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Ciao ciao Salento

20190823_114648.jpgCome tutte le cose, che possiedono un inizio ed una fine si è  giunti cosi al termine delle vacanze salentine 2019, che saranno ricordate al ritmo del mambo  salentino. Tre settimane sfilate via, velocemente, con tempi pigri, oziosi, legati al gran caldo, soffocante a tratti, mitigato per altri, dalla brezza marina: classiche domande, mattutine, come dirsi buongiorno al primo incontro, erano, sono, saranno:” oggi è  scirocco o tramontana?” Cosi, per capire se il bagno a mare si farà  o meno, cosi, come per altro da fare, di legislatura o di transizione. Alcuni frutti sono in ritardo, come i fichi, e chissa` come mai. Enrico, suo fratello e tutti gli stanziali sono al loro solito posto, un cappellino nuovo, il cestello della bicicleta da cambiare  e le maglie da comprare. Come sempre pienone e grandissima confusione, sulle strade, sulle spiagge e ovunque, con la speranza che almeno i frutti di questo decennale trend da turismo sfrenato possano essere impiegati al meglio, producendo più servizi e migliorie di lungo respiro per i residenti, fruibili per i restanti mesi oltre quelli estivi. Lunghissime letture di quotidiani, alle prese nel presentarci e raccontarci crisi politiche ed ipotetiche soluzioni, “con maggioranze chiare, solide, durature” dai ccolori poco chiaro. Delegazioni, sala della vetrata del Quirinale, prassi, costituzione, confronti storici. Oggi è  Santa Rosa, nome inflazionato, qui, in Salento, e rose senza spine  si affacciano tra bancarelle di venditori.

20190822_184444Il mare è  una “tavola-favola blu”, e vale, anche se, negli ultimi giorni non era proprio come al solito. Pazienza. Ci rifaremo.

Ciao ciao Salento, ciao Lecce.

Il Freccia rossa è  pronto sul primo binario. Partirà  alle 12.06 e arriverà  a Torino Porta Susa alle 21.30.

19 agosto 2019

20190819_181605.jpgUna cosa che non deve mancare, soprattutto in periodi caldi come questo, è  la mazzetta dei giornali, perché la lettura è  questione….quotidiana, “la preghiera del mattino dell’uomo moderno”. Poi, a corredo di quelli, anguria (o cocomero), pasticciotto e un buon caffè, di quelli forti, robusti, scuri, come questa terra e il volto abbronzato di molti, cui la protezione non ha alcuna difesa, un caffè Quarta,  tanto per intenderci,  da queste parti o caldo o con ghiaccio è  salutare. La giornata è  lunga, l’antenna tv non riceve e cosi non resta che riannodare i fili del tempo e informarsi con la carta, che a me, personalmente, piace più e molto rispetto a quelle tratte da palmare. Poi,  la musica del mare, le onde che si infrangono, fanno il resto.  Immaginazione, fantasia e racconti o chiacchiere che a sera paiono sortite dal caminetto, narrazioni domestiche, famigliari, come quelli di Roosvelt lanciate dal 1933, senza radio ma con tanti ascoltatori che faticano a prender sonno per il troppo caldo, non dal caminetto, ma da un sole che fa 40, insistendo tutto il giorno. Radio, discorsi, come quelli di Papà Pio XII. Il sole  si ritira, e con permesso o senza queste del tramonto sono le ore piu belle per l’ammollo in acqua. Sulla sabbia trasformata in porte girevole tra chi lascia e chi arriva, ci si contende qualche scampolo di metro per l’ultimo selfie della giornata.

C’era una volta…Sud Est

20190810_133001Bello il trenino, che, proveniente chissà  da dove, arriva a Martina,  passando da paesi dai nomi profumati e cosi i sedili, da fichi d’india, fichi, pomodori, uva, nera e bianca, prugne di ogni tipo, vino e olio…Guagnano, Novoli, Salice, Campi,  San Pancrazio, Manduria…ho provato a immaginarci “piccolini” al tempo dell’infanzia, della scuola, qui, dei muretti a secco, talvolta “sdentati”, la brezza del mare, le strade polverose di breccia, degli “zippi e leune”, dei fichi maturi e secchi…e dell'”ua  tifara”, non ancora matura, “rubacchiata” da ragazzini tanto per passare il tempo e giocare a trattenerlo, facendo finta di esser grandi, del circostante che si muove e fa la storia e noi pianeti…;la cosa, il pensiero, il ricordo, permettetemi, mi faceva sorridere, al suono di “ua” perché immaginavo, anziani, di quaggiù, con la fronte scritta dal tempo e dal sole, sorridenti, mani callose, scure, per il lavoro e la terra, il cappello appena levato, per salutare, il bastone, la sapienza e l’offerta di “ua” e…fichi che diventano femminili, quaggiù  “le fiche”,vendute “estra” da un signore, a Porto Cesareo, con la scritta, “vietato pubblicare foto alle fiche”e così, pensavo, se al posto di “ua”, nelle aule, a scuola,  fosse uscito questo tetmine..inoltre, tutti quaggiù abbiamo avuto una “Mascia tetta” che si è  occupata di noi, nell’aggiustarci la vita e gli umori da piccoli, in preda a mali fanciulleschi come gli acetoni, guariti quaggiù con uno spicchio d’aglio, o al tempo delle cadute in bicicletta, con un bel bicchiere di vino o d’aceto per disinfettare  le ferite. Per non parlare poi di quando, appena giunti “dal nord”, i nonni, “per aggiustare l’intestino” ci facevano ingoiare un bel bicchierone di acqua di pozzo, salata. È poi, vogliamo mettete la Candida, declinata in Candiduccia o “mazza curta” o “mazza te fierru” o ” li scuasatu” (lo scalzo)….Ecco, il passaggio a livello si alza e devo rimettere in moto, ma è  stato un bel tempo, divertente, poter immaginare nell’abitacolo della vettura tutti quei personaggi….
Ahahah…

Lecce, 10 agosto 2019

20190810_144441.jpgUtilizzare il trenino per muoversi in Salento è uno degli aspetti piu divertenti, economici e arricchente di conoscenze storiche economiche sociali del territorio. La sua lentezza è  un elemento aggiuntivo in quanto permette di spaziare con  l’occhio da un punto ad un altro velocemente, “agguantando” masserie di ogni fattura, muretti a secco e contadini al lavoro su campi immensi e ben lavorati, panni stesi che narrano vicende sociali e private, e anche questo ritengo sia un aspetto che vale il viaggio. Per non parlare di “appendici” di case, dal vago aspetto di garage o contenitore di ogni cosa:gomme di auto, caffettiere,  pentole, reti e pomodori stesi a seccare. Lungo questo “nastro ferrato” tutto, ad un occhio attento e vigile, racconta, peccato che ogni tanto si debbano anche vedere  incendi “non governati”.  Il treno rallenta, accenna a fermarsi, tutti noi viaggiatori “tremiamo” a questa possibilità  non preventivate nel prezzo e nel tempo. Fortunatamente, si riparte, tanto, più  a vista di così, impossibile viaggiare.20190810_140227Il viaggio è  una occasione per scambiare due chiacchiere su questa linea, di contratti fra ferrovie e velocità fra poderi, velocità in corrispondenza fra  passaggi a livello ed enti locali, insomma, qua sopra, su questo pezzo storico in movimento,  i miei studenti, a parlare, sentire e approfondire potrebbero preparare un esame di diritto amministrativo e pubblico. Giunto a Lecce recupero  il

20190810_150727centro storico, il Duomo, l’anfiteatro romano, la piazza con le sue luminarie e mi addentro in una sala del 20190810_152644Bar Alvino, così, per accumulare aria condizionata in una giornata caldissima in cui molti operai sono alle prese con i preparativi della festa di S.Oronzo.  Una vetrina lunghissima presenta ogni tipo di pasticciotto, anche  gelato, e questo deve essere davvero ottimo. Opto per il classico ed un Quarta. Le mie vicine sorseggiando velocemente un caffè con ghiaccio, hanno mappe ed itinerari ma lasciano ben presto sul “campo”  al fondo della tazzina i cubetti di ghiaccio. Mi fiondo come per sgusviare via dall’afa a visitare santa Croce, ora libera dalle impalcature. È  davvero molto bella. Al suo interno si sta per celebrare un matrimonio e quindi non sara possibile “osservare” con cura e attenzione il suo  interno. Velocemente, mentalmente,  ripasso Riforma e Controriforma, perché siamo più o meno in quegli anni. Anche Santa Irene mi piace e non ci avevo mai fatto cado a quante somiglianze con altra basilica romana, santa’Andrea Dellavalle. Tra una basilica e l’altra, ragazze salentine, carine, munite di trecce e no, offrono ai passanti taralli di ogni specie. Unico neo, personale,  è  il pagamento di un obolo per entrare in Duomo. Il viaggio e la sua bellezza insomma consistono nel viaggio stesso e la sua imponderabilta. È  sufficiente avere a disposizione tempo e pazienza.   È  ora di riprendere il trenino.

Dal mare con le Torri Salentine

Il mare è  chiaro, limpido, cristallino; la Torre sempre avvolta nel suo mistero e alla sua ombra, da anni, accumulano fresco una dozzina di persone che si contendono  ombra, e staziona pure una fontana che ha dissettato generazioni di autoctoni e turisti, ora a piedi, ora in bici,  ora con le taniche custodite in macchina, ad ore precise, quando per bere era necessario passare da qui, o da altre fontane. Tempi andati, mica moderni. Eppure le luci della ribalta passaronno da qui e in milioni di case italiane ai tempi del codino di Fiorello e del suo karaoke, una sera di un gennaio di tantisssssssimi anni fa. Poco distante, “Manuela Arcuri” è  ancora fotografata e ricercata, non più  come ai vecchi tempi, ma lo è sempre perché nel corso degli anni è  riuscita a  mantenere intatto il suo fascino. Eppure si tratta solo di una semplice  statua che fece ingelosire mogli di pescatori che a suo tempo la resero oggetto anche di “Stalker”. Povera statua “tagliuzzata”. Pensate un pochino che guaio. Tutto come sempre, o quasi, se non fosse per un calo copioso, affermano alcuni negozianti,  di turisti, rintracciabile dagli incassi. Un gruppo gioca a carte con una finestra aperta sul mare, un pochino in collera, mentre i primi, una carta giu l’altraa su, sono davvero presi dal loro gioco. Un caffè,  un pasticciotto, “crema 1,20, nutelli,pistacchio, amarena, 1,50”.  Sorseggio e mangio, ma non hanno, per me,  lo stesso identoco gusto. Personalmente non so che  dire, tranne  che una assenza, questa si, la sento,  la vivo, la soffro.

Lecce

20190715_185803.jpgLe luci della città, Lecce,  lentamente si accendono e quelle del giorno lasciano il posto ad una notte brontolona, a tratti rabbiosa, umida, e una pioggia fine, con “magliette idem”, e ragazze chissà, con su scritto su bianco vivo “stau nervosa”, “sto nervosa”, magliette e  che non lasciano presagire “tempo”  buono. E da perdere. Il mare a due passi da qui, lo immagino che chissà  come brontola, lasciandomi pensare ad una gara di rumori e di guerra in un duello intenso ma breve, col temporale che incede, un pochino come una lotta tra due innamorati lontani da tutto e tutti. Sciami di turisti corrono tra corti, viuzze, case, barocco; schivano, si defilano, declinano o accettano ben volentieri  taralli di ogni tipo da tre ragazze salentine. Una grande bellezza. Altri, naso all’insù,  prroccupati del tempo, alzano il passo introfulandosi in qualche bar, me compreso. Pasticciotto salentino, un must, con rustici e caffè  Quarta. È  passato molto dall’ultima volta che sono stato qui e riconosco ogni cosa e sembra che parli, racconti qualcosa che è  statoe che puntualmente aspetta, attende;  per distogliere pensieri  e farne subentrare di nuovo provo ad immaginare il bar dove Michela Marzano potrebbe aver fatto gustare qualcosa ai suoi personaggi. E rileggo mentalmente alcune pagine di “”Idda”. Mi posiziono per una foto, e penso a come sia tutto uguale, al solito posto, il campanile, oltre, l’anfiteatro, alle spalle, i bar davanti, come una vecchia foto che mi ritrae sorridente, con la magliettina, “Salento, lu sule, lu mare, lu jentu”; tutto uguale ma anche tutto diverso,  almeno dentro di me. Passo il palmo della mano sul viso e non percepisco se sia acqua o magone strizzato per qualcuno,  che manca, una assenza di un grande come può  essere un padre. Gli ulivi parlano come la vite, di memoria e di radici,  come le mie. Molti bruciano, sono secchi, sembrano con poca vita, ma vedo e sento un verde  che mi porta a pensare che in qualche e in ogni modo   resistano.

Ciao Lecce

Lecce: 10:55. Freccia bianca. Verso Torino. Binario due. Ecco. Siamo giunti anche per quest’anno alla conclusione delle vacanze estive. Certamente ci saranno appendici ma non saranno vacanze di tale durata e bellezza. Non resta quindi che riavvolgere il nastro dei ricordi e cominciare il lungo viaggio. Verso Nord. E augurarmi buon viaggio. Il treno ha fischiato e l’odore che promana e’ gia’ di scuola. “Eventuali accompagnatori sono pregati di scendere dal treno”. Eventuali lacrime, di viaggiatori e accompagnatori,  riavvolgerle nei. Fazzolettini. 10:55,  disco verde,  le porte si chiudono,  il viaggio comincia.  Ciao Lecce.

5 Agosto 2017

I mass-media ci informano “quotidianamente” che siamo uno dei Paesi piu’  caldi,  o forse il piu’ caldo escluse le zone desertiche. Reale,  percepita,  confronti fra questo caldo e quello del 2003,  come  se,  parlando dello stesso argomento si affievolissero le pene di questo “inferno” chiamato Lucifero.  Questi i discorsi da “ombrellati” e sotto l’ombrellone. Fin dalle prime luci dell’alba,  a Porto Cesareo,  dove è  obbligo rifornirmi di Stampa (peccato per la sola pagine tra di cronaca torinese),  Messaggero e Quotidiano, notizie condite  dal gusto di caffè  e pasticciotto, per la cronaca di vita quotidiana,  il ficarolo si è   piazzato,  come da anni a questa parte gli capita,   nel medesimo luogo dove lo avevamo intercettato in qualche post fa: parcheggiato a due passi dal gran “ricamatore” medico chirurgo del paese,  conosciutissimo, da tutti i bambini proprietari di una bici e che tutti a quel loro tempo si facevano chiamare Fignon,  Moser o Il Pirata,  almeno fino a quando non interveniva lui,  il dottore,  ad incidere su qualche loro gamba e chiudere la faccenda con qualche punto di sutura. Un dottore,  apprezzatissimo e riverito  a suon di levate di cappelli,  proprio ora che si avvia verso i 90. Sul furgone del Ficarolo,  posto tra dottore e “Bei tramonti”,  solo il colore del pennarello si è  sbiadito un po’ così che, qualche parolina un tempo  dolce e succosa presenta oggi il segno dei tempi e il sogno infranto di altri. Tempo che passa,   anche per il ficarolo, senza più il suo richiamo per la “fica”, tempo passato evidenziato da qualche ricamo sulla pelle,  al pari delle sue “fiche” sulla buccia. Tutti scrivono e anche le Scritture sulla frutta hanno avuto sempre  qualcosa da dirci.  Il cielo ha un colore indefinito: sembra di essere in attesa, un lieto evento, ma certamente non partorirà   pioggia. È  l’effetto calore-afa. Tutto qui. Per la pioggia,  qui,  non è  ancora tempo. Ma per i ricordi,  si. Eccolo. Fresco di “pezzo di carta”,  passeggiando dalle parti di Roma Termini,  esattamente a Santa Maria Maggiore, partecipai,  anni fa,  alla funzione celebrativa della Madonna della neve. Oggi,  5 agosto,  infatti,  si ricorda “il miracolo della Madonna della neve”. Da una delle tante botole poste sul soffitto della Basilica  vidi scendere tantissimi petali, o fiocchi, “neve”. Fu uno spettacolo davvero molto bello e coinvolgente.  Lo rivedrei  volentieri. E anche la neve, rivederla,  non mi dispiacerebbe.

 

4 Agosto 2017

Porto Cesareo (Le), 4 8 2017.Romano Borrelli fotoLa Torre e’ al suo solito posto e così “l’Arcuri”,  un pochino sfiorita nella sua bellezza,  col passare delle stagioni: il “trucco”  passatole sul viso presumibilmente da qualche gelosa di troppo è  evidente da un po’ di tempo a questa parte. Lo specchio d’acqua,  questo mare che luccica ad est e “bolle”,  riflette barche,  scoglio e “Lo Scoglio” e mentre qualcuna,  riposando li nei pressi,  osserva lo sciabordio e misura le distanze ,  tra Torre Chianca e  Torre Lapillo; Enrico C.,  riconoscibilissimo dal suo cappellino dai colori vivaci e dalla sua canottiera blu,  agita le mani e le braccia,  immerso fino alle ginocchia,  nel mare gia caldissimo da quando l’alba si è  distesa e allungata su questa parte di cielo.  Cerca le “corse”,  specie di granchi conosciute solo da lui,  o probabilmente si illude di trovarle,  un espediente per fermare il tempo in cui quell’ attività  era redditizia e i clienti facevano a gara per accapparrarsele. Un modo come un altro per nascondere i suoi 85. Accenno un saluto,  un piccolo cenno con la mano,  ma resto dubbioso che mi abbia effettivamente riconosciuto. Fin dall’alba dei suoi 80,  l’occhio “semi chiuso” o “semi-aperto”,  il che è  lo stesso,  lo rende assai simile al bel don Giulio di Ferrara. Anche li,  una Torre. Lascio ricadere mano e braccia lungo il corpo e prendendo fiato faccio partire un : “Enricooooo”. Rialza il suo pesante corpo da ciclista consumato, porta la sua mano a tetto o a visiera tra occhi e fronte cercando di capire qualcosa in piu, di quel mio grudo,  già  consumato…  ma… Mi giro,  mi infilo nel corso del paese,  alla ricerca dei quotidiani,  di un caffè  forte e di un pasticciotto,  prima che “Lucifero” cominci la sua “cattiva” opera. Solo i ragazzi non si accorgono di lui: loro,  felici,  tra un tuffo e l’altro, riempiono il tempo: non è  piu’ alla ragazza di Veglie,  che dedicano i tuffi,  ma a nomi propri dolcissimi.   Non conoscono stagioni o mezze stagioni, il caldo o il freddo. Perché è  la felicità dei loro anni che  vuole così. E così  sia.

A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.