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Torino, tra pioggia e vento

20191220_161128Non saprei proprio da dove cominciare a scrivere alcune riflessioni, malgrado il vento, fastidioso. Nel tram, arancione, serie 28,  un ombrello solitario fa il giro del 15, e chissà per quante volte, in una giornata, dato che al sottoscritto è  capitato di vederlo al solito posto, in orari e direzioni  diversi. Chissa in quali circostanze è  stato dimenticato: proprietario assorto nei suoi pensieri, impegnato in una discussione, conversazione, telefonata o chissà  che. Ombrello fermo, al solito posto, contemplato da chissà quanti occhi in un giro di pensieri: lo prendo, non lo prendo, lo dico, non lo dico, lo lascio. Eppure, pioveva, e chissà a quanti avrebbe fatto comodo, in prestito, una forma di possesso temporaneo. Pavimento lucido, bagnato, tram mezzo pieno o mezzo vuoto, il che è  uguale, luci ad intermittenza che invogliano a socchiudere gli occhi, anche questi, ad intermittenza, e lasciarsi cullare dai ricordi, la nenia dello sferragliare, lento, scivoloso,  quando c’era il biglietto e salirci su, in famiglia, era una festa. Dalle fessure degli occhi e dai finestrini appannati si schiude la città, la frenesia, delle compere,del tutto, del niente, la Gran Madre, la sua piazza e l’abbraccio, i Cappuccini, piazza Vittorio, via Po con le sue Chiese ed i suoi Presepi, la magia di una città altrettanto magica che scivola via…aspettando sera.

20191220_155318Ma avrei potuto scrivere dei libri, da leggere, regalare, tenere, mettere  insieme, per comporre un albero, di pagine…oppure di una bellissima libreria, 20191221_190352quella del bar del Polo del ‘900, in corso Valdocco, a Torino, da consultare, sorseggiando un buon caffè, prima di avventurarsi sul tram, alla scoperta di Torino e di…un ombrello e della sua nobile storia dimenticata e ricercata in un tram.

Da Torino…Genova

Torino 19 luglio 2015. foto Borrelli Romano. Dai CappucciniMi piace. Molto. Salire e risalire o scarpinare fin qui sopra. I Cappuccini. Meglio di un caffè, troppo caro, rispetto ad altri luoghi o città. Così dicono. Battutaccia a parte, da quassù Torino è ben visibile e riconoscibile in ogni suo luogo, piazza, monumento, nonostante i lavori “Torino non sta mai ferma“,  nonostante il calore, il risveglio di certi colori e ricordi e nonostante certa musica resti ancora nell’aria, nonostante il tempo:  ne vale davvero la pena impregnarsi di sudore e avere Torino tra le proprie mani. Il Valentino, i Murazzi, la Mole, fino in cima alla sua stella appena sotto la stella, dentro la sua pancia, dal 2000 come in un museo, l’ascensore, il terrazzo panoramico e la stella sopra, il museo del cinema,  le sue poltrone rosse, la Gran Madre, il tram storico, con l’idea che il tempo sia sospeso, come una storia d’amore, sospesa, e ancora Superga, il terzo Botellon  nella nostra città, l’ultimo appena concluso per festeggiare il termine della sessione estiva, degli appelli universitari, l’avvio verso il mare, le vacanze, la libertà: tutti e tutto avvolti in questo luglio afoso.

Da quassù si rilegge volentieri la storia, anche la propria, con Palazzo Nuovo sullo sfondo, il quarto piano, le aule di storia, le discussioni e le tesi. E si ricorda Genova per noi. Genova 2001. Genova e il G8.  Genova e i no-global. Un altro mondo era possibile.  Un altro mondo è possibile. Correva il 19 luglio 2001 quando il tutto aveva inizio. Si poteva scrivere …Poi…il termine. Degli studi, il prof. Carpinelli, una tesi, la sua discussione. Genova. Per noi. Per sempre. Poi, col tempo, un blog…Torino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano

Dalla California. Per la neve

DSC00210Una giornata di neve …..gelata! Fin dalle prime ore della notte. Mobilitati trattori e spalaneve. Giornata surgelata, da immobilizzare ogni organo.  Per questo giorno importante. Mentre gli altri, no?  Freddo e neve, che scendono, copiosa la seconda…Anche dagli Usa, dalla California, festeggiano questa prima neve dell’anno. Sorridenti, con il sole nel cuore e tanta gioia per questa giornata di neve. Sorridenti, felici, pronte a non lasciar cadere neanche un fiocco di neve. Da zona Lingotto, dove risiedono, studentesse in Italia, fino a giugno, si coccolano questa neve, stando bene a non sciupare neanche un fiocco di tanta abbondanza mandata dal cielo. Ormai, il suolo torinese è un panno imbiancato. Da Piazza Castello, fino a Piazza Vittorio la neve prende consistenza. Sembra una giornata di festa. DSC00209

Neve su Torino

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Finalmente, arriva. La neve. Lentamente, mischiata ad acqua. Un “bicerin”, tanto per cominciare, che rende molto torinesi anche i turisti. Cioccolata, caffè, strato di panna….”non mescolare”, intima la proprietaria, vedendomi assorto in quel gesto. Inesperienza. Locale storico, pieno. Molti in attesa, altri in piedi. Uscendo, un salto veloce, a ripercorrere alcune storie sociali, con gli ex-voto, in quella che è la Chiesa della Consolata. Tante vite,  perse e ridate, ricucite. Tanti racconti in quel breve racconto. Storie d’amore.  Quando e quanto si impara per “esposizione”. Blocchi storici a ricordare un triste e drammatico evento scampato. Ma anche storie di miracoli. Come questa neve che inizia a scendere. Ha qualcosa di magico. Un’occhiata verso corso Valdocco, dove risiede un’altra “istituzione”, la casa della Resistenza. E un pensiero a chi ha nonni che l’hanno vissuta e chi invece ne ha presi in prestito dando loro voce. Un ricordo ad una delle tante Dellavalle, partigiana, attiva nella resistenza, che fin da piccolo mi forniva ricordi, storie di vita. La sua, quella di altri. Solidarietà nella Resistenza. Una Agnese (libro, L’Agnese va a morire) che fortunatamente resiste e vive, per gli altri. Un pensiero al binario di Porta Nuova, dove in tanti partivano,  deportati, in vagoni  merci, senza farne ritorno. E a volte Porta Nuova diventa meta per un raccoglimento e un ricordo. A volte una preghiera, nella frenesia di questa città.  Ricordando la “marcia” che da Porta Nuova confluirà, come da un po’ di anni, alle Nuove di Torino.

E poi, via,  a sfrecciare tra le strade del centro. Qualche scatolone e un pizzico di sensibilità, aperto, il primo, lasciato lì, a ricongiungere qualcosa con Kant,  come due mani strette, che sprovviste di guanti provano a scaldarsi. Nevica. Finalmente, un po’ di pulizia in una città fortemente inquinata. Un salto veloce sulla gradinata della Gran Madre, dopo aver passato in rassegna via Po, il parallelepipedo universitario, che di nuovo, ormai, non ha piu nulla, qualche edificio, memoria degli anni ’70 e subito a discettare se sono meglio i twitter, facebook, i blog, cellulari, palmari, o, i volantini e il ciclostile targato anni ’70. E ancora, piazza Castello, un tram storico, verde, piazza Vittorio, con il ricordo delle sue giostre e il profumo dello zucchero filato, ancora presente, nei giochi della memoria. Lo zucchero filato ormai, manca da anni, come le giostre.  E quando queste “sbaraccavano” lasciavano posto ad un parcheggio che ormai, non esiste piu. Fortunatamente. Pochi fiocchi di neve, su questa  nostra citta. Vista da qui, dalla Gran Madre, da “qualche gradino” piu’ in alto rispetto all’asfalto dove passano le macchine, questa serata, con i suoi fiocchi, ricorda la copertina di un libro. Blu, con una moltitudine di fiocchi. Come tante parole, mai dissipate, mai gettate. Quando le dissipiamo, se ne va un pezzo della nostra vita. E invece bisogna raccoglierle e farne tesoro. Sui gradini che separano la chiesa della Gran Madre e la città, il suo fiume, la sua piazza, si respira aria di magia, bianca, come questi fiocchi di neve che lentamente si depositano  sul selciato, sui nostri cappotti, sui nostri capelli. Una magia,bianca, da bianco  Natale, festeggiato con qualche giorno di ritardo. Un occhio verso il Valentino, immaginando altre mani nelle mani e pupazzi di neve che prenderanno lentamente vita.