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30 Settembre

L’autunno entra prepotentemente sulla scena, mentre dalle finestre una musica risuona ancora, da ieri, “29  Settembre”. E le note “seduto in quel caffè” hanno lo stesso gusto di ieri, di oggi, e lo avranno ancge domani, anche se a cantare sono due capigliature differenti: quella del grande Lucio o quella del Principe Vandelli. Perche le cose buone, sono per sempre. Una delle poche certezze in questo tempo centrifugato. Gia’, perche’ a parlare di cafe’, viene in mente quello Hag, un pochino amaro, per i dipendenti e per una storia di “delocalizzazione”.  Alle “porte” di Chieri. Settembre sta per lasciare la scena, e come un rito di passaggio consegna definitivamente l’estate, il mare, le vacanze, all’album dei ricordi. “Bye bye”. Annalisa, con la sua canzone, ha fatto innamorare e  cantare milioni di italiani, scalzi, sulla sabbia, in riva al mare, in discoteca, in casa, e forse l’estate la ricorderemo anche per questo.  Un’ estate in viaggio. Le giornate, ad ogni “numero” del calendario “strappato”, lentamente si accorciano e viceversa le campanelle della scuola ci consegnano un orario provvisorio, “quasi definitivo”. Piccoli ritocchi in corso d’opera. Molti eventi nella nostra città, alcuni terminati, come Terra Madre e altri, (ancora per  poco), in via di chiusura, come Torino Spiritualità. Con una fetta di torta in mano e due gocce di spumante,e profumo di castagne alle porte, festeggio il compleanno di mio padre. Alle soglie del 1 Ottobre.

SNOQ, disoccupati, precari, studenti, Fiom: con la Costituzione

E’ stata una bella giornata, ieri. Sotto la pioggia, ma bella, partecipata. Con ombrello e Costituzione.

Sembra passata una vita, ed era solo il 25 ed il 26 giugno del 2006, quando in numerosi scendemmo davvero “in campo”, nelle numerose piazze, quali essero fossero,per tutelare la nostra cara Costituzione. Un referendum che la lascio’ al suo posto. Pensavamo tranquillamente, che nessuno si sarebbe mai piu’ azzardato a toccarla, modificarla. Forse felice che la destra era da poco all’opposizione, seppur con uno scarto di seggi davvero risicato. Oggi, la Costituzione ci viene nuovamente incontro, anzi, ci incontra, ci chiede e richiede nuovamente di abbracciarla, di tutelarla. Tutta. Sedici milioni di cittadini la difesero, nel 2006. Oggi,dobbiamo essere  nuovamente, pronti ad abbracciarla, perchè sotto attacco. Una delle migliori Costituzioni al mondo. Forse avevamo pensato, nel 2006, che la sua tutela fosse data per sempre, e invece, esiste sempre qualucuno che ne vorrebbe mutare, stravolgere, i valori di riferimento, sempre per interessi particolari. Ricordo che nel 2006 frequentai un corso, bellissimo, “Sana e robusta Costituzione”. Forse sarebbe opportuno istituzionalizzarlo, renderlo permanente, quel corso. Ricordo il viso di una ragazza, ai seggi, che mi ringrazio’ per il mio impegno. Successivamente mi regalo’ alcuni libri di Pier Paolo Pasolini. Uno di quelli, lo ricordo ancora, “Lettere luterane”. Forse è vero, ci siamo adagiati. Non avremmo dovuto. O forse davvero siamo enrati in un periodo in cui abbiamo delocalizzato la nostra memoria, al pari di un’attività economica. Fortuanatamente gli studenti sono attivi, e non solo con le nuove tecnologie, ma anche con i loro flash mobs in ogni città, pronti a distribuire copie della nostra cara Costituzione. Partecipazione con varie forme, come strumento di democrazia. “Partecipare a questa manifestazione non è schierarsi per una parte ma per il bene della democrazia” (Moni Ovadia). Non solo in cento piazze, a difendere la scuola pubblica e la Costituzione. Sono di piu’, le piazze. E’ l’Italia intera che scende in piazza per la sua tutela. Anche la Cei, asserisce che la nostra Costituzione “è ancora valida”. Costituzione che deve essere la nostra bussola, il nostro orientamento Costituzione sotto attacco: scuola, giustizia. Scuola: colonna portante di vera democrazia, luogo in cui si avvicinano, si accorciano (almeno così fino a poco tempo fa) le distanze sociali ed una cultura comune permette (permetteva) di immaginare un mondo migliore, magari. Un mondo diverso, è sempre possibile. Un obiettivo, un futuro. Scuola come crescita e fattore di mobilità sociale, scuola pubblica come riscatto. Scuola garantita a tutti. Ed ora non solo viene attaccata (attacco del presidente del Consiglio, poi smentito, come sempre)perchè i suoi insegnanti “inculcano” e attaccata anche perchè ne  subisce le miserie  e la mortifica con i continui tagli, (in alcune scuole non sono garantite neanche le fotocopie). Scuola pubblica che poteva attenuare le distanze ed invece siamo un Paese in cui, nel 2008, l’1% degli italiani controllava il 13% della ricchezza, e 600 mila famiglie fortunate potevano e possono spendere la bellezza di 11 mila euro, si, ma al mese; viceversa, un quarto dei nuclei famigliari vive con 12 mila euro l’anno. L’impoverimento e la vulnerabilità sociale dilagano. Lunghe file di persone bussano ormai presso i centri di volontariato per le necessità piu’ svariate. La tanto sbandierata social card è stata sostanzialmente un fallimento, e la leva del fisco, capace di accorciare queste distanze aggredendo magari i grandi capitali, non viene utilizzata.

E giustizia, anch’essa sotto attacco. Ecco, stiamo correndo infatti il rischio di un’influenza politica nei poteri di indagine. Il rischio è che si proceda velocemente, con la riforma della giustizia, verso un potere ispettivo delle Camere sulla giurisdizione. Già, l‘esercizio dell’azione penale, obbligatorio, ora, da domani potrà essere stabilito, determinato per legge, in maniera diversa, come “pescare” da una “lista politica dei reati” stabilita a priori. Discrezionalità o obbligatorietà dell’azione penale?

Come se questo governo non avesse altre difficoltà, altri problemi da risolvere. Soluzioni generali. Invece, particolari. 19.700 cattedere in meno nella stagione 2011-2012 non sono un bel problema? Cattedre tagliate che si sommano a quelle già tagliate e che alla fine del triennio 2009-2011 arriveranno ad una somma complessiva di 87.400. Il calo degli iscritti alle università non è un altro problema a cui trovare una soluzione? In cinque anni si sono persi circa 26 mila iscritti. E diminuiscono pure i laureati. E i tagli nell’isruzione sono davvero effettuati con il machete. Colpa della crisi internazionale? Puo’ essere, peccato che negli Usa, dove la crisi è stata maggiore il numero degli iscritti alle Università è in aumento. Si, difficile essere giovani, in questo periodo, in questa epoca. A furia di tagliare e di far passare messaggi poco rassicuranti si perde davvero valore e fiducia in se stessi. Per non riparlare poi della disoccupazione giovanile. Sul lavoro, poi, chi lo ha, le parole d’ordine sono “tagli e produttività”, che causano stress e malessere. Bisognerebbe ricordare, senza delocalizzare la memoria, che, secondo dati statistici ricordati da Irene Tinagli, “che la probabilità di restare disoccupati senza titolo di studio superiore è il doppio che in presenza di titolo”. Sicuramente in questo periodo il tasso di disoccupazione nel primo anno dopo la laurea è aumentato, ma, sempre meglio mirare al fatidico pezzo di carta. Per non parlare poi di altri problemi, che arriveranno presto, causa effetti Libia (che tra qualche mese ci troveremo il conto da pagare). Presumibilmente un quattro-cinque mesi. Con una rata, per chi ha un mutuo, superiore di circa cento euro al mese rispetto a quella attuale.

Snoq, “se non ora quando”, una proposta, una piattaforma, capace di fare sintesi e riannodare tante politiche, da aggregare, capaci di abbattere questa teatrocrazia. Non è la voce che ci manca; il problema è questo governo ci priva del microfono e la legge elettorale perversa che ha escluso partiti storici dall’agone parlamentare, certo non ci agevola, grazia anche al voto utile di “whipping boy” Veltroni. E la piazza, sta dimostrando che tutti, pian pianino si stanno riappriopriando della voglia di partecipare, di fare politica, di dismettere qulle parole che fino a poco tempo fa erano un ritmo: “tanto sono tutti uguali”, quindi non ne vale la pena, rendendo democrazia e politica una scatola vuota. La gente ha capito che non vuole piu’ essere esclusa dall’individuazione di politiche necessarie, che non sono e non possono certo essere, in questo momento la riforma della giustizia o ululati contro la scuola pubblica.

Forse la manifestazione di ieri è servita e servirà a sviluppare quel senso di appartenenza di classe che l’impoverimento di molti aveva negato. Forse, da ieri, i metalmeccanici Fiom, i precari, gli studenti, le donne, saranno un po’ meno soli e saranno capaci di costruire una piattaforme comune. Mi piace pensare che le dimissioni di questo governo, di questo Presidente del Consiglio, tanto invocate, tante gridate ieri, possano provenire da un fronte compatto, ampio, come quello di ieri, e mantenere questo andazzo fino allo sciopero generale. Anche da chi fino a ieri non prendeva posizione sostenenendo, “tanto non cambierà nulla, perchè sono tutti uguali”.

Teniamo bene in mente la nostra Costituzione e tuteliamola. Ricordiamone alcuni articoli, a memoria, senza innescare un processo di outsorcing. Senza delocalizzare nulla. (Economicamente parlando, prendendo spunto dalla Germania, dove si localizza, non delocalizza e non si subiscono ricatti di sorta).

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…(Articolo 1 Costituzione italiana).

“La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. (Articolo 111 Costituzione italiana).

Adottiamo un articolo della Costituzione, perchè, “dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere scritte su questa carta” (Calamandrei)


Domani niente scuola: Andrea Bajani

E’ mia intenzione continuare ad informarmi sulla situazione di questo periodo, sulla crisi economica e le possibilità di superarle.

Ma, sotto quel libro ve ne erano altri due: di Andrea Bajani.

Uno sulle tipologie contrattuali, uno sulla delocalizzazione. Quest’ultimo, “Se consideri le colpe“, ambientato in Romania, (un protagonista: “sulle tracce di una madre sempre in fuga”), mi è rimasto particolarmente impresso. Sarà stato per via di un incontro, dove ricordo anche Giorgio Airaudo (esponente torinese Fiom) e Luciano Gallino (sociologo).
Un incontro illuminante, che mi aveva dato la possibilità di capire meglio le ragioni della delocalizzazione (ovvero, come le imprese scegliessero, per trasferire la produzione, paesi dove il costo del lavoro è minore che in Italia).

Ricordo ancora di aver scambiato qualche opinione con lui e di aver ricevuto copia del suo libro con autografo, “per Romano, questo viaggio ad est“.

L’altro suo libro, di cui parlerò in seguito è “Domani niente scuola“, un viaggio per l’Europa, dove l’autore è ostaggio di 150 “scalmanati” per circa un mese.

Se consideri le colpe di Andrea Bajani domani-niente-scuola

Sono due libri che fanno capire molte cose sullo stato attuale dell’economia; penso valga la pena leggerli, così come vale la pena riflettere sulla condizione femminile nell’epoca attuale.
(Non dimentichiamo cosa intende fare il ministro Brunetta per alleviare la condizione femminile in Italia: aumentare l’età pensionabile da 60 anni a 65 anni).