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A proposito di caffè (e tazzina)

Costo ďi un caffè. All’anno. “Ma mi faccia il piacere”, diceva Totò. Caffè nel thermos. Mi è sempre piaciuto. Conserva sempre un pochino di “casa”, quando questa è lontana da noi, messa tra parentesi,  e versarne un goccio, nel tappo-bicchiere, dopo aver separato il tappo sughero, sprigiona le nostre sicurezze, certezze, agi. Poi, diciamocelo, sembriamo , nell’atto di versare, “La lattaia”,  del famoso olio su tela, di Jan Veermer. Il caffe, nel thermos,  si conserva, caldo, trattiene l’aroma. Mi piaceva sorseggiarlo in treno, quando nello scompartimento si era in 6 o in 8 in un viaggio infinito, Treno “espresso” Torino-Lecce. Buono, sia nei viaggi estivi che invernali. Il viaggio dell’andata, indifferentemente  versione caldo, freddo, era sempre piu dolce, piu “nenia”,  cullato e quando le prime luci dell’alba spegnevano quelle dello scompartimento e accendevano quelle dell’umanità, il sole penetrava nello scompartimento e “allagava” tutto e si appiattiva su di noi che ci stiravamo, con poco sonno alle spalle e schiene a forma di sedili, e con quello “schiaffo” pensavi fossero già le 8 ma in realtà erano le 6, ma eri ad est e non al nord ovest. Ad est, ad est si va. Meglio: Sud, est.  “Il Barletta”, (chiamato cosi perché  originario della cittadina pugliese a pochi km da Bari), chitarrista dell’oratorio Valdocco, incontrato casualmente nello stesso scompartimento del treno che ci avrebbe riportati giu per le vacanze, svegliò  sua sorella, che viaggiava con lui (ma come facesse a dormire, difficile dirlo) dicendole: “sveglia, guarda, guarda, questa alba che  la vedi solo in cartolina. Questo farà  passare tutti gli stress.  Stress era una parola usata spesso in quel periodo, per indicare ogni tipo di stanchezza. E lei e noi invitati da lui a spirgerci oltre il corridoio guardammo fuori e capimmo che era proprio cosi. Sole, terrazze, cani sulle terrazze, anziani in bicicletta. A quell’ora! Quello del ritorno invece era un caffè più forte ma amaro, molto. Mi piaceva anche quello sorseggiato in autostrada, non in autogrill, perché le ristrettezze cominciavano già dalla partenza, bisognava pensare ai 4 pieni di benzina, il casello autostradale, le spese che sarebbero arrivate,ma, era troppo bello andare al mare con le lire, e guardare Vialli e Mancini che sorridevano con le loro sagome di cartone alle pompe della benzina, ma intanto il Mondiale delle notti magiche era terminato e i mondiali li avevamo persi. Ci restavano occhi spiritati e medaglie da terzo posto e stadio Delle Alpi e San Nicola di Bari. Era buono quel caffè, con le auto che andavano verso il mare e qualche zanzara che, finestrini aperti, la faceva franca e, zac! Come erano lontani i condizionatori. Era buono quel caffè oramai, tiepido, divenuto tale dopo ore di viaggio, centellinato nei vari passaggi,  ingoiato quando pensavi di essere giunto a destinazione, ma papà alla guida della vettura, alle 5 del mattino, a 100 km dall’arrivo, si attendeva, annunciando,  “ho sonno, mi fermo”. Era difficile comprendere, per me,che il viaggio, iniziato dopo il loro primo turno in fabbrica, alle 14, sommava la stanchezza cumulata a montare auto in catena di montaggio, a questa del guidare alla chiusura delle fabbriche….per me, che avevo la freschezza degli anni  e la massima stanchezza era lo studio di “ragio”, e mi mancava lo sfruttamento del padrone. Vedevo alberggiare, il mare, la Grecia e l’Albania dall’altra parte del mare, ma noi dovevamo andare dalla parte opposta, lo Jonio. E mi restava un fondo di caffè e la voglia di andare al mare. Ieri e oggi. Buono il caffe del thermos che poi sorseggiai in seguito quando presi il posto, dei miei, in fabbrica e poi quando mi sono “imborghesito” quello della scuola….”caffe….caffè…amico, “quattro e quattro 8….”  per dire che i lavori si fanno. Ora col carrellino, il caffè, in treno è acqua, …ma si è imborghesito anche l’atto o il ritodel caffè…..Poi ho iniziato a pensionare il thermos….e 2, 3, 5 tazzine di caffè e caffè sospesi….E poi con ghiaccio, macchiato, ristretto, lungo, amaro, dolce, espressino…Figuriamoci se risparmio il costo di una tazzina di caffè. All’anno, poi….

Riapertura

20200518_082934Questa mattina, qualcosa di nuovo, nell’aria, e non era solo qualche macchina in piu a movimentare il traffico cittadino. E non solo quell’aria che esce dalle marmitte e che ci eravamo tanto dimenticati. Piu leggeri, però.  Profumo di caffe, e rumore di cucchiaini, tanto dimenticati. Leggerezza. E forse per  un certificato in meno, in tasca, di quelli che avevamo con noi, stretti, nelle mani, per evitare che qualcuno ci gridare dietro perché andavamo a fare la spesa. Più leggeri, forse, complice anche l’aria, il tempo che anticipa e chiama giugno, anche se, l’acconciatura è  lunga, richiama periodi invernali e anni ’70, e a tratti, come il fratello di casa d’Este uscito di prigione anni dopo, con i vestiti e la capigliatura, o capigliatura di quando entrò  nel castello, in prigione. Aria nuova, di riapertura, e grande festa, per le celebrazioni eucaristiche col popolo. Nella Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, due adesivi sono posti ai lati estremi delle panche. Finalmente. Fedeli ben disposti,dopo aver ascoltato le corrette procedure, oggi è  il giorno dell’applicazione, sotto lo sguardo vigile della Madonnina, che chissà se il 24 di maggio uscirà  in Processione per le strade di Torino. Negozi con saracinesche giu e molte su, e qualche studente per le strade che fa festa con amici per il tablet o device giunto a deztinazione. Finalmente le lezioni. Interessante il punto di vista e racconto su La Stampa di oggi.

Mi mancano poche pagine per terminare “La peste” di Camus ma chissà  per quale motivo non ne ho voglia di conoscete il finale. Avevo voglia di aria fresca…

Un caffe’, un libro

1 9 2015, Torino, foto Borrelli Romano.Sul corso che sta per nascere, (qui, a Torino) con rispettivi controviali, pare di sentire l’ululato degli autosnodati GTT carichi di studenti, impiegati, operai e anziani, pronti ognuno e ciascuno verso le proprie e “tutte direzioni”(Non e’ forse l’eco di un libro?). Sullo stesso nastro d’asfalto, lucido, pedoni assorti nei loro pensieri, carichi di tutto un po’. Sono altre estati e inverni ancora da venire. Il simbolo di Torino, il Toret, invece, sempre presente. Zampilla fresco e fresca, l’acqua.  Ma per quelli  sara’ il domani. Oggi dalla parte opposta alla rotatoria sbuca un pallone tra ragazzi in attesa.Voci che si parlano addossoe gridano, e si sovrappongono, una sopra l’altra. E’ il tifo che impazza. Un calcio spinto con piu’ forza e il pallone in un attimo e’ terminato  la’ dove sara’ corso e la’ dove sbuffavano treni. Un ragazzo, seduto sulla sella di una motoretta, braccia distese sul manubrio, osserva con un fare divertito la partita che si e’ appena consumata tra Marocco e Nigeria all’ombra del bar. All’interno dell’area “lavori in corso, tre scavatrici. Due, con i loro “cucchiai”affondano nella terra come fosse una minestrina. Torino, sett 2015.foto Romano BorrelliL’altra, con i suoi denti, e’ pronta a mordere e azzannare il terreno. Un palo sorregge tre lampioni, oggi. Tutto questo nello”scheletro” stradale.Domani pulsera’ sangue nelle arterie cittadine di questo spicchio torinese. Domani, chissa’ i ruffiani.  Piu’ su della rotatoria, oggi a dire il vero piu’ polverosa del solito, staziona da diversi anni la pasticceria: da questa, il  profumo di caffe’ si spande nell’aria, pronto a farsi strada tra le narici. Ho un libro tra le mani. Desiderio di caffe’. Caffe’e libri, accoppiata vincente: profumano entambi ed entrambi stimolano e ispirano. Entrambi rimandano, ed evocano altri mondi e contrubuiscono ad immaginare e inanellare storie. Stimolano e attivano e proiettano curiosita’ tra le righe. Chissa’ Salgari da questa rotatoria quali mondi avrebbe imnaginato. Oltrepasso la rotatoria. Una voce amica mi chiama.”Allora, hai iniziato?” Mi domanda.”Si”. Rispondo. E continuando: “Mi sono gia’affacciato, rispondo”. E cosi, ridiamo. Ci salutiamo, come ci si puo’ salutare al passaggio di una rotatoria e ripenso al regalo che mi fece qualche anno prima, Don Chisciotte di Cervantes.Cosa mi era rimasto di quel libro, delle pagine, di qualche anno sui banchi di scuola? Una certa forma di resilienza e il valore degli ideali, l’aspirazione al sogno come possibile futura realta’. E certi sogni si sa, si realizzano. “Domani mi riaffaccio”, penso, sorrido e finalmente rido. Ho coltivato il mio giardino e forse da quel “riaffaccio”, potro’ migliorare il mondo (come disse Voltaire). Intanto, “titolo in mano” (di studio), passo all’incasso. E sorrido di gioia. Incontenibile.

Oltre me…Il Salento!Tanto di…cappello!

Foto, Borrelli Romano.23 8 2015.“Grazie per l’ospitalita’, grazie per l’affetto, grazie per il calore e grazie per questa bellissima realta’”.  Cosi Liga a Melpignano, cosi io, qui. Così ho voglia di dire salutando questo sole, sabbia e mare. Oltre me? Il Salento!Ho bisogno di qualcosa di forte e a quest’ora non puo’ che essere un caffe’, Quarta.25 8 2015,foto Romano Borrelli Il mio concorso, che non è fotografico, l’ho già vinto. Questa terra, questo mare, questo sole, …il caffe’ mi appartengono. Da sempre. Quello che ho davanti e’ un Belvedere.24 8 2015 Belvedere, Le. foto Borrelli RomanoFoto Borrelli Romano, 25 8 2015, Belvedere, Le.Zona Belvedere, Le, foto Borrelli Romano.25 8 2015Ora, dalla schiuma del mare allo spumone gelato25 8 2015 foto Romano Borrelli: dolcezza alla dolcezza, non puo’ che essere così. Per i titoli di coda, facciamo domani? Ora ho bisogno di raccogliere tutta l’attenzione che posso e lanciare una nuova sfida, da qui, dal Salento: lu sule, lu Mari lu ientu!

Al mare…primo…mattino

20150801foto borrelli romanoAl  mare, di primo mattino, con il vento che ti accarezza e le onde che ti massaggiano i piedi, e il cuore,  provi quelle sensazioni che non ti saranno ancora sufficienti, e allora cominci a bagnare anche le ginocchia, e ,  anche questo non basta ancora e allora ti lasci andare e avvolgi e ti lasci avvolgere in un abbraccio e ti allacci, e….lo fai. Si, il bagno. 20150801 foto romano borrelliPoi esci ad asciugarti al sole, da un inverno che sembrava non terminare mai. Che bella sensazione: il sole addosso. L’estate che non termina mai. Lasciarsi asciugare i capelli dal vento. Le Torri a due passi, anzi, a cento onde da me. Chiudi gli occhi e pensi: “Sai, e’ che mi sto annoiando, qui, senza  libri da studiare, preparare gli esami, appunti da leggere, tesi da scrivere…..ho “rigato” (b) e poi, o ma poi, tu non ci sei, MAI!  ”

Poi cambio gli occhiali e continuo a pensare: ” Amore, ho terminato esami e tutto il resto….mi annoio qui e…..puo’ succedere sai? No?”

Poi, come sempre, il caffe’ Quarta, il pasticciotto, e poi lo zaino con i miei giochi…libri, libri, libri. Quelli che desidero io. :”E amore, puo’ succedere, sai?”.20150801foto romano borrelli

Da Torino…Genova

Torino 19 luglio 2015. foto Borrelli Romano. Dai CappucciniMi piace. Molto. Salire e risalire o scarpinare fin qui sopra. I Cappuccini. Meglio di un caffè, troppo caro, rispetto ad altri luoghi o città. Così dicono. Battutaccia a parte, da quassù Torino è ben visibile e riconoscibile in ogni suo luogo, piazza, monumento, nonostante i lavori “Torino non sta mai ferma“,  nonostante il calore, il risveglio di certi colori e ricordi e nonostante certa musica resti ancora nell’aria, nonostante il tempo:  ne vale davvero la pena impregnarsi di sudore e avere Torino tra le proprie mani. Il Valentino, i Murazzi, la Mole, fino in cima alla sua stella appena sotto la stella, dentro la sua pancia, dal 2000 come in un museo, l’ascensore, il terrazzo panoramico e la stella sopra, il museo del cinema,  le sue poltrone rosse, la Gran Madre, il tram storico, con l’idea che il tempo sia sospeso, come una storia d’amore, sospesa, e ancora Superga, il terzo Botellon  nella nostra città, l’ultimo appena concluso per festeggiare il termine della sessione estiva, degli appelli universitari, l’avvio verso il mare, le vacanze, la libertà: tutti e tutto avvolti in questo luglio afoso.

Da quassù si rilegge volentieri la storia, anche la propria, con Palazzo Nuovo sullo sfondo, il quarto piano, le aule di storia, le discussioni e le tesi. E si ricorda Genova per noi. Genova 2001. Genova e il G8.  Genova e i no-global. Un altro mondo era possibile.  Un altro mondo è possibile. Correva il 19 luglio 2001 quando il tutto aveva inizio. Si poteva scrivere …Poi…il termine. Degli studi, il prof. Carpinelli, una tesi, la sua discussione. Genova. Per noi. Per sempre. Poi, col tempo, un blog…Torino dai Cappuccini, 19 luglio 2015. Foto, Borrelli Romano

Una storia di matite

Torino 14 dicembre 2014, via Garibaldi, foto, Romano BorrelliTorino, 14 dicembre 2014, via Garibaldi.

Tre Babbo Natale, in giro per Torino. In centro (Nel resto della città, moltissimi di più: un paese intero. Vero, vero. Per un’azione benefica). Due donne, un uomo, palloncini stretti tra le mani e di li a poco, pronti a prendere il via, nella via, e nel cielo torinese. Una cornice………con cosa la si poteva riempire? Una foto, ovvio. Invece, no. Almeno, questo valeva per me, questa mattina. Ma quella cornice l’avrei voluta, per riempirla a mio piacere, di scrittura, pensieri, in corsivo, naturalmente. E bella calligrafia. O forse, a dire il vero, l’ho già riempita.  Volevo un foglio e una matita. Sul tavolino di un caffè, “riallacciavo” il filo di un discorso, meglio, di qualche riga, raccattando qua e là alcuni cocci di qualcosa. Ma sono pagine di libro. Lettere di qualche lettera inserita tra altre lettere…pagine come lacci, allacciate, poi slacciate e poi riallacciate ancora. Il punto era che questa mattina non avevo con me una matita, né per un appunto, né per una schedatura, de libro, né per una “inquadratura” di un passo della lettura (o della lettera) su cui “soffermarmi” e “scattare” l’attenzione.   Quest’ultima, pero’, “scatta” ugualmente. Una giovane donna, nel tavolino del caffè accanto al mio, ne possiede una, di  matita. Non ne distinguo, pero’, il tipo. Mi faccio coraggio, sapendo che potrei innescare una richiesta imbarazzante. (Quale matita?). La chiedo in prestito, un attimo soltanto. E’stata gentile, “eccola. Fila”. Mi allunga il lapis nella mano e mi allaga un sorriso. Gioca con abilita’, con le parole, i termini e lo sguardo. Nasconde, si mette in ombra, gioca e ride. Con una marca, il trucco, verra’ dopo. Strada facendo. Una donna con la matita e’ la sintesi della natura, l’arte della bellezza o la bellezza dell’arte, il motivo per approfondirla evitandone  la superficialita’, penso. Una donna con la matita, per ora, senza trucco senza inganno. Si alza e gentilmente mi dice che posso tenerla. “Fila” via, d’un tratto, veloce, come il treno che la riportera’ lontana da qui, verso il mare, presumo. Nei suoi occhi, c’era il mare.  Un attimo soltanto e sparisce. Nei miei occhi nebbia, smarrimento e spiaggia, il mare si e’ appena ritirato.  Pochi istanti lunghi come un paio di anni dilatati dal suo sorriso. Nella sua matita, in quella, c’era un mondo, a me sconosciuto, conosciuto solo a tratti. Pochi istanti, diluiti e dilatati in un tratto comune. Inizio a disegnare  e scrivere, con un po’ di fantasia e un pizzico di…inganno…questione di…poesia.  Nei suoi occhi, ve ne era parecchia, immersa fino in fondo nel suo mare da amare, dolce come il miele. Questioni di…cuoere… Ma anche di…matita…..quella per il trucco.

Il libro in corso di lettura è davvero interessante. La sua storia, anche.

ps. Le poesie, amo raccoglierle, leggerle, cercare di capirle e…interpretarle e “rilanciarle”…Con le matite…si riempiono di contenuti grandi storie. La poesia e’un viaggio, oltre il tempo, oltre lo spazio. Una poesia o un gruppo di poesie hanno le loro colpe, provocano ferite e lacerazioni e hanno la capacita’ e la forza di “suturare”. Una poesia allontana e avvicina altri, separa, riavvicina…Ma una poesia con la matita e’ personale, per sempre…la forza della poesia.

Un caffè reale. Buonanotte Torino, Buongiorno Torino

Torino, Galleria Sabauda, foto, Romano BorrelliTorino,10 dic 2014, foto, Romano BorrelliTorino, 10 dic 2014, foto Romano BorrelliTorino fermata metro. 8 dicembre 2014. Foto, Romano BorrelliTra “buonanotte Torino” e “buongiorno Torino” , ci sta un giorno intero. Una rotazione, un giro di una “palla” su sé stessa. Se palla è sconveniente, meglio allora, una storia. L’aria è fredda e il profumo è di neve. Cappelli di ogni tipo calati sulle orecchie e tipi diversi con cappelli dalle svariate forme ondeggiano con le loro ombre tra una via e l’altra del nostro centro cittadino. Ogni cappello ha la sua storia.  I bus Gtt, in testa, hanno invece “la tendina” aperta con un acronimo, FS, color arancione. Penso siano diretti verso una qualche ferrovia dello stato, così come erano “targati” un tempo i treni, al centro del vagone, bianco su sfondo grigio e lo sfondo e il contorno e il contenuto era un intero presepe che faceva ritorno nella terra d’origine: artigiani, agricoltori, contadini prestati alla catena di montaggio pronti a far ritorno nella propria terra, dove solo pochi mesi prima avevano salutato il mare, dal colore verde azzurro e altri colori che in diverse ore del giorno sembravano (e sembrano, esplodevano) esplodere sotto il sole del Sud. Fs. Mi he messo allegria, almeno per un momento, perché con la fantasia è un andare, viaggiare, in posti lontani, magari sconosciuti. O semplicemente, ritornare. Ero in treno, o in Salento in Bus. Invece, povero me, era  un semplice, banale, fuori servizio. Era un semplicissimo ritorno, dalla luna, al pianeta terra.  Bus che vanno in garage, dopo aver ciondolato ore intere da un capo all’altro della città e aver fatto ciondolare al loro interno carichi di umanità, quando i palazzi cittadini hanno ormai deciso di chiudere ogni loro occhio per cedere, complice la stanchezza, ad un sonno profondo. “Dormono tutti” e silenzio profondo.  Qualche passo, di tanto in tanto, “interrompe” il silenzio. Attendo, che si materializzi  qualche strillone, che ormai non strilla più, da quando ha la sua pettorina addosso ed è riconoscibilissimo. Un’attesa tanto attesa per questo nuovo formato del nostro giornale. (“La Stampa che cambia in un mondo che cambia”. Ps. Pero’ mi pare che nell’articolo di pag 50 “Scuole cattoliche, a rischio, gli stipendi”, mi pare che sia la foto di una scuola materna comunale di Corso Cirie’. E i bimbi sono in procinto di cantare “questo e’ il treno, lungo lungo, che attraversa la citta’….). Una scorsa veloce: è agile, veloce, forse un passo verso un modello smart. Anzi, dal, o sul, cellulare, notizie immediate, sempre fresche. Non più calde. La notte è lunga ma la lettura di un libro, per farla breve, la fa breve, l’accorcia. La notte. E anche io la faro’ breve. Promesso. Si materializzano i personaggi, quelli del libro (per quelli reali, mancano ancora un po’ di ore), che prendono corpo, dalla carta alla fantasia. Lidia, venditrice di elettrodomestici, e poi, i figli, e ancora Vanda, la moglie, Sandro, Anna e lui, Aldo. Le pagine corrono, velocemente, slacciate, ma non ancora del tutto. Nel frattempo, i palazzi si svegliano, si stropicciano, qualche saracinesca si stira all’indietro e comincia ad aprirsi. Gli FS escono dai loro garage e prontamente diventano un numero. Bhè, si, qualcuno è stato anche Battezzato e ha un nome, magari anche di speranza e di salvezza. La Barca, ad esempio…Tutti sulla barca…L’elenco degli esempi sarebbe lunghissimo. E’ giunta l’ora del caffè, e questo è Reale. Un bel posto, a due passi, dico due, da dove ho immortalato quella “manica” Reale con la foto promessa, il giorno in cui, dal blog, ho  augurato la Buonanotte a Torino. Meglio, Buonanotte Torino. Il posto è bellissimo, ad altri due passi da Piazza Castello, due dal Duomo e tre o quattro dal Polo. Reale. Veramente vero. Non è una storia. Sorseggiato il caffè, anche questo, RealeTorino 10 dic 2014, foto Romano Borrelli, chiuso il giornale, mandati a dormire Vanda, Aldo, Anna, Sandro e Lidia, buttiamo l’occhio su come si sono svegliati i tanti Marco, Andrea, Laura, Marta, Francesca…Marta, ha il cappello calcato sulla fronte, gli occhi come il mare che brillano e le loro tendine ben alzate. L’amore, forse, ha bussato alla porta del suo cuore, ma per saperlo con certezza, dovrà recarsi alla fermata di un’altra Porta…Un incontro. Proprio li, presso la Porta della felicità. Una storia, dal cappello di Marta.

Ps. Proprio li, un biglietto di una moglie che sembra sfuggito dalle pagine del libro, scivolato dalle mani irreali di Vanda per confluire su quelle reali dell’albero di Porta NuovaTorino 8 dicembre 2014, albero di Natale a Porta Nuova, foto, Romano BorrelliIn aggiunta, vorrei condividere un biglietto, di speranza, per chi è in viaggio…….verso un cambiamento.Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliE una storia dalla scuola, di scuola e che fa scuola…di amicizia…Torino 8 dicembre 2014, atrio Porta Nuova, albero di Natale. Foto, Romano Borrelli

Dal cappello, una storia. Con tanto di …cappello. Almeno per un giorno

Torino 30 novembre 2014, fermata Metropolitana e facciata stazione di Torino Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014, atrio stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli Domenica mattina. Torino, 30 novembre. Pioggia insistente, ma non fastidiosa. Ho programmato di ritagliarmi alcune ore di tempo, di questa mattina, per  imparare a “farmi compagnia”. Un po’ di libertà da utilizzare per terminare la piacevole lettura di un libro, suddividendone il piacere, meglio, quel che restava del godimento di quella lettura, in termini di pagine, tra le due stazioni ferroviarie di Torino: Porta Susa e Porta Nuova. Una lettura, non sotto le coperte, tempo permettendo, ma comunque al coperto. Una buona lettura, ripara sempre. Protegge. In entrambe le stazioni, la prima di passaggio, la seconda terminale, ho cercato una “buona terrazza”, una di quelle di uno dei caffè in esse presenti. Via vai continuo di gente. Scale mobili, tavolino, pila dei giornali. Oggi è domenica, e il Corriere della Sera ha un allegato, Lettura. Repubblica, al suo interno, propone alcune recensioni di buoni libri. Poteva mancare La Stampa. Certo che no. Mi sistemo, come fosse uno scompartimento di un treno. Davanti alcuni turisti aprono come una tovaglia la cartina di Torino. Butto l’occhio. Sembra di volare sulla nostra città. Riconosco corsi e viali alberati e so esattamente quali scuole sono localizzate in alcuni tratti. Il lavoro, non se ne sta mai tranquillo. Dietro, alcuni ragazzi alle prese con tabacco e cartine.  Al mio fianco, qualcuno estrae una carta. Da cinque. Pronto per il conto. Torno sulla mia, di carta, del libro. Dieci pagine a testa per stazione,  per la par condicio. Terminate, pago, e compero uno degli ultimi biglietti della metro, shopping, tre euro per la durata di quattro ore. Tempo di utilizzo, dalle 9 del mattino alle 20. Recupero le scale mobili, attraverso la “dorsale” della stazione, altre scale mobili. Poche fermate e sono nell’altra “pancia”, a Porta Nuova. La metro ha lanciato un fischio. E’ ripartita, direzione altra stazione. Lingotto. Peccato che il Lingotto in questione, sia un centro commerciale. Il Lingotto stazione ferroviaria, è altrove. Dall’altra parte del muro. Recupero la penultima scala mobile. Sono nell’atrio. A destra, piove. Alcune transenne perimetrano la potenziale “vasca”. Sento un profumo famigliare. Odore di stampa, di libri e di brioches. E’ la Feltrinelli.Torino 30 novembre 2014, Porta Nuova, liberira Feltrinelli, foto, Romano BorrelliHo tempo. Dieci pagine in fondo si leggono velocemente. Entro, mi piace la disposizione, l’odore dei libri. Mi muovo a mio agio, tra i libri. Ne annoto qualcuno. Un paio nella mente, altri, sulla memoria del cellulare. Mi piace passare da qui. Quando devo viaggiare, ma anche no. Così, come capita. Appena uscito dalla libreria recupero la scala mobile. Una terrazza, un tavolino. Mi sistemo. Come è cambiata Porta Nuova. Sempre bella. E’ una bella signora che non mostra la sua età. Un po’ di trucco sulla facciata e qualche lacrima al suo interno ci possono stare. Il resto è in ottima forma. A tratti, splendente. Al tavolino, sedute appena dietro,  un paio di ragazze si scambiano le “news” della serata torinese appena trascorsa. Non recepisco se  immerso troppo a fondo nella lettura del libro o se in fondo le ragazze che si scambiano le loro confidenze, con un timbro  alto siano una realtà di fatto.  Fatto è che ieri, a Torino, si è concluso il Tff e all’uscita da una delle sale di proiezione, di una tal sezione, un ragazzo  che era in compagnia di una delle due si è dichiarato, proprio come capitava una volta, con il permesso di un bacio. Tanto di cappello. Forse, non era un caso il voler terminare la lettura del libro, proprio qui, fra viaggiatori e sognatori, nel momento esatto in cui leggo “quanto effettivamente sia lungo il minuto passato con la mano sul fuoco di cui parla Einstein (al contrario di quello, superveloce, che viviamo baciando qualcun*”).Torino 22 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2) E dal cappello non soltanto ne è nata una storia e il biglietto, dopo quello del cinema, per un viaggio nella vita. La cosa curiosa è che ad un certo momento ho sentito le tazze dei cappuccini “baciarsi”, questa volta, senza dolcezza,  e sentire dire la ragazza, alzandosi in piedi: “Io non viaggio più da sola”. Sorrido, chiudo gli occhi, e ripongo il libro. In copertina, una bellissima ragazza, abbraccia un trolley. Il titolo? “Io viaggio da sola” (Maria Perosino. Super ET. Einaudi).

Dopo aver riposto il tutto, giornali, libro, e biglietto, esco per un attimo solo dalla stazione. Ovviamente, restando in tema, caffè espresso. Il tempo di attraversare il corso, e proprio accanto all’Hotel Roma ( fa  sempre breccia il profumo di un grande della letteratura, Pavese.) e  centinai di cappelli esposti nella vetrina, in  vendita, solo per oggi compaiono alla mia vista.  (Alessandro Finessi, temporary shop per un giorno)Torino 30 novembre 2014, piazza Carlo Felice, cappelli per un giorno. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014. Cappelli per un giorno. Foto, Romano Borrelli E dal cappello, una storia. O meglio, dal cappello di quella storia un tema  che si svolgerà a quattro mani: qualcuna  (e qualcuno) da ieri sera non viaggia (viaggerà) più da sola. E per la storia del bacio e del permesso richiesto (e accordato): togliamoci il cappello. Almeno per un giorno.

Ps. è piacevole pensare che il viaggio non termina ma comincia.

Ancora un grazie alla scrittrice Maria Perosino, per questo lascito. Si sente molto la sua mancanza.

Ps. Oggi su La Stampa, in evidenza La Ristonomia. Pagine colazione consigliata. Vot0 7. Felice di esser andato quasi un anno fa. Mi è sempre piaciuto il clima famigliare e …………la sala giornali e riviste poi……..Torino, La Ristonomia, interno. Dove c'era Barattero, gastronomia, ora ristonomia. Foto, Romano Borrelli.

Pausa caffè

DSC00133Dopo pranzo, un viaggio sul jumbo tram che taglia la città di Torino, da Nord a Sud.  Auchan e Stura da una parte, Mirafiori e oltre dall’altra. Il Serming, la stazone, ex, Torino-Ceres, corso Giulio Cesare, corso Regina Margherita e mercato.  Poi, una circolare, (forse l’unico tram a chiamarsi circolare 16) e “il ritorno” a Palazzo Nuovo.  Appena lasciato correre il  tram per la sua strada, direzione Piazza Vittorio e poi Valentino,  si materializza ai nostri occhi il parallelepipedo , chiamato ancora “nuovo”, (probabilmente in ristrutturazione) e la Mole. Le scalinate dell’Università e il via vai continuo, bocche che si muovo, ma mute, intente a ripassare qualche lezione.  Lungo il perimetro dell’Università, i bar, che prendono il nome dalle vie e dall’Università stessa,  fioriscono di gioventù. Pare sia esplosa la primavera. Tavolini occupati da ragazze e ragazze, libri e appunti sotto il naso e caffè nella mano. Di tanto in tanto, qualche click non manca: “abbiamo preso il caffè qui”, e vai con lo scatto. Dalle fotocopisterie, legatorie, si vive un’aria  distesa e allo stesso tempo, da “tesi”.  Copertine similpelle, blu e rosse, pronte per essere “discusse.”  I ragazzi, a ben vedere, tesi, non lo sono. L’aria è frizzante. Giovane. L’ansia e la paura non sono di casa. Tempo sospeso. Gioventù  seduta sui gradini, attende, che si faccia ora. Tutto si svolge lentamente e piacevolmente.  Sorseggio il mio, di caffè,  provando ad immaginare se anche nella nostra città attecchisce il “caffè sospeso” o altro tipo di caffè, magari quello “ricamato” da qualche artista dedito al disegno con “pressione e schiuma”.  Artisti da bar. Pago e mi dirigo lentamente zona mercato. Qualche fermata dell’altra circolare, e l’approdo è a Porta Palazzo anche detta Porta Pila. Tanta umanità. Identica a quella di Palazzo Nuovo. Pare sia esplosa l’estate, qui. Frutta di ogni tipo, ben esposta sulle bancarelle. Luci che ne esaltano i colori. Musica e colori. Un arcobaleno. Un uomo suona una chitarra e canta.  Un ragazzo lo ascolta. L’uomo canta una canzone che pare essere un abito per il ragazzo.  Una rivisitazione del vecchio e bambino? No. Difatti, il titolo, è  “Il ragazzo”. “Ragazzo disperato, l’amore non hai trovato, ho fiducia in questo mondo…”  Tempo sospeso.  Qualcuno comincia a “smontare”, dal lavoro e la bancarella, ma questo spicchio di città, come l’altro, è vivo, e una babele di lingue ne copre ogni centimetro della piazza. I primi carretti cominciano lentamente a dirigersi verso il ricovero. Si sedimentano, in qualche deposito. Come le storie. Storie che hanno bisogno di essere raccontate. Persone, oltre le cose.  Tocca a noi, darne corpo. DSC00131