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Agorà 2016

torino-19-11-2016-agora-foto-borrelli-romanoFa un certo effetto Torino avvolta nella nebbia. Al mattino presto. La stazione sonnecchia a bocca aperta e lentamente ingoia e sputa personaggi lenti sprovvisti di orologio,  tanto il tempo è loro e si vede che hanno solo voglia di perdersi. E io pure,  infilandomi in un treno qualsiasi. Reggio Emilia. Vorrei andare da quelle parti. Mi piacerebbe. O piu’ giu’ ancora. Cosi,  tanto per “annusare” ancora una volta il mare. La metro è  a due passi e la città  pure. Il grattacielo strizza l’occhio e l’Agora’ attende.  Avvicinatomi alla porta a vetri si apre. Uns breve rampa di scala,  l’accredito e ci sono. La sala o aula magna o auditorium. Dalle 9. 00 alle 13. 00 si parlerà  di lavoro,  formazione,  welfare,  famiglia,  opportunità e relazioni istituzionali. Silenzio entrano il Vescovo,  la Sindaca e il Presidente della Regione. Silenzio: 4 esperienze  personali,  di riscatto personale e voglia di “restituzione” alla citta’. Si snocciolano  storie di vita e si preparano domande da porre per un futuro diverso. Da predisporre.

In attesa di Diego e Marilisa. Una storia da agorà. In piazza San Carlo

DSC00018DSC00020Continua ad appassionare la storia di Diego e Marilisa. Si discute, se ne parla, se ne scrive, si lasciano biglietti, nei pressi della Biblioteca, e di qualche altro luogo pubblico. Anche se La Stampa non ci fornisce ulteriori notizie. Pare lì, Diego,  in attesa, vestito di bianco, su di una panchina bianca, non imbiancata. Una di quelle panchine che fanno da perimetro, da cornice  ad uno dei tanti giardini torinesi, tra via Cernaia e via Pietro Micca. Un quadro, con tanti disegni. Cuori in ogni dove. Ogni tanto lo sferragliare di qualche tram risveglia quanti provano ad estraniarsi e provare a pensare: chi all’amore, chi al lavoro. Questo spicchio di città rassomiglia ad alcuni giardini parigini. E il bianco la evoca, anche per le cene, “in bianco”, nate proprio nella “ville lumiere” e adattate anche nella nostra città. Una figura maschile, bianca. Speriamo non imbiancata dall’attesa e nell’attesa di Marilisa.  Chi lo ha visto racconta che la sua mano racchiudeva una rosa, l’unica cosa colorata. Bianco, come l’amore, immacoltao. E questa storia, un po’ di purezza, a dire il vero, la passa. In attesa. Altri, sostengono diversamente: “quando una storia termina, non resta che..”attaccarsi” al tram”. Al centro di questa storia, e di questa “agorà”, per il momento in forma virtuale, in ogni caso restano loro: Diego e Marilisa. Una storia da libro Cuore. Una storia di piazza, come la torinese piazza San Carlo, che riflette, in questi giorni, e fa riflettere riflettendosi.  Come specchiarsi. O rispecchiarsi. In ogni caso, attaccarsi al tram, in questi giorni, a Torino, non è semplice. Uno dei tanti tram, ad esempio, il 13, è sdoppiato, anzi, raddoppiato, almeno in centro. Poi, il bus. E, al centro, come si sa, esiste sempre in ciascuno di noi un cuore. Che batte.

Dall’altra parte del giardino, oltre i cani che si rincorrono e qualche bimbo che gioca, qualcuno, nel decimo anniversario della scomparsa legge un libro. Di Norberto Bobbio.