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Settembre

Settembre,  ha un sapore dolce,  con un certo retrogusto particolare, un pochino come capita per le canzoni di Lucio,  giusto 20 anni senza di lui: canzoni dolci,  un pochino tristi,  ma belle,  al sapore di latte e miele. 20 anni senza Lucio. Quel giorno rientravo dalle Cinque Terre,  e nel farlo,  dalla stazione  a casa,  M,  tutta bella abbronzata,  con i suoi occhi a fessura,  capelli lunghi,  fronte alzata con addosso i profumi dell’estate mi indicava le finestre,  aperte,  e da ciascuna di quelle,   quasi in contemporanea, uscivano note di ogni sua canzone.  Reclinando il capo,  prendendomi la mano, si mise a canticchiare,  emozioni,  al ritmo di un’avventura un pochino lunga. Avevamo la chitarra,  tra le mani,  con la canadese. Tre giri,  e Battisti e’ il primo che si impara a suonare. Settembre, e il mondo delle canzoni è  pieno,  a scorrere il mese, almeno fino al 29. Di settembre.  Abbronzatura che resiste,  altra che lentamente sparisce,  complice qualche maglioncino che copre e ricopre. Settembre che ha come compito quello di portare la novella,  di segnare il passo,  nell’ annunciare l’imminente autunno,  e nel farlo,  punta  i suoi piedi ben fermi nell’estate,  che apre con un Collegio docenti e continua con suoni di prime campanelle.  L’estate sta finendo,  certo,  ma intanto ombrelloni aperti resistono su qualche spiaggia della nostra penisola. Sui bus e dai bus,  la vita riprende lentamente: un uomo,  con palla da rugby in mano,  predica, e inveisce,  contro tutto è tutti. Un altro,  ha guanti pesanti, e parla da solo…

A Roma

4-3-2017-foto-borrelli-romanoDi Roma è  già stato scritto tanto ma è  sempre poco comunque. Ti si apre il cuore. Talvolta lo spacca anche tanto,  che a ricordarsi bene qualcuno (Niccolo’ Fabi) ci fece su una bellissima canzone,  “Lasciarsi un giorno a Roma”. (Pero’ ae ci si lascia,  ci si “acchiappa” pure! ).  L’aria,  appena scesi dal treno,  la riconosci fra tante differenti (si perché  l’aria mica è  unica! ): e’ la stessa di sempre: ti si appiccica addosso,  come una vecchia conoscente giunta a prenderci.  Odore di pioggia e di primavera e vento marzolino che intensifica il suo vociare,  con forza,  impattando sul viso  all’uscita dalle stazioni,  Termini o  metro che siano. Era da un po’ che mancavo dalla città  Eterna e che  non solcavo la periferia romana,  gli inizi della Tuscolana,  la dove si perde la citta’ verso la finzione di  Cinecittà, e il piazzale della metro e dei bus,  Anagnina.. . (era almeno dal tempo delle manifestazioni! quelle oceaniche! ) ed e’ stato un modo per pensare al grande Pasolini. Le piante sono fiorite e qui diversamente da Torino,  sembra aprile.

Roma  ormai non sorprende piu’,  frizzantina come è. Ti avvolge e non puoi farci più niente.  Lasci che sia. Un cartello informa sul meteo di domani20170304_081838. Un altro che siamo a Roma. Un altro ancora i minuti a San Giovanni,  qui,  dalla Tuscolana. Quella cosa,  “Roma” a sfondo bianco, a dire il vero,  fa molto Lucio Battisti a cavallo con Mogol,  mentre entravano nella capitale,  anche se,  la data odierna fa tanto Lucio,  l’altro, il  Dalla.  Quanto mancate entrambi! In ogni caso,  poche cose da scrivere. Cerco Palazzo Barberini,  ecco su cosa cade la scelta odierna del cosa vedere. Un palazzo che sa di storia,  politica e arte. Tante cose da vedere ma a me interessano alcuni autori su tutti: Raffaello,  Caravaggio,  Guercino,  Guido Reni. La Fornarina di Raffaelloraffaello-fornarina-roma-borrelli-romano-foto e la Giuditta di Caravaggio20170304_155946. La meta,  seconda,  dopo l’impegno di facolta’,  in realtà  era visitare altro ma poi la voglia di vedere quelle  opere e’stata davvero determinante, decisiva,  impellente. E cosi e’ stato. Due soggetti femminili davveto belli. A starci ore a guardarli e studiarli. Probabilmente ci si potrebbe innamorare.  E cosi il pomeriggio è  trascorso in compagnia di queste bellezze.  Poi,  ancora un ripasso al San Luigi dei Francesi,  ancora per Caravaggio e…. Quirinale e roma-quirinale-4-3-2017-foto-borrelli-romanoFontana di Trevi.

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“Just the woman I am”

Week-end coloratissimo, ieri, lungo le strade e le piazze torinesi. Una marea umana, tinta di rosa, prevalentemente donna. Ma non necessariamente, come testimoniano alcuni scatti. Almeno “otto” in attesa dell’8 marzo.  Ideatori della terza edizione “Just the woman I am”, il Cus Torino, il Politecnico, l’Univerdita’.  Un abbraccio tra donne e  ricerca, meglio, una corsa con “una donna per amico”. In piazza San Carlo almeno 60 mila pronti ad osservare la partenza di 11 mila pettorine o forse piu’ pronte a muoversi lungo le strade cittadine.  Addirittura chiuse le iscrizioni per overbooking. Una piazza dove nella storia si sono dati appuntamento sindacalisti, politici, lavoratori e…”Se non ora quando”. Migliaia di palloncini sulla nostra citta’ e occhi puntati verso il cielo. Per una buona e pronta ricerca bisognera’ pur muoversi.  Uno spettacolo unico.Tutto rosa, nel blu. Al suono e al canto di “una donna per amico” alle 16.30 il via sotto l’arco gonfiabile. Un via decretato dal sindaco Fassino.Torono, 6 3 2016 foto Romano BorrelliFoto Borrelli Romano, Torino 6 3 201620160306_163703Torino, 6 32016 foto Borrelli RomanoFoto, Borrelli Romano...TorinoFoto Romano Borrelli.Torino 6 3 201620160306_16351220160306_162758Torino 6 3 2016 foto Borrelli RomanoTorino 6 3 2016; foto Borrelli RomanoTorino 6 3 2016, foto Borrelli Romano

Mare: “un amore così grande, 2014”

Torre Lapillo, 2 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo. 2 agosto 2014, foto Romano BorrelliTorre Lapillo. 2 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli

 

Tra una visita e l’altra al barocco leccese una passeggiata e buone letture sulla spiaggia, al tramonto e all’alba. Tra le pieghe dei libri, pagina dopo pagina,  immaginare di vivere tante vite. Altre vite, quando la propria pare non essere sufficiente. O all’altezza. E la si vorrebbe migliore, diversa. Con alcuni tratti da cancellare e rifare.  Il sole, all’alba o al tramonto, ci vendemmia. Chiudiamo gli occhi davanti  un’infinita bellezza, senza orizzonti.  Vediamo nuotare in un lago (originariamente, ma qui e’ mare) infinite promesse. Le promesse mancate. Promesse mancanti in questo zaino che ci accompagna sotto cieli diversi.  Mare e cielo che ci sfilano un sorriso. Mare, cielo e sole. Mi piace questa ipotetica figura. Colgo l’attimo esatto in cui un pallone calciato dalla riva giunge quasi sotto la sfera del sole, così ben rappresentato. Così come è stupendo osservare le sfumature dei colori quando il sole si nasconde dietro una pianta di quel che è rimasto di una vecchia duna. Quante, quanti e che belle sfumature in un gioco di nuvole in cielo di questa parte di Salento. Mi siedo sulla sabbia che sembra appena ripulita, una esibizione di bellezze di costruzioni che solo i bambini riescono a comporre. Il ripasso del “taccuino” (ovviamente, quello di Simone Weil) con appunti a matita. Osservazioni, analisi. Dall’attenzione all’osservazione. Bimbi, braccioli alle braccia che giocano senza mai conoscere il senso della stanchezza sotto occhi vigili delle mamme e dei papà, rigorosamente in canottiera.   Osservare i loro giochi  mentre si improvvisano, sabbia tra le mani, architetti del futuro: castelli, case per tutti, senza dimenticare nessuno, con una chiara idea del diritto alla casa  e pesci, moltiplicati in continuazione, insieme al pane, per sfamare tutti coloro che versano in condizione di povertà (disegni che paiono passi del Vangelo). Bambini, costruttori di relazioni sociali e pontieri fra culture differenti. E pensi ad Otranto, Santa Maria di Leuca. Bambini, scrivevo.  E forse, un giorno, pescatori. E mentre giocano a costruire ponti ripassano geografia e divengono ambasciatori di pace e ottimi politici. Bambini, portatori di speranza, di pace, di futuro migliore: “Davanti la Calabria, poco a Nord, Taranto A Sud, l’Africa… e intrecciano discorsi sul lavoro, che manca,  come è quel poco che ancora non è stato colpito come altre cose che terminano in “zione” (delocalizzazione, finanziarizzazione…) sul sindacato, su questioni ambientali, sul cibo, che basterebbe per tanti eppure …,migrazioni, richiedenti asilo, per loro. Per loro, i grandi, per loro, i piccoli. Asili che mancano…Idee in abbondanza. E’bello vederli correre, secchielli alla mano, mentre provano e riprovano a “svuotare” il mare e riempire una buca che assorbe continuamente ogni goccia d’acqua. Costruire e distruggere. Paiono Cartesio. “Se si vuole costruire qualcosa bisogna distruggere le certezze”.Corrono, eccome se corrono.  I miei disegni, le mie scritte, non resistono. Ci pensa il mare. L’ acqua e’ azzurra, chiara, cristallina, pulita. Ma non da bere, anche se dal lido Belvedere, Battisti e anni ’70-’80 vanno che è un piacere.  Qualche barchetta, i pedalo’, a 12 euro l’ora, o una canoa . 7 euro ad un posto, 12 euro per due. Qui tutto qui e’ tranquillo, anche dalle parti di “bassa marea”. Quella alta, che faceva riferimento alle migliorate condizioni economiche che faceva salire tutte le barche, frase celebre del Presidente F. Kennedy, e’ parecchio lontana, ferma al 1947. I bambini continuano i loro giochi. Li osservo pensando se staranno, tra qualche anno, peggio o meglio dei loro genitori. Per ora , meglio lasciarli concentrare sui loro giochi e costruire sogni e speranze.

Torre Lapillo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli

 

Torre Lapillo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli (3)Torre Lapillo, Lecce. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli (2) Un po’ di dolcezza, con un pasticciottoTorre Lapillo, Lecce. Il pasticciotto di primo mattino. Foto, Romano Borrelli da far surfare su questa tavola azzurra,  spicchio di mare che non è solo un nome di Lido, ma che lo è di fatto: “Belvedere”, e quando il sole comincia a farsi alto, e vendemmiarci troppo, un salto nell’entroterra, tra gli ulivi,Salento. Una panchina tra gli ulivi, per una buona lettura. Foto, Romano Borrelli a ricavarsi una panchina, per una buona continuazione di lettura.Salento. Estate 2014. Foto, Romano Borrelli

 

Torre Lapillo. 2 agosto 2014. Foto, Borrelli Romano

Una giornata “all’insegna del femminile”

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Donna americana in ascolto. Al Teatro Regio di Torino

Tutto al femminile. Dopo i bellissimi racconti  e stupendi personaggi femminili che ci hanno regalato i  racconti di Sara Rattaro, Alice Corsi, la Lettera di una sconosciuta e la Mite del grande Dostoevskij, prosegue la strada “all’insegna del femminile”. In una piazza Castello aperta a numerose sensibilità, vi è anche chi, in religioso silenzio ascolta  musica proveniente da sotto il porticato. Una sorta di  “pronao” al Teatro Regio. Dal New York Times, applausi al Teatro Regio. Ma anche fuori, dal teatro Regio, come questa donna americana che si trova a gustare della buona musica.  Di tanto in tanto, al tempo giusto, con un po’ di fortuna,  una musica  “avvolge” il passante come un nastro al suo lento incedere. E’ una esperienza stupenda. Musica classica. A tratti pare di essere a Parigi, in metropolitana. Di tanto in tanto ci si imbatte in turisti che ascoltano e ammirano la nostra stupenda piazza. In maggior parte, donne. Forse, una sensibilità diversa. Occhi fissi e attenti. Orecchie aperte e sorriso. Pensieri che volano. In attesa. Che la musica continui. Una giornata al femminile. Anche una studentessa, felice e contenta per aver “vinto con un manifesto contro l’alcool”. Un bel manifesto. Davvero. Meriterebbe un bel pezzo. Oltre ad aver espresso un grande talento grafico e comunicativo, lodevole è l’impegno per il tema della prevenzione. Brava. L’Asl dovrebbe tenerne conto.  Ma la strada al femminile continua. Anche “in attesa” di un caffè, quando si consuma velocemente la colazione e ti trovi a “recepire” pezzi di comunicazione “serviti” al banco, ma diretti altrove, ad altri “chi”. “Pensieri e parole”, un sottofondo di Battisti e di gente comune. La mattina, al bar. Gente divertente, pensierosa a volta “carica”. Di chi pensa al dopo “il timbro” del cartellino. Al dopo aver varcato il cancello che separa la necessità dal piacere e ci si riappropria della nostra libertà. Chi “consuma” questa libertà nello studio, chi nello shopping, chi ancora in palestra. E allora, essendo “girato” tutto al femminile, anche nel racconto, colto a pezzi, di chi “investirà” il proprio tempo libero in palestra, cerco di coglierne i motivi di una scelta per una palestra “tutta al femminile”. Incuriosito, come tutti, provo a domandare direttamente, per quale motivo.

 

“Ho scelto una palestra per sole donne, perché posso allenarmi incurante di chi mi sta intorno,  in fondo siamo tutte li per lo stesso motivo chi per dimagrire o per tonificare. In una palestra mista, la maggioranza degli attrezzi sono strutturati a prova di uomo e il più delle volte ti senti a disagio.”  Quindi comprendo che uno dei motivi nella sua scelta è dettato dalla tipologia dagli attrezzi in essa presenti.  Non hanno bisogno di “competizione”, le donne, lì. E non è scelta  neanche per socializzare. Almeno  con l’altro genere. Quindi, solo una scelta mirata. Per meglio concentrarsi. Su quanto si fa. Provo ancora a chiedere la dimensione della palestra.
“È piccolina come palestra, il che la rende un luogo abitato, quasi come se fossimo tutte di famiglia; è un bell’ambiente sereno e spesso divertente. Inoltre all’interno della palestra si trova anche un asilo nido, baby parking e dei corsi adatti anche ai bambini come Hip Hop, Danza…il sabato affittano persino per feste di compleanno. Decisamente, questa palestra racchiude le esigenze di tutti senza rinunciare a nulla. ” Questa la trovo davvero una risposta interessante. Mi fa pensare ad una sorta di……paese scandinavo, dove lo Stato “ci pensa”. Questo tema dell’asilo nido è davvero interessante. Molto. Pensare che la neo mamma possa fare un po’ di palestra con il bimbo vicino…Elemento che rientra nel pomeriggio quando le chiacchiere diventano accenni “politici”. Provo ancora a chiedere da quanto tempo è iscritta e se hanno un istruttore.

“Anche se da poco che frequento questa palestra, posso dire di essermi trovata bene, il personal trainer che ci segue è una donna qualificata e competente, va su appuntamento per potersi dedicare ad un gruppetto di massimo 5/6 persone e seguirle a pieno. Questo denota grande serietà, inoltre a seconda delle esigenze e di eventuali problemi fisici,  preferisce farci lavorare con la ginnastica a corpo libero (addominali, esercizi per gambe e braccia ecc…), piuttosto che con l’ausilio dei macchinari (vengono utilizzati anche quelli, ma non come in una palestra qualsiasi “.

Il caffè, che da espresso, è diventato un pochino lungo, termina con la curiosità che manifesterebbero i lettori, anche se, non è intento fare della pubblicità. Dove e come si chiama, naturalmente. Via Oulx, “La casa del fitness”.

La giornata al femminile termina con un atto di devozione. Una donna raccoglie alcuni petali, bellissimi, depositati dal vento su un “francobollo” di prato antistante una scuola. Lì, nei pressi, vicino al Cottolengo, tra due ali e all’incrocio con due vie, esiste una madonnina. Devozione popolare. La mano gentile di quella donna, posa quei petali con tanta devozione e mani giunte. Tra tanta polvere, “crescono” fiori. Offerti ad una Donna. Una Mamma. Madre di Uomo.

Ps. Fuori dall’Italia, è una “settimana” all’insegna del femminile. Due donne candidate sindaco nella Ville Lumiere. Una sfida tutta al femminile.  “La forza di una donna”. Pare il titolo di un libro. E difatti lo è. (Patrizia Berti).Come sosteneva in un saggio il sociologo francese Alain Touraine, “Il mondo è delle donne”.

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Madonnina nei pressi del Cottolengo. A Torino

 

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“I sogni di Natale…”

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Torino, domenica mattina, 19 gennaio. Quotidiano caffè, per iniziare la giornata. Una giornata uggiosa, a dire il vero. Pioggerellina. Insistente. Ci vorrebbe il mare. Intanto, ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente. Musica per le nostre orecchie.

Sulle pagine di cronaca cittadina, l’orologio torna indietro, a quando nell’atrio della stazione di Torino Porta Nuova c’era l’albero, di Natale. Dalle dimensioni ridotte, quest’anno. Anche l’albero ha risentito della crisi. Al solo vederlo, riscoprirlo, un’onda marina ha cominciato a lievitare nel cuore e farlo battere. Un sussulto. Quanti biglietti. Quante emozioni. Richieste. Inevitabile non pensare a quella pagina de La Stampa con l’articolo “Ci riproviamo” della vigilia di Natale. Un salto, nella pancia di Porta Nuova, nel tumulto della vigilia, a zigzagare tra valigie, trolley e ogni altra appendice umana.  La pagina de La Stampa a cercare un posticino tra quelle centinaia di biglietti. Biglietti che hanno il gusto e il sapore del mare appiccicati lì sopra. Biglietti che hanno il gusto ferroso del treno, regionale, intercity e a volte, qualche offerta ha permesso anche un gusto diverso, più confortevole. Pero’, peccato quella pagina sia durata poco. Il tempo di riportare  questo sulla cronaca  di Torino su La Stampa del 27 dicembre.  Poi, una mano, chissà perché, l’ha tirata via. Peccato. Non sarà oggetto di ricerca. Già, perché una ricerca ci sarà, su quei bigliettini d’auguri. Ha fatto piacere leggere su La Stampa di questa mattina che “I sogni di Natale non finiscono nel cassonetto”, articolo relativo ai biglietti esposti sull’albero di Natale nell’atrio della stazione di Porta Nuova a Torino. Dopo l’articolo, ho pensato, una ricerca più approfondita e curata si impone. Almeno, un augurio. Per alcuni giorni, si trovava lì, come una letterina inviata a Specchio dei Tempi, un annuncio implicito, di far dire qualcosa di Diego e Marilisa, la storia d’amore rimasta al cancello, riportata con amorevole cura dal giornale per un paio di giorni. Con l’augurio che la dottoressa Claudia Veglia di Grandi Stazioni, che si occupa di leggere e “smistare” tutta quella “Mole” di documenti torinesi,(che molto hanno da chiedere, non a sé stessi),  voglia e sappia dare una mano al caso di Diego e Marilisa, magari, individuandoli, facendoli incontrare e perché no, offrire loro con  Trenitalia,  un bel viaggio, magari a Venezia per carnevale. Con un biglietto….

Ha fatto inoltre piacere il fatto  che al mio auspicio del sei di gennaio  lanciato da questo blog di  far svolgere, da quelle letterine, tesine dai ragazzi delle quinte, stiano per diventare un’ occasione per un lavoro ancora più ampio, da parte di un antropologo e un artista, a Roma. 

Un appello alla dottoressa Claudia Veglia e chi lavorerà sulle letterine: date una mano a Diego affinché possa incontrare nuovamente Marilisa. Un grazie a chi ha segnalato la storia su La Stampa riportando opinioni, commenti e gettando luce sul tema dell’amore. E allora, care Grandi Stazioni, “Ci provate a cercarli?”

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