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Dopo Portici di carta

Sotto i portici del centro di Torino, quelli che da piazza Castello si snodano verso Porta Nuova attraversando piazza San Carlo, per intenderci, il profumo della carta da libro è ancora forte e così come avviene per le conchiglie che in un certo qual modo conservano il rumore del mare, qui sotto, si conserva ancora  il rumore delle pagine sfogliate nel week-end da migliaia di mani, da potenziali lettori e compratori. Sicuramente curiosi. Portici di carta, la più grande libreria mondiale all’aperto ha “chiuso da poco i battenti” mai aprirli dato che il tutto, oramai da anni, si svolge all’aperto. Portici come piazza, luogo di incontro tra librai, editori, lettori, come “rilancio” della pratica del leggere in un Paese dove la percentuale dei lettori si assesta su livelli davvero bassi. Portici di carta, nella città del salone del libro, dove la bellezza cittadina si coniuga all’amore per la lettura. E  quest’anno l’edizione  si e` svolta pensando ad un personaggio particolare, con le trecce, lentiggini, i calzettoni, una  scimmietta sulle spalle, le mani e  la sua forza: Pippi Calzelunghe.  Fu proprio il libro fumetto di Pippi che segnò l’avvio personale alla lettura.  Ed è con questo pensiero che percorro i 2 km intervallati dalle colonne del centro. Potevo avere una macchinina, un pallone e senza saper leggere e scrivere scelsi il libro di Pippi Calzelunghe.

Un libro per “ri-costruire”

torino-8-10-2016-foto-borrelli-romanoTorino. Portici di carta 2016. Mi piace  questa idea di donare un libro “per ri-costruire” una blibioteca nelle zone terremotate. Si sfila sotto i portici dove e’ allestita la piu grande libreria all’aperto e si compera un libro. O piu’ libri. Si portano in piazza San Carlo dove un grande recipiente trasparente e’ un raccoglitore per  i libri dei tanti donatori (dopo averli “inventariati” e dopo aver inserito una dedicata).  E così è  stato. Non sapevo quale libro. Avevo l’imbarazzo della scelta. Alka fine ho scelto una storia di Che Guevara. Forse a ricordo di una maglietta,  una t shirt che compie in questi giorni esattamente 21 anni. “Ma dove sara’ mai andata a finire? “Domani tornero’. Penso di comprarne  uno di don Milani. Il ‘ 67,   e tanta giustizia sociale che li accomunano. Il lavoro,  la tenerezza,  senza perderla mai.  E poi sono personaggi “belli” che formano. Attuali direi. Davvero una bella iniziativa. Da prendere al volo e provare a “sfogliarla”. Ah,  quasi dimenticavo: si possono donare anche libri usati,  nostri. Basterà  portarli in piazza San Carlo,  a Torino.

Per me “una storia operaia” ed una medioevale.

L’autunno freddo

torino-portici-carta-2016-foto-borrelli-romanoChe strana sensazione “spogliarsi” dell’estate addosso per vestirsi di un maglioncino dai colori autunnali. E’ iniziato l’autunno freddo.  I viali,  divenuti tappeti di foglie gialle si apprestano ad essere  oggetto di ricordi. “Ci saranno ancora ragazzi delle medie scesi per le strade intenti alla raccolta di foglie,  castagne e ricci cittadini? “Per educazione artistica,  si intende. Ammesso esista ancora come disciplina”. I cartocci di caldarroste cominciano a farsi e vendersi. E vedo quel “vapore” e fumo  mischiato a nebbia. Carta di giornale,  cartoccio,  10-15 “gastagne” urla l’omino con la carbonella. Sono “raccolto” e veicolato su di un territorio che cambia spesso colori e infrastrutture ma da sempre è in fondo lo stesso. Ha fatto scuola e la fa ancora. E io la mia. A Porta Nuova continuano ad arrivare treni,  dal Sud: vapore e carbone sono stati soppiantati da Frecce rosse a riposo ma il rosso si è  sbiadito da lunga pezza;  il Lingotto è  un centro commerciale orfano del salone del libro e Palazzo del Lavoro del suo. Che “Nervi”!  Lavoro.  Su via Nizza non transita più il tram,  l’uno,  ma un moderno e “magro” trenino corre sotto la pancia di quello che era “Nizza poste”,  quando si scriveva ancora su carta e non su pc.  L’orarista,  “i brigadieri”,  le sezioni,  ma che fine hanno fatto? Un operaio,   seduto sul marciapiede della via,  tra vetrine ed un capolinea di bus è   in pausa pranzo: reclama ad alta voce il suo  baracchino oggi in mano a bambini per la pausa del loro panino. Un altro operaio reclama il suo lavoro: il Palazzo ne porta il solo nome,  “del lavoro”;   il Lingotto, invece,  nato già  vecchio pensiono’ prima l’operaio e poi il lavoro. Di ottobre si contano i giorni e la storia e le divisioni: di qua gli operai,  di la’ i quadri.  Da li la sconfitta. Di tutti. Alberto Camerini cantava “se il mondo non lo capisci piu'”. Portici di carta si attrezza e offre “migliaia e migliaia” di lame  per abbattere il ghiaccio interiore di ciascuno,  di uno,  nessuno o centomila. E noi uno per “ri-costruire”. Un libro per una blibioteca belle zone terremotate. Il Circolo festeggia il suo compleanno ed io vado in cerca del mio.  Libro. Signore e signori,  buonasera.

Portici di carta 2015

Torino 10 ott 2015.foto Borrelli RomanoTorino, domenica 11 ottobre. Ore 7.30. La giornata domenicale, di festa, promette molto di buono. Quella appena trascorsa e’ stata davvero faticosa ma gratificante. Letture di classe in classe.  I quotidiani per un approccio da tesina, le “lettere”, le “encicliche sociali” il lavoro e il novecento e ancora Roma, Marino, il Giubileo. Come sempre, “chi segue” il filo del discorso e chi invece no. Oggi,  il sole comincia ad affacciarsi lentamente e tale si alza mentre deboli raggi penetrano all’interno di case a me sconosciute. Sotto i portici un nugolo di pensionati aspetta il suo “gran turismo” domenicale. “La Stampa e La Settimana Enigmistica mi raccomando”, urla da un capo all’altro del portico una arzilla pensionata, curata quel tanto basta. “Oggi il mare e’ mosso” urla un altro. Uno con il borsalino calato sul capo dice invece che “all’Expo ho gia’ mangiato. E bene”. Con bestemmia finale. Dove sia la verita’, difficile stabilirlo. Dove andranno a parare difficile capirlo. L’importante e’ andare. Il piacere non sta bella meta ma nel viaggio. Continuo la falcata sotto i portici del centro torinese oltrepassati quelli di via Cernaia e Pietro Micca diretto verso altri portici, di fatto e di carta, della lunghezza di due km e dalla “consistenza” incommensurabile.  Da ieri a oggi in piazza una “Torino che legge” ispirata al San Jordi (san Giorgio) di Barcellona. Da piazza Castello passando per via Roma inrociando piazza San Carlo e oltre, verso Porta Nuova. Siamo a,  o dentro  “Portici di carta”. Torino 10 10 2015 portici.foto Borrelli RomanoLa piu’ grande libreria a cielo aperto con le saracinesche alzate ogni anno, uno dei primi week-end di ottobre. 120 librerie che espongono ricordando Sebastiano Vassalli. Mi muovo e sfoglio parecchio. L’odore all’interno di questo spazio espositivo non e’ del mare ma tra le pieghe della carta edelle storie in esse riposte lo si puo’ tranquillamente “pescare”. Tutti annusano e sfogliano. Chi ci mette il naso e’ un mondo a 360 gradi: giovani, anziani, bambini, pensionati, operai, professionisti, casalinghe, studenti, bambini…E’ sufficiente un pochino di fantasia. E basta. E questa si sa, non costa nulla. “Pesco” anche io qualcosa e felice del profumo e della carta e delle storie, porto a casa. Brevi pensieri. All’interno di questo perimetro “porticato” le storie non mancano e si raccontano.10 10 2015 portici Torino.foto, Borrelli Romano “Si pesca” facilmente, basta domandare. Torino 10 10 2015 foto Borrelli Romano.portici.La lettrice vis-a’-vis ci e vi aspetta pronta a leggere e raccontare storie. Bicicletta al seguito. (La si triva anche su facebook). Le storie in fondo sono tante. Basta aver voglia di ascoltarle. E viverle. E scriverle. Di giorno edi notte. Ps. Anche io ho fatto la mia piccola parte, pensando alla scuola e studenti.10 10 2015 portici Torino.foto Borrelli Romano

Portici di carta

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma. Foto, Romano BorrelliPortici di carta. Due km di lettura. Da sfogliare. Con gli “occhi interni” della riflessione, dell’analisi, della fantasia e quelli esterni, con l’ausilio degli altri sensi, del tatto, dell’odorato, come si faceva una volta, e come capita ancora. Libri, un posto dove mettere il naso. Libro, un idea a breve  E lungo termine. Libro, storia di un viaggio. Personale. Come ogni anno, ad ottobre ritornano. I libri, grandi protagonisti in una Torino trasformata nella piu’ grande libreria all’ aperto, nella sua ottava edizione. Portici di carta, che a volerli davvero trasformare riuscirebbe bene anche bagnarci. I libri, si sa, riparano molto, riparano tutto e tutti. “Piovono libri“, scrissi qui sopra tempo fa. Ah! La citta’ di Torino, quando si mette, fa cose davvero grandi, in fatto di libri, musica e cultura. E insieme, vengono fuori questi eventi qui, capaci di conferire un fascino parigino, nel suo piccolo, voglio dire. Vetrina all’ aperto ebouquinistes che si aggirano sogliando, porgendo, consigliando. Molto da vedere, da sentire e da sfogliare. Un week end dove i libri venduti possono essere anche 50 mila. E poi, diciamoci la verita’: e’ davvero bello vedere gente gironzolare, con calma, libro in mano, sotto il braccio, in un sacchetto. Uno che legge, vale il doppio.

Per un week-end, sotto la Mole, sotto i portici. Da piazza a piazza. Torino 4 ottobre 2014. Piazza San Carlo. Foto, Romano BorrelliSotto l’occhio vigile di Dino Campana.  Cento anni dopo i suoi “Canti Orifici“. Pochi dalle nostre rose, le coglievamo insieme, le rose.  E vergavamo carta e fogli di carta e di pc e”carta cantava” con la macchina stile L22 (L28)Olivetti. Una Olivetti in cartone che legge libri.  “Anche tu, li leggi e li rileggi ancora? E poi, lo ricordi, quanto ti piaceva passare da qui e arrivare al RomaTorino 5 ottobre 2014. Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli con un suo libro tra le mani? Eri emozionata nel varcare  la portaTorino, Hotel Roma. Foto, Romano Borrelli e arrivando davanti al suo scrittoio. Era la prima cosa che domandavi, di portartici, appena messo piede nella citta’ sabauda, dolce come un gianduiotto, proprio tu, poi, che non hai voluto sorseggiare il bicerin. E la sera poi, al tramonto, come fosse vestita di abiti leggeri, la fontana, la lettura di alcuni passi”. I  viaggi, i grandi viaggi, cominciano sempre con  libro e come questo, continuano. Una piazza da abbracciare,Piazza Castello. Abbracci in piazza. Foto, Romano Borrelli anche senza musica. Una piazza dove si offrono ai passanti, anzi, ai lettori, abbracci, libri e mesaggi d’ amore e dove i passanti, e i lettori, li rigirano a destinazione via social. “Questo ti piace? Quanto ti piace? Tanto? Poco? E poi, con quel tuo sorriso, in una delle rare volte in cui si incrociava in altro viso, parlavi di sicurezze. Un viso cosi bello, appena sfiorato dal freddo torinese…”Torino, 4 ottobre 2014. Piazza Castello.Foto, Romano BorrelliGli strumenti ci sono.Strumenti in piazza Castello. Torino, 4 ottobre 2014. Foto, Romano BorrelliE’ sufficiente prenderseli per un attimo e lasciarli al prossimo. La musica è buona. Il ritmo anche. E quando poi si parla di colpo di…nella piazza e’ tornato afrsi rivedere zorro. La focacceria ligure trabocca, di ricordi, di gente e profumi di mare. Profumo di pioggia. Tutto si mischia. L’odore del mare e dell’estate appena trascorsa si presenta tra i libri. Presso la “filiale” sotto portego, Libreria sulla Dora”, di via Pisa 46, a Torino. Torino, 5 ottobre 2014. Portici di carta. Foto, Romano BorrelliQuella di Rocco Pinto, per intenderci. Il libro che ho appena comprato l’ho scelto perché mi riporta alla fabbrica dei colori, perché ne sento il desiderio, di rivederla, con quei colori cangianti. Vita e desiderio. Vita e destino. Il libro è intitolato “Salento, fuoco e fumo” di Nandu Popu. Lo compero. La vita è misteriosa. In una delle prime pagine, frasi vergate in dialetto salentino. Mi piace. Mi piace il ricordo. Mi piace ricordare come capita nelle fiabe, quando alla fine, ti si chiede: “raccontamene un’altra. Raccontamela ancora. In dialetto. Come capita in alcuni racconti. Raccontami l’amore. In dialetto“. Sotto i portici, sfoglio. Una cartina, il Salento, una ballata. Poco distante da qui. Forse in altra piazza. Forse da un negozio contiguo, musica estiva. “No, e’ musica dentro. Sono in un bus e tutto fuori corre velocemente mentre io sono fermo. In attesa. Di qualcosa che si muova. Fosse anche un trillo. Ci sentiamo fra un po’. Meglio un pochino di distacco’”.  Due righe di un libro sfogliato velocemente mischiato ad altri libri e ad altri odori. E’ ancora estate.Poco piu’ avanti, La Torre. Anche se e’ la “filiale”di una libreria mi “ritorni in mente bella come sei…”, la Torre salentina, ovviamente. Il commesso mi domanda se poi “Il taccuino di Simone Weil” di Guia Risari ho poi terminato di leggerlo. Certamente, gli rispondo. Insieme a tutta la Mole degli altri libri.  Per alcuni, in galleria San Federico  è quasi l’ora dell’aperitivo in  clima davvero fiabesco. Pochi metri dal corner gusto infatti, i laboratori per i bimbi con lo spazio a loro dedicato.Le ombre della sera ormai si allungano. E anche quella di “giraffa”, come il libro di Alessandra Comazzi, presentato, in “tandem”con Bruno Gambarotta. Ma si sa, Gambarotta, ai giri di bici, e di piazza, ci e’ avvezzo…Torino, 4 ottobre 2014. Galleria. Foto, Romano Borrelli

Torino 4 ottobre 2014. Portici di carta. Via Roma, foto, Romano Borrelli

Portici di carta

Salone del libro autunnale, a Torino. Due kilometri di libri, sotto i portici, da guardare, sfogliare, annusare. Comprare, forse, un po’ meno. L’aria che tira non è delle migliori, nonostante la giornata di sole sulla nostra città.

Da un po’ di tempo, sulle nostre teste, (“gianduiotti  torinesi”) , al di sopra sopra dei viali alberati della  nostra città, dai confini sempre piu’ mobili,  estesi, simili a  “enormi praterie”  o ferite aperte, altre appena ricucite, simbolo di una deindustrializzazione, staziona, o meglio, ondeggia nell’aria, legata a terra, una enorme mongolfiera.  Chissà perchè in va di modo tutto cio’ che va verso l’alto: probabile ruota al parco del Valentino, grattacieli,e la… mongolfiera. Decido di congelare, almeno per oggi, i miei pensieri, relativi al “gigante” che si chiama scuola, che ormai ha preso corpo, e si muove, seppur lentamente, giorno dopo giorno. Anche in questo caso, sarebbe bene una visitina dall’alto, così, come forma di protesta, per rendersi visibili, visti i continui ritardi nell’accreditare lo stipendio e vedere forme vergognose di politica che si inginocchia al denaro! E muore, la politica.  (Doppia vergogna, prevedere forme di rimborsi  autocertificati per i politici  e non prevedere forme di compensazione per le migliaia di precari che si pagano i trasporti decurtandoli dal proprio stipendio!Anzi, la doppia vergogna: ritardare lo stipendio!! ). Mi chiudo la porta di casa alle spalle e vado.  La mongolfiera si trova in un quartiere fortemente cambiato, una babele di lingue, musiche, suoni. Il quartiere si chiama Aurora, (circoscrizione 7) e, ad esser precisi, la zona, per restare in tema, viene chiamato “Balon”, terra di santi sociali (posti che hanno visto l’attivismo di don Bosco e del Cottolengo .  (Balun ovvero, mercatino delle cose, non antiche, ma vecchie, reperti di chi ha deciso di pulire le cantine, prorie e altrui). La piattaforma della mongolfiera, è stata concepita per una trentina di persone, ma, ovviamente, molto dipende dal peso di ciascuno. Sono solo, in questa domenica mattina. Ipotizzo di salirvi. Sulla mongolfiera. Sospinto in aria, e, brividi di paura mi sorprendono, mi colgono nel momento in cui, scopro che la piattaforma è in plexiglass. Da lassù,  si vede tutto, in dimensione ridotta. Ma si vede. Anche quello che è invisibile ai molti.  Ma è proprio questo il punto. Librarsi per poter vedere, in lontananza i portici della nostra città, che nelle giornate invernali accolgono pensionati, bambini, coppiette, famiglie, offrendo loro, riparo, da quei fiocchi di neve o dalla pioggia insistente e copiosa come spesso capita in questo periodo. Quei portici, oggi, ( e ieri) sono “di carta“. Sembrano tanti cuori, in lontananza, quelle arcate continue. Si vedono mani, centinaia e centinaia di libri, visi intenti a leggerne pagine, in solitudine o in compagnia, in silenzio, a voce alta. Alcuni lettori sembrano intenti a materializzare, dar vita e corpo a quei personaggi, rendendoli simili a tanti pupazzetti. Dar vita a quei personaggi, trasportarli  con la forza del pensiero, tra noi,  attualizzarli, o,  farli entrare noi… In quelle pagine,  ci si potrebbe nascondere e non uscirne mai piu…e sarebbe  bello, almeno con la fantasia, per poter sparire da posti come questo, o come quello, o come altri, ed entrare in un mondo di carta, non solo di portici, dove il romanticismo è imperante. Libri dove il romanticismo ha eletto il proprio  domicilio. Abbracci e baci, non sono mai troppi. Scruto in lontananza una marea di persone, che si materializzano, prendono corpo, sciamano, si prendono per mano, e con loro, migliaia e migliaia di personaggi fuoriusciti da quelle pagine. Uomini e donne, per un giorno, leggono, o, almeno, offrono l’impressione di leggere e averne voglia, passione.  Tra tutti quei volumi, passati di mano in mano, o distesi  su due km di scaffali, paiono incontrarsi, stringersi la mano, strizzarsi l’occhio. Immagino i libri di Hobsbawm, i suoi Il secolo breve e I ribelli . E fra altri, penso a due libri in particolare: il “Diario di un parroco di campagna” di Georges Bernanos e “Parlami d’amore”, di Francesca Fossati Bellani. Sono due libri che avrei voluto sfogliare…decido di scendere e di comprarli. E farli incontrare, con le loro diversità. Come due cavalli, uno bianco, uno nero. E magari, pensando a Platone, mi dico che si sono già incontrati. In un altro mondo. Forse nell’iperuranio.