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Uscita didattica. Continua

torino-8-11-2016-centro-gobetti-borrelli-romanoOre 9:40: uscita didattica programmata per una 5. La metro,  Porta Susa (meglio,  piazza XVIIIdicembre,  e la lapide di chi ha perso la vita per noi), Centro Gobettitorino-centro-gobetti-foto-borrelli-romano,  Microstoria all’interno della Storia presso il Santuario  della Basilica della Consolata (con la struttura del Guarino Guarini) gli ex-voto, in fila all’interno e lateralmente all’interno della Basilica stessa,  disegni che ci restituiscono personaggi salvati o miracolati nel secolo scorso da un avvenimento tragico,  un incidente,  sul lavoro o lavoro domestico salvati dalle bombe,  da una granata durante la seconda guerra mondiale. A Tori no o nelle zone limitrofe.  E poi l'”Istoreto”, come piace ancora ricordare a me,  l’ archivio e rifugio. . . per terminare a sera,  con l’apertura straordinaria, la vinsita e partecipazione alla premiazione  pressotorino-8-nov-2016-foto-borrelli-romano il Polo Reale,  la pinacoteca,  dove sono ancora in visita,  tra opere d’arte bellissime.  Per quanto riguarda la prima parte,  bhe,  una grande emozione per esser riuscito a condurre la classe  insieme all’insegnante di storia ed italiano negli stessi locali dove ho studiato,  svolto ricerca,  ricerche,  mi sono formato sotto la conduzione del dottor Luciano Boccalatte,  letto documenti d’archivio,  catalogato,  conservato. I tavoli,  i pc,  gliarchivi,  le cartelle,  le ricerche effettuate, la Torino vista da una finestra in particolare e quel clima fresco teso a conservare documenti e storia. Grandissima emozione nel sentir narrare il ruolo delle donne tra il settembre del 1943 ed il 25 aprile 1945.  La Resistenza. Penso subito alla bicicletta dell'”Agnese va a morire”… E poi la visita presso il rifugio e quel sonoro che ci rimanda la drammaticita’ dell’evento guerra,  sempre presente,  lontano da noi,  e latente,  sotto altre forme.  Che fare? Come fare? Affinche’ certi eventi non si ripropongano? Lavorare,  da subito,  con le nuove generazioni,  con i piu’ piccoli,  su concetti e pratiche: l’inclusione.  E definire cosa e’ l’esclusione. Il ruolo fondamentale della nostra Costituzione e quella Dei diritti dell’uomo.  Al centro Gobetti, ma ora e’ tutto “Polo del ‘900”  la narrazione del Direttore sul ruolo politico letterario di Piero Gobetti e della storia d’amore,  intensa,  struggente tra Piero e Ada.  Una storia all’interno della Storia che divora,  consuma,  lacera. Torino,  Parigi,  Pere Lachaise. A sera,  ora,   resto affascinato da tanto e da  un Guercino,  in particolar modo. Apertura straordinaria e un invito personale. torino-8-11-2016-foto-borrelli-romanoLa premiazione “Vista da qui” 20161108_184323 20161108_183547con centinaia di scatti esibiti su pannelli e i vincitori  chiamati sul palco a descrivere il contesto e l’emozione proprio del momento  in cui quello scatto in particolare ha preso fRoma e  ne ha ricevuto questa sera la “menzione” da giurati e giuria popolare. Il tutto dopo il lancio dell’iniziativa “vista da qui”  andato in onda “all’interno della pancia” della Mole Antonelliana lo scorso mese di aprile. Senza scordare poi,  terminata la premiazione,  un’abbuffata di tele fino alle 23.  Felicità  immensa.. .20161108_192756 torino-8-11-2016-foto-borrelli-romano

Modelli tra l’antico e il nuovo

DSC00582 DSC00576Individuato un punto nevralgico della nostra città, ho potuto constatare come molte cose a riguardo, dei mezzi pubblici sono cambiate. Prima di ogni cosa, il costo del biglietto. Un euro e cinquanta. Un po’ altino, a dire il vero. Altri mutamenti: il materiale dei tram i numeri, i capolinea, navette bus…fervono mutamenti con modelli alternativi. Almeno quattro.  C’era una volta la griglia. Forse non piu’. Zona situata nei pressi di due Basiliche,  Maria Ausiliatrice e la Consolata e il Duomo, provo a chiedere quale “modello” sia preminente, tra i due, tra “l’antico e il nuovo”. Certo, questi spostamenti, questi trasbordi, qualche “conflittualità” tra i due, la pongono. Soprattutto perché da queste parti i cambi, continui,  dovrebbero essere assicurati senza tanta attesa. In vista del mercato Porta Palazzo, borse e carrelli della spesa non si contano, in andata e in ritorno. Un mercato globale. Il trionfo della globalizzazione, bellezza.  La metropolitana leggera, quella con otto entrate-uscite, non esiste più. Almeno, non transita più.  Quei “trenini” come li chiamavano in tanti quando li videro circolare per la prima volta tra l’86 e l’87 saranno “ricoverati” in qualche deposito periferico. Bottoncino rosso per richiedere la fermata ad ogni uscita e, oplà, in prossimità della fermata, si “aprivano” i gradini. Pronti per la discesa. Chissà per quanto resteranno parcheggiati.  Chissà quale sarà il loro destino. Una discontinuità. Da qui, da Corso Regina Margherita, un tempo, passava anche il “tipo” di metropolitana, leggera. Che “typos”.  Direzione Stadio Delle Alpi (una volta, c’era, quello stadio, e allo stadio ci si andava anche per i concerti) o direzione “Piazza Hermada”. Già, ma adesso, cosa ci arriverà a Piazza Hermada, ovvero oltre l’ospedale Gradenigo, dove si trova l’incrocio con il 30 direzione collina, Pino Torinese-Chieri? Un modello allegorico, la metropolitana leggera con la “promessa” e il compimento di una vera. La storia, ci consegna invece un ulteriore modello, quello “storico”. Un tram storico e il suo capolinea, nei pressi. Come che sia, molto è mutato, tra difficoltà e promesse, tempi di percorrenza  e  attesa. Un tempo, passava un due, poi, il tre. Anche se, in definitiva, sono l’identica cosa. Cosa ne pensano i torinesi, di tutti questi cambi?  E a proposito di modelli, e di alleanza, in una giornata come oggi, per chi l’ha santificata, impossibile non pensare all’acqua. La samaritana, l’ incontro che suscita sete, il popolo che soffriva la sete, Mose’, la roccia, la fonte. Il nuovo e il veccchio, il vecchio e il nuovo. Modelli, a confronto.

Da qualche parte ho letto che siamo in buona posizione per quantità di “acqua importata virtuale”, cioè quella contenuta negli alimenti.  Quanta acqua conterrà una bistecca? Presumo che siamo in buona posizione  anche per quantità consumata. Guardo le nostre fontanelle torinesi, dei veri gioiellini. Da preservare e trattare con cura.

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Una storia importante

DSC00125Treni, gallerie, stazioni illuminate, città, attese, partenze.  Anche se inflazionati,  è proprio coi treni e dai treni che si è scritta e continua a scriversi la storia. E forse, fin dal principio, è nel sogno di tutti i bambini lavorare nelle stazioni. In molti, da piccoli, almeno una volta, hanno immaginato di fare i facchini alla stazione e sognare, di partire, di vivere le storie altrui. Oppure, il capotreno, a controllare biglietti e scambiare qualche parola, almeno fino all’arrivo della stazione. Fazzoletto verde in mano, fischietto e cipolla nel taschino. O ancora, il macchinista. Ancora, l’addetto alla posta nel vagone postale. Quando le mail non esistevano ancora. E quante volte nella vita, da bambini, con i trenini, non abbiamo immaginato di vivere quelle situazioni? Partire.  E arrivare. Nelle stazioni è possibile raccogliere una umanità che in altri luoghi non trovi. Dai treni, “scivola” via anche gente che “sale” per cercare lavoro e che con questo ha contribuito a scrivere pagine di storia. Onorando la terra natia e quella di adozione. Gallerie. Luce. Vegetazione che cambia. Il ritorno d’estate, qualche giorno al mare. L’uscita dalla Fiat, l’ultimo giorno di luglio. La 850 carica. Poi la 127 e per chi poteva, il 128. La fine del primo turno. Le ferie. Poi Natale, per chi poteva. Lavoro. Torino negli anni ’70, l’arrivo dalla Puglia, dalla  Sicilia, dalla Calabria. Gente che ha fatto la storia, proveniente da cittadine lontanissime. E così ho cominciato a ricordare alcuni amici, provenienti da li, come Domenico, l’ingegnere cimentatosi con la scrittura, rendendo omaggio ad una piccola cittadina della Calabria, o ancora, Greg, con il suo “amico serpentello”, Mimmo Calopresti, il regista, e l’incontro al Circolo dei Lettori, sul tema Tyssen, e altri, piu’ recenti, in un “sali e scendi” Calabria, Torino.

A Torino, nel cuore del cuore della terra dei Santi Sociali, esiste un altro cuore, dove la “residenza” è di “casa”. A due passi dall’anagrafe, luogo di “residenza” o “domicilio”, e talvolta “unione-fusione-nascita” esiste un piccolo laboratorio, dove la creatività non sta mai ferma. Un laboratorio. Di sartoria, pittura, scrittura. Un laboratorio, a due passi da un altro “laboratorio”, il primo, in quella piccola terra chiamata Valdocco. Nel laboratorio, di proprietà del Signor Antonio Corapi si respira aria di mare, di Sud e di Calabria. I suoi dipinti parlano di vita e di storie di vita. Ma la Calabria è grande. Vediamo di precisare dove siamo esattamente in questo laboratorio.

Ci troviamo,  in Via Carlo Ignazio Giulio 27,  a Torino. Un laboratorio all’interno del quale trasuda una storia calabrese,  dalle parti di  Soverato.  Esattamente, quella di Antonio da Gasperina, a voler puntualizzare. Siamo sul Mar Jonio, in provincia di Catanzaro. Antonio descrive il suo paese natio posto “su una collina con circa 2.000 abitanti”.  “Arrivai a Gasperina a tre mesi. Sono nato a Montauro. Nel marzo del 1938“. A tratti, quella collina,  di Gasperina, “ricorda quella di Superga“. Il primo nucleo abitativo risale al VII-VII secolo dopo Cristo, quando le popolazioni rivierasche si spostarono nell’entroterra per sfuggire alle incursioni dei saraceni.  “Quanto dista il mare da casa tua”, gli domando.  “Il mare”, continua Antonio “dista, in linea d’aria, da casa mia, circa cinquecento metri; facendo i tornanti, un pochino di più”.

“Quindi, la Calabria, quella cittadina lì, non è famosa solo per i peperoncini” ,  esordisco facendo il verso a molti non appena sentono “Calabria”.

Osservando questi dipinti, possiamo dire che con la pittura, la  musica, le note e il “taglia e cuci” Antonio ha contribuito ad aprire una finestra ulteriore sulla tua terra. Un uomo che si trova ad osservare i dipinti di Antonio, coglie l’occasione per  ribattere: “Certo,  Antonio per la sua terra è fondamentale, importante; Gasperina  ha contribuito a dare i natali ad un personaggio versatile: pittore, compositore, sarto”. 

Ma qual è la storia del sig. Antonio Corapi, un uomo mite, carattere buono, dolce, versatile, occhi azzurri, capelli bianchi, “impregnato” di storia, proiettato verso gli ottanta?

Antonio, aDSC00119pprodato a Torino durante i mondiali, Mexico ’70. O forse, qualche mese dopo.  In treno. Tanto per cambiare.  Dopo aver fatto tappa a Milano, per un po’. Prima ancora, il militare, a Pesaro. “Per un po’”.  Il lavoro, il suo, come sempre lo porta a “riparare” abiti. Un buon sarto. Un lavoro che, prima delle delocalizzazioni e del made in china, “andava”. Poi, Torino. Altro lavoro. Un archivio. All’Enel. Tanti documenti. Storie altrui da seguire e  da ricostruire.  Per 35 lunghissimi anni. Documenti e scartoffie.  Quando i computer non si sapeva ancora cosa fossero. Nella sua vita, storie a colori. Giù, perché nel tempo libro, ha la passione per la pittura, per le tavole. E sulle tavole, si sa, molto è apparecchiato e molto è “anticipato” del futuro di un uomo.  Sulla tavola, molto fa comunione. Gallerie di vita illuminanti. Gallerie di corpi, di donne, di uomini. Di Santi. A tratti, in questo laboratorio, posto in Via Carlo Ignazio Giulio, 27, pare di essere in un’ala della Consolata.  “Gallerie” di volti simili ad ex voti, come il quadro raffigurante un terremoto e le sensazioni che esso provoca. E ancora tanti testi. Con “Testa”. Il suo superiore.  “Presidente. Dell’Enel”, ricorda con emozione Antonio. “Mi piacerebbe lo sapesse, che ho il suo dipinto, qui, in laboratorio”.  Intanto, il dito indica i dipinti e legge tra gli spartiti le note dei suoi testi.

Brani, scritti, divenuti canzoni. Alla Mamma, a Maria, (forse aveva già in mente qualcosa del Santo) ai fidanzati che cercano ma non trovano…insomma, “sfigati”. Girando e rigirando in questo microcosmo, scopro, tra i tanti quadri, che due in particolare sono dedicati a due santi, di queste parti: San Giovanni Bosco, che di qui a pochi giorni, una città intera, e non solo, festeggerà, e l’altro santo,  San Domenico Savio.  A Maria Ausiliatrice.

Quando e dove hai incontrato  don Bosco? “Già in Calabria, da ragazzo, sentivo parlare di don Bosco. Se ne parlava molto, giù da noi”. Poi, qui, a due passi dal laboratorio, all’ombra della Basilica,  la domenica è di precetto, andare a messa. “Tutte le domeniche mattine vado a messa”, a Maria Ausiliatrice,  racconta.  Da qui, vicino il Rondo’, la Basilica è a due passi. Col dito, li indica, i quadri. Tutti suoi.  Poi, indica le mani, da buon calabrese quale è che non dimentica mai le radici. La sua terra.  Mani che cuciono, rammendano, riparano.  Le mani suonano e cuciono. Pare di sentire il rumore della macchina da cucire, gli aghi, i manichini, pezzi di stoffe.  I “ginsi”. Mani che suonano. Da li, gli occhi muovono lentamente su altri quadri: a tratti sembrano ex-voti, di quelli che si possono ammirare alla Consolata, per qualche grazia ricevuta.  Un invito, al nostro quotidiano locale, di fare un giro, e provare a raccontarcelo, sulle pagine del giornale, come da un po’ si sta orientando. Tra storie di vita. Il mio intento,  senza presunzione,   è di fare una “pubblicità”.  Della sua storia. Un giro, lo merita. Davvero. Forse non ci saranno fotografie che lo ritraggono il giorno del suo arrivo, in bianco e nero, come pubblica da un po’ La Stampa, ma, merita davvero un riflettore, il signor Antonio.  E anche gli occhi, meritano di vedere tanta bellezza su tela. Portare alla luce insomma,  una storia, importante. La storia di Antonio Corapi è una storia che cuce e dona vita ad altre vite. La vera regina, in questa cornice di quadri è una macchina da cucire.  Quadri e macchina da cucire. Storie d’amore e di vita. Pare esprimano un solo comandamento.  “Uomini amatevi reciprocamente“. E così è stata concepita la vita di Antonio. Una vita intensa. E così, con quell’imperativo ha cercato di allevare ed educare i suoi tre figli: Vincenzo, Elisabetta, Maria Carmen.

Nella foto, il signor Antonio nel suo locale, dove dipinge, suona, scrive….

Antonio Corapi. Via Carlo Ignazio Giulio, 27. Torino.

Con la speranza che anche  negli Usa, che ti tanto in tanto leggono il blog, si accorgano di questi bei quadretti del sig. Antonio.