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5 Agosto 2017

I mass-media ci informano “quotidianamente” che siamo uno dei Paesi piu’  caldi,  o forse il piu’ caldo escluse le zone desertiche. Reale,  percepita,  confronti fra questo caldo e quello del 2003,  come  se,  parlando dello stesso argomento si affievolissero le pene di questo “inferno” chiamato Lucifero.  Questi i discorsi da “ombrellati” e sotto l’ombrellone. Fin dalle prime luci dell’alba,  a Porto Cesareo,  dove è  obbligo rifornirmi di Stampa (peccato per la sola pagine tra di cronaca torinese),  Messaggero e Quotidiano, notizie condite  dal gusto di caffè  e pasticciotto, per la cronaca di vita quotidiana,  il ficarolo si è   piazzato,  come da anni a questa parte gli capita,   nel medesimo luogo dove lo avevamo intercettato in qualche post fa: parcheggiato a due passi dal gran “ricamatore” medico chirurgo del paese,  conosciutissimo, da tutti i bambini proprietari di una bici e che tutti a quel loro tempo si facevano chiamare Fignon,  Moser o Il Pirata,  almeno fino a quando non interveniva lui,  il dottore,  ad incidere su qualche loro gamba e chiudere la faccenda con qualche punto di sutura. Un dottore,  apprezzatissimo e riverito  a suon di levate di cappelli,  proprio ora che si avvia verso i 90. Sul furgone del Ficarolo,  posto tra dottore e “Bei tramonti”,  solo il colore del pennarello si è  sbiadito un po’ così che, qualche parolina un tempo  dolce e succosa presenta oggi il segno dei tempi e il sogno infranto di altri. Tempo che passa,   anche per il ficarolo, senza più il suo richiamo per la “fica”, tempo passato evidenziato da qualche ricamo sulla pelle,  al pari delle sue “fiche” sulla buccia. Tutti scrivono e anche le Scritture sulla frutta hanno avuto sempre  qualcosa da dirci.  Il cielo ha un colore indefinito: sembra di essere in attesa, un lieto evento, ma certamente non partorirà   pioggia. È  l’effetto calore-afa. Tutto qui. Per la pioggia,  qui,  non è  ancora tempo. Ma per i ricordi,  si. Eccolo. Fresco di “pezzo di carta”,  passeggiando dalle parti di Roma Termini,  esattamente a Santa Maria Maggiore, partecipai,  anni fa,  alla funzione celebrativa della Madonna della neve. Oggi,  5 agosto,  infatti,  si ricorda “il miracolo della Madonna della neve”. Da una delle tante botole poste sul soffitto della Basilica  vidi scendere tantissimi petali, o fiocchi, “neve”. Fu uno spettacolo davvero molto bello e coinvolgente.  Lo rivedrei  volentieri. E anche la neve, rivederla,  non mi dispiacerebbe.

 

4 Agosto 2017

Porto Cesareo (Le), 4 8 2017.Romano Borrelli fotoLa Torre e’ al suo solito posto e così “l’Arcuri”,  un pochino sfiorita nella sua bellezza,  col passare delle stagioni: il “trucco”  passatole sul viso presumibilmente da qualche gelosa di troppo è  evidente da un po’ di tempo a questa parte. Lo specchio d’acqua,  questo mare che luccica ad est e “bolle”,  riflette barche,  scoglio e “Lo Scoglio” e mentre qualcuna,  riposando li nei pressi,  osserva lo sciabordio e misura le distanze ,  tra Torre Chianca e  Torre Lapillo; Enrico C.,  riconoscibilissimo dal suo cappellino dai colori vivaci e dalla sua canottiera blu,  agita le mani e le braccia,  immerso fino alle ginocchia,  nel mare gia caldissimo da quando l’alba si è  distesa e allungata su questa parte di cielo.  Cerca le “corse”,  specie di granchi conosciute solo da lui,  o probabilmente si illude di trovarle,  un espediente per fermare il tempo in cui quell’ attività  era redditizia e i clienti facevano a gara per accapparrarsele. Un modo come un altro per nascondere i suoi 85. Accenno un saluto,  un piccolo cenno con la mano,  ma resto dubbioso che mi abbia effettivamente riconosciuto. Fin dall’alba dei suoi 80,  l’occhio “semi chiuso” o “semi-aperto”,  il che è  lo stesso,  lo rende assai simile al bel don Giulio di Ferrara. Anche li,  una Torre. Lascio ricadere mano e braccia lungo il corpo e prendendo fiato faccio partire un : “Enricooooo”. Rialza il suo pesante corpo da ciclista consumato, porta la sua mano a tetto o a visiera tra occhi e fronte cercando di capire qualcosa in piu, di quel mio grudo,  già  consumato…  ma… Mi giro,  mi infilo nel corso del paese,  alla ricerca dei quotidiani,  di un caffè  forte e di un pasticciotto,  prima che “Lucifero” cominci la sua “cattiva” opera. Solo i ragazzi non si accorgono di lui: loro,  felici,  tra un tuffo e l’altro, riempiono il tempo: non è  piu’ alla ragazza di Veglie,  che dedicano i tuffi,  ma a nomi propri dolcissimi.   Non conoscono stagioni o mezze stagioni, il caldo o il freddo. Perché è  la felicità dei loro anni che  vuole così. E così  sia.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

Da Lecce, ciao

A Porto Cesareo la mattina del 2 giugno e’ un anticipo di ferragosto. Spiagge affollate,  bar presi d’assalto alla ricerca del classico pasticciotto.  Il bar e’ uno dei soliti,  ovviamente,  dai bei teamonti. Il caffe’ e’ il Quarta,  forte,  scuro,  spesso,  troppo “espresso” perche’ talmente buono che termina velicemente. Non fa nulla: corro ai ripari: ordino, “per me,  caffe’ doppio”. Butto l’occhio sullo specchio d’acqua antistante la spiaggetta,  quella che da sempre accoglie residenti e non,  quella sponsorizzata dalle cartoline,  con gli alberi a fare da ombrelloni.  Gare sull’acqua e bagnanti attenti osservatori complici  nello scambiarsi opinioni politiche: ad agosto subiremo il volantinaggio dei candidati? Mattarella sciogliera’ o no le Camere? Questione di fiducia. Io intanto mi godo questi giorni salentini… Enrico indossa una delle sue canottiere colorate,  acvompagna con le sue braccia la “bricicletta” e il cappellino “d’ordinanza” e’ al suo solito posto: “subba la capu,  pi lu sule”. E’ abbronzato,  perche’ da queste parti il sole non “tramonta mai”. A parte la nevicata “della Befana” a Porto Cesareo e zone limitrofe che ora rammentano in tantissimi e che tutti devono sapere. Da Lecce,  in serata,  un augurio davanti questo bellissimo anfiteatro romano. Buon 2 giugno a tutt*. E la Repubblica. E se potete,  venite in Salento.

Il ’68… a Palazzo Nuovo

torino-palazzo-nuovoUn’inflazione di quotidiani,  tra le mani,  sotto le  braccia,  ad inizio autunno in vista dell’estate della maturita’ 2017. Questo il mio corredo  verso scuola, insieme a libri e agenda,  con gli appuntamenti dei consigli di classe e dipartimenti. La Stampa mi induce al ricordo della colazione dai nonni materni quando durante l’estate la trascorrevo in anticipo sui miei e quando i nonni la sfogliavano a 1200 km da dove si stampava. Ma possibile che mio nonno dovesse comprare La Stampa di Torino abitando nel profondo Sud? Dalle parti di Lecce? Lui la preferiva,  come Enrica,  la signora anziana che invece abitava sotto casa,  che pero’ era torinese e abitando a Torino,  alle 14 scendeva sotto casa per comprare l’edizione pomeridiana: “Stampa Sera”. E io puntualmente scendevo a sfogliare il tutto. Ogni pomeriggio. E ogni pagina,  Enrica mi raccontava pagine di Resistenza,  avendo fatto la partigiana,  qui,  a Torino. E le fabbriche,  il biennio rosso,  il ’68… La Repubblica invece mi ricorda una ragazza che anche lei come la Melloni,  ma poi se e’ la stessa non importa,  aveva una frangetta e un piccolissimo neo e la comprava al sabato,  all’uscita da scuola,  quando al liceo,  il sabato era d’obbligo. Pur non vedendola,  quella casa,  ho introiettato talmente alla perfezione i suoi racconti,  che nella casa di suo nonno è  come ci fossi stato pure io,  a sfogliarlo,  quel giornale,  insieme a lei,  a due passi dal mare. E ogni volta che la compero ritorno alla maturita’. La sua. E alle sue letture,  divenute un pochino anche mie. Giocando a nascondino,  tra una riga e l’altra. Non so perché,   ma i ricordi divengono prepotenti e si affermano tra le aule di Palazzo Nuovo,  all’incrocio tra lettere e filosofia,  all’uscita da un’aula dopo un corso sul ’68. Forse perché  Palazzo Nuovo ha segnato la mia storia,  o forse per lettere,  o filosofia,  o per via di questa Repubblica sotto il braccio. O forse per la fame. Di sapere. E di amore. Per il sapere. Che non abbandona mai.

Lec c’è : “arrivederci sule meu”

20160823_103932“Buongiorno sule meu. Puru ca è  picca… ce face… ” A Lec c’è  qualcosa nell’aria che sa di festa nei giorni di Lecce 23 8.2016 foto Romano BorrelliSant’ Oronzo,  Giusto  Fortunato. Oronzo,  martire,  vescovo scelto da San Paolo. Profumi di cose antiche riportate alla memoria nel volger di poco. Basta poco. Respirare lungamente. Allungo le braccia e roteo le mani e poi il dito,  sulla guancia,  a mo’ di indicare “quanto e’ buono”.  Tempo. 24-25-26 agosto. Luci,  luminarie e posti per “baracche” utili per sbirciare il naso e comprare. Aspettando la taranta.  Il 27 a Melpignano. Un po’ di traffico, in citta’,   obblighi,  svolte,  divieti,  la stazione,  il centro.” A Lec c’è ” ancora  un’ora e più di tempo prima che agosto fischi la fine e settembre trasformi questa strana felicità . E ci vado. Lecce; 23 8 2016 foto Borrelli RomanoLecce; 23 8 2016.foto Romano Borrelli23 8 2016 Lecce.Foto Romano BorrelliSacco in spalla e qualche briciola di tutto: tra le tasche e lo zaino. Forse,  taralli,  rustici,  biscotti. Di tutto un po’. E allora vediamola questa bella città  un po’ barocca così affollata di turisti. Ogni anno più  dell’anno prima. Per il treno… “c’è  tiempo”. “Pe mie,  puru”. Foto Borrelli Romano.Le 23 8 2016La lupa ha bisogno di un trucco: qualche tessera al mosaico,  effettivamente,  andrebbe rifatta. Ricorda il Toro di piazza San Carlo. Tutti sopra.  Speriamo lo rimettano a posto presto o quanto prima. Il tempo ha partorito il suo tempo e la creatura  e’ un treno per il nord. E’ ora di andare veloci in stazione: Torino,  Milano,  Roma. Si risale. L’annuncio e’ in corso. Un rosario di stazioni di citta’ srotola uno stivale intero. Salgo. 20160823_113725A presto,  “sule meu. Ne itimu quantu prima”. Mi manchera’ molto ma tutto quel che ho avuto e’ tantissiml. Certo il pasticviotto,  certamente il caffe’,  il Quotidiano e il non poter piu seguire il resoconto di Gianni’,  ma soprattutto il mare,   gli ulivi,  le viti,  i fichi e fichi d’india. I colori. Da piazza Sant’ Oronzo,  un abbraccio. Lecce 23 agosto 2016 foto Romano Borrelli

Un abbraccio da…

Torre Lapillo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoIl tempo rimasto è  davvero poco e decidere cosa farne è  impresa ardua. Non mi aiutano i ricordi sulle rette e i vincoli di bilancio:”burro o cannoni”?  Al diavolo le curve e l’economia. Qui si parla di emozioni e sentimenti. Le giornate si accorciano e il tempo stringe. Bastasse solo la macchina da cucire per agire sul tempo… sarei a cavallo. Cavallo,  vita,  cerniera,  cucire… ma qui ed ora non e’ affar da macchina da cucire. E allora quel poco che resta,  di questa estate 2016, cerco di  marcarlo a fuoco nella memoria colori,  odori,  profumi,  persone,  visi,  voci. Dopo aver preso contatto con me stesso,  e quindi appena sveglio,  decido che il modo migliore per marcare tutto quello nella mente è  salire in macchina e percorrere un po’ di km della Costa e salire in qualche punto più in alto,   osservando Torre Lapillo,  Torre Chianca,  Porto Cesareo e oltre. Verso S. Isidoro,  Porto Sevaggio e provare ad immaginare Gallipoli. Allontanarmi per poi avvicinarmi. Invidio un po’ il viaggio raccontato e scritto da Roberto Gianni’ sul Quotidiano di Lecce. È  interessante e lo seguo sfogliando il quotidiano,  fin dal suo arrivo a Taranto. E’ una bella storia d’avventura,  un diario,  un resoconto. Mi faccio un the,  prima di nettermi in macchina. La bustina lentamente cede il suo colore al liquido bollente fino a diventare uniforme. Ecco,  cosi dovro’ fare,  assorbire lentamente tutto il circostante e farne il pieno per le giornate vuote di colori e bianche di nebbia.  Dopo averlo sorbito mi metto in macchina e vado,  direzione Taranto,  fino  a Torre Lapillo e oltre,  ai confini del borgo. Torre Lapillo (Le) foto Romano Borrelli 22 8 2016Raggiungo  Torre (Lapillo), e mi accorgo che   molto è  cambiato negli anni e ora pullulano ristoranti e alberghi. Ricordavo soltanto  il B. O.  e il Gabbiano. Dal B. O.  bar la musica si spandeva e per noi ragazzi era un porto. A quel tempo erano situati dalle parti della fontana,  vicino le giostre,  dove ci si dava appuntamento e ci si incontrava,  dopo le 21,  per “fare le vasche”. Dopo il mare del mattino e del pomeriggio. E poi A. M.  era piacevole,  elegante e… interessante oltre che prosperosa  e molto graziosa e piacevole era camminare e parlare di quell’autore che dava il nome alla via, Tolstoy,  adiacente alla sua: Gentile. Avevamo 15 anni? Probabilmente,  si. Parcheggio l’auto ai bordi dell Torre,  con i suoi tre archetti e molti scalini.   Torre Lapillo, Le 22 8 2016 foto Romano BorrelliAll’ombra della Torre  “accumulano” fresco  tre anziani. Due si son portati la sedia da casa,  come fossero fazzoletti di carta (gia’,  perché  non mettere delle panchine? una fontana? ) mentre uno è  in bici. Canottiere e camice e gocce di sudore che incorniciano il viso. Dalla parte opposta arriva a piedi un amico,  sigaretta tra le labbra e braccio e avambraccio occupato da una sedia pieghevole,  e andamento lento. Le sedie qui sono utili e in paese, lo sono doppiamente: indicano un passo carraio ed un divieto di sosta. Guai a spostarle. I tre  parlano di calcio. Mi chiedono di Milan Torino “ehi tie… “e in due battute me la raccontano loro,  vedendo che ne sapevo poco, pur avendo i giornali sotto manoe  pur tifando Torino. Non lo avessi mai detto. Uno mi dice provenire da Pinerolo. Ovvio “ehi… iou egnu te… “.  Probabilmente avra’ visto recentemente un film di Toto’. O Fantozzi. O conosce il Galup.  E’ di Veglie e mi domando come faccia a conoscere Pinerolo. E cosi ridiamo insieme,  e parecchio. Mi congedo,  da loro. Recupero gli scalini e vado su. 20160822_084129Salgo e arrivo in cima. Osservo come un marinaio. Mano a visiera. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto, Romano BorrelliMi giro,  rigiro  viso e corpo e trattengo il tempo. Il mio. O forse vorrei. Taranto verso Occidente e Gallipoli a Sud. La taranta sta per mordere. Mordera’ il 27 agosto. Torre Lapillo, Le; 22 8 2016 foto Romano BorrelliTrattengo fiato e tempo. Torre Lapillo(Le) 22 8 2016 foto Romano BorrelliIl mare ha gli occhi lucidi. Forse ha capito che tra poco il sole non fara’ più l’amore. O forse si. Scendo gli scalini.  Mi rimetto in macchina e vado oltre Torre Chianca,  a Porto Cesareo. Qui c’è Porto Cesareo, Le 22 8 2016, foto Borrelli Romano la villa e passa la banda. E’ festa,  e’ stata la festa di Santa Cesarea con processione in mare. E ora dicevo,  musica,   maestro e ” musicisti”.  Camice bianche e pantaloni neri. Penso a Moretti: lui avrebbe canticchiato il motivo,  come fece nella “stanza del figlio”,  girando le scene in Ancona. Porto Cesareo, Le.22 8 2016 foto Borrelli RomanoSuonano. Il ficarolo è  sempre li che tenta di vendere “fiche e ficatigna senza spine” Il furgoncino si puo’ trovare  dalle parti del bar   “Bei tramonti” dove i turisti senza fine fanno la fila per  consumare la loro colazione. Mi ci metto anche io in fila. Esagero Tre pezzi differenti. Mi accomodo e comincio dal pasticciotto. Molto buono. Termino  con questo. Il resto,  a casa. Individuo,  seduto,  il dottore di un tempo,  il “ricamatore” delle ginocchia dei bambini. Bravissimo chirurgo,  juventino sfegatato. Ha gli occhi piccoli. Parliamo e intercetta ricordi e tra una estate e l’altra mi inserisce nel discorso Boniek,  Platini,  Vignola,  Tacconi,  Mauro Baggio e Del Piero. E ridiamo! “Su dintatu nonnu” mi dice con orgoglio. “Fijama stae subbra”per dirmi che come molti si e’ traferita al nord. “Ma siamo tutti felici”. Ci salutiamo e “butto un occhio” alle barche in arrivo e ai pescatori. Da queste parti,   quasi in ogni paese pare sia passato San Pietro… foto, Borrelli Romano Molto movimento. Parecchio. Giro. Le magliette “salentu,  lu sule,  lu mare,  lu jentu”. Si. Per alcuni. Il ricordo. Porto Cesareo,(Le) 22 8 2016 foto Borrelli RomanoLe cartoline. Ah,  si. Qualcuno mi ha chiesto una cartolina. E allora,  Porto Cesareo, 22 8 2016 foto Romano Borrelli“un abbraccio da Porto Cesareo”.

Melissano. Punto e… “capo”

foto Borrelli Romano.17 8 2016.SalentoMelissano, Le.17 8 2016 foto Romano BorrelliMelissano, Le.17 8 2016, Borrelli Romano fotoE cosi capita che certe mattine ti svegli  col vento  dei ricordi che ti assale e coinvolge. E basta poco. Una brezza,  una sedia,  un dolce,  un numero. E’ presto ma è  il sole che chiama,  insieme alla fila dei giorni,  mesi,  anni passati. Dei giorni a cavallo di ferragosto,  con un must: il giro dei paesi nel capo leccese. Un caffè,  un controllo all’olio dell’auto,  all’acqua,  la verifica della benzina,  la chiave e… accensione e via.  Voglia di scendere un po’,  oltre Gallipoli, oltre la “sferracavaddi” oltre Taviano,  patria dei fiori,  Melissano,  Racale… Andare alle radici. Che forse,  stando ai ricordi e racconti dovrebbero essere proprio a Melissano.20160817_09471520160817_094628 “Buongiorno sule meu”,  una mano ha scritto su di una cinta muraria. Da piccolo ero affascinato da questi paesini,  cuciti insieme da una ferrovia e dal passare dei treni lentissimi e antichissimi. Chiedevo ai nonni di aspettare quel momento esatto in cui si abbassavano i passaggi a livello per veder passare proprio quei treni,  quelle caffettiere marroni,  ricordo. E ricordo le loro risate. 20160817_101516Paesi cresciuti e divenuti citta’ sul finire degli anni ’90 e inizi 2000,  grazie a qualche Presidente della Repubblica.  Paesi gia’ silenziosi sui quali calava ulteriore silenzio tra le 12 e le 18. Paesi con case dai gradini alle porte un po’ altini.20160817_093200Melissano.Le.17 8 2016 foto Borrelli Romano Ma li ricordavo veramente così oppure il tempo deforma sempre molto? E probabilmente ha deformato anche i gradini facendo ricorrere i proprietari di quelle case ai ripari? E il ricordo del profumo della “cupeta”? Questo si che lo ricordo. E l’ho ritrovata. E mangiata. Ovviamente. Ricordi di scarpe,  calze e donne che lavoravano il tabacco e dita “perforate” di donne al lavoro,  perché  per lavorare quelle foglie,  occorreva essere abili. Tutto qui intorno era un polo calzaturiero affermato. E le lotte e i canti delle tabacchine? Già,  non è  sufficiente ascoltare la canzone,  occore visitare questi posti,  viverlo,  farseli raccontare.Staz Melissano, Le.17 8 2016 foto Borrelli Romano La stazione. Mi piacevano queste stazioni,  così antiche,  con i treni ancora più antichi. Ho rivisto e vedo e vedro’ cose che non ricordavo più. Persone e parenti che non ricordavo perfettamente. Ho visto la terra ancora più rossa. Ho visto paesi che ora sono diventate per decreto città. Lungo la strada,  dopo Gallipoli,  non ho piu’ visto molti ulivi. O meglio,  alberi di ulivi tagliati,  senza rami,  braccia,  foglie,  capelli. Sofferenti. E ho pianto. Mi sembravano persone dagli arti manchi,    mutilate. E la gioia di questo tempo non e’ stata completa.

Melissano, Le.17 8 2016, foto Borrelli RomanoIl viaggio continua sui binari della memoria. Osservo la strada ferrata della Sud-Est e il caseggiato della stazioneMelissano (Le).17 8 2016 foto Borrelli Romano. Riesco ad immaginarla, oggi,  con gli studenti,  le scuole,  che come spugne ricevono e rilasciano… La immagino ieri,  con il viso di anziani nonni sorridenti a guardare il mio entusiasmo al passare di un treno. Allungo lo sguardo,  oltre. Qualche albero si sta riprendendo, è  la rivincita,  lenta. È  la speranza. Che qualcosa di buono rinasca sempre. Melissano, Le.17 8 2016 foto Borrelli RomanoSalento: lu mare,  lu sule,  lu jentu. La strada,  per un amore. Salento: km di strada e d’amore.

16 agosto: san Rocco

S.Rocco.Lorenzo Lotto 1549.Urbino.Borrelli Romano20160802_143512Chissa’ se davvero gli alberi la notte russano,  se dormono,  se si rilassano e si contraggono dopo aver trascorso una giornata intera ad alzarsi in continuazione,  fino in cielo,  come la Cagnotto. Chissa’ se si abbracciano tra di loro e… Quanto buon profumo ci regalano insieme all’ossigeno grazie a quel processo di fotosintesi (processo attraverso cui le piante usano la luce del sole per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in zuccheri).  Ma la notte no. Si riposano. Dormono davvero? Un salto al mare,  alle 8 dove ancora regna sovrana la maleducazione: spiaggia da tutto esaurito con ombrelloni e asciugamani ma “mancane li cristiani”. Rientro. martedi 16 agosto,  senza giornali: festivita’ di S. Rocco;  santo con la Croce rossa sul cuore,  abito da pellegrino,  mantello,  mantellina,  borraccia  e piaga della peste su di una gamba. Festa molto sentita da queste parti,  nel capo leccese. Un santo nato in Francia,  a Montpellier nel 1346 circa e morto a Voghera nel 1376 circa. E’ stato il piu invocato nel Medioevo come protettore della peste che all’epoca era un flagello. E’ patrono di molti, contagiati,  viandanti,  pellegrini,   operatori sanitari,  farmacisti,  volontari,  volontari,  cani e protettore delle gonocchia e delle articolazioni con le sue ferite e piaghe e il cane appresso con in bocca un pezzo di pane. Da queste parti,  in Salento,  sono molti i paesi che lo festeggiano e lo ricordano e tantissime le tradizioni culinarie in occasione della stessa perché  si sa,  il cibo è  veicolo culturale,  storico… ecc. ecc. Tra i “sentieri del gusto” molti i paesi che lo festeggiano come sano patrono, “luci” accese e colorate in suo onore: Leverano,  Torre Paduli,  Sternatia e giu’ giu’ nel… “capo”. Santità  attribuita dalla Chiesa intorno al ‘500. In tanti possiedono una piccola statuetta di San Rocco,  in legno,  da qualche parte,  in un angolino della casa. Anziane,  fazzoletto a coprire il capo,  lo pregano e lo invocano,  nei pomeriggi estivi. Anziani,  sigaretta in bocca,  colpo di tosse,  tra l’asma e il fumo che ne impedisce il buon respiro biascicano qualcosa,  tra implorazione e altro. Studenti che si rivolgono a lui insieme a San Giuseppe da Copertino. A Urbino mi è  piaciuta tantissimo la tela del Lotto,  fine 1400.  E quando penso ai pellegrini,  viandanti,  automatico è  il ricordo alla Madonna di Loreto del Caravaggio (Chiesa di S. Agostino,  a due passi da piazza Navona).

San Lorenzo: 10. 8. 2016

Porto Cesareo,Le.10 8 2016 foto Romano BorrelliSan Lorenzo. Aspettando le stelle e la loro conta. Leggendo. Che è   provato,  statisticamente,  che chi legge ha una vita piu’ lunga. Non importa cosa. Certo non il biglietto del tram o dello scontrino della spesa. Libri e giornali e riviste intendeva la ricerca e così ribadisco e chiarisco. Mi fa piacere  pensare che da sempre faccio incetta di giornali del luogo in cui mi trovo . Ho cosi “scoperto” che questa azione quotidiana tanto semplice quanto utile  mi allunga la vita la loro lettura  e me la sono allungata e guadagnata. Come accadeva “per una telefonata”: vi ricordate la pubblicità della Telecom,  mentre tutto era pronto per una esecuzione arrivava una telefonata interminabile? Ma qualcuno ricorda anche le telefonate urbane e interrurbane?  Ma pensiamo all’oggi,  10 agosto,  festa di san Lorenzo. Chi era. Fu uno dei sette diaconi di Roma,  martirizzato nel 258 durante le persecuzioni volute dall’Imperatore Valeriano nel 257.  d. C. La Chiesa cattolica lo venera come santo.  Allora,  questa sera,  occhi su, sedia a sdraio,  insetticida o autan per eventuali zanzare, acqua o bibita,  popcorn,  rustico,  calzone e… “santa” pazienza. A Gallipoli si possono contare le stelle al castello. Io preferisco in piazza,  quella di Santa Maria Di Leuca,  sotto il faro che produce luce e aiuta la riflessione. Ottimi sono anche i giardini ed i cortili. Anche la piazza del paese,  con le nuove sedie installate da poco tempo. Bellissime le promesse e gli auspici nel momento in cui si avvistato. “Conservo ancora da qualche parte dei documenti,  lettere e testamenti…  “… appunti vari di dedideri espressi. Ovviamente,  desueti. Da queste parti i cortili sono davvero  tanti e cosi le masserie. Saranno multisala all’aperto,  aspettando San Lorenzo. Un film romantico chesi ripete da anni. In spiaggia non mancheranno scambi di piatti tipici,  falò  e bagni di mezzanotte,  aspettando l’alba. Facendo incetta di odori,  suoni, gusti,  colori,  azzurro,  giallo,  verde. Intanto questi colori li intercetto ora,  a Porto Cesareo, Le.10 8 1016 foto Borrelli RomanoPorto Cesareo,  metà  mattinata. L’azzurro come il cielo e il mare,  il verde come molti tratti di mare che sconfinano verso l’isolotto 20160810_083928e il giallo sole. Proprio come questo. Porto Cesareo, Le.10 8 2016 foto Borrelli Romano Il ficarolo ha aggiunto un nuovo prodotto alla sua “bancarella”ambulante: “la ficatigna senza spine”. Presumibilmente sara’ ancora più… dolce. E’bellissimo divenuto un personaggio,  questo  ficarolo che ci concede molte occasioni per ritrovare il buon umore e la sana  risata. Ficarolo mai volgare.

frisella leccese.10 8 2016 foto Romano BorrelliPs. Qui,  ottimo pasticciotto,  ma davvero “ecstra” e “rubo” l’idea al ficarolo,  a 1. 20.

Alle 20. 00 sulla spiaggia stazionavano in tantissimi,  sprovvisti dell’idea di far ritorno a casa. Anzi,  la casa,  stanotte e’ una tenda,  per la visione della caduta delle stelle.  Ed esprimere un desiderio. In prima fila.  Intanto,  nel frattempo,  chi comincia a scambiare i piatti e chi condisce la “frisedda”,  piatto semplice e tradizionale. Frisella,  bagnata appena,  per ammorbidirla,  pomodoro,  olio,  sale e origano La cena è  servirà. Aspettando le stelle. Sarà  una gara,  a chi ne a vista di più. E se nel corso dei mesi tutto dovesse essere positivo sarà  proprio merito di questa notte. E di una stella avvistata.

Buona visione.