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Pasquetta 2016: a Torino

Torino, 28 3 2016 Valentino.foto Borrelli RomanoTorino. Pasquetta 2016. Il sole ha continuato a giocare a nascondino, nascosto tra le nuvole, per gran parte della giornata: si sa, Pasqua marzolina, la giornata e’ ballerina. Entrando nel parco del Valentino, lasciandosi alle spalle la Facolta’ di Farmacia, (un pensiero va a Serena, la giivane studentessa Erasmus deceduta in Spagna insieme ad altre compagne nel tragico incidente stradale) dopo aver disceso qualche scalino, ecco che ci si presentano vialetti ben curati, ruscelli, giardini e i bimbi sui prati e le giovani coppie a giocare  intrecciandosi   le braccia. Corpi distesi in maniera uniforme, “volti” a formare coperte umane sulla terra rimasta per troppi mesi fredda e gelida. Sorrisi ampi e risate, talvolta per un nulla. Borse frigo, plaid, sedie e cibo di ogni fattura e gusto “sprigionati”su tutto il Valentino, parco e polmone cittadino.  La perfezione si sa non e’ di questo mondo ma sotto alberi in fiore va ora in onda il rito laico del picnic: cestini, borse frigo e contenitori di ogni tipo. Palle, palloni, carte da gioco, tutto sopra coperta, doppia ancora meglio. Sono i “pranzialsole” tornati di moda conla mostra di Boccioni (a Milano).Torino 28 3 2016, Valentino foto Borrelli RomanoEra da un po’ che non solcavo questo parco e da piu’ di un Po che non riprendevo fiato su panchine a me conosciute, ove si scartavano e scartano panini. Il fiume scorre lento portando con se chissa’ quali e quanti segreti. Onde si infrangono su un vascello guerriero. Sui prati, dalla parte opposta al fiume un bimbo e una mamma conquistano passo dopo passo la loro meta. Nonostante…Un passo, due passi, un inciampo, una caduta:”Non farti piu’ del male”. Una coppia giovane chiede spazio mentre fa footing, un’altra “saggia” ne cede per evitare  un’eventuale caduta.Sotto il ponte dove tutto riecheggia, rimbomba la frase:”Non farti piu’ del male”, ma non so se sia la voce della giovane mamma, dei saggi o della giovane coppia. O della frase colta che come un ritmo mi rimbomba sopra la testa sotto il ponte. 20160328_162616Bho’…Nell’eventualita’il ponte rimbomba:”Ne vuoi ancora?”Cibo in grande quantitativo pronto da gustare in compagnia.  Il ponte levatoio, il Borgo Medioevale e un intasamento unico. Una grandissima concentrazione in pochi metri. La fontana, la seconda, quella dei desideri, le monete che copiosamente affluiscono sprigionando desideri: “Splasch”. Sarebbe interessante contattare fra un po’ di tempo i lanciatori di monete e provare a chiedere loro: “Notizie del vostro desiderio espresso a Pasquetta?” Poi, sempre all’interno del Borgo, la Chiesa, una riproduzione ridotta di un terzo di altra Chiesa e una mostra al suo interno. Entro. L’effetto “inganno” e’ assucurato: la ricordavo piu’ grande questa Chiesa, in altro tempo. Nel Borgo intanto “piovono” profumi di ogni tipo. Banchetti e cibo. Sulla strada acciottolata. La “rete” intanto rimanda l’assembramento in centro torinese mentre il cellulare l’affollamento dei treni verso il loro rientro. Sia dalla riviera sia dalla montagna. I primi  poi, esauriti in ogni ordine di posti. Compresi quelli della…ritirata. Come ogni anno, tutto diverso senza cambiare molto. E’ ora di rientrare. Un saluto e un grande inchino capace di includere tutti.

Ps. L’orologio nei pressi di Porta Susa continua ad essere avanti di un’ora.20160328_171603

A Porto Cesareo, Bacino Grande: dopo la pioggia

La spiaggia, dopo la pioggia, e’ un tappeto di velluto, compatto, appena” stirato”. Non so dire se e’ un anticipo di Pasquetta che verra’ o una sua appendice, di quella appena trascorsa. Tra una barca capovolta e l’altra, spiaggiata nella sua pennichella pomeridiana, si distendono su fazzoletti di spiaggia corpi offerti ad un labile sole ristoratore quanti hanno trascorso la notte in attesa di una stella, cadente o ascendente che sia. Lettori forti, forti lettori e compilatori di cruciverba,  fotografati da un occhio che registra questo spettacolo. Insomma, chi ho davanti me lo dice un libro, una perfetta carta di identita’.Racchette pronte all’ uso e palloni che ripropongono una infinita Barcellona -Juventus, che ovviamente fara’ recapitare la coppa dalle grandi orecchie nella bacheca juventina. Due nonni ripetono una identica predica, nebbia, litania a due nipot* appena giunt* da una grande citta’ del Nord: “Nu faciti tardu stasira”. Loro, giovani,  si adeguano, alla comunicazione dove tutto puo’ “lu sule lu mare lu ientu”, ovvero, il Salento. Qualche parola in italiano, anteposta da “lu” e altre in dialetto, a conclusione del discorso, predica e concetto. “Nu be’ preoccupati. Stasira durmimu cu l* zit*”.  ( ziti fidanzati, zite  uguale a fidanzate). “E gia’”, si affrettano a non dirsi ma a pensare i due “saggi” nonni guardandosi negli occhi,  rossi dal tempo…”comu cangiane li tiempi”.  Salento, lu sule, lu mare, lu ientu. “Quistu, nu cangia mai”.Bacino Grande, Le.11 8 2015, foto Borrelli RomanoBacino Grande, Le.11 8 2015 foto Borrelli RomanoBacino Grande, Le.11 ag 2015, foto Borrelli RomanoBacino Grande, Le.Foto Borrelli Romano, 11 8 201511 8 2015 foto Borrelli Romano.Bacino Grande, LeBacino Grande, Le.Foto Borrelli Romano, 11 8 2015.20150811_17540111 8 2015 Bacino Grande, Le, foto Romano BorrelliBacino Grande, Le.11 8 2015 foto Borrelli Romano.

Pasquetta a Torino (2015)

Torino capitale dello sport 2015 Torino, 14 febbraio 2015. Foto, Romano Borrelli(tante vie cittadine lo rammentano).  Pasquetta 2015 a Torino. Quali luoghi migliori dove passare la giornata se non al LingottoTorino 6 4 2015 Lingotto.Foto Romano Borrelli (un ritorno, dopo Capodanno, quando dopo un caffe’ dal profumo di Salento, bar pasticceria Elba, provai a raggiungere questa passerella) e al Parco DoraTorino Parco Dora 6 4 2015.foto, Borrelli Romano? Il primo per i ricordi olimpici e delle ” notti bianche” (quelle letterarie, migliori. Russe, ancora meglio. “Dosto” dice!). Una corsa in metro (letteralmente) dal centro all’ex-industria delle campagnole e della Lancia. Ora, altro centro. Commerciale, servito dalla metro, Lingotto. Ma il “metro” per raggiungere lo scalo ferroviario, Lingotto, ancora non c’è. Come Laura, cantava il secondo di  Sanremo. “Il piu’ grande spettacolo dopo il big bang…” . Scale mobili,  appena fuori dalla metro qualcuno in attesa di appuntamento, il piazzale, le bandiere, la palazzina delle fiere, un’altra scala mobile e orecchie che odono non il frastuono  delle presse dei tempi andati  ma dei giochi, dei trenini, e di qualche attività sempre  “open”. Poi,  la passerella che dal centro commerciale “proietta” verso gli ex-mercati generali (Moi) con un futuro da universitari e la stazione Lingotto. Sotto questa “ruota” di bicicletta olimpica qualche treno sbuffa e altri si riposano e si “ricaricano” russando come avessero l’asma (Eurostar in attesa). In lontananza riconosco dietro la grata di questo balconcino olimpico il grigio della Mole Antonelliana, sulla collina, superba, Superga e più’ vicino a noi,  la famosa “bolla” nota per qualche G europeo di qualcosa. Già, questo è un luogo ideale per le bolle da…fotografare. Per quelle da raccontare, un posto vale l’altro. Dalla bolla alle…bolle di sapone.  L’atrio di Porta Nuova  visibile sullo sfondo, oltre i binari,  vicino la “torre rossa” della piazza su via Roma (immaginando al gioco dell’affaccio tra una colonna e l’altra scendendo sulla strada, libera dalle auto). Giochiamo, invece, da qui su, un po’ a “indovina dove si trova” un qualche pezzo della città come si fa quando sei in gita, per esempio a Roma, dal Gianicolo o dal Pincio, carta o mappa alla mano, “ante app” da scaricare. Mio padre indica la bolla e la pista. Ricorda le cronache dei torinesi e dei centomila in coda per un saluto all’Avvocato in una notte gelida di gennaio. Ovviamente mio padre passa in rassegna i turni degli anni andati e della vita consumata a “fabbricare” inanellando nomi, soprannomi di operai addetti alle presse, ai cruscotti, alle porte, alle ruote….scambiando nomi, tradito di tanto in tanto dalla memoria. “Franco, Pacifico, Luigi, Nereo, Pinna…No, forse Pinna era agli stampi, ma a Mirafiori“. Lo lascio parlare, raccontare. Mi infilza “squadre di calcio”, ogni anno coi rispettivi “ricambi”.  Mio padre.  Una vita al lavoro di fabbrica. Un’immagine che stenta ad andare in pensione.Da qui, dalla passerella, raggiungo la stazione del Lingotto. Piazzale saturo di auto per chi ha scelto per l’outdoor il treno in un viaggio combinato gomma-rotaia verso il mare o le valli. Il mare, Genova e Savona sono vicine (cosa avranno fatto registrare i treni della Riviera quest’anno?) cosi le montagne. Biglietteria Lingotto. “Quanto costa il biglietto fino a Porta Susa?” 1 euro e cinquanta” mi risponde. “Due, per favore”. Pago e raggiungiamo con mio padre il binario 3. E’ in arrivo il treno smf o giù di li da Pinerolo e diretto a Torino. Tempo quasi zero e siamo nella pancia di Torino. Immagino “il corpo della città” sopra di noi. E corpi di uomini e donne. Che visitano, osservano, camminano, amano. Incrocio lo sguardo del bigliettaio e allungo i biglietti. Una manciata di minuti e siamo a destinazione. Porta Susa. Il treno prosegue, noi, scale mobili raggiunte, conquistiamo l’uscita. Alcuni treni arrivano dal mare e rilasciano profumo di salsedine. Da quanto tempo non ne sento più il profumo del mare e dell’attesa? Bhò’, chi lo sa. Poi, Porta Susa in treno e da qui, a piedi, Parco Dora, rivisto piacevolmente dopo un lungo inverno. Rivisto recentemente in tv, con il, film “Pulce non c’e’“.  Corsa, basket, calcio, e ogni tipo di gioco di squadra e di  coppie in ogni fazzoletto libero e liberato dalla natura. Rispuntano fiori, plaid e coperte a fiori (ma anche di fiori, che andava bene ugualmente). Un pallone lentamente si dirige verso i miei piedi. Lo raccolgo e lo porgo a mio padre. Il nastro della memoria si riavvolge velocemente. “Papà, tira un calcio al pallone e fallo volare in cielo”.

Per restare in tema di sport e capitale europea dello sport, di qui a poco i mondiali di calcio balilla. Quegli omini rossi e blu attaccati alle stecche che fanno rollare una pallina bianca da una parte all’altra dove quel suono evoca ricordi da bar e da oratorio. Un mondo dello sport che non conosce confini, a partire dall’ accessibilita’ a tutti. Ps. Bellissime le ragazze impegnate in questo gioco.

Verso sera, con cura e pulizia si restutuiva lentamente il parco alla città .Non prima di una birra. Ps.  Un pensiero all’Aquila e ai suoi cittadini, a sei anni dal terremotoTorino 6 4 2014.Parco Dora.Foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora.6 4 2015, foto Borrelli Romano20150406_19150520150406_191521Torino.Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Parco Dora 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.Foto Borrelli RomanoTorino.6 4 2015.Lingotto.Foto Borrelli RomanoTorino 6 4 2015.da Lingotto.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto 6 4 2015.foto Borrelli RomanoTorino Lingotto.6 4 2015.foto Borrelli Romano

In attesa della Befana

Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Romano BorrelliTorino 5 gennaio 2015, via Garibaldi, foto, Borrelli RomanoTemperature miti. E così anche a Torino, dove cortili e giardini sono presi d’assalto (anche le gelaterie “ri-conoscono” la coda). Gruppi di ragazzi provenienti da Bergamo e provincia (Berzo, Borgo,  Grone, Luzzana, Vigano),  li si poteva incontrare, gioiosi, giocosi, sorridenti, in visita tra Valdocco e il Serming, dove “fioriscono” attività in ogni stagione. Un bel gruppone, una quarantina, all’insegna del gioco e della riflessione, “all’ombra” dei 20 gradi torinesi, temperatura che ha contribuito a far  volare via, velocemente,  un paio di pagine del calendario,  (merito del foehn)oltre che giacconi, cappotti, maglioni, piumini. Via, liberi e belli.Vie poco libere e molto affollate, in alcuni tratti, sarebbe stato utile avere una corsia di emergenza. Vie si corsa.

E così, in poche ore ci siamo ritrovati a Pasquetta, per una gita fuori porta. Mica male accorciare, così “di botta” il calendario, anche scolastico. Miracolo a Torino, “immortalato”  sui social, postato e condiviso. Mancano solo le foglie sull’albero, poi, il” riquadro”  del mese con le 31 caselle sarebbe al completo. Il blu è in cielo, il verde nei prati, il rosso nell’amore. Il calendario pero’, quello reale, mica quello ideale, ad osservarlo, ci rammenta che è 5 gennaio. Però,  basta sapersi accontentare. Fare finta che, tutto va be e provarsela a cantare.   Torino che sopporta pazientemente le code in una offerta culturale “open” a tutti per la prima domenica del mese gratuita. Torino è davvero bella, anche di sera. Si sta bene. In via Garibaldi, lato piazza Castello, giochi di luci inducono a pensare a  passanti intenti a giocare  con le bolle di sapone, più probabilmente, a creare “fumetti”, sopra le proprie teste, ognuna “fabbrica”  di pensiero. Forse uno andra’ alla Befana, che nel giro di qualche ora, svuoterà il suo sacco e dirà che è venuta a riprenderci rendendoci un pochino più malinconici.  Torino è magica, dalle parti di Piazza Statuto. Magica in tutti i sensi, non solo per “l’incrocio” e un po’ di geografia che proprio da queste parti ne segnala la “posizione”. E mica, per esempio, a  9 e 3 /4 come si legge su di un libro, a proposito di binari ferrati. No, no, magica proprio tutta intera.Torino 5 gennaio 2015, Piazza Statuto, foto, Borrelli RomanoPero’, come per ogni regola che si rispetti, esistono anche le eccezioni. E il quadro della magia è per 9 e 3/4, mica completo. La  fermata del bus, un uomo, Costantino (così sostiene di chiamarsi), la ha eletta sua dimora. La palina de bus e “le notti al grand hotel la palina  di Porta Susa”. E qui non siamo all’ombra e lui non e’ “uomo ombra” uno dei molti persi nel mare della disperazione. Lui si e’ messo in vetrina. Una dimora al riparo, per 3/4. Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata bus. Foto, Borrelli Romano Ha un materasso, o una sua specie, un sacco a pelo, una valigia o un borsone, un berretto ben calato in testa  e sostiene di esser li da un po’ di tempo. E questa è la sua camera da letto.Torino 5 gennaio 2015, Porta Susa, fermata del bus, Costantino. Foto, Borrelli RomanoLì, da un po’. In termini di giorni, ovviamente. Provo a chiedergli la provenienza, mi dice da Milano. Fine lavoro e fine di molto altro. Ecco, si prepara per l’ennesima notte e intanto la fermata della metro e il ventre della stazione continuano ad “ingoiare” passanti, con la frenesia di una giornata lavorativa. I saldi non conoscono soste.  Costantino non e’ un “invisibile” cme capita per altri. Un uomo si avvicina e mi conferma che e’ qui da un po’ di tempo, anche durante il giorno. Il vento di ieri tagliava in due l’aria e almeno questo, oggi, ha allentato la sua presa, anche se, a ben ricordare, era di tipo caldo.

Speriamo che da quelle parti si fermi qualcuno di buona volontà, in grado di  dare indicazioni giuste, per una dimora certamente più decente. Uno di quegli angeli, insomma, della notte.

Speriamo che da queste parti, qualcuno si soffermi a leggere. Se poi non fosse un angelo ma  al Befana, ad esempio, prima di iniziare il suo valzer, tra cielo e case, andrà bene comunque. Da lassù, la visuale dovrebbe essere migliore, la luna è splendente e piena, e, almeno per questa notte, qualche piccolo spazio per i tanti Costantino potrebbe davvero adocchiarlo e fare davvero un bel lavoro.Torino 5 gennaio 2015, cortile Valdocco, foto, Borrelli Romano

Pasquetta a Torino

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Torino vista dai Cappuccini.

Pasquetta in città. Tripudio di fiori, di ogni tipo e via vai continuo di turisti. Giornata fredda, a tratti pioggia.  Nota dolente, negozi aperti, compresi alcuni centri commerciali. Nonostante il dì di festa da santificare. Nonostante le statistiche abbiano avvertito che solo un italiano su dieci si recherà a comprare. Braccio di ferro tra chi sostiene che l’apertura possa essere un volano e chi vorrebbe dedicare questo giorno agli affetti famigliari. In effetti, chi, andrebbe a comprare, oggi?

Una breve passeggiata, su uno dei “monti” torinesi, a sottolineare l’analogia con altri “colli”. Romani. Monte dei Cappuccini. Sono in molti, giunti quassù, ai Cappuccini, per ammirare la città ai nostri piedi e “stampare” una cartolina  via cellulare senza dover passare dal negozio e senza  affannarsi per un francobollo e la ricerca di una cassetta delle lettere per spedirla. Tutto “leggero”. Lungo il percorso, erba appena tagliata e profumi di piante e fiori variegati. Strada normale e sentieri. A noi la scelta. Poco distante, il lento fluire del fiume, forse alla ricerca del mare. La ricerca del riposo.  In cima, nei pressi della statua, gruppi di giovani, coppie, famiglie e anziani, che snocciolano ricordi dei tempi andati, di quando questo posto era collegato con una particolare funivia e di chi invece lo ricorda solo perché “ne ha parlato il giornale”. Chi racconta altre pasquette e chi  quando “le ultime volte che era stato qua”. Da una parte, l’arco rosso olimpiadi ci indica la zona Lingotto, dall’altro i grattacieli, indicano l’inizio (o il termine dell’autostrada Torino-Milano-

Ad ascoltare voci sagge, un tempo più giovani e più mielose, pare che un tempo, almeno per questa giornata, ci fossero treni, per Bardonecchia, uno ogni mezz’ora, o quasi. Dalle 8.30 del mattino  (o giù di li) in poi.  Il primo era sempre pieno. Impossibile l’accesso. Quelli per il mare, direzione Liguria, erano già partiti al mattino presto. Per loro, il viaggio, sarebbe stato lunghissimo.  Quello direzione Piacenza Rimini, pure.  Identica cosa in termini di viaggio. Chissà, oggi. A sentire le voci sagge,  si poteva andare a Bardonecchia con 7 mila lire, in due. E  a sentir i loro racconti, doveva essere davvero una bella gita. A lasciar spazio ai ricordi,  bastavano quattro biove, formaggio e fette di prosciutto, qualche succo di frutto e un plaid.  Oltre, per chi le aveva, le classiche uova sode colorate, e qualche biglietto romantico. Un augurio. Bastava poco. Appena arrivati sui monti, dopo essersi lasciati alle spalle la stazione della cittadina e alcune case a grappolo per poi imboccare la stradina centrale, via Medail, con negozi aperti,   si imbattevano in altri grappoli, questa volta “in carne ed ossa”, molto cittadini e poco attenti al fior fiore della natura. Erano quelli del primo treno. Li  si riconoscevano immediatamente. Stereo sulla spalla nell’identica posa in cui si erano  imbattuti  i nostri narratori nella stazione di Torino  Porta Nuova,  poco prima della scelta del treno. Musica a palla e   e palleggi continui con la palla, nello stesso modo in cui avevano reso il pallone uno yo-yo sotto l’atrio della stazione torinese intenti a controllare l’orologi posto sotto la volta.

Una camminata sui prati spelacchiati, a volte un po’ fangosi per lo scioglimento delle ultime nevi, intenti alla ricerca di un posto assolato. Finalmente l’arrivo, al pari di una corsa stra-cittadina. I primi raggi del sole erano loro. Ovviamente, non prima di aver zigzagato tra quelli arrivati prima e impossesatisi come i barbari degli appezzamenti di montagna lasciati liberi.  Era sufficiente una radio, con buone pile. L’era dei cellulari con radio incorporata era ancora da venire. L’importante era che le pile fossero cariche. In alternativa, un mazzo di carte. A sentir loro, era bello guardare lo sciogliersi dell’ultima neve, quella stessa neve sulla quale si era sciato pochi mesi prima, o, se non si era capaci, come probabilmente accadeva, scivolare su quell’ultima  neve che racchiudeva qualcosa di romantico come un’ultima foglia posta sull’albero; una neve che era stata tantissima e abbondantissima, con lo slittino o una specie di padella. In alternativa, una gomma, tipo salvagente. L’effetto scivolo sulla montagna era identico. A sentir loro, se ci si stufava, si scendeva, zaino in spalla, alleggerito di quelle quattro biove, formaggio e prosciutto, per una passeggiata fino al ponticello. Nel frattempo, con una buona dose di sfortuna, era sceso a far loro compagnia anche un po’ di quei mal di testa che si prendono quando si cambia aria. A volte, anche dopo l’amore.  A sentir loro,  prima di partire, si dava un’occhiata al caffè della stazione, prima di rimontare sul treno e scendere in città, e se, di quelle 7 mila lire era avanzato qualcosa, bhe, c’era posto anche per un buon caffè. Nel treno, in quei cinquanta minuti, davano anche fondo alle ultime due tavolette di cioccolata con le noccioline. Riposte le carte nello zaino, con l’effetto dondolio del treno, c’era posto anche per un abbraccio  e una buona stretta di mano. Senza vuoti a perdere.  L’amore faceva da cornice. Una Pasquetta saggia con un tramonto in una tazza. 

I saggi osservano i binari della stazione. Sorridono. Mi pare di intuire il perché. Alcuni treni  ad alta velocità, in attesa. Pochi a dire il vero.Tra uno e l’altro, spazi. Arrivi e partenze con tempi diversi. Una volta si arrivava a Bardonecchia con 7 mila lire. In due. Non molto, a dire il vero. Ma nello zaino c’era molto. Con tanto. Amore.

 

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Torino. Il Po. Corso San Maurizio. La Mole Antonelliana.
Torino. Monte dei Cappuccini.
Torino. Monte dei Cappuccini.

Pasqua e Pasquetta, con tanta cura

 Le sorprese dell’uovo di Pasqua sono state nell’ordine: clima infausto, maglioni, cappotti. Ma anche una copertina rossa, utile nelle giornate uggiose come quella odierna e un “coccoloso orsacchiotto arancione“. Tornando ai giorni di vacanza appena trascori, la cronaca fotografa turisti intenti a” villeggiare” a ridosso del mare. Turisti che han potuto facilmente “cogliere l’attimo” e cristallizzarlo, nel tempo,” gitanti” in grado di   esibirsi in numerosi clic da cartolina; “clic” stupefacenti, magari da “condividere su facebook” per poter dire ai sempre connessi, ” io sono stato qui”.  Che mare! Tante e alte erano le onde, stile Oceano. Un paesaggio particolare, che entusiasma, che induce all’ascolto e al “deserto”, almeno per qualche istante. Possibilmente silenzio non imposto,  ma sentito. Un’apertura all’attenzione.  Pensiero che ci proietta a riflettere su  Simone Weil  la quale credeva che la capacità di prestare attenzione fosse cruciale per ogni interazione autenticamente umana.  Un panorama, quello della fotografia,  da far “sospendere il pensiero”…e poi riempirlo, di cura, cure, attenzione. Con una canzone di Battiato in lontananza. Di sottofondo. “La cura.” Alcuni, mi dicono, sono riusciti ad osservare,  una tromba d’aria, in mare, e  che, continua chi ha visto,  ” la temperatura, nel giro di due giorni è scesa di dodici gradi”.   Quindi, complice il tempo,  le due tavole di queste festività,  Pasqua e Pasquetta che risultano  premiate sono state nell’ordine, la tavola  dei ristoranti e quella da surf. Uno spettacolo unico. In alcune zone dell’entroterra del centro Nord si è addirittura riaffacciata la neve. Come non ne fosse caduta già a sufficienza. Per i turisti che hanno scelto il treno come mezzo di spostamento, bhe,  forse si potevano migliorare e rendere piu’ efficienti i sempre piu “sonnacchiosi e ciondolsi treni“, soprattutto nella dorsale adriatica, quella che da Bologna giunge fino a Lecce. Ma, ormai, pare che i tagli abbiano preso il sopravvento. A discapito di “pendolaria”. Treni regionali ridotti e poco funzionanti come il treno regionale 2018 Milano Centrale-Torino Porta Nuova di oggi, martedi, arrivo previsto intorno alle 17.00 e arrivato con 50 minuti di ritardo, causa porte mal funzionanti. Encomiabile il lavoro svolto dal personale trenitalia che cerca come puo’ di arginare i numerosi problemi e condurre comunque a destinazione i numerosi viaggiatori.  Questo si, da dire e ridire e premiare.  Ma il materiale, signori miei! Altra annotazione. Vero’ è che nel centro di Bologna “non si perde neanche un bambino”, ma facile è perdersi nei sottopassi della stazione. Ulteriore annotazione. Possibile che si debba pagare un euro per accedere, mediante appositi tornelli stile metropolitana, ai serivizi? Un euro?!!! Inoltre, non mi pare esistano fontanelle di acqua pubblica lungo i binari della stazione centrale di Milano. Come mai? Un saluto ancora a chi lotta al binario 21 della stazione centrale di Milano. Un saluto al presidio con tende dei ferrovieri alla stazione di Torino Porta Nuova. Ci affacciamo fuori dalla stazione e la pioggia è lì ad accoglierci. Insieme ad un gelo pungente.