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Buon primo maggio

20190501_105027Sfuma lentamente il primo maggio e così sfumano  le immagini relative al concertone del primo maggio. Non ho dimenticato oggi, come ogni anno,  di fare un salto in piazza,  Castello, a veder sfilare il corteo dei lavoratori, dove però  dicono non sono mancati attimi di tensione sulla tav.  Un salto doveroso, in piazza, anche se il festeggiato, è  incerottato, sbiadito, frammentato, a targhe alterne, a giorni pari o dispari, a somministrazione, verticale, orizzontale, a fasce…povero lavoro e lavoratori poveri e disoccupati. Guardo le immagini, riconosco San Giovanni, Roma…che dire?

Buon primo maggio.

La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

“Bei tempi andati, bei tempi che verranno”; ieri, a Roma

Lentamente il treno ha raggiunto la sua destinazione. Così come i bus. Ognuno rientra nelle proprie case. Il viaggio è terminato. La manifestazione, anche. Tanto rosso, ancora, anche se in Tv si mostra soltanto il viola. Non solo a Roma. In ogni città, una piccola rappresentanza ha organizzato una mobilitazione contro. A Parigi, Londra, Berlino. Italia: Torino e molte altre città contro questo governo di destra. Un’onda, un solo grido: “Berlusconi dimettiti”. Nel treno di Torino, circa trecento persone. Molti altri, in bus. Altri ancora, con mezzi propri. Una nuova generazione, entra in politica. Si affianca ad una più “saggia”. Una generazione, giovane, che speriamo sia bella, “che verrà”. Ma, nelle piazze, vi era anche la generazione dei “bei tempi andati”: operai desiderosi di esserci, che si fiondano, alla fine del proprio turno, sul treno, alla ricerca di un posto; militanti incalliti, pensionati e quelli “da tutte le manifestazioni”. Entrambe le generazioni esprimono con una voce unica lo loro rabbia. Speriamo che questo gruppo possa davvero finalmente cristallizzarsi, dopo un lungo silenzio. Una voce unica. Speriamo che abbiano preso coscienza. Quella sociale, prima, e politica poi. Rabbia, quella espressa in questo come in tanti altri blog. Rabbia dei pendolari, che vedono tirata in grande stile la stazione di Torino, per la partenza di Freccia Rossa, direzione Milano proprio nel giorno del NO B DAY. Con una comparsata, di un Presidente non più amato come i suoi sondaggi affermano. “Piu’ carote meno carotaggi”. Questo lo slogan di molti che dice no alla TAV. Si faccia un giro sui treni della vergogna che i pendolari prendono ogni giorno. Quello e quelli descritti qui sopra, con i loro ritardi, le loro sporcizie. Noi, le sue barzellette , signor presidente non le vogliamo! Ma quale politica del fare! Ma per favore! Contestazione in questo frangente del gruppo No Tav, divenuti No Cav. Per quanto riguarda le novità, della giornata la nascita della Federazione, “un nuovo spazio pubblico per la sinistra diffusa”. Questo e molto altro ancora, si è consumato ieri. La grande sfida è da oggi. Un’Italia, come affermava il Censis nel suo rapporto, è un Paese in apnea, un Paese che non cambia mai. Un Paese in cui il lavoro atipico è stato un danno immediato per i giovani e per la società. L’occupazione diminuisce rispetto allo scorso anno (-1,6%); la disoccupazione aumenta (+1,2%) e le persone in cerca di lavoro aumentano dell’8,1%. Nei casi di necessità sono incrementate le famiglie che hanno fatto ricorso ai risparmi; quelli che chiedono prestiti a famigliari e finanziarie e chi compera utilizzando le carte di credito. “E’ l’Italia che va”. E molte aziende che non chiederanno la cig. Perché terminato il periodo. I laureati non sono menzionati, tanto “come affermava qualcuno alcuni giorni fa, stanno meglio di altri ed il loro stipendio è largamente superiore…..”. Ma per favore.

Un ricordo, oggi, ai morti sul lavoro di due anni fa alla ThyssenKrupp di Torino.