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Pietre d’inciampo

20190122_121935“Gli anni come giorni, son volati via…” pare sentir risuonare Raf, alla fine degli anni ’80, nel raccontare il decennio trascorso,  il tempovolato via. E il tempo vola;  in realtà mancano idee, voglia, foglio, penna, e altro, e uno, non è  che tutte quelle cose, almeno le prime due, se le può  dare, per pensare e scrivere qualcosina. Tornando da scuola, tra la fermata della metro e corso Regina, in via San Donato, interdetta al traffico,  si è  posizionate una  pietra d’inciampo, al numero 27, in ricordo di Vittorio Staccione, antifascista, calciatore, operaio. La folla osserva e ascolta. Poi, Gunter Demnig  si inginocchia e posiziona la pietra a ricordo dell’ultima abitazione di Vittorio Staccione.  Il mio  ricordo va a quella posata in via Vicenza, a due passi da qui,  alcuni anni fa, quando c’era mio padre e molto era davvero diverso. Insieme cercavamo in quali vie avrebbero posizionato la pietra d’inciampo e insieme si andava.

17 gennaio 2016

Alti e bassi a Torino tra freddo mattutino e tepore pomeridiano.  Un caffe’ lungo, la tazzina tra le mani, occhi oltre la finestra e tutto…scorre. Ho gli occhi stropicciati e mi stiro. Lentamente. Il borsone della palestra e piscina e’ li, a due passi da me. Da qualche giorno sogno di fare qualche vasca, per elasticizzare un po’ i tessuti, ma al momento, non riesco a sfilare via di dosso neanche quelli notturni. Mi ri etto alla finestra. “Massi’ devo uscire, magari senza borsone. La piscina, un’altra volta. Poi, devo preparare il compito per domani”. Mi vesto e scendo. Lungo corso Principe Oddone, sottoposto da alcuni giorni a “sedute di trucco”,  “inciampo” Torino 16 1 2016. Foto Borrelli Romanoletteralmente in una “pietra di inciampo” al 21

. Mi fermo e soffermo a pensare. Poi riprendo il cammino verso il giornalaio: i  quotidiani e qualche “chiacchiera”Torino 17 1 2016.bugie Sida.Borrelli Romano, ma queste solo dopo aver visto altra pietra di inciampo in via San Domenico,  a Torino.  Oggi, 17 gennaio  e’ S. Antonio e in giro si impartiscono benedizioni agli animali.  A proposito di scuola. Uno studente impegnato nello stage ha mandato foto e descrizione di questa sua giornata. Ha partecipato alla funzione ed ha scritto un bellissimo pezzo. Bravo A.  E cosi e’ stato, in citta’ e fuori. Poi, la volta del pasto: rigorosamente salentino. Orecchiette al sugo Torino 17 1 2016.orecchiette.Borrelli Romanoe faveTorino 16 1 2016.fave.Borrelli Romano. E per chiudere, le chiacchiere o…bugie della pasticceria Sida. Ma a questo giro….”mele” mangio.

“Pietre di inciampo”

Posate in piazza Castello 161, a Torino, ieri, Torino 15 12 2016.foto Borrelli Romano. .jpgle “Pietre di inciampo”, giusto sotto i portici (e altre in altri luoghi). Che fare se non andarci con i ragazzi e cercare di narrarne vicende e storia? Torino 16 1 2016 foto Borrelli RomanoE allora, pronti? Via. Andiamo. Anche l’ultima studentessa e’ arrivata, trafelata, per non mancare l’appuntamento. Chiudiamo il cancello della scuola alle nostre spalle. La via, destra, sinistra, la seconda a destra e finiamo in bocca alle scale della metro che ci ingoiano in un sol boccone. Ma siamo pulsanti nel cuore pulsante e invisibile della citta’. Due fermate di metro e siamo a Porta Nuova.  Il tempo di sorridere qualche secondo: la mia vicina, una sconosciuta, come io a lei, risponde dal suo mega cellulare a “mamma” che insiste nel suo chiamare: “sto guidando.Chiamero’ dopo”. Guidando? E rido.Forse si accorge. Mi guarda e mi sorride come a chiedere complicita’ che non so dare ma ridere si. Recupero il mio gruppetto. Risaliamo dalle viscere della citta’ che non sono come quelle di New York, dove occorre essere animati da coraggio per sconfiggere certe paure.  La poltrona rossa  e’ li che ci scruta. Saliamo e alziamo gli occhi al cielo: l’atrio e Porta Nuova sono belli nel loro rosso originario. Mi piace. L’albero oramai e’ stato riposto in qualche magazzino della citta’ e le lettere studiate chissa’ dove e da chi. Un piccolo campione sociologico, psicologico, economico.  Le mani di qualcuno fanno il solletico ai tasti bianchi e neri di un pianoforte incatenato. La musica e’ dolce. Usciamo dopo aver orecchiato un paio di note suonate gentilmente da qualche passante. Elvis Presley. Forse oggi avrebbe 80 anni. Recuperiamo un bus per raggiungere il Duomo e unnpo’ di…Misericordia e da li piazza Castello 161. Ci chiniamo, ci genuflettiamo davanti alle pietre e leggiamo quanto in esse scritto. Sono tre. “Qui abitavano i fratelli Benvenuto ed Enrico Colombo con Mario, il figlio di Benvenuto”.  Deportati ad Auschwitz nel dicembre del 1943. Mai tornati. Facciamo una breve riflessione. E poi: cosa sono, a cosa servono e chi le posa e dove. L’autore del progetto i ternazionale e’ l’artista tedesco Gunter Demnig. Cosa sono e a cosa servono: piccole pietre d’ottone (Stolpersteine) e servono ad inciampare nella Storia. Sono piccole pietre poste sui marciapiedi in prossimita’ dell’ultimo luogo, abitazione, residenza, dei deportati.  Entro domenica ne saranno messe una quarantina. Le prime pietre dovrebbero essere state collocate in Germania, a Colonia, lel 1995. Su questo blog avevo registrato quelle dell’anno scorso, una in particolare, via Vicenza. Le nostre mani sono rosse, cone l’atrio di Porta Nuova: e’ il gelo, nessuna ristrutturazione. Soffiamo e le mettiamo in tasca: una caverna per le nostre povere mani.  Ma resistiamo. Siaamo capitani coraggiosi. Recuperiamo la via del ritorno. La stazione, la metro, la scuola. Un paio d’ore e ripeto con altra classe. Il tutto nel tempo “giusto”, quello concesso.  Stesso percorso, stessa strada. Il Duomo, l’interno e le “pietre d’inciampo”. E’ ora di rientrare.  I ragazzi fanno domande come e’ giusto che sia su Ebraismo, Buddismo, Induismo, Islam…Il tutto sfidando un’aria frizzante, gelida che sa di montagna e neve e il “tempo”. Ma al termine posso dire, “Yes, I did”. E ora, gli scrutini.

Prima pietra “d’inciampo” per Gelindo Augusti. Via Vicenza 23

Torino via Vicenza,  10 gennaio 2015, foto Romano Borrelli

Torino via Vicenza,  10 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliDocumento la posa della “pietra d’inciampo”  (o stolpersteine, cosi sono state chiamate da chi le produce, Gunter Demnig) in via Vicenza 23, a Torino,  per ricordare Gelindo Augusti, arrestato in seguito agli scioperi del marzo ’44. Deportato a Mauthausen, assassinato nel 1945. Altre 27 “pietre” ricorderanno, tra oggi e domani,  le vittime della Shoah.

Un vento caldo, un tepore inusuale per Torino, in questi giorni. Esco, diretto verso via Vicenza 23, a due passi dall’ Ipercoop, e altri due da via Don Bosco, corso Umbria, Piazza Umbria, ler assistere alla posa della pietra di inciampo per Gelindo Augusti. Sul selciato, resta, per il momento, il cemento fresco. Per sempre, il ricordo, la memoria, di quanto è stato.

Saranno poste in 5 circoscrizioni di Torino, le “pietre di inciampo” e ricorderanno ogni singola persona vittima della deportazione nazista e fascista.

Una “pietra di inciampo” che aiuti, nell’incontro, a soffermarsi e riflettere a quanto e’ stato. Ancora domani, domenica 11, verranno fissate altre  ” pietre di inciampo”, accompagnate da uno sportello che prenderà in carico le richieste (di altre) al Museo  Diffuso della Resistenza. Basta scrivere una mail, a pietredinciampo@museodiffusotorino.it  oppure servendosi del numero telefonico 346 9646238).  Al tutto si accompagnerà  una ricca attivita’ didattica che sfocera in una giornata ancora più ricca di eventi’ il 27 gennaio, Giornata della Memoria.

Un lettore del blog mi ha segnalato di aver partecipato alla posa dedicata al ragazzo della quarta elettricisti dell’Avogadro (scuola) arrestato per la sua opposizione politica.

Sulle…tracce

Torino 9 genn.2015, foto Borrelli RomanoTorino 9.1.2015, foto Romano Borrelli.Le tracce dei temi sono a mio modo di vedere interessanti. Fatti di cronaca (attentato di mdrcoledi 7 gennaio al settimanale Charlie Hebdo), diritti civili, lotta al terrorismo, quale e come (restringendo quelli?), liberta’ di parola come strumento capace di armonizzare le diversita’ con la liberta’,  liberta’ di movimento e tutela della privacy,  libertà di stampa, diritto di cronaca, opinione  e libertà di espressione, terrorismo e l’uomo, di ieri,  di oggi. L’uomo puo’ sperimentare ancora la solitudine? Penso: ma può esistere l’isola felice, oggi? E se si, dove potrebbe essere? Può trovarla ancora in un mare di informazioni? E ancora, il viaggio, il viaggiatore, oggi, nel lontano 1951 e nel 1985.  Tracce. Che bello, il momento del tema. Ricordo che il giorno prima, lo trascorrevo a leggere una quantità indescrivibile di giornali e riviste. Uno, era sempre di attualità. Tracce, ieri, come oggi. Tracce di matita, tracce di una ricerca, sulle tracce di qualcosa, di qualcuno. Tracce da ricercare con l’ausilio della lettura di un buon libro. Ma questa città davvero non si stanca mai di farsi leggere. Una città che ama…leggere! Ad ogni…modo. Fortunatamente. Anche io seguo le tracce di una storia, della storia, di cronaca, di storia locale, di alcune pagine di un libro. Dopo aver fatto il tifo abbastanza, in mattinata,  affinché da quelle penne o matite dei ragazzi uscissero  pensieri, riflessioni, decido di mettermi  anche io sulle “tracce”, per andare a scovare  cosa era rimasto di quegli spezzoni, o di quello spezzone,  dalle parti di Corso Re Umberto, 9 bis. Ci sarebbe stato ancora  qualcosa riguardante gli spezzoni? Chi lo sa. Torino 9.1.2015, Romano BorrelliNon restava allora che mettersi sulle …tracce. Giunto sul luogo, osservavo con scrupolosa attenzione e leggevo attentamente le modifiche del territorio, mappa alla mano, di ieri e oggi. Torino, 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE di lettura in lettura osservo che dalla parte opposta del corso quello che era ricercato, era un “espresso”  infine, trovato, e gustato. Difatti, l’apertura di un nuovo bar era, oggi,  l’occasione per molti di gustare gratuitamente un caffè. Una cinquantina di caffè, offerti ai numerosi passanti su corso Re Umberto 34 E,  da una ragazza appena ventitreenne, Monica, titolare del bar. Una ragazza  che non ha avuto affatto paura di cimentarsi in questa nuova impresa.  Un po’ di arte e un po’ di psicologia, hanno totalizzato un bel diplomino. Ma questo era ieri e resta. Oggi e domani, la consapevolezza di aver trovato la giusta dimensione. Un suo mondo nel mondo.  “Stare in mezzo alla gente mi è sempre piaciuto”, dice con un sorriso a quanti chiedono se  per caso non ha sentito minimamente la paura di un investimento così impegnativo in un periodo economico come questo …”La volontà, la determinazione e la grinta non mi mancano. Il resto, si vedrà“. Mi allunga un caffè ed un sorriso. Snocciola esperienze di lavoro  che compongono un lungo curriculum, tante imprese prima di questa, tutta sua.  E’ determinata. Mi mostra la sala, il reparto dolci. Torino 9 genn.2015, Romano BorrelliTutto è luce, qui dentro.  E’ un bel locale. Dalla parte opposta un collega continua il suo lavoro, parla al telefono. Da domani non si scherza e non si puo’ e non si deve sbagliare. Ci sono gli ordini e le consegne. Si fa il conto, dei negozi aperti, domani e di quanti faranno rifornimento. Il mercato e altre variabili. Tutto da ponderare. Oggi non fa molto testo. Di tanto in tanto, entrano ed escono clienti. Il cartello è un invito ad entrare. Molti, ancora, per l’espresso. Da domani, lo pagheranno. Il giusto. Esco, dopo aver gustato l’espresso, velocemente. Il tempo di pensare alla grande forza di una ragazza e la sua fiducia “nell’impresa” in un mondo in cui verrebbe voglia di dire e scrivere, dopo averne letto traccia e libro, “E lo chiamano lavoro” ( Carla Ponterio e Rita Sanlorenzo). Ma quale lavoro o quanto lavoro e quanti lavori, per farne uno soltanto, nel mio “nuovo concetto di lavoro…” discusso ormai mesi fa.  Esco, ricordo che ho un  appuntamento con la storia. Dalle parti di Valdocco, ovviamente. Natale ha trovato lettere molto datate, inerenti la storia del nostro quartiere e, allo stesso tempo son venuto a conoscenza che in uno di quei cortili, del nostro borgo, dove un tempo passava il treno, oltre all’unica Temporini, si costruivano anche…Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE indovinate un po’ dove si producevano? Nello stesso cortile dove si affaccia la panetteria Corgiat di corso Principe Oddone, a Torino.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli

Natale mi aspetta. Leggiamo insieme le lettere e il giornalino…un salto nella storia, tra il 1951 con  notizie di viaggi, viaggiatori, Sud America, e da Valdocco.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (2) …fino al 1985.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (3)Ps. Tra sabato 10  gennaio e domeniche 11 verranno poste a Torino, le prime “pietre di inciampo”  un ricordo che non morira’. Un esempio sulla scia di quanto gia’ fatto in altri Paesi Europei. (La prima, in corso Regio Parco 35, edicata a Luca Pernaci, operaio partigiano nelle Sap torinesi, arrestato poi dopo gli scioperi del marzo ’44, deportato poi a Mauthausen.