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“Solo guerra nel cuore”

Torino Valentino 15 11 2015 foto Borrelli RomanoIeri mattina  faceva freddo su Torino. Ma di quel freddo che e’ gelo e impedisce di parlare per quanto tu ne abbia voglia. Parco Valentino, Torino.foto Borrelli RomanoE hai voglia ad alzare il bavero del cappotto. Il gelo della paura  che si fa strada a prescindere dalla montagna di vestiario che ci cuciamo addosso. Ieri mattina era programmata con i ragazzi di una 5  una breve visita presso in un luogo di culto,  per provare a leggerne l’architettura e il radicamento nel territorio. Per alcuni il tema dominante era sempre lo stesso: la paura, il terrore, il non voler uscire. Alcuni. “E’ proprio quello che vogliono” dicevano altri. “Infonderci paura”. Gia’. Pensavo a quelle belle facce pubblicate su La Stampa in mattinata.Visi giovani, belli, pieni di vita e speranza. Visi di tutto il mondo pieni di speranza e di vita.Vita. Qualunque Dio e’ della vita! Penso a Valeria, cosi bella, giovane, ricercatrice, piena di speranze. Guardo loro e cerco in tutti i modi di parlarne, della vita, del Dio che qualunque esso sia e’ della vita, dell’amore, della misericordia. Ripenso ad una frase e ad un disegno di Fred le Chevalier, la sagoma di una ragazza col cuore rosso fuoco: “Fai la guerra nel tuo cuore”. Penso ai due lampioni innamorati nel cuore del Valentino, qui a Torino, alla loro luce e a quella che dovranno passarci. Per forza di cose. Penso alle paroleParco del Valentino, Torino.foto Romano Borrelli, che ci servono, per ripartire.

Cala la nebbia

14 11 2015 foto Borrelli RomanoDopo l’estate nel cuore di Torino cala la nebbia. Da quanti anni non si vedeva la nebbia, qui,  a Torino?Torino 15 11 2015 Valentino.foto Romano Borrelli Di quelle che ti ci perdi dentro e non ne esci. Ieri avevo caldo e sete. Oggi  ho freddo e sono algido. La micrometeorologia locale non esiste. Un’insegna all’interno del parco del Valentino afferma  che sono attive le giostre a parture da oggi, almeno fino a gennaio: “Natale in giostra”. Quanti ricordi da queste parti. Ma come si fa ad andarci in giornate come quella di oggi? Non nel senso del meteo ma per i tragici accadimenti, gli attentati a Parigi. Un’ altra insegna indica per il Castello, dove forse e’ allestito un Presepe. Una rapida occhiata al circostante, fiume, parco, quartiere San Salvario, raccatto qualche ricordo e convergo verso casa, con la sporta dei libri sotto il braccio. Infilo la chiave nella toppa. Uno, due scatti e apro. Accendo la tv. Ho ancora un libro sotto mano, “La Ferocia” ma lo ripongo ben presto sul cassetto. Mi Incollo come un francobollo davanti alla tv per  cercare di capire qualcosina sugli attentati a Parigi ma non riesco a pensare. Solo rabbia per una situazione di impotenza. Una parola per Parigi: un abbraccio in tutta liberta’. Una canzone per Parigi: la Marsigliese.

1 Ottobre 2015

Torino Valentino 1 10 2015 foto Borrelli RomanoUna sessantina di giorni fa l’afa e il caldo impedivano ogni movimento e camice e t-shirt erano a chiazze e madide di sudore. L’aria mancava o tale era la situazione. O quella, mia percezione. Era l’ultimissimo sforzo che avrebbe concluso “un viaggio” durato 5 anni. Una notte prima dell’ultimo esame. Senza se e senza ma dovevo chiudere. Contro tutti i gufi. Oggi l’aria e’ “abbondante” e cosi il verde, il fresco, gli spazi aperti; la giornata autunnale invoglia ad uscire, ad apprezzare i colori dell’autunno che “entra” e non osservare solo le foglie che cadendo vanno a morire. Al Valentino, il parco di Torino che “sfocia” sul fiumeTorino.Valentino.2 10 2015.foto Borrelli Romano e lo lambisce, gruppi di universitari distesi sull’erba consumano il loro pranzo con una solenne liturgia infrasettimanale. Alcuni “lanciano” cibo a scoiattoli di “altri mondi”; altri corrono sul viale Valentino Torino.foto Borrelli Romanoasfaltato guardando quelli che vogano sulla via fluviale. Al Valentino che “ingloba” e nasconde la magia del castello e di un periodo medioevale, tra finzione e realta’. Coppie che lasciano intendere di essere nel pieno dell’amore e di un anniversario, alla ricerca della fontana magica ove gettare la monetina, passaporto per un imminente ritorno.Cammino, osservo e saluto alcuni studenti che mi riconoscono e io purtroppo, al momento, faccio fatica a collocarli in classe e sezione. Una “questione didattica”. La strada e’ li davanti, non so se in salita o in discesa. Ma e’ la mia, nessuno mi ha accompagnato. Era da tanto che non passeggiavo, qui, al Valentino. Forse era avvolto nella nebbia e io con lui.O forse e’ solo un ricordo. Mi pare di riconoscere il castelli,  le panchineTorino Valentino, foto Borrelli Romano.1 10 2015Torino Valentino.1 10 2015 foto Borrelli Romano, i fiori e le pianteTorino Valentino foto Borrelli Romani.1 10 2015, i giorni e le sere andate anche se, sono quelli che verranno che saranno i migliori. Il resto (molti e molto), e’ stato “catechizzato”, insieme alle parole, parole, parole…Torino Valentino.1 10 2015.foto Borrelli Romano

Un cappuccino “insieme alla storia” al bar “la casa del caffè”

Torino 4 novembre 2014. Comune. Foto, Romano BorrelliAll’uscita dal lavoro, l’atmosfera era proprio quella adatta. Giusta. Pioggia battente. A tratti, nebbia, asfalto bagnato e che luccica e riflette. E ti rifletti. Le 16.45. Le mani sono fredde ma il tempo non abbastanza per cercare in qualche fondo di un qualche armadio di una qualche stanza di una sola casa, in affitto, i guanti che di anno in anno rivestono le dita fino ai polsi. No.

Ho voglia di un cappuccino, da sorseggiare in un posto particolare, in una casa. Del caffè. Come la pioggia insistente picchia sulla testa così il pensiero di riprodurre su fogli realtà e fantasia diviene di ora in ora sempre più insistente.  Raggiungo il bar. Ordino il cappuccino e scambio qualche chiacchiera con Giancarlo e Gaetano, nella realtà. Torino, Bar Casa del caffè. 4 novembre 2014. Foto, Romano BorrelliIl cappuccino arriva. Caldo, bollente, schiuma compatta. Nessun foro. Sono rimasto solo, nel locale, insieme a Giancarlo e Gaetano, dall’altra parte del banco, e i personaggi che affollano i mie pensieri; chi mi precedeva ha pagato, salutato e riversato il suo “a domani”. Mi “accuccio” attorniato da cioccolatini di ogni sorta. Il cappuccino ha fatto il suo corso. Forse è arrivato fino alle mani, alle dita. Ora sono calde e pronte a scrivere. Chiudo gli occhi, dopo aver visto e assorbito tutto il possibile. Pago. Declino il mio saluto e il mio “a presto”, anzi, prestissimo.  Afferro la maniglia della porta. Mi assale una necessità impellente, non fisiologica. Ho voglia di saltellare tra questi colori di queste minuscole pozzanghere davanti al Comune, così come capitava nelle serate invernali davanti al Valentino, quando una lei mi costringeva a immergere scarpe e piedi nella neve, per quel senso, che solo lei, a dire il vero, provava. Oggi invece saltello, tra una pozzanghera e l’altra, meglio, tra il riflesso di un cerchio e l’altro, meglio ancora, tra gli anni nella storia. Il blu è il 75, il 76, il 77, il 78, il bianco, gli ottanta, fino all”85. Saltello, tra i colori, come fossero i quadretti numerati, quel gioco che piaceva tantissimo ai bambini. Saltello negli anni. Il rosso me lo invento, li, davanti al portone, dove immagino che da un momento all’altro possa uscire Diego. Diego Novelli, i comunisti, la galassia della sinistra, le mani e il mani. Festo. Era proprio questo che desideravo. Prima del cappuccino. Anzi, il cappuccino era “propedeutico”. Salto, gioco, nei miei momenti di libertà, nel mio riappropriarmi delle cose che piacciono. Sfoglio pagine di anni passati, formati, sformati dall’usura e dal tempo,  e compongo.  Prima o poi, Novelli, uscirà. Piove, parecchio. Ma è piacevole, e onestamente, non mi importa molto. Ci sarà anche in solitudine qualcosa di romantico. L’acqua ormai è entrata abbattendo ogni barriera protettiva, dapprima le scarpe, poi i calzini. Non importa. E’ il mio tempo. Mentre saltello realizzo che è passato il 50. Anzi, sta passando, dopo la solita sosta e il suo cra, cra, cra e “orecchio dell’elefante” arancione,  per l’ennesima volta fatto rientrare e rilasciato subito dopo.. Ora è fermo. Speriamo non esca Novelli dal Comune, proprio ora, rischierei di non vederlo, di perdermi un pezzo di storia e non riuscire a presentargli Laura e Mario. Il resto, lo inventeremo.

Ps. Colgo l’occasione per dire di aver visto, anni 2014, Juri Bossuto, saltando tra un cerchio e l’altro, proprio qui, davanti al Comune di Torino. Un ringraziamento per aver mostrato un forte senso di amicizia rendendomi noto, per primo, il suo ultimo lavoro. I cerchi sono oramai alle spalle e con ogni trasformazione possibile mi ritrovo “cosa unica” con l’acqua della pioggia e la luce specchiata della casa di tutti i torinesi.  E’ stato un piacere sfogliare alcune pagine del geande viaggio che si chiama vita. Calzini bagnati ma con lo spot al libro, ai libri e di “librarsi” un pochino.

Ps. 2. Certo che questo posto e’ fonte di soddisfazioni,  per me e blog, articoli sulla luce, la lettera del sindaco Fassino per gli auguri al sig. Torre, il lavoro di Juri….tutto sotto i riflettori. Prima e dopo…..

 

ps. Spegnamo l’ignoranza.

Portici di carta

Salone del libro autunnale, a Torino. Due kilometri di libri, sotto i portici, da guardare, sfogliare, annusare. Comprare, forse, un po’ meno. L’aria che tira non è delle migliori, nonostante la giornata di sole sulla nostra città.

Da un po’ di tempo, sulle nostre teste, (“gianduiotti  torinesi”) , al di sopra sopra dei viali alberati della  nostra città, dai confini sempre piu’ mobili,  estesi, simili a  “enormi praterie”  o ferite aperte, altre appena ricucite, simbolo di una deindustrializzazione, staziona, o meglio, ondeggia nell’aria, legata a terra, una enorme mongolfiera.  Chissà perchè in va di modo tutto cio’ che va verso l’alto: probabile ruota al parco del Valentino, grattacieli,e la… mongolfiera. Decido di congelare, almeno per oggi, i miei pensieri, relativi al “gigante” che si chiama scuola, che ormai ha preso corpo, e si muove, seppur lentamente, giorno dopo giorno. Anche in questo caso, sarebbe bene una visitina dall’alto, così, come forma di protesta, per rendersi visibili, visti i continui ritardi nell’accreditare lo stipendio e vedere forme vergognose di politica che si inginocchia al denaro! E muore, la politica.  (Doppia vergogna, prevedere forme di rimborsi  autocertificati per i politici  e non prevedere forme di compensazione per le migliaia di precari che si pagano i trasporti decurtandoli dal proprio stipendio!Anzi, la doppia vergogna: ritardare lo stipendio!! ). Mi chiudo la porta di casa alle spalle e vado.  La mongolfiera si trova in un quartiere fortemente cambiato, una babele di lingue, musiche, suoni. Il quartiere si chiama Aurora, (circoscrizione 7) e, ad esser precisi, la zona, per restare in tema, viene chiamato “Balon”, terra di santi sociali (posti che hanno visto l’attivismo di don Bosco e del Cottolengo .  (Balun ovvero, mercatino delle cose, non antiche, ma vecchie, reperti di chi ha deciso di pulire le cantine, prorie e altrui). La piattaforma della mongolfiera, è stata concepita per una trentina di persone, ma, ovviamente, molto dipende dal peso di ciascuno. Sono solo, in questa domenica mattina. Ipotizzo di salirvi. Sulla mongolfiera. Sospinto in aria, e, brividi di paura mi sorprendono, mi colgono nel momento in cui, scopro che la piattaforma è in plexiglass. Da lassù,  si vede tutto, in dimensione ridotta. Ma si vede. Anche quello che è invisibile ai molti.  Ma è proprio questo il punto. Librarsi per poter vedere, in lontananza i portici della nostra città, che nelle giornate invernali accolgono pensionati, bambini, coppiette, famiglie, offrendo loro, riparo, da quei fiocchi di neve o dalla pioggia insistente e copiosa come spesso capita in questo periodo. Quei portici, oggi, ( e ieri) sono “di carta“. Sembrano tanti cuori, in lontananza, quelle arcate continue. Si vedono mani, centinaia e centinaia di libri, visi intenti a leggerne pagine, in solitudine o in compagnia, in silenzio, a voce alta. Alcuni lettori sembrano intenti a materializzare, dar vita e corpo a quei personaggi, rendendoli simili a tanti pupazzetti. Dar vita a quei personaggi, trasportarli  con la forza del pensiero, tra noi,  attualizzarli, o,  farli entrare noi… In quelle pagine,  ci si potrebbe nascondere e non uscirne mai piu…e sarebbe  bello, almeno con la fantasia, per poter sparire da posti come questo, o come quello, o come altri, ed entrare in un mondo di carta, non solo di portici, dove il romanticismo è imperante. Libri dove il romanticismo ha eletto il proprio  domicilio. Abbracci e baci, non sono mai troppi. Scruto in lontananza una marea di persone, che si materializzano, prendono corpo, sciamano, si prendono per mano, e con loro, migliaia e migliaia di personaggi fuoriusciti da quelle pagine. Uomini e donne, per un giorno, leggono, o, almeno, offrono l’impressione di leggere e averne voglia, passione.  Tra tutti quei volumi, passati di mano in mano, o distesi  su due km di scaffali, paiono incontrarsi, stringersi la mano, strizzarsi l’occhio. Immagino i libri di Hobsbawm, i suoi Il secolo breve e I ribelli . E fra altri, penso a due libri in particolare: il “Diario di un parroco di campagna” di Georges Bernanos e “Parlami d’amore”, di Francesca Fossati Bellani. Sono due libri che avrei voluto sfogliare…decido di scendere e di comprarli. E farli incontrare, con le loro diversità. Come due cavalli, uno bianco, uno nero. E magari, pensando a Platone, mi dico che si sono già incontrati. In un altro mondo. Forse nell’iperuranio.