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Vestite d’argento

Reduce da seminario e giornate di studi  medievali e “leggi razziali” mi rendo conto dei giorni silenziosi su questo blog.

Mentre in alcune zone del Sud, in Salento, sento dire e vedo immagini targate Internet  che sono all’81 di agosto, con corpi a mollo a mare, la collina torinese, viceversa, si veste di colori autunnali: giallo, rosso, arancione, verde, residuo di una estate che davvero fa fatica ad abdicare. L’aria è calda e sono più numerose le t shirt che giubbini a contendersi la scena e fare apparizioni, slalom, e nascondersi lungo le  vie del centro. Le castagne o “caldarroste” tengono banco e forse sono davvero l’altra cosa che richiama l’autunno insieme ai colori. Coppie dai sacchetti a coni, uma mano uno, una mano l’altra, nella pesca del cono da passeggio. Per Luci d’ Artista, giunta alla sua ventunesima edizione, ci sarà tempo: l’inaugurazione è prevista per il 31 0ttobre quando in Salento, molto probabilmente sarà 92 agosto. Tempo permettendo. In attesa delle 24 installazioni di Luci d’Artista, per le strade torinesi, visi orientali fanno la loro presenza, mentre dall’altra parte, del mondo, l’Italia del volley fa la sua, presenza, e bella figura in finale, vestita d’argento. Complimenti.

 

Verso Otranto

Una bella fetta di sole addosso, alba oramai distesa da ore, pasticciotto classico per colazione, con un buon caffè, forte, bus e direzione Lecce. 20140815_09225520140814_154307Dopo un Salento in bus, la tappa e’ la stazione di Lecce, precisamente, ferrovie Sud Est, direzione Otranto. La biglietteria “Sud-Est”  e’ affollatissima, cosi, mancando pochi minuti alla partenza del diretto per Otranto, chiedo di poter effettuare il biglietto a bordo. Concesso.  Scopro che anche qui come a Gallipoli il trenino bianco e blu, la famosa littorina, conosciuta anche più a Nord grazie a studenti leccesi fuori sede, ha lasciato il posto a qualcosa di d20140815_092519iverso e piu funzionale, con aria condizionata a bordo. Un po’ onestamente, dispiace. Il treno e’ pieno, turisti a go-go un po’ da tutta Italia, un po’ da tutto il mondo.20140814_09573520140814_095741Piu turisti che locali, a dire il vero. Molte pagliette bianche calate su capelli ora raccolti ora lunghi. Come è di moda ora. Magliettine sul Salento e profumo di crema solare che stordisce e cancella quell’odore che solo una stazione emana e appiccica addosso: sentimenti misti, girati e rigirati non soltanto all’interno di un bicchierino da un caffe’. Gente che va, gente che viene. E tanti motivi per tornare. Non è un biglietto da visita, ma la bustina dello zucchero in distribuzione al Bar stazione, che ne attesta la verità. Seduti nello stesso vagone, alcuni, cartina alla mano, conoscono a menadito curve a destra, curve a sinistra. Solo curve. Il paesaggio e’ bello. Terra rossa, alberi su distese sterminate dii fichi e ulivi. Il treno corre velocemente. Vero. Alcune fermate normalmente effettuate da altri treni impiegati sulla stessa linea, non si effettuano. La prima fermata e’ Zollino.20140814_101717 Il treno carica su di sé  passeggeri sul binario due. Alcuni sostano al binario uno,  al riparo da un sole capace di spaccare le pietre. Su uno dei binari di Zollino,  e’ricoverato un treno, dei tempi andati. Chissa’ quanta storia si e’ consumata li dentro. 20140814_101731Il treno riparte. Al binario tre e’ in arrivo altro treno. Sopra alcuni viaggiatori  chiedono come poter fare  per arrivare a Galliano e da qui a  Santa Maria di Leuca. Nel frattempo, Il treno e’ giunto  a Maglie, stazione di interscambio tra un luogo e l’altro del “Capo”. Sento e leggo dalle insegne verdastri   nomi carichi, densi  di ricordi: Poggiardo, Racale…L’interno di questo vagone si carica di ricordi, di saperi e di sapori: mandorle, cioccolata, “mustazzoli”…Solo un attimo. Ma le narici sono ormai impregnate e così sarà per un bel pezzo. Passato un paese, Bagnolo20140814_102948dove scopro che il tempo è fermo, almeno per quanto riguarda il lavoro del casellante. Anche altri paesi presentano qualcosa di caratteristici e sarebbe bello avere tantissimo tempo per visitarli tutti e parlare con la gente del posto, dei loro ricordi, del loro lavoro. Studio, sogni, speranze, se esiste ancora nei giovani il sogno del nord e quale nord.20140814_143138Il viaggio  e’ terminato alle 10  e 45 circa. 20140814_10514720140814_10513320140814_105331La stazione e’ piccolina, ma carina. Termina con tre binari e possiede delle panchine sia nella parte centrale sia ai lati. Consta di una struttura sorretta da sostegni verdi. Appena scesi dal treno si entra nel lato biglietteria, un piccolo botteghino posto al primo piano, livello ferrovia. Per accedere livello  strada bisogna  scendere di un piano, qualche gradino ed il calore e il sole sono  il benvenuto che ci viene offerto da questa splendida cittadina, davvero accogliente. Parecchio caldo, diciamo che e’ una temperatura ideale per cuocere biscotti e torte. (Davvero impressionante la distesa di ulivi in questi circa 45 km percorsi tra Lecce e Otranto.  Il pensiero è che questa terra debba rassomigliare alla Palestina.). Butto una ultima occhiata sulla cartina di questa ferrovia Sud- Est  e sugli orari da Otranto a Lecce e viceversa 20140814_135511e per un momento provo ad immaginare quanti turisti potrebbe portare in giro nel 2019. 20140814_135735Appena uscito dalla stazione si procede fino  ad una rotonda, ( rassomiglia tanto ad un posto un pochino piu a nord, sede di universita’ )  dove cartelli elencano le direzioni per il porto e la Cattedrale. Già, perché ad Otranto oggi è festa in onore dei santi Martiri. Riti e ritmi non si faranno mancare, insieme alle bande musicali e agli spettacoli pirotecnici. 20140814_11440820140814_115218Oggi e’ una giornata di festa per Otranto, la sua comunita’. Festa che va avanti gia’ da due giorni.20140814_11393920140814_114251L’interno e’ davvero da restare senza fiato. Al mio ingresso una funzione religiosa sta per celebrarsi. Esco per poi rientrare in un secondo momento, con piu tranquillita’ e magari piu rispetto. La funzione  e’ davvero bella, il sacerdote sta parlando della Puglia, tutta, delle sue Chiese, Basiliche, della giornata di oggi.  La Cattedrale di Otranto  rappresenta un crocevia di più culture, normanno-latina e bizantina in particolare. Liturgia, canti, solennita’.  Cerco di concentrare l’attenzione sul mosaico pavimentale della Cattedrale. Il mosaico ricopre il pavimento delle tre navate e l’opera è attribuita al monaco Pantaleone su commissione del Vescovo di Otranto. Sul pavimento si rappresenta  uno dei più importanti cicli musivi del medioevo, Alto Medioevo,  un mosaico datato tra il 1163 ed il 1165 incredibilmente bello, una rappresentazione lunga una storia. E’ davvero un labirinto teologico, a seguirlo. L’albero della vita con al suo vertice il peccato originale e la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, con il serpente, il peccato, che insidia Eva. E ancora, diverse figure racchiuse in 16 medaglioni che rimandano ad animali e figure umane mitiche. Nell’abside sono presenti episodi del libro di Giona ed una scena di caccia al cinghiale. Ancora la rappresentazione di Sansone che lotta contro un leone.: Dio accetta l’offerta di Abele e chiede conto a Caino del suo delitto. La rappresentazione del Diluivio Universale e le gesta di Noè. Del mosaico  per quel poco che riesco ad osservare, data la giornata, noto ancora la mano di Dio, “mano parlante” che si sporge dal cielo con il pollice ed anulare uniti, in maniera da accogliere benedicente l’offerta di Abele, alla latina, con anulare e mignolo ripiegati, mentre Dio, come detto,  chiede conto a Caino del suo delitto. Da leggere a tale proposito la scritta “Ubi est Abel, frater tuus?” (“Dove è Abele, tuo fratello?”) . La mano divina è utilizzata come una figura retorica, una sineddoche, una parte per il tutto, dato che è sentita come la parte più eloquente del corpo, più del viso.20140814_11403020140814_11385420140814_114221 Dipinti meravigliosi. 20140814_11405420140814_114320Osservo attentamente. Cerco la cripta, penso alla storia, ai martiri di Otranto.20140814_114632Esco e ne approfitto per dare un’occhiata al mare e al castello.20140814_121219In  “Giro per la città” e non so quanta storia si e’ scritta da queste parti. Entro, e noto con piacere che nonostante il, caldo la massa umana attenta all’offerta culturale e’ davvero notevole.20140814_12071220140814_120739 Dopo la visita al  castello mi reco in un locale a provare la cucina locale. Ottima. Per la precisione il locale si chiama Zia Fernanda. Ottimo cibo e belle composizioni nel piatto. Anche qui, saperi e sapori condensati in un piatto. In più piatti. Personale attento e preparato alle esigenze della clientela.Un giro ancora nel paese, tra bancarelle, con un tripudio di dolciumi e taralli e pensieri a quanti adorano i taralli e li gustano sempre con infinito piacere. Ne prendo un po’ con me, non si sa mai che non si faccia sentire il desiderio piu in la’.20140814_12003020140814_12013920140814_11232220140814_11342720140814_11524120140814_115157Per il ritorno, a sera, quando le “Luci sulla città” cominciano a cambiare colore e a cambiare la città stessa trovo una piacevole sorpresa. Da Otranto, il viaggio di ritorno, verso Lecce, e’ assicurato con un treno nuovo, con aria condizionata. Ma due trasbordi assicurano contemporaneamente ai viaggiatori la possibilita’  sia di dare una occhiata ad alcuni paesi, seppure velocemente, sia  ad un viaggio in ….littorina. Immediatamente rivedo mentalmente alcune scene dei film ….A Lecce, un termometro indica la temperatura: 45 gradi. 20140814_161111Vero è che è sotto attacco dal sole e quindi, qualche grado potrebbe essere di troppo, ma temo che non si tratti di una bugia. Le temperature, infatti, da queste parti viaggiano sui 40 gradi. Nonostante il gran caldo, i turisti non si perdono l’occasione di sbirciare le bellezze barocche di Lecce, che davvero registra presenze piuttosto elevate. Lecce, capitale della cultura e della movida. In piazza fervono i preparativi per Santo Oronzo. Io ne approfitto per fare un salto all’anfiteatro.20140814_160703 Nonostante il caldo.20140814_14473420140814_150032

L’italiano, un bene comune. La lingua, un gigante dai piedi d’argilla?

….Uno dei piu’ rispettabili membri piu’ anziani del nostro club, Pavel Pavlovic Gaganov, uomo di una certa età e per di piu’ benemerito, aveva preso l’innocente abitudine di ripetere con gran calore e quasi a ogni parola: “Eh no, cari miei, a me non mi si prende per il naso” Bè, un’abitudine come un’altra. Ma un bel giorno….in modo totalmente inatteso, lo afferro’ saldamente per il naso con due dita e se lo trascino’ dietro a quel modo per due o tre passi” ( Fedor Dostoevskij, “I demoni”).

A quello, riflettevo, prima che un paio di amici “Longobardi”,  con Alboino in testa, e Gisulfo poi, sorridessero (bontà loro) del mio appuntare, alcuni passi inerenti il convegno su “La competenza dell’italiano nella trasversalità dei saperi“, a Torino, presso la Biblioteca Nazionale.  Passi, quelli appuntati,  inerenti   nessi tra storia e lingua. Una “fare”, insomma, quelli dell’interruzione, per rimanere in tema “longobardi“.  Già, i Longobardi.

Come sarebbe oggi la nostra lingua senza alcune influenze storiche? Già perchè “fare”  lezioni di storia è fare lezioni di lingua”. Quanti sono, oggi, i modi di dir, nel linguaggio comune che affondano le radici in qualche passaggio storico, di un  popolo, o forme dialettali che hanno lasciato la loro impronta modificandone così la nostra lingua? E  quali i  loro significati, oggi, come appunto il “prendere per il naso”, usato dai contadini nel prendere l’enorme anello posto sul naso dell’animale. Il mio pensiero, pero’, correva ad altro esempio. Che romanzo, “I Demoni“.  A quello pensavo durante la  “sfida” aperta, all’interno del campo da gioco della Biblioteca. Un sfida  tra classici e libri che sono un po’ come “vedere due volte la televisione”. Una sfida difficile? Forse in  “volumi”  per restare in tema, che epero’ sono di vendite, non di qualità, una svida che evoca un grande passato contro un  “volume” precario e ridotto presente, un eco incredibile, amplificato dal “ho sentito dire”, un po’ come un tempo si diceva “lo ha detto la  televisione“, così da conferire una verità granitica. Una verità con poco carattere, anzi, da triste ricordo del tempo che “una cosa ripetuta piu’ volte assume il carattere di verità”, così, tanto per farci…prendere per il naso. Meglio se a ripeterla poi, si usano pochi caratteri. Diciamo 140, “un cinguettio”. Una sfida con 60 milioni di spettatori.  Una sfida per il mondo della scuola, in maniera verticale, con nove milioni di spettatori o gioatori. Tali e tanti sono coloro che sono portatori di sogni nelle nostre aule scolastiche. Una sfida che esce dall’aula magna della Biblioteca e si irradia. Una sfida che si gioca tra classici e meno classici, dove i secondi sembrano vendere e raccontare il già detto ma mai “verificato”, non solo nel senso di  accaduto ma come scelta e voglia di veerifa dei testi, dei documenti nei nostri preziosissimi archivi.  Una sfida che coinvolge inoltre comunicazione e potere, come ampiamente illustrato da Mimmo Candido, illustre giornalista de La Stampa. Una sfida all’interno della stessa serie, perchè identiche sono le “responsabilità” tra chi scrve testi e chi scrive editoriali. sfida quindi all’intenro di un identico campo, quello l’italiano. Perchè l’italiano è un bene comune.

E chi legge un romanzo, “cosa vuole?”, “Cosa cerca?”. Già, cosa cerca?

 “Marciano i contadini e portano le scuri, qualcosa di terribile accadrà” (data della pubblicazione, nel 1861, del decreto sulla liberazione dei contadini)…tanto per rimanere in tema “Demoni”…era il 1861 e… riporta al 150 appena concluso, con una riflessione. Un romanzo, un buon romanzo, è popolare e coinvolge piu’ strati di popolazione, di estrazione diversa. E forse la lettura delle sue pagine ci potrebbe prospettare un mondo diverso, migliore, magari di giustizia sociale. Un romanzo ci “trattiene”, è vita.  E chissà perchè, mi viene in mente un libro, “La cura” di J. Tronto, forse per amore, che è poco, nei confronti dei libri.Un romanzo ha la forza di raccontarci storie sociali, inserirci in  solchi già tracciati da altri, ci fa battere il cuore, ci porta al recupero delle “e”, molto meglio delle i. Ah, i Demoni, che romanzo. E i Promessi Sposi, poi, del grande Manzoni, con la sua struttura. E poi Montale e ancora Fenoglio…….già, ma, come sta l’italiano, oggi? E’ un gigante dai piedi d’argilla? Parrebbe di si. Oggi, un presente  dal terreno “argilloso” ma un passato prepotente, “classico”. E forse a nulla valgono alcuni dati, positivi, come l’incremento delle presenze all’interno delle biblioteche, se ci si reca solo per avere un luogo dove studiare o ripassare, magari con testi portati da casa. Percentuale impressionante, quella che ci attesta che il 71% di chi legge un testo non riesce a spiegarne a terzi il contenuto. L’Ocse, alcuni mesi fa, ci rendeva noto che sulla base di una classifica inerente la condizione educativa, basata sulla somministrazione di un questionario, la lettura di un testo, un giornale, l’Italia occupava il penultimo posto fra una trentina di paesi industrializzati. Fanalino di coda, il Portogallo. Sulla base di quel dato, espresso in percentuale, circa 39 milioni di italiani (68,2%, percentuale comprendente gli analfabeti totali, cittadini privi di qualsiasi titolo di studio e quelli che hanno ottenuto la licenza elementare e media inferiore. Ricordiamo che l’Istat considera tali, analfabeti, solo coloro che si autodefiniscono in uel modo). Percentuale impressionante il basso numero di coloro che leggono un solo un libro in un anno. Eppure, biblioteche, archivi, ci raccontano, ci  narrano, ci donano parole come acqua di fonte. La prepotenza della tv negli ultimi venti anni è davvero impressionante. Anche se meno impressionanti risultano essere le ore dedicate ai programmi di approfondimento culturali.  Troppe” i” (intenet, inglese, e sicuramente meno imprese, delocalizzate o chiuse a vantaggio di speculazioni finanziarie)  e meno “e”, come emozioni? Probabilmente meno “e”, in un mondo davvero globale, dove si puo’ essere in ogni dove e nello stesso tempo, essere davvero soli. Avere migliaia di contatti su facebook, twittare, utilizzare blog, “possedere” una biblioteca immensa, su di uno schermo, senza dover uscire di casa e non aver mai davvero sentito il profumo di un documento, di un libro, di una rivista….forse questo rende d’argilla i piedi di questo gigante, che si chiama lingua; e allora scopriamo che la polarizzazione tra chi conosce e chi no, tra chi detiene il potere e chi no è  ancora viva e attuale, ora come nel 1969  quando “l’operaio conosce 300 parole, il padrone 1000, per questo lui è il padrone” (Dario Fo). Forse davvero sarebbe il caso di riappriopiarci di quei km e km rimasti inesplorati e che si chiamano biblioteche, archivi, dove si conserva la memoria, il sapere. Penso all’Istituto storico della Resistenza di Torino, che rischia la chiusura, e non possiamo permettercelo. E forse davvero bisognerebbe cominciare a smettere di leggere due volte la televisione, ovvero dare importanza e attenzione a libri poco “edificanti” e, sostengo io,  fogliettini in distrubuzione presso le fermate degli autobus o metropolitane. Buoni per alcuni, per farne parole crociate e sapere qualcosa sul grande fratello.E per continuare una tradizione che “3 + 2 fa davvero zero?”…anzi, come dicono gli studiosi di pedagogia sperimentale, “meno cinque?”, ovvero il principio in base al quale in età adulta si regredisce di cinque anni rispetto ai massimi livelli di competenze giunti nell’istruzione scolastica formale. Se consideriamo “le colpe”, direbbe Andrea Bajani, … di una riforma a….crediti e,  sulla classifica degli investimenti in istruzione poi…: Italia terzultima tra i sei ultimi Paesi in rapporto agli investimenti.