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Luglio (prima di airbnb.it)

20190701_141751Con anticipo di qualche ora ecco fare la sua imperiosa presenza il nuovo inquilino del calendario,  cauzione “caldo e bolla africana”, soffrire e tacere, scadenza 31 giorni incorporata. Detto cosi, senza pensarci molto, il primo pensiero va alle  case del mare, all'insegna del"quando non c'era", senza pinguino Delonghi, condizionatori, umidificatori, al massimo due pale rumorose di ventilatore recuperate chissa` dove e fissate "nel  cielo della stanza", della casa, di quelle con due finestre, che in fondo erano due occhi, una porta al centro, che ne  era la bocca e cartelli arancio sbiadito, a riempire "il viso"con  "affittasi prima e seconda quindicina", di un anno incertto,sempre incerittato a furia di mutarne l'anno.  E un alberello in cura dimagrante da sempre, faceva la sua presenza, come un gendarme di frontiera,a sorvegliare il tutto. "Qualcosa da dichiarare?" Queste "quindicine" mi incuriosivano, da piccolo, soprattutto  nei cambi, il 15 stesso in una imprecisata ora, quando una famiglia usciva e l'altra si disponeva all'ingresso, per l'entrata trionfale "nella quindicina". Cercavo, piccolo io, ma sempre pronto alla curiosità, questi avvicendamenti, di non perdermeli. Erano sempre ricchi di contenuti e storie, ma non dozzinali, anzi. Gli ingressi e le piccole verandine delle casettine, forse costruite proprio per tale scopo, quello dell'affitto, e generare ricchezza, umana, erano sempre intasati e procedere ai traslochi non era una cosa ordinaria. Cassette frigo, giochi, materassini gonfiati e da sgonfiare, ombrelloni chiusi e aperti, macchine, portapacchi carichi e da scaricare, palloni, fresbee e tamburelli, infradito, zeppe, espadrillas, passaggi di consegne, chiavi, tra chi prima, padrona al centro e chi dopo, e le grida della proprietaria mani al centro del suo enorme corpo,coperto da zinnale, amministratrice e proprietaria, allo stesso tempo, inveiva gridando, per segnare la strada agli altri, "avete consumato tantissima acqua, dovevate fare meno docce", e ancora "la bombola del gas, avete cucinato troppo" , e ancora, "ora dovete integrare, e ora guardiamo insieme quanti piatti, bicchieri e forchette avete rotto. E chi ha rotto, paga". E intanto da uno dei due occhi della casa un televisore portatile cercava  di uscire mentre un altro, senza perder tempo, voleva fare  il suo ingresso. Avete presente i treni del sud in partenza da Porta Nuova negli anni '60-'70 e i bimbi calati come proiettili dai finestrini nello scompartimento ad occupare posti per un lunghissimo viaggio? Ecco, proprio cosi.E poi, volete mettere in tutto questo il "Lessico famigliare"? E quando senza uscire dalle rispettive case, (durante le quindicine)per il troppo caldo qualcuno aveva dimenticato qualcosa,  e gridava dall'altra parte "Suntiiii le tieni do oe?"(Assuntina, le hai due uova?").Questo si che era degno di nota e scrittura. Dialetti di ogni tipo. Ah, potessero raccontare quelle case "da quindicina"....potevo già avere crediti formativi dal Miur senza saperlo. Ogni quindicina una storia e ognuna di queste, un libro. Appena sveglio, dalla radio, alcune note di una nota canzone si prepagavano per casa, ma il ricordo è  andato subito ad altri luglio, quelli senza internet e senza airbnb.it, senza cellulari ma con la ricevuta della cauzione per una quindicina di luglio, spedita a Pasqua. "Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirà, ya ya ya ya, luglio m'ha fatto una promessal'amore porterà  ya ya ya ya, anche tu, in riva al mare tempo fa amore amore, mi dicevi "Luglio ci porterà  fortuna"..." e chissacome andrà a finire questa storia

La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

Lessico Famigliare

Era da un po` di tempo che mi frullavano nella testa alcune cose, incomprese, o comprese a metà, o semplicemente per  il non volerle accettare, in quel nostro essere finiti, come in una mancanza, delle parole o di persone. Volevo indagare, “Morettianamente” scrivendo, come quando nella “Stanza del Figlio” Nanni, si è  infilato in un negozio di attrezzi per sub cercando di capire il perché  non era filtrata aria nel respiratore incriminato per la morte del figlio. Volevo sentire chi ha visto “iddo” ancora una volta, e farmelo raccontare, per sentirmelo ancora vicino, indirettamente,  in un lessico intimo, famigliare, scivolato troppo velocemente nell’incomprensibile, dei nostri incontri quotidiani sempre nuovi. L’infermiera parlava, ripescava dalla sua memoria parole ben curate, pettinate, come fossero la medicina adatta al malessere ingiusto chiamata malinconia, nostalgia o mancanza. Sfogliava parole dai suoi ricordi, di una notte buia, che si affrettava a ad essere tempestosa e fredda. Erano le 5, poi le 6, diventate ben presto e troppo tardi allo stesso tempo,  le 6.53, quando l’orologio si fermò. Le pagine, forse quelle adatte, da sfogliare realmente, potrebbero esssere “Idda” (di Michela Marzano), e “Lessico Famigliare”…Forse. Non restava che lasciare l’infermiera, oltre il tavolo, e portarmi a casa le mie pagine nella mia testa. Perché  chi non ha un lessico famigliare tutto suo? Noi, per esempio,in famiglia, ne avevamo uno. Poi, ne abbiamo avuto un altro, da grandi, quando gli incontri erano diventati sempre nuovi e non restava che conoscerci perché il riconoscerci si affievoliva, giorno dopo giorno. Erano belle quelle parole, che non erano “sempiezzi” e neanche “malegrazie”, ma semplici come acqua e bere erano “brumba”, con i bicchieri di plastica azzurro e arancione. Quelle da grandi,e ultime, le ho dimenticate, per restare in tema, perché mio padre lo voglio ricordare quando il lessico lo dirigeva elo inventava, non quando ha incominciato a subirlo perche ogni parola era diventata sempre nuova.

16 ottobre 1943

torino-16-10-2016-foto-borrelli-romanoTorino 16 ottobre 2016.  Roma “16 ottobre 1943”.  Non è  solo un libro di Giacomo Debenedetti. È una data,  la deportazione degli ebrei romani. È  il racconto,  con la prefazione di Natalia Ginzburg. Ogni giorno,  sulla strada casa-lavoro e viceversa trovo la casa di Natalia,  il piazzale a lei dedicato e i ricordi che ogni volta mi era stato possibile accompagnare i ragazzi li sotto,  ne leggevo qualche passo. Per non dimenticare,  io,  e per dire loro,  cosa è  stato. Affinché  Non si ripeta. Mai piu’

Dal libro ai libri

Questa contrapposizione Torino-Milano sul salone del libro e sul leggere pero’…che noia:  “chi ruba cosa”…. leggere… ma quanti leggono cosa e chi? E a chi? Davvero bisognerebbe cominciare a spiegare il tutto dall’abc? Quotidiano,  settimanale,  mensile,  rivista in tutte le declinazioni. Davvero poi all’esame di maturita’ i maturandi finiscono di fare “cilecca” sull’articolo di giornale? “Leggete,  leggete”,  diceva la prof. ssa Morganti delle medie. E ancora.  “Partite dal biglietto del tram,  poi da Topolino e poi… “L’Agnese va a morire”. E poi, se vi piace,  continuate con  “Lessico famigliare” e “Se questo è  un uomo”. E poi fini’ davvero, che da  quella frase buttata li  dalla prof. ssa Morganti sulla storia del biglietto del tram da leggere porto’ molti ragazzi a fare incetta  di biglietti Atm: giornalieri,  settimanali,  mensili. E fu l’inizio. Della lettura. Poi fu la biblioteca e librerie. La Morganti fumava e penso pure i suoi libri,  dato l’odore che emanavano.  Aveva una borsa di tela,  e ogni settimana ne estraeva uno e lo prestava a chi lo desiderava. Piu’ tardi arrivai alle superiori. La prof. ssa di lettere,  qui,  non fumava. Aveva capelli neri,  fin sulle spalle,  una frangetta,  occhiali neri e un piccolissimo neo a lato della bocca. Leggeva un capitolo dei Promessi Sposi  ogni settimana. Era “la Melloni” e oltre ad essere impallinata sulle descrizioni dei personaggi dei Promessi Sposi ci assegno’ in seguito  un compito a noi e uno ai nostri genitori. Ai secondi,  comprare un libro. A noi,  leggerlo durante le vacanze di Natale. Con scheda e successiva interrogazione.   “Leggete la Storia,  di Elsa Morante”. Ah che bella quella lettura. Col tempo,  una,  due,  tre,  cinque volte. Poi in quinta,  una quantità incredibile   di giornali. Rinunciavo  alla colazione,  talvolta al pranzo,  pur di averli sotto il banco e a casa. “Repubblica”,  “La Stampa”,  “Corriere della Sera”. Guai a stropicciarli. E quindi,  guai se lo adocchiava quella di diritto. Me lo avrebbe chiesto o approfittando magari di un cambio d’ora o intervallo avrebbe (come faceva) allungato la manina per sfogliarli. Lo,  li,  avrei rivisto/i dopo ore  e tutto stropicciato. Poi,  dopo la maturita’  venne “il tempo delle mele” e delle parole e della “brezza marina”, dell’amore e del gioco a nascondino. Nelle librerie,  io e lei. Cioe’ noi. Partire,  entrare,  in libreria,  “contare”,  uno,  due,  tre… dieci e giocare a perdersi per poi ritrovarsi,  con un libro tra le mani. Nascondino tra i libri. Il gioco consisteva nel cercare una pagina qualsiasi di un libro altrettanto qualsiasi pensando all’altra. Per poi leggercela. In faccia. Alla faccia di chi… “parlava” male.

Le storie che non conosci

20160528_080605Era da un po’ che non mi muovevo a cavallo tra circoscrizioni. Tra festa dei vicini (San Donato), “los cantineros” e il “maggio in oratorio” (Vanchiglia) e i ‘cantieris’ dalle parti del Lingotto.  Ovviamente come d’abitudine mi faccio “accompagnare” dalla metro. Ciondolando ciondolando come quotidiamente avviene. Da un quartiere all’altro. E qui, all’interno della metro,  si, che le scoperte non terminano. Un ragazzo, cipolla bionda ai capelli, pantaloni giu’ e boxer su, racconta al cellulare il suo lascito nell’essere lasciato. E fin qui nulla di particolare da registrare e scrivere  tranne che gli e’ capitato quel che capita a tanti. Prima o poi. Insomma, fine della storia. La sua. La notizia sta che nel raccontarsi l’ex accoppiato e single di zecca piangeva. A dirotto. Insomma, il ragazzo “Anvedi comma sto’ ” quello con la cipolla, per intenderci,  raccontava storie, in pubblico, (o storia pubblicizzandola) dopo che a lui l’avevano raccontata e fatta bella grossa.  Eccome. Altra notizia: pervenute lettrici accanite dalla prima all’ultima fermata del percorso a salone del libro con battenti oramai chiusi. Ecco il lascito. O una “implementazione” di una abitudine. Lettrici in via di estinzione come il libro, oggetto appena rinvenuto. Leggono storie. Storie. Sono prese, nelle loro camicette a fiori mezze maniche e qualche soffio per spostare i capelli, neri e lisci. Non per sbuffare perche’ legge. Una delle due legge “elogio della bellezza” ma il titolo e’ stampato a mano sulla copertina. Sara’ vero? E’ carina. Esprime bellezza e tutti la possediamo. Tutte lo sono, belle, e tutte possono esprimerla, la bellezza. E tutti possiamo diventare migliori, grazie alla bellezza. Le sue mani, ferme, stoppano  (non strappano!) pagine  e poi  ne girano  e rigirano tante altre.  Signore e signori va ora in onda in Me-Torino, il festival della storia. Ah! penso! Quanto mi piacerebbe ascoltare ora Bersani mentre canta “Le storie che non conosci non sono mai di seconda mano”. Elogio della bellezza e della verita’.

Scendo dalla metro e riprendo “la strada che porta in citta’” ripensando a “Tutti i nostri ieri” (davanti alla Casa del Quartiere una targa commemorativa ricorda Natalia Ginzburg).