Archivi tag: Europa

Ma “quale lavoro? ” e “1956”

torino-21-11-2016-foto-borrelli-romanoDalla fermata Lingotto alla scuola di amministrazione aziendale il passo e’ breve.  In via Ventimiglia si accumulano foglie secche e ricordi vecchi,  fuori e dentro la Saa,  scuola di amministrazione aziendale. 20161121_121820Era da un po’ di tempo che non assavo da queste parti,  la metro non c’ra ancora ma M. e M. c’erano.  E c’era pure la neve! E forse pure “Gliz”.  Altri tempi.  Il tema dovrebbe essere il lavoro e l’Europa. A due passi da qui,  il “tempio”,  il Lingotto a 5 piani dove lavoro’ mia madre all’assemblaggio del “fiorino”. L’elica,  la pista,  la cassa,  la ristrutturazione,  il lavoro che migra, il lavoro che manca,  il chiosco dove mio padre comprava le  “super brioches” dopo aver accompagnato mia madre per il primo turno. Profumo di dolce e fatiche. Lingitto,  la “bolla”,  lavoro.  E qui da noi? Dopo Agorà di sabato,  il lavoro.  Saa. C’era una volta una lei,  anche qui,  al corso di economia. Incontri e lezioni. Di vita,  d’amore. Competenze,  conoscenze,  alternanza lavoro. Ci sarebbe da scrivere e forse innescare una dialettica ma… Quel che serve e’ cercare di restituire qualcosa ai maturandi della mia scuola.  Il lavoro,  gli operai… Un’oretta di convegno tra politici,  parlamentari,  funzionari e studenti. Esco,  no pienamente soddisfatto tra studenti e studentesse chini su libri,  appunti,  evidenziatori tra le dita. torino-polo-900-foto-borrelli-romano Nel pomeriggio,  una lezione sul ‘1956 torino-21-11-2016-foto-romano-borrellipresso il polo del ‘900: relatore,  professor Giovanni Carpinelli.  E qui è  tutta un’altra. . . storia.

Da Monaco di Baviera

Avrei voluto descrivere,  scrivere,  qualche personaggio,  un incipit perché  qui in Salento tutto è  davvero un romanzo, della cassapanca, dell’amore che non si restituisce perché  non si merita,   delle ville (parchi cittadini),  della banda,  sagre, di Enrico,  di F.,   dei “consoli”(o della Carmen Consoli maestra conceratrice),  momenti di incontro che fissano ricordi e dei personaggi che diventano tali alla fine del loro cammino. Descrivere come fotografie vicoli,  piazzette,  negozi  caratteristici e caratteristici venditori ambulanti che non vendono soltanto prodotti a km zero ma che sono cantautori di storie vere.  Salento che racconta e si racconta,  scrive,  legge. Salento,  aperto per ferie, Salento sold out again,   Salento sotto un caldo torrido. Arrivi in stazione o lungo vie dai nomi di mare piu’ estremi o numeri da via Nomentana di Roma da fotografare e raccontare,  11 mesi dopo o un anno o una vita. Bellezza e grande bellezza,  narrazione e scrittura messe da parte. Non riesco,  ora.  Le immagini che la tv rimanda nelle case non annunciano nulla di buono: da Monaco di Baviera purtroppo ci arriva la notizia di un attentato in un supermercato o centro commerciale nei pressi di un Mc Donald in uno degli orari piu’ frequentati del venerdi.  Le testimonianze ci raccontano di una citta’ dove tutto e’ fermo,  anche la metropolitana. Si parla di morti e le notizie dicono attentato terroristico pur senza dirne con certezza la matrice. Si parla di tre morti forse sei. Monaco appare una città  isolata. Attivato il protocollo di emergenza.  Un attentato che insanguina ancora nel cuore d’Europa,   Monaco, oltre le Alpi. Monaco,   un ricordo,  più  ricordi. Un treno Verona- Monaco,  un’intera giornata di viaggio. Quante estati in Baviera. “Che facciamo,  partiamo? E poi? Da li a Koln e Bonn? E Dresda? Non la si visita? E Berlino la vuoi saltare?  Come facciamo? Non importa. Partiamo”. Era la vigilia dei Mondiali 2006,  quindi,  2005… da li non so quante occasioni di visitarla ho avuto e la considero veramente bella. La gentilezza dei residenti,  le piste ciclabili con i semafori,  e perche’ no,  Agnes studentessa universitaria-lavoratrice o lavoratrice-studentessa,  4 ore a friggere patatine e preparare hamburger,  in attesa dell’uscita libera del sabato, la sua  Universita’,  il fiume,  la piazza e tutti occhi su a guardare il campanile della piazza piu’ grande e piu’ conosciuta e frequentata a mezzoggiorno quando escono le statuine  e occhi miei  che affondavano  nei suoi. Ora vedere Monaco  in ginocchio,  ferma,  annientata… e’ davvero triste.

Je suis Bruxelles

Stavo sfogliando i quotidiani, ieri mattina,  con un pensiero rivolto alle ragazze, Francesca, Elisa,  Valentina, Elena, Lucrezia, Serena, Elisa, ragazze coinvolte e decedute nel tragico incidente del loro bus a Terragona, vicino Barcellona, in Spagna quando sotto la pancia torinese, in metro, contemporaneamente ai tornelli tutti aperti, un messaggio sul cellulare mi informava di quanto stava capitando a Bruxelles. “Solo l’amore, solo il conoscere conta” come scriveva Pasolini e riporta il giirnale, e’ un passo che mi piace. Stavo leggendo e rileggevo sottolineando alcuni passi dell’articolo di Michele Serra su Repubblica (martedi 22 marzo, pag.25,  “Ma lasciamogli la loro liberta’” …capita di non tornare, nel mondo grande, meraviglioso e imprevedibile, per le ragioni piu’ differenti, anche le piu’ inaccettabili (la prima che mi viene in mente e’ il terrorismo…)” , per presentare ai ragazzi quanto accaduto, l’Erasmus, l’Europa, la mobilita’ prima dell’Euro e dopo, l’inter-rail, il passaporto, il cambio valute, che quando si parte “devono suonare le campane, e’ una festa, un secondo battesimo” che un   messaggio e una chiamata telefonica mi informava di quanto stava succedendo…Bruxelles sotto attacco. Bruxelles, che prima di legarla alla politica europea, al Parlamento, ad una settimana passata li, qualche anno fa, ad una biondina ed un  paio di occhi blu trasferitisi li, appena  terminata l’universita’( Sc.pol.) quella citta’ del Nord Europa si materializzava  con le temperature europee che iaceva ascoltare da piccolo in tv quando Bruxelles era sempre la prima citta’ ed era sempre “meno zero”…cosi lontana e bella quando la fantasticavo gia’ con la sua Grande Piazza. E ora si contano 31 morti in una lunga giornata di terrore.

Salento… miracoloso

Torre Lapillo, Torre Chianca, 10 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Lecce. Salento. Estate 2014. Foto, Romano BorrelliIn attesa della luna  e della connessione migliore … la condivisione di un cammino…sull’acqua. Al mattino, ad ombrelloni ancora chiusi, giochi di luce ed ombre, su di una spiaggia che, vellutata è dire davvero poco.  Con il passare delle ore, il manto sabbioso si appresta a diventare sala lettura, con libri e giornali aperti  su ogni centimetro disponibile. Luogo di cultura e piazza, stile bar sport. Ombrelloni adagiati che lentamente si aprono cosi come i legittimi proprietari. Sul fare della sera, poi, l’apoteosi. Lidi che si trasformano in discoteche, e mare trasformato in pista da ballo, e nello stesso tempo, bar dove sorseggiare un aperitivo.Torre Lapillo, Lecce. Salento. 9 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (3) Il luogo, oltre ad avere connotati paradisiaci è connotato anche dal carattere della democraticità, dove non si nega un bagno neanche ad un cane. Le alternative alla mobilità e agli sport, non si fanno mancare.  Alcuni cercano di emulare Brumotti. Difficile ma non impossibile. E anche per chi risente della crisi economica che morde continuamente, un posto in prima fila non lo si nega di certo. La vita in tenda, è davvero interessante. Qualche ora in tenda per potersi assicurarsi  l’alba,  la luce, il tramonto, ne valgono davvero la pena.  Le spiagge poi, sono ben tenute. Una radio rimanda l’eco di “Baby I don’t know, just i love you so”.Torre Lapillo, Lecce. Salento.  9 agosto 2014. Foto Romano BorrelliTorre Chianca, Torre Lapillo, Lecce. 10 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli Torre Chianca, Torre Lapillo, Lecce. 10 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)Torre Lapillo, Torre Chianca. 10 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (3)Torre Lapillo, Torre Chianca. 10 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)Torre Lapillo. 10 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Lecce. Salento. 9 agosto 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Torre Chianca. 10 Agosto 2014. Foto, Romano BorrelliTorre Lapillo, Torre Chianca. Lido Belvedere. 10 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli E’ giunta l’ora del…pasticciotto.20140811_113109Torre Lapillo, Lecce. Salento. 9 agosto 2014. Foto, Romano Borrelli (2)20140811_11360820140811_174216Colgo l’occasione per documentare un albero di ulivo. Purtoppo, in alcune zone,non godono di ottima salute. Un virus, da un nome particolare, “xyilella”, sta causando seri problemi all’ agricoltura. Si parla di abbattimento, per alcuni alberi, ripeto, in alcune zone, e di “zone cuscinetto” per evitare il contagio tra un albero e l’altro. Ampie discussioni, e competenze articolate, fra Europa, Regione e Italia. Speriamo almeno che si possa porre termine al contagio. In ogni caso, l’ulivo resta sempre  simbolo di offerta di  pace. Ramoscello di ulivo, la domenica delle Palme. “La pace sia con voi”. Forse bisognerebbe davvero averne di più, di questi ulivi, in buona salute. La terra è rossa. Salento. Terra rossa. Foto, Romano BorrelliDura, compatta. Arida ma mai avida. Sempre generosa e accogliente. Anche dopo lunghe assenze. Di piogge, di acqua, di passaggi umani.  Una terra che non tradisce mai. Accogliente. Il vento poi rende il quadro meraviglioso. Di tanto in tanto, su questi alberi, pettinati come bambole, una bottiglia posta su qualche ramo, gli dona un aspetto diverso. Una cornice, un’aggiunta. Una sorta di colore, anche senza il bisogno.Un ferma capelli. Un fermaglio. Un segnalibro. Suggeriscono qualcosa. Forse il passaggio di qualcuno. Chissà. Forse una medicina. Osservi i giri sui tronchi, il passare degli anni. La saggezza. Quando il tempo del raccolto sarà arrivato, il tempo si manifesterà con la sua mitezza. Le giornate autunnali, quando dopo una giornata di lavoro o di aule universitarie si ha ancora voglia, prima di rimettersi in macchina verso il focolare domestico, di lasciarsi sanare dagli ultimi raggi di sole, a ricordo di un’estate, andata. Un colpo di vento, d’aria. Una carezza, mancata e che arriva con l’immaginazione. Forse un po’ di nostalgia, per l’estate20140813_193521. Forse. O forse il “Niente”, come recita una di quelle T-Shirt così in voga quest’anno. Niente. N iente emozioni, come invece alcuni filosofi sostengono, per barcamenarsi qua e là nei viaggiare in qualche treno della vergogna.Mentre in questa terra gentile e sabbia vellutata si disegnano strade, cuori, vite. Estate.20140813_10342220140813_192218. Zero ricordi per al tri. Simone Weil affermava che solo con la sofferenza ci si avviava nella conoscenza. Vero.20140811_174407 Pianta di ulivo.

A casa.

Torino 24 maggio 2014.  0re 22.30 circa.E al termine, tutti a casa.  A dormire, nella propria “cameretta“. Felici e contenti. Sembrerebbe il titolo di un film, in realtà, non lo è. Casa, parola, pensiero ripetuta e rimbalzata nella testa di molti, nella scorsa notte, tra  un popolo molto variegato. Ripetuta, mentalmente e lentamente, al pari di un bimbo esausto che vuole tornare a casa, ma solo perchè stanco, in compagnia dei suoi giochi, prima della nanna. A casa. Forse solo per giocare. E provare ad immaginare un mondo diverso. Un popolo arcobaleno, che rientra a casa, stanco ma gioioso. Per un attimo penso a mio padre, quando da piccolo, dopo la scuola, aspettavo lui, per la cena, per uno sguardo veloce ai compiti, al diario. Mentre ora, aspetta me, con gioia, qualche scritta di troppo, sulla pelle, sulle  mani consumate dal lavoro. 

Popolo  che mentre si “disperde” ne  intercetta altro.  Lungo le vie di una circoscrizione, la 7, (a Torino)  si è palesato un popolo ben rappresentato. Anche in questo caso vi è chi si sforza, questa mattina, di esprimere la quantità dei presenti, ieri, con un numero, una cifra.  “Affluenti”, “presenti”. “astenuti”, di quelli che erano qui, ma erano anche altrove. Con la testa.  Ma è la qualità, quel che conta. L’impegno, l’esserci, nel senso di essere presenti a se stessi e vivere qualsiasi  momento che ci è dato con intensità e gioia. E ieri, sono stati tantissimi, questi  momenti. Incontri. Saluti. Abbracci, mani intrecciate. Avrebbe potuto essere il titolo di un libro, “Riti e rituali” ma non lo è stato. Negli anni il percorso della processione si è modificato, al pari di come mutavano  i preparativi e le feste relativi alle celebrazioni dei matrimoni nella Francia meridionale. Il corteo degli amici degli sposi, per le strade  terrose che imponevano certi rituali poi modificati con l’avanzare degli anni e la “civiltà” che incede con le strade asfaltate e le macchine. E con l’asfalto, addio all’albero della sposa…Ma l’intensità dell’evento, del rito è sempre la stessa. La devozione, la passione è sempre identica. Bastava sollevare gli occhi, verso i balconi delle case. Lenzuoli ricamati, rigorosamente bianchi e tovaglie e tappetti. Umanità. Via Maria Ausiliatrice, via Biella, via Brindisi…Sempre l’identica bellezza, che non muta mai. Così come la bellezza dei capelli di una donna che rimbalzano sulle sue spalle, sulla schiena. La sua eleganza nell’incedere, il volto che si gira e l’intercettare di uno sguardo, occhi negli occhi. Capelli color miele, occhi nocciola.Torino 24 maggio 2014. Cortile Maria Ausiliatrice. Foto Romano Borrelli Bellezza di uno sguardo disarmante. Torino 24 maggio 2014. Ore 19.00 Ragazzi in attesa. Cortile Maria Ausiliatrice. Foto Romano BorrelliAllo stesso modo, certe cose,  come quella, come altre, non possono mutare. L’importanza del rito. “Tutti a casa”, slogan  che si ripete in giornate come quella odierna, di sezioni, di matite, di scrutatori, di Presidente di seggio e di rappresentanti di lista. Di liste e listini. Di partiti. “Tutti a casa”, dirà qualcuno. Lavorando a scuola, sono molti i giovani che si apprestano ad andare al voto per la prima volta. Emozioni, gioie, speranze. Generazione Erasmus. Chissà cosa si aspettano dall‘Europa. Cosa domandano, alla politica, con la loro intenzione di voto, all’Europa. Studenti sempre più internazionali  che “passeggiano” per i corridoi della scuola durante i loro intervalli. Immersi nei pensieri del  voto altrui  e intenzioni di voto proprio, di interrogazioni   e domande all’Europa. Cosa promuoveranno e cosa bocceranno nelle loro intenzioni di voto? Chissà. Intanto, presto, i loro educatori, cominceranno a giudicarli  con l’espressione di un voto. “Come andrà”? domandi, di tanto in tanto. “Dovro’ accendere un cero alla Madonna” risponde più di uno. Maria Ausiliatrice in processione. In via Maria Ausiliatrice. Ore 21.45 circa. Foto Romano BorrelliE in tanti, un cero lo hanno davvero  acceso e portato in Processione.  Per un voto. Dal voto al voto. Intanto, a notte inoltrata il popolo si “scioglie” e  ne intercetta altro. Quello sportivo, che  dopo aver vissuto momenti esaltanti di una finale di Coppa dei Campioni davanti alla televisione esce per le strade della città, del quartiere.Torino 24 maggio 2014. Ore 19.00 Cortile interno Maria Ausiliatrice. Candele. Luce nella luce. Foto Romano Borrelli  La coppa dei campioni. Anche se, in realtà, non si chiama più così. Riti, rituali. Anche qui,  al termine di una partita interminabile, qualcuno è “tornato a casa”. Nella stessa casa. Due squadre della stessa città. Atletico-Real. Un evento sportivo. Entrambe le squadre sono state le migliori. A mio modo di vedere, hanno vinto entrambe.

Di queste giornate ricorderemo visi giovani, che hanno vissuto e che si apprestano a vivere qualcosa di entusiasmante. Nella speranza che qualcosa di migliore possa davvero arrivare.

Torino 24 maggio 2014. Ore 2.00 Cortile. Foto Romano BorrelliPer ora, si torna a casa.Torino 25 maggio 2014. Davanti ai seggi. Prima delle elezioni.

Gli occhiali… per vederli da…vicino

DSC00575DSC00567Alcuni lettori del blog mi hanno chiesto gentilmente di riproporre gli occhiali per… “rivederli da vicino”. Eccoli. E con essi, uno sguardo appena diverso su una delle più belle piazze d’Europa: Piazza Vittorio vista dai Cappuccini.

Nella piazza, sciamare continuo di giovani. Capannelli più o meno consistenti di giovani. Da qualche parte, spunta un pallone. Un solo “rimbalzo”. Con gli occhiali, a guardarlo, il pallone, (e non soltanto) non solo rimbalza, ma assume anche un “effetto” tendenziale diverso. Un effetto alla “Zico”.  Un… “due o tre“, in più. Poi, verso maggio, quando il tempo sarà più bello, ci sarà posto per qualche numero in più. Dalle tabelline al tabellino al cedolino. Come promesso. Forse un 85. Euro. (Senza promesse, pero’, e con altre premesse, le notizie e le tasche ci han ricordato che ne abbiamo persi per strada un bel po’…2.400?). Pero’, 85 ricorda anche il numero dei miliardari in giro per un’altra piazza, affari. Un numero che possiede tanto quanto possiedono tre miliardi di persone. Allora, davvero nonostante tutto “l’effetto pilota automatico” è sempre inserito a prescindere dalle scelte e dalla volontà dell’elettore? Davvero sempre e solo “la piazza?” A vederci giusto, anche senza occhiali, è una vera…ingiustizia.   Mha.  Intanto la piazza continua ad animarsi. E rianimarsi. Baci e abbracci. Abbracci di piazza e abbracci d’Europa. L’Europa abbraccia l’Ucraina, la Russia riabbraccia la Crimea. A vedere questa piazza,  ricordi  politici riaffiorano. Le elezioni europee “bussano” alle porte.  Intanto, mentre un ex-sindaco inforca la bici, noi, “inforchiamo” gli occhiali. Per vederci meglio. E il panorama, la piazza e Torino sono davvero stupende.

DSC00561

Alla fermata del 4 in Corso Giulio Cesare

DSC00330DSC00336

Per arrivare alla stazione, anzi, ex stazione Torino Ceres, occorre percorrere un paio di fermate di tram, linea 4 da Porta Palazzo, come è già stato detto, il più grande mercato all’aperto d’Europa. Colorato, di gente, di frutta e verdura. Ci si arriva alla stazione,  con il jumbo tram proveniente da sud. In tram, che sembra un trenino, l’odore di frutta e verdura e’ davvero intenso. Le lingue che si sentono sono d’altri mondi. A sud, Mirafiori, a nord, la Falchera, con vista Mappano e Leinì. In mezzo Barriera di Milano. Ricordi di un libro e di vita. Nel controviale una Chiesa e una panetteria che sforna a tutte le ore. All’interno del tram il controllore percorre  km andando su e  giu’ nell’espletare la sua funzione di controllo ed emissione biglietti; ma a dire il vero, non e’ una riproduzione di come “era una volta Torino“,  quando c’era il bigliettaio, quando aveva la sua posizione fissa. A pochi passi  da  qui vi era la facit, con tantissime fabbrichette e questa bellissima stazione “accoglieva e “vomitava” in continuazione gente. Direzione Valli di Lanzo. Dall’altra parte del corso, la Cgil, in via Pedrotti,  con i suoi iscritti e militanti. E i pensionati, in particolare, Stefano, da sempre un punto di riferimento. All’Inca e per l’Inca.  Per molti lavoratori e pensionati.  Ora, all’interno di quello che era lo scalo ferroviario, il sabato e la domenica si ritrovano volontari che rimettono a nuovo alcune gloriose locomotive a carbone. Davvero un mondo nel mondo, entrarci dentro. Nessuno sarebbe capace di immaginare quella “mole” di lavoro si nasconde nella città della Mole. Solo il caso porta a scoprire che in quella stazione, in mezzo alle case cittadine  “il lavoro e il vapore”  continuano nelle loro dinamiche proprio  là’ dove invece e ‘evaporato. Ormai da anni. Forse il lavoro si conserva, anche se sotto forma di volontariato, perché esiste e resiste al tempo e all’usura una “guardia portone“. Anche il giornalaio Alberto e il suo amico di una vita, Savino, ricordano quel luogo, della Torino anni ’70.  Camminare all’interno di questa isola dona un senso di nostalgia e  buoni sentimenti. Il ricordo di un nonno, di una signora con i capelli bianchi e un cane al guinzaglio. Nostalgia, mista a gratitudine nell’aver vissuto e toccato davvero quel bene e quell’affetto.  Una bilancia, datata, resiste al corso degli anni. Con 200 lire o 50 centesimi? Una coppia scherza, gioca, ride, provando a salire in due sulla pedana per evitare un obolo doppio. Con gli zaini e senza. Per vedere l’effetto che fa. Ridono e scherzano come solo in quell’età si riesce a fare. Solo un accenno di pioggia li fa desistere dal gioco.  E dalle risate. I libri strizzano gli occhi. La consapevolezza li ridesta. Domani è’ vicino e l’interrogazione pure. La bilancia si sa è’ simbolo di giustizia e di coscienza. Nell’interrogazione, come nella vita, prima o poi ci si pesa. E li’…Anche san Valentino è’ vicino. Le vetrine lo hanno annunciato per tempo. Il ragazzo lo ricorda alla ragazza. Qualcuno ne vorrebbe festeggiare uno, il Papa addirittura 25 mila. L’anno passato, qualcuno, lo festeggio’ con una “tob”: era il cambio di “guardia” al portone Vaticano. Il vento del cambiamento si sentiva già. Era l’effetto Francesco. Dietro, il vuoto. S. Valentino nelle vetrine è comunicato largamente in anticipo, quando è’ ora di vendere. Tu chiamale se vuoi, emozioni. I sentimenti, bhè, questa è un’altra storia da raccontare. Anzi, da conservare.  Un’altra storia importante.DSC00332

Povera scuola, sotto la pioggia

Piove intensamente su Torino. Un pensiero alla scuola. Non bastavano i “furti” degli anni passati, (intendo dire, i tagli del personale), ora, quindi, la scuola, si trova con poche unità lavorative costrette a lavorare a “giostra”. Ora, una scuola torinese si ritrova anche senza grondaie. Già, perchè qualche ladruncolo (già arrestato, processato e condannato per direttissima) ha pensato bene di “limarla”, la scuola, (ancora!), per il rame. Ci ritroveremo la scuola in una piscina causa piogge? Poveri noi, lavoratori, privati di tutto. Vorrà dire che “spaleremo anche acqua”. Insomma,  “Umiliati e offesi”, alla ricerca di un misero raggio di sole, che non arriva. Un’attenzione da Cuore, in un mare di disattenzioni e superficialità, gratuite. Un mondo privo di sensibilità. Una società con poco Cuore davvero. Rubare sentimento! Che vergogna. Tagliare senza mantenere le promesse. L’economista Amartya Sen sostiene che gli attuali tagli “minano alla radice la promessa sociale dell’Europa sorta dalla Resistenza”.  E così,  paradossalmente, “così vicini e così lontani”, come sosteneva Barbara Spinelli alcuni giorni or sono, “Obama si avvicina a noi mentre i governi europei sono convinti che la crisi sia causata da un Welfare troppo esteso e non da uno squilibrio fra Stati incapaci di edificare una Federazione che gestisca i   debiti… ”   Un misero raggio di sole. Purchè sia……..Mentre si propone di accendere l’illuminazione cittadina venti minuti dopo, per risparmiare. Una società così paradossale, dove si buttano 300 kg di alimenti, a testa, in un anno, e poi, manca il necessario per vivere. Dove alcuni sostengono che si puo’ portare con soli 25 euro settimanali il carrello della spesa senza specificare bene cosa……Paradossale……….società di geni maligni……..intenti a filosofare senza capire la coerenza…………….brancolando nel buio. Sempre a tramare.

“Tutte le cose ci appaiono sotto un nuovo aspetto, nuovi pensieri nascono in noi…E’ meraviglioso quello che può fare un raggio di sole nell’anima umana….Tutta la via all’improvviso risplende, lambita da una vivida luce. Tutte le case sembrano all’improvvismo scintillanti. I colori, grigio, giallo, verde sporco perdono per un attimo la loro tetraggine, e pare che l’animo divenga piu’ leggero, che un brivido percorra tutto il corpo o che qualcuno ti urti con il gomito…”

(Umiliati e offesi, Dostoevskij)

La prima campana: sciopero generale.

L’imminente apertura delle scuole, lascia sullo sfondo l’estate. Canzoni come “Spiagge” (Renato Zero) e “l’estate sta finendo” (Righeira) sono cio’ che rimane, ad ogni inizio settembre, del periodo estivo appena trascorso. Ansia e angoscia, invece, persistono per molti e ci accompagnano alla ricerca di una nuova “identità” lavorativa. Dove si verrà proiettati quest’anno? Alcuni, come fumo negli occhi, assunti a tempo indeterminato, assunti così”nel ruolo” di addetti al turibolo per incensare questo governo, sono stati catapultati, in una sorta di apprendistato dell’apprendistato, perchè dopo anni di precariato, nella stessa mansione lavorativa, devono obbligatoriamente superare il periodo prova: due mesi, chi quattro, chi un anno. Come se stesse iniziando un nuovo lavoro. Una moltitudine, invece, è rimasta fuori. Coloro i quali immediatamente hanno fatto di conto. A fronte delle immissioni in ruolo, questo era il terzo anno di tagli programmato.  E mentre i primi continuano col ciondolio del turibolo dopo anni di “compressione di ogni cosa e in ogni dove” molti, tantissimi, sono rimasti ad osservare. “Oggi non vado a lavorare”, pare essere il titolo di un film.  Solo che non è finzione.  Solo che i pescecani, non guardano. Mangiano. E come se mangiano. E nei molti che vivono nel limbo, in una condizione a tempo, magari con contratto a dieci mesi, la possibilità che quel contratto li faccia scollinare in una “convenzione Basilea” è forte. Ma che cosa sarà mai questa Convenzione Basilea? Vuoi vedere che a coloro che sono in possesso di un contratto a tempo  determinato magari gli è preclusa la possibilità di accedere ad un fido bancario, perchè le mensilità retribuite  da quel contratto sono solo dieci e non, magari, come avveniva (avviene?) a chi lavora in un luogo che ti pubblicizza la vita come una “scala mobile” (grazie al “paternalismo di una banca”) di mensilità magari ne percepiva 15 o 16?  E già, perchè sono i numeri che contano, bellezza! Non le persone.  Eppure quel paternalismo che rimanda alla Convenzione Basilea non è presente ogni qual volta vengono inviati gli estratti conti. Bontà loro. Grandi banche, banche grandi, grandi capitali, grandi patrimoni….governanti….non pervenuti. Come la mancata volontà politica di tassare i grandi patrimoni, le rendite, le transazioni finanziarie….E così, propirio per la voglia di dire no e provare a reagire a questo stato di cose, la prima campane a suonare è stata per  lo sciopero generale.  Contro una manovra brutale, pericolosa. Iniqua. Una manovra che, rifatta quattro, o cinque volte, colpisce sempe nello sesso modo sempre i soliti. Persone.  Pensionati, giovani lavoratori, precari. Persone e stato sociale sotto attacco. Una manovra che scarica i costi sul mondo del lavoro dipendente. E i contratti nazionali? Voglia di smantellarli? Forse il vento di Basilea, soffia anche su questi. Povera Costituzione, “luogo di equilibrio” tra diritti politici e sociali. Già, come sosteneva Zagrebelsky alcuni giorni fa “la condizione iniziale era quella in cui solo i proprietari avevano diritti. I lavoratori o aderivano alle condizioni loro proposte  oppure non ottenevano o perdevano il lavoro, potendo l’imprenditore attingere al ribasso da un serbatoio di forza lavoro in cerca di occupazione……stiamo tornando a questo in nome del mercato e della competitività?“. Già, Basilea, Italia, Europa.….e sembra uno sfottò se ricordi a chi ti sciorina “la convenzione di Basilea” uno che di conti magari ne capisce tantissimo, ma di empatia, zero, se asserisce la mancanza di colpe, sue, se le nostre mensilità sono solo dieci e non 15 o forse 16……..Forse bisognerebbe ricordarci delle “bolle di sapone”…..magari…Certo che le proteste “indignade” non sono davvero “campade” per aria. Speriamo in una maggiore e consapevole indignazione.

Colgo l’occasione, dato che ho citato la canzone “spiagge” per lanciare la proposta di un referendum, quello di rendere le spiagge libere, o come erano fino a poco tempo fa. Di ritorno da una delle spiagge piu’ belle d’Italia, ho pensato che forse, questa potesse essere una delle ultime volte che potevo accedervi con tanta facilità. Proliferano infatti gli stabilimenti balneari, 800 euro al mese, 35 o 45 euro al giorno, ombrellone e due sedie sdraio. Caro Vendola, le battaglie referendarie non terminano con l’acqua e il nucleare, per fortuna vinte. Bisognerebbe avre il coraggio di inserire nei bene  comuni la spiaggia, il mare………perchè devo pagare per accedere al mare? perchè in una zona della Puglia, quella dove sei stato alcuni anni fa, mi riferiscono,  non l’alta marea, ma l’ingordigia dell’uomo, si è mangiata una buona fetta di spiaggia? Per caso anche l’accesso al mare e sulla spiaggia è diventata questione per ricchi? Ma, qualche anno fa, non sostenevi, che anche i ricchi dovevano piangere? Vorrei le spiagge libere, per tutti. Ottocento sono gli euro guadagnati da un precario, che certamente non dovrebbero andare ad “ingrassare” uno stabilimento balneare. Senza dimenticare che un tempo, per accedere in quel posto bellissimo potevo benissimo usufruire di un treno serale, a 50 euro, ora, ridotto di numero di carrozze, mentre ore, mi si propongono due treni giornalieri, a quasi cento euro. Proporre o imporre? Fare un giro la sera in stazione per la scelta.