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A Porto Cesareo, Lucrezia… Borgia

Porto Cesareo (Le) 18 7 2017 Romano Borrelli fotoCaronte si appresta a rifare il suo ingresso. La sua presenza e’ ancora sulla pelle e brucia. Molto. Al solo nominarlo,  si rabbrividisce. La previsioni attestano che senza bussare “sciogliera’” molti,  anzi,  tutti, a partire da domani.  Intanto,  il vento di tanto in tanto,  soffia. Mare appena mosso,  acqua abbastanza fredda,  schiamazzi in libertà  di una scolaresca, che sfidando la calura del primo pomeriggio non smette mai di tuffarsi dal molo. Ragazzi che dedicano “alla ragazza di Veglie” il tuffo e quello prossimo,  “alla Cagnotto”,  si intende.   Ma per loro,  tuffi e richieste, sono solo tanti… buchi nell’acqua: la ragazza di Veglie,  biondina,  occhi verdi,  fisico slanciato,  proprio non se li fila. Deve essere proprio interessante pero’ questa “ragazza di Veglie” se viene insignita di così tanti tuffi.  Il tutto,  naturalmente,  avviene all’ombra della Torre. Di Porto Cesareo. Il mare luccica e sullo sfondo, il paese,  Porto Cesareo, che d’estate si trasforma,  si dilata, in una Rimini del Salento,  al pari di Gallipoli. A quest’ora,  la parte di cittadina, sotto i miei occhi,  sonnecchia,  adagiata sulla spiaggia dei bimbi”all’ombra del solito onnipresente pino che “ombreggia’  e regala frescura, da sempre,  ai residenti delle varie “stagioni”.  Le panchine che incorniciano la Torre sono gia’ “aggiudicate” giusto premio dei  tanti che proprio non riescono a dormire nel pomeriggio: pensionati che giocane a carte,  sotto l’occhio non piu vigile e poco elastico di Enrico, solita canottiera, appoggiato alla sua altrettanto eterna e solita bicicletta. Sul manubrio,  da parte a parte,  sventolano gagliardetti dell’Italia, a ricordo dei tanti Europei e Mondiali che ne hanno segnato la storia. Pantaloncini e viso volto al passato,  a ricordo della sua gioventu’  quando gli bastava una chitarra,  nei suoi pomeriggi. Di tanto in tanto un colpo di vento accarezza le pagine del mio libro su Lucrezia Borgia… della Bellonci,  ultima mia compera presso Paravia. Nello zaino,  si fa sempre posto, alle buone letture. E’ un bellissimo libro,  e in questo momento,  sono arrivato al suo ennesimo matrimonio,  con Alfonso di Ferrara. E’ una figura affiscinante,  questa di Lucrezia come quella di Isabella d’Este,  come tutto il periodo,  il Rinascimento,  che coinvolge Michelangelo,  Pinturicchio,  Raffaello, Ariosto… così,  tanto per avere sempre in mente la mia,  di scolaresca.

Maturità alle spalle

Da ieri,  al via gli esami orali. Il corridoio,  l’attesa,  la tesina sotto il braccio,  la camicia di lino e la giacchetta, l’individuazione della sedia,  la firma,  la penna,  e pronti partenza via per l’ultima corsa. Tre piu tre e il Presidente. Ultimi momenti,  seduta in classe prima di disperdersi alla ricerca del proprio posto nel mondo. Tesine belle,  interessanti,  talvolta proiettate,  altre no. Matematica,  igiene,  psicologia,  diritto,  inglese,  storia,  italiano,  visione delle prove e domanda delle domande o meglio,  “il domandone” al candidato: ” e ora? ” E poi, strette di mano,  arrivederci,  buone vacanze e io “complimenti per la trasmissione”.  L’uscita,  la porta che si chiude alle spalle,  quella della commissione,  riunita,  e quella del domani che si apre al futuro.  Il corridoio,  i compagni,  l’abbraccio che scarica tutto,  tensioni,  ansie,  gioie  e strizza e poi tutto si scioglie,  in lacrime o sorrisi.  L’accerchiamento al maturando di quanti,  in attesa del proprio turno,  ancora a porte chiuse, in silenzio ma anche no, domandano: “cosa ti ha chiesto”… e via a rifare l’esame di maturità  appena concluso: Svevo e la sua coscienza di Zeno,  Verga e il suo rosso malpelo,  Saba e Trieste,  Pirandello e…  e.. La porta si apre,  avanti un altro. “Il treno ha fischiato”,  avanti un altro. Gli zaini si svuotano di librie  lasciano posto alla liberta’ e all’estate che bussa alle loro porte. E la vita continua,  cantera’ questa sera Vasco Rossi.

Al via l’esame di maturita’

“La notte prima degli esami” (Venditti sempre intramontabile)si è  appena conclusa. Per mezzo milione di ragazzi è  arrivata “l’ora della maturita’”.  La ricorderanno, (come è  capitato a noi) per sempre,  e per tantissime occasioni verra’ “tirata fuori” come un bel vestito,  in tantissime occasioni.  “Ti ricordi quando…? “.  E’ il giorno del tema,  tempo massimo sei ore. Una delle ultime volte in cui siederete li,  tra le mura che vi hanno accolto ogni mattina per sei anni,  scandendo emozioni interminabili. Ora,  penna,  dizionario,  carta di identita’. Pronti,  via. Maturita’,  Non fai paura.  Auguro alla mia classe tanta serenita’… sono bravi e alla “Ligabue”,  ” niente paura”.  Aggiungo: “amerete il finale” (dalla foto,  la “mia classe” V G all’uscita dalla visita presso “La Stampa”).

Tutto nella giornata del 3 giugno…

Nella notte le sirene continuavano il loro “lavoro” ininterrottamente. Suono,  corsa,  suono… Dirette verso piazza San Carlo e da qui,  ai Pronto Soccorso della citta’. In programma,  in  serata,  a Torino,  era prevista la finale Juve- Real Madrid,  trasmessa attraverso  il maxi-schermo come normalmente e’ avvenuto in  occasioni simili.

Al terzo goal, del Real Madrid,   in piazza San Carlo, (il salotto torinese) dove in trentamila si erano radunati e assistevano alla finale di Champions,  un botto e poi improvvisamente migliaia di corpi in fuga, che solo fino a pochi secondi prima erano “spalla a spalla”,  nel vedere,  tifare,  imprecare;  all’improvviso, e,  dopo quel botto,  eccoli,  trentamila  a correre all’impazzata cercando una via di fuga. In mattinata la notizia era che il numero dei  feriti si aggirava intorno ai 1500. Moltissimi hanno fatto ricorso alle cure del Pronto Soccorso. Sulla piazza un tappeto di vetri e cocci di bottiglie  (che non avrebbero dovuto) e che hanno causato tagli e ferite profonde ai  molti che cercavano una via di fuga dalla piazza. Il tutto a pochi minuti dal triplice fischio che avrebbe consegnato per il secondo anno consecutivo alla squadra spagnola. Risultato finale,  4 a 1 per il Real. Giornata che aveva segnalato attentato a Londra.

Una giornata davvero triste,  anche per un altro fatto:   nel pomeriggio era stata data   la notizia del furto della reliquia (il cervello) del Santo dei giovani,  San Giovanni Bosco (nella foto l’urna del Santo nella Basilica di Maria Ausiliatrice). . A Castelnuovo don Bosco infatti era conservata la reliquia del  cervello del Santo fondatore dei Salesiani conosciuti e presenti in tutto il mondo. Reliquia trafugata nel Tempio del Santo.

 

30 Salone Internazionale del libro di Torino

20170520_164941Appello: “Il nome della rosa”,  “La donna della domenica”,  “Ventimila leghe sotto il mare”… A parte gli scherzi,  gli appelli,  quelli veri,  sono quelli delle classi che lentamente si muovono alla volta di una 20170520_170159“festa mobile”,  trentesima manifestazione del salone internazionale del libro di Torino,  “Oltre i confini”. Sul piazzale antistante la ex fabbrica è  già  una festa,  prima dei varchi d’accesso. Ragazzi,  ragazze che anticipano l’arrivo dell’estate con i loro pantaloncini e treccine e t-shirt colorate.  Locandine,  guide alla mano e prof.  in coda,  agli accrediti. Torneranno,  i prof,  con i biglietti e 15 euro di bonus per ciascuno,  da spendere in libri. E loro,  i ragazzi,  torneranno a casa con un libro. E questa si che è  una festa,  Non liquida,  ma tangibile. Sfogliabile,  annusabile. E cosi,  dopo le mie  classi,  decido,  in un momento di festa,  di fare la mia parte,  e andarci,  a questa festa mobile.  20170520_175342Riconosco quella che era un tempo “la fabbrica”,  con la scala ad elica,  la pista che raccolse centomila torinesi in una notte fredda di gennaio per l’ultimo saluto di commiato all’Avvocato Agnelli. Centomila in attesa,  chi mano nella mano,  molti beneficendo,  chi maledicendo la linea e tutto quel che aveva portato via. Perché la fabbrica da,  e toglie,  ma non è  una partita doppia. Si è  sempre in perdita: avrebbe aggiunto, una tendinite,  un tunnel carpale,  una sciatica, fumi ai bronchi… o per sottrazione,  magari portando,  (la fabbrica e la stanchezza di quella),  via altro… magari amori,  mogli,  mariti,  chissa’… Ma prima di tutto questo,  e per molto piu di tutto cio’, e’  “la fabbrica dove lavorava mia madre”,  sulla linea e i suoi racconti,  di un panino,  mangiato sui cassoni,  quando non aveva fame,  di un gettone da recuperare per telefonarmi e chiedermi: “ciao,  a scuola oggi? “. Perche per noi era la scuola l’ascensore sociale. Per un attimo risuoneranno i rumori delle linee,  dei turni,  dei cambi turni, delle buste paga a zero ore,  della cig,  dei”guardioni” e semafori all’entrata e all’uscita, prima che le parole stampate dei libri  si stacchino  per “volarmi addosso e averne voglia di avercele come una seconda pelle. Perche le parole muoiono presto,  ma hanno il potere di resuscitare. Varco anche io,  il primo,  il secondo… sono dentro: destra e sinistra. Mi perdo.Torino 20 5 2017 foto Romano Borrelli Invidio questi ragazzi seduti a terra che leggono,  leggono,  leggono. Osservo,  leggo una marea di titoli usati- scontati:”3-5 euro”. Mi piace questa idea. Al mio ritorno a casa dovrò inserire “nel gruppo” il mio acquisto. Ho giocato ma mica tanto,   con una classe chiedendo il loro… tra poco toccherà  a me. Sono sul filo del Rinascimento. Ho avuto un suggerimento e lo seguo. Come certi amori che non finiscono mai.

Un Primo tocco artistico

Questa pagina e’ dedicata ai ragazzi del Liceo Artistico Primo,  di Torino, che questa mattina, “armati” di santa pazienza, colori, pennelli, secchi, hanno provveduto a dare un “tocco” artistico ad uno spicchio della nstra città,  tra i corsi Principe Oddone e corso Regina Margherita. Sotto, e al loro fianco, il fluire, veloce del traffico. Noi, a veder nascere viso e corpi di donna, angioletti, e compagnia. Il passaggio di una nuvola sembra aggredirmi e ingoiarmi, ma non faccio caso, concentrandomi sul nascere di queste figure. Un puttino? E il termini mi riporta alle pagine, rinascimentali, che attendono. Raffaello, la fornarina….Pensieri che si rincorrono come daini, che si rincorrono a spirale.

Verso Milano per “Dialoghi nel buio”

L’autostrada Torino-Milano non sfilava,  via,  veloce,  come desideravo. Il treno Frecciarossa sulla destra,  quello si che marciava. Ad alta velocita’. Un fischio di pochi secondi,  al nostro fianco ne tagliava l’aria. Pareva essere ed e’ un re,  al suo passaggio,  su quella massicciata.  In 40 minuti copre la distanza tra i due capoluoghi. E’ chiamata la metropolitana d’Italia,  e infatti,  il tempo di sederti,  sfogliare il giornale,  e hai coperto i 127 km d’asfalto a piu corsie. Ah quanto ho invidiato quei momenti in cui sono io li dentro mentre guardo chi è  in coda qui,  sull’autostrada.  Quando ti abitui al treno veloce,  il bus appare lento,  alla stregua di un “personaggio” che non va mai fuori moda,  soprattutto per le gite,  ma e’ imbolsito come un vecchio signore,  goffo nei movimenti sul quel lungo nastro d’asfalto che è  l’autostrada Torino-Milano. Come sono lontane le Olimpiadi invernali  di Torino del 2006 e come sono lontanissimi i cantieri per realizzare tutto quello. Cosa vorrei raccontare? Una uscita didattica,  verso Milano,  per “dialoghi  nel buio”,  un’oretta circa per testare come vivono i non vedenti e una ampia riflessione su tale condizione. Noi,  che diamo per scontato tutto.  Due classi di scuola media superiore, verso Milano,  partite da Torino intorno alle 8 e verso una  esperienza,  davvero profonda. Mentre il bus andava,  strano ma vero,  il silenzio regnava sovrano all’interno della ‘scatola di latta” in movimento. Niente musica,  chitarra,  giochi, schiamazzi. Tranne il solito “scartare” delle varie tipologie di merendine e cibi  che accompagnano  l’andata ed il ritorno di ogni viaggio da sempre.  Zaini ricolmi al punto da sfamare zone intere dell’Africa.  Strada,  lentezza,  slow. Il che conciliato  con la riflessione,  mia, sullo stato del blog,  che non ha visto una riga il primo maggio,  di pioggia,  e neanche una su “Rinascimento privato”,  libro in dirittura d’arrivo. Davvero bello,  questo libro consigliatomi da una lettrice affidabile,  raffinata e ottima consigliera al tempo.  Mi piacerebbe discuterne come ai vecchi tempi…

I pensieri scivolano via mentre le prime costruzioni milanesi si allargano davanti a noi venendo cosi  “inglobati” da case su case,  cemento e cemento. Milano ci inghiotte insieme al suo traffico veloce mentre la nostra avanzata rallenta. Il “tom-tom” del bus,  vicino l’autista,  attento alla guida,  cortese,  professionale,  ci indicava che pur essendo in Milano l’arrivo presso l’Istituto sarebbe stato di li a mezz’ora. E cosi è  stato. La formazione dei gruppi per l’esperienza “al buio”,  i biglietti,  le riflessioni,  condivisioni e poi 15 minuti a piedi,  verso il Duomo. Le foto di rito,  le pose,  sorrisi da passaporto,  gli scherzi… una bella giornata di sole e non solo.

Santa Caterina

“Tempo di libri” non è  terminato.  Certo,  quello “sdoppiato” l’anno scorso,  sfilandosi da Torino,  con strascichi di polemiche,  si,  che è  terminato. E forse in “riduzione”. Aspettando ora,  Torino.  “A ciascuno il suo”,  (che poi e’ un libro!)di libro,  di tempo,  nel tempo,  di luogo,  dove leggerlo,  e con chi. Tempo di mare,  di “teli racconto” e sabbia e matite per sottolineare e scrivere storie e muovere personaggi. Oggi ricorre la festa di Santa Caterina da Siena e cosi, ricordando di avere tomi su tema, riprendo a sfogliare alcune pagine di uno di quelli,  dedicato alla Santa ma lasciato a meta’.  Il libro,  come scritto, in un precedente articolo del blog,  mi piace ed è  utile per la scuola,  per i ragazzi. Ne riporto alcuni passi intrecciando fatti salienti di storia e nozioni di psicologia. E poi mi ricorda un posto dove vorrei tornare. Presto. Siena. Quella piazza a “conchiglia”… Da gustare lentamente. Forse perche’ effettivamente come sostiene l’amico di un altro amico che poi e’ uno che scrive “un libro e’ come la lasagna cge e’ compista da tanti strati”. E poi c’è  l’altro libro (e quindi,  tanti altri strati e una lasagna ! ) “Rinascimento privato” (Maria Bellonci,  Oscar Mondadori) che appena  iniziato lo avevo deposto da qualche parte,  abbandonandolo in giro,  per la casa. Poverino,  senza colpe! Forse era in attesa,  ma la dove si attende c” anche la speranza! ). Correva il termine (come ultimi spiccioli) dell’estate… Una foto,  di mare,  telo,  la coperta-ina di un libro,  individuato,  ricercato,  ordinato. Dalle prime pagine capi’ che mi sarebbe riuscito difficile leggerlo, possibile  colpa di un nome fra i tanti che si intrecciavano lungo le pagine  fra le corti di Mantova,  Ferrara,  Urbino. Da poco,  l’ ho ripreso  tra le mani e, lesto e  spedito,  pagina dopo pagina, finalmente ho  comincio a sentirlo mio. È  veramente bello,  storie sul finire del 1400 e iniziò 1500. Tempi interessanti,  da vivere.  I Borgia,  Giulio II (… “gigantesca presenza fisica… “…. “torreggiava sulla politica d’Italia e d’Europa incalzando duramente il nemico del momento facendo fronte a tutti”…. pag. 165), i figli Lucrezia e  Cesare, e poi Francesco,  Isabella,  Federico, Eleonora. La bellezza,  (e le bellezze) i capelli d’oro,  trecce,  amori,  vissuti,  preparati. Passioni. Ragazzi che Storia!  Pagina dopo pagina rientro fantasticando in quel di Urbino,  Mantova,  Ferrara… e corro col pensiero a chi me lo ha suggerito. Bello! E pazienza per un nome,  tutto il resto fila…Ecco,  un altro posto dove assolutamente vorrei ritornare… Urbino.  E ripensare a “quel mostro della natura che lascia il sigillo del suo pennello divino”,  pag. 159). E mangiare un buon piatto. Magari lasagna?

24 Aprile 2017

Un fiore in piazza XVIII Dicembre,  a Torino. Un ricordo,  un piccolo pensiero,  qui è  là  in  giro per il centro,  dove qualcuno,  anni addietro, ha “lasciato” la propria vita per noi, per un lascito enorme,  che abbiamo il dovere di ricordare: la libertà. La fiaccolata partirà  tra poco,  come ogni anno. Intanto,  strada facendo,  noto che tra un ricordo e l’altro,  dalle parti di via Pietro Micca,  qualcuno ha steso poesia e biancheria intima. Idea originale. Una lettura che sa di “sbirciatina”,  a dire il vero. Ah ah ah…. risata molto social. Ridendo fra me e me,  ripenso alle elezioni francesi,  terminate come da sondaggi: Macron contro Le Pen. Piu’ o meno successe una cosa analoga nel 2002. Piu’ o meno…

News alle porte

Torino 23 4 2017 foto Borrelli RomanoGiornata di lettura. La mia (lettura) consiste in un duplice tomo  su Santa Caterina da Siena: lungo le pagine dei testi, uno spaccato storico-sociale prettamente “centrale” che intreccia tantissima storia, storico sociale e di devozione.  Giorni di lettura che confluiscono in “Sant Jordi”. La Biblioteca civica torinese,  per esempio, quella in via della Cittadella,    dona una rosa al pubblico femminile che si reca al bancone per prestito libro.  Bella iniziativa,  come le numerose librerie che espongono libri e rose.  Mattine,  pomeriggi, sere e notti in un girotondo di carta. Notte “rosa”,  sembra esplosa. Ma questo era Umberto Tozzi alcune “rose” fa,  per i 40 di “Ti amo”,  proprio qui,  a Torino, una “Gloria” unica della canzone italiana, anni ’70.  Altri tempi. Di storia “gloriosa” quando grigio e nero delle fabbriche si sprigionavano sul cielo cittadino.  La città  si presenta oggi nella nuova veste, “quotidiana” turistica “sold out”. Grigio e neto alle spalle e quasi azzerato, almeno quello delle fabbriche.  Belle presenze,  in giro,  nel cuore cittadino;  tutta bella gente davvero.

Le cronache a dire il vero non sono molto rosa,  tra la Korea del Nord e gli Usa che scaldano i muscoli diversamente dal tempo che non scalda affatto. (“Benvenuti in inverno”). Senza dimenticare i bimbi della Siria,  un Paese che lentamente sta scomparendo sotto le bombe.  In attesa di notizie da Parigi con le elezioni di primo turno ormai verso la chiusura. Giorni che scivolano via,  lentamente,  verso il 25 di aprile,  festa della Liberazione ormai alle porte con strascichi quest’anno si chi “puo’ partecipare,  chi no,  chi ammesso,  chi no”. Nelle distribuzioni di “patenti” a tutto siamo sempre ben messi.  A proposito, è  uscito il libro su Gramsci del prof. Angelo D’Orsi. E a proposito di porte…. un tizio regala la sua,  in via Cibrario,  per chi fosse interessato.

Riprendo la strada canticchiando “Si puo’ dare di piu'”.  Dopo aver visto la porta “accasciata” in omaggio,  cantarla è  d’uopo.