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La sorchetta

20190302_213323Le statue della piazza, dei comizi e del concertone del primo Maggio, è  vuota; la Basilica di San Giovanni è  immensa e ombreggia “fazzoletti” di turisti, cittadini, studenti, e fedeli, sparsi qua e la, carte, cartine e rosari tra le mani; il tram sferraglia verso Porta Maggiore e oltre, rasentando un vecchio “Oviesse” mentre nell’altra direzione, scorre via veloce, verso “Manzoni” e una discesa, un  teatro dove nacquero partiti e tesi. 20190302_213524Come una, delle mie. Ad un tratto dalle porte dei tram, in entrambe le direzioni, sembrano fuoriuscire personaggi di libri, letti e conservati e animati in qualche anfratto della memoria: ora di Pasolini, intenti alla vendita di qualche oggetto, ora della Morante, con Nino, e Useppe, ora dell’orologio di Levi, politici in atto di dareun assetto all’Italia, e ora dell’altra Levi, Natalia, con uno dei fratelli. Che bella la lettura!E lafantasia., esercitata e militante. In piedi, al centro della piazza, una zingara legge  la mano, come fosse li, immobile nello stesso gesto, da anni, come l’avevo lasciata, in posizione caravaggesca.In città,  un pochino ovunque, si stende un profumo di aranci, ma è  da un sottoscala, poco distante dalla Basilica, in quella zona dominata da vie Piemontesi, che sale il profumo più buono e intenso:quello della sorchetta del sorchettaro piu famoso, almeno in via Cernaia.Se è  doppia poi…

Lecce o Ravenna? Matera capitale europea della cultura 2019

Foto, Romano Borrelli (3)Ormai ci siamo quasi. D’accordo, le città candidate sono anche altre e tra queste Matera, Cagliari, Siena, Taranto. Ognuna meritevole di titolo, ciascuna capace di esprimere una bellezza straordinaria. Ma quale sarà la capitale della cultura in europa nel 2019? Il cuore, naturalmente, batte, tra le radici.

Oggi e’ una giornata di sole.  Di svolta. Vedremo di chi sara’ il titolo.

…Il titolo e’ stato assegnato a Matera…in ogni citta’ vi erano schermi dove venivano proiettate immagini….La citta’ dei sassi ha avuto la meglio sulle altre. 13 commissari dovevano eleggere la citta’ “capitale” della cultura europea per il 2019: Matera ha incassato  7 voti e  ricevera’ un premio in denaro da spendere in manifestazioni culturali. La notizia e’ stata data dal Ministro Franceschini. Un po’ di delusione nelle e dalle  altre citta’ candidate. E anche mie, ovviamente, che gia’ di prima mattina mi ero svegliato con questo pensiero: quale citta’  si aggiudichera la vittoria? Ora posso dirlo, in fondo in fondo, il cuore batteva per Lecce, per il Salento, per quel mare, sole, terra, ulivi, vigne, le orecchiette, i pasticciotti…il Quotidiano al mattino e il caffe’ Quarta, spesso e bollente. Un’alba e un tramonto non soltanto da vedere ma da “Belvedere”. Avrei voluto essere li, per abbracciare l’intera citta’ che ci aveva creduto fino all’ultimo. In ogni caso, da parte mia, ho provato a lanciare un modo alternativo per far amare sia Ravenna, prima, sia Lecce poi.  Spesso ho pensato ad una modalita ‘di fare “scuola”passando dalla scuola di massa alla scuola di massa”. E l’esperienza non e’ stata male, anzi. Suscitare interesse per la cultura, l’arte, la geografia in “una frazione di intervallo”, anzi, due, non e’ stato semplice, soprattutto in fase di “vigilanza”. Non e’ stato un multitasking ma una sfida educativa. Come e’ possibile educare in una societa’ liquida? Nuove sfide educative? Certo, ora sarebbe bello approfittare della vittoria di Matera per effettuate un piccolo passo avanti, vedendo, studiando Pasolini e il suo film, girato a Matera, “Il Vangelo secondo Matteo”. Senza dimenticare che altri 50 film sono stati girati nella città lucana. A scuola, sarebbe stata una bella e ulteriore sfida poter fare scuola…Comunque, complimenti a Matera. Ti guardo e ti riguardo e mi dico  che sei davvero bella. Verro’ a visitarti. In fondo, da Lecce e da Taranto disti davvero poco.

una giornata ricca di avvenimenti. A Torino, fin dal mattino gruppi di studenti in attesa in Piazza Arbarello per marciare insieme agli operai e la Fiom in vista della  manifestazione-sciopero  indetta dalla Fiom: 10 mila contro la riforma del lavoro che toglie diritti. In diecimila scendono in piazza e se la riprendono. Tutti contro il jobs act.  Non succedera’ come con le pensioni. Un fiume in piena, Maurizio Landini dal palco. Una ventina di pulmann, un anticipo della manifestazione della prossima settimana. Si sono registrati momenti di tensione tra antagonisti e forze dell’ordine.  Giornata calda, insomma, a Torino.

Anche a Terni Fiom in piazza. In trentamila hanno manifestato in citta’, non solo operai ma una citta’ intera. La tv rimanda immagini di ragazze piangere per il lavoro che lentamente muore.

A Torino  era previsto il vertice europeo dei ministri del lavoro, aperto al teatro  Regio . Un punto sulla situazione a partire dalla carta rta dei diritti firmata qui a Torino, il 18 ottobre del 1961. Domani e’ prevista la presenza del presidente della Camera Laura Boldrini. Infatti, l’incontro-vertice continuera’ anche domani. Ma il lavoro dove e’?

Gia’, il lavoro…alle 16.42 “la puoooorta” si e’ chiusa. Verso,”sud” se ne apre un’altra. Tra dolci colline…..Ravenna. Stazione. Foto, Romano Borrelli (2)

SNOQ, disoccupati, precari, studenti, Fiom: con la Costituzione

E’ stata una bella giornata, ieri. Sotto la pioggia, ma bella, partecipata. Con ombrello e Costituzione.

Sembra passata una vita, ed era solo il 25 ed il 26 giugno del 2006, quando in numerosi scendemmo davvero “in campo”, nelle numerose piazze, quali essero fossero,per tutelare la nostra cara Costituzione. Un referendum che la lascio’ al suo posto. Pensavamo tranquillamente, che nessuno si sarebbe mai piu’ azzardato a toccarla, modificarla. Forse felice che la destra era da poco all’opposizione, seppur con uno scarto di seggi davvero risicato. Oggi, la Costituzione ci viene nuovamente incontro, anzi, ci incontra, ci chiede e richiede nuovamente di abbracciarla, di tutelarla. Tutta. Sedici milioni di cittadini la difesero, nel 2006. Oggi,dobbiamo essere  nuovamente, pronti ad abbracciarla, perchè sotto attacco. Una delle migliori Costituzioni al mondo. Forse avevamo pensato, nel 2006, che la sua tutela fosse data per sempre, e invece, esiste sempre qualucuno che ne vorrebbe mutare, stravolgere, i valori di riferimento, sempre per interessi particolari. Ricordo che nel 2006 frequentai un corso, bellissimo, “Sana e robusta Costituzione”. Forse sarebbe opportuno istituzionalizzarlo, renderlo permanente, quel corso. Ricordo il viso di una ragazza, ai seggi, che mi ringrazio’ per il mio impegno. Successivamente mi regalo’ alcuni libri di Pier Paolo Pasolini. Uno di quelli, lo ricordo ancora, “Lettere luterane”. Forse è vero, ci siamo adagiati. Non avremmo dovuto. O forse davvero siamo enrati in un periodo in cui abbiamo delocalizzato la nostra memoria, al pari di un’attività economica. Fortuanatamente gli studenti sono attivi, e non solo con le nuove tecnologie, ma anche con i loro flash mobs in ogni città, pronti a distribuire copie della nostra cara Costituzione. Partecipazione con varie forme, come strumento di democrazia. “Partecipare a questa manifestazione non è schierarsi per una parte ma per il bene della democrazia” (Moni Ovadia). Non solo in cento piazze, a difendere la scuola pubblica e la Costituzione. Sono di piu’, le piazze. E’ l’Italia intera che scende in piazza per la sua tutela. Anche la Cei, asserisce che la nostra Costituzione “è ancora valida”. Costituzione che deve essere la nostra bussola, il nostro orientamento Costituzione sotto attacco: scuola, giustizia. Scuola: colonna portante di vera democrazia, luogo in cui si avvicinano, si accorciano (almeno così fino a poco tempo fa) le distanze sociali ed una cultura comune permette (permetteva) di immaginare un mondo migliore, magari. Un mondo diverso, è sempre possibile. Un obiettivo, un futuro. Scuola come crescita e fattore di mobilità sociale, scuola pubblica come riscatto. Scuola garantita a tutti. Ed ora non solo viene attaccata (attacco del presidente del Consiglio, poi smentito, come sempre)perchè i suoi insegnanti “inculcano” e attaccata anche perchè ne  subisce le miserie  e la mortifica con i continui tagli, (in alcune scuole non sono garantite neanche le fotocopie). Scuola pubblica che poteva attenuare le distanze ed invece siamo un Paese in cui, nel 2008, l’1% degli italiani controllava il 13% della ricchezza, e 600 mila famiglie fortunate potevano e possono spendere la bellezza di 11 mila euro, si, ma al mese; viceversa, un quarto dei nuclei famigliari vive con 12 mila euro l’anno. L’impoverimento e la vulnerabilità sociale dilagano. Lunghe file di persone bussano ormai presso i centri di volontariato per le necessità piu’ svariate. La tanto sbandierata social card è stata sostanzialmente un fallimento, e la leva del fisco, capace di accorciare queste distanze aggredendo magari i grandi capitali, non viene utilizzata.

E giustizia, anch’essa sotto attacco. Ecco, stiamo correndo infatti il rischio di un’influenza politica nei poteri di indagine. Il rischio è che si proceda velocemente, con la riforma della giustizia, verso un potere ispettivo delle Camere sulla giurisdizione. Già, l‘esercizio dell’azione penale, obbligatorio, ora, da domani potrà essere stabilito, determinato per legge, in maniera diversa, come “pescare” da una “lista politica dei reati” stabilita a priori. Discrezionalità o obbligatorietà dell’azione penale?

Come se questo governo non avesse altre difficoltà, altri problemi da risolvere. Soluzioni generali. Invece, particolari. 19.700 cattedere in meno nella stagione 2011-2012 non sono un bel problema? Cattedre tagliate che si sommano a quelle già tagliate e che alla fine del triennio 2009-2011 arriveranno ad una somma complessiva di 87.400. Il calo degli iscritti alle università non è un altro problema a cui trovare una soluzione? In cinque anni si sono persi circa 26 mila iscritti. E diminuiscono pure i laureati. E i tagli nell’isruzione sono davvero effettuati con il machete. Colpa della crisi internazionale? Puo’ essere, peccato che negli Usa, dove la crisi è stata maggiore il numero degli iscritti alle Università è in aumento. Si, difficile essere giovani, in questo periodo, in questa epoca. A furia di tagliare e di far passare messaggi poco rassicuranti si perde davvero valore e fiducia in se stessi. Per non riparlare poi della disoccupazione giovanile. Sul lavoro, poi, chi lo ha, le parole d’ordine sono “tagli e produttività”, che causano stress e malessere. Bisognerebbe ricordare, senza delocalizzare la memoria, che, secondo dati statistici ricordati da Irene Tinagli, “che la probabilità di restare disoccupati senza titolo di studio superiore è il doppio che in presenza di titolo”. Sicuramente in questo periodo il tasso di disoccupazione nel primo anno dopo la laurea è aumentato, ma, sempre meglio mirare al fatidico pezzo di carta. Per non parlare poi di altri problemi, che arriveranno presto, causa effetti Libia (che tra qualche mese ci troveremo il conto da pagare). Presumibilmente un quattro-cinque mesi. Con una rata, per chi ha un mutuo, superiore di circa cento euro al mese rispetto a quella attuale.

Snoq, “se non ora quando”, una proposta, una piattaforma, capace di fare sintesi e riannodare tante politiche, da aggregare, capaci di abbattere questa teatrocrazia. Non è la voce che ci manca; il problema è questo governo ci priva del microfono e la legge elettorale perversa che ha escluso partiti storici dall’agone parlamentare, certo non ci agevola, grazia anche al voto utile di “whipping boy” Veltroni. E la piazza, sta dimostrando che tutti, pian pianino si stanno riappriopriando della voglia di partecipare, di fare politica, di dismettere qulle parole che fino a poco tempo fa erano un ritmo: “tanto sono tutti uguali”, quindi non ne vale la pena, rendendo democrazia e politica una scatola vuota. La gente ha capito che non vuole piu’ essere esclusa dall’individuazione di politiche necessarie, che non sono e non possono certo essere, in questo momento la riforma della giustizia o ululati contro la scuola pubblica.

Forse la manifestazione di ieri è servita e servirà a sviluppare quel senso di appartenenza di classe che l’impoverimento di molti aveva negato. Forse, da ieri, i metalmeccanici Fiom, i precari, gli studenti, le donne, saranno un po’ meno soli e saranno capaci di costruire una piattaforme comune. Mi piace pensare che le dimissioni di questo governo, di questo Presidente del Consiglio, tanto invocate, tante gridate ieri, possano provenire da un fronte compatto, ampio, come quello di ieri, e mantenere questo andazzo fino allo sciopero generale. Anche da chi fino a ieri non prendeva posizione sostenenendo, “tanto non cambierà nulla, perchè sono tutti uguali”.

Teniamo bene in mente la nostra Costituzione e tuteliamola. Ricordiamone alcuni articoli, a memoria, senza innescare un processo di outsorcing. Senza delocalizzare nulla. (Economicamente parlando, prendendo spunto dalla Germania, dove si localizza, non delocalizza e non si subiscono ricatti di sorta).

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…(Articolo 1 Costituzione italiana).

“La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. (Articolo 111 Costituzione italiana).

Adottiamo un articolo della Costituzione, perchè, “dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere scritte su questa carta” (Calamandrei)