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Tempo di maturità

Questa mattina nel tragitto casa-scuola,  manciate di ragazze e ragazzi con i  dizionari in mano:  facile da raccontarsi, immaginare,   e incontrarli.  Chiacchiere in liberta’ su ipotetiche tracce,  ricordando Caproni. E allora,  alle 8 di mattina,  tutti pronti per il tema di maturità. L’individuazione di una sedia,  quella giusta,  per un totale di   4  “sedute”  e poi,  via,  licenziati dopo un “contratto” di 5 anni. Anche sulla metro capitava di incontrare più dizionari oggi che giornaletti “metro” tra le mani dei passeggeri in un anno intero di tragitto. Segno del tempo che cambia e difatti,  la maturita’ arriva sempre col caldo a vendemmiare visi e uva. I temi erano fattibili e piacevoli,  soprattutto due,  l’articolo di giornale,  sul libro “I giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani,  ambientato a Ferrara,  e l’articolo tre della Costituzione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Ancora un tema sulle masse e sulla solitudine.

Archiviata la prima e deposto il dizionario sulla scrivania, il pensiero corre a domani. Alla seconda prova.

“Tracce” negli occhi ma… “Caproni, chi era costui? “

Fin dalle prime luci dell’alba,  Torino è  un fiorire di zainetti e dizionari: e’ l’annuncio di una nuova maturità  alle porte. Trentamila? Chi lo sa. Molti,  tanti,  pero’. Carta di identità,  biro,  occhi stropicciati per una notte insonne o a singhiozzi, in tutti i sensi;  eccoli pronti, i “maturandi” con un passo fuori dalla scuola e uno ancora dentro,  in ogni caso,  in piedi, “davanti al cancello” prima dell’appello,  prima della busta,  prima del tema o saggio,  cellulare alla porta,  ovviamente,  prima di tutto. Un viaggio,  per loro,  di 5 anni che va esaurendosi, lentamente,  ma che ricorderanno,  per sempre. Nei discorsi,  nelle sere d’estate che verranno,  negli incontri che faranno,  porteranno sempre “tracce negli occhi”. Ne parleranno,  se ne parlera’ e riparlerà,  per molto… ancora molto. Tutta una vita davanti.  A buste aperte provo a leggere. Quella sul miracolo economico l’avrei svolta subito,  immediatamente,  con tutti quei ricordi universitari…miei;  il movimento studentesco,  quello operaio,  Palazzo Campana,  le contestazioni,  il triangolo industriale,  l’Italia che è  una Repubblica fondata sul lavoro,  ma che a Marcinelle (Belgio,  accordo governo italiano-belga,  minatori in cambio di operai minatori)morirono tantissimi italiani… e la politica,  gli accordi,  le ferie,  il ritorno al Sud,  le Ferrovie dello Stato e le industrie di stato… Ma anche il progresso materiale,  morale (che dire? abusivismo,  condoni,  sanatorie,  ne scriviamo?) e poi  la tecnologia, il lavoro…   erano belle e interessanti tracce. Nelle aule,  una domanda: “Caproni,  chi era costui? “

Sulle…tracce

Torino 9 genn.2015, foto Borrelli RomanoTorino 9.1.2015, foto Romano Borrelli.Le tracce dei temi sono a mio modo di vedere interessanti. Fatti di cronaca (attentato di mdrcoledi 7 gennaio al settimanale Charlie Hebdo), diritti civili, lotta al terrorismo, quale e come (restringendo quelli?), liberta’ di parola come strumento capace di armonizzare le diversita’ con la liberta’,  liberta’ di movimento e tutela della privacy,  libertà di stampa, diritto di cronaca, opinione  e libertà di espressione, terrorismo e l’uomo, di ieri,  di oggi. L’uomo puo’ sperimentare ancora la solitudine? Penso: ma può esistere l’isola felice, oggi? E se si, dove potrebbe essere? Può trovarla ancora in un mare di informazioni? E ancora, il viaggio, il viaggiatore, oggi, nel lontano 1951 e nel 1985.  Tracce. Che bello, il momento del tema. Ricordo che il giorno prima, lo trascorrevo a leggere una quantità indescrivibile di giornali e riviste. Uno, era sempre di attualità. Tracce, ieri, come oggi. Tracce di matita, tracce di una ricerca, sulle tracce di qualcosa, di qualcuno. Tracce da ricercare con l’ausilio della lettura di un buon libro. Ma questa città davvero non si stanca mai di farsi leggere. Una città che ama…leggere! Ad ogni…modo. Fortunatamente. Anche io seguo le tracce di una storia, della storia, di cronaca, di storia locale, di alcune pagine di un libro. Dopo aver fatto il tifo abbastanza, in mattinata,  affinché da quelle penne o matite dei ragazzi uscissero  pensieri, riflessioni, decido di mettermi  anche io sulle “tracce”, per andare a scovare  cosa era rimasto di quegli spezzoni, o di quello spezzone,  dalle parti di Corso Re Umberto, 9 bis. Ci sarebbe stato ancora  qualcosa riguardante gli spezzoni? Chi lo sa. Torino 9.1.2015, Romano BorrelliNon restava allora che mettersi sulle …tracce. Giunto sul luogo, osservavo con scrupolosa attenzione e leggevo attentamente le modifiche del territorio, mappa alla mano, di ieri e oggi. Torino, 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE di lettura in lettura osservo che dalla parte opposta del corso quello che era ricercato, era un “espresso”  infine, trovato, e gustato. Difatti, l’apertura di un nuovo bar era, oggi,  l’occasione per molti di gustare gratuitamente un caffè. Una cinquantina di caffè, offerti ai numerosi passanti su corso Re Umberto 34 E,  da una ragazza appena ventitreenne, Monica, titolare del bar. Una ragazza  che non ha avuto affatto paura di cimentarsi in questa nuova impresa.  Un po’ di arte e un po’ di psicologia, hanno totalizzato un bel diplomino. Ma questo era ieri e resta. Oggi e domani, la consapevolezza di aver trovato la giusta dimensione. Un suo mondo nel mondo.  “Stare in mezzo alla gente mi è sempre piaciuto”, dice con un sorriso a quanti chiedono se  per caso non ha sentito minimamente la paura di un investimento così impegnativo in un periodo economico come questo …”La volontà, la determinazione e la grinta non mi mancano. Il resto, si vedrà“. Mi allunga un caffè ed un sorriso. Snocciola esperienze di lavoro  che compongono un lungo curriculum, tante imprese prima di questa, tutta sua.  E’ determinata. Mi mostra la sala, il reparto dolci. Torino 9 genn.2015, Romano BorrelliTutto è luce, qui dentro.  E’ un bel locale. Dalla parte opposta un collega continua il suo lavoro, parla al telefono. Da domani non si scherza e non si puo’ e non si deve sbagliare. Ci sono gli ordini e le consegne. Si fa il conto, dei negozi aperti, domani e di quanti faranno rifornimento. Il mercato e altre variabili. Tutto da ponderare. Oggi non fa molto testo. Di tanto in tanto, entrano ed escono clienti. Il cartello è un invito ad entrare. Molti, ancora, per l’espresso. Da domani, lo pagheranno. Il giusto. Esco, dopo aver gustato l’espresso, velocemente. Il tempo di pensare alla grande forza di una ragazza e la sua fiducia “nell’impresa” in un mondo in cui verrebbe voglia di dire e scrivere, dopo averne letto traccia e libro, “E lo chiamano lavoro” ( Carla Ponterio e Rita Sanlorenzo). Ma quale lavoro o quanto lavoro e quanti lavori, per farne uno soltanto, nel mio “nuovo concetto di lavoro…” discusso ormai mesi fa.  Esco, ricordo che ho un  appuntamento con la storia. Dalle parti di Valdocco, ovviamente. Natale ha trovato lettere molto datate, inerenti la storia del nostro quartiere e, allo stesso tempo son venuto a conoscenza che in uno di quei cortili, del nostro borgo, dove un tempo passava il treno, oltre all’unica Temporini, si costruivano anche…Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano BorrelliE indovinate un po’ dove si producevano? Nello stesso cortile dove si affaccia la panetteria Corgiat di corso Principe Oddone, a Torino.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli

Natale mi aspetta. Leggiamo insieme le lettere e il giornalino…un salto nella storia, tra il 1951 con  notizie di viaggi, viaggiatori, Sud America, e da Valdocco.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (2) …fino al 1985.Torino 9 gennaio 2015, foto, Romano Borrelli (3)Ps. Tra sabato 10  gennaio e domeniche 11 verranno poste a Torino, le prime “pietre di inciampo”  un ricordo che non morira’. Un esempio sulla scia di quanto gia’ fatto in altri Paesi Europei. (La prima, in corso Regio Parco 35, edicata a Luca Pernaci, operaio partigiano nelle Sap torinesi, arrestato poi dopo gli scioperi del marzo ’44, deportato poi a Mauthausen.