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La bella estate

Primi giorni trascorsi a Torino,  dopo il rientro,  “abbracciato” da un caldo “di ritorno”,  soffocante,  asfissiante. Soliti giri,  a scuola,  da Feltrinelli,  qualche telefonata,  un gelato ogni tanto,  e oggi,  un breve passaggio nei pressi dell’Hotel Roma,  a Torino, ricordare lui e la “sua”- nostra, “bella estate”: Cesare Pavese.  Tanti bei libri,  uniti a bei ricordi di una bella estate.

Son tornato da quelle parti,  nel pomeriggio. L’insegna rossa “Hotel Roma”,  sotto i portici. Guardo all’interno dell’albergo ma non entro. Mi bastano i ricordi,  che è  un pochino come entrare: la poltrona,  il letto,  il telefono nero,  le emozioni.  La facciata della stazione Porta Nuova,  graziosa,  rossa,  come una bella donna, timida,  che riesce ancora ad arrossire ad un complimento ricevuto. Sul suo viso,  un neo,  che e’ l’orologio. Batte il tempo,  batte il cuore. Sotto l’edificio,  dal suo atrio sono piu le persone che escono di quelle che entrano. Bagagli alla mano,  single,  coppie,  famiglie,  tutti,  anche loro,  rossi,  abbronzati,  vendemmiati dal sole,  del sud. Escono,  si voltano, cercano bus,  tram,  la M,  disorientati,  felici a metà: la bella estate volge al termine.  Domani le telecamere,  alle 6 del mattino chiederanno agli operai che “resistono” cosa si aspettano di trovare. Alle 14 le stesse telecamere chiederanno agli operai,  alla fine del turno,  come è  andata. Le foglie gialle anticipano l’autunno anche se è  ancora estate. E molto calda.

22 ottobre 2016

Fa freddo. Il convegno su adozioni,  affido,  bes,  dsa  ecc. volge al termine. Una lunga giornata trascorsa seduto su una delle tante poltrone di questa aula magna (di un grande Istituto di Scuola  Superiore),  cartellina in una mano,  come tutti,  e biro stretra in pugno,  teso ad ascoltare  specialisti e non,  che restituiscono esperienze personali,  socializzate dal palco, su adozioni,  affido e crescita famigliare-scolastica-sociale negli anni nei vari ambienti scolastici con altri esperti a “snocciolare” dati e  disposizioni normative e linee guida. Sotto la Mole e  a  due passi da questa,   appena fuori da qui, una  “fabbrica scuola” a volerla guardare nella sua non indifferente “mole”; un po’ di ore che scorrono via,  veloci,  inframnezzate da una piccola pausa,  cercando sprazzi di luce,  per far pace con le emozioni; nel pomeriggio, nella sala attigua il barista pulisce la macchine del caffè  facendo fuoriuscire grandi getti di vapore:”sffffff”   intento alla pulizia del macchinario che sbuffa e cosi lui,   mentre ripone nello scaffale le ultime tazzine di una giornata lunga,  come i molti caffè  “lunghi” che da dietro il banco ha servito per ore. Chissa’ quante storie avra’ sentito raccontare e se a qualcuna in particolare ci avra’ prestato l’orecchio. Perche’ si sa,  “per certe cose,  ci vuole orecchio,  anzi parecchio” (Jannacci). Entro, qualche attrezzo di pulizia ‘stazione’ nel limbo,  segnalanudo all’attenzione,  quella esterna nel movimento e quella cognitiva (“ehi,  guardate che qui si chiude).  Ci sarebbe posto per un ultimo caffe? “Si”.  Così mi  accingo alla cassa,  ne ordino uno;  lo scambio è  immediato: euro contro scontrino e la risultante  di questa “transazione” e’ il mio caffè.  Giro il capo verso sinistra e oltre le scope un corridoio a croce. Una giornalista su di una panchina del corridoio appena fuori dall’aula magna sembra stia “confessando” una delle “attrici” del convegno. Sorseggio e termino ripensando alle cose da fare.  Recupero l’uscita velocemente. Respiro,  cambio un po’ d’aria. Dall’altra parte del corso,  sul viale,  il tram doppio,  arancione ha appena richiuso le porte centrli”bam”nonostante le guarnizioni in gomma,  “sfiuuuu” e la ripresa lenta grazue al pantografo lo muove verso Porta Palazzo. Le signorine appena scese sono carine e incappottate e si dirigono a puedi verso il centro con l’aria di chi la sa “universitaria”. Hanno chiome a coda di cavallo, occhiali da studentesse e ridono e muovono il capo come se stessero ripetendo frasi di alcune canzoni. E mentre parlano o cantano sorridono smuovendo la coda. Le chiome degli alberi invece sono di altra bellezza nell’esporre  le loro prime modifiche “cromatiche”. L’autunno ormai ha lasciato le porte ed è  entrato a tutti gli effetti dentro di noi. C’era una volta,  qualche mese fa e anno fa  (nel senso di scritta da Cesare Pavese) “La bella estate” ormai terminata. Domani è  domenica 23 ottobre. Una giornata ricca di storia: non perdiamola. A Porta Palazzo d’ “ora” della festa,  di “sguardi diversi” poetici e belli.

Nel frattempo recupero Feltrinelli per gli ultimi scampoli di questo “Sabato pomeriggio”,  a cavallo tra la poesia,  la musica e il religioso.

La bella estate

20160702_123122La bella estate forse comincia cosi, un po’ per caso, con quella leggerezza che caratterizza i ragazzi. La bella estate inizia di prima mattina, Torino 2 7 2016. P.Susa.Foto Borrelli Romano.20160702_081702Milano.2 7 2016.foto Borrelli Romanoin attesa di un treno, che sai che passera’, ma non sai, o non vuoi sapere, dove portera’. Un treno frecciarossa e sai che “scavallerai”, scale mobili, piani, zaini, trolley, gente e storie che si sommano. La bella estate e’ un libro, ma e’ soprattutto vita, spensieratezza e lasciarsi accompagnare da un treno senza conoscerne le mete. E allora la bella estate e’ vita, comunque essa sia. C’e’ il sole e mi lascio vendemmiare. Ci sono i Saggi con i tablet alla mano, gonne righe e magliette fini, trecce di ogni colore e dai mille profumi; 2 7 2016.foto Borrelli Romano. Ragazza che disegnaragazze sedute a terra che disegnano sul blocco e immagginano il proprio futuro facendo danzare quella matita e quei fogli che sembrano nuvole e che diventeranni barche e con quale tempo e quale mare chi lo sa;  calzoncini corti, chi canta al suono di una chitarra, chi ride e chi aspetta dietro la curva di vedere il mare. La bella estate continua cosi. La bella estate non e’ solo un eco di ieri che risuona nell’oggine  domani. E’ un annuncio o preannuncio degli avvenimenti che verranno. E’ mare, sole, bruciore agli occhi quando la luce si fa forte e noi mano a visiera ci ripariamo. Io, come un fiume, sono tra questi. Au revoir…a tous le monde….a presto…mes amis.

Pasqua: dopo pranzo

20160327_185108Dopo la grande abbuffata, “liberi tutti” o quasi lungo le strade del centro di Torino. Sole nascosto, nuvole a macchia di leopardo e previsioni azzeccate: qualche spruzzo di pioggia qua’ e la’. Artisti di strada e decoratori di uova tra “smaltitori” di colombe (e non solo) e portatori o cercatori di farfalle. Per la sorpresa c’e’ sempre tempo. Per la cioccolata pure. Un paio di negozi aperti in via Roma, nota dolente e…stonata tra note perfette e ben accordate di pianoforte e chitarra sotto l’atrio della stazione di Torino Porta Nuova. Qui, si registrano arrivi, partenze e molte attese a gustare della buona musica gratuita sotto questa volta appena restituita a torinesi e non. L’Hotel Roma a due passi ma “la bella estate” e’ ancora distante da qui. Una giovane coppia, trolley alla mano staziona davanti in religioso silenzio. Per loro e’ una bella primavera.  Tram storici Torino 27 3 2016 foto Romano Borrellisferragliano ora su ora giu’ riportando il contesto in altra dimensione.

Una nota: l’ora legale e’ stata “spostata in avanti” di un’ ora e non due come risulta dall’orologio posto sull’edificio davanti alla vecchia stazione Porta Susa.Torino p.ta Susa 27 3 2016 foto Borrelli Romano

Marta e Olmo e la 5 L

Marta e Olmo.Torino 25 9 2015.Borrelli RomanoMarta e Olmo. Quante emozioni.Oggi. Piu’ di ieri, di settembre,  quando ascoltando questa “piece”, in compagnia di mio padre preparavo accuratamente il mio ” debutto” a scuola. Oggi accompagnavo una quinta! Dopo averlo proposto al Consiglio di classe di settembre-ottobre. E che quinta. 13 ragazze completamente rapite dalle parole di Marta e Olmo, 13 “guerriere” assoldate nell’esercito della pace. Avevo timore che potesse essere di difficile interpretazione e invece molto si e’ sciolto in un abbraccio interminabile fra Marta e alcune ragazze  della quinta. Un abbraccio impastato da qualche lacrima. La prima guerra mondiale, la gioventu’, l’amore, sporcato da una guerra, per “pochi centimetri” di montagna. Una candela accesa al termine e poi…tanta speranza. Uno spettacolo dedicato alle vittime degli attentati di  Parigi. All’ uscita faceva freddo. Molto. Ma nei cuori, no. Ho girato loro i complimenti che alcuni del Comune di Torino hanno fatto, per la compostezza, educazione e per come hanno “respirato” la “piece”. Prima  alle ragazze, subito fuori dal Comune,  e alla Preside poi. E ancora a tutti i loro insegnanti, miei colleghi. Avrebbero voluto rivedere il tutto e forse piangere ancora. Non avevo tante parole da offrire loro perche’ me ne hanno date loro. Le ho scartate come fossero dolci caramelle e me ne son cibato, lungamente, per tutta la giornata. Sulla strada, al ritorno, ho proposto una visita all’Hotel Roma, da Cesare Pavese, nella sua stanza.E’ stata una bella giornata, di buona scuola davvero. Un consiglio: andate a vedere e ascoltare Marta e Olmo. Un pieno di emozioni.

Risvegliarsi a Torino ricordando Pavese…con un Campiello…tutto più bello

Torino. Il rientro e’ terminato da poche ore. Ho addosso ancora il dondolio del lungo viaggio, della strada. Lo sciabordio del mare, il rumore delle onde sono stati sostituiti da “lavori in corso”. Occhi stropicciati mi “affaccio” sulla mia circoscrizione, e decido di fare un salto a Valdocco. Svegliato controvoglia ma ancora senza sveglia per il “duplice” start del primo settembre, la “presa di servizio”, provo a giocare con la fantasia  per rendere piacevole il resto della mattinata. Come? “Rubando” il quiz della settimana enigmistica: trovare le differenze: il risveglio a mare24 8 2015 Belvedere, Le. foto Borrelli Romano e quello odierno, a Torino.27 8 2015 Torino c.so P. Od.Torino, Borrelli R. “Lavori in corso” e sprovvisto di vista mare. Addio lettini sul bagnasciuga e occhi verso il tramonto o dentro altri occhi. Tramonto salentino,  “un frollino” in una tazza di latte, quel sole a mare…Terminato il gioco , addento un paio di biscottini “Campiello” (ora sarà tutto più bello?), una scritta anonima mi ricorda cosa c’era sotto il “cappello”. Lo alzo. Il primo settembre sara’ un tantino differente. Lavorativamente parlando. Definito l’aspetto professionale “cio’ che volevo” e cio” che voglio”Torino, 27 8 2015 foto Borrelli Romano, insegnare munito di titolo fresco fresco non piu’ sotto il cappello ma in Ragioneria, in un istituto superiore e al miur, faccio un salto in libreria. Con Massimo scambiamo più di una parola, sul significato della pioggia in letteratura, sui classici russi e altro ancora. Sul libro di Sabrina Rondinelli e Marco Peano appena letti. Ne compero uno di Margherita Oggero, “La ragazza di fronte”. Avevo letto una bellissima recensiine sul Quotidiano di Lecce. Riattacchiamo.a parlare, o meglio, lo fa lui perche’ e’ preparatissimo e ascoltarlo e’ arricchente. E’ piacevole ascoltarlo: imparo sempre molto e ascoltarlo è anche piacevole. È 27 AGOSTO: oggi fa caldo un paio di anni fa pioveva e anni ancora prima se ne andava un grande della letteratura, Pavese 23 8 2015 Torde Lapillo, Le.foto Romano Borrelli. Rileggo un articolo del blog…

Giugno

Un augurio d’inizio mese tradizionalmente riservato alla chiusura della scuola, agli esami di maturita’, alla liberta’ di viaggiare e muoversi in ogni modo possibile in tutti i mondi  possibili. Tra poco l’ultimo trillo della campanella salutera’ studenti studentesse libri quaderni zaini banchi e altro.  Temi e pensieri di un anno talvolta  tralasciati sui banchi di scuola, lavoro grossolano per grossi bidelli e lavoro empatico per fini bidelli. Foto Borrelli Romano, TORINOFoto Borrelli RomanoSpunti da “bloggare” per un gran finale e poco e tanto da dimenticare sotto l’Arco di un trionfo tanto personale.  Dalle fin

estre aperte ” la migliore gioventu'” scivola via verso strade cittadine, conosciue, ignote o poco battute alla ricerca di una strada personale.” Ah!questa finestra”! Le fontane delle piazze torinesi sono gia’ pronte per accogliere ragazzi stile spiaggia-mare e cosi la carta stampata e giornalisti: manca solo il resoconto finale di quanti saranno e come vestiti. A questi si aggiungeranno cifre numeri e percentuali, promossi, in sospeso e bocciati. Cosi si saluta il termine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo. Ps. In molti han chiesto  informazioni a motivo di questo silenzio…chissa’….forse il termine della scuola. Chissa’. In  ogni caso un augurio per un buon mese di giugno. Buona festa della Repubblica.

20150602_110632Una corsa in metro, e il ricordo, un pochino influenzato, ad onor del vero, da una strana comunicazione- ricordo che  va a “Zazie nel metro.”Come inizio di corsa ripetuta una infinita’ di volte, non e’male: una corsa in compagnia di mio padre per acciuffare il metro e rendersi conto di aver sbagliato direzione. La discesa, la corsa, l’altra metro, altra direzione, identica felicita’ di quando nel tutto c’era Roma o Milano o Parigi o Berlino o il resto del mondo attraverso gli occhi di una donna.Mani nelle mani tra le braccia di un mondo nel migliore dei mondi possibili. E ci si sbagliava volutamente  per perdersi nel mondo.Erano le “tette de ligne”… Non avevamo orologi, il tempo era tutto nostro. Oggi. Appena fuori dalla pancia una grande impalcatura nell’atrio di questo monumento sorregge  partenze arrivi sogni andati e sogni da venire. “Freud”mi ripeto tra una comunicazione e l’altra. Una musica dolce percettibile si espande nella pancia, nelle viscere della stazione, su mani che si allungano, corpi che si allacciano e labbra che tremano al chiarore  di lampade Osram: Musica e amore, linguaggi universali con la complicita’ di Baglioni. Il pianoforte di Porta Nuova, luogo di incontro e note di vita nuove.Torino Porta Nuova.foto Borrelli Romano. 2 6 2015 La gente si ferma sofferma riparte al suono di nuove speranze. Che bello. Riprendo il cammino. L’impalcatura ormai al termine, la libreria, un caffe’, rigorosamente espresso da queste parti, quando arrivi, parti, transiti. E’ tempo di uscire….l’Hotel Roma e’ sempre li, con le sue camere e la sua camera, di Pavese. Attendo il verde. Le macchine sfrecciano su questo “reale” corso. Un furgone rapisce la mia attenzione: “Porto Recanati Salesiani don Bosco” a due passi da Pavese, quasi mano nella mano…Il pianoforte ha ripreso a suonare, al sapore di mare di Recanati…”e tu”…”chissa dove sei….anima fragile….”…forse impigliati in un sogno freudiano….ancora a Recanati. A casa, provo a domandarmi e a domandare a chi ho al mio fianco:”Ehi, pa’, perche’ non torniamo a giocare e perderci ancora tra la metro?”Torino 1 6 2015.foto Borrelli RomanoTorino P.Susa.1 6 2015.foto Romano BorrelliFoto Borrelli Romano.Torino 21 5 2015

Dal cappello, una storia. Con tanto di …cappello. Almeno per un giorno

Torino 30 novembre 2014, fermata Metropolitana e facciata stazione di Torino Porta Nuova. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014, atrio stazione Torino Porta Nuova. Foto, Romano Borrelli Domenica mattina. Torino, 30 novembre. Pioggia insistente, ma non fastidiosa. Ho programmato di ritagliarmi alcune ore di tempo, di questa mattina, per  imparare a “farmi compagnia”. Un po’ di libertà da utilizzare per terminare la piacevole lettura di un libro, suddividendone il piacere, meglio, quel che restava del godimento di quella lettura, in termini di pagine, tra le due stazioni ferroviarie di Torino: Porta Susa e Porta Nuova. Una lettura, non sotto le coperte, tempo permettendo, ma comunque al coperto. Una buona lettura, ripara sempre. Protegge. In entrambe le stazioni, la prima di passaggio, la seconda terminale, ho cercato una “buona terrazza”, una di quelle di uno dei caffè in esse presenti. Via vai continuo di gente. Scale mobili, tavolino, pila dei giornali. Oggi è domenica, e il Corriere della Sera ha un allegato, Lettura. Repubblica, al suo interno, propone alcune recensioni di buoni libri. Poteva mancare La Stampa. Certo che no. Mi sistemo, come fosse uno scompartimento di un treno. Davanti alcuni turisti aprono come una tovaglia la cartina di Torino. Butto l’occhio. Sembra di volare sulla nostra città. Riconosco corsi e viali alberati e so esattamente quali scuole sono localizzate in alcuni tratti. Il lavoro, non se ne sta mai tranquillo. Dietro, alcuni ragazzi alle prese con tabacco e cartine.  Al mio fianco, qualcuno estrae una carta. Da cinque. Pronto per il conto. Torno sulla mia, di carta, del libro. Dieci pagine a testa per stazione,  per la par condicio. Terminate, pago, e compero uno degli ultimi biglietti della metro, shopping, tre euro per la durata di quattro ore. Tempo di utilizzo, dalle 9 del mattino alle 20. Recupero le scale mobili, attraverso la “dorsale” della stazione, altre scale mobili. Poche fermate e sono nell’altra “pancia”, a Porta Nuova. La metro ha lanciato un fischio. E’ ripartita, direzione altra stazione. Lingotto. Peccato che il Lingotto in questione, sia un centro commerciale. Il Lingotto stazione ferroviaria, è altrove. Dall’altra parte del muro. Recupero la penultima scala mobile. Sono nell’atrio. A destra, piove. Alcune transenne perimetrano la potenziale “vasca”. Sento un profumo famigliare. Odore di stampa, di libri e di brioches. E’ la Feltrinelli.Torino 30 novembre 2014, Porta Nuova, liberira Feltrinelli, foto, Romano BorrelliHo tempo. Dieci pagine in fondo si leggono velocemente. Entro, mi piace la disposizione, l’odore dei libri. Mi muovo a mio agio, tra i libri. Ne annoto qualcuno. Un paio nella mente, altri, sulla memoria del cellulare. Mi piace passare da qui. Quando devo viaggiare, ma anche no. Così, come capita. Appena uscito dalla libreria recupero la scala mobile. Una terrazza, un tavolino. Mi sistemo. Come è cambiata Porta Nuova. Sempre bella. E’ una bella signora che non mostra la sua età. Un po’ di trucco sulla facciata e qualche lacrima al suo interno ci possono stare. Il resto è in ottima forma. A tratti, splendente. Al tavolino, sedute appena dietro,  un paio di ragazze si scambiano le “news” della serata torinese appena trascorsa. Non recepisco se  immerso troppo a fondo nella lettura del libro o se in fondo le ragazze che si scambiano le loro confidenze, con un timbro  alto siano una realtà di fatto.  Fatto è che ieri, a Torino, si è concluso il Tff e all’uscita da una delle sale di proiezione, di una tal sezione, un ragazzo  che era in compagnia di una delle due si è dichiarato, proprio come capitava una volta, con il permesso di un bacio. Tanto di cappello. Forse, non era un caso il voler terminare la lettura del libro, proprio qui, fra viaggiatori e sognatori, nel momento esatto in cui leggo “quanto effettivamente sia lungo il minuto passato con la mano sul fuoco di cui parla Einstein (al contrario di quello, superveloce, che viviamo baciando qualcun*”).Torino 22 novembre 2014, piazza Castello, foto, Romano Borrelli (2) E dal cappello non soltanto ne è nata una storia e il biglietto, dopo quello del cinema, per un viaggio nella vita. La cosa curiosa è che ad un certo momento ho sentito le tazze dei cappuccini “baciarsi”, questa volta, senza dolcezza,  e sentire dire la ragazza, alzandosi in piedi: “Io non viaggio più da sola”. Sorrido, chiudo gli occhi, e ripongo il libro. In copertina, una bellissima ragazza, abbraccia un trolley. Il titolo? “Io viaggio da sola” (Maria Perosino. Super ET. Einaudi).

Dopo aver riposto il tutto, giornali, libro, e biglietto, esco per un attimo solo dalla stazione. Ovviamente, restando in tema, caffè espresso. Il tempo di attraversare il corso, e proprio accanto all’Hotel Roma ( fa  sempre breccia il profumo di un grande della letteratura, Pavese.) e  centinai di cappelli esposti nella vetrina, in  vendita, solo per oggi compaiono alla mia vista.  (Alessandro Finessi, temporary shop per un giorno)Torino 30 novembre 2014, piazza Carlo Felice, cappelli per un giorno. Foto, Romano BorrelliTorino, 30 novembre 2014. Cappelli per un giorno. Foto, Romano Borrelli E dal cappello, una storia. O meglio, dal cappello di quella storia un tema  che si svolgerà a quattro mani: qualcuna  (e qualcuno) da ieri sera non viaggia (viaggerà) più da sola. E per la storia del bacio e del permesso richiesto (e accordato): togliamoci il cappello. Almeno per un giorno.

Ps. è piacevole pensare che il viaggio non termina ma comincia.

Ancora un grazie alla scrittrice Maria Perosino, per questo lascito. Si sente molto la sua mancanza.

Ps. Oggi su La Stampa, in evidenza La Ristonomia. Pagine colazione consigliata. Vot0 7. Felice di esser andato quasi un anno fa. Mi è sempre piaciuto il clima famigliare e …………la sala giornali e riviste poi……..Torino, La Ristonomia, interno. Dove c'era Barattero, gastronomia, ora ristonomia. Foto, Romano Borrelli.

Buon compleanno Dostoevskij

Torino. Stazione Porta Susa. Foto, Romano Borrelli

Dentro “questa balena” , Porta Susa, che non assimila quasi nulla perché tutto transita, dai treni alla metro, alle persone, mi  soffermo davanti ad un numero, che non è e non puo’ essere un binario. Da qui, tutto passa velocemente, come il vento. Torino Porta Susa. Ai binari. Foto, Romano BorrelliUn otto. Qui dentro, in questa “epa”  di vetro si sta bene, al riparo dalla pioggia, in piedi a leggere attentamente oltre questo numero. Sui balconcini, gente in attesa, davanti ai bar, in fondo l’edicola e da questa parte, la metro e un’entrata che non è ancora tale. Torino, stazione di Porta Susa e metro. Foto, Romano Borrelli.

Inevitabilmente, dopo il lavoro, la passione di riappropriarsi del proprio tempo è forte, incessante, battente, come questa pioggia, che riflette sul selciato luci di ogni colore. La penna ripercorre l’itinerario solito: caffè, casa, casa del caffè, ottovolante, comune…….e una bellissima storia da pettinare o da pattinare. O forse, realisticamente fantasticando, pattinarci su…Non importa. Il fatto è che tra i rumori, un pensiero e l’altro, gli appunti vari presi su qualche blocco con una matita ormai al termine, (come questa giornata),  avevo quasi dimenticato di fare gli auguri ad un amico. Eppure in questo “sottosuolo”, avrei dovuto ricordarmelo. Ne aveva 27, quando quella scrittura “fu statuto” e oggi, purtroppo, non mi son ricordato nonostante tutto parli di lui, di te, con queste panchine, quelle reclamate e quelle avute insieme alla sedia col posto d’onore che hai sempre meritato. Gli umiliati, gli offesi, i castighi subiti, i demoni… La tua personalità…

Li ho sfogliati tutti i tuoi libri. Anzi, li ho studiati, perchè i tuoi libri, non si possono sfogliare. Si devono evidenziare, sottolineare, ricordare, vivere…

Non dovevo dimenticare, almeno in questa città, Torino,  dalle notti bianche. E notti bianche, chissà a quanti e quante ne hai regalate. Assolutamente, non dovevo. Eppure, Le notti bianche…”Ma lo hai ancora quel libro che parlava un po’ di tutti noi?” Si, perché questo, lo si sente spesso, da chi lo ha letto e da chi ha fantasticato una vita per realizzare tutta la fantasia in un solo giorno, anzi, in una sola notte. Un libro da bere, tutto di un fiato, al mare o chissà dove …penso, salito con la fantasia sul tram 8, o sul 50, in quel periodo, a librarmi, su Torino pensando  che…Le notti bianche poteva essere un libro che L. teneva in mano e che di tanto in tanto, nei suoi momenti di pausa sicuramente leggiucchiava, sorseggiando il suo caffè, tra il passaggio di un 8 e l’altro, in attesa che tutto…………

Chissà come era quella Torino vista da dietro le vetrine di quel bar…vicino al Comune. Chissà come sarebbero stati descritti i tuoi personaggi, chissà come li avresti vestiti, quali ossessioni…Torino 12 novembre 2014. Il Comune. Sotto la pioggia. Foto, Romano BorrelliEcco, mi stavo perdendo ancora una volta, giuro non lo faro’ più.

Forse mi sono distratto o lasciato distrarre dai colori. Colori, persi e ritrovati, colori che non piangono e non si perdono, colori della nostra città.Torino, cortile Valdocco. 11 novembre 2014. Foto, Romano Borrelli Colori e fiori, sempre belli e presenti, in ogni stagione. Torino, 14 novembre 2014. Giardini. Foto, Romano BorrelliAllora, tanti cari auguri, Fedor Dostoevskij, buon compleanno e grazie per tutti i bei personaggi  che mi, ci hai, regalato insieme al “bel tempo” che ci hai donato.  Anche fosse solo “per una notte” o “per poche notti”…

 

Ricordarndo Pavese

Torino, 22 ottobre 2014. Piazza Statuto. Foto, Romano BorrelliNull’altro chiedo alla vita se  non che si lasci guardare”. Così scriveva Pavese.  Ed è proprio così. Osservare il paesaggio o la bellezza di un monumento o lo spettacolo  della natura nelle sue variopinte forme. A piedi o da un finestrino. Di un tram, o bus  o di un treno. o  All’alba o al tramonto. All’alba, per chi fosse “costretto” ad aspettare un bus, lo vedi spuntare, o li vedi, da quella che un tempo era l’acciaieria Mentre ora, centri commerciali suturano parte di una Torino operaia. Poche persone in attesa del 52 o del 60. Il 40, da qui non passa. Neanche il 59, ma su questo, mancava una intesa.  E non passa nemmanco l’articolo. Aspetto il 60, quello che un tempo era degli operai Fiat, del Lingotto, ora, oggi, terra di  “Terra Madre” di quelli alla catene di montaggio e hanno fatto la storia e la studiavano anche. Quelli delle 150 ore e della licenza di terza media  ottenuta in questo modo, faticando,  e che da tanto mi ispira la voglia di fare una ricerca su di loro, sul mondo della scuola, di quella scuola-lavoro e di come e’ cambiato quel mondo, da una scuola di massa ad altra scuola di massa, liquida, meno forte. Torno ai miei pensieri, nell’attesa e nella salita. Altre sedute sul bus e una manciata in piedi, a guardare oltre, o dentro. Un anota di cronaca: la targa in marmo nei pressi di via Livorno, corso Umbria, non e’ stata ancora riposta. Pochi soldi in circo…lazione, si, anche, In circoscrizione. A piazza  Statuto molto sembra luccicare e cosi  la stazione di Torino Porta Susa. La discesa, dal bus, la discesa, dalle scale mobili, l’attesa. E nell’attesa, nel giro di pochi minuti, la fantasia percorre dorsali adriatiche e tirreniche. La provincia,  nvece, non gusta molto. Sara’perche’ e’una destinazione reale e li la fantasia non trova mai posto. Poi la realta’ dove vorrebbe si scontra con i suoi non si potrebbe….Il treno, trenino, arancione, o minuetto, fischia, e chiede la sua attenzione. In segno di rispetto, tutti in piedi. Lasciare il posto ad anziani, donne e bambini. In realta’, nello scambio di posti tra chi scende e chi sale, a terra, seduto o in piedi, non resta quasi nessuno. Almeno al 5. Quelli che sono appena scesi si disperdono, quelli saliti, si raccolgono e si stringono per trattene quel po’ do tepore del letto.Appena lasciato, rifatto, talvolta disfatto. Le cittadine, osservate dal finestrino minuetto, corrono via, l’una dopo l’altra…velocemente. Nel mio piccolo, viaggio, posto,  Recupero il gusto della lettura, di qualche  grande, di un giornale, di un libro. Poi, l’arrivo, lento, negli ultimi metri che mancano dagli ammortizzatori del binario 2,  la discesa,  la pista ciclabile ch termina o comincia qui, al binario 1 di due, il bar, l’edicola della stazione, il profumo del pane fresco di una panetteria, e altri profumi e odori di campagna. Lo stallo per le bici e la stalla per le mucche, le stelle in cielo e le stelle di qualche mano che le ha disegnate per strada, a ricordo di un amore o qualche amore. La stradina, il bar, la chiesa, la salita, i ragazzi che si avviano, testa china e zaino in spalla. I giardinetti e alcune scritte sull’asfalto. Sulla strada di Chieri (Torino). Foto, Romano Borrelli (2)Alcuni chiacchierano e altri scherzano nella loro funzione, mica matematica, ma di macchina nel tempo. E’ stupendo come i loro discorsi, le loro risate riescano a riportare, lontano nel temp  le lancette della nostra  vita. Indietro, indietro ai nostri “15-“18“.  Poi varchi il cancello, il primo, il secondo, la palestra, l’entrata….poi, centralino, bidelleria, uffici, didattica, i due per tre (l’equivalenza dei tagli del personale) luci da accendere  e scuola che si accende. I ragazzi, pure. Il datario da cambiare, il timbro e il badge da timbrare. Infine, il timbro ad un’altra storia che non e’ tempo, o non ho tempo, di raccontare. Talvolta kafkiana, ma pur sempre ….vita. L’orologio, il badge, l’uscita e…tanti saluti.

Al ritorno, come nulla fosse “ricominciare”, risulta una breve parentesi, un sogno, in parte realizzato. Una tappa. Occhi incollati al tabellone.Sembra una graduatoria, che scorre, va avanti, torna indietro. Una parentesi.  Qualche treno fermo, causa sciopero, alcuni in ritardo. Ma prima o poi, il treno, arrivera’…