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4 11 1966: l’impegno e la meglio gioventu’

“Sabato pomeriggio”. Titolo di una canzone. Qualche libro,  incornicia la scrivania, un pc, un altro  in corso di lettura, fogli sparsi, penne, matita. Un ticchettio simile al rumore delle lancette di un orologio distrae la mia attenzione pomeridiana, obbligandomi cosi ad interrompere la lettura del diario di Anna Frank, avviato oramai verso la conclusione. Mi alzo e lentamente recupero la finestra occultata da tendina e rivestita di leggerissimo velo o “panno di nebbia”. Al mio avvicinarmi, alla finestra, il ticchettio sembra modificarsi in un   beccare di un passerotto. Sembra il titolo di altra canzone. “Passerotto non andare via”. Stesso cantautore e canzone. Rimuovo la tendina, passo il dorso della mano su di un angolo della finestra, cerniera fra il tepore interno e lo smog esterno. Dalla “porziuncola” ripulita dal velo, scorgo che il ticchettio, simile al cammino  delle lancette di un orologio prima  o il becco di un passerotto poi si è in realtà trasformato nella tanto attesa pioggia che lentamente si e’ affacciata sulla nostra citta’. E picchia, sulla finestra. Dopo un lungo periodo di siccità, afa, smog, finalmente una “ventata” di pulizia. Chissà quanto durerà….Oggi 4 novembre. Oramai in piedi penso che avrei dovuto riflettere su alcuni suggerimenti da fornire ai ragazzi, a scuola, al fine di svolgere un tema sull’ impegno. Mi “affaccio”, fuori e sui suggerimenti. L’impegno de “la meglio gioventu'”, in quell’occasione da Nord a Sud riunitasi a Firenze per salvare la cultura, patrimonio universale, sommersa dall’acqua e dal fango del fiume Arno, straripato dagli argini con tutto il suo carico distruttivo.  Ripenso al Crocefisso del Cimabue, “strappato” dal fango, e che ho avuto la fortuna di ammirare un po’ di volte nel corso dell’anno. Torno alla scrivania, accendo il pc, rivedo documentari e frammenti del film.  Tutto puo’ essere bello, anzi, bellissimo (come si conclude il film), se poi si riuscisse a tutelare il bene comune, a fare comunita’, esprimere solidarieta’, ancora meglio. La meglio gioventu’, l’impegno e i volti di ragazze e ragazze, così belli anche se sporchi di fango, muniti solo di pala, stivali, giubbotto. E impegno.

22 ottobre 2016

Fa freddo. Il convegno su adozioni,  affido,  bes,  dsa  ecc. volge al termine. Una lunga giornata trascorsa seduto su una delle tante poltrone di questa aula magna (di un grande Istituto di Scuola  Superiore),  cartellina in una mano,  come tutti,  e biro stretra in pugno,  teso ad ascoltare  specialisti e non,  che restituiscono esperienze personali,  socializzate dal palco, su adozioni,  affido e crescita famigliare-scolastica-sociale negli anni nei vari ambienti scolastici con altri esperti a “snocciolare” dati e  disposizioni normative e linee guida. Sotto la Mole e  a  due passi da questa,   appena fuori da qui, una  “fabbrica scuola” a volerla guardare nella sua non indifferente “mole”; un po’ di ore che scorrono via,  veloci,  inframnezzate da una piccola pausa,  cercando sprazzi di luce,  per far pace con le emozioni; nel pomeriggio, nella sala attigua il barista pulisce la macchine del caffè  facendo fuoriuscire grandi getti di vapore:”sffffff”   intento alla pulizia del macchinario che sbuffa e cosi lui,   mentre ripone nello scaffale le ultime tazzine di una giornata lunga,  come i molti caffè  “lunghi” che da dietro il banco ha servito per ore. Chissa’ quante storie avra’ sentito raccontare e se a qualcuna in particolare ci avra’ prestato l’orecchio. Perche’ si sa,  “per certe cose,  ci vuole orecchio,  anzi parecchio” (Jannacci). Entro, qualche attrezzo di pulizia ‘stazione’ nel limbo,  segnalanudo all’attenzione,  quella esterna nel movimento e quella cognitiva (“ehi,  guardate che qui si chiude).  Ci sarebbe posto per un ultimo caffe? “Si”.  Così mi  accingo alla cassa,  ne ordino uno;  lo scambio è  immediato: euro contro scontrino e la risultante  di questa “transazione” e’ il mio caffè.  Giro il capo verso sinistra e oltre le scope un corridoio a croce. Una giornalista su di una panchina del corridoio appena fuori dall’aula magna sembra stia “confessando” una delle “attrici” del convegno. Sorseggio e termino ripensando alle cose da fare.  Recupero l’uscita velocemente. Respiro,  cambio un po’ d’aria. Dall’altra parte del corso,  sul viale,  il tram doppio,  arancione ha appena richiuso le porte centrli”bam”nonostante le guarnizioni in gomma,  “sfiuuuu” e la ripresa lenta grazue al pantografo lo muove verso Porta Palazzo. Le signorine appena scese sono carine e incappottate e si dirigono a puedi verso il centro con l’aria di chi la sa “universitaria”. Hanno chiome a coda di cavallo, occhiali da studentesse e ridono e muovono il capo come se stessero ripetendo frasi di alcune canzoni. E mentre parlano o cantano sorridono smuovendo la coda. Le chiome degli alberi invece sono di altra bellezza nell’esporre  le loro prime modifiche “cromatiche”. L’autunno ormai ha lasciato le porte ed è  entrato a tutti gli effetti dentro di noi. C’era una volta,  qualche mese fa e anno fa  (nel senso di scritta da Cesare Pavese) “La bella estate” ormai terminata. Domani è  domenica 23 ottobre. Una giornata ricca di storia: non perdiamola. A Porta Palazzo d’ “ora” della festa,  di “sguardi diversi” poetici e belli.

Nel frattempo recupero Feltrinelli per gli ultimi scampoli di questo “Sabato pomeriggio”,  a cavallo tra la poesia,  la musica e il religioso.

Ri-ri-ri buongiorno Roma

Roma.foto Borrelli RomanoRi-ri-ri verrebbe da chiedersi il lettore o potenziale letore. Bhe’ perche’ da qui il buongiorno e’ stato dato varie volte. Buongiorno Roma,  romane e romani,  sindaca o sindaco il che e’ lo stesso.  Mi son sempre piaciute le finestre sul mondo e forse per questo mi piace leggere i giornali in ogni citta’ in cui mi reco.  E poi,  le finestre sul mondo aprono nuovi sguardi,  portano aria fresca e ti proiettano oltre. Oltre me. Ma non era un vino? Non solo.  Grida, per le strade e piazze romane eppure fino a un’ora fa la citta’ era sonnacchiosa,  luce e ombra ricercata per quei pochi scommettitori e fini ricercatoti di angoli sconosciuti in una grande bellezza.  Ecco vorrei scrivere fino ;   giochi di bimbi festosi,  una colazione pronta  e una consumata a meta’.  E una da fare. La miaRoma Termini.10 7 2016 Borrelli Romano. Mi piace consumarla a Termini dove i viaggi  cominciano e…. terminano.  E’ tutto un gioco,  anche scivare trolley che ti vengono incontro per poi titirarsi con semplici scatti come onde marine.  Viaggi che terminano cominciano e talvolta continuano anche. Mi piace consumarla  qui, la mia colazione,  sotto la lampada Osram,   che e’ un po’ la mia finestra. Qui,  nell’atrio di Termini dove non si sprecano mai sorrisi…. lunghi come dei viaggi. Qui dove il tempo resta cristallizzato anche quando gli anni trascorrono. Qui dove allungavi qualche mille lire per un Porta Portese ad uno dei tanti giornalai per  la pesca di un lavoro. Roma.10 7 2016 Borrelli Romano fotoIl tabellone arrivi-partenze gira in continuazione e io e noi tutti con lui. Le storie si che  ci muovono sempre. E sai quante se ne potrebbero scriverle dopo averle ascoltate?  Allora sai che si fa? Mi ci tuffo,  nella citta’ Eterna. Oggi ho programmato la visita ai dipinti di Caravaggio. Vedremo cosa riusciro’ a pescare. Questo fa parte anche del mio lavoro. E allora, programmiamo questo lavoro,  un occhio al Senato,  un occhio a via del Corso.

Questa mattina avevo pensato di dedicarla ai dipinti del Caravaggio,  disposti in varie Chiese o Basiliche o gallerie. Roma.Caravaggio.10 7 2016 foto Borrelli Romano-Roma, 10 7 2016 Caravaggio, foto Romano Borrelli-Roma 10 7 2016, foto Borrelli Romano, Caravaggio-Caravaggio, Roma.foto Borrelli Romano.10 7 2016-Alla fine,  direi che e’ andata bene anche se non benissimo.  Di strada ne ho fatta parecchia e… poveri piedi:  (i piedi,  quelli rappresentati da Caravaggio nel dipinto della Madonna dei Pellegrini nella  Chiesa di S. Agostino,  stupendi) da piazza del Popolo a piazza NavonaRoma 10 7 2016 foto Borrelli Romano.p.zaNavona Roma 10 7 2016.p.za Navona, foto Borrelli Romano-, passando per via del Corso10 7 2016 Roma via d.Corso.foto Borrelli Romano passo piu’ passo meno. Ma ho tratto anche tanti particolari fonte di allegria. Bimbi che giocano in piazza del Popolo con un papa’ e preti lungo via del Corso.  Gia’,  in fondo a piazza del Popolo lato Nord vi e’ una Basilica al cui interno sono conservati dipinti del Caravaggio ma in quel preciso istante si celebrava la messa per cui velocemente ripiego su San Luigi dei Francesi.  Entro,  la messa e’ in francese. Qualcosa la comprendo. Sento la lettura,  Mose’.  Penso a quello di San Pietro in Vincoli,  quello di Michelangelo Roma 8 7 2016.Mose'.foto Borrelli Romanoche tanto mi emoziona. Per vedere il Caravaggio dovro’ attendere il termine della Messa. In fondo,  a sinistra,  la cappella Contarelli.  Anche qui era in corso la celebrazione della santa messa,  in francese. Le letture di oggi ci parlano di Mode’ e io non posso non pensare a quello di Michelanfelo in SanMa ho saputo attendere.   Il ciclo di Matteo,  vocazione,  ispirazione,  martirio.  Il ciclo appare in tutto lo splendore. Luci che continuamente si accendono e spengono. E’  tutto una meraviglia. Esco e vado a rivedere la Madonna dei pellegrini,  sempre di Caravaggio,  piazza delle 5 Lune e sono in S. Agostino. Qui si puo’ ammirare anche un dipinto di Raffaello.

Ieri un pomeriggio intenso e vorrei lasciar parlare le immagini. Roma9 7 2016 foto Borrelli Romano.Raffaello-Roma 9 7 2016 foto Borrelli Romano-

“Ti leggo nel pensiero”

Torino 15 5 2016. P.Palazzo.Romano Borrelli fotoInvischiato tra “i contadini” e i loro ortaggi, frutta, uova appena “raccolte” dal pollaio di Bandito, elisir di lunga vita e pillole per arrivare a cento e oltre,  e intrappolate le mie orecchie tra i “venghino,  venghino, madamine, abbiamo le primizie” dimentico di accorciare  la strada e incrociare le meno gridate e le meno “strusciate”. “Avrei potuto tagliare all’ interno del reparto coperto, tra formaggi, insaccati e fettine, lasciandomi alle spalle  il Duomo, per incrociare la fontana e il passaggio pedonale…e invece…”… Ma si sa che  i pensieri…E invece talvolta non si sceglie. Sono gli altri a scegliere per noi. La confusione che ti viene incontro, il caos che fa al caso mio, tu. “Solo tu” cantavano i Matia Bazar. Nella tasca un paio di biglietti, uno del treno, l’altro, il titolo di una canzone. Torino salone libro foto Borrelli Romano.14 5 2016Tutto quello che apparentemente puo’sembrare distante in realta’ non lo e’ mai. Il caos, cosi mi hai portato a credere, e ora dell’ordine mi importa poco. E cosi non lo sono i due biglietti, ripiegati nel fondo della tasca. Il treno, il caso, e cio’ che unisce, due persone, le chiacchiere, cosa fai, cosa ti piace, cosa leggi e visiti e che lavoro svolgi e poi, ” buonasera signorina, ma lo sa che lei e’ molto carina?Anzi, e’ carina da morire…Ma questo poi, era Baglioni.  E poi la stazione, cio’ che divide.  Prima un sorriso lungo una vita e poi il sale di una lacrima. E qui,  cio’ che unisce sono centinaia di migliaia di parole, sparse al vento, cosi, dettate dal caso, da una postura, da una mimica facciale, come queste centinaia di persone che si incontrano, cosi, per caso, con visi di ogni colore. E pensieri, voltati e rivoltati come questi oggetti, abiti, scarpe, dall’altra parte dei contadini, dove gli occhi a mandorla sono le bandiere puntate: “signole, signole, complate. Legalo, legalo”.  Mani che toccano, mani che si sfiorano, mani che si toccano, scrivono e comunicano. Mani che  sfiorano, che leggono e interpretano. E …”ti leggo nel pensiero”. Eccolo il post che avrei dovuto appiccicare su una pila di libri. Ma di Pila, “ora” non mi resta che questa, una porta. Per quanto bella e antica, come “l’ora”. Anzi, Porta. “Ti leggo nel pensiero” e ogni pensiero di quella, di lei,  la porta a me. Avrei voluto che me la portassi, tra le mie mani, e me la cantassi, addosso, affinche’ ne sentissi da te, il suono e le parole. “Venghino signole venghino, complate abbiamo anche i legali”.  Bella Porta Palazzo, bella la 7. “Bella prof” come dicono gli studenti quando mi incrociano porgendo le mani. Bella che? E tu che mi leggi, dopo che ho scritto, canta ancora, “ti plego”:  “Ti leggo nel pensiero”.

“Pulisci.I vicini ti guardano”

30 1 2016 foto Borrelli Romano.Torino via BiellaQualcuno questa mattina si e’ alzato…con il verso ne’ giusto ne’ sbagliato ma….”inc”….esasperato. Torino via Biella 30 1 2016 foto Borrelli RomanoTorino via Biella 30 1 2016 foto, Borrelli RomanoGiustamente. Via Biella, Maria Ausiliatrice, il ponte su corso Regina Margherita, la ex scuola elementare De Amicis e altro ancora tappezzati da fogli bianchi “Pulisci. Ti stiamo guardando”….mentre il lastrico, selciato, marciapiedi tappezzati da…Un tempo si scriveva “Dio ti guarda” , le nonne che si affacciavano alle finestre a richiamare pargoli per l’ora della merenda e belle di altre richiamate  al suono di della musica di Jovanotti (“affacciati alla finestra amore mio”) mentre ora lo fanno i vicini…nel giusto e puntuale richiamo alla civilta’.

Per ora questo, mentre mi accingo ad una passeggiata nel mio quartiere.

Dopo aver “sconfinato” per le vie del centro di Torino alcune occasioni per sorridere e riflettere  non sono certo mancate. La prima: un signore attempato, squadrato da rughe, segno dei tempi, radi capelli, “ciondolando camminando”, munito di zaino dal cui interno proveniva musica ad alto volume tipo discoteca. Registratore con casse incorporate e musica anni ’70-’80 offerta al grande pubblico dello struscio del sabato pomeriggio: sabato pomeriggio stile Baglioni, “amplificato”. Fabbricante di musica vecchio stile in una societa’ dove molto e’ digitale. Ma il fatto, la notizia, come dicono gli uomini al soldo del giornale sta nella controtendenza: in un mondo dove tutti di isolano con cuffie alle orecchie quell’uomo con zaino sulla groppa “ingloba” e coinvolge la Torino delle vasche. Gratis. Lungo la via,  teste che si voltavano, applausi e consensi per l’uomo della musica addosso. Segno dei tempi. E’ L’emozione  che prevale sulla funzione. Segno che ci voleva…un giro di “musica”…alternativa. Musica per le orecchie e le corde di tutti. Ma la “sorpresa” non termina qui. Mentre chiacchiero del piu e del meno davanti ad un caffe’ in attesa di un dolce SidaTorino 30 1 2016. Foto Romano Borrelli, un cliente sospira:”ma sai che il bancomat mi ha fatto gli auguri prima di prelevare?” “Non ci credo”, rispondo io. ” Si, si, e’ vero…guarda guarda” e mi allunga il suo cellulare. Torino 30 1 2016 foto Romano Borrelli“Te la passo. Hai blu….?”mentre non gli esce di bocca il resto….Sorrido e rido…mentre penso a quell’uomo dalla musica appesa. Allo zaino.

Verso Roma

Torino Porta Susa.Ore 8.00. Il tabellone elettronico e la voce metallica, in “questo intestino” lungo quanto la nostra citta’, si affrettano ad annunciare agli avventori di questi “non luoghi” che di qui a poco sara’ pronta la Freccia Rossa per Napoli sul binario 2.  Ma non e’ ancora la mia freccia. Dovro’ attendere una manciata di minuti, quando sulla stessa “platform” transitera’ quella per Roma Termini delle ore 8. 22. 3 10 2015 foto Borrelli RomanoArriva, le sue luci paiono due occhi  che  ammiccano. Ci salgo, individuo  il posto stampigliato sullo smartphone. Mi accomodo. Il tempo di sbirciare fuori dal finestrino per vedere e sentire “fuori come va” e capisco di essere giunto nei pressi di Novara…Il bar e’ piu’ avanti e il conta km della freccia segnala 300: le macchine restano indietro sull’autostrada e cosi San Gaudenzio…indietro e sotto la pioggia…20151003_083708Qualcuno comincia ad alzarsi e vestirsi.Ombrelli alla mano. Capisco che Milano e’ vicina….”Non dimenticare nulla…” e’ il mantra di tutti.

I cartelli posizionati all’interno ed esterno del treno ci dicono che siamo giunti a Rho Fiera Milano. 20151003_090323Mi affaccio appena fuori dalla porta del treno insieme ad altri. Lo sciamare e’ impressionante. Nonostante la pioggia insistente. Expo e’ impressionante. Un fischio e si torna nuovamente tutti  in treno: si riparte.Con 5 minuti di ritardo. I tram meneghini sferragliano, dalla periferia verso la metropoli…Chissa’ chi trasporteranno, mi domando, in un sabato uggioso. Milano Garibaldi e’ alle spalle da pochi minuti e sulla destra si vede la Centrale; provo ad immaginarne  il via vai continuo e frenetico.

La Pianura Padana si allarga, qualcuna e’ scesa dai tacchi e altri si dirigono…al bar. Che faccio? Ci vado? Si. Ci vado….il tempo di consumare velocemente colazione e mi ritrovo  a Reggio Emilia. Alle 10.35 il treno si inabissa nelle “viscere” bolognesi. La voce metallica ricorda che “nella stazione di  Bologna Centrale A.V. e’ vietato fumare”. Non la vedo ma la immagino, con le sue scale e piani e frammenti di ricordi…Lento lento entra in stazione A.V… Il mare non si vede, e’ lontano, ma ne avverto gli odori e i suoi umori.Chissa’ se …

Ore 11.35.Firenze S.M. Il psesaggio della Toscana e” bello, anche visto da questa “linea” A.V. Ormai siamo nel Lazio da un po’.Settebagni risveglia ricordi.Roma e’ alle porte  e si presenta come la citta’ che da’ e toglie. Passa Nomentana stazione…Tiburtina e’ l’anticipo di Termini. Qui era l’approdo per le tante manifestazioni, cortei e scioperi: la Fiom, Cgil, la militanza, il partito. Oltre le porte del treno la gente indossa t-shirt ed io con il mio ombrello mi sento fuori luogo.Se consideri lo stato influenzale poi….Una ragazza nota l’ ombrello e sorride. Lei ha una corona di fiori bianchi in testa: ormai “la coda” e’ finita in soffita di quella che e’ stata una estate! E quale!  Giubbotto e fazzoletti di carta contro corona di fiori in testa: la porta del treno che ci separava ora ci divide del tutto. Sorride, sorrido. Pero’ quella ragazza ha avuto  il potere di farmi vergognare: indosso anche il giubbotto manco venissi da….pero’ il naso che smoccola in continuazione dovrebbe dirla tutta,” chesso'”, giustificarmi. Ma ormai, che importa?  Il treno riparte: Termini e’ la meta. Eccola, con la sua torre e l’hotel de…la grande bellezza. Guardo il terrazzo e penso alla versione dance di “A, a, a, a far l’amore comincia tu…”.  Pochi istanti, quelli necessari per riconoscere il passato, e siamo in uno dei tantissimi binari di una stazione che si e’ rifatta il trucco.  La stazione e’ simile all’aereoporto: varchi e controlli. Sono rapito, come sempre capita ogni qualvolta approdo qua, dal tabellone delle partenze e degli arrivi: qui si rappresenta l’Italia Intera. Per Pescara, per Ancona, Nettuno, Lecce. Qui la geografia incontra la storia e il tempo declinato in ogni sua forma.Una sbirciatina alla lampada Osram a vedere se…e invece…E chi trovo e cosa non trovo? Paolini che….e i taxi che mancano….via Marsala, la Caritas, piazza dei 500…3 10 2015 Roma.foto Borrelli Romano3 10 2015 .foto Borrelli Romano20151003_1311173 10 2015 foto Borrelli Romano.Verso Roma

In giro per la citta’

Iniziano i lavori su corso Principe Oddone. “Zitti, zitti, forse la ripresa, allora, e’ davvero vicina”. Torino c.so p.oddone.foto borrelli romanoFinalmente verra’ cicatrizzata, e presto,  la ferita che ormai da anni divide due circoscrizioni.Da queste parti. Questione di mutamenti sociali per mezzo dell’accelerazione sociale. La’ dove un tempo passava il treno..a bassa velocita’, la direttrice Torino Milano Venezia, ora sistemata anche come alta nella pancia -“bassa” almeno fino a Stura;  prima,  un ponte in ferro divideva via don Bosco da via Maria Ausiliatrice,  poco distante da li, la palina del bus, luogo di incontri e di amori e di promesse da mantenere,  una sorta di lampada Osram ( e non solo a Termini, vedi Baglioni) tutta torinese e per pochi intimi.

Cosi le voci da corridoio di corso Principe Oddone. Una macelleria, una tintoria, una pasticceria in una manciata di numeri civici mentre ora, niente. Una farmacia , Ausiliatrice, che resiste, e una  palina dei bus e una cabina dove ci si sentiva e si pensava all’amore infinito e agli infiniti amori trovando talvolta ricovero proprio sotto quel cerchio e la cornetta rossa, in occasione di certe “tempeste”. Da dietro questa recinzione scruto come certe distanze si accorcino: corso Venezia e oltre… Se da una parte della citta’ i lavori vanno a cominciare a due passi da li basterebbe fare solo un po’ di pulizia. Di tanto in tanto qualcuno, armato di bastone e lenza, si dedica alla “pesca”,  complice anche la vicinanza del fiume l’analogia e’ immediata: racchette da tennis,  scarpe,  oggetti di ogni tipo e fattezza…. da pescare,  sul vero senso della parola, oltre le sbarre dopo che alcuni hanno gettato centinaia di oggetti,  oltre,  pensandola come fosse discarica. Siamo a due passi dal fiume Dora,  due da via san Pietro in Vincoli… Ma girando per la citta’ alcune stranezze che potrebbero far sorridere altri si palesano ai nostri occhi confondendo un po’…. dalle parti dell’ex stadio comunale ora Olimpico qualcuno ricerca ma non si sa bene cosa… IMG-20150620-WA0017

Giugno

Un augurio d’inizio mese tradizionalmente riservato alla chiusura della scuola, agli esami di maturita’, alla liberta’ di viaggiare e muoversi in ogni modo possibile in tutti i mondi  possibili. Tra poco l’ultimo trillo della campanella salutera’ studenti studentesse libri quaderni zaini banchi e altro.  Temi e pensieri di un anno talvolta  tralasciati sui banchi di scuola, lavoro grossolano per grossi bidelli e lavoro empatico per fini bidelli. Foto Borrelli Romano, TORINOFoto Borrelli RomanoSpunti da “bloggare” per un gran finale e poco e tanto da dimenticare sotto l’Arco di un trionfo tanto personale.  Dalle fin

estre aperte ” la migliore gioventu'” scivola via verso strade cittadine, conosciue, ignote o poco battute alla ricerca di una strada personale.” Ah!questa finestra”! Le fontane delle piazze torinesi sono gia’ pronte per accogliere ragazzi stile spiaggia-mare e cosi la carta stampata e giornalisti: manca solo il resoconto finale di quanti saranno e come vestiti. A questi si aggiungeranno cifre numeri e percentuali, promossi, in sospeso e bocciati. Cosi si saluta il termine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Ps. In molti han chiesto  informazioni a motivo di questo silenzio…chissa’….forse il termine della scuola. Chissa’. In  ogni caso un augurio per un buon mese di giugno. Buona festa della Repubblica.

20150602_110632Una corsa in metro, e il ricordo, un pochino influenzato, ad onor del vero, da una strana comunicazione- ricordo che  va a “Zazie nel metro.”Come inizio di corsa ripetuta una infinita’ di volte, non e’male: una corsa in compagnia di mio padre per acciuffare il metro e rendersi conto di aver sbagliato direzione. La discesa, la corsa, l’altra metro, altra direzione, identica felicita’ di quando nel tutto c’era Roma o Milano o Parigi o Berlino o il resto del mondo attraverso gli occhi di una donna.Mani nelle mani tra le braccia di un mondo nel migliore dei mondi possibili. E ci si sbagliava volutamente  per perdersi nel mondo.Erano le “tette de ligne”… Non avevamo orologi, il tempo era tutto nostro. Oggi. Appena fuori dalla pancia una grande impalcatura nell’atrio di questo monumento sorregge  partenze arrivi sogni andati e sogni da venire. “Freud”mi ripeto tra una comunicazione e l’altra. Una musica dolce percettibile si espande nella pancia, nelle viscere della stazione, su mani che si allungano, corpi che si allacciano e labbra che tremano al chiarore  di lampade Osram: Musica e amore, linguaggi universali con la complicita’ di Baglioni. Il pianoforte di Porta Nuova, luogo di incontro e note di vita nuove.Torino Porta Nuova.foto Borrelli Romano. 2 6 2015 La gente si ferma sofferma riparte al suono di nuove speranze. Che bello. Riprendo il cammino. L’impalcatura ormai al termine, la libreria, un caffe’, rigorosamente espresso da queste parti, quando arrivi, parti, transiti. E’ tempo di uscire….l’Hotel Roma e’ sempre li, con le sue camere e la sua camera, di Pavese. Attendo il verde. Le macchine sfrecciano su questo “reale” corso. Un furgone rapisce la mia attenzione: “Porto Recanati Salesiani don Bosco” a due passi da Pavese, quasi mano nella mano…Il pianoforte ha ripreso a suonare, al sapore di mare di Recanati…”e tu”…”chissa dove sei….anima fragile….”…forse impigliati in un sogno freudiano….ancora a Recanati. A casa, provo a domandarmi e a domandare a chi ho al mio fianco:”Ehi, pa’, perche’ non torniamo a giocare e perderci ancora tra la metro?”Torino 1 6 2015.foto Borrelli RomanoTorino P.Susa.1 6 2015.foto Romano BorrelliFoto Borrelli Romano.Torino 21 5 2015

“Librarsi”…su Valdocco

Torino 30 ottobre 2014. Piazza Statuto, un filo di luce, un filo d'acqua. Foto, Romano Borrelli

Eppure….d’accordo, i periodi in italiano, non dovrebbero iniziare con un eppure…pero’…Accarezzo da tempo l’idea di dedicare energie e spazio a nuove iniziative, mettendone tra parentesi altre, eppure, certi oggetti, certi “scatti”, talune intuizioni, personaggi, segni, sono loro, a cercare te, noi,  per essere “formati”, narrati, cooperanti, bisognosi di un qualcosa, di qualcuno che li ascolti e dia loro vita, forma. Talvolta, dopo l’ascolto, capita che si assembli il tutto per diventarne un racconto per molti, per tutti. Un libro, da librare.   Talune passioni proprio non possono essere spente e sicuramente non lo devono. Al più da ravvivare. Hanno necessità di essere illuminate, inquadrate nel modo giusto; ascoltate, ravvivate, messe a fuoco, incontrate. La profondità, la via, la vita, bambin*, ragazz*, uomini, donne, anziani. Le panchine. Storie come piante, bisognose di acqua, per crescere e far crescere, ossigeno, come segno e simbolo, assetate loro  e assetati noi, perché hanno sempre qualcosa da insegnarci e da comunicare. Certe passioni non possono essere spente. E altre, dovrebbero essere  educate ma anche educate per troppo deficit di “ineducazione sentimentale”. Le passioni  hanno bisogno di librarsi,  di dedizione, alla causa, al sentimento, in famiglia, a scuola, in fabbrica, nella lotta per un posto di lavoro, nella società, per la tutela dei diritti. Storie Foto, Romano Borrelli.per essere viste, da tutti.  E devono raccontare e raccontarsi. Devono poter fare luce, su persone, accadimenti, situazioni. Ve ne è bisogno. Come della cultura, dei libri, per spegnere l’ignoranza. Librarsi. Entusiasmarsi. Gioire. Dopo aver fatto rete, le braccia in alto, gli occhi al cielo. L’abbraccio dei compagni.Torino 30 ottobre 2014. Ore 19.00 Pallone in rete, presso Oratorio Valdocco, Torino. Foto, Romano Borrelli.Dopo la rete, si sorride. Anche dopo lo smarrimento, impigliati nella rete, si trova sempre l’occasione di ritrovarsi e sorrideci su. Se dopo una lettura, una parola, o una parola di una lettura, di una lettera o di piu letture o di piu lettere e di un abbraccio caldo, bhe’, ancora meglio.

 

Eppure…Risalire.  Approccio faticoso, fantasioso, mica poi tanto.Torino, casa di ringhiera. Foto, Romano Borrelli

E’ una bella giornata di sole, a Torino. Cammino al fianco di mio padre. Ha il viso roseo, disteso, sereno.  Le rughe sul suo viso  si sono dissolte. Distese. Non sono più il percorso di una vita ma vie di molti e per molti.  Hanno assunto nomi: via Sassari, via Ravenna ( profumo di cartone proveniente dal cartonificio Gherardi”. Ah!quanti presepe abbiamo costruito noi bambini del quartiere con il suo cartone! Un uomo gentile, sabaudo, con il suo grembiule nero, mani dietro la schiena, attento ad osservare le sue maestranze, anche 40, durante la pausa), via Brindisi, via Maria Ausiliatrice, via Salerno, via Cigna, via Pesaro, Corso  Cirie’, e oltre. Altre. Torino, zona Valdocco. Case di ringhiera tra via Ravenna, Biella, corso Principe Oddone. Foto, Romano BorrelliDistese e impregnate di odori e profumi, legname (era Mautino?) e caffe’ (era Eurocaf, oggi a Druento),  pane e Chiese nella citta’ e nel “quartiere” dove “resiste”  Gramsci, in quel che era “Taglione”. Aziende a conduzione famigliare che si danno il cambio nello stesso cortile. Spezie, cibi cotti, cous–cous e the alla menta,  pronti per essere serviti, famiglie intorno alla tavola. Un asilo (Lessona), una elementare (De Amicis), una media (Verga), oltre il fiume, una superiore. Palazzi e case di ringhiera. Ballatoi. Scale vecchie e scale nuove. Una a caso.  Una due, tre rampe. Ringhiera in ferro battuto. Alcuni piani, arranco, il fiato si fa fumo, nonostante la bella giornata e padre al fianco. Scale, in pietra, di quelle che si trovano in antichi palazzi sabaudi, muniti di portineria, guardiola, passo carraio.  Occhio sveglio, di una custode, lettere alla mano. Il loro contenuto di un tempo: “buone referenze. Puo’ esser assunto”.  Oggi come ieri resistono  le comunicazioni del parroco. Se anche le forze dell’ordine davano l’ok, insieme a quello del parroco, il lavoro era assicurato.  Un tempo, occorrevano certe referenze, per ottenere  il lavoro. Oggi, basta un profilo facebook per valutare il profilo e la candidatura. Pero’, continua a funzionare “lo sportello” del parroco. Insieme ad altre evenienze. Guardiola. Al pari di una bidelleria. Dagli appartamenti, lungo il ballatoio ci vengono incontro voci, suoni, talvolta il gracchiare di una tv sempre accesa. Attori che domandano, rispondono, amano, e fingono il tutto, senza saperlo, per chi sta a guardare.  Portineria, guardiola.  C’era mentre ora esiste nei pensieri, o nei ricordi. Qualche grida, di tanto in tanto. Ma sono nei ricordi. E’ di chi il telefono lo aveva che chiamava chi non lo possedeva. Da sopra, qualcuno talvolta rispondeva. Se non dormiva, dopo il turno di notte. Più tardi, quel posto, lo avrebbe lasciato a chi svolgeva il turno di giorno.  Oggi, il cellulare, i messaggi. Uno, due, tre, dieci, venti scalini, in pietra scura. Uno, due, tre, dieci, venti anni fa. Anche più. Scale. Un pensiero a chi le lava, ora, venuto da lontano, e chi le puliva e lavava, venuto dal Sud, nella Torino degli anni ’60, ’70, del boom economico. Fatica e gioia nell’aver raggiunto la vetta, la cima, di questa costruzione priva di ascensore  ma con diritti in costruzione, ieri. Oggi, in bilico. Lo ricorda una scritta: “Finchè la barca va’“, scritto da chissà quando e da chissà chi, ma più che mai attuale.  Presente e passato continuano a salire sotto braccio, un po’ come me, in compagnia di mio padre. “Vietato introdurre biciclette nell’androne” ,  “Il parroco passerà  giovedì pomeriggio per la benedizione delle case” e  “Vietato giocare nel cortile, tranne nelle ore stabilite in assemblea condominiale”: ma noi, nel  passato, presente e futuro, fortunatamente, a Valdocco, un cortile, lo abbiamo sempre avuto, lo abbiamo e lo avremo ancora. Torino 1 novembre 2014. Cortile Valdocco. Foto, Romano Borrelli  Scritte che danno la cifra del tempo, insieme ad un calendario, consumato dal tempo, lasciato in un angolino di questo condominio,  cartone rigido, in origine blu stellato,  con macchie giallastre e “con gli auguri del portalettere” davvero  cimeli. Oggi i calendari li fornisce direttamente il tablet. Alcuni bimbi, per via del regolamento condominiale “giocavano in casa”, e molti continuano, ancora oggi, perché non le graduatorie degli asili si sa, non hanno molti posti in serbo. Bimbi. Alcuni ridono, qualcuna piange. “Marta piange ancora“, forse. Certamente la canterà Vasco.  Appartamenti con i gabinetti sui ballatoi, profumi sprigionati e sparsi lungo le scale da baracchini poco chiusi, ermeticamente , causa guasto guarnizione usurata per i troppi apri e chiudi quotidiani (senza contare le vivande da portare il sabato e la domenica nel garage da custodire. Si sa, i soldi non bastavano mai, e “vi era bisogno del lavoretto”, per far quadrare, ieri, ma anche oggi senza lavoro e senza lavoretto e allora non ci resta che il fazzoletto. Fortunatamente, il padre, non offre solo il braccio al figlio, in questa faticosa salita,  ma anche la mano, “allungandola” nel momento del bisogno). Il porta vivande  che prendeva il via verso uno dei piu’ grandi “scatolifici” mondiali, capaci di assemblare migliaia di pezzi mobili  al giorno oggi è un cimelio, chiuso ermeticamente. Ieri si apriva, la’ dove si incontravano per 8 ore “I compagni”. Oggi, resta chiuso. Mense e ticket restaurant, per chi lavora, fanno la loro parte. Da un ballatoio, osserviamo ancora un momento Torino, avvolta nel passato, presente, futuro. Solo un attimo, anche se pare  passata una vita. Poi, è ora di ridiscendere. Ci viene incontro il profumo del  latte caldo mischiato a quello di sapone di marsiglia,  odori che scendono giù per le scale, dopo averle risalite, tutte d’un fiato, piano dopo piano, o piano piano, profumi che si appiccicano addosso e musica che di sottofondo…Yesterday, all my trobles seemed so far away, now it look as though they ‘re to stay, oh i believe in Yesterday….Domenica. Il riposo, il film, un tango, o “ultimo tango a Parigi..”, le pulizie trascurate in settimana, i libri, il libro, “La donna della domenica”.

In via Ravenna si trovava una fabbrica, di luci, di lampade e lampadine: Osram. Lampada Osram era una canzone. LO è ancora, come questo quartiere. Dolce, romantico. La fabbrica, quella, non esiste più da tempo. Le luci, si. Non sono mai state spente. La Luce, sempre accesa. Chiusa parentesi…eppure era ieri…L’importante, ora, e’ che “Stanno tutti bene”. Ovunque siano stati, ovunque siano, ovunque saranno. Ieri, oggi, domani. Con la speranza nel cuore e un cuore che trabocca di speranza. Un saluto, ciao-ciao.Torino 1 novembre 2014. Cortile di Valdocco, foto, Romano Borrelli

 

Sabato pomeriggio. A Torino

Torino 27 settembre 2014. Foto, Romano Borrelli.

Sabato pomeriggio. Non è solo il titolo di una canzone. Benvenuti a Torino. E’ un sabato pomeriggio quasi estivo, a Torino. A tratti sembrava di essere al mare. Fuori i maglioncini e le giacchette che ci hanno accompagnato in settimana. Dentro le T shirt. Meglio, addosso, le t-shirt.Aria calda, estiva, una carezza a tratti indifferente e un “bacio”caldo di un sole di un autunno piuttosto lungo, o di una estate mai cominciata, o terminata troppo presto.

Sotto i portici di via Roma, un “fiume” umano percorreva, anzi, circumnavigava le sue due  vasche, il Po, la Dora.un’onda lunga di “liquidita’” umana, “un mondo liquido” fluidificato ulteriormente dall’ascolto, o lettura, di Bauman. Ad ogni modo, pulsazioni.Torino 27 settembre 2014. I portici di via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici in attesa di (quanta angoscia si cela nell’attesa, ma quanto stravolgente si dipana dopo l’inverarsi: caos, prima della forma) di essere sfogliati. Di essere letti. Portici di carta. Letti di carta, letti di notte. Oggi, tra le due piazze, Castello e San Carlo, un fiume continuo.Torino 27 settembre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano Borrelli. Non sono mancate e non mancano le sorprese, giro per la città. Oggi e domani. Capita perfino di incontrare Zorro sotto i portici, nei pressi di piazza Castello. Sigaretta in bocca, maschera calata sul viso, valigetta gialla.  Alla ricerca di una cabina telefonica, probabilmente per segnalare lo smarrimento del suo cavallo.Il fischio non e’ piu’ sufficiente. Ci vuole ben altro, nella societa’ liquida. Zorro alla ricerca di una cabina telefonica, privo di cellulare. Dimenticato dal suo cavallo si dimentica della coda per un Apple e si rifugia sotto la cupola di una cabina.Una delle poche in circolazione.  Ma a ben girare e a ben guardare, non è l’unico ad aver smarrito qualcosa. O qualcuno. Talvolta si perdono, si smarriscono, persone,  parole, e anche queste, non formano solo il titolo di una canzone. Al Circolo dei lettori, in ogni modo, si prova a rintracciarle. Le parole. Leggendo. Leggendole, le storie, altrui. Con gli occhi fissi, sulla carta, con gli occhi interiori. Gomitoli di storie contenenti verita’. Storie e storture della vita che la rendono ancora piu’ bella da amare. Storie, romanzi. Storie vere. La parola è importante. Talvolta non la si trova, al momento giusto. Si fa fatica, a trovarla, ritrovarla.  Altre volte, invece, prima dei pasti, è sempre buona. A prescindere. Torino 27 settembre 2014. In centro. Foto, Romano BorrelliCome da prescrizione. Medica. “Parola  smarrita”. Per fortuna è un ristorante. Ottimale ritrovarla. E qualcuno le parole non le perde. Anzi, le trova al momento giusto, facendosi coraggio nel chiedere ad una ragazza un giro “di ballo” al suono improvvisato di una orchestrina torinese. Di piazza.Torino 27 settembre 2014. Orchestrina in piazza. Foto, Romano BorrelliTorino, 27 settembre 2014. In centro, un ballo in piazza. Foto, Romano BorrelliTorino 27 settembre 2014. In centro. Foto, Romano Borrelli (2)Zorro al telefono. Piazza Castello. Torino, 27 settembre 2014. Foto, Romano Borrelli Gli appuntamenti, inoltre, sono stabiliti da un cartellone di incontri, appuntamenti, già noti da giorni. Lunghe code nei luoghi di “Torino e spiritualità”.Torino 27 settembre 2014. Il Circolo dei Lettori. Foto, Romano Borrelli Librerie piene, in concomitanza con l’inizio delle scuole. In questo caso, è un appuntamento che fa scuola.Torino, 27 settembre 2014. Davanti una libreria. Foto, Romano Borrelli

Sabato pomeriggio. Un sabato torinese. Dal cuore intelligente.

Il pomeriggio cede il passo alla sera e questa, a breve, alla notte. Bianca.  In alcuni punti, di luce. Di preghiera e unione collettiva. E spirituale.

A conclusione della serata, un pensiero ad altro sabato, quello del villaggio, del grande Giacomo Leopardi. In una giornata dove la poesia e’ una costante, immediato il ricordo a Recanati, a quel palazzo, la sua biblioteca e la poesia che accompagnava altra serata di “luna piena”.