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Black Friday

Spira freddo, aria di neve. In giro, per le vie dello shopping torinese, lungo il nastro d’asfalto a forma di L (via Garibaldi e via Roma)si possono “ammirare” lunghe  code alle casse, all’interno di alcune catene,  mentre all’esterno, occhi e nasi  sono piacevolmente incollati alle vetrine per quelle tante promesse sbandierate e importate che fanno  tanto” Black Friday”. Chissà perché bisogna sempre importare “feste laiche” da oltre Oceano. Il nero dei libri contabili. Comunque, si sostiene che uno su tre anticipa ad ora, ad oggi, a questo “week” i regali di Natale, risparmiando tempo e probabilmente un 30 per cento. Chissa’.  La cosa che stupisce e’ che l’iniziativa cade nella settimana in cui si elargisce un “pacco” per i piu’ poveri. E ce ne sono! Pare siano 5 milioni, assoluti. Quelli relativi, molto di piu’. Basta una spesa imprevistace….Nei pressi del grande fiume, il Po, l’aria è ancora più rigida e  l’istinto sarebbe quello di stringersi ancora, all’interno del cappotto, così, da sparire ulteriormente dentro la nebbia. Senza lasciar traccia. Forse ci piace un pochino, quella sensazione di giocare a nascondino. Che ci rende tanto piccini.  Anche da grandi. I grandi giornali, invece, rinnovati, Corriere e Repubblica si presentano nelle loro nuove vesti, grafiche e di cronaca.  Il primo, riferito alla cronaca cittadina,  “scusandosi per il ritardo”. Il secondo, in genere. Correva il 1976…anno della sua nascita. Per entrambi ho ricordi vastissimi legati alla maturita’. Anni dopo, ovviamente. Quante merendine e caffè sacrificate pur di avere “quotidianamente” l’informazione a portata di mano! Altro che cellulare!!

Bugie a portata di mano

Foto Borrelli Romano. Preparazione bugie“Una volta, al mondo, non c’era il fuoco. Gli uomini avevano freddo e andarono da Sant’Antonio…” Sul tavolo, in ordine sparso, farina, zucchero, marmellata, latte, ricette, fiabe di Calvino e bugie in divenire. Foto Borrelli Romano preparazione bugieTutto mischiato, nel tempo. Mani impastate nei miei ieri e nei miei oggi. Bugie passate e presenti. Polvere di farina sparpagliata come d’estate,  spighe al vento, capelli biondi appena mossi…impasto, pulisco e…assaggio. Buone. Un velo ancora, necessario per addolcire e passare oltre. Zucchero a velo come neve. L’ambiente e’ caldo e io accaldato da tutto questo impasto. La luna in cielo e’ un forte richiamo. “Quasi quasi esco” . Dalle parti della Gran Madre, lei, luna,  si specchia nel fiume come una bella donna mentre il traffico impazzisce e mi stordisce. Ha un bel viso acceso. Luci dei fari che abbagliano gli occhi e occhi abbagliati da occhi troppo luccicanti e cuore infiammato e luci tremolanti simili a luci di candele accese all’interno di una Chiesa. Un tempo da queste parti, i Muri, si era soliti alzare bicchieri e calici alla mano per brindare a baci e bugie mai troppo dolci. “Sei la mia passione piu’ grande” recita una scritta sul muro, tra strada, Muri e fiume. Mi passa affianco una coppia stretta stretta o forse era solo il tempo, che passa. Passo, passa, passava, passavano, passano, i passi di tutti.  Marciapiedi slabbrati. Ricordi frammentati e parecchio appuntiti. Bello da quaggiu’, il fiume ed il suo scorrere con la vita. Altro giro altra ruota. “Venghino signori, venghino” risuona ancora piazza Vittorio, quando il Carnevale passava e si fermava qui: baracconi e profumi di cioccolata e zucchero filato e filarini dietro ragazzine.  Cioccolata, Parini e il giovin signore, carrozze, cavalli e signorine. Tutto scorre e tutti corrono. Almeno per un …Po. Mi specchio sulle acque del fiume affacciandomi appena appena, stando attento a non scivolare nel pantano dei ricordi, prima di Roma e prima di che…L’affaccio sul mondo, ieri, oggi e domani, civilta’ globale.  Lo fa anche una ragazza con due trecce bellissime e due orecchini la fine del mondo. Sorride.  La osservo mentre lei scruta  il suo viso riflesso nell’acqua: le trecce paiono due corde sul pozzo, il viso solcato dal fiume disegna rughe bugiarde, lei muove il dito, quasi a volersi ridisegnare. Forse non si piace. E’ carina, nei suoi riflessi rossicci. Non avrebbe bisogno di “truccarsi” col dito…nell’acqua. E’ la ragazza con l’orecchino di perle. Lungo il marciapiede accarezzato dall’acqua “vaporosa” siamo in tanti, a truccarci, o mascherarci. Maschere Di Varnevale. Tutti allo stesso istante. E’ Carnevale. “Puff”. Mi e’ passata la voglia di stare fuori. Corro a casa. Bugie a portata di mano…bugie a/tradimento….il che e’ la stessa cosa. Sul tavolo, un libro ancora aperto. Un ricordo, una filastrocca piemontese: “cesa  granda campanun ca fa dun dun…” c’e’ posto ancora per una bugia. “Venghino, venghino…”

1 Ottobre 2015

Torino Valentino 1 10 2015 foto Borrelli RomanoUna sessantina di giorni fa l’afa e il caldo impedivano ogni movimento e camice e t-shirt erano a chiazze e madide di sudore. L’aria mancava o tale era la situazione. O quella, mia percezione. Era l’ultimissimo sforzo che avrebbe concluso “un viaggio” durato 5 anni. Una notte prima dell’ultimo esame. Senza se e senza ma dovevo chiudere. Contro tutti i gufi. Oggi l’aria e’ “abbondante” e cosi il verde, il fresco, gli spazi aperti; la giornata autunnale invoglia ad uscire, ad apprezzare i colori dell’autunno che “entra” e non osservare solo le foglie che cadendo vanno a morire. Al Valentino, il parco di Torino che “sfocia” sul fiumeTorino.Valentino.2 10 2015.foto Borrelli Romano e lo lambisce, gruppi di universitari distesi sull’erba consumano il loro pranzo con una solenne liturgia infrasettimanale. Alcuni “lanciano” cibo a scoiattoli di “altri mondi”; altri corrono sul viale Valentino Torino.foto Borrelli Romanoasfaltato guardando quelli che vogano sulla via fluviale. Al Valentino che “ingloba” e nasconde la magia del castello e di un periodo medioevale, tra finzione e realta’. Coppie che lasciano intendere di essere nel pieno dell’amore e di un anniversario, alla ricerca della fontana magica ove gettare la monetina, passaporto per un imminente ritorno.Cammino, osservo e saluto alcuni studenti che mi riconoscono e io purtroppo, al momento, faccio fatica a collocarli in classe e sezione. Una “questione didattica”. La strada e’ li davanti, non so se in salita o in discesa. Ma e’ la mia, nessuno mi ha accompagnato. Era da tanto che non passeggiavo, qui, al Valentino. Forse era avvolto nella nebbia e io con lui.O forse e’ solo un ricordo. Mi pare di riconoscere il castelli,  le panchineTorino Valentino, foto Borrelli Romano.1 10 2015Torino Valentino.1 10 2015 foto Borrelli Romano, i fiori e le pianteTorino Valentino foto Borrelli Romani.1 10 2015, i giorni e le sere andate anche se, sono quelli che verranno che saranno i migliori. Il resto (molti e molto), e’ stato “catechizzato”, insieme alle parole, parole, parole…Torino Valentino.1 10 2015.foto Borrelli Romano

La “storia” sul piattino…

Torino, 8 novembre 2014. Piazza Cln, foto, Romano BorrelliEsiste qualcosa che “accomuna” l’archeologia con la psicologia e la storia. Scavare tra Torino, 8 novembre 2014, foto, Romano Borrellireperti archeologici e, o, scavare, nel senso buono del termine, con la massima libertà, (di chi si lascia scavare), delicatezza, attenzione, nelle persone, per la seconda. Relazionarsi, mettere a fuoco, inquadrare, esporre quanto inespresso. Talvolta, nel gioco delle lettere, entra in scena una vocale e da scavare, la parola, diviene scovare, che è lavoro e patrimonio dello storico. Per il gioco delle “aste”, “stanghette” ,”punteggiatura” , “maiuscole-minuscole” poi, la S maiuscola della storia si trasforma in storia, o storie, di gente comune, che solo superficialmente appaiono insignificanti ma che tali non sono. Ogni persona che incontriamo rappresenta un dono. Sta poi a noi approfondire l’altro, che è in noi. E migliorarci. Magari “abbattendo” altro tipo di …”muro”… 25, 28, 28, 25….Berlino. Il muro, cosa resta. Foto, Romano BorrelliBerlino, Foto, Romano BorrelliBerlino, il muro. Foto, Romano BorrelliPensavo e scrivevo questo,  a commento di uno scritto, proprio nel momento esatto in cui “calpestavo” il simbolo della nostra città: il toro.Torino, 8 novembre 2014, foto, Romano Borrelli (2)

Torino. una città che contiene tutta l’arte, in un fine settimana. “Artissima”, “Paratissima”, “bellissima”,  Torino. Sembra uno spot di un’acqua e invece e ‘una Torino “tutta da bere” diversamente, in una notte bianca. Dell’arte. La città in cui “Io lavoro”.  La città dei fiumi, delle luci, degli artisti e delle luci d’artista.Torino, 8 novembre 2014, via Roma. Foto, Romano Borrelli

Un carnevale di colori, odori, profumi e storie che si incontrano e incrocianoDecido per un caffè e  ovviamente, come capita da qualche giorno, mi reco presso “La casa del caffè” o presso la fabbrica di una storia. O nella storia dell'”otto volante”. O nella storia che transitava da qui, su un bus 50, dalle orecchie “grosse”, mica fini”,  grandi al pari di quelle di un elefante. Orecchie “tirate e chiuse” da un autista atm in maniera  tale da non fargli percepire le storie che  si consumavano nel suo corpaccione da pachiderma arancione. Le viveva e ci vivevano, li sopra, inglobandole, ma con discrezione.

Sono quasi all’entrata del bar. Poso la mano sulla porta destra. Quella sinistra è contrassegnata dal divieto d’accesso. Come una porta girevole.  Però quale combinazione! Un gesto nel presente e un gesto nel passato: l’autista atm che abbassava il finestrino con la sinistra per “attrarre” a sé “l’orecchio elefantiaco” del 50 e la destra sulla ciambella!  Nel presente, con la destra spingo la meta’ di una porta e con la sinistra apro e richiudo la mano a mo di pugno: “ciao ciao”, a chi e’ qui e a quanti prenderanno vita nella fantasia e si materializzeranno da un semplice ” succo di penna”. Conosco cosa troverò e chi incontrerò, prima, dopo e durante il caffè.  So anche che nel “piattino” che mi verrà posto sul bancone al termine del caffè non ci sarà solo una ricevuta,  lo scontrino, di quanto avrò consumato. Quel che mi verrà restituito  sarà molto più di un buon caffè. Una ” chiave” per “scovare” storie. 

Il cielo su Torino è stellato. Torino, 8 novembre 2014. Luci d'artista, via Roma. Foto, Romano BorrelliE così doveva essere quando qui si incontravano M. e L. a sorseggiare il loro caffè, cappuccino e masticare qualche cantuccio, lontani dagli affanni del mondo, seduti in questo piccolo grande mondo: il loro.  Li immagino, seduti, prima o dopo il lavoro. E quando era “dopo”  un carezza non mancava mai. Al cane che era in compagnia di chi vendeva, a due passi da qui, informazione, con “Stampa Sera”.  E loro? Lei, dolcevita, bianca, capelli neri, fin sulle spalle, una forcina per unire e tenere lontane crisi, zero trucco e due orecchini in perla bianca piccolissimi che ne incorniciavano il tutto, ovvero, la storia.La loro e con quella, gli anni ’70, ’80, torinese o italiana.  Lui, bhe, lui, riesco ad immaginarne solo gli occhi: da innamorato. Vicini e vicinanza di luci, d’artista. Perche’amare e’ una cosa semplice, ma anche un’arte. Vicinanza perche’  illumina e non acceca. Alla ricerca di una qualche chiave anche loro, per “entrare” nella casa adatta ai  loro sogni.  O di una forcina, tra i capelli, per i capelli. Amore.In costruzione. Guardarsi negli occhi e ascoltarsi. Per scavarsi vicendevolmente e scoprirne desideri, stati d’animo, psicologia e costruire così una grande storia. La storia di M. e L. ovattata, messa al riparo da altre che prendevano piede li vicino. Storie che si costruivano all’aperto, ma diverse da quelle di L. e M. Ma l’amore puo’ fare a meno del troppo capire? Storie all’aperto, un po’ “gonfiate”, tra chi domandava e chi offriva.

Il Lunedi mattina, infatti, in quella  piazzetta, che profumava come le erbe, si teneva il “mercato dei bugiardi“. Ma non era “Piazza delle erbe?” Non era qui su quella piazza che esisteva una erboristeria, una gastronomia, una sartoria? Non era forse qui che chi cercava lavoro poteva anche trovarlo? Certamente, un “piccolo sud” dove  lavoratori e padroni si “incontravano, amplificando molto fra competenze e paga promessa. Incontri, scontri, promesse verbali in piazza…mozioni, interrogazioni, interpellanze in altra piazza. Tutto “in comune”.  Quelle più belle, probabilmente, avvenivano proprio in quel…cantuccio del bar. La casa del caffè eletta loro domicilio: la casa del loro amore.

Tra un pensiero e l’ altro, non e’ che per caso mi sono perso Novelli mentre usciva?

Bhè, bellissima  Torino, si è fatta sera e l’appetito si fa sentire…………..Buon appetito. In piazza Solferino,Torino 8 novembre 2014. Piazza Solferino. Foto, Romano Borrelli si mangia.Torino, 8 novembre 2014. Piazza Solferino. Foto, Romano Borrelli

Un giro per Torino

Bellissime immagini nel Cuore di Torino.Davanti alla sede del primo Parlamento Subalpino. Piazza e palazzo avvolti da un pallido sole di ottobre.  Immagini, visi partecipanti di una Terra Madre, un evento biennale  che porta (e portera’  sotto la Mole, a Lingotto Fiere, dal 23 al 27 ottobre) a raccolta, qui, a Torino,  allevatori, contadini, pescatori, agricoltori di tutto il mondo. In una atmosfera quanto piu’ possibile, equa, pulita, giusta. Un evento iniziato una decina di anni fa, al palazzo del lavoro. Un incontro biennale gemello e parallelo al Salone del gusto. A Palazzo Nervi ricordo quel primo appuntamento di Terra Madre20141010_174222, dall’altra parte della via tagliata dal “18” e dal tram 1, oggi “interrata” con la metropolitana torinese, il palazzo del lavoro che fu, con i suoi piani, la sua pista, e le piste che sarebbero arrivate, a Cinque Cerchi. Passion lives here.  passion lives….”livid…” there. Oggi, Un centro torinese  davvero in fermento. Librerie piene, i portici pure. La carta, da qualche giorno, e’ tornata al proprio, domicilio, traslocando domenica sera, dai portici. Via vai continuo in quelle che sono corsie dello shopping o del solo buon osservare. Vasche su vasche e fontane in piazza Cln con il, Po e la Dora che osservano tutto questo lento incedere. I tram sferragliano,  portando ora di qua ora di la, gente talvolta distratta, comunque leggera, da sabato pomeriggio, senza tanto stress addosso. Ci si parla e confronta. Con tanta intesa. Quella un po’ opaca, a mio svantaggio e  per pochi altri che invece e’ rimasta attaccata al tram. Il futuro e’ un buco nero in fondo a un tram, cantava Jannacci. Senza 59 nell’intesa, tutto come prima. A gruppi le discussioni da bar dello sport, ma mica poi tanto, che accompagnano  ogni movenza  sono quasi le stesse, il tfr, tutto, dell’ultimo anno, al mese, accantonato al bilancio o al fondo e chi al fondo vorrebbe mandarcelo. In fondo in fondo. In lontananza sembrano puntini e solo nei loro pressi ci si rende conto che hanno eta’ diverse fra di loro ma con argomenti in comune: saggezza e meglio gioventu’ a braccetto e quest’ ultima reduce da una giornata, quella di ieri,  di manifestazione e corteo per reclamare davvero una buona scuola. Gioventu’ con sopraciglia piegate ad arco, preoccupate, angeli  custodi sopra i figli, i loro occhi, che scrutano il mondo e le sue bellezze. Occhi grandi, di ogni colore, vulnerabili, belli. Occhi nocciola, capelli intrecciati, insieme ai ricordi, tenuti fermi da una penna che non scrive più, e tempi e modi ne definiscono la sostanza delle cose. Ancora, partito liquido, con tessera, senza tessera, comitato elettorale, sfoltimento dei contratti e contratti a tutele crescenti. Articolo18. Ma quando tornera’ questo benedetto lavoro? il lavoro. Fosse un film o un libro, si chiamerebbe la tenuta, ne sono certo….poco distante una coppia canta “io senza te, tu senza di me”…Tutto come prima. Sembra una giornata da libro, o da libri, con “il passato che e’ in me”. In effetti, un giro lo avevo fatto, nel cuore di Torino, per un libro. Era da un paio di giorni che ripetevo come un mantra, e mi ripetevo che “un giorno devi andare”. In effetti il libro scelto,  riguarda una tanto attesa, “Attesa di Dio”, di Simone Weil. Ora non mi resta che sfogliarlo. A casa, pero’.
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A Ravenna Godo un bel Po

Ravenna. Stazione. Foto, Romano BorrelliRavenna. Da quanto tempo. Mi sarebbe piaciuto visitarla già da un po’, a dire il vero un bel Po, in uno di quei viaggi invernali, veloci, per rivedere il mare, rivedersi, una passeggiata in centro, per staccare dal lavoro, dalla ricerca. Una tesi. A tesi conclusa. Un’ipotesi.Magari con uno di quei biglietti di sola andata sotto l’albero…Ravenna. Stazione. Foto, Romano Borrelli (2)

Appena giunti a Ravenna e messo piede oltre gli scalini del treno sembra essere giunti, almeno per questa estate 2014, in altro mondo. Il passaggio dalla pioggia torinese al bel tempo romagnolo è notevole. In  ogni caso, il turista è sempre al centro dei pensieri dei romagnoli e della loro città e l’accoglienza è proverbiale. Nelle orecchie, sottovoce pare dicano: “da dove viene? da Torino? No, non puo’ piovere per sempre“, e per farti capire, da una parte che ti capiscono e si prendono cura e dall’altra che li, non piove quasi mai, ecco un ombrello, ma non a portata di mano. Lo indicano. Posato in un posto lontanissimo e difficile da prendere. E’ in attesa. Ma lontano dalla presa, fuori dalla portata di ogni uomo o donna di media altezza. Il cielo è di un azzurro turchese. Fa caldo. Si sta bene. La gente, le ragazze, i ragazzi, si accalcano alla fermata dei bus e continuamente li senti chiedere: “Quando passa il bus per Mirabilandia?”. Beati loro pensi. E pensi a quanto siano fortunati ad avere il mare, questo si, a portata di mano. Con tutta questa bellezza che contraddistingue questa cittadina. I locali dove gustare buon cibo non si contano. Così come non si contano le piadinerie e i locali più raffinati. Fra le prime, ma senza far torto a nessuno, perché da turisti  si entra in un locale quando si ha fame, senza nessun calcolo preventivo, è  La Piadina del Melarancio, in Via IV Novembre, 31. .Ravenna, 23 luglio 2014. La piadina del Melarancio. Foto, Romano BorrelliUn locale con saletta interna. Alcune botti, e varie bottiglie da vino invitano ad osservarle e leggere le etichette, così, per ingannare l’attesa, durante la “chiamata” tra un numero e l’altro. Attesa che a dire il vero è breve. Inoltre fanno da corona alla botte riposta sul pavimento alcune seggiole che guardano  verso l’interno, direzione scala. Altre seggiole sono disposte nei pressi dei ripiani-mensole  per posarci i piatti con le piadine e gustarsela in santa pace. Il tutto con panorama sulla via cittadina ed il suo via-vai che all’ora di pranzo è notevole.  Le piadine sono di ogni tipo e secondo le tasche. Si legge attentamente il menù e si ordina. La caratteristica bella di questo locale è che dopo la scelta ti accomodi, se ti va, nella saletta interna, dopo aver preso un bigliettino contrassegnato da un numero. Per la cronaca, il mio era il numero 53.  Nel giro di qualche minuto, una voce femminile, attraverso un altoparlante chiama il 53 ed ecco pronta e servita su di un vassoio la piadina da me scelta. La classica romagnola, di Ravenna, ovviamente. Piadina adagiata su di un vassoio bianco, con una graziosa stampa.Ravenna. Piadina del locale La piadina del Melarancio. Foto, Romano Borrelli Un grazie e buon appetito. Posso assicurarne la bontà. Merita davvero un ritorno (La piadina del Melarancio, via IV Novembre, Ravenna). Sono convinto che tutte le piadinerie di Ravenna meriterebbero una visita, ma, come accennato, è stato il caso che mi ha portato in quella. L’intenzione era quella di un self- service nei pressi del mercato coperto, a dire il vero chiuso per lavori. Pazienza. In centro e non solo è uno sciamare di biciclette. Bellissima la ciclo officina nei pressi della stazione di Ravenna, dove si puo’ noleggiare o far riparare la bicicletta. Una visita inoltre in un locale, in via Mordani, presso Corte Cabiria (ne avevo sentito parlare a proposito di un blog di Maria Andereucci. Dalla via si accede alla “corte”. Il locale è bello.Ravenna. Ristorante Corte Cabiria. Foto, Romano Borrelli (2) Ne ho apprezzato la disposizione dei tavoli e di quanto vi era sopra. Penso a quanto si celi dietro ad ogni piatto. Saperi, sapori e la storia di ogni uomo, con il suo lavoro, le sue fatiche.Ravenna. Corte Cabiria, ristorante. Foto, Romano Borrelli  Ravenna 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli Ancora un giro in centro, che merita. Tutto a dimensione d’uomo. Il traffico, insieme alla pioggia, l’abbiamo lasciato al Nord. Piazza del PopoloRavenna, 23 luglio 2014. Foto, Romano Borrelli è davvero stupenda. Un giro poi verso la tomba di DanteRavenna. Tomba di Dante. Foto, Romano Borrelli e molto altro ancora. Davvero, una città che merita. Lascia un sorriso. Lungo il viaggio. E non solo.

Foto Romano Borrelli

Un sorriso che ti accompagna lungo il viaggio. Un sorriso che continua. Dal primo paese dopo Ravenna. O prima di Ravenna. Un senso di godimento che permane. Per un bel Po.Foto, Romano Borrelli. Mercoldedi 23 luglio 2014

La mia Torino

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Particolare di un portone nel centro di Torino.
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Torino. Piazza San Carlo.

La mia Torino, non confluisce a Piazza Vittorio. Viaggia. E parecchio. Si muove, velocemente. Spazia, tra le piazze e le vie cittadine, spesso omettendo famose categorie. Un metro del tutto personale. Anzi, per la par condicio,  una metro, personale cittadina. Piazza San Carlo, ad esempio, sembra una conchiglia, e, nelle giornate, o nelle serate di calma, ci puoi ascoltare il rumore del mare, tendendo l’orecchio sulla pancia della piazza, un po’ come erano soliti fare gli indiani. Per sentire e scongiurare pericoli. Spesso ti pare di ascoltare il mare, ma anche l’amore. In piaza San Carlo, ti puoi imbattere in gruppi di anziani  che oziano su una panchina, e parlano dei tempi andati, i loro, e di quelli che verranno, dei bambini e ragazzi, che si trovano a passare; non di rado li trovi cantare, accompagnati da una chitarra o fisarmonica. D’inverno, preferiscono i portici, ma quando la stagione si fa bella, tornano in piazza e sulla piazza, come erano soliti fare. Un tempo. Loro, qualche volta un cappello, abbassato con un fare da galateo se passa qualche signora; loro e una bicicletta sullo sfondo, compongono  una stupenda cartolina, come a ricordare   qualche posto sperduto del sud, ma anche dell’Emilia Romagna o ancora più giù. A volte, anche della Toscana. Non so perchè, ma viene in mente un posticino particolare…Riotorto. Sarà per via delle biciclette. Nei loro discorsi, tanto passato, tanta nostalgia, ma anche tanta bellezza. E grande bellezza sui loro visi.  Quelle mani giunte, dietro la schiena, raccontano una storia, passata  e scritta da altre parti. Le rughe, una penna che ha scritto e solcato molto sul loro viso. Torni, frese, linee di montaggio, qualche bar, una partita a carte, un cinema, una gazzosa nelle giornate calde, o un bicerin in quelle fredde, e spesso, qualche vanga, dopo il turno di lavoro, in quei piccolissimi appezzamenti  di terra che qualcuno, qui, si ostinava a  chiamava “le ville”.  La villa. Non aveva nulla a che vedere con una stupenda costruzione. Era l’anello di congiunzione, con la loro terra, con il Sud e il mare. Le ville, poste agli estremi della città, là dove non c’erano i grattacieli e la ferrovia era in superficie.  Li, si coltivava qualcosa. Da quelle parti, Barriera di Milano,  e nei suoi  pressi, il fiume, dove qualcuno, d’estate, si avventurava  anche qualche bagno. Confluisce molto, a Piazza Vittorio, terra di un Karaoke, un Fiore all’occhiello negli anni ’90, piazza  di canto comune e di “lancio”, di qualche macchina. Non era Cape Canaveral. Era Piazza Vittorio. E il lancio, era decisamente buono. Fuochi d’artificio, e magliette, t-shirt, bianche. In Grande. Punto e a capo.  Ma non era ancora Grande. Era solo un Punto.  Oggi, locali e gioventu’.  Senza codini e Karaoke.  La Mole sullo sfondo, l’Università e via Po. Con i ragazzi. Che sembra il titolo di un libro. A pochi giorni dall’apertura, del libro in un salone. Con gli auguri di buona lettura.  Piazza Vittorio. Il fiume, l’altro, quello grande, dona l’ illusione di essere al mare. Il fresco delle serate  estive poi, con la collina e le sue luci è uno spettacolo incredibile. I Murazzi. Dove si vince e si perde. Dove incontri e lasci e quando lasci non incontri più.  Non tutto confluisce a Piazza Vittorio. Vie e pertugi impensati, sperduti. Anche una maniglia fa storia, la sua storia. Bussi, e ti si apre un mondo. Non solo una casa. E a Torino, ti senti sempre a casa. Bussi, entri e ti si apre una storia. Marmi lucidi  e saloni.  Già, il Salone, dove in alcune zone del sud, era il luogo del barbiere, centro di incontri di politici locali e signori. Anche a Torino, esiste, un salone. Anzi. Un tempo, era il Salone. Oggi, la Fiera. Di qui a poco. La Fiera del Libro. Anche se non è dalle parti di Piazza Vittorio.  La fiera del Lingotto. Una fabbrica, un centro commerciale, una fiera, e ora anche una stazione della Metro. Ma qui,  è un altro viaggiare. Tempo ristretto, al pari di un caffe’, ovviamente, ristretto, in qualche angolo di Torino, nascosto ai piu’ e trovago o ritrovato per caso. Tempi ristretti in tempi moderni, tutto veloce alla ricerca del temopo, perduto, breve. Ristretto il tempo a dispisizione, come il temp di scrittura o per la scrittura, il che e’lo stesso, quando ti confronti con da “tweet” con chi ha tempo libero e man libera di girare “sulla mia Torino”. Tempi doppi,  contro tempi sfretti e ristretti.  E allora, prendere o lasciare.

 

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Atrio di un palazzo nel centro storico di Torino. Interno di una galleria.

Torino by night

DSC00273Alcuni lettori del blog leggendo alcuni articoli precedenti hanno chiesto se era possibile documentare con alcune fotografie, La Gran Madre con i Cappuccini e Piazza Vittorio.

DSC00266Eccole. Da via Po, a piedi o con il tram storico, verde, il 13 barrato, per poi “approdare” in in Piazza Vittorio, con i suoi bar e i negozi, sotto i portici, e la “fiumana” di gente che passeggiando ne ammira ogni bellezza.  Il pavimento che pare lucido, con i binari del tram e le luci che aggiungono bellezza alla bellezza. E poi, sul ponte che unisce la Piazza alla Gran Madre, la visuale del fiume Po, con i Murazzi. Uno spettacolo unico.

Da Piazza Castello direzione Valentino: sotto la neve

DSC00214Giornata di festa. Perfino il bancomat e la macchina fotografica lo rammentano. Cose. Del mondo materiale. Il muro, con la scritta murale, agisce, per qualcuno, da specchio, nel rammentare la situazione: “sei il mio,  guaio preferito”.  Un tempo, sarebbe stato: “Ehi!”. Ma non sono happy days. Effettivamente, a voler ripensare alle scritte, ci sarebbe da domandarsi: ” Ma come,  è già “toDSC00212rnata” (scritta murale, del centro città, zona quadrilatero) ed è nuovamente fonte di un guaio preferito? (scritta murale ai Murazzi). Allora, il problema è serio. Coazione a ripetere. Allora era meglio non fosse tornata. Mha…se anche le scritte non si mettono d’accordo, figurarsi le persone. Nel mondo attuale, tutto è incrinato. Si entra e si esce con clic, si è “amici” e non si è più amici nel giro di pochissimi secondi, virtualmente, dimenticando che forse, la costruzione dei rapporti richiede qualcosa di più duraturo, di coinvolgente. Rapporti, incrinati, note stonate, navi inclinate, treni inclinati. Insomma, parecchio inclinato. Anche sul lavoro. “O così, o ti inchini”.  La confusione è al massimo grado.  Un po’ come in politica. Professionisti illustri, di filosofia, musica, analisi, che spesso ricordano il medico di pinocchio. Quando mai se ne trovano due capaci di suggerire la stessa cosa?  Professionisti della confusione. Terra rovesciata, cielo increspato. Cosa succede in città sotto la neve? Il Valentino, in lontananza, è stupendo. Le impronte dei piedi sulla neve fresca  fanno pensare a “giri di coppia”.  Dopo il tanto parlare delle cene, fra giri di pizza e giri di carne, ecco che un giro di coppia, meglio, un giro in coppia, forse non guasta. A ben vedere, col torcicollo in agguato, forse solo le mie, di impronte, risultano “spaiate”. Il Valentino esprime tutta la sua bellezza in ogni stagione.  Cellulari e macchinette fotografiche immortalano lo scenario per tenerla “in card”, quando la memoria del cuore, comincerà ad annebbiare anche le menti. O per dire: “sono stato qui”. A voi, un “mi piace”.  Il grande fiume, lentamente, stancamente, si muove, verso Sud. La nebbia in superficie, si dirada.  Cielo lattiginoso. Sopra il ponte, il rumore del tram, verde. Il tredici.  Sembra una Torino d’altri tempi. In lontananza i Cappuccini, avvolti nella nebbia e la Gran Madre, più in basso. Ai suoi piedi “una corona” di bar. Tutto sembra immobile, come lo era una decina di anni fa. Corsi e ricorsi storici.  Una Torino magica. Bianca.

“Uno scoiattolo” a Torino

 …”Si strinse nel mantello di lana. Aveva le mani ghiacciate, il freddo trasudava dalle spessa mura della torre…”

Così era cominciata la domenica, immerso nella lettura di un bellissimo libro “568 D.C.. I Longobardi, La Grande Marcia” (Sabina Colloredo, Fanucci Editore), quando, ad un certo punto, stimolato dai castelli in quello narrati, decido di recarmi presso un altro castello, qullo del Valentino, di Torino. Una camminata tra le bellissime vie di Torino,  incontrando così i bellissimi cortili de La Cavallerizza,  piazze storiche quali, Piazza Vittorio, i Murazzi, il Valentino (luogo stupendo per gli innamorati), dove il battello, navigava tranquillamente, ma privo del “tutto esaurto”. In lontananza, una musica spande nell’aria note di Luca Carboni, “Ma l’amore che cos’è”….e già, “bravo chi lo sa capire”……mentre il grande fiume, con le sue onde artificiali provocate da “Valentina” (presumibilmente, o, al piu’, Valentino) propaga ulteriormente cosa fa l’amore, “una onda che viene e va e invade anche l’anima, che fa nascere o morire …

Un bus,  nei pressi di Piazza Vittorio, sponsorizzava baci perugina, in occasione del San Valentino.  Ottimi cioccolatini con pensierini incorporati.  Nell’involucro del cioccolatino, il classico bigliettino mi diceva: “Una sorpresa è esattamente quello che vuoi, proprio quando non te lo aspetti”. Anonimo. Già, quando non te lo aspetti. Tra piazza Vittorio e la Gran Madre, un ponte, un fiume, il fiume, tanto, tantissimo freddo e ghiaccio. I gradini della Gran Madre sono bainchi: neve, gelo e sale. Le bandiere del 150 Unità d’Italia, ormai consunte e sporhe sventolano, nonostante il gelo irrigidisca tutto e tutti. Lungo i Murazzi, alcuni sono impegnati nella corsa domenicale. Armati di molto coraggio.  Lungo il percorso, un po’ di tutto, compreso un igloo, (rifugio con blocchi di neve dei giorni scorsi) con bimbi festosi pronti in posa fotografica posizionati, in ogni dove  da mamme festanti. Una lapide ricorda Mario Soldati. Coppie che anticipano San Valentino. Insomma, un percorso, questo, che ricorda quello del 17 marzo, quando Torino era invasa per l’apertura delle cerimonie relative al 150.  E così, girando e rigirando la “catina” baci perugina, ripenso alle soprese, dolci, e, tra queste,  nei pressi della panchina,  (quella di Sonja, quella nostra, di una moltitudine), un grazioso scoiattolo “sgaiattolava” tra le vie, tra i residui di neve torinese, alla ricerca di cibo. E così, se nel centro Italia sono i cinghiali a farsi vedere e bloccare le strade, a Torino, sono graziosi scoiattoli che..destano sorprese….”Lo scoiattolo scivolo’ dal tronco della quercia e si ferrmo’ accanto alle radici, muovendo la testolin a destra e a sinistra per guardarsi intorno. Ma in quelle prime luci dell’alba il bosco era immerso nel silenzio e l’animale scosse soddisfatto le gocce di rugiada dalla grande coda fulva. Doveva mettersi al lavoro: sotto di lui c’era un tappeto di nocciole che si perdeva fino allo stagno. Bastava sollevare col muso le foglioline verdi dei mirtilli o le prime, tenere felci, per trovare qualche deliziosa sorpresa” (Sabina Colloredo,  I Longobardi. La Grande Marcia). Già, anche se lo scoiattolo è di quelli tipo “grigio”, non possiamo non salutarlo con le parole di Ignatia (personaggio del libro): “Ciao! Bellacoda bellissima”.