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Vestite d’argento

Reduce da seminario e giornate di studi  medievali e “leggi razziali” mi rendo conto dei giorni silenziosi su questo blog.

Mentre in alcune zone del Sud, in Salento, sento dire e vedo immagini targate Internet  che sono all’81 di agosto, con corpi a mollo a mare, la collina torinese, viceversa, si veste di colori autunnali: giallo, rosso, arancione, verde, residuo di una estate che davvero fa fatica ad abdicare. L’aria è calda e sono più numerose le t shirt che giubbini a contendersi la scena e fare apparizioni, slalom, e nascondersi lungo le  vie del centro. Le castagne o “caldarroste” tengono banco e forse sono davvero l’altra cosa che richiama l’autunno insieme ai colori. Coppie dai sacchetti a coni, uma mano uno, una mano l’altra, nella pesca del cono da passeggio. Per Luci d’ Artista, giunta alla sua ventunesima edizione, ci sarà tempo: l’inaugurazione è prevista per il 31 0ttobre quando in Salento, molto probabilmente sarà 92 agosto. Tempo permettendo. In attesa delle 24 installazioni di Luci d’Artista, per le strade torinesi, visi orientali fanno la loro presenza, mentre dall’altra parte, del mondo, l’Italia del volley fa la sua, presenza, e bella figura in finale, vestita d’argento. Complimenti.

 

15 anni di 20 luglio

20160719_152728La veranda ripara dal sole,  dai rumori,  e oltre persone e personaggi. Chiudi gli occhi e il passato filtra attraverso le stesse fessure.

Con M. non prendemmo in considerazione di andare a Genova,  alla manifestazione contro il G8,   o forse non ci pensammo quantunque da un po’ scrivevo sulle contestazioni,  sui movimenti di protesta  e neo-liberismo,  FMI, Banca Mondiale movimento No Global e cominciavo a “scolpire” la mia tesi.  E adoravo la politica. Mi piaceva seguire il Social Forum,  le piazze tematiche,  come si stesse organizzando il corteo dei migranti e se il movimento no global aveva “messo il cappello” su di una forza politica di sinistra o se fosse il contrario. Mi entusiasmava il linguaggio politico di B. e come comunicava. E mi piaceva scoltare i dottori,  S. e A.  e il portavoce C. e,  o ma,  il movimento operaio? E noi,  operai, e studenti-lavoratori,  facevamo confluire le nostre discussioni in fabbrica con il bicchierino di plastica in mano nella pausa caffe’. Un altro mondo era possibile. Quel giorno M. mi accompagno’  come tantissime altre volte al lavoro, per il turno: pranzo insieme e 30 km di strada, sotto il sole e tanta felicità;   la collina torinese,  Superga e molto sole erano una bellissima cornice e cominciai cosi a pensare all’amore almeno 8 ore prima del nostro rivedersi come eravamo soliti fare ogni qual volta turno e fabbrica ci separavano. Uscii dalla sua macchina dopo che ci scambiammo un bacio e restai con quel gusto delle sue labbra e di lei per molte ore. L’entrata,  gli spogliatoi,  la camicia e i pantaloni verdi (gentilmente concessi per il nostro lavoro)e 4 cazzate prima di scendere in reparto,  dopo aver girato la chiave del lucchetto dell’armadietto lasciando alle spalle gli abiti civili,  Chieri,  Torino e.. .Entrando in fabbrica  il rumore si conficcava nelle nostre orecchie fin dalle scale e mano mano che attraversavamo i reparti diveniva sempre piu fastidioso e urtcante come una persona fastidiosa. Un saluto veloce con quelli del primo turno,  le disposizioni del capo o team leader e via. Un pezzo,  due,  tre o,  in piemontese,  al vua con i toc.  Una gurnizione, la vite, il tappino, i somma,  noie da catena di montaggio, le pause da 10 minuti, chi prendeva il caffe’ alla macchinetta e io che  pensavo a M. e al nostro amore.Trascorsero cosi le 8 ore.  Ero sempre il primo ad uscire dai cancelli di quella fabbrica e mentre gli altri si auguravano ancora una buona serata, o si pettinavano in auto prima di rientrare a casa, noi due eravamo gia’ figli della luna e del nostro amore: il mondo era nostro. Quella sera fu un tantino diverso. Salutai le guardie fisse al solito gabiotto ed M.  era al posto di guida nella sua macchina che mi aspettava,  davanti al piazzale. Entrai, mi sedetti, posai lo zaino dietro e mentre lei mi riempiva del suo odore e dell’amore io le riversano addosso quello  di olio e di fabbrica. Un velo di tristezza pero’ faceva capolino sul suo viso, un tratto scuro le era calato addosso e i suoi occhi, piccoli e neri eano divenuti ancora piu’ piccoli, quasi a scomparire, quantunque sempre belli. Mi posò una mano sul viso. Mi accarezzo’ dolcemente e mi disse:”hanno ammazzato un ragazzo in piazza Alimonda,   oggi pomeriggio, a Genova”. Chiusi gli occhi e i pugni. Dissi solo:”noooo”! Piego’ il suo viso e scomparve nell’incavo tra il mio collo e la mia spalla. Piangendo. La strinsi forte e piangemmo. Eravamo forti e sensibili allo stesso tempo. Avevamo pensato fino a quel giorno ad un altro mondo e che esso fosse davvero possibile. Il mondo lentamente da li a poco cambiava corso. E a settembre avrebbe cambiato connotati. Non so quanto tempo restammo,  concavi e convessi tra un sedile e l’altro,   così ad impastare lacrime e sogni feriti nrll’animo e nella psiche. Forse una notte intera. Forse 15 anni. Ciao Carlo.

Podio che accoglie

DSC00246Le colline torinesi presentano quà e là qualche ciuffo di neve,  non ancora sciolta. In mattinata, un timido accenno di pioggia. Resiste. In ogni caso, a Torino, l’ondata di mal tempo, sembra essere passata.

Nel resto d’Italia, l’ondata di maltempo non si ferma e prosegue fino al Sud.

A Roma, la piena del Tevere è passata, fortunatamente senza provocare danni. La capitale tira un sospiro di sollievo, anche se i romani continuano a guardare il cielo.

In Toscana, la situazione resta critica.

Un giretto sulle colline di Torino, appena fuori città. Se percorrere il tragitto attraverso il Pino vecchio o il Pino nuovo,  non è di fondamentale importanza.  Basta solo decidere come raggiungere la meta. Podio. Quale mezzo. Una mongolfiera, per ammirare meglio il panorama della città con Superga e forse il Colle? Certo, dalla mongolfiera, il panorama sarebbe più bello, e da lassù, sicuramente con un po’ di immaginazione sarebbe possibile sentire il rumore del mare, con il suo odore, il suo profumo. Il cuore del mare, che pulsa sempre vita. Mite o in burrasca, non importa. Il bus? Con questo mezzo, pare un po’ complicato, a dire il vero. Quale obliteratrice utilizzare? “La uno, la due o la tre?”  Fare il verso a Mike Bongiorno? Più che regolarizzare l’utilizzo del mezzo pubblico pare la partecipazione ad un quiz, datato. Anzicchè la scelta della busta, in questo caso è la scelta della obliteratrice. “La blu, la rossa o la gialla? “Una conta da “due euro e cinquanta” per una delle tre macchinette.  “Il servizio pubblico, è servito“.  Prima di pranzo, quando era “Il pranzo è servito”.  Corrado? Ma anche questa  soluzione pare complicata e costosa. Si potrebbe decidere di scegliere una bella pedalata, usando una di quelle biciclette cittadine, di quelle gialle che ormai “fioriscono” come fiorii, oggi, davanti le Chiese,  in ogni punto della nostra città. Le piste ciclabili, ci sono, anche se, bisognerà stare attenti in qualche passaggio. Di tanto in tanto, dei pali posti al centro della pista ciclabile ne ostruiscono la pedalata, o, almeno, la rendono difficile. Forse è un divisorio, fra andata e ritorno. Puo’ essere. Pero’… ” Esageruma nen”, direbbe un politico torinese. Ma allora, con quale mezzo? Al termine, la difficile scelta cadrà  sull’utilizzo di un mezzo tanto antico quanto valido: i  “due piedi”. Il percorso, esiste. Scritto, come quelle indicazioni che di tanto in tanto si ritrovano in montagna.  Come sempre, se per caso viene sete o fame, qualche bicchiere d’acqua, lo si rimedierà sempre. Qualche anima buona la si troverà sempre che offrirà  da bere, agli assetati. E se la fame incombe, bhé, nei pressi della cascina, un piatto di minestra lo si riceverà, come capita da sempre. Difficoltà odierne e semplicità di un tempo. Valori che restano dentro. Buoni e genuini. Come il latte. E poi, al termine della camminata, anzi, a metà del cammino, un Podio, è sempre pronto per l’accoglienza. Un posto di classe. Che ha fatto scuola.  Podio di dolcezza, “Mon Chierì”, perché da queste parti, la dolcezza, è di casa.

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