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22 ottobre 2016

Fa freddo. Il convegno su adozioni,  affido,  bes,  dsa  ecc. volge al termine. Una lunga giornata trascorsa seduto su una delle tante poltrone di questa aula magna (di un grande Istituto di Scuola  Superiore),  cartellina in una mano,  come tutti,  e biro stretra in pugno,  teso ad ascoltare  specialisti e non,  che restituiscono esperienze personali,  socializzate dal palco, su adozioni,  affido e crescita famigliare-scolastica-sociale negli anni nei vari ambienti scolastici con altri esperti a “snocciolare” dati e  disposizioni normative e linee guida. Sotto la Mole e  a  due passi da questa,   appena fuori da qui, una  “fabbrica scuola” a volerla guardare nella sua non indifferente “mole”; un po’ di ore che scorrono via,  veloci,  inframnezzate da una piccola pausa,  cercando sprazzi di luce,  per far pace con le emozioni; nel pomeriggio, nella sala attigua il barista pulisce la macchine del caffè  facendo fuoriuscire grandi getti di vapore:”sffffff”   intento alla pulizia del macchinario che sbuffa e cosi lui,   mentre ripone nello scaffale le ultime tazzine di una giornata lunga,  come i molti caffè  “lunghi” che da dietro il banco ha servito per ore. Chissa’ quante storie avra’ sentito raccontare e se a qualcuna in particolare ci avra’ prestato l’orecchio. Perche’ si sa,  “per certe cose,  ci vuole orecchio,  anzi parecchio” (Jannacci). Entro, qualche attrezzo di pulizia ‘stazione’ nel limbo,  segnalanudo all’attenzione,  quella esterna nel movimento e quella cognitiva (“ehi,  guardate che qui si chiude).  Ci sarebbe posto per un ultimo caffe? “Si”.  Così mi  accingo alla cassa,  ne ordino uno;  lo scambio è  immediato: euro contro scontrino e la risultante  di questa “transazione” e’ il mio caffè.  Giro il capo verso sinistra e oltre le scope un corridoio a croce. Una giornalista su di una panchina del corridoio appena fuori dall’aula magna sembra stia “confessando” una delle “attrici” del convegno. Sorseggio e termino ripensando alle cose da fare.  Recupero l’uscita velocemente. Respiro,  cambio un po’ d’aria. Dall’altra parte del corso,  sul viale,  il tram doppio,  arancione ha appena richiuso le porte centrli”bam”nonostante le guarnizioni in gomma,  “sfiuuuu” e la ripresa lenta grazue al pantografo lo muove verso Porta Palazzo. Le signorine appena scese sono carine e incappottate e si dirigono a puedi verso il centro con l’aria di chi la sa “universitaria”. Hanno chiome a coda di cavallo, occhiali da studentesse e ridono e muovono il capo come se stessero ripetendo frasi di alcune canzoni. E mentre parlano o cantano sorridono smuovendo la coda. Le chiome degli alberi invece sono di altra bellezza nell’esporre  le loro prime modifiche “cromatiche”. L’autunno ormai ha lasciato le porte ed è  entrato a tutti gli effetti dentro di noi. C’era una volta,  qualche mese fa e anno fa  (nel senso di scritta da Cesare Pavese) “La bella estate” ormai terminata. Domani è  domenica 23 ottobre. Una giornata ricca di storia: non perdiamola. A Porta Palazzo d’ “ora” della festa,  di “sguardi diversi” poetici e belli.

Nel frattempo recupero Feltrinelli per gli ultimi scampoli di questo “Sabato pomeriggio”,  a cavallo tra la poesia,  la musica e il religioso.

11 luglio

Orvieto 9 7 2016 foto Borrelli RomanoFrugo  nella tasca dei pantaloncini,  prima a sinistra,  poi a destra,  alla ricerca delle chiavi del portoncino di casa.  L’unico tintinnio però  è  di qualche spicciolo rimasto da chissa’ quale viaggio.  Resto,  di chissa’ quale mostra o galleria. Perche’il viaggio e’ trasversale,  a cavallo tra storia,  geografia,  storia dell’arte, architettura,  religione,  usi,  costumi. La vita si sa e’ un viaggio e ciascun viaggio e’ una metafora di vita. Ma quel che mi servirebbe ora manca.  “Dovro’ aspettare che qualcuno entri”,  penso. ..   Come si vede,  siamo sempre in attesa di qualcun*.  Allargo l’orizzonte e scruto una panchina,   dalla parte opposta della strada che si offre alla mia vista e stanchezza. Mi strizza l’occhio e mi invita.  Ripiego verso di lei,  mi siedo e aspetto che qualcuno dall’altra parte della strada inserisca le chiavi nella toppa e  apra quel benedetto portoncino.  Aspetto,  come il cane aspetta il rumore del carretto,  o,  orecchie attente,  un ipotetico intruso. Aspetto,  come il bimbo il suo riposo notturno. Il tempo passa,  i bus caricano passeggeri madidi di sudore.  La voce metallica del bus si sprigiona e investe l’aria circostante  ad ogni apertura di porte mentre da esso si   scarica fuori aria fresca condizionata che si disperde in tempo zero;  intanto  il bus incorpora e sale a bordo   calore,  “sprovvisto” di biglietto. L’autista ha un fazzoletto al collo e il braccio fuori dal finestrino. “Direzione,  numero e prossima fermata”,  nel mentre si aprono le porte sento la stessa filastrocca una infinita’ di volte: numero, linea,   direzione,  prossima fermata. Tutto cio’ mi ricorda che sono “atterrato”in citta’ ancora una volta,  ritornato  dai miei “pellegrinaggi”.  Citta’ che in quel fazzoletto di terra tra corso Principe Oddone e corso Regina Margherita (a due passi da piazza Statuto) e’ avvolta da un nastro d’asfalto intorno ad una rotatoria perenne. Solo il tempo di disfare lo zaino,  cambi,  ricambi,  libri (viottoli cartacei e vere autostrade da sfogliare,  Costantino in primis) biglietti e “viaggero'” (un tempo avrei pensato tratte e paghero’). “Comunque andare”.  Ancora.  11 luglio.  L’Italia campione del mondo. Zoff,  Gentile,  Cabrini,  Scirea… Cabrini al 5 sbaglia il rigore: e la leva calcistica del ’68  risuonava ma solo in quel momento,  poi Rossi,  l’urlo di Tardelli e Pertini che esultava. Pertini Presidente della Repubblica . Pertini Partigiano. Pertini con la pipa,  gli occhiali e un mazzo di carte di ritorno dalla Spagna.  Controllo le cose da fare,  gli appunti presi,  e questi si che non li scordo,  nel blocchetto sempre a portata di taschino. “Davvero? Davvero?” faccio il verso alla ragazza della pubblicita’ che si vuole sempre connessa.  Si. Tra i tanti foglietti,   uno che L.  mi regalo’ con un appunto,  sul viaggio.  “Le nostre valigie battute erano ammucchiate di nuovo sul marciapiede,  avevamo una lunga strada davanti. Ma non importava,  perche’ la strada era lontana”(Jack Kerouac). Sorrido,  torno a Orvieto,  a riguardare le cose, con gli occhi,   le prospettive sono varie. Orvieto 9 7 2016.Borrelli Romano foto Un cartello e come viaggiare.  Essere come vuoi d’ una questione di scelte.  Oh,  finalmente entra qualcuno. Salgo. Ho lo zaino da preparare.  Il viaggio continua. Gli esami di maturita’ anche. Almeno fino al 13. Poi,  vacanze vacanze.

Europei di calcio 2016

20160610_095707 10 6 2016 porta palazzo to.borrelli romano fotoSotto la tettoia di Porta Palazzo si contano piu’  etti piu’ che kg. un po’ come le diete quando si cominciano e quando di kg la bilancia manco a parlarne. Un’alba cortissima ha dato origine ad una bellissima mattinata. Il 4 scarica i suoi passeggeri dalle mani vuote e carica quelli dalle mani piene: la spesa e’ stata fatta. Il jumbo tram e’ una porta girevole ad ogni fermata, da sud a nord e viceversa. Chissa’ quanto avranno da raccontare quegli ortaggi e quella frutta e chissa’ quanto ascolteranno quando saranno adagiate su di una tavola o depositate al fresco di un frigo. Ora non resta  che preparare, dopo la corsa al tram e su questo. I profumi di frutta e  verdura non si fanno mai mancare sotto la tettoia. Ortaggi sempre a buon mercato. Basta solo attraversare tra il coperto e lo scoperto, due scalini e una lingua di pietra che divide i banchi. L’orologio, fuori,  batte la sua ora da cento anni. Senza alcuna stanchezza. Un’occhiata qua e una la e vissero tutti felici e contenti.  Un saluto al Cottolengo et voila’ siamo davanti la tv in Francia. L’ultima volta furono 4 gol incassati e molto altro ancora. Fu la fine dell’ Europeo 2012. E dell’Italia calcistica. Ora pero’ e’ tempo di marsigliese. E’ cominciato l’europeo della Francia dice il tele-cronista. E io…scrivero’.

E cosi e’ stato. La serata era fresca, l’ideale per uscire di casa, fare 4 passi senza avere nesdun appuntamento o incontro programmato. Cosi, per sentire il rumore dei propri passi in una di quelle sere che fanno d’anticamera alll’estate. Le persone si lasciano le storie non terminano. Quasi mai. Pezzi di vetro risuona in una di quelle stanze lasciate aperte e  affacciate sulla piazza mercatale piu’ grande d’Europa. Una musica gradevole. Mi lascio cullare mentre ne capto il senso. Le persone si lasciano le storie non terminano mai. Talune piacevoli da ascoltare anche senza il sonoro.

Una mano

DSC03572_Una stretta di mano, dalle parti di Porta Palazzo e’ tutto. Un affare  concluso, un saluto, la ricerca nella borsa, la mano che afferra il sacco della spesa, prima del lavoro,  una bilancia, il resto da dare, i libri in mano e il blocco degli appunti stretti per l’ultimo ripasso, perche’ si sa, l’Universita’ e’ qui a due passi. Oltre il fiume Dora. Dopo Moiso, altra celebrita’ del gusto buono -buono torinese. Sarebbe cosi bello scrivere di un incontro, un uomo, una donna, la portiera dell’auto appena aperta da una mano e una gamba fuori, e gli occhi volti velocemente  verso l’alto, per vedere lo stato del tempo,  e un po’ verso lei, i suoi occhi, cosce coperte da un  vestitino a fiori, camicetta bianca e… Proprio li, dove c’erano le rotaie del tram, ci sono loro.  La luce che lentamente lascia spazio alla sera, e un tram che prende congedo dalla citta’ direzione “deposito”. Un appuntamento incombe, la scuola che chiama ancora anche quando termina e vorresti staccare un po’ la spina. E io che  decido cosi  di spostarmi oltre l’edicola, verso quel mezzo porticato di un palazzone anni ’50, il balon sulla destra, la prima, via Cottolengo, la seconda. Imbocco questa, la seconda. Un incontro, un’intervista, dopo “la giornata di uno scrutatore”, anni ’50,  la “giornata di un rappresentante di lista” anno 2016. Entro, il mondo di Calvino, il cortile, la Chiesa e le scuole. Una stretta di mano, cerchi concentici, il mondo, il profumo, il tempo, le distanze, le emozioni. Tutto in una mano. Mediata da una suora. Una meningite contratta da piccola   ha isolato per sempre una donna dai rumori, colori, voce, ma non dai contenuti, dalle emoziini e vita. Mi raccontera’ nel ncorso del nostro incontro 50 anni di vita sua e storia attraverso una mano. Una mano. La sua e quella della suora. Il mondo, suo, interno, ed esterno,  comunicato attraverso una mano.

Porta Palazzo:racchiude molte cose ed esiste in altre ore

Torino24 9 2015 Porta Palazzo.Foto Borrelli RomanoNel cuore di Porta Palazzo il cuore batte. Forte. E i cuori pulsano. Di vita. Sarebbe un peccato caratterizzare qualcosa o qualcuno e lasciare nel sonno della nemoria altri. Porta Palazzo e’ da sempre un tripudio di immagini: tutte belle. Visi concavi, mai convessi. Essere spugne e accoglienza. Tutti, ma proprio tutti rendono bello questo posto.  Tra l’altro, l’unico posto di Torino ad avere un tram circolare,  destra e sinistra con un unico capolinea (il 16, a piazza Sabotino, pero’). Vista da quassu’, (la piazza o il mercato), del “metro e 88 della memoria”,  (ma anche da lassu’ della Mole o dalla mongolfiera) non si puo’ certo dimenticare che in questa piazza la dolcezza e l’amore hanno trovato sempre la loro sorgente e il loro sbocco naturale. Non ho mai compreso fino al fondo delle loro cose se “Damarco” o “Da Marco”  fosse la denominazione giusta o un complemento per specificare da chi. Fatto sta che una moltitudine di anziani sceglieva proprio quel luogo o quella  persona per “impasticcarsi” dai loro risvegli pomeridiani. Un carosello di caramelle esposte in vetrina  non hanno mai fatto venir meno il loro dolce lavoro: valda, al miele, mou, alla menta e una infinita’ di altre pronte da riversare e “stazionare” nelle numerose tasche che solo i saggi sanno avere:profonde e senza fine. Sia chiaro: a loro ne basterebbe una soltanto ma e’ agli altri che pensano e penseranno. Sempre. E certo per non far torto ai ragazzi, alle loro emozioni e ai loro giovani amori, da queste parti esisteva anche la caserma dei vigili del fuoco, agenti sempre pronti a salire sui loro mezzi, ad accendere la sirena e raffreddare facili entusiasmi nel caso di ormoni difficili da gestire ospesso impazziti. Manicotti alla mano…il resto era solo tutto caos al caso di qualcuno…Ah…Porta Pila…Equazione da risolvere.

“Ora” a Porta Palazzo…

Torino Porta Palazzo. Foto Borrelli RomanoMi e’ sempre piaciuta Porta Palazzo, il piu’ grande mercato europeo all’aperto, a prescindere “dall’ora”  e dai tempi. Che siano cento o piu’ non importa. Sara’ per via della tettoia, di pascoliana memoria, sara’ per via di quel Maciste che un po’ per scena un po’ veramente per “sole 50 lire” tirava su un masso enorme, dilatando tempi e attese per la gioia di grandi e piccini. O forse per quello stand del formaggio, del venditore col cappello e con la matita dietro l’orecchio e di tutti quegli zero che sembravano tanti palloncini e che forse se da quelli restava qualcosa la mia mamma sulla strada del ritotno non mi faceva mai mancare una brioche o un pezzo di pizza. O molto piu’ probabilmente il piacere deriva da quel capolinea vicino “i contadini” e che faceva tanta periferia. Un po’ come oggi.

Passeggeri in…equilibrio

Il bus  oggi non e’affollato. Alle spalle dell’autista un uomo con i baffi e capelli, pochi, lisci, neri entrambi, sulla sessantina, braccia aperte per tenersi alle maniglie guarda la strada e fa finta di ascoltare il suo vicino, in piedi, che parla, un uomo sui 50, tenendosi in equilibrio, col corpo e le parole, ma dai suoi  discorsi, l’equilibrio, non traspare. Inizialmente pensavo fosse amico dell’uomo coi baffi e dell’autista. Nel giro di poco ho capito che parlava da solo. A vanvera. Immerso nei miei casi personali venivo continuamente “strattonato” e dalla guida maschia dell’autista  o  da personaggi, vari frutto di chissa’ quale fantasia, dell’uomo poco …”equilibrato”. Nell’ordine: una ex che lo stolkerizza e che “mi chiama tutte le mattine: vorrebbe tornare insieme a me ehhh…ma se non ha capito niente prima…che c….bip…vorrebbe tornare a fare”. E poi continua “sono  single ora e “sto bene cosi, anche senza lavorare: ora il nuovo lavoro mi permette di fare piu’ cose”(?lavora o no?). “E poi”, continua guardando l’autista, “la mia compagna ora ha 8 anni meno di me: vedessi che brava. Non ha pretese…”(ma non era single?). Potrei continuare il racconto del poco “equilibrato”…”la mia azienda mi ha concesso un congedo di un anno e mezzo…:(???). Sale uno e gli chiede:”scusa ma sei allergico  all’acqua? Lavoro in un’azienda di sapone…avessi saputo di incontrarti ne avrei portato un pezzo…”. Il tempo accorcia le fermate rimaste e la strada. Il narratore del bus si approssima a scendere ad “Arbarello”: l’autista e l’uomo coi baffi esultano. Pure io. Penso ad Amerigo Ormea, intellettuale comunista, scrutatore fi una giornata in quella cittadella, (che si chiama Cottolengo) da poco lasciata, coi suoi nuclei o padiglioni, coi suoi sotterranei e il profumo dei suoi 2.800 pasti al giorno e dei suoi 1300 volontari circa, il centro di ascolto e la casa di accoglienza, i tunnel sotterranei simili ai meandri della mente…per una ricerca, una tesina…La Torino degli anni ’60 e ’70…il fumo, la nebbia che si mangiava il fumo delle ciminiere o che poi era un agglutinato, il fumo dei tubi nei sotterranei e quello delle mense,  la vita che pulsa anche dove nessuno direbbe,  i volontari che “aggiustano” vite, Teresina da Senigallia  che narra la sua storia,  la strada fatta quella da fare e la scuola che si avvicina…

Uscita didattica. Tra le scuole di Valdocco

Valdocco To 29 1 2016.borrelli romano e 4 g GiulioAvevo intenzione di mostrare ai ragazz* di 4 G il telefono nero a disco di zia Mariuccia, la macchina da scrivere della nipote di zia Mariuccia (un tempo “la mia lei”) e il pannello delle cose “rottamate” in mostra alla fermata della metro torinese di Torino Porta Nuova256 1 2016 foto Borrelli Romano.Porta Nuova. Luogo di transito come tutte le stazioni e luogo dei “non luoghi” e  ancora rappresentazione quotidiana di un presepe capovolto. Una moltitudine di personaggi al lavoro, o diretti, disoccupati, studenti, operai…Personaggi in un continuo via vai. No, scherzo. Nulla di tutto cio’. E noi? Un passo indietro. La scuola si apre (ed e’ aperta a tutti, vedi costituzione) e noi, classe 4 G, usciamo. La classe? Sono tutti bell*, avvolti nei loro cappotti, giubbotti, sciarpe e si, anche in un velo islamico. Visi rosei e rossi, schiaffeggiati a tratti da colpi di vento mentre  altri “vendemmiati” da un sole di fine gennaio. Visi dolci e aggrazziati incorniciati dalla felicita’ che tutti noi abbiamo conosciuto e  conosciamo quando la gioia e serenita’ di cuore ci rapisce. Occhi neri, castani, azzurri, brillantati. Capelli neri, biondi al vento. Sono belli e leggeri come un soffio di vita. Ci lasciamo il cancello alle spalle e via,  e, “bomba o non bomba noi arriveremo a…”(vedi Venditti). E’ una uscita didattica,  non “fuga per la vittoria” ci tengo a puntualizzare. Non camminiamo, non corriamo ma danziamo semplicemente. Nella nostra “Schengen” scolastica di libera circolazione, tra un’ora e l’altra, non e’ mancata, con la classe,  una visita nella storia e nel presente -“futuro” delle scuole professionali (e non solo) salesiane. “La formazione al lavoro nell’esperienza di don Bosco e dei salesiani”.  Sembra il titolo di una tesi.  Difatti e’ la mia. Storia passata e presente con la 4 G. Il Cnos-Fap, il ginnasio, l’oratorio di don Bosco Valdocco, il primo della serie. Devo dire che camminare insieme ai ragazzi del mio Istituto sul campo di Valdocco in erba sintetica e mescolarsi per pochi istanti ad altri ragazz* delle scuole professionali e’ stato davvero emozionante. E poi i cortili, dove ci si mischia ancora, ci si contamina e ci si conosce. Occorre partire dai punti che ci uniscono e non quelli che ci differenziano. E a scuola si unisce, si cuce, si parte e riparte insieme. Le conoscenze, le abilita’ e le competenze. “Cosa sai fare?” “Nulla, rispose il ragazzo in  cortile nella Torino ottocentesca proprio su questo suolo. Bhe’  tranne che…fischiare”.  Giovanni, il prete dei giovani, rispose semplicemente:” ok. Arruolato”. Una….”competenza” di quei tempi. Ottocenteschi. A parte gli scherzi, esperienza positiva, la visita odierna. Da ripetere. Nulla da dire. Una foto nel cortile di Valdocco, tutti insieme. L’odore delle officine nei ricordi che hanno forgisto tantissima gente, l’olio, il grasso, il sudore, gli anni’70, molto della Torino che e’ stata ed e’ in queste dale ora di ricreazione. Una panchinaTorino 29 1 2016 foto Borrelli Romano per sederci (nei pressi) un salto “dolce” alla Sida, due mele (gentilmente offerte da Veronica)29 1 2016 foto Borrelli Romano.Torino e.. il rientro. A casa. Emmm…a scuola. E il coro della classe quando questa la possiede:”Prof.prof. quando ci riporta?” La visita e’ piaciuta. Torni a scuola/casa soddisfatto con loro. Ps. E pensare che solo alcuni mesi fa, questi modelli di scuola li studiavo alla luce delle innovazioni e modifiche legislative…Oggi invece…provo a narrarli.

All’uscita dal cine.”Visioni”…differenti

Foto Borrelli Romano.Torino pzza StatutoAlle ore 13 la fermata del bus e’ affollata da ragazzi e ragazze appena usciti dalla sala cinematografica, un’ora insolita, a dire il vero, per la visione di un film. Senza pensilina, tutti ammassati quasi uno sull’altro. In questo fazzoletto di terra separato da due binari di tram, l’unica certezza sono le pizze appena sfornate dalle numerose pizzerie al taglio,  comprate al volo dai numerosi studenti universitari appena usciti dalle aule.  Chiazze di olio e sughi vari lasciatei su mazzi di fotocopie sotto braccio. Ah, quanti e buoni profumi! E a noi invece solo i profumi con gli sguardi “verso” il corso per “volgere” verso Palazzo Campana e casa Gramsci. Strani incroci anni ’70 e studenti 2016. La folla impedisce la visuale. “Mattia vedi tu se arriva che sei il piu’alto”. Ma il suo ciondolare avanti e indietro in pochissimi centimetri quadrati fa capire che non ha assolutamente voglia di allungare il collo per dire se il 18 arriva o meno. Siamo avvolti in una nuvola di fumo e vedere l’arrivo del 18 e’ cosi impresa ancora piu’ difficile. Una ragazza sui 25 o 30…o “29” racchiusa nel suo cappottino grigio doppiopetto bottoni neri, capelli neri e viso rosa, un naso ben fatto con occhi scuri mi sorride e mi viene incontro nella rispista che avrebbe dovuto dare Mattia: “sta arrivando il bus”. Si ferma e tutto resta per alcuni secondi immobile, forse per salire o forse per valutare se salire su questo o sul prosdimo. Saliamo e siamo una tempesta che si perde. Piccoli ‘atomi’ alla ricerca di un posto qualsiasi. Saliamo dalle porte centrali e convergiamo verso il “girello centrale”. I ragazzi sono ormai dispersi come previsto per il “dopo cinema”: sciolte le righe ognuno per se e Dio con tutti. Noi, io e la brunetta, sciogliamo una qualche intesa e cominciamo a parlare, del film, delle solite cose: ti e’piaciuto, si, no, i soggetti, l’ambiente, ma mai nello specifico di quello. E’ straniera ma parla bene l’italiano. Parliamo, parliamo, parliamo…la fermata si avvicina…condividiamo molti giudizi su quanto visto. Su una cosa non ero d’accordo. A me faceva piangere, a lei no. Poi un’altra: a lei piacevano le musiche a me no. Ancora: per me era d’attualita’ per lei storico. Carina era carina ma piu’ passavano le fermate e piu’ mi non ci capivo poi molto, a dire il vero.  Prendo coraggio e chiedo:”scusa ma tu non eri al M?”, le chiedo. “Si, mi risponde. Al primo”. In quel preciso istante ho capito che eravamo si nel medesimo cinema ma in sale diverse”. “Visioni” differenti. Gia’ ma “Visioni” non e’….solo da cine ma ancge da “libro”. Intanto Mattia mi strattona: “Professore siamo arrivati, siamo arrivati”. E io, angoli della bocca all’ingiu’ nell’atto di una smorfia da pianto seguo Mattia  il quale  all’inizio di questa stupida storia non vedeva l’arrivo del bus lasciando cosi spazio a quella brunetta carina mentre ora vede e benissimo la fermata d’arrivo, chiudendo irreparabilmente le porte tra me e la brunetta. Quel che non riusciva a vedere all’inizio lo vede chiaramente ora. Al termine. Signore e signori, the end. Il film e’ terminato. “Visioni”. Da libro. Dopo il cine.

Porte aperte…GTT

Approfittando della “Porta aperta” (“Santa e misericordiosa”) anche oggi abbiamo ricondotto i frutti del lavoro di scuola “app-ponendoli” sotto-sopra , sopra-sotto l’albero. Anche la Gtt ha deciso di aprire la “sua porta”, ieri e oggi. Un varco aperto per i torinesi e liberta’ di movimento.Torino in fondo non sta mai ferma e cosi i suoi cittadini. Ancora una volta, movimento nell’atrio di Torino Porta Nuova. Son felice come non lo ero da anni. Profumo di cappuccino e odore forte di caffe’ provenienti dai bar vicini che ci stordiscono. Una musica dolce, dal pianoforte, ci avvolge e ci rende piu’ lieti. Una scala mobile inghiotte e una restituisce e chi viene inghiottito porta una mano alla bocca e soffia via un bacio. Chi lo coglie ha un occhio triste e uno allegro e il cuore a mille. Una “fauna” sterminata e variopinta fotografa ogni centimetro di atrio appena rimesso a nuovo. E poi, noi. Qui. Sotto l’albero, con i nostri desideri e lavori e valori. Lavori come ieri, un po’ diversi, questi. All’uomo interessa l’uomo, scriveva Montanelli, e noi, dietro un disegno, lasciato sull’albero e fotografato, proviamo a capire cosa si cela, dietro un uomo. E’  il nostro concetto di “dono” per come lo abbiamo pensato e disegnato a scuola. E ancora offerto. Il nostro modo, di intenderlo. Magari non finira’ su La Stampa  ma non importa. Anche questa e’ una bella vetrina. Anzi no: e’ una bellissima vetrina perche’ i protagonisti sono loro: gli studenti. Alzando lo sguardo verso qualche ramo piu’ in alto noto qualcosa di diverso, di ampio respiro. Sull’albero infatti  ci sono anche due biglietti della metro di Roma. Chissa’, magari se qualcuno del “palazzo” dovesse accorgersi che e’ ststa portata gloria torinese in giro….nella capitale…chissa’ che sotto l’albero le due ragazze non trovino un biglietto. Di treno. Quel biglietto mi ha ricordato altri biglietti, altri occhi, altri viaggi. Si, in fondo un biglietto non dovrebbe proprio rimanere..attaccato ad un cancello.11 10  2015 Torino.Foto Borrelli RomanoTorino pta Nuova 11 12 2015.foto Romano BorrelliTorino pta Nuova 11 12 2015 foto Borrelli RomanoFoto ,Borrelli RomanoTorino 11 12 2015 foto Borrelli RomanoP.ta Nuova, To.11 12 2015 foto Borrelli RomanoTorino Foto; Borrelli RomanoFoto Romano Borrelli 4 g.torino p.ta nuova