore. Mi piace l’idea di aver ritrovato “La ragazza di Bube”, un libro di Carlo Cassola, consigliatomi un po’ di anni fa dalla mia insegnante di italiano, alla vigilia di una partenza per Grenoble (soggiorno di classe). “Leggilo, non ti annoierai durante il viaggio”. E così, mentre molti compagni si davano da fare a “tessere relazioni” con le ragazzine, avidamente sfogliavo, le pagine del libro, immaginando e invidiando l’amore di Mara per Bube e la vita. Che forza. Questo è quello che mi è rimasto nel cuore e questo e’ quello auguro a ciascuno. Un amore intenso, fatto di attesa e di speranza. Dolce, come Mara.

Bruno Gambarotta

Realizzo  ora che son trascorsi alcuni giorni dall’ultimo scritto. Distratto dalle notizie che la tv rimanda nelle case, relative alla tragedia del treno dei pendolari nei pressi di Milano e dal caso “”Zhong Zhong e Hua Hua” (scimmie clonate) avevo scordato di raccontare un pochino di scuola. A scuola, nella mia, in una seconda, Bruno Gambarotta è “salito in cattedra”. Magistrale. In una delle ultime giornate di vacanze natalizie, avevo intercettato, tra una pagina e l’altra, tra un libro e l’altro, nei locali della Civica Torinese, il giornalista “ciclista”  Bruno Gambarotta.  Un saluto, veloce, un ricordo dell’incontro precedente (anni fa, di ritorno, io, da Vernante, sul treno), e, “Bruno, pisso chiamarti Bruno, vero?”. E lui. “Certo, mi chiamo cosi. Ma se vuoi chiamarmi Filippo”…Troppo forte! E io: “Senti, ci verresti da me, a scuola, a raccontare qualcosa? Magari nelle seconde…”.E lui, in piemontese .”Esageruma nen…”.Fortissimo!! Bruno e’ stato ospite di una classe dell’Istituto. Avevo accennato, nel corso delle mie lezioni,  alla tragedia di Vermicino, la vicenda di Alfredino Rampi, il ruolo dell’informazione-comunicazione, la diretta televisiva, 72 ore, l’annuncio della vicinanza alla famiglia e la presenza sul luogo dell’evento di Sandro Pertini, scavalcando ogni protocollo, come talvolta era suo modo di fare e procedere; una vicenda, quella e Vermicino e tragedia,  “sfuggita di mano” all’informazione…e da questo punto in poi,  Bruno ha preso “il largo” e ha cominciato a raccontare, il suo punto di vista sulla vicenda, sul suo ruolo in Rai, in quel periodo, del suo  lavoro, di scrittore, del come è perché, …giornalista, studente, lettore, padre, nonno…insomma, grazie a Bruno, è stata una bella mattinata. Ovviamente un sentito grazie per aver accettato l’invito. Bhe’, gia’, come mi faceva notare durante la pausa caffè, altrimenti “avrei potuto tagliare le gomme”. Della sua bicicletta.